{"id":983,"date":"2002-05-02T10:42:43","date_gmt":"2002-05-02T10:42:43","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=983"},"modified":"2016-02-17T11:18:48","modified_gmt":"2016-02-17T11:18:48","slug":"risorgimento-e-letteratura-il-romanzo-post-risorgientale-siciliano-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=983","title":{"rendered":"Risorgimento e letteratura il Romanzo post-risorgientale siciliano &#8211;  Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">RISORGIMENTO E LETTERATURA<br \/>\nIL ROMANZO POST-RISORGIMENTALE SICILIANO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(letto all&#8217;Universit\u00e0 del Connecticut il 1\u00b0 maggio 2002<br \/>\npubblicato in \u201cItalian culture\u201d XXI \u2013 2003 Michigan State University Press<br \/>\npag. 149-163 tradotto in inglese da Norma Bouchard<br \/>\nletto alla Biblioteca della Camera dei Deputati, 2011<br \/>\npubblicato nella rivista italiana della facolt\u00e0 di Lingue dell&#8217;Universit\u00e0 Nazionale di Cordoba, Argentina, pag. 117-130, nel 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Est locus, Hesperiam Grai cognomine dicunt,<br \/>\nTerra antiqua, potens armis atque ubere glebae;<br \/>\nOenotri coluere viri: nunc fama minores<br \/>\nItaliam dixisse, ducis de nomine, gentem.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(Esiste una terra, Esperia i Greci la chiamano,<br \/>\nterra antica, potente d&#8217;armi e feconda di zolla;<br \/>\ngli Enotri l&#8217;ebbero, ora \u00e8 fama che i giovani<br \/>\nItalia abbian detto, dal nome di un capo, la gente).<br \/>\n(1-Virgilio \u2013 Eneide libro III, versi 163-166 )<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ahi, serva Italia, di dolore ostello,<br \/>\nnave senza nocchiere in gran tempesta,<br \/>\nnon donna di provincia, ma bordello !<br \/>\n(2-Dante Alighieri -La Divina Commedia \u2013 Purgatorio Canto VI \u2013 versi 76-78)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di quell&#8217;umile Italia fia salute,<br \/>\nper cui mor\u00ec la vergine Camilla,<br \/>\nEurialo e Turno e Niso, di ferute<br \/>\n(3-Dante Alighieri \u2013 La Divina Commedia \u2013 Inferno Canto I -versi 106-108)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Italia mia, bench\u00e9 il parlar sia indarno<br \/>\na le piaghe mortali<br \/>\nche nel bel tuo corpo s\u00ec spesso veggio,<br \/>\npiacemi almen che&#8217; miei sospir sian quali<br \/>\nspera &#8216;l Tevere e l&#8217;Arno<br \/>\ne &#8216;l Po, dove doglioso e grave or seggio.<br \/>\n(4-Francesco Petrarca \u2013 Le Rime \u2013 CXXVIII \u2013 versi 1-6)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">O patria mia, vedo le m<span style=\"color: #333399;\">ura e gli archi<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> e le colonne e i simulacri e l&#8217;erme<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> torri degli avi nostri,<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> ma la gloria non vedo,<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> non vedo il lauro e il ferro ond&#8217;eran carchi<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> i nostri padri antichi. Or fatta inerme,<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> nuda la fronte e nudo il petto mostri.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Oim\u00e8 quante ferite,<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> che lividor, che sangue!<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> (5-Giacomo Leopardi \u2013 Canti \u2013 All&#8217;Italia -versi 1-9)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">Si potrebbe continuare formando una vasta antologia poetica in cui l&#8217;idea o l&#8217;ideale dell&#8217;Italia, come unit\u00e0 di terra, di popolo, di lingua, di cultura \u00e8 stato vivo e presente molti secoli prima che l&#8217;unit\u00e0 politica italiana si concretizzasse.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> I versi sopra riportati dell&#8217;Eneide di Virgilio appartengono a un poema concepito in gloria dell&#8217;Italia, di Roma, della gens Julia, di Ottaviano Augusto. Dalla fine dell&#8217;impero romano, dalla frantumazione dell&#8217;Italia in varie regioni o citt\u00e0 stato, dalle invasioni straniere e dalle guerre che dilaniano quell&#8217;antica terra, non \u00e8 nei poeti, da Dante in poi, che rimpianto dell&#8217;antica grandezza, dolore per l&#8217;infinita decadenza, invettiva nei confronti dei responsabili di tanta miseria. Nasce allora da questo rimpianto, dolore e furore l&#8217;idea di una rinascita, del Risorgimento, il movimento di pensiero e il processo politico che culmina con l&#8217;Unit\u00e0 del 1861, ma che ha i suoi sviluppi ancora con la terza guerra d&#8217;indipendenza e l&#8217;annessione del Veneto e con la conquista di Roma del 1870. Ha un&#8217;origine letteraria dunque l&#8217;ideale del Risorgimento, ma diviene processo politico con l&#8217;et\u00e0 napoleonica. Si riferisce esso certo alla Rivoluzione francese, come rivolta contro l&#8217;assolutismo e l&#8217;affermazione dei principi di Libert\u00e0, Uguaglianza, Fraternit\u00e0, dei principi di democrazia vale a dire nel futuro statuto nazionale. Alla Rivoluzione francese si riferisce l&#8217;ideale risorgimentale e quindi anche alla Rivoluzione e all&#8217;indipendenza americana. Il termine risorgimento ha la sua matrice nel Rinascimento, il secolo d&#8217;oro italiano, ma rimanda forse ancora a un archetipo religioso, alla Resurrezione del Cristo. Ma, scrive Gramsci, \u201cNasce nell&#8217;800 il termine &#8216;risorgimento&#8217; in senso pi\u00f9 strettamente nazionale e politico, accompagnato dalle altre espressioni di &#8216;riscossa nazionale&#8217;: che \u00e8 un&#8217;idea, un ideale non pi\u00f9 o non solo poetico, ma intellettuale, di pensatori, di politici che cospirano, lottano per liberare l&#8217;Italia dalle dominazioni straniere, restituire alla sua Unit\u00e0, monarchica, come l&#8217;ha voluta e ottenuta Cavour, o repubblicana, come l&#8217;ha desiderata Mazzini.