{"id":969,"date":"2008-07-24T11:59:46","date_gmt":"2008-07-24T11:59:46","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=969"},"modified":"2016-05-13T06:23:36","modified_gmt":"2016-05-13T06:23:36","slug":"un-ritratto-di-elio-vittorini-a-cento-anni-dalla-nascita-di-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=969","title":{"rendered":"Un ritratto di Elio Vittorini  a cento anni dalla nascita  di Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">Vittorini<br \/>\n<\/span><span style=\"color: #333399;\">da Siracusa<br \/>\n<\/span><span style=\"color: #333399;\">alle citt\u00e0 del mondo<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">(&#8220;Il Manifesto&#8221;, quotidiano comunista,<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">24 luglio 2008)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">Jole, sorella di Elio Vittorini: e viene subito in mente la pi\u00f9 famosa sorella della letteratura italiana, Maria, la Mari\u00f9 di Zuan\u00ec, di Giovanni Pascoli. Ma Jole Vittorini \u00e8 quanto di pi\u00f9 lontano si possa immaginare da quel precedente. Il suo libro, Mio fratello Elio non \u00e8 una imbarazzante agiografia, ma una breve memoria remota, un piccolo quadro di vita familiare, d\u2019una famigliola siciliana dei primi anni del Novecento in cui i genitori, i figli, i nonni, gli zii risultano avvolti in una tenera luce, la jonica luce di Siracusa, in cui il primogenito Elio, luminoso per nome, risulta il pi\u00f9 ricco d\u2019inventiva, il pi\u00f9 assetato d\u2019avventura. Sembra, il racconto di Jole Vittorini, ubbidire innanzitutto al pudore, alla discrezione in cui sempre avvolgeva l\u2019autore di Conversazione in Sicilia la sua famiglia, la sua vita privata, in cui era avvolta la madre Lucia, luminosa per nome anche lei.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">Scrive Jole: \u00abMia madre era gelosa dei suoi sentimenti; e non permetteva che altri frugassero nella sua vita sentimentale. Un po\u2019 come Elio\u00bb. \u00c8 quella madre che, scoperta un giorno la figlia intenta a leggere le lettere che il marito le aveva inviato, le strappa, una per una. (Questa ritrosa e orgogliosa Lucia ricorda Clementina, la protagonista del racconto di Giuseppe Antonio Borgese La Siracusana). \u00abNon avr\u00e0 pi\u00f9 di sedici anni, ma gli si sente addosso l\u2019odore della gonna di mamma. Oh, altre donne ha per il capo\u00bb pensa del ragazzo che \u00e8 con lei nello scompartimento del treno la procace e vitale canzonettista Montalbano del racconto Piccolo amore di Piccola borghesia. Questo \u00e8 il racconto di Jole. Salvatore Vittorini, diplomato maestro, decide d\u2019imbarcarsi su un bastimento. La sua carriera di marinaio si interrompe per\u00f2 al primo viaggio dopo una tempesta nel canale di Sicilia e un fortunoso approdo nel porto di Pozzallo. Il mare lo regala alle ferrovie. \u00c8 il 1906. L\u2019anno dopo il giovanotto sposa la bella Lucia Sgandurra, figlia di un barbiere appassionato lettore di libri (De Amicis, a Siracusa, di cui scrive splendidamente in Ricordi di un viaggio in Sicilia, capita nella bottega dello Sgandurra e dir\u00e0 di non aver mai incontrato un barbiere cos\u00ec colto).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">Epiche avventure tra case di fango<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">I due sposini Salvatore e Lucia raggiungono Sant\u2019Agata di Militello, un paese di pescatori e di contadini sulla costa tirrenica. \u00c8 la prima stazione di tante altre, il primo di altri paesini, di luoghi sperduti in cui dimoreranno i coniugi Vittorini con i quattro figli che con gli anni verranno. \u00abSi stava in piccole stazioncine ferroviarie con reti metalliche alle finestre e il deserto intorno. Era un deserto ovunque di malaria; e ovunque di latifondo incolto; in qualche luogo con un allevamento di pecore a un tiro di schioppo, in qualche altro luogo con una miniera di zolfo nelle vicinanze\u00bb (Elio Vittorini, Pesci rossi, 1949, n. 3 della rivista bollettino editoriale di Bompiani in Diario in pubblico).