{"id":633,"date":"2001-01-01T11:52:39","date_gmt":"2001-01-01T11:52:39","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=633"},"modified":"2015-10-08T12:00:17","modified_gmt":"2015-10-08T12:00:17","slug":"le-interviste-di-italialibri-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=633","title":{"rendered":"Le interviste di ITALIALIBRI\t VINCENZO CONSOLO"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u00abDevo dire che sono nato in una famiglia piccolo borghese&#8230;\u00bb<br \/>\n(Vincenzo Consolo)<\/p>\n<p>Gli anni della formazione<\/p>\n<p>Lei \u00e8 nato in Sicilia nel 1933 sotto il regime fascista e a sette anni dallo scoppio della seconda guerra mondiale. Che tipo d\u2019infanzia ha vissuto?<\/p>\n<p>Ha frequentato la facolt\u00e0 di Giurisprudenza dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica. Qual \u00e8 il tema della sua tesi di laurea?<\/p>\n<p>D. La prima domanda \u00e8 questa: Lei \u00e8 nato in Sicilia nel 1933 sotto il regime fascista e a sette anni dallo scoppio della seconda guerra mondiale. Che tipo d\u2019infanzia ha vissuto?<\/p>\n<p>1933. Benito Mussolini tra la folla<br \/>\nevo dire che sono nato in una famiglia piccolo-borghese. Mio padre era un commerciante, lavorava insieme ai fratelli ed era stato l\u2019unico trasgressore di quelle che erano le regole di comportamento della piccola borghesia di allora, in un paese siciliano. Si era innamorato di una ragazza che era di condizioni economiche un po\u2019 inferiori alle sue. Era senza dote e suo padre voleva che sposasse un\u2019altra ragazza. Mio padre ha insistito, ha voluto quella ragazza di cui si era innamorato e hanno fatto la famosa fuitina, sono scappati e poi hanno regolarizzato il matrimonio successivamente. Mi ricordava mia madre che si erano sposati in sagrestia perch\u00e9 quelli che facevano questo atto trasgressivo non potevano fare il matrimonio in chiesa. Hanno fatto poi otto figli, e questo \u00e8 un segno del loro amore. Noi eravamo gli unici figli di questa autorit\u00e0 che era rappresentata dagli zii e dal nonno. Eravamo sovrastati da questa plurima autorit\u00e0. Io ero il sesto di otto figli.<br \/>\nMio padre non era un intellettuale, era un uomo di poca cultura, pratico, per\u00f2 aveva visto che i fascisti erano le persone meno rispettabili del paese, che sotto il regime avevano trovato la collocazione pi\u00f9 giusta e l\u2019alibi per i loro fallimenti personali. I ricordi pi\u00f9 vividi sono del periodo della guerra quando, al momento dello sbarco degli americani in Sicilia, comincia il periodo dei mitragliamenti, dei bombardamenti e quindi la paura per queste forme che io bambino non riuscivo a capire. Sentivamo i mitragliamenti di notte, le incursioni e anche i bombardamenti dal mare. Le corazzate americane si piazzavano e bombardavano il paese e tutta la costa. C\u2019era il terrore da parte mia. Per un bambino di quell\u2019et\u00e0 \u2013 nel \u201842\/\u201943 avevo 10\/11 anni \u2013 era una violenza inaudita. Finalmente mio padre si convinse e ci trasferimmo in campagna. L\u00ec mi sentii pi\u00f9 rassicurato. Ci furono per\u00f2 dei morti anche in campagna perch\u00e9 le bombe venivano sganciate alla cieca. Mi ricordo la notte terribile, prima che arrivassero gli americani, di questi incessanti cannoneggiamenti, mitragliamenti, bombardamenti. Un mio zio mi fece vedere attraverso un cannocchiale i militari americani che scendevano dalla montagna di San Fratello e quindi ebbi la visione di questi liberatori. Andai con mio padre \u2013 ero un ragazzino curioso e petulante \u2013 in paese per vedere i danni subiti dalle nostre case. La strada del paese dove si affacciava la nostra casa era ingombra di macerie, fili della luce. Non c\u2019erano state per\u00f2 ruberie. Mio padre, quando finimmo l\u2019ispezione a casa nostra dove era crollato un pezzo di casa, mi disse: tu aspettami qui e non prendere niente in mano. Io ero l\u00ec immobile. Pass\u00f2 una colonna di americani. Vidi per la prima volta in vita mia un negro e rimasi sbalordito. Questo nero, vedendo lo stupore del bambino da solo sul marciapiede, mi tir\u00f2 un tubetto di caramelle. Mi colp\u00ec sulla pancia, mi fece male, ma io incuriosito dapprima toccai il tubetto con il piede e poi lo presi in mano. Lo scartocciai e vidi che erano le caramelle con il buco. Quando venne mio padre non gli dissi di aver trasgredito il suo ordine di non toccare niente. Tornammo poi in campagna. Questi ricordi della guerra li ho trasferiti nell\u2019ultimo mio libro, Lo spasimo di Palermo,una sorta di flashback.<br \/>\nMi ricordo del secondo dopoguerra di noi ragazzini, come eravamo esposti a infiniti pericoli, a causa delle bombe sparse di qua e di l\u00e0 e la nostra occupazione preferita era quella di giocare con queste armi, con le micce che incendiavamo, le bombe a mano che buttavamo. Molti miei compagni sono rimasti segnati per la vita da questi giochi proibiti. Mi ricordo un compagno a cui era saltata una mano, un altro che era diventato cieco. Mi ricordo un ragazzino completamente bruciato perch\u00e9 aveva preso fuoco con le micce. Ho un ricordo terribile di queste ulteriori vittime, che erano i bambini, un po\u2019 come in tutte le guerre. Frequentai la scuola media in un istituto religioso di salesiani dove c\u2019era anche l\u2019oratorio. Questa educazione cattolica forzata, i reduci che tornavano, queste sono le mie memorie che ho raccontato nel mio primo libro in cui mi sono liberato di questa memoria dell\u2019infanzia, e che si chiamaLa ferita dell\u2019aprile.<br \/>\nFiniti gli studi della scuola media la mia scoperta del mondo fu andando a studiare a 80 km dal mio paese dove frequentai il ginnasio e il liceo. Fu la rivelazione di un mondo nuovo e diverso. Barcellona era spagnola, catalana, sia di nome che di fatto, gli abitanti erano diversi da quelli del mio paese. Avevano un senso pi\u00f9 libertario, erano delle persone pi\u00f9 intraprendenti, meno ancorate a una geometria di accortezza, parca, che era il mondo del mio paese.<br \/>\nC\u2019era un nucleo di anarchici e c\u2019era un anarchico che era un professore di veterinaria dell\u2019Universit\u00e0 di Messina, un poeta, che era andato in carcere durante il periodo del fascismo e che poi aveva capeggiato, nel secondo dopoguerra, una rivolta di braccianti, aveva ingaggiato una battaglia con i carabinieri, i carabinieri sparando e lui colpendoli con le tegole del tetto di casa sua. E poi fu imprigionato e liberato dalla prigione da Togliatti che lo fece mettere in lista per le elezioni di \u201948. Divent\u00f2 poi deputato. Questo personaggio mi aveva molto affascinato ed \u00e8 stato molto importante nella mia vita. Con il suo libertarismo mi aveva fatto conoscere un altro modo per leggere il mondo, un modo pi\u00f9 libero, pi\u00f9 libertario, soprattutto di opposizione a quelli che sono i periodi di dittatura, di oppressione e di repressione.<br \/>\nD. Ha frequentato la facolt\u00e0 di Giurisprudenza dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica. Qual \u00e8 il tema della sua tesi di laurea?<\/p>\n<p>\u00abSono capitato in uno scaglione di ex detenuti e di persone che facevano il militare in ritardo, perch\u00e9 magari erano andati all\u2019estero ed erano tornati, quasi tutti analfabeti. Io diventai lo scrivano del plotone, scrivevo le lettere per le famiglie di questi militari\u00bb.<br \/>\n(Vincenzo Consolo)<\/p>\n<p>Gli anni della formazione<\/p>\n<p>Lei \u00e8 nato in Sicilia nel 1933 sotto il regime fascista e a sette anni dallo scoppio della seconda guerra mondiale. Che tipo d\u2019infanzia ha vissuto?<br \/>\nHa frequentato la facolt\u00e0 di Giurisprudenza dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica. Qual \u00e8 il tema della sua tesi di laurea?<\/p>\n<p>D. Ha frequentato la facolt\u00e0 di Giurisprudenza dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica. Qual \u00e8 il tema della sua tesi di laurea?<\/p>\n<p>a tesi, in Filosofia del Diritto, riguardava la crisi dei diritti della persona umana, della dichiarazione della Societ\u00e0 delle Nazioni \u2013 allora non si chiamava ancora ONU. Verteva sulla crisi di questi diritti dell\u2019uomo. Non mi sono laureato all\u2019Universit\u00e0 Cattolica, bens\u00ec all\u2019Universit\u00e0 di Messina. Qui a Milano, all\u2019Universit\u00e0 Cattolica, ho fatto tre anni. Vi sono approdato non per convinzioni religiose ma casualmente, perch\u00e9 avevo desiderio di lasciare l\u2019isola e conoscere il famoso continente. Il continente per noi siciliani era una sorta di mito. C\u2019era stato il cognatino del mio fratello maggiore che era approdato prima di me alla Cattolica e quando in casa si fece la riunione per stabilire dove mandarmi a studiare, mio fratello maggiore disse: \u00abLo mandiamo a Milano\u00bb, perch\u00e9 c\u2019era il precedente del cognatino.<br \/>\nAll\u2019Universit\u00e0 Cattolica c\u2019erano molti studenti meridionali delle zone pi\u00f9 depresse, della Calabria, della Lucania, della Puglia. Molti siciliani. Molti erano \u00aba posto gratuito\u00bb perch\u00e9 avevano il certificato di povert\u00e0 che rilasciavano i parroci. Questi miei compagni di scuola divennero poi, con gli anni, classe dirigente italiana. Molti eminenti uomini politici, democristiani, c\u2019erano i fratelli De Mita, Gerardo Bianco, i fratelli Prodi. Era l\u2019Italia che riprendeva le sue fila. Io sono arrivato a Milano nel \u201952 e quindi era ancora una Milano che si stava ricostruendo dopo la ferita della guerra.