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> E il popolo? Il popolo soprattutto nel Meridione, nel Regno borbonico delle Due Sicilie, il popolo soprattutto dopo le insurrezioni del 1848, ha inteso i termini Risorgimento, riscossa e riscatto, non o non soltanto in senso di liberazione nazionale, ma di liberazione, riscatto sociale: liberazione dalla schiavit\u00f9 feudale in cui le masse dei contadini erano state tenute nel sistema economico di tipo feudale; liberazione dalle miserie urbane in cui si trovavano i popolani di citt\u00e0 come Napoli o Palermo; liberazione per tutti dalla miseria, malattie, ignoranza.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Era questo il popolo in cui era penetrato, intorno agli anni Cinquanta, il messaggio degli intellettuali, dei politici. Quel popolo, quella plebe che prima<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> aveva gioito, ballato e applaudito intorno ai palchi in cui erano stati impiccati o ghigliottinati i protagonisti della Rivoluzione napoletana del 1799, patrioti come Francesco Caracciolo, Eleonora Fonseca Pimentel, Mario Pagano, Domenico Cirillo&#8230; \u201cIn tutta la sua storia posteriore, fino alla sua definitiva caduta, in tutti i momenti di pericolo, si sente nella monarchia (borbonica), l&#8217;attesa, trepida di speranza, che si ripeta il miracolo del 1799 e dal suolo napoletano prorompano a salvarla contadini e lazzari e briganti\u201d scrive Benedetto Croce in Storia del Regno di Napoli.(6) Quei contadini, quei lazzari che, ancora nel 1857, affrontano e sopraffanno i soldati della spedizione del mazziniano Carlo Pisacane, quei soldati che erano approdati nel Salernitano, presso Sapri, per liberare le masse popolari. Il Pisacane, sopraffatto, si uccide.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> \u201cEran trecento, eran giovani e forti, \/ e sono morti!\u201d \u00e8 il ritornello della poesia La spigolatrice di Sapri (7) di Luigi Mercantini.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Ma in Sicilia la situazione era diversa, pi\u00f9 gravi essendo nell&#8217;isola le condizioni di sfruttamento e di miseria delle classi popolari. Il Risorgimento come riscatto sociale era quindi penetrato nelle classi popolari, nelle plebi di citt\u00e0 e nei contadini e zolfatari dell&#8217;interno dell&#8217;isola.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Una insurrezione avvenne il 4 aprile del 1859 nel centro storico di Palermo, nel convento della Gancia; un&#8217;altra segu\u00ec dopo due giorni a Messina: tutte e due furono ferocemente represse. Ma la rivoluzione esplose, da l\u00ec a poco,l&#8217;11 maggio del 1860, allo sbarco di Garibaldi e dei Mille a Marsala dai due vapori Lombardo e Piemonte, salpati da Quarto, presso Genova.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> A Salemi, Garibaldi assunse la dittatura col motto \u201cItalia e Vittorio Emanuele\u201d. Ai mille garibaldini partiti da Quarto, si aggiunsero man mano i volontari, i \u201cpicciotti\u201d, sicch\u00e9 alla conquista o liberazione dell&#8217;isola, l&#8217;esercito garibaldino ammontava a cinquantamila soldati.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Durante la campagna siciliana esplodono subito le contraddizioni, il conflitto tra i due modi di intendere il Risorgimento: quello popolare, come rivoluzione e riscatto sociale; e quello borghese e intellettuale, come liberazione dalle dominazioni straniere del paese, come unit\u00e0 politica sotto forma di repubblica o di monarchia.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Man mano che i garibaldini procedevano, di battaglia in battaglia, nella liberazione della Sicilia dal giogo borbonico, qua e l\u00e0 in vari paesi o villaggi avvenivano rivolte popolari contro le locali classi egemoni, contro i borghesi proprietari terrieri, usurpatori di terre demaniali. E i garibaldini dovevano accorrere per reprimere queste forme di jacquerie . \u00c9 stata questa la pagina pi\u00f9 drammatica e dolorosa di tutta l&#8217;epopea risorgimentale. \u201c\u00c9 da studiare la condotta politica dei garibaldini in Sicilia nel 1860, condotta politica che era dettata da Crispi: i movimenti di insurrezione dei contadini contro i baroni furono spietatamente schiacciati e fu creata la Guardia Nazionale anticontadina;<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> \u00e8 tipica la spedizione repressiva di Nino Bixio nella regione catanese, dove le insurrezioni furono pi\u00f9 violente\u201d scrive Gramsci (Il Risorgimento) (8).Ad Alcara Li Fusi, a Prizzi, Licata, Randazzo, Linguaglossa, Biancavilla e soprattutto a Bronte scoppiarono queste rivolte. Rivolte di contadini e braccianti contro i cosiddetti civili (sorci o cappelli venivano chiamati). \u201cImplacabile la reazione del Governo garibaldino, che nel catanese invi\u00f2 una spedizione al comando di Bixio, il quale prometteva di dare un esempio tremendo avvertendo: &#8216;o voi rimanete tranquilli o noi in nome della Giustizia e della Patria nostra vi distruggiamo come nemici dell&#8217;umanit\u00e0&#8217;, e infatti restaurava l&#8217;ordine con pugno di ferro, riducendo i contadini alla ragione coi consigli di guerra e le fucilazioni sommarie\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Sulle due rivolte, di Alcara e di Bronte, parleremo pi\u00f9 avanti per i riflessi che esse hanno avuto in ambito letterario.