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">\u00c8 la smarrente solitudine, l\u2019angosciante desolazione del povero, nudo paesaggio del racconto La signora della stazione ancora di Piccola borghesia, o di Conversazione in Sicilia. \u00c8 la solitudine pi\u00f9 toccante della bambina Jole, unica femmina e ultimo rampollo di una nidiata di maschi: Elio, Ugo, Aldo, che per i campi s\u2019inventavano epiche avventure, si costruivano mondi favolosi. \u00abLa mia unica distrazione erano gli arrivi e le partenze dei treni. Li guardavo dalle finestre, dietro le grate metalliche che dovevano proteggerci dalla zanzara anofele\u00bb, scrive Jole. Ma pure, tra le case di fango davanti alla stazione, la piccola scopriva persone, vicende, destini umani: donna Luigia, i sei figli e il marito cantoniere avventizio e cacciatore di conigli e di istrici; Mariannina, moglie dello zolfataro Gueli e sorella di Salomone, fattosi bandito per un delitto d\u2019onore, che nella solitudine della montagna legge la Divina Commedia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">Nel \u201924 il ferroviere Vittorini viene trasferito finalmente nella sua Siracusa, in Ortigia, bianca come il miele ibleo e azzurra come il Ciane o la fonte Aretusa. La famiglia va ad abitare nella casa dei nonni materni, nella via Mastrarua, nella Siracusa teatro del Garofano rosso e di Piccola borghesia. E a Siracusa, proveniente da Licata, si trasferisce pure la famiglia del ferroviere Quasimodo. Elio s\u2019innamora subito di Rosina, la sorella del poeta Salvatore. I due ragazzi, per l\u2019opposizione delle rispettive famiglie, compiono la famosa fuga d\u2019amore, la fuitina, e passano la loro prima notte sotto le stelle, sui gradini del Teatro Greco: si pu\u00f2 immaginare una prima notte d\u2019amore pi\u00f9 \u00absiracusana\u00bb di questa? Dice De Amicis, trovandosi nel silenzio di quel teatro: \u00abSentii le grida dei ventiquattromila spettatori del teatro greco, plaudenti alla rappresentazione dei Persiani\u00bb. Non sappiamo cosa sentirono i due giovani Elio e Rosa in quella solitudine notturna del teatro greco.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">Dopo il matrimonio riparatore, i due si trasferiscono a Gorizia, dove Elio lavora come assistente alla costruzione di un ponte. Il successivo trasferimento sar\u00e0 a Firenze. Ma dopo, conclusa questa breve, epifanica storia, comincia l\u2019altra storia di Elio Vittorini. Ma il narratore Vittorini, il suo accento favoloso, lirico, il suo tono civile, la sua tensione all\u2019ottimismo, al movimento, l\u2019intellettuale Vittorini libero e orgoglioso, attivo e generoso, non si pu\u00f2 capire senza la sua famiglia, la sua Siracusa, il mondo libertario dei ferrovieri, senza le stazioncine sperdute nel vasto teatro dell\u2019infelicit\u00e0 sociale della Sicilia. \u00abIo ero, quell\u2019inverno, in preda ad astratti furori: non dir\u00f2 quali, non di questo mi son messo a raccontare. Ma bisogna dica che erano astratti, non eroici, non vivi; furori, in qualche modo, per il genere umano perduto\u00bb. Questo celebre attacco \u00e8 di Conversazione in Sicilia. E aveva, quell\u2019attacco, il ritmo di un rintocco di campana, lento e triste, che dava suoni, voce, nell\u2019atrocit\u00e0 del regime fascista e della guerra in corso, nel ricordo dell\u2019atroce guerra civile di Spagna, al dolore inesprimibile d\u2019ognuno. Concepito in un momento buio e tragico della storia, Conversazione \u00e8 per l\u2019autore un necessario viaggio alla terra dell\u2019infanzia, della memoria, delle madri, per ritrovare, tornando, energia e speranza, il linguaggio oppositivo e propositivo della ideologia. Ed \u00e8 insieme, come quello di Odisseo e di Enea, un n\u00f2stos e un viaggio oltre i limiti del reale, una discesa agli inferi, nel regno delle ombre, dei morti per raggiungere, con