<br \/>\nPoi ho dovuto interrompere gli studi per un disguido di carattere burocratico \u2013 non avevo presentato i documenti di iscrizione all\u2019Universit\u00e0 per avere l\u2019esenzione militare \u2013 ero stato chiamato militare, sono dovuto partire e sono capitato in uno scaglione di ex detenuti e di persone che facevano il militare in ritardo, perch\u00e9 magari erano andati all\u2019estero ed erano tornati, quasi tutti analfabeti. Io diventai lo scrivano del plotone, scrivevo le lettere per le famiglie di questi militari. Finito il periodo militare che allora era lunghissimo, durava 18 mesi, mi trasferii a Messina dove mi laureai con un professore di filosofia del diritto, uno che aveva fatto parte della Costituente, un socialista. Mi laureai. Come alibi, per ritardare l\u2019impegno con il lavoro, mi mise a fare la pratica notarile, prima presso un notaio del paese e poi andai a fare la pratica presso mio cognato che era notaio a Lipari, e ho vissuto questa bella stagione di peregrinazione per le isole Eolie, dove andavamo a fare i contratti, testamenti, compravendite e cos\u00ec via. Non diventai notaio. Quegli anni mi servirono per coltivare quella che era la mia passione per la lettura. Fu in quegli anni che cominciai a scrivere il mio primo romanzo, La ferita dell\u2019aprile.<br \/>\nD. Questo \u00e8 il momento in cui ha maturato l\u2019idea di diventare uno scrittore di professione?<\/p>\n<p>\u00abCapii attraverso le letture e l\u2019aggiornamento attraverso le riviste letterarie, cosa era successo: la conclusione di un\u2019estetica letteraria che andava sotto il nome di neorealismo e la possibile collocazione come scrittore sulla linea di una scrittura comunicativa oppure di una scrittura espressiva o sperimentale, che dir si voglia\u00bb.<br \/>\n(Vincenzo Consolo)<\/p>\n<p>L&#8217;avventura della scrittura<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il momento in cui ha maturato l\u2019idea di diventare uno scrittore di professione?<br \/>\nCosa L\u2019ha spinta a ritornare a Milano, nel 1968? Come all\u2019inizio si guadagnava da vivere? E come questo ritorno a Milano ha influito sulla sua scrittura?<br \/>\nA questo punto, nella sua scrittura sono presenti dei percorsi che Lei stava gi\u00e0 evolvendo. Ci pu\u00f2 aiutare a individuarli?<br \/>\nAbbiamo detto che la scrittura di questo libro ha preso pi\u00f9 di 10 anni\u2026<\/p>\n<p>D. Questo \u00e8 il momento in cui ha maturato l\u2019idea di diventare uno scrittore di professione?<\/p>\n<p>\u00ec, rifiutai di fare qualsiasi attivit\u00e0 di leguleio, avvocato o fare concorso di giudice o notaio. Ho insegnato nelle scuole agrarie. L\u2019insegnamento in scuole sperdute, in paesini di montagna, mi serviva per conoscere meglio il mondo contadino che io volevo raccontare. Negli anni in cui avevo deciso di fare lo scrittore, gli schemi, gli esempi, gli archetipi nostri erano da una parte Carlo Levi con Cristo si \u00e8 fermato a Eboli e con il libro siciliano Le parole sono pietre, che parlano appunto dei due mondi contadino sotto il fascismo e dall\u2019altra parte i miti di Pavese, diVittorini, soprattutto il Vittorini di Conversazioni in Sicilia. Io volevo conoscere questo mondo, volevo assolutamente rappresentarlo.<br \/>\nL\u2019idea era di una scrittura di tipo sociologico, \u00aballa Carlo Levi\u00bb, per\u00f2 poi quando mi misi a scrivere, con la consapevolezza che acquisii di quello che era successo letterariamente prima che io cominciassi a scrivere, di quello che si stava svolgendo allora in Italia, in campo letterario, capii attraverso le letture e l\u2019aggiornamento attraverso le riviste letterarie, cosa era successo: la conclusione di un\u2019estetica letteraria che andava sotto il nome di neorealismo e la possibile collocazione come scrittore sulla linea di una scrittura comunicativa oppure di una scrittura espressiva o sperimentale, che dir si voglia. La mia opzione \u00e8 stata sulla scrittura espressiva che aveva come archetipo un mio conterraneo, Giovanni Verga, che \u00e8 stato il primo grande rivoluzionario stilistico nella letteratura moderna. Da lui si passava, attraverso altri scrittori, come Gadda e Pasolini di quegli anni. Pasolini nel \u201961 aveva pubblicato il suo saggio sulla lingua italiana che si chiamava Nuove questioni linguistiche, dove diceva della trasformazione della lingua italiana. In parallelo, quello che era accaduto nel nostro Paese sul finire degli anni \u201850, inizio \u201960, della grande trasformazione italiana, della grande emigrazione.<br \/>\nD. Cosa l\u2019ha spinta a ritornare a Milano, nel 1968? Come all\u2019inizio si guadagnava da vivere? E come questo ritorno a Milano ha influito sulla sua scrittura?<\/p>\n<p>uesto mondo, l\u2019ho espresso in parte con il mio primo libro, il libro dell\u2019iniziazione La ferita dell\u2019aprile, dove ho raccontato quello che era il clima sociale, politico del secondo dopoguerra, le prime elezioni regionali in Sicilia del \u201947 e le elezioni del \u201948. Sappiamo che in Sicilia si era perpetuato un sistema economico di tipo medioevale che era quello del latifondo e del feudalesimo. Gi\u00e0 alla fine dell\u2019800 si erano tentate delle riforme agrarie mai attuate. Il fascismo, trionfalisticamente, aveva cercato di adottare una riforma agraria che andava sotto il nome di \u00abassalto al latifondo\u00bb ma era stato un inganno e una finzione. Nel secondo dopoguerra, queste istanze popolari, soprattutto del mondo contadino, si erano di nuovo ricreate. La storia di quegli anni \u00e8 nota, restituita ormai dai libri di storia, dalla filmografia, l\u2019ultimo film che abbiamo visto in questi giorni \u00e8 stato Placido Rizzotto ma ci sono stati tanti \u00abPlacido Rizzotto\u00bb in Sicilia, tanti sindacalisti uccisi dalla mafia alleata con il potere degli agrari. Il movimento indipendentista siciliano cerc\u00f2 un escamotage per staccare la storia della Sicilia dalla storia italiana e farla diventare un\u2019isola indipendente, dove il gioco del potere nella conservazione sarebbe stato pi\u00f9 facile.<br \/>\nL\u2019opposizione dei contadini a questo movimento indipendentistico culmina con la storia di Giuliano, il bandito ingaggiato da questi agrari indipendentisti, che insieme alla mafia gli avevano armato la mano per fare sparare sui contadini che a Portello delle Ginestre festeggiavano il Primo Maggio. Questo episodio riguardava l\u2019elezione del \u201947, in cui c\u2019era stata la vittoria della sinistra che andava sotto il nome di \u00abBlocco del popolo\u00bb, seguita dal revanchismo della conservazione alle elezioni nazionali del \u201948 e la vittoria della DC, grazie anche all\u2019episodio della strage di Portello delle Ginestre, che aveva fatto da intimidazione alle forze progressiste. Io ho cercato di raccontare questo periodo della storia siciliana in questo mio libro. Poi si era attuata la riforma agraria, nel \u201950, ancora una volta una riforma fittizia, perch\u00e9 i contadini assegnatari non avevano modo n\u00e9 strumenti n\u00e9 mezzi per coltivare queste terre, che erano terre che non davano profitto perch\u00e9 erano terre aride, dove mancava l\u2019acqua. Cos\u00ec i contadini sono stati costretti a fare la loro valigia di cartone, a emigrare . E questo \u00e8 stato il grande esodo meridionale.<br \/>\nIl mito del mondo contadino, mentre ero l\u00ec, mi era sparito sotto gli occhi. Il mondo contadino finiva, la gente era costretta ad andare, c\u2019era questo famoso \u00abtreno del sole\u00bb che si riempiva di emigranti che arrivavano a Milano e venivano smistati nell\u2019Europa centrale, nelle miniere del Belgio, in Francia e in Svizzera oppure andavano a Verona e venivano convogliati in Germania. Da contadini si trasformavano in operai e andavano nelle fabbriche del centro Europa, oppure rimanevano nel triangolo industriale nel Nord Italia. Ci sono tanti libri e inchieste su questa emigrazione interna nostra e su tutto quello che era avvenuto in quegli anni. Ho assistito alla fine, de visu, di questo mondo contadino e ho quindi visto l\u2019inutilit\u00e0 del mio stare in Sicilia. Io volevo vedere da vicino questa grande trasformazione della realt\u00e0 italiana.<br \/>\nSollecitato anche da due intellettuali, Vittorini e Calvino, che allora pubblicavano una rivista che si intitolava \u00abMenab\u00f2\u00bb, che invitavano i giovani intellettuali italiani a studiare questa nuova realt\u00e0 italiana, il processo di industrializzazione del nostro paese, l\u2019inurbamento delle masse meridionali sono arrivato a Milano nel \u201968 perch\u00e9 volevo vedere questa grande trasformazione. Mi sono inurbato e prima di partire mi sono consultato con due miei grandi amici, due persone assolutamente diverse e opposte come nascita. Erano due scrittori: uno era Leonardo Sciascia e l\u2019altro era, un poeta, un barone, Lucio Piccolo di Cala Novella, che era cugino diLampedusa e che ho frequentato per tanti anni, perch\u00e9 abitava a Capo d\u2019Orlando vicino al mio paese. \u00c8 stato un grande maestro per me perch\u00e9 era un uomo sapientissimo, conosceva la letteratura e la poesia mondiale in un modo meraviglioso. Conosceva parecchie lingue, era stato scoperto da Montale, pubblicato da Mondadori. Quando decisi di partire, Sciascia mi spinse a partire, qui non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 speranza, se io fossi pi\u00f9 giovane e non avessi famiglia partirei anch\u2019io. Io ero pi\u00f9 giovane, ero libero e quindi pi\u00f9 disinvolto. Piccolo invece, che aveva una concezione romantica della letteratura, mi diceva: non parta, perch\u00e9 rimanendo lontani si ha pi\u00f9 fascino, se raggiunge i centri culturali, l\u00ec diventa uno come tanti altri. Lui non pensava che potessi avere delle altre necessit\u00e0, di vedere questo nuovo mondo che stava nascendo.