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Le contraddizioni fra le due visioni o concezioni del Risorgimento in Sicilia, le si vedono gi\u00e0 nel libro-memoria del garibaldino piemontese Giuseppe Cesare Abba, Da Quarto al Volturno-noterelle di uno dei Mille,(9) libro agiografico, intriso spesso di retorica, ma che qua e l\u00e0 ha delle smagliature per cui s&#8217;intravvede la cruda realt\u00e0.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> \u201c13 maggio. Salemi. Una donna, con panno nero gi\u00f9 sulla faccia, mi stese la mano borbottando.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Che cosa? &#8211; dissi io.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Staio morendo de fame, eccellenza!<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Che ci si canzona qui? Esclamai: e allora un signore diede alla donna un urtone, e mi offerse da bere, un gran boccale di terra. Fui l\u00ec per darglielo in faccia: ma accostai le labbra per creanza, poi piantai lui per raggiungere quella donna. Non mi riusc\u00ec di trovarla\u201d(10) scrive Abba e ancora oltre, e pi\u00f9 significativamente: \u201c Mi sono fatto un amico. Ha ventisette anni, ne mostra quaranta: \u00e8 monaco, e si chiama padre Carmelo. Sedevamo a mezza costa del colle, che figura il calvario con le tre croci, sopra questo borgo, presso il cimitero. Avevamo in faccia Monreale, sdraiata in quella sua lussuria di giardini; l&#8217;ora era mesta, e parlavamo della rivoluzione. L&#8217;anima di padre Carmelo strideva. Avrebbe voluto esser uno di noi, per lanciarsi nell&#8217;avventura col suo gran cuore, ma qualcosa lo trattiene dal farlo.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Venite con noi, vi vorranno tutti bene.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Non posso.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Forse perch\u00e8 siete frate ? Ce n&#8217;abbiamo gi\u00e0 uno. E poi, altri monaci hanno combattuto in nostra compagnia, senza paura del sangue.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Verrei, se sapessi che farete qualcosa di grande davvero: ma ho parlato con molti dei vostri, e non mi hanno saputo dire altro che volete unire l&#8217;Italia.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Certo; per farne un grande e solo popolo.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> 5<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">Un solo territorio&#8230;In quanto al popolo, solo o diviso, se soffre, soffre: ed io non so se vogliate farlo felice.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Felice! Il popolo avr\u00e0 la libert\u00e0 e le scuole&#8230;<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> E nient&#8217;altro! Interruppe il frate: &#8211; perch\u00e8 la libert\u00e0 non \u00e8 pane e le scuole nemmeno. Queste cose basteranno forse per voi Piemontesi; per noi, qui, no.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Dunque, che ci vorrebbe per voi?<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Una guerra non contro i Borboni, ma degli oppressi contro gli oppressori grandi e piccoli, che non sono soltanto a Corte, ma in ogni citt\u00e0, in ogni villa.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Allora anche contro di voi frati, che avete conventi e terre dovunque sono case e campagne!<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Anche contro di noi; anzi, prima che contro d&#8217;ogni altro. Ma col Vangelo in mano e colla croce. Allora verrei. Cos\u00ec \u00e8 troppo poco. Se io fossi Garibaldi, non mi troverei, a quest&#8217;ora, quasi ancora con voi soli.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Ma le squadre?<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> E chi vi dice che non aspettino qualcosa di pi\u00f9 ?<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Non seppi pi\u00f9 che rispondere e mi alzai.\u201d(11)<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Qualcosa di pi\u00f9 aspettavano da quella rivoluzione le squadre dei contadini, dei picciotti che s&#8217;erano uniti ai Mille di Garibaldi. Aspettavano Libert\u00e0 e Giustizia, ripristino dei loro diritti da sempre conculcati, liberazione dallo sfruttamento dei feudatari e dei loro rappresentanti nel feudo, che erano i soprastanti, i gabelloti, i campieri, quelli che sarebbero diventati i capi della mafia rurale.