la conversazione, la pi\u00f9 intima, assoluta comunicazione, per dare e avere conforto, dare e avere ragione della morte a causa della guerra. L\u2019eroe Silvestro, attraversato lo Stretto-Acheronte sul battello-traghetto, approda in una Sicilia invernale, livida, in una patria di piccoli siciliani disperati, umiliati dalla miseria e dalla malattia, ma in una patria anche di fieri e indomiti \u00abgran lombardi\u00bb, di uomini che parlano di \u00abnuovi doveri\u00bb, di personaggi una volta attivi e ora chiusi nella non speranza, che annegano il furore nell\u2019oblio del vino. Guida nella discesa memoriale e catartica, nei gironi della naturalit\u00e0 e della carnalit\u00e0 \u00e8 la madre Concezione, possente e sapiente, una madre che non trattiene il figlio bloccandolo a una patologica, infinita adolescenza, come succede al Giovanni Percolla del Don Giovanni in Sicilia di Brancati, ma \u00e8 una madre, quella di Vittorini, che spinge il figlio a ritornare al suo lavoro di linotipista, di compositore di parole, ai suoi doveri di uomo, di scrittore, di intellettuale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">Fallimenti e speranze perdute<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">\u00abLa parola utopia rappresenta nell\u2019uso comune lo stadio ultimo della umana follia o della umana speranza\u00bb scrive Lewis Mumford, autore di una Storia dell\u2019utopia. E aggiunge \u00abche quasi tutte le utopie criticano implicitamente le civilt\u00e0 in cui nascono e sono implicitamente un tentativo di scoprire le possibilit\u00e0 che le istituzioni originano o seppelliscono sotto la crosta delle vecchie usanze e abitudini\u00bb. Ed \u00e8 dall\u2019utopia, parola coniata da Tommaso Moro, dall\u2019utopia, come \u00abstadio ultimo dell\u2019umana speranza\u00bb, che bisogna partire per leggere Le citt\u00e0 del mondo di Vittorini. La concezione utopica credo che sia la matrice del libro. E dobbiamo dunque partire da Platone e, gi\u00f9 gi\u00f9, passare per Bacone e Campanella, il monaco calabrese che, con la sua Citt\u00e0 del sole, aveva inventato la comunit\u00e0 ideale, in cui gli uomini \u00absono ricchi perch\u00e9 non hanno bisogno di nulla; sono poveri perch\u00e9 non posseggono nulla; di conseguenza non sono schiavi delle loro circostanze, ma sono le circostanze che li seguono\u00bb. Partire da Platone, dicevo, e arrivare agli illuministi lombardi, ai Verri, al Beccaria, al Cattaneo; arrivare a Melville, De Foe; arrivare forse fino ad Adorno, Horkheimer, Marcuse. E se nei filosofi antichi l\u2019utopia sorge da un connubbio di religione e di ragione, nei filosofi moderni l\u2019utopia o le \u00abcitt\u00e0 del mondo\u00bb sono le citt\u00e0 dell\u2019uomo, le citt\u00e0 a misura d\u2019uomo, dove l\u2019uomo pu\u00f2 essere felice. Ne Le citt\u00e0 del mondo ancora una volta il siracusano Vittorini ritorna alla Sicilia. Ma vediamo per quali occasioni nasce questo romanzo. Nel 1950 compie un viaggio in Sicilia, insieme al fotografo Luigi Crocenzi e a un gruppo di amici, per preparare un\u2019edizione illustrata di Conversazione in Sicilia (nel \u201949 era uscito Le donne di Messina). Nel \u201950 erano successe molte cose. Vittorini, dopo la famosa polemica con Togliatti, era uscito dal partito comunista. Aveva anche visto, lo scrittore, il fallimento di una certa politica meridionalista e perso la speranza di una soluzione a questo annoso problema. E aveva visto forse fin d\u2019allora che il mondo contadino meridionale era ormai \u00abperduto alla storia\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">Il viaggio in Sicilia del \u201950 fu molto stimolante. Da una parte, incominci\u00f2 a maturare in lui l\u2019idea utopica, utopia come superamento di condizioni statiche inaccettabili (e l\u2019idea gi\u00e0 in qualche modo era espressa ne Le donne di Messina, nella costruzione di una nuova comunit\u00e0 democratica) e dall\u2019altra, si andava definendo in lui l\u2019idea