{"id":867,"date":"2013-04-07T16:45:29","date_gmt":"2013-04-07T16:45:29","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=867"},"modified":"2015-12-29T17:04:38","modified_gmt":"2015-12-29T17:04:38","slug":"867","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=867","title":{"rendered":"Vincenzo Consolo e la tragedia del quotidiano"},"content":{"rendered":"<header class=\"single-entry-header\">\n<h1 class=\"entry-title\">Vincenzo Consolo e la tragedia del quotidiano<\/h1>\n<p><span class=\"entry-date\">7 aprile 2013<\/span> <span class=\"entry-author\">Pubblicato da Clotilde Bertoni<\/span><\/p>\n<\/header>\n<div class=\"single-entry-content\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-9636\" src=\"http:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-news_34901_vincenzo-consolo.jpg?resize=620%2C197\" sizes=\"(max-width: 1102px) 100vw, 1102px\" srcset=\"http:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-news_34901_vincenzo-consolo.jpg?resize=300%2C95 300w, http:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-news_34901_vincenzo-consolo.jpg?resize=1024%2C325 1024w, http:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-news_34901_vincenzo-consolo.jpg?w=1102 1102w\" alt=\"cropped-news_34901_vincenzo-consolo.jpg\" width=\"815\" height=\"259\" \/>di <strong>Clotilde Bertoni<\/strong><\/p>\n<p><em>[Questo articolo \u00e8 gi\u00e0 uscito su Alias\/Il Manifesto]<\/em><\/p>\n<p>Per Vincenzo Consolo il romanzo (o meglio l\u2019antiromanzo) storico si rivela presto, secondo le sue parole, \u00abl\u2019unica forma narrativa possibile per rappresentare metaforicamente il presente\u00bb. Ma con il presente, tra gli anni sessanta e i settanta, lo scrittore intrattiene anche un contatto ravvicinato: grazie a una discontinua ma fitta attivit\u00e0 giornalistica, riservata in particolare all\u2019\u201cOra\u201d di Palermo, all\u2019epoca, sotto la direzione di\u00a0Vittorio Nistic\u00f2, tra i nostri pi\u00f9 coraggiosi quotidiani d\u2019assalto. Una collaborazione ora riportata in luce dal volume <em>Esercizi di cronaca<\/em> (Sellerio, pp. 248, E 13,00), curato da Salvatore Grassia e introdotto da Silvano Nigro: ampia selezione di articoli eterogenei, dalle note riservate alla rubrica \u201cFuori casa\u201d, a pezzi di cronaca sulla Sicilia terra d\u2019origine rivisitata spesso, e sulla Milano citt\u00e0 d\u2019adozione della vita; sfaccettato caleidoscopio sulla societ\u00e0 del tempo, percorso per\u00f2 da riconoscibili costanti.<\/p>\n<p>La pi\u00f9 vistosa consiste in uno slancio di denunzia che da un bersaglio all\u2019altro colpisce sempre un obiettivo di fondo, il \u00abcapitalismo onnivoro e autoritario\u00bb dilagante in tutta la penisola, le sue pieghe aberranti come i suoi volti giornalieri, le sue impennate drammatiche come la sua consueta routine. Il sequestro a Salemi di Lorenzo Corleo, esattore legato ai Salvo, nota famiglia di imprenditori mafiosi, diventa mezzo per contrapporre l\u2019\u00abinferno di distruzione e condizione inumana\u00bb del Belice alla sfacciata ricchezza della criminalit\u00e0 collusa con le istituzioni; vicende milanesi diverse \u2013 un feroce delitto gratuito commesso da giovani fascisti di buona famiglia, il gesto disperato di un camionista suicida insieme ai figli, la storia tristemente paradossale di un operaio licenziato perch\u00e9 continua a esprimersi in dialetto campano \u2013 disegnano altre contrapposizioni, tra la carica di violenza che va montando nella grande borghesia fradicia di soldi e pregiudizi e quella di ingiustizia che seguita a rovesciarsi sulle classi disagiate, tra il lusso delle vie del centro e lo squallore dei quartieri periferici abitati dagli emigranti (dove nei giorni festivi \u00absi mastica la desolazione e l\u2019angoscia, si palpa la pena\u00bb); una serie di articoli pi\u00f9 insoliti, diario di una straniante scorribanda estiva tra gli uffici e gli assessorati di Palermo, illustra la deriva della citt\u00e0 \u2013 soffocata dalla carenza d\u2019acqua e dagli abusi dell\u2019amministrazione \u2013 attraverso tragedie di vita quotidiana, ordinarie come i reclami per la pensione di un\u2019\u00abumanit\u00e0 scarnificata e derelitta\u00bb, surreali come il caso dell\u2019uomo che scopre di essere secondo lo Stato Civile defunto a quindici giorni dalla nascita.<span id=\"more-9639\"><\/span><\/p>\n<p>Tutti questi pezzi sono compattati anche dalla chiarezza informativa, da un\u2019adesione all\u2019impegno giornalistico pienissima, ma al tempo stesso mai incolore o prevedibile. Come giustamente sottolineano Nigro e Grassia, negli articoli Consolo evita le rielaborazioni romanzesche della cronaca rese di moda da Capote e dai suoi epigoni, e inoltre rinuncia allo sperimentalismo compositivo e linguistico caratteristico della sua produzione di scrittore; ma l\u2019approccio letterario apparentemente accantonato riemerge di continuo, non solo nei virtuosismi stilistici, nelle pause descrittive o nei rimandi pittorici (l\u2019indugio in <em>Sosta a Sapri<\/em> sul \u00abcielo sospeso\u00bb della primavera siciliana, \u00abd\u2019un colore, come solo Antonello ha saputo fissare nella <em>Crocefissione<\/em>\u00bb); ma soprattutto nella vocazione a oltrepassare la superficie degli eventi, a situarli in prospettive inedite, a penetrarne i sensi profondi come le irriducibili dissonanze.