<br \/>\nSono arrivato a Milano nel \u201968 perch\u00e9 volevo vedere questa grande trasformazione. Nel \u201967 avevo fatto un concorso alla fatidica RAI. La chiamo fatidica perch\u00e9 gran parte degli scrittori sono passati attraverso questa grande madre corruttrice che \u00e8 stata la RAI. Io feci questo concorso per funzionari e lo vinsi. Fummo in 5 su una pletora di concorrenti. Nel concorso si chiedeva tutto lo scibile umano: storia della letteratura, storia del cinema, del teatro, con una commissione molto ampollosa dove c\u2019erano Strehler, Paolo Grassi, il Prof. Apollonio, dirigente della Rai, Leone Piccione e tanti altri. Sono stato assunto a 150.000 lire al mese e nel \u201968 presi servizio alla sede di Milano.<br \/>\nD. A questo punto, nella sua scrittura sono presenti dei percorsi che Lei stava gi\u00e0 evolvendo. Ci pu\u00f2 aiutare a individuarli?<\/p>\n<p>\u00abAl di qua della morte, mentre siamo in vita, il dovere dell\u2019intellettuale \u00e8 quello di essere partecipe a quelli che sono i destini di infelicit\u00e0 dell\u2019uomo, che risiedono nelle zone di marginalit\u00e0 della societ\u00e0, nelle classi meno privilegiate, meno abbienti, e quindi bisogna capire quali sono le condizioni di questi emarginati e perch\u00e9 questi emarginati in certi momenti tragici arrivano a dei gesti estremi\u00bb.<br \/>\n(Vincenzo Consolo)<\/p>\n<p>L&#8217;avventura della scrittura<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il momento in cui ha maturato l\u2019idea di diventare uno scrittore di professione?<br \/>\nCosa L\u2019ha spinta a ritornare a Milano, nel 1968? Come all\u2019inizio si guadagnava da vivere? E come questo ritorno a Milano ha influito sulla sua scrittura?<br \/>\nA questo punto, nella sua scrittura sono presenti dei percorsi che Lei stava gi\u00e0 evolvendo. Ci pu\u00f2 aiutare a individuarli?<br \/>\nAbbiamo detto che la scrittura di questo libro ha preso pi\u00f9 di 10 anni\u2026<\/p>\n<p>D. A questo punto, nella sua scrittura sono presenti dei percorsi che Lei stava gi\u00e0 evolvendo. Ci pu\u00f2 aiutare a individuarli?<\/p>\n<p>uando io ho pubblicato il mio primo libro, La ferita dell\u2019aprile, ero consapevole di cosa sarebbero stati gli argomenti della mia scrittura e cosa mi interessava. Mi interessava il mondo storico sociale, non mi interessavano i problemi personali o le indagini psicologiche. Mi interessava raccontare la Storia, la Sicilia e quindi ho proseguito su questa scelta di argomenti, privilegiando quelli che erano i temi storico-sociali. Mi collocavo anche come stile, come tipo di espressione, su una linea sperimentale e di tipo espressivo.<br \/>\nIn quegli anni, negli anni in cui pubblicai il primo libro, era venuto alla ribalta il Gruppo avanguardistico \u00ab63\u00bb, la cui prima riunione si era svolta a Palermo. C\u2019erano nomi che sono poi diventati famosi: c\u2019era Umberto Eco, Alberto Arbasino, Edoardo Sanguineti, Angelo Guglielmi. Io andai a sentire questi avanguardisti nel momento in cui avevo finito di scrivere il mio libro e mi convinsi, ascoltandoli, che non avevo niente da spartire con loro, la mia scelta era diametralmente opposta alla loro. Pasolini ha fatto una chiarificazione molto netta tra sperimentalismo e avanguardia, due cose assolutamente diverse tra loro. La mia scelta stilistica si poneva sul versante, della sperimentazione. Quindi i temi che sono confluiti nel mio secondo libro, Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio.<br \/>\nLo sfondo del libro \u00e8 storico. Rievoca il 1860, l\u2019arrivo di Garibaldi in Sicilia, che doveva sottrarre al giogo del regno borbonico le zone meridionali, il Regno delle Due Sicilie, le speranze che si erano accese al suo arrivo, come i contadini siciliani avevano inteso l\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia. L\u2019avevano intesa come trasformazione sociale. Finalmente sarebbe stata restituita loro la giustizia che gli era sempre stata negata. Il protagonista del mio libro era uno scienziato che si chiamava Mandralisca, un personaggio storico che, seppure nel passato, da giovane, avesse vissuto una vicenda da rivoluzionario risorgimentale (aveva partecipato ai moti rivoluzionari del \u201948), poi invece si era rinchiuso nella sua casa di Cefal\u00f9 e si era dato allo studio delle lumache. Era un collezionista d\u2019arte perch\u00e9 la moglie era di Lipari, dove lui comprava o reperiva oggetti archeologici. La sua casa era diventata una sorta di museo. Ma soprattutto il barone possedeva un quadro: un ritratto di Antonello da Messina. Ho fatto convergere questi elementi per imbastire la mia narrazione, in cui il personaggio del mio romanzo, questo Barone di Mandralisca, si discosta dal Principe di Salina deIl Gattopardo, il quale guarda questi medesimi avvenimenti storici con estremo disincanto. Per il Gattopardo niente ha valore perch\u00e9 sempre c\u2019\u00e8 questo appuntamento col momento della morte, perci\u00f2 i cambiamenti storici sono assolutamente inutili. C\u2019era una visione metastorica in Salina. Io ho voluto dire il contrario: al di qua della morte, mentre siamo in vita, il dovere dell\u2019intellettuale \u00e8 quello di essere partecipe a quelli che sono i destini di infelicit\u00e0 dell\u2019uomo, che risiedono nelle zone di marginalit\u00e0 della societ\u00e0, nelle classi meno privilegiate, meno abbienti, e quindi bisogna capire quali sono le condizioni di questi emarginati e perch\u00e9 questi emarginati in certi momenti tragici arrivano a dei gesti estremi. Cercare di capire quali sono i motivi che li spingono a tanto, loro che non hanno il potere della scrittura, perch\u00e9 la storia \u00e8 una scrittura continua dei privilegiati, la storia la scrivono sempre quelli che vincono, e quindi era anche un meta-romanzo nel senso che la riflessione era anche sul potere della scrittura letteraria e quindi c\u2019era un\u2019impostazione stilistica e strutturale del libro che metteva in luce queste domande che allora si agitavano nei dibattiti culturali e sulle riviste letterarie.<br \/>\nD. Abbiamo detto che la scrittura di questo libro ha preso pi\u00f9 di 10 anni\u2026<br \/>\nPer la verit\u00e0 non \u00e8 che tutta la stesura\u2026 la vicenda del Sorriso io avevo scritto i primi 3 capitoli e l\u00ec mi ero bloccato, non ero andato pi\u00f9 avanti perch\u00e9 non volevo finire questo libro. Racconto questo episodio perch\u00e9 \u00e8 interessante: mentre io ero gi\u00f9 in Sicilia e lavoravo al giornale \u00abL\u2019Ora\u00bb, il giornale mi aveva mandato a seguire un processo in Corte d\u2019Assise a Trapani, io dovevo fare la cronaca, e spedire da Trapani, perch\u00e9 c\u2019era una redazione del giornale a Trapani, spedire due articoli. Spedire significava scrivere velocemente in albergo questi due articoli, uno di cronaca, del processo, e poi dir\u00f2 di che processo si tratta, e uno di considerazioni, di riflessioni. Finiti gli articoli dovevo correre alla stazione per spedirli per treno, perch\u00e9 allora non si dettava al telefono, non c\u2019erano i fax, eravamo ancora in un mondo arcaico.<br \/>\nIl processo era il processo al cosiddetto \u00abMostro di Marsala\u00bb ed era un tipo, uno di Marsala, un alienato che aveva ucciso tre bambine, che non aveva violentato, non era un caso di pedofilia. Questo criminale deficiente aveva preso queste tre bambine e le aveva buttate in una cava, dove erano morte di inedia. Un delitto inspiegabile. Il pubblico ministero in quel processo era un giudice che si chiamava Ciaccio Montalto, che \u00e8 stato poi ucciso dalla mafia. La sua tesi era che il padre di una bambina, che si chiamava Valente, era un corriere della droga. A un certo punto lui aveva voluto smettere con questi legami, con questi che avevano il monopolio della distribuzione della droga, che erano i mafiosi, e quindi era emigrato in Germania. I mafiosi per fare tornare in Sicilia questo Valente avevano detto a questo deficiente di rapire la bambina. E la bambina usciva di scuola ed era in compagnia di altre due amichette. Lui aveva preso tutte e tre e avevano fatto una fine tragica. Questa era la tesi di Montalto. Un giorno, alla fine di una delle sedute di questo processo, Ciaccio Montalto mi fa segno di avvicinarmi e mi d\u00e0 una pianta, dicendomi: questa \u00e8 la pianta di casa mia, dove abito \u2013 abitava a Val d\u2019Erice &#8211; stasera venga a cena che le voglio parlare. Venga da solo \u2013 c\u2019era mia moglie con me. Mi sentivo gi\u00e0 in un\u2019atmosfera da romanzo poliziesco alla Sciascia, mi sembrava di vivere dentro un film di Francesco Rosi. La sera, con la mia piccola Dyane, andai a Val d\u2019Erice, a cena da Ciaccio Montalto e lui, dopo cena &#8211; abbiamo parlato di letteratura, politica &#8211; mi disse: io ricevo minacce, sia con lettere anonime sia per telefono, minacce di morte, se mi capita qualcosa lei lo scriva. Fatto \u00e8 che il processo fin\u00ec, io tornai a Milano e dopo non so quanti anni questo poveretto viene ucciso, proprio nel momento in cui decide di lasciare la Sicilia e doveva essere trasferito in Toscana. Lui stava indagando sui rapporti di \u00abCosa Nostra\u00bb trapanese con la mafia americana, sul traffico della droga. Ciaccio Montalto viene fatto fuori e io lo scrivo sul \u00abMessaggero\u00bb di Roma e scrivo questa vicenda di lui che mi aveva detto cos\u00ec. Io a Ciaccio Montalto avevo detto: \u00abma scusi, perch\u00e9 lo dice a me e non ai suoi superiori, ai magistrati?