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Compiutasi l&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia, formatosi lo Stato monarchico, sorse subito, nelle plaghe meridionali del Regno, e soprattutto nel ceto popolare di Sicilia un sentimento di delusione per le aspettative, le speranze tradite di un cambiamento sociale. Nel nuovo stato unitario le condizioni dei contadini e dei braccianti nonch\u00e9 migliorare, erano, se possibile, peggiorate, per nuove tasse, dazi e balzelli che gravavano sul ceto popolare, per l&#8217;obbligo della leva militare, che durava cinque anni&#8230;In pi\u00f9, contadini e braccianti, avevano visto tornare al potere i nobili e i borghesi di prima, i trasformisti di sempre, e constatato che con il nuovo Regno nulla nella sostanza era cambiato. La delusione e il malcontento fecero riesplodere in Sicilia i ribellismi. Nel 1866 a Palermo. Ribellione di 30\/40 uomini in armi che dur\u00f2 sette giorni e mezzo e che fu repressa dal generale piemontese Raffaele Cadorna. Scrive il marchese di Torrearsa, esponente della destra moderata \u201c\u00c9 un fatto che non bisogna ritenere come esplosione accidentale e come conseguenza delle mene dei frati e dei reazionari. Niente affatto: per me \u00e8 il logico risultato della profonda demoralizzazione delle masse che non mancherebbe di accadere altre volte, se una causa occasionale ne offrisse nuovamente il destro\u201d.(12)<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> E la causa si present\u00f2 ancora nel 1893, con il diffondersi questa volta del messaggio socialista, e con i fatti dei Fasci dei lavoratori, che non possono pi\u00f9<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> 6<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">ascriversi a un ribellismo istintivo, ma a una precisa consapevolezza di lotta da parte di contadini e zolfatari. Anche i Fasci, i loro scioperi e le loro manifestazioni, furono ferocemente repressi dalle forze dell&#8217;ordine statali.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Il Governo di Roma, di mentalit\u00e0 piemontese, di cavouriana borghesia conservatrice, ignorava i problemi del Regno, soprattutto delle plaghe meridionali. Esso doveva amministrare un Paese di 23 milioni di abitanti, in prevalenza rurale e povero, arretrato. Dei 23 milioni di abitanti, 17 milioni erano analfabeti; soltanto il 2,4% sapeva parlare in italiano. 25 anni dopo l&#8217;Unit\u00e0 l&#8217;Istituto geografico militare pot\u00e8 fornire al Governo una misura definitiva del territorio nazionale (286.588 chilometri quadrati). La classe dirigente dunque, nei primi decenni dell&#8217;Unit\u00e0, del nuovo Regno, si trov\u00f2 di fronte a un Paese sconosciuto, completamente ignoto soprattutto nella periferia, nel Meridione, in quello che era stato il dispotico e corrotto Regno borbonico delle due Sicilie e in parte anche lo Stato pontificio. \u00c9 allora in questo periodo che si sent\u00ec la necessit\u00e0 di avviare le prime inchieste, pubbliche e private. Inchieste soprattutto, dopo il 1870, sui fenomeni sociali, che i fatti della Comune di Parigi avevano messo in evidenza; fenomeni che avevano dato i loro segni, come abbiamo visto nei ribellismi del 1860, nel &#8217;66 e ancora con i moti della tassa sul macinato, con la renitenza alla leva e con l&#8217;incrudelire del brigantaggio. Il quale aveva due facce o nature: una populista, giustizialista, robinoodiana; l&#8217;altra reazionaria, mafiosa, di un banditismo vale a dire al servizio della classe dominante, dei feudatari per controllare e sfruttare i contadini. Vengono dunque fatte le prime inchieste pubbliche: Relazioni intorno alle condizioni dell&#8217;agricoltura \u2013 Atti del Comitato dell&#8217;inchiesta industriale \u2013 Atti della Commissione per la statistica sanitaria. Nel 1875 e &#8217;76 si svolgono le due pi\u00f9 famose inchieste in Sicilia, una pubblica, parlamentare, e l&#8217;altra privata: Inchiesta sulle condizioni sociali ed economiche della Sicilia e Inchiesta in Sicilia di Franchetti e Sonnino. Due inchieste in Sicilia: perch\u00e8 dalla Sicilia arrivavano le relazioni, le notizie pi\u00f9 preoccupanti sulle condizioni dei contadini e degli zolfatari. L&#8217;una, quella ufficiale, era di taglio ministeriale, da ministero degli Interni e della Giustizia; l&#8217;altra, di taglio pi\u00f9 politico-sociale, se non umanitario. Dell&#8217;inchiesta dei due studiosi Franchetti e Sonnino, di questi due conservatori illuminati, quello che aveva colpito di pi\u00f9 l&#8217;opinione pubblica nazionale era stato il capitolo supplementare dell&#8217;inchiesta, dal titolo Il lavoro dei fanciulli nelle zolfare siciliane: si alzava per la prima volta un velo su una terribile realt\u00e0 pressoch\u00e9 sconosciuta e l&#8217;Italia ne rimaneva inorridita. Inorridita rimaneva anche per un velo che si alzava su un altro fenomeno siciliano: quello della mafia. Gi\u00e0 nel 1838 don Pietro Ulloa, procuratore generale a Trapani, aveva inviato al ministro della Giustizia una relazione sullo stato economico e politico della Sicilia, in cui vien fuori l&#8217;organizzazione ch&#8217;egli chiama<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> \u201dfratellanza\u201d, e trent&#8217;anni dopo, con la rappresentazione della commedia I mafiusi della Vicaria di Rizzotto e Mosca (13), si chiamer\u00e0 Mafia. \u201cVi ha in molti paesi delle Fratellanze, specie di sette che diconsi partiti, senza riunione, senz&#8217;altro legame che quello della dipendenza di un capo, che qui \u00e8 possidente, l\u00e0 un arciprete. Una cassa comune sovviene ai bisogni, ora di far esonerare un funzionario, ora di conquistarlo, ora di proteggere un funzionario, ora d&#8217;incolpare un innocente. Il popolo \u00e8 venuto a convenzione con i rei. Come accadono furti, escono dei mediatori ad offrire transazioni pel recupero degli oggetti rubati. Molti alti magistrati coprono queste &#8216;fratellanze&#8217; di un&#8217;egida impenetrabile&#8230;\u201d(14) cos\u00ec scriveva Ulloa nella sua relazione.