di illuminismo-razionalismo lombardo, della Lombardia o della Milano, ripetiamo, dei Verri e del Beccaria, illuminismo contrapposto alla irrazionalit\u00e0, alla staticit\u00e0, al verghiano fatalismo. Contrapposizione che diventer\u00e0 poi quella tra mondo neo-industriale e mondo contadino. Tema che teorizzer\u00e0 e svilupper\u00e0 ne Le due tensioni e nei fascicoli della rivista Il menab\u00f2, a cominciare dal famoso numero quattro dove si parla di \u00abindustria e letteratura\u00bb. Questa idea, questa utopia vittoriniana, sorta forse per la scoperta del petrolio in Sicilia e per l\u2019impresa di Mattei, ma sorta anche per la frequentazione di quell\u2019industria a misura d\u2019uomo che era rappresentata dalla Ivrea di Adriano Olivetti. Questa generosa idea, questa utopia, sappiamo, s\u2019infrange poi, contro gli scogli della storia, della mala storia, la mala storia che creer\u00e0 gli inferni ambientali e antropologici di Priolo, di Melilli, di Gela.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">Il castello di Lombardia<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">Dietro la sua idea utopica, aveva scritto Vittorini Le citt\u00e0 del mondo, opera che, a causa della delusione storica vuole distruggere. Le citt\u00e0 del mondo, fortunatamente salvato da Ginetta Varisco, seconda moglie di Vittorini, \u00e8 l\u2019ultima opera prima del silenzio narrativo e, come scrive Pampaloni, il romanzo pu\u00f2 \u00abessere letto in positivo e in negativo\u00bb. Poeticamente (e affettivamente) esprime le sue idee, la sua utopia gi\u00e0 in Conversazione in Sicilia con il tema, l\u00ec allora accennato, del Gran Lombardo che \u00abdoveva essere di Nicosia o Aidone; parlava il dialetto ancora oggi quasi lombardo di quei posti lombardi del Val Demone: Nicosia o Aidone\u00bb. Ne Le citt\u00e0 del mondo sviluppa pienamente il tema con la contrapposizione citt\u00e0-lombarde belle, altre citt\u00e0 brutte. Dice Rosario, il pastorello che arriva a Scicli col padre: \u00ab\u2026e la gente \u00e8 contenta nelle citt\u00e0 che sono belle\u2026 e si capisce che sia contenta. Ha belle strade e belle piazze in cui passeggiare, ha magnifici abbeveratoi per abbeverarvi le bestie, ha belle case per tornarvi la sera, e ha tutto il resto che ha ed \u00e8 bella gente. Tu lo dici ogni volta che entriamo a Nicosia. Ma che bella gente ! Lo stesso ogni volta che entriamo ad Enna. Ma che bella gente!\u00bb. Diciamo qui per inciso che per fortuna l\u2019ideale Lombardia siciliana di Vittorini non era, non corrispondeva all\u2019attuale atroce fascistica razzistica Lumbardia di Bossi e della Lega Nord, Nicosia e Aidone non hanno nulla da spartire con Pontida, Pontedilegno o Casalpusterlengo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">Ma torniamo a Enna, la citt\u00e0 che nomina il pastorello Rosario. \u00c8 la citt\u00e0, Enna, dove c\u2019\u00e8 il castello di Lombardia, alto, con le sue alte torri. La citt\u00e0, cos\u00ec alta che \u00e8 tutta un castello di Lombardia ha un monumento in una delle sue piazze. \u00c8 il monumento al socialista Napoleone Colajanni, di Leonardo Ximenes, e questo monumento Vittorini fa fotografare a Crocenzi, nell\u2019edizione illustrata di Conversazione, facendolo riprendere da pi\u00f9 parti. Vittorini identifica Colajanni con il Gran Lombardo. Ne Le citt\u00e0 del mondo, Colajanni compare proprio come statua assieme a quella del re Ruggero, di Garibaldi, della regina Giovanna. Il protagonista storico del movimento contadino, dei Fasci Siciliani, cos\u00ec lombardo, cio\u00e8 cos\u00ec ricco di volont\u00e0 di superare il momento storico \u00e8 il suo eroe positivo. Vitalit\u00e0, movimento, atteggiamento attivo, questo ama Vittorini (e arriva per questo sino alla bestemmia letteraria per il suo contrapporsi al fatalismo di Verga: \u00abil nostro schifosissimo Verga, il pi\u00f9 reazionario tra gli scrittori moderni\u00bb scrive ne Le due tensioni). Ed \u00e8 per questo che