\u00bb e lui candidamente mi dice: dei miei superiori non mi fido. Quindi la situazione della magistratura era quella che era. Io ho raccontato la vicenda sul Messaggero e Sciascia allora era deputato a Roma e fa un\u2019interrogazione alla Camera su questa vicenda che avevo raccontato. Il Ministro degli Interni, Rognoni, disse che non gli risultava che Ciaccio Montalto avesse ricevuto delle minacce anonime. Giacomo Ciaccio Montalto era un giovane straordinario, intelligente, colto. Dicevo, che mentre ero l\u00ec, mi arrivano le bozze dei primi due capitoli del mio libro che io avevo dato a uno stampatore di Milano che era un bancarellaio, un libraio di origine siciliana, si chiamava Manusei e volevo finire questo libro, volevo spendere questi due capitoli con questi due racconti in un\u2019edizione numerata con un\u2019incisione di Guttuso. Mi arrivano le bozze di questo libro e capita in Sicilia, in quel frangente, un mio amico che era Corrado Stajano. Arriva a Palermo con la moglie, mi telefona e con mia moglie e con lui ci incontriamo a Palermo. Avevo corretto le bozze e le consegno a lui da portare su a Milano a questo stampatore, lui legge questi due capitoli del libro e rimane molto colpito e scrive un articolo su \u00abIl Giorno\u00bb. Dopodich\u00e9 io ricevo parecchie lettere da editori, fra cui anche Einaudi, e allora io sono stato costretto, tornando a Milano, a finire questo romanzo nell\u2019arco di poco tempo e quindi dal terzo capitolo in poi la scrittura \u00e8 stata molto pi\u00f9 rapida, veloce.<br \/>\nD. Negli anni della neoavanguardia e della seconda rivoluzione industriale, sulle pagine di \u00abMenab\u00f2\u00bb, Calvino lanciava alla letteratura contemporanea la famosa \u00abSfida al labirinto\u00bb, ossia al caos: invitava alla ricerca di soluzioni razionali di problemi dell\u2019uomo o almeno di un \u00abordine mentale abbastanza solido per contenere il disordine\u00bb, nella speranza di \u00absaper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all\u2019inferno, non \u00e8 inferno, e farlo durare, dargli spazio\u00bb, cos\u00ec come scriveva nelle Citt\u00e0 invisibili. A quel tempo qual era la sua posizione al riguardo?<\/p>\n<p>\u00abSi arrivava a una sorta di afasia, di impraticabilit\u00e0 della scrittura che era speculare (sia quella dei futuristi che quella del \u00abGruppo \u201863\u00bb) alla pseudo afasia del potere. Erano due pseudo afasie che corrispondevano. Gli uni per impraticabilit\u00e0 di questo linguaggio, gli altri per occultamento della verit\u00e0, perch\u00e9 il potere occulta sempre la verit\u00e0\u00bb.<br \/>\n(Vincenzo Consolo)<\/p>\n<p>Poetica di Vincenzo Consolo<\/p>\n<p>Negli anni della neoavanguardia e della seconda rivoluzione industriale, sulle pagine di \u00abMenab\u00f2\u00bb, Calvino lanciava alla letteratura contemporanea la famosa \u00abSfida al labirinto\u00bb. A quel tempo qual era la sua posizione al riguardo?<br \/>\nLei ha scritto diversi romanzi che sono stati definiti \u201cstorico-metaforici\u201d e inRetablo (1976) scrive \u00abSembra un destino, quest\u2019incidenza, o incrocio di due scritti&#8230;\u00bb Lei sente di rivivere nella scrittura la scrittura di altri autori e attraverso il romanzo storico le vicende del presente?<br \/>\n\u00c8 questo un modello su cui sente sia impostata anche la sua vita?<br \/>\nPer tanti anni, nonostante la sua permanenza in una grande citt\u00e0 del Nord Italia, Lei \u00e8 stato soprattutto testimone di una realt\u00e0 siciliana e insulare, insieme drammatica e malinconica. In quale punto e in quale delle sue opere sente che queste due realt\u00e0 si siano avvicinate maggiormente?<\/p>\n<p>D. Negli anni della neoavanguardia e della seconda rivoluzione industriale, sulle pagine di \u00abMenab\u00f2\u00bb, Calvinolanciava alla letteratura contemporanea la famosa \u00abSfida al labirinto\u00bb, ossia al caos: invitava alla ricerca di soluzioni razionali di problemi dell\u2019uomo o almeno di un \u00abordine mentale abbastanza solido per contenere il disordine\u00bb, nella speranza di \u00absaper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all\u2019inferno, non \u00e8 inferno, e farlo durare, dargli spazio\u00bb, cos\u00ec come scriveva nelle Citt\u00e0 invisibili. A quel tempo qual era la sua posizione al riguardo?<\/p>\n<p>a mia posizione era perfettamente aderente a quello che era stato il suggerimento calviniano. Io seguivo molto in quegli anni i temi che si dibattevano su questa rivista che era appunto \u00abMenab\u00f2\u00bb, pubblicata da Vittorini e Calvino.<br \/>\nVittorini aveva visto soprattutto la trasformazione linguistica e pensava alla nascita di una nuova koin\u00e8 dall\u2019incrocio dei dialetti meridionali con quelli settentrionali. Lui aveva poca fiducia nei dialetti meridionali perch\u00e9 diceva che erano portatori di rassegnazione e anche di furbizia e corruzione morale. Non aveva tutti i torti perch\u00e9 i dialetti meridionali sono quasi sempre ammiccanti, eufemistici mentre lui trovava i dialetti del Nord Italia, proprio perch\u00e9 crescevano su una realt\u00e0 sociale diversa, molto pi\u00f9 espliciti e pi\u00f9 leali, pi\u00f9 comunicativi. Non immaginava Vittorini, come poi ha visto Pasolini, che su questa ipotetica koin\u00e8 sarebbe poi sorta una super-koin\u00e8 che sarebbe stato il nuovo italiano di tipo tecnologico e aziendale che i mezzi di comunicazione di massa, che allora esplodevano, avrebbe diffuso nel nostro paese, trasformando la lingua italiana.<br \/>\nIl suggerimento di Calvino di dare ordine al caos era un suggerimento del tipo razionalistico-illuministico e alla fine anche un suggerimento di ordine etico e morale. Perch\u00e9 io credo che questa sia la funzione dell\u2019intellettuale e dello scrittore, quella di cercare l\u2019ordine, la ragione di fronte al caos di sempre, non solo dell\u2019epoca di cui parlava Calvino. Al contrario c\u2019era in quegli anni un\u2019avanguardia, rappresentata dal Gruppo \u201863, i cui esegeti, i cui teorici proclamavano che bisognava rompere i nessi di tipo semantico o di tipo sintattico perch\u00e9 questa frattura dei nessi, questo caos linguistico e strutturale rappresentava il caos della societ\u00e0. Uno di questi teorici era Angelo Guglielmi. Questo programma del Gruppo \u201863, non faceva altro che ripetere quello che era stato il programma dei futuristi, soprattutto di Marinetti, il quale aveva dettato un decalogo per poter accedere alla scrittura e proclamava: primo, abolire i verbi, mettere i verbi all\u2019infinito, secondo, abolire gli avverbi; terzo, abolire non so che cosa. Si arrivava a una sorta di afasia, di impraticabilit\u00e0 della scrittura che era speculare (sia quella dei futuristi che quella del Gruppo \u201863) alla pseudo afasia del potere. Erano due pseudo afasie che corrispondevano. Gli uni per impraticabilit\u00e0 di questo linguaggio, gli altri per occultamento della verit\u00e0, perch\u00e9 il potere occulta sempre la verit\u00e0.<br \/>\nL\u2019ha studiato molto bene Pasolini con il suo saggio del 1961 Nuove questioni linguistiche, prendendo come esempio del cambiamento linguistico italiano un brano del discorso di Aldo Moro nel momento significativo dell\u2019inaugurazione dell\u2019Autostrada del Sole. Si capiva che era un linguaggio tecnologico aziendale astratto dove quella che era la realt\u00e0 e la logicit\u00e0 veniva messa in secondo piano \u2013 se c\u2019era \u2013 veniva occultata da questo linguaggio assolutamente illogico, di tipo \u00abcaotico\u00bb.<br \/>\nD. Lei ha scritto diversi romanzi che sono stati definiti \u201cstorico-metaforici\u201d e in Retablo (1976) scrive \u00abSembra un destino, quest\u2019incidenza, o incrocio di due scritti, sembra che qualsivoglia nuovo scritto, che non abbia una sua tremenda forza di verit\u00e0, d\u2019inaudito, sia la controfaccia o l\u2019eco d\u2019altri scritti\u00bb. Per restare alla metafora di Retablo, che \u00e8 poi la metafora del palinsesto, (che \u00e8 poi la situazione dell\u2019intellettuale contemporaneo \u00abpolitically correct\u00bb, che scrive sul retro di fogli gi\u00e0 utilizzati) Lei sente di rivivere nella scrittura la scrittura di altri autori e attraverso il romanzo storico le vicende del presente?