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Dopo la pubblicazione dell&#8217;inchiesta di Sonnino e Franchetti, dove si diceva di questa specificit\u00e0 siciliana della malavita, della mafia, molti intellettuali l&#8217;hanno accolta come una diffamazione dell&#8217;Isola, e soprattutto l&#8217;etnologo Giuseppe Pitr\u00e8 e lo scrittore Luigi Capuana. Quest&#8217;ultimo scrive un pamphlet contro l&#8217;inchiesta dei due studiosi, un saggio dal titolo La Sicilia e il brigantaggio(15).<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> A quel tempo risale la convinzione in alcuni sicilianisti o nazionalisti oltranzisti, che ogni volta che si mettono in luce i gravi problemi siciliani o italiani, soprattutto problemi di mafia o di corruzione politica, si infanga il buon nome dell&#8217;Isola, si nuoce al Paese. Questo sosteneva nel passato il primo ministro Giulio Andreotti quando si scagliava contro il cinema neorealista di Rossellini o di De Sica, sostenendo che i panni sporchi si lavano in famiglia, che voleva dire non si lavano mai. Questo sostiene oggi il primo ministro Berlusconi accusando i serials televisivi, che hanno per argomento la mafia e che vanno sotto il nome de La Piovra, che nuocciono all&#8217;economia del Paese: nasce cos\u00ec la cosiddetta Questione meridionale. Questione che dal Fascismo sar\u00e0 occultata e che riemerger\u00e0 in tutta la sua drammaticit\u00e0 nel Secondo Dopoguerra. E gli intellettuali, gli scrittori che avevano sognato l&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia, l&#8217;avevano sentita come un impegno morale, prima che politico, tramandato dai grandi poeti del passato; gli intellettuali e gli scrittori che avevano anche indossato la camicia rossa dei garibaldini, come Giuseppe Cesare Abba, loro, o i loro figli e nipoti, come hanno reagito di fronte a un Risorgimento che non era quello ideale a cui avevano aspirato? Scrivono essi, con i loro racconti e romanzi, una contro-storia d&#8217;Italia, una storia anti-risorgimentale che si pu\u00f2 declinare di volta in volta come denuncia di un mancato cambiamento politico e sociale, del trasformismo delle classi dominanti, del tradimento degli alti ideali risorgimentali, dell&#8217;immiserimento, nella cinica pratica politica, dei principi democratici. Si pu\u00f2 ancora declinare come revanscismo o rimpianto dei vecchi ordini di potere, rimpianto del distrutto regno borbonico. E ancora, in una visione metastorica, in cui ogni volont\u00e0 o azione ai fini di un cambiamento sociale non \u00e8 che inganno, poich\u00e9 l&#8217;individuo, l&#8217;uomo,di qualsiasi condizione sociale,\u00e8 fatalmente destinato<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> 8<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">alla perdita, alla sconfitta: egli \u00e8 sempre e comunque un Vinto. O al di l\u00e0 di questo assoluto pessimismo, si pu\u00f2 declinare in una visione scettica nei confronti della storia. La quale non \u00e8 che un processo deterministico, in cui le classi o i poteri si spengono e spariscono, vengono sostituiti da altri per una fisica, meccanica necessit\u00e0.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Stiamo parlando di racconti e romanzi di autori siciliani scritti come critica al Risorgimento. Stiamo parlando della novella Libert\u00e0 e del romanzo I Malavoglia di Giovanni Verga, de I Vicer\u00e8 di Federico De Roberto, de I vecchi e i giovani di Luigi Pirandello, de Il Quarantotto di Leonardo Sciascia e de Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Nella novella Libert\u00e0 racconta della rivolta di Bronte del 1860, della strage dei &#8216;civili&#8217; e della repressione da parte di Nino Bixio. L&#8217;intellettuale conservatore, lo scrittore rivoluzionario Giovanni Verga vede i rivoltosi di Bronte come degli incoscienti ed illusi che hanno creduto nel cambiamento del loro stato sociale e alla fine ne pagano le conseguenze con la morte o il carcere. \u201cIl carbonaio, mentre tornavano a mettergli le manette, balbettava: \u201cDove mi conducete? &#8211; in galera ? &#8211; O perch\u00e8 ? Non mi \u00e8 toccato neppure un palmo di terra ! Se avevano detto che c&#8217;era la libert\u00e0!&#8230;\u201d(16)<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Ne I Malavoglia la storia \u00e8 vista dagli umili pescatori di Acitrezza come un evento fuori dalla loro vita, storia che, quando arriva a investirli, non \u00e8 che portatrice di sciagura, come quella che tocca a Luca, nipote di padron &#8216;Ntoni , che muore nel 1866 durante la battaglia di Lissa.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> De Roberto rovescia la concezione fatalistica verghiana, riporta la sua polemica antirisorgimentale sul piano storicistico, dimostra che vinti non sono gli uomini per destino, ma per precise ragioni storico-sociali, che i potenti, adattandosi con cinismo ai nuovi assetti politici, riescono sempre ad essere, a restare vincitori. Consalvo Uzeda, principe di Francalanza, neo eletto al nuovo Parlamento italiano dice alla altezzosa zia conservatrice donna Ferdinanda:\u201dLa storia \u00e8 una monotona ripetizione; gli uomini sono stati, sono e saranno sempre gli stessi. Le condizioni esteriori mutano; certo, tra la Sicilia di prima del Sessanta, ancora quasi feudale, e questa d&#8217;oggi pare ci sia un abisso; ma la differenza \u00e8 tutta esteriore. Il primo eletto col suffragio quasi universale non \u00e8 n\u00e9 un popolano, n\u00e9 un borghese, n\u00e9 un democratico: sono io, perch\u00e8 mi chiamo principe di Francalanza. Il prestigio della nobilt\u00e0 non \u00e8 e non pu\u00f2 essere spento\u201d(17). E conclude: \u201cMa la storia della nostra famiglia \u00e8 piena di simili conversioni repentine. Di simili ostinazioni nel bene e nel male&#8230;(&#8230;) Vostra eccellenza riconoscerebbe subito che il suo giudizio non \u00e8 esatto.No, la nostra razza non \u00e8 degenerata: \u00e8 sempre la stessa\u201d(18).