{"id":846,"date":"2015-12-25T08:00:15","date_gmt":"2015-12-25T08:00:15","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=846"},"modified":"2015-12-30T12:25:30","modified_gmt":"2015-12-30T12:25:30","slug":"l-arte-dei-bambinelli-che-conquisto-parigi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=846","title":{"rendered":"L&#8217; ARTE DEI BAMBINELLI CHE CONQUIST\u00d2 PARIGI"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/00433107_b.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-847 alignleft\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/00433107_b-300x200.jpg\" alt=\"00433107_b\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/a><\/p>\n<h1>L&#8217; ARTE DEI BAMBINELLI CHE CONQUIST\u00d2 PARIGI<\/h1>\n<p>C&#8217; \u00c8 QUALCOSA che va al di l\u00e0 del sentirsi legati ad un credo religioso, qualcosa come un richiamo a cui ciascun individuo misteriosamente si abbandona: \u00e8 la notte di Natale. Recitava un&#8217; antica ninnaredda, nome delle sonate e cantate natalizie: \u00abQuantu \u00e8 bedda la notti di Natali, ca partur\u00ecu Maria senza duluri! E fici un figghiu che \u00e8 dignu d&#8217; amari\u00bb. Perch\u00e9 \u00e8 proprio a notte fonda che si ripete l&#8217; evento celebrato in ogni tempo e in ogni luogo della nascita di un bambino. \u00abSera dopo sera &#8211; racconta nel suo testo &#8220;Un remoto e recente presepe&#8221; Vincenzo Consolo &#8211; la cerimonia in chiesa, il rito affollato di suoni, luci, odori, figure, colori. Si snodava in questo modo la novena, si procedeva atto dopo atto, verso la conclusione del gioioso dramma, verso il Natale &#8230;\u00bb. In memoria dei canti che i pastori avevano dedicato al Bambin Ges\u00f9, ogni notte in Sicilia, venivano suonate le novene da ciechi cantastorie, che gi\u00e0 dal 16 dicembre andavano in giro, di casa in casa, per chiedere: \u00abChi vuol prender novena?\u00bb. Questi canti cominciavano e finivano un giorno prima dei tempi liturgici dell&#8217; avvento, tanto che si diceva: \u00abl&#8217; orbi fannu nasciri a lu Bamminu un jornu prima\u00bb. \u00abMolti palermitani &#8211; scrive Giuseppe Pitr\u00e8 in &#8220;Spettacoli e feste popolari siciliane&#8221; &#8211; ricorderanno ancora quel piacere sentito in quella specie di dormiveglia, quando svegliati da un dolce suono si rimane incerti della realt\u00e0 di esso: \u00abAlligr\u00e0tivi, pasturi\/ Gi\u00e0 ch&#8217; \u00e8 natu lu Misia;\/ Bittalemmi a li fridduri\/ &#8216; Spostu &#8216; n vrazza di Maria\u00bb. Era questa una tra le ninnaredde pi\u00f9 note, soprattutto nel palermitano. Pure i ciaramiddari, che modulavano col piffero il suono monotono della cornamusa, facevano la novena, eseguita per\u00f2 durante il giorno o alla sera; chi poteva permettersi poi di spendere qualche soldo in pi\u00f9 riusciva a disporre di una piccola orchestrina composta da un violino, un contrabbasso e un flauto. La preparazione del presepe avveniva giorni o anche settimane prima della novena. Era la rappresentazione figurata di un fantastico assemblaggio di pastori, di cui esisteva una curiosa lista: \u00abla nanna cu li puddicini, lu ricuttaru, lu furnaru, lu piscaturi&#8230;\u00bb. Al centro, tra Maria e San Giuseppe, ecco \u00abil bambinello Ges\u00f9 &#8211; come scrive sempre il Pitr\u00e8 &#8211; il Re della festa\u00bb e di bambini, oggetto di premio e di regalo. In via dei Bambinai, a Palermo, operavano i cirari (ceraiuoli), esperti nell&#8217; eseguire il Bambin Ges\u00f9, raffigurato nei vari atteggiamenti: ora dormiente, ora assiso con le braccia aperte e col rosso cuore in mano, ora sdraiato in mezzo alle ghirlande, a volte rivestito di pregiati abiti in seta e ricami in oro. A volte si trattava di un exvoto raffigurante le fattezze di un bambino reale: il ritratto del figlio guarito, o del neonato tanto atteso. Alcuni di loro recavano un bigliettino con la motivazione dell&#8217; offerta. Queste statuine tramandate di generazione in generazione sono custodite come dei numi tutelari: alcuni di questi bambini ad esempio sono andati a finire con le famiglie emigrate, in Australia, negli Stati Uniti, in Venezuela. La tradizione dei &#8220;bambiniddari&#8221;, come venivano chiamati questi maestri scultori, era molto diffusa in Sicilia. Nella seconda met\u00e0 del Seicento quest&#8217; arte ebbe una tale diffusione e popolarit\u00e0 che i salons parigini dell&#8217; epoca accolsero spesso queste ricercatissime sculture.A rappresentare la Sicilia e l&#8217; arte della ceroplastica fu il siracusano Gaetano Zummo, considerato uno dei pi\u00f9 bravi. La cera d&#8217; api, duttilee delicata, \u00e8 una sostanza secreta dalle api, come il miele, che si riteneva fosse un dono divino. La lavorazione della cera ha dunque una forte valenza simbolica e non \u00e8 un caso quindi che con essa si riproduca l&#8217; immagine del piccolo Ges\u00f9 e di \u00abun progidio\u00bb come scrive sempre Consolo: \u00ab\u00c8 il riso del Bambino di Betlemme, dei bambini di Palermo e d&#8217; ogni luogo del mondo\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/00433107_b.jpg\"><em class=\"author\">VALERIA FERRANTE<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217; ARTE DEI BAMBINELLI CHE CONQUIST\u00d2 PARIGI C&#8217; \u00c8 QUALCOSA che va al di l\u00e0 del sentirsi legati ad un credo religioso, qualcosa come un richiamo a cui ciascun individuo misteriosamente si abbandona: \u00e8 la notte di Natale. 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