<\/p>\n<p>\u00ec. La scelta dei temi, che sono temi storici metaforici e la scelta di questo tipo di linguaggio che \u00e8 un linguaggio di tipo palinsestico, che \u00e8 una scrittura su altre scritture, \u00e8 quello che distingue lo scrittore, del mio tipo, impegnato con la storia, impegnato con le vicende della societ\u00e0 e d\u2019altra parte anche uno scrittore di tipo sperimentale, molto attento alla forma, che non ha una scrittura di tipo razionalistico-illuministico. Voglio dire che gli scrittori illuministi come Moravia, Calvino, Sciascia usano, indifferentemente per qualsiasi tipo di argomento, questo strumento linguistico estremamente razionale, referenziale, comunicativo. Lo scrittore di tipo sperimentale usa un controcodice, che \u00e8 un codice espressivo che tiene conto della tradizione letteraria e linguistica e quindi cerca di portare nella sua scrittura tutti gli echi che fanno parte della nostra tradizione letteraria. Gli avanguardisti al contrario operano una sorta di azzeramento dei linguaggi e su questo azzeramento poi costruiscono un linguaggio artificiale, che \u00e8 quello di cui parlavo prima e che diventa un linguaggio poco praticabile e incomprensibile. Lei ha riportato quella frase di Retablo che \u00e8 emblematica. Gli sperimentalisti tengono conto di quello che \u00e8 la tradizione letteraria e su questa tradizione cercano di elaborare sperimentando e cercando di far coincidere quelle che sono le istanze del nostro tempo e di trasferirle sulla scrittura, di far coincidere cio\u00e8 il libro con il tempo in cui opera, anche se il romanzo \u00e8 di sfondo storico, in cui vi sia quella vitalit\u00e0, quella gente che attualizza il romanzo storico attraverso la metafora e lo fa sembrare lo fa essere specchio della contemporaneit\u00e0, del momento in cui lo scrittore si trova a rappresentare un fatto, a raccontare un evento. Il padre del romanzo storico nella letteratura italiana moderna \u00e8 stato Alessandro Manzoni, lui ci ha insegnato cos\u2019\u00e8 il romanzo storico metaforico. Naturalmente c\u2019\u00e8 un\u2019assoluta diversit\u00e0 tra i romanzi di Walter Scott da cui sembra che Manzoni abbia preso l\u2019idea e I promessi sposi del Manzoni. In Scott non c\u2019\u00e8 metafora, sono delle storie romanzate, mentre il romanzo storico \u00e8 un romanzo immediatamente metaforico perch\u00e9 si parla del passato per illuminare il presente perch\u00e9 i fatti di quel passato che si \u00e8 scelto di raccontare somigliano terribilmente ai fatti della nostra contingenza, del nostro presente: Manzoni parlava del \u2018600 per parlare dell\u2019800 perch\u00e9 nell\u2019800 c\u2019erano gli stessi rischi C\u2019erano i rischi delle stesse follie, degli stessi marasmi sociali, degli stessi fanatismi, delle stesse pesti, delle stesse condanne, delle stesse torture.<br \/>\nD. \u00c8 questo un modello su cui sente sia impostata anche la sua vita?<\/p>\n<p>\u00abIl romanzo storico \u00e8 un romanzo immediatamente metaforico perch\u00e9 si parla del passato per illuminare il presente perch\u00e9 i fatti di quel passato che si \u00e8 scelto di raccontare somigliano terribilmente ai fatti della nostra contingenza, del nostro presente\u00bb.<br \/>\n(Vincenzo Consolo)<\/p>\n<p>Poetica di Vincenzo Consolo<\/p>\n<p>Negli anni delle neoavanguardie e della seconda rivoluzione industriale, sulle pagine di \u00abMenab\u00f2\u00bb, Calvino lanciava alla letteratura contemporanea la famosa \u00abSfida al labirinto\u00bb. A quel tempo qual era la sua posizione al riguardo?<br \/>\nLei ha scritto diversi romanzi che sono stati definiti \u201cstorico-metaforici\u201d e inRetablo (1976) scrive \u00abSembra un destino, quest\u2019incidenza, o incrocio di due scritti&#8230;\u00bb Lei sente di rivivere nella scrittura la scrittura di altri autori e attraverso il romanzo storico le vicende del presente?<br \/>\n\u00c8 questo un modello su cui sente sia impostata anche la sua vita?<br \/>\nPer tanti anni, nonostante la sua permanenza in una grande citt\u00e0 del Nord Italia, Lei \u00e8 stato soprattutto testimone di una realt\u00e0 siciliana e insulare, insieme drammatica e malinconica. In quale punto e in quale delle sue opere sente che queste due realt\u00e0 si siano avvicinate maggiormente?<\/p>\n<p>D. \u00c8 questo un modello su cui sente sia impostata anche la sua vita?<\/p>\n<p>\u00ec, la consapevolezza di sapere che la storia \u00e8 maestra di vita anche se poi continuiamo a fare gli stessi errori. Se guardiamo la storia vediamo per\u00f2 che gli uomini, in un determinato momento, si sono comportati in un determinato modo, hanno fatto quegli errori e allora la consapevolezza storica pu\u00f2 suscitare una certa saggezza, evitare gli errori, dal punto di vista personale ma anche dal punto di vista collettivo. Questo nostro tempo \u00e8 un tempo in cui il passato e la storia diventano uno scandalo, qualcosa da rimuovere e da cancellare, perch\u00e9 il potere politico ci impone di vivere in un infinito presente, dove non si ha consapevolezza del passato, della storia. Era Pasolini che parlava dello scandalo del passato, della rievocazione del passato e invitava a rievocarlo, a trasferirlo nel presente e questo passato diventa scandaloso e ingombrante, irritante da parte del sistema del potere. La letteratura in s\u00e9, in questo nostro contesto, \u00e8 qualcosa di perturbante, qualcosa che crea scandalo perch\u00e9 non \u00e8 dominabile.<br \/>\nD. Per tanti anni, nonostante la sua permanenza in una grande citt\u00e0 del Nord Italia, Lei \u00e8 stato soprattutto testimone di una realt\u00e0 siciliana e insulare, insieme drammatica e malinconica. In quale punto e in quale delle sue opere sente che queste due realt\u00e0 si siano avvicinate maggiormente?<\/p>\n<p>ho espresso, ho cercato di raccontarlo nel mio libro L\u2019olivo e l\u2019olivastro che \u00e8 un libro al di fuori della finzione narrativa, in cui il protagonista non ha nome. \u00c8 scritto in terza persona ma si capisce che l\u2019io narrante \u00e8 il protagonista di questo viaggio nella realt\u00e0. Non c\u2019\u00e8 finzione letteraria. \u00c8 un viaggio in Sicilia, una ricognizione della mia terra, vedere quali sono stati i processi di imbarbarimento, di perdita, di orrori. Per\u00f2 nel libro Ho raccontato la fuga, dopo un terremoto, quello della Valle del Belice nel \u201968, l\u2019anno in cui sono arrivato a Milano. Era un terremoto anche metaforico. Il ritorno del protagonista che non fa che verificare con questo viaggio in Sicilia, che le realt\u00e0, sia pure economicamente diverse, le realt\u00e0 che si chiamano di desiderio sono assolutamente uguali. Si desiderano le stesse cose, si parla lo stesso linguaggio e quindi c\u2019\u00e8 l\u2019omologazione assoluta, l\u2019uniformit\u00e0 in tutte le dimensioni sia nella terra del terremoto sociale sia nella terra della ricchezza. Ci sono solo differenze economiche anche se Sicilia e Lombardia, se Sicilia Nord Est fanno parte dello stesso contesto di primo mondo. All\u2019interno ci sono differenze: maggiore disoccupazione, meno consumi, ma quello che gli economisti chiamano la \u00abofflimit\u00e0\u00bb, cio\u00e8 i desideri provocati, indotti sono uguali sia al Nord che al Sud. Al Sud c\u2019\u00e8 forse pi\u00f9 frustrazione perch\u00e9 i desideri non si possono soddisfare. Non si pu\u00f2 avere la macchina o la cucina o la seconda casa. Al Nord ci sono altri tipi di infelicit\u00e0. Il fatto di ridurre l\u2019uomo soltanto alla dimensione del lavoro, della produzione e del consumo, dove non si aprono altri spazi, spiragli di libert\u00e0, come quella sorta di visione kafkiana della colonia penale. Le societ\u00e0 sviluppate, affluenti, pagano duramente questo prezzo di venire condannate alla colonia penale. Ogni tanto mi viene di pensare alla societ\u00e0 giapponese, a queste creature, questi uomini che vivono roboticamente in questa assoluta condanna al lavoro, al consumo senza nessuna libert\u00e0. Mi sono accorto, durante l\u2019ultimo viaggio, come questa nostra nevrosi, questa alienazione, in Spagna non \u00e8 arrivata del tutto. La gente ama ancora stare insieme, chiacchierare, andare nei bar, perdere tempo. Forse \u00e8 dovuto al ritardo loro, alla dittatura di Franco, non c\u2019\u00e8 il dominio della televisione. La gente sta in mezzo alla strada, non si chiude in casa a vedere la tele. Eppure Madrid \u00e8 una citt\u00e0 fredda, \u00e8 un clima continentale.<br \/>\nE quindi poi tutto questo l\u2019ho trasferito con la finzione narrativa che diventa Lo spasimo di Palermo, questo ritorno nell\u2019isola da parte di questo protagonista che si chiama Gioacchino Martinez, che ritorna nella sua Itaca, da cui era stato costretto a scappare. Sono due libri che bisogna mettere insieme, un primo e un secondo tempo.<br \/>\nD. Alcuni dei personaggi dei suoi romanzi si muovono al confine dell\u2019afasia. Anche il protagonista de Lo spasimo di Palermo \u00e8 chiuso nel silenzio e non riesce pi\u00f9 a scrivere. Lei stesso ha affermato, riferendosi all\u2019opera teatrale Catarsi, che scrisse nel 1989: \u00abLa tragedia rappresenta l\u2019esito ultimo della mia ideologia letteraria, l\u2019espressione estrema della mia ricerca stilistica. Un esito in forma teatrale e poetica, in cui si ipotizza che la scrittura, la parola, tramite il gesto estremo del personaggio, si ponga al limite dell\u2019intelligibilit\u00e0, tenda al suono, al silenzio\u00bb&#8230;<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 necessario comunque scrivere, ma scrivere in una forma che sia non pi\u00f9 dialogante, riducendo la parte dialogica, comunicativa , spostarsi sempre di pi\u00f9 verso la parte espressiva, la parte poetica, perch\u00e9 la poesia \u00e8 un monologo e quindi ti riduci nella parte del coro dove non puoi che lamentare la tragedia del mondo\u00bb.