<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> I vecchi e i giovani di Pirandello \u00e8 un grande affresco storico, come I Vicer\u00e9 di De Roberto.\u00c9 il romanzo del fallimento, pubblico e privato,di tutti i personaggi,<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> 9<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">sia dei garibaldini del &#8217;60, come Mauro Mortara, sia dei socialisti dei Fasci del 1893, come Lando Laurentano, del borbonico principe don Ippolito Laurentano e della sorella Caterina, dell&#8217;eccentrico ed estraneo del mondo, don Cosmo, dei deputati D&#8217;Atri, Covazza e Selpi, dei socialisti velleitari Lizio e Pigna, del folle Marco Pr\u00e8ola&#8230;Inganni e fallimenti della politica, tradimento del Risorgimento, scandali come quello della Banca Romana&#8230;Scrive il critico Carlo Salinari:\u201dNel romanzo si ha l&#8217;acuta consepevolezza di tre fallimenti collettivi: quello del Risorgimento come moto generale di rinnovamento del nostro Paese, quello dell&#8217;unit\u00e0 come strumento di liberazione e di sviluppo delle zone pi\u00f9 arretrate e in particolare della Sicilia e dell&#8217;Italia meridionale, quello del socialismo che avrebbe potuto essere la ripresa del movimento risorgimentale, e invece si era perduto nelle secche della irresponsabile leggerezza dei dirigenti e della ignoranza e della arretratezza delle masse\u201d(19).<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Ne Il Quarantotto di Sciascia \u00e8 messo ancora a fuoco, come ne I Vicer\u00e9 di De Roberto, il trasformismo della classe egemone siciliana. Il barone Garziano, borbonico e reazionario, allo sbarco dei garibaldini ospita a casa sua Garibaldi, Sirtori, Ippolito Nievo, Carini, T\u00fcrr&#8230;e diviene emerito patriota.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> \u201cNunc et in hora mortis nostrae\u201d: fra questi due punti inesorabili, fra questa sorgente e questa foce, fra il presente e la sua fine, sotto l&#8217;esiguo raggio tra due tenebre scorre il fiume della vita, si svolge il filo del racconto; dalla riva della lucidit\u00e0 e del disincanto si posa sopra il mondo, sopra gli eventi, lo sguardo freddo di Salina e insieme di Lampedusa; sulla nota bassa e melanconica della consapevolezza della morte s&#8217;imposta la sua voce. Morte dell&#8217;individuo, del principone, e insieme morte d&#8217;un tempo, quello del Regno borbonico, e di una classe, l&#8217;aristocrazia siciliana. Con questa visione di disincanto, di scetticismo il Lampedusa interpreta il Risorgimento. E vede cos\u00ec ineluttabile la decadenza dei Gattopardi e l&#8217;ascesa degli sciacalli e delle iene come don Calogero Sedara, ineluttabile il cinismo e l&#8217;opportunismo del nipote Tancredi, il giusto suo accoppiamento con la bellissima e sensuale Angelica, nipote di Peppe Mmerda. Rifiuta, don Fabrizio, il laticlavio del nuovo senato del Regno che l&#8217;inviato del Governo Chevalley viene ad offrirgli, ma accetta la filosofia del giovane rampante Tancredi, simile a quella di Consalvo Uzeda:\u201dSe vogliamo che tutto rimanga come \u00e8, bisogna che tutto cambi\u201d(20).<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> In occasione del centenario dell&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia, fra le celebrazioni dell&#8217;anniversario, c&#8217;era stata anche una rilettura critica del Risorgimento, la sua liberazione dall&#8217;oleografia in cui era stato avvolto. Si rilessero i romanzi sopra citati, ma anche la storiografia critica sino a quel momento negletta. Nel 1963 , Leonardo Sciascia curava e faceva ripubblicare il libro di Benedetto Radice sui fatti sanguinosi di Bronte, gi\u00e0 pubblicato nel 1910, Nino Bixio a Bronte.(21) Da questa memoria storica venne tratto il film di Florestano Vancini, sceneggiato<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> 10<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">dallo stesso Sciascia, Bronte, cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato. La filmografia sul Risorgimento era stata fino ad allora di tipo evocativo ed agiografico: Viva l&#8217;Italia di Rossellini, 1860 di Blasetti, Camicie rosse di Alessandrini. Il film dunque di Vancini, che faceva scendere dal piedestallo del monumento un eroe come Nino Bixio, aveva suscitato scandalo e polemiche.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Nel clima delle celebrazioni del centenario e nella rilettura del Risorgimento, concepii il mio Sorriso dell&#8217;ignoto marinaio. Partii dalla lettura della storiografia risorgimentale, da Croce a De Sanctis, Salvemini, Romano, Romeo, Giarrizzo, Della Peruta, Mack Smith, fino all&#8217;eterodosso Renzo Del Carria, al suo Proletari senza rivoluzione (22), e fino alla pi\u00f9 minuta memorialistica, alle storie del ribellismo locali del &#8217;60, come la ribellione di Alcara Valdemone, un paese sui Nebrodi, molto vicino al paese dove io ero nato. E ancora avevo percorso la rilettura di argomento risorgimentale, di cui sopra ho riferito. Clamorosamente esplodeva in quegli anni, in cui si leggeva criticamente il Risorgimento, il fenomeno del Gattopardo. Il tono evocativo-romantico di un tempo e di un mondo perduti, aumentava il fascino del romanzo e faceva accettare il suo messaggio conservativo. La visione scettica di Lampedusa, nonch\u00e9 verso il Risorgimento, era verso ogni sconvolgimento d&#8217;un ordine (\u201cquell&#8217;ebreuccio di cui non ricordo il nome\u201d)(23), d&#8217;un ordine che, pur nella sua ineludibile iniquit\u00e0, possiede una sua naturale armonia che in alto, per lenta distillazione di linfe, pu\u00f2 dare i fiori pi\u00f9 belli d&#8217;una civilt\u00e0.