<\/p>\n<p>Una vocazione che segna specialmente la sezione pi\u00f9 corposa del libro, la serie di pezzi su un processo d\u2019Assise che ebbe luogo a Trapani nell\u2019estate del 1975, relativo al caso di tre bambine trucidate a Marsala nel 1971, seguito a un\u2019istruttoria travagliata e a un primo processo interrotto, e per giunta complicato dalle rivelazioni lacunose e contraddittorie dell\u2019imputato, Michele Vinci, tipico esempio di reo confesso inattendibile (infine condannato, ma probabilmente capro espiatorio di un complotto mafioso concepito come ritorsione contro il padre di una delle vittime). Un processo nelle cui ombre Consolo si inoltra non solo mediante rinvii gi\u00e0 classici (come quello al <em>Cos\u00ec \u00e8 (se vi pare)<\/em> pirandelliano, dramma sulla frantumazione della verit\u00e0 in versioni incompatibili, frequentemente evocato nelle cronache giudiziarie), ma soprattutto attraverso un efficace dosaggio di pathos e umorismo, una serrata alternanza tra cupe immagini dell\u2019inestricabile confusione della storia (vista come \u00abterribile metafora\u00bb del pozzo buio in cui erano state ritrovate due delle bambine) e squarci ironici sul funzionamento della macchina giudiziaria, sul curioso senso \u00abdi indifferenza, di apatia, di assuefazione\u00bb prodotto dai suoi riti, dalle sue punte grottesche (il colpo di sonno di un perito, l\u2019atmosfera da gita scolastica di un sopralluogo) e dai suoi tipici addentellati (l\u2019eloquenza fiorita e ampollosa di alcuni avvocati, la calca di spettatori e reporter che, come gi\u00e0 notava un altro scrittore giornalista, Buzzati, rende i dibattimenti simili a prime teatrali) .<\/p>\n<p>La refrattariet\u00e0 delle cose a spiegazioni e soluzioni rassicuranti \u00e8 avvertita con lucidit\u00e0 implacabile ma non rassegnata: ulteriore costante della raccolta, e forse ragione principale della sua presa, \u00e8 la perdurante sospensione tra una dichiarata amarezza e una tenace volont\u00e0 di resistenza. Il pessimismo \u00e8 aspro, sferzante, esteso alla stessa letteratura, ormai compressa e snaturata dagli ingranaggi dell\u2019industria culturale (come indica in particolare <em>Conversazione a Milano<\/em>, resoconto di una passeggiata \u2013 tra librerie rigurgitanti di classici in \u00abnuove e lussuose confezioni\u00bb e di volumi \u00absui vini, sulle automobili, sui fiori\u00bb \u2013 in compagnia di uno Sciascia turbato perch\u00e9 al successo delle sue opere non ha corrisposto una vera sensibilizzazione sulla realt\u00e0 siciliana); il che per\u00f2 non esclude l\u2019auspicio di una reazione, il richiamo a una tensione etica diversa da quella astratta e intellettualistica biasimata nel <em>Sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>, immersa invece nella singolarit\u00e0 e nei disagi dei contesti specifici.<\/p>\n<p>Una tensione a volte ricercata con fervore in voci del passato, come quella del Carlo Pisacane definito \u00abil pi\u00f9 acceso e lucido rivoluzionario del nostro Risorgimento\u00bb, a volte individuata con acume in voci ancora in germe, come quella del giovane pubblico ministero che nel processo Vinci prova a smontare la tesi della colpevolezza unica dell\u2019imputato con una \u00abcritica chiara, precisa, serrata\u00bb: Giangiacomo Ciaccio Montalto, poi sempre pi\u00f9 in prima linea nella lotta al crimine, lasciato allo sbaraglio, ucciso dalla mafia nel 1983. Uno tra i numerosi esponenti di quella che Consolo definisce, in un articolo dedicato proprio all\u2019\u201cOra\u201d, l\u2019\u00abaltra Sicilia\u00bb, \u00abdella cultura e della speranza\u00bb: magistrati, sindacalisti, giornalisti quasi mai ricordati, forse perch\u00e9 la forza delle loro vite smentisce troppo i nauseanti e pervicaci stereotipi sull\u2019equazione tra Sicilia e mafia (tanto cari ai battutisti da tre soldi, tanto comodi per la cattiva coscienza nazionale); o perch\u00e9 la vergogna delle loro morti, spesso agevolate dalla mancanza di qualsiasi protezione, mette in gioco responsabilit\u00e0 troppo pesanti dello Stato; o anche perch\u00e9 restringere il pi\u00f9 possibile il numero dei martiri, enfatizzandone cos\u00ec l\u2019eccezionalit\u00e0, aiuta a eludere l\u2019esigenza faticosa, e prioritaria, di un nuovo impegno collettivo.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vincenzo Consolo e la tragedia del quotidiano 7 aprile 2013 Pubblicato da Clotilde Bertoni di Clotilde Bertoni [Questo articolo \u00e8 gi\u00e0 uscito su Alias\/Il Manifesto] Per Vincenzo Consolo il romanzo (o meglio l\u2019antiromanzo) storico si rivela presto, secondo le sue parole, \u00abl\u2019unica forma narrativa possibile per rappresentare metaforicamente il presente\u00bb. 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