Le citt\u00e0 del mondo \u00e8 il libro pi\u00f9 antinaturalistico della letteratura meridionale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">Qui tutto brucia nella metafora. I personaggi sono in figura di funzione, hanno perso la consistenza realistica; parlano in modo metaforico, declamatorio, parlano ritualmente e profeticamente. \u00abCi\u00f2 che interessa l\u2019autore non \u00e8 una mimesi della realt\u00e0 (\u2026), ma una utilizzazione della realt\u00e0 che possa rendere immediatamente, subito, e costituire subito, per le forze storiche, un\u2019arma, uno strumento di trasformazione, o insomma una chiamata a trasformare\u2026\u00bb scrive ancora Vittorini in Le due tensioni. E quindi i personaggi del romanzo sono in continuo movimento sul palcoscenico della Sicilia, il movimento fisico e psicologico, in ribellione e in tensione di felicit\u00e0 e di dolore.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333399;\">Ma che cosa narra infine questo romanzo, uscito postumo, ricordiamolo, nel 1969? Cos\u00ec riporta la nota in chiusura del curatore Vito Camerano, riprendendola dalla rivista \u00abGalleria d\u2019arte e lettere\u00bb del \u201953: \u00abCon questo romanzo che ha per titolo provvisorio Le citt\u00e0 del mondo e che forse finir\u00e0 per intitolarsi I diritti dell\u2019uomo, Vittorini ritorna alla sua Sicilia, ma a una Sicilia diversa da quella di Conversazione, una Sicilia in cui i paesi e le citt\u00e0, per il continuo spostarsi dei personaggi, che sono pastori e contadini, venditori ambulanti e camionisti, prostitute, zolfatari e campieri, paesi e citt\u00e0 sono come vie, piazze, angoli di una medesima citt\u00e0, e, nello stesso tempo, \u00e8 come se questa Sicilia racchiudesse entro i suoi confini l\u2019universo, poich\u00e9 tutto ci\u00f2 che \u00e8 nel libro viene citato come estraneo all\u2019Isola, \u00e8 ancora come se fosse Sicilia. Cos\u00ec i Pirenei, cos\u00ec Gerusalemme e Samarcanda e Tucuman e Ur dei Caldei. E un episodio della Bibbia \u00e8 anche un fatto accaduto in Sicilia, proprio come un parlamento di siciliani radunatisi in un vallone, diciamo delle Madonie o dei Monti Erei, per far festa o cospirare. Una Sicilia che potrebbe essere quella dei Borboni come quella di sempre, la Sicilia fertile e desolata, isola felice e terra di fame\u00bb. La trama di questo romanzo \u00e8 quanto mai aperta e libera. C\u2019\u00e8 la Sicilia, immensa e areosa, biblica e da Mille e una notte, di Ariosto e di Cervantes. Vittorini, in una di quelle classificazioni che vogliono esemplificare, aveva diviso i romanzi in arteriosi e venosi. Ecco, questo suo libro postumo \u00e8 certo il pi\u00f9 arterioso, il pi\u00f9 ricco di ossigeno, di flusso vitale. \u00c8 ricco di luce, di cristallina luce siracusana, del \u00abdolce color d\u2019oriental zaffiro\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Conversazioni-in-Sicilia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-971 alignleft\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Conversazioni-in-Sicilia-200x300.jpg\" alt=\"Conversazioni-in-Sicilia\" width=\"200\" height=\"300\" \/><\/a><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/elio-vittorini.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-970\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/elio-vittorini-228x300.jpg\" alt=\"elio-vittorini\" width=\"228\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/elio-vittorini-228x300.jpg 228w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/elio-vittorini.jpg 455w\" sizes=\"(max-width: 228px) 100vw, 228px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vittorini da Siracusa alle citt\u00e0 del mondo (&#8220;Il Manifesto&#8221;, quotidiano comunista, 24 luglio 2008) Jole, sorella di Elio Vittorini: e viene subito in mente la pi\u00f9 famosa sorella della letteratura italiana, Maria, la Mari\u00f9 di Zuan\u00ec, di Giovanni Pascoli. 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