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Irritava cos\u00ec il romanzo i neo-risorgimentali, gli intellettuali che, nel nome di Marx, nel nome di Gramsci, al di l\u00e0 d&#8217;ogni bellezza, fosse pure letteraria, poetica, credevano nella giustizia, nell&#8217;equit\u00e0 come portato della storia, nel rispetto d&#8217;ogni diritto e umana dignit\u00e0, nel recupero alla societ\u00e0 d&#8217;ogni margine di debolezza e impotenza. Queste istanze, si sa, penetrarono non gi\u00e0 nei contadini e braccianti meridionali \u2013 com&#8217;era accaduto alla fine dell&#8217;Ottocento &#8211; ch\u00e9 costoro, con l&#8217;infrangersi dell&#8217;antico sogno della terra, con il fallimento d&#8217;una riforma agraria sempre voluta, con il rapido e unico sviluppo in senso industriale del Paese, in massa erano emigrati nel Nord, ma erano penetrate, le istanze, in contesti urbani e industriali, a Torino, a Milano erano deflagrate.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> M&#8217;ero trasferito nel 1968 dalla mia Sicilia a Milano e subito mi trovai di fronte a uno sfondo industriale, a un conflitto sociale fra i pi\u00f9 accesi del dopoguerra, che il potere e le forze della conservazione cercavano di placare con omicidi e stragi, che il terrorismo politico poi, con uguale metodo e uguali misfatti contrbu\u00ec a dissolvere; mi trovai di fronte a una profonda crisi culturale, alla contestazione in letteratura operata dai due fronti contrapposti degli avanguardisti e degli sperimentalisti.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Mi trasferii dunque a Milano nel &#8217;68 con l&#8217;idea incerta del mio Sorriso, e la<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> 11<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">nuova realt\u00e0, il nuovo clima in cui ero immerso, mi spaesarono, s\u00ec, obbligandomi per\u00f2 a osservare, a studiare, a cercare di capire, di capirmi. E passarono anni per definire il progetto, convincermi della sua consonanza con il tempo, con la realt\u00e0, con le nuove etiche e le nuove estetiche che essa imponeva, assicurarmi della sua plausibilit\u00e0. Assicurarmi anzitutto che il romanzo storico, e in specie in tema risorgimentale, passo obbligato, come abbiamo visto, di tutti gli scrittori siciliani, era per me l&#8217;unica forma narrativa possibile per rappresentare metaforicamente il presente, le sue istanze, le sue problematiche culturali (l&#8217;intellettuale di fronte alla storia, il valore della scrittura storiografica e letteraria, la \u201cvoce\u201d di chi non ha il potere della scrittura, per accennarne solo alcune) e insieme utilizzare la mia memoria, consolidare e sviluppare la mia scelta stilistica, linguistica originaria, che m&#8217;aveva posto e mi poneva, sotto la lunga ombra verghiana, nel filone dei pi\u00f9 recenti sperimentatori, fra cui spiccavano Gadda e Pasolini. La struttura poi del romanzo, la cui organicit\u00e0 \u00e8 spezzata, intervallata da inserti documentari o da allusive, ironiche citazioni, lo connotava come metaromanzo o antiromanzo storico. \u201cAntigattopardo\u201d fu detto il Sorriso, con riferimento alla pi\u00f9 vicina e ingombrante cifra, ma per me il suo linguaggio e la sua struttura volevano indicare il superamento, in senso etico, estetico, attraverso mimesi, parodia, fratture, sprezzature, oltranze immaginative, dei romanzi d&#8217;intreccio dispiegati e dominati dall&#8217;autore, di tutti i linguaggi logici, illuministici, che, nella loro limpida, serena geometrizzazione, escludevano le \u201cvoci\u201d dei margini. Era il superamento insomma di quel \u201cfiore\u201d di civilt\u00e0, di arte, rappresentato dall&#8217;ignoto di Antonello da Messina, il dipinto che fa da leit-motiv al romanzo, superamento del suo ironico sorriso, dell&#8217;uscita, lungo la spirale della chiocciola (altro simbolo del libro), dal sotterraneo labirinto, dell&#8217;approdo alla consapevolezza, alla pari opportunit\u00e0 dialettica. Romanzo fortemente metaforico quindi il Sorriso. Di quella metafora che sempre, quando s&#8217;irradia da un nucleo di verit\u00e0 ideativa ed emozionale, allarga il suo spettro con l&#8217;allargarsi del tempo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">Vincenzo Consolo<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">Note:<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> (1) Virgilio, Eneide Libro III \u2013 versi 163-166 \u2013 To -Edizioni Einaud 1974<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> (2) Dante Alighieri, La divina Commedia, Purgatorio Canto VI versi 76-78<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Me \u2013 Casa Editrice Giuseppe Principato 1963<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> (3) Dante Alighieri, La Divina Commedia, Inferno, Canto I versi 