{"id":93,"date":"2015-01-19T14:14:57","date_gmt":"2015-01-19T14:14:57","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=93"},"modified":"2015-09-16T09:31:39","modified_gmt":"2015-09-16T09:31:39","slug":"il-brano-ritrovato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=93","title":{"rendered":"Il brano ritrovato"},"content":{"rendered":"<p>Con i paesani a Milano dove il sole si appanna nella muffa giallognola<br \/>\nAlla stazione Era frastornato da tutta quella confusione in mezzo ai treni tra vagoni, carrelli, passeggeri sotto il tetto di lamiere e vetro<\/p>\n<p>\u00abA rrivammo, arrivammo!  url\u00f2 uno dentro lo scompartimento . Sveglia, sveglia!\u00bb. Vito apr\u00ec gli occhi, scost\u00f2 la testa di quello accanto che gli dormiva sopra la spalla, e guard\u00f2 fuori attraverso il vetro del finestrino appannato dal fiato suo e dei suoi compagni. Vi sfreg\u00f2 sopra il dorso della mano, ma quell&#8217;appannatura era anche fuori, &#8216;na foschia che sfumava una pianura d&#8217;alberi scheletriti e case, di capannoni e ciminiere. Sent\u00ec ora, tornato fuori dal sonno alla coscienza, tutto il puzzo che ristagnava dentro il treno, di piedi, sigarette e di formaggio. Guard\u00f2 il pavimento, e vide i suoi piedi e le caviglie gonfie dentro le calze verdi, le scarpe accanto, in mezzo a tutto quello z\u00e0ccano che avevano combinato col mangiare, di scorze d&#8217;uova, d&#8217;arance, pezzi di pane, di carte unte d&#8217;olio. Una stalla sembrava, e loro cos&#8217;erano, lui e i suoi paesani, chiusi per un giorno e passa dentro quella stia, se non bestie, muli portati in una fiera. Il treno, dopo un poco, fece una frenata lunga, con stridore, ebbe un sussulto e si ferm\u00f2. \u00abPresto, ohu, arrivammo!\u00bb, fece un altro, alzandosi per tirare gi\u00f9 la valigia. In quel momento scorse la porta, e l&#8217;accompagnatore dell&#8217;Ufficio Provinciale di Caltanissetta, grid\u00f2 dentro: \u00abPrepararsi, prepararsi, la prossima \u00e8 Milano!\u00bb.Vito guard\u00f2 fuori, e vide ch&#8217;erano davanti a &#8216;na stazione, con la tettoia e le colonne di ghisa, ferrovieri e passeggeri l\u00ec di sotto, e la scritta MILANO LAMBRATE. Tir\u00f2 gi\u00f9 allora la sua valigia, indoss\u00f2 la giacca, si mise in testa il tasco, s&#8217;avvolse il lungo collo d&#8217;uccello nella sciarpa.Cercarono di portarsi nel corridoio, ma il corridoio, come il giorno avanti, era affollato, di gente che l\u00ec accucciata, a terra o sopra le valigie, aveva viaggiato tutto il tempo.Il treno fischi\u00f2 pi\u00f9 volte e infine ripart\u00ec. Dopo breve marcia, fu finalmente alla stazione Centrale di Milano. Cominci\u00f2 allora tutta la babilonia, tutto il bordello per scendere dal treno, di molti che vociavano, gridavano, scaricavano valigie e pacchi dai finestrini per far presto a prendere la coincidenza.Erano emigranti che si fermavano in Italia, che avevano parenti o conoscenti in Lombardia o Piemonte, a Varese o Vigevano, a Chivasso, Rivalta o Pinerolo. Napolitani, maggiormente, ma anche Lucani e Calabresi.Il funzionario del Lavoro, il signor Sta\u00ecbbi, passando pel corridoio sopra uomini e valigie, grid\u00f2 ancora dentro: \u00abScendete e aspettate tutti sopra il marciapiede. Non vi muovete da l\u00ec fino a quando non arrivo io\u00bb.E cos\u00ec fecero,&#8217;na volta che poterono scendere dal treno, e Vito si tenne accosto ai suoi due compagni e paesani, a Turi Trubbia e Santo Bruccul\u00e8ri, ch&#8217;erano stati in guerra ed erano pratici di Continente e di cittadi.Era frastornato da tutta quella confusione fra mezzo ai treni, in quell&#8217;immensa stazione di Milano con quel tetto di lamiere e vetro come &#8216;na grande galleria, dentro cui s&#8217;ammassava muffa giallognola vagante. Sopra vagoni, carrelli, passeggeri, manifesti di reclame che Vito a stento riusciva a leggere, Calze Si-Si, Lame Bartali, Inverno Pirelli, Brillantina Vegetale Cubana.Giunse Sta\u00ecbbi e li chiam\u00f2. S&#8217;unirono ad altri gruppi fermi sul marciapiede e formarono cos\u00ec &#8216;na compagnia, uno squadrone ben allineato, con Sta\u00ecbbi accanto a loro che marciava come un capitano. Scesero le scale di quella stazione di marmi e mascheroni, dentro cui passi, voci e pi\u00f9 l&#8217;altoparlante, rintronavano come dentro una grotta, e furono davanti alla cittade grande di Milano.Vito non sapeva dove guardare, gi\u00f9 per la spianata, pel vialone con binari, fili, alberi, macchine e camion con rimorchio che correvano, tram e filobus, e torno torno casoni altissimi che si perdevano in cima dentro a quella muffa. E sopra, sopra quelle case, in cielo, scorse un globo rossastro e appannato, come fosse dietro un vetro affumicato. Cap\u00ec che era il sole, un sole che si poteva benissimo mirare senz?essere allucinati, come &#8216;na luna piena nella notte<\/p>\n<p>Consolo Vincenzo<br \/>\nPagina 31<br \/>\n(19 gennaio 2015) &#8211; Corriere della Sera<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con i paesani a Milano dove il sole si appanna nella muffa giallognola Alla stazione Era frastornato da tutta quella confusione in mezzo ai treni tra vagoni, carrelli, passeggeri sotto il tetto di lamiere e vetro \u00abA rrivammo, arrivammo! url\u00f2 uno dentro lo scompartimento . Sveglia, sveglia!\u00bb. 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