<br \/>\n(Vincenzo Consolo)<\/p>\n<p>Dalla parola al silenzio<\/p>\n<p>Alcuni dei personaggi dei suoi romanzi si muovono al confine dell\u2019afasia. Lei stesso ha affermato: \u00abLa tragedia rappresenta l\u2019esito ultimo della mia ideologia letteraria, l\u2019espressione estrema della mia ricerca stilistica. Un esito in forma teatrale e poetica, in cui si ipotizza che la scrittura, la parola, tramite il gesto estremo del personaggio, si ponga al limite dell\u2019intelligibilit\u00e0, tenda al suono, al silenzio\u00bb&#8230;<br \/>\nSi pu\u00f2 dire cheCatarsi non sia un esperimento isolato&#8230;<br \/>\nIn un certo senso anche Lunaria era un esperimento?<br \/>\nNel 92 Lei ha scritto Nottetempo casa per casa.<\/p>\n<p>D. Alcuni dei personaggi dei suoi romanzi si muovono al confine dell\u2019afasia. Anche il protagonista de Lo spasimo di Palermo \u00e8 chiuso nel silenzio e non riesce pi\u00f9 a scrivere. Lei stesso ha affermato, riferendosi all\u2019opera teatrale Catarsi, che scrisse nel 1989: \u00abLa tragedia rappresenta l\u2019esito ultimo della mia ideologia letteraria, l\u2019espressione estrema della mia ricerca stilistica. Un esito in forma teatrale e poetica, in cui si ipotizza che la scrittura, la parola, tramite il gesto estremo del personaggio, si ponga al limite dell\u2019intelligibilit\u00e0, tenda al suono, al silenzio\u00bb&#8230;<\/p>\n<p>o sento molto che oggi lo scrittore \u00e8 stato espulso dalla societ\u00e0 e quindi non ha pi\u00f9 parole per comunicare con questa societ\u00e0 e quindi la tentazione \u00e8 proprio l\u2019afasia, nel senso che si \u00e8 rotto il rapporto tra il testo letterario e il contesto situazionale. Questo tema dell\u2019afasia l\u2019ho espresso in questa mia operetta che si chiamaCatarsi dove prendevo spunto dalla morte di Empedocle e parlavo di un Empedocle moderno, contemporaneo, che tenta il suicidio sulle falde dell\u2019Etna. \u00c8 un Empedocle che si trova in una situazione estrema. Estrema perch\u00e9 \u00e8 vicino al cratere di un vulcano ed estrema perch\u00e9 \u00e8 sul punto di chiudere la sua vita con il suicidio. Quindi il suo linguaggio \u00e8 un linguaggio che non \u00e8 pi\u00f9 comunicabile. Perch\u00e9 sono arrivato a questa conclusione? Perch\u00e9 penso che oggi il testo letterario, naviga nell\u2019assoluta insonorit\u00e0 di un contesto situazionale. Non trova pi\u00f9 il suo referente, non trova pi\u00f9 l\u2019ascolto. Portavo l\u2019esempio della tragedia greca perch\u00e9 l\u00ec c\u2019\u00e8 un personaggio l\u2019\u00abAnghelos\u00bb (il messaggero) che arriva sulla scena e racconta agli spettatori presenti nella cavea un fatto accaduto in un altro momento, in un altro luogo. Da questo racconto, molto comunicativo, del messaggero, pu\u00f2 avere inizio la tragedia, cio\u00e8 i personaggi della tragedia si muovono e poi c\u2019\u00e8 il coro che commenta in un tono pi\u00f9 alto, con un tono poetico e con il canto e con la danza commenta e lamenta l\u2019azione scenica. Questo \u00e8 la tragedia per esempio moderna di Euripide dove dice Nietsche ne La nascita della tragedia che c\u2019\u00e8 appunto nella tragedia di Euripide, in questa articolazione della tragedia del messaggero dei personaggi e del coro, c\u2019\u00e8 l\u2019irruzione dello spirito socratico, c\u2019\u00e8 il ragionamento. Il ragionamento \u00e8 quello del messaggero, che si rivolge ai personaggi della cavea. Oggi dico che nel nostro contesto, nella civilt\u00e0 di massa, il pubblico della cavea non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. La tragedia si svolge in un teatro vuoto. Non ci sono pi\u00f9 spettatori. L\u2019unico modo per rappresentare la tragedia \u00e8 quella di relegarla nella zona del coro, con un lamentare e commentare la tragedia del nostro tempo in un tono alto, con una forma musicale. Cio\u00e8 far agire soltanto quello che Nietsche chiama lo \u00abspirito dionisiaco\u00bb, che \u00e8 proprio della poesia. Io credo che questa forma letteraria che si chiama romanzo, narrazione, oggi si possa praticare soltanto in una forma poematica. Non \u00e8 pi\u00f9 possibile praticare una scrittura comunicativa che era quella del messaggero, che era lo scrittore di una volta, che narrava e narrando faceva poi delle riflessioni sull\u2019azione narrativa. Quello che faceva Manzoni con le sue riflessioni o tutta la letteratura dell\u2019800. Era lo scrittore che interveniva con la sua autorevolezza e commentava la vicenda che stava raccontando. Oggi non si pu\u00f2 pi\u00f9 raccontare. Io contesto le teorie di Milan Kundera che considera il romanzo come una commistione di narrazione e filosofia. Io credo che questo spirito socratico, riflessivo e comunicativo oggi non sia pi\u00f9 possibile. Credo che si possa narrare soltanto in forma poetica e quindi nella forma meno mercificabile e meno comunicabile possibile.<br \/>\nD. Si pu\u00f2 dire che Catarsi non sia un esperimento isolato&#8230;<\/p>\n<p>on \u00e8 isolato perch\u00e9 poi questa idea l\u2019ho sviluppata ed esplicitata maggiormente ne Lo spasimo di Palermo dove nell\u2019epigrafe Prometeo incatenato dice: \u00abIl racconto \u00e8 dolore, ma anche il silenzio \u00e8 dolore\u00bb. Significativamente il protagonista \u00e8 uno scrittore che ha praticato un tipo di scrittura sperimentale (naturalmente \u00e8 autobiografico) espressiva che decide di non scrivere pi\u00f9 perch\u00e9 arriva all\u2019ultimo stadio della sua sperimentazione, non solo letteraria ma anche all\u2019ultima esperienza della sua vita. Decide di tornare nell\u2019isola da cui era partito e che aveva lasciato anni prima, dovuto a necessit\u00e0, a distacco da una terra che era diventata invivibile, barbarica. Torna e trova la sua conclusione, la sua fine. \u00c8 un Ulisse che viene ucciso dai Proci, da quelli che Pirandello ha chiamato \u00abi giganti della montagna\u00bb che possono essere di qualsiasi tipo. Quindi \u00e8 uno scrittore afasico, uno scrittore che decide di non scrivere in forma narrativa e di scrivere in altre forme: saggistica, ricerca storica&#8230; e si propone di fare delle ricerche su altri temi.<br \/>\n\u00c8 necessario comunque scrivere, ma scrivere in una forma che sia non pi\u00f9 dialogante, riducendo la parte dialogica, comunicativa , spostarsi sempre di pi\u00f9 verso la parte espressiva, la parte poetica, perch\u00e9 la poesia \u00e8 un monologo e quindi ti riduci nella parte del coro dove non puoi che lamentare la tragedia del mondo. Questa forma pi\u00f9 alta che non sia la forma comunicativa. Parlo di forma non di contenuto, la forma poetica. Per questo la mia prosa \u00e8 organizzata in senso ritmico, come se fossero dei versi.<br \/>\nD. In un certo senso anche Lunaria era un esperimento?<\/p>\n<p>Ho scelto questo argomento degli anni &#8217;20, della nascita del fascismo perch\u00e9 mi sembrava che nel momento in cui scrivevo il libro ci fossero tutti i segni che corrispondessero a quei segni di allora, nel senso di crisi delle ideologie, si parlava allora di riflusso e quindi insorgere di nuove metafisiche, di settarismi, &#8230; &#8230; si cominciava a parlare di new age e queste cose qui, che mi sembrano tutte forme di irrazionalismo che preludono \u2013 speriamo che non avvenga \u2013 a delle forme fascistiche di assetti politici di tipo fascistico\u00bb.<br \/>\n(Vincenzo Consolo)<\/p>\n<p>Dalla parola al silenzio<\/p>\n<p>Alcuni dei personaggi dei suoi romanzi si muovono al confine dell\u2019afasia. Lei stesso ha affermato: \u00abLa tragedia rappresenta l\u2019esito ultimo della mia ideologia letteraria, l\u2019espressione estrema della mia ricerca stilistica. Un esito in forma teatrale e poetica, in cui si ipotizza che la scrittura, la parola, tramite il gesto estremo del personaggio, si ponga al limite dell\u2019intelligibilit\u00e0, tenda al suono, al silenzio\u00bb&#8230;<br \/>\nSi pu\u00f2 dire cheCatarsi non sia un esperimento isolato&#8230;<br \/>\nIn un certo senso anche Lunaria era un esperimento?<br \/>\nNel 92 Lei ha scritto Nottetempo casa per casa.<\/p>\n<p>D. In un certo senso anche Lunaria era un esperimento?<\/p>\n<p>nche quello era un esperimento, nel senso che c\u2019era un rifiuto. Questo l\u2019ho sempre teorizzato e praticato, il rifiuto della forma romanzesca, perch\u00e9 credo che oggi non si possono scrivere romanzi. Chi scrive romanzi \u00e8 in malafede o \u00e8 ignorante. Voglio essere radicale, per un volta, credo che nel nostro contesto non si possa pi\u00f9 praticare questa forma narrativa che \u00e8 stata di nobilissima tradizione in Europa e non solo. In questa mia concezione della narrazione non romanzo si inquadrano queste due opere che vengono dette \u00abteatrali\u00bb ma molto teatrali non sono, nel senso che non hanno una loro rappresentabilit\u00e0 ma sono opere da leggere. In Lunaria che \u00e8 una sorta di racconto fantastico dove si riprende un tema leopardiano della caduta della luna che significa la caduta di una cultura, di una civilt\u00e0, non ho voluto adottare la forma narrativa e ho ridotto il racconto alla forma dialogica per cui fatalmente prendeva un aspetto teatrale. Quindi io nego che l\u2019operetta possa essere rappresentata perch\u00e9 \u00e8 un teatro di parola secondo il Manifesto pasoliniano, \u00e8 un linguaggio molto alto e pieno di riferimenti culturali. \u00c8 stato senz\u2019altro rappresentato, ma io non parto da presupposti teatrali, parto da presupposti narrativi e dico che \u00e8 una fiaba raccontata in forma dialogica, senza quelle parti diegetiche che ci sono nelle narrazioni tradizionali.<br \/>\nIo ho cercato di scrivere delle narrazioni nel modo in cui intende questo genere Walter Benjamin, un tipo di scrittura o di racconto che appartiene ancora a una societ\u00e0 pre-borghese.<br \/>\nD. Nel 92 Lei ha scritto Nottetempo casa per casa.<\/p>\n<p>uesto \u00e8 il secondo momento della trilogia, dell\u2019arco storico che ho voluto rappresentare. \u00c8 un romanzo che si svolge negli anni \u201920 e che vuole raccontare la nascita del fascismo vista da un paesino della Sicilia. Per la seconda volta mi sono trovato il paese di Cefal\u00f9 come teatro per i miei personaggi. Personaggi storici veri e come sempre succede nei romanzi storici anche con personaggi di invenzione, come diceManzoni, personaggi che debbono avere il colore del tempo. La vicenda \u00e8 presto detta: c\u2019\u00e8 una famiglia che si chiama Marano, il protagonista \u00e8 un giovane maestro di scuola che si chiama Pietro Marano. Ho adottato questo nome perch\u00e9 ha due significati per me. Marano significa marrano, cio\u00e8 \u00e8 l\u2019ebreo costretto a rinnegare la sua religione e a cristianizzarsi, perch\u00e9 in Sicilia con la cacciata degli Ebrei nel 1492 &#8211; cos\u00ec come in Spagna, &#8211; ci furono quelli che andarono via ma anche quelli che rimasero e furono costretti a convertirsi. \u00c8 stata una forma di violenza. Ho dato il nome di Marano a questa famiglia con questa memoria di violenza iniziale e poi per rendere omaggio allo scrittore Jovine che chiama il suo personaggio principale Marano ne Le terre del sacramento, quindi \u00e8 un omaggio a una certa letteratura meridionalista. Questo maestro ha una famiglia infelice, malata, perch\u00e9 oltre alla memoria genetica di questa violenza iniziale della costrizione a cambiare cultura e religione, c\u2019\u00e8 anche il passaggio di classe di questa famigliola che da contadina diventa famiglia di piccoli possidenti, grazie a un eccentrico signore locale, un barone, un libertario, un tolstojano, che aveva privilegiato questa famiglia, piuttosto che il nipote, che era un perfetto imbecille, uno di questi baronetti di provincia. Questo cambio di classe da contadini a piccoli proprietari terrieri li porta a dover ubbidire alle regole della piccola borghesia, per cui i comportamenti devono essere assolutamente diversi, il padre si ammala di depressione, che nel mondo contadino arcaico viene chiamata licantropia. Questo fenomeno \u00e8 stato studiato dalla principessa di Lampedusa, che era una psicanalista che ha associato la licantropia alla depressione: nel mondo rurale questi poveretti che soffrivano terribilmente, uscivano fuori di casa, magari urlavano e venivano scambiati per lupi mannari. Il padre di questo ragazzo soffre di depressione, malinconia e, preso da questo lacerante dolore dell\u2019esistere, la notte esce. La sorella che si chiama Lucia non pu\u00f2 sposare il giovane pastore di cui \u00e8 innamorata perch\u00e9 non appartiene pi\u00f9 alla sua classe e quindi c\u2019\u00e8 questa sorta di mutilazione sentimentale e la ragazza impazzisce. Il ragazzo si trova di fronte a questa infelicit\u00e0 familiare e immagina \u2013 in questa sua solitudine, nel sopportare questo peso di dolore \u2013 che in una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta e pi\u00f9 armonica, questo dolore privato e familiare si possa distribuire nella societ\u00e0, trovare consolazione nella societ\u00e0. Quindi abbraccia il credo socialista di quegli anni e trova inganno anche l\u00ec perch\u00e9 trova dei massimalisti, degli estremisti che lo portano verso deviazioni per cui questo giovane maestro \u00e8 costretto a scappare e a rifugiarsi in Tunisia, esule, perch\u00e9 ricercato dalla polizia. Intanto fallisce il socialismo in questo primo dopoguerra, c\u2019\u00e8 la crisi delle ideologie, una crisi sociale, disoccupati, reduci che reclamano diritti e c\u2019\u00e8 un decadentismo culturale, l\u2019insorgere di nuove metafisiche, di sette religiose. Un personaggio emblematico \u00e8 un inglese satanista che approda a Cefal\u00f9, dopo una vita di peregrinazioni per il mondo inseguendo questi esoterismi, e immagina che a Cefal\u00f9, creando una chiesa, l\u2019Abbazia di Telema, si possa soppiantare il cristianesimo ed instaurare l\u2019era di Satana. Questo personaggio inglese che si chiamava Aleister Crowley, che aveva conosciuto tutti i maggiori intellettuali dell\u2019epoca, del primo dopoguerra, da Ferdinando Pessoa a Yates a Katherine Mainsfield, faceva parte di sette segrete, era approdato in Sicilia. Questo personaggio storico \u00e8 simbolico di un certo decadentismo culturale, dell\u2019insorgere in certi momenti di crisi ideologica, di nuove metafisiche, di nuovi misticismi sia di segno nero sia di segno bianco. Quando si sceglie un argomento storico non \u00e8 che si sceglie a caso. Io ho scelto per Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio il 1860 perch\u00e9 mi sembrava che il tempo corrispondesse al tempo che stavamo vivendo in Italia negli anni \u201970 e ho scelto questo argomento degli anni \u201920, della nascita del fascismo, perch\u00e9 mi sembrava che nel momento in cui scrivevo il libro ci fossero tutti quei segni che corrispondessero ai segni di allora, nel senso di crisi delle ideologie, si parlava allora di riflusso e quindi insorgere di nuove metafisiche, di settarismi, si cominciava a parlare di new age e queste cose qui, che mi sembrano tutte forme di irrazionalismo che preludono \u2013 speriamo che non avvenga \u2013 a delle forme fascistiche di assetti politici di tipo fascistico. Ho cercato di raccontare cosa sono i decadentismi culturali e cosa sono le forme politiche che insorgono quando ci sono queste forme di decadentismo culturale e di crisi ideologiche.<br \/>\nD. Lei, Consolo, \u00e8 considerato uno scrittore \u201ccolto\u201d, intendendo il collegamento e l\u2019intertestualit\u00e0 della sua scrittura con la scrittura di altri grandi scrittori, Gadda,Verga, Pirandello, Sciascia, Manzoni e cos\u00ec via. Per poter apprezzare pienamente la sua scrittura occorre avere una padronanza di questa mappa letteraria. A quale lettore ideale Consolo scrittore pensa quando scrive?<\/p>\n<p>\u00abIo penso a un lettore che mi somigli, che sia simile a me, che abbia lo stesso tipo di conoscenza\u00bb.<br \/>\n(Vincenzo Consolo)<\/p>\n<p>La questione linguistica<\/p>\n<p>Lei, Consolo, \u00e8 considerato uno scrittore \u201ccolto\u201d. Per poter apprezzare pienamente la sua scrittura occorre avere una padronanza di questa mappa letteraria. A quale lettore ideale Consolo scrittore pensa quando scrive?<br \/>\nIn un\u2019intervista Dacia Maraini ha affermato: \u00ab [La] separazione tra lingua scritta (l\u2019italiano delle Accademie) e lingua parlata (il dialetto) ha impedito lo svilupparsi di una letteratura realmente popolare e nazionale\u00bb. Lei ha dato la sua adesione alManifesto in difesa della lingua italiana.Non pensa che ogni intervento di tipo dirigistico non faccia altro che mantenere questa situazione e aggravarla?<br \/>\nIn un articolo sulla rivista \u00abAutodaf\u00e9\u00bb Lei riporta questa citazione di Roland Barthes: \u00abla lingua non \u00e8 n\u00e9 reazionaria n\u00e9 progressista: \u00e8 semplicemente fascista, il fascismo infatti non \u00e8 impedire di dire ma obbligare a dire\u00bb\u2026<br \/>\nA sei mesi di distanza dalla presentazione del \u00abManifesto in difesa della lingua italiana \u00bb ha rilevato sintomi che fanno presagire un\u2019inversione di tendenze nell\u2019uso dell\u2019italiano?<\/p>\n<p>D. Lei, Consolo, \u00e8 considerato uno scrittore \u201ccolto\u201d, intendendo il collegamento e l\u2019intertestualit\u00e0 della sua scrittura con la scrittura di altri grandi scrittori: Gadda,Verga, Pirandello, Sciascia, Manzoni e cos\u00ec via. Per poter apprezzare pienamente la sua scrittura occorre avere una padronanza di questa mappa letteraria. A quale lettore ideale Consolo scrittore pensa quando scrive?<\/p>\n<p>o penso a un lettore che mi somigli, che sia simile a me, che abbia lo stesso tipo di conoscenza. Io credo che capiti a tutti gli scrittori di immaginare un altro da s\u00e9, che sia un suo doppio. Calvino addirittura diceva che lui pensava a un lettore che la sapesse pi\u00f9 lunga di lui. Qui c\u2019\u00e8 tutta l\u2019ironia calviniana. Lui pensava a un lettore che avesse la stessa consapevolezza, la stessa conoscenza della letteratura che aveva lui ed era molto difficile. Io penso a uno che sia veramente il mio doppio che abbia la mia stessa storia, la mia stessa cultura, le mie stesse letture che faccia parte di una stessa sfera culturale. Quello che non mi riesce di fare, perch\u00e9 mi sembra ingannevole, \u00e8 di essere condiscendente, di mettere in atto delle cose, delle strategie che diventano delle trappole, questi sono confini che non riesco a valicare. Questa rigidit\u00e0 per\u00f2 paga poco.<br \/>\nD. In un\u2019intervista a \u00abLa Libreria di Dora\u00bb Dacia Maraini ha affermato: \u00ab [La] separazione tra lingua scritta (l\u2019italiano delle Accademie) e lingua parlata (il dialetto) ha impedito lo svilupparsi di una letteratura realmente popolare e nazionale\u00bb. Lei ha dato la sua adesione all\u2019iniziativa promossa dall\u2019Associazione \u00abLa bella lingua\u00bb che si \u00e8 concretizzata nel Manifesto in difesa della lingua italiana. Non pensa che ogni intervento di tipo dirigistico non faccia altro che mantenere questa situazione e aggravarla?<\/p>\n<p>\u00ec, io non credo al dirigismo nella lingua. I francesi hanno tentato in tutti i modi di arginare l\u2019invasione dell\u2019americano con il solito loro sciovinismo, Nell\u2019introduzione del mio libro avevo adottato un vocabolo inglese che si adattava benissimo al contesto, al tipo di racconto. L\u2019hanno censurato e hanno messo un vocabolo francese.<br \/>\nLa mia adesione a quel movimento per la salvaguardia della lingua italiana era un po\u2019 mettere un allarme, di dire: stiamo attenti che questa nostra lingua sta sparendo. E in effetti \u00e8 cos\u00ec. C\u2019\u00e8 per\u00f2, paradossalmente, da una parte l\u2019invasione della nostra lingua, che \u00e8 una lingua fragile, perch\u00e9 la nostra \u00e8 una societ\u00e0 fragile dal punto di vista economico, rapportato ai paesi pi\u00f9 potenti. Noi non abbiamo dei bacini di utenza della nostra lingua vasti come quelli inglesi o come quelli spagnoli. Non abbiamo avuto colonie, per fortuna, e quindi l\u2019italiano si parla solamente in questa nostra piccola penisola. Dove avviene che con la rivoluzione tecnologica, con lo sviluppo economico questa nostra lingua, che \u00e8 una lingua bellissima, una lingua complessa, forse una delle lingue pi\u00f9 belle che esistano al mondo, che \u00e8 una lingua complessa, \u00e8 anche una lingua fragile, che sta per essere invasa da lingue che non appartengono alla nostra storia.<br \/>\nLa bellezza della nostra lingua risiedeva nel fatto che aveva due affluenti: la lingua colta delle accademie, la lingua di cultura, quella che Dante chiama \u00abla lingua grammaticale\u00bb e dall\u2019altra parte le lingue popolari, i dialetti, che confluivano verso la lingua centrale. Due affluenti che determinavano un arricchimento continuo.<br \/>\nOggi questi due canali sembra che si siano essiccati e cos\u00ec la nostra lingua \u00e8 diventata una lingua orizzontale, rigida e anche fragile perch\u00e9 invasa da un super-potere che \u00e8 un potere economico, che non \u00e8 il nostro. Questa lingua viene assunta cos\u00ec, senza nessuna critica, matericamente da alcuni scrittori, soprattutto giovani, che non tengono pi\u00f9 conto di quello che \u00e8 l\u2019aspetto linguistico. Da una parte abbiamo questo tipo di letteratura giovanile, giovanilistica, che diventa quasi una scrittura di tipo verbale, che mi ricorda un po\u2019 i neonaturalisti, se si pu\u00f2 usare questo termine, di assumere passivamente sulla carte quelli che erano i segni della societ\u00e0, senza nessun vaglio, nessuna ricreazione. Dall\u2019altra c\u2019\u00e8 il bisogno, da parte di scrittori ma soprattutto dei poeti, di non praticare questa lingua e usare un\u2019altra lingua, che \u00e8 una lingua di ricerca, che \u00e8 assolutamente diversa dal gergo di consumo che usiamo normalmente per cui un personaggio come Edoardo Sanguineti che viene dal Gruppo 63 pu\u00f2 paradossalmente dichiarare di \u00abfare l\u2019elogio della lingua di Maurizio Costanzo\u00bb (popolare conduttore televisivo ndr), proclamando contemporaneamente che la lingua letteraria italiana, di alcuni scrittori italiani, credo del mio tipo, o di tipo sperimentale o meno, \u00e8 una lingua paludata.<br \/>\nQuesta esigenza di una lingua ormai impraticabile la sentono di pi\u00f9 i poeti, infatti oggi i poeti sono tornati a scrivere in dialetto, che non \u00e8 il dialetto che usavano i poeti dialettali, oggi si chiamano poeti \u00abin dialetto\u201d perch\u00e9 lo scelgono con molta consapevolezza e molto rigore per la necessit\u00e0 di trovare una lingua altra che non sia l\u2019italiano impraticabile di oggi. Quando Pasolini scriveva in friulano, allora c\u2019era una realt\u00e0 dialettale che era quella della sua regione, fortemente connotata linguisticamente perch\u00e9 non era un dialetto ma quasi una lingua, il ladino o friulano che si parlava nella sua zona. L\u2019adozione per esempio del romanesco o la polifonia gaddiana, questo orchestrare tutti i dialetti, perch\u00e9 sentivano che la lingua italiana era fortemente compromessa con il dannunzianesimo, aveva altri tipi di compromissioni, quindi perGadda c\u2019era l\u2019esigenza di orchestrare la polifonia dialettale italiana.Leopardi diceva che la ricchezza della nostra lingua stava nel fatto che non era una sola lingua ma tante lingue.<br \/>\nD. In un articolo sulla rivista \u00abAutodaf\u00e9\u00bb Lei riporta questa citazione di Roland Barthes: \u00abla lingua non \u00e8 n\u00e9 reazionaria n\u00e9 progressista: \u00e8 semplicemente fascista, il fascismo infatti non \u00e8 impedire di dire ma obbligare a dire\u00bb\u2026<\/p>\n<p>Portavo l\u2019esempio anche di una mia esperienza personale nel secondo dopoguerra in questo saggio su \u00abAutodaf\u00e9\u00bb, di come i preti all&#8217;oratorio dove ho frequentato le scuole medie ci impedivano di parlare in dialetto\u00bb.<br \/>\n(Vincenzo Consolo)<\/p>\n<p>La questione linguistica<\/p>\n<p>Lei, Consolo, \u00e8 considerato uno scrittore \u201ccolto\u201d. Per poter apprezzare pienamente la sua scrittura occorre avere una padronanza di questa mappa letteraria. A quale lettore ideale Consolo scrittore pensa quando scrive?<br \/>\nIn un\u2019intervista Dacia Maraini ha affermato: \u00ab [La] separazione tra lingua scritta (l\u2019italiano delle Accademie) e lingua parlata (il dialetto) ha impedito lo svilupparsi di una letteratura realmente popolare e nazionale\u00bb. Lei ha dato la sua adesione alManifesto in difesa della lingua italiana.Non pensa che ogni intervento di tipo dirigistico non faccia altro che mantenere questa situazione e aggravarla?<br \/>\nIn un articolo sulla rivista \u00abAutodaf\u00e9\u00bb Lei riporta questa citazione di Roland Barthes: \u00abla lingua non \u00e8 n\u00e9 reazionaria n\u00e9 progressista: \u00e8 semplicemente fascista, il fascismo infatti non \u00e8 impedire di dire ma obbligare a dire\u00bb\u2026<br \/>\nA sei mesi di distanza dalla presentazione del \u00abManifesto in difesa della lingua italiana \u00bb ha rilevato sintomi che fanno presagire un\u2019inversione di tendenze nell\u2019uso dell\u2019italiano?<\/p>\n<p>D. In un articolo sulla rivista \u00abAutodaf\u00e9\u00bb Lei riporta questa citazione di Roland Barthes: \u00abla lingua non \u00e8 n\u00e9 reazionaria n\u00e9 progressista: \u00e8 semplicemente fascista, il fascismo infatti non \u00e8 impedire di dire ma obbligare a dire\u00bb\u2026<\/p>\n<p>a trovavo quanto mai attuale. Portavo l\u2019esempio anche di una mia esperienza personale nel secondo dopoguerra in questo saggio su \u00abAutodaf\u00e9\u00bb, di come i preti all&#8217;oratorio dove ho frequentato le scuole medie ci impedivano di parlare in dialetto. Ed era un retaggio del periodo fascista perch\u00e9 il fascismo voleva cancellare i dialetti e dare una lingua unica a questo paese. Dare una lingua unica a una societ\u00e0 che unica non \u00e8, che armonica non \u00e8&#8230; Questo si \u00e8 potuto verificare in alcuni paesi dove c\u2019era armonia sociale, per cui si \u00e8 creata una lingua unica, uguale per tutti, senza queste digressioni dialettali, mi riferisco a un paese come la Francia. L\u2019affermazione di Barthes scaturiva da un\u2019affermazione di Renard, che diceva che la lingua francese \u00e8 incapace di assurdi, di paradossi, perch\u00e9 \u00e8 una lingua razionale, ma vivaddio \u00e8 una lingua democratica, contestandola. Barthes diceva che la lingua in s\u00e9, il codice linguistico non \u00e8 reazionario, n\u00e9 progressista, \u00e8 semplicemente fascista. Appunto perch\u00e9 il codice linguistico che ci \u00e8 imposto, ci impone di parlare in un determinato modo. Oggi pi\u00f9 che mai la lingua che noi usiamo \u00e8 una lingua fascistica perch\u00e9 appunto \u00e8 elaborata soltanto dal potere economico e quindi dalla tecnologia. Oggi la lingua la impone il sig. Gates. I ragazzini assorbono tutta l\u2019idiozia dei messaggi pubblicitari, nel linguaggio quotidiano ripetono passivamente questi messaggi. Quello \u00e8 fascismo. Non sono linguaggi elaborati da loro, loro li ripetono come delle macchine, dei pappagalli.<br \/>\nD. A sei mesi di distanza dalla presentazione del \u00abManifesto in difesa della lingua italiana \u00bb ha rilevato sintomi che fanno presagire un\u2019inversione di tendenze nell\u2019uso dell\u2019italiano?<\/p>\n<p>on ci sono sintomi. Mi fa impressione sentire \u2013 in confronto all\u2019analisi che aveva fatto Pasolini sul politichese di Aldo Moro, su questa lingua astratta di tipo tecnologico aziendale \u2013 sentire i discorsi dei giovani politici di oggi. Gi\u00e0 Aldo Moro aveva un background di tipo umanistico. Sentire oggi parlare signori come Berlusconi [Berlusconi Silvio, cavaliere, magnate dei mezzi di comunicazione, deputato, controverso fondatore del partito-azienda \u