106-108<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Me \u2013 Casa Editrice Giuseppe Principato 1963<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> (4) Francesco Petrarca, Le Rime CXXVIII, versi 1-8 Mi Riccardo<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> 12<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">Ricciardi Editore, 1951 \u2013 pag. 183<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> (5) Giacomo Leopardi, da i Canti, All&#8217;Italia, versi 1-9 &#8211; Fi Sansoni Editore<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> 1969 \u2013 pag.3<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> (6) Benedetto Croce Storia del Regno di Napoli, Bari \u2013 Giuseppe Laterza<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> &amp; Figli 1966 \u2013 pag. 209<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> (7) Luigi Mercantini, La spigolatrice di Sapri, versi 1-2, Mi \u2013 Riccardo<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Ricciardi Editore 1963 \u2013 pag. 1079<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> (8) Antonio Gramsci, Il Risorgimento, Roma \u2013 Editori Riuniti 1971 \u2013 pag.133<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> (9) Giuseppe Cesare Abba, Da Quarto al Volturno,Roma \u2013 Gherardo Casini<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Editore 1966<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> (10) prima citazione stesso volume \u2013 pag. 43<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> (11) seconda citazione stesso volume \u2013 pag.67-68<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> (12) Francesco Renda, Storia della Sicilia dal 1860 al 1970, vol. I (citazione di<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Torrearsa), Pa \u2013 Sellerio Editore 1984 \u2013 pag. 208-209<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> (13) Giuseppe Rizzotto e Gaspare Mosca \u2013 commedia rappresentata per la<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> prima volta nel 1863<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> (14) Leonardo Sciascia, Opere 1971-1983 in Cruciverba (citazione di Pietro<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Ulloa) Mi \u2013 Bompiani 1989 \u2013 pag. 1107-1108<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> (15) Luigi Capuana, La Sicilia e il brigantaggio, Roma \u2013 Editore Il Falchetto<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> 1892<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> (16) Giovanni Verga, Tutte le novelle, da la Libert\u00e0, Mi \u2013 Mondadori 1971<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> pag. 338<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> (17) Federico De Roberto, I Vicer\u00e8, Mi \u2013 Garzanti Editore 1963<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> prima citazione&#8211; pag. 652<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> (18) seconda citazione stesso volume \u2013 pag. 654-655<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> (19) Carlo Salinari, Boccaccio, Manzoni, Pirandello, Roma \u2013 Editori Riuniti<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> 1979 \u2013 pag. 185<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> (20) Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, Mi \u2013 Giangiacomo<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Feltrinelli Editore 1974 \u2013 pag. 36<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> (21) Benedetto Radice, Bino Bixio a Bronte, Caltanissetta \u2013 Edizioni<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Salvatore Sciascia 1963<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> (22) Renzo Del Carria, Proletari senza rivoluzione, Roma \u2013 Savelli Editore<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> 1975<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> (23) Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, Mi \u2013 Giangiacomo<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333399;\"> Feltrinelli 1974 \u2013 pag. 211<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">Milano, 13.4.2011<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>RISORGIMENTO E LETTERATURA IL ROMANZO POST-RISORGIMENTALE SICILIANO (letto all&#8217;Universit\u00e0 del Connecticut il 1\u00b0 maggio 2002 pubblicato in \u201cItalian culture\u201d XXI \u2013 2003 Michigan State University Press pag. 149-163 tradotto in inglese da Norma Bouchard letto alla Biblioteca della Camera dei Deputati, 2011 pubblicato nella rivista italiana della facolt\u00e0 di Lingue dell&#8217;Universit\u00e0 Nazionale di Cordoba, Argentina, &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=983\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Risorgimento e letteratura il Romanzo post-risorgientale siciliano &#8211;  Vincenzo Consolo<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,1,4],"tags":[66,68,67,65,70,64,69,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/983"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=983"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/983\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":986,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/983\/revisions\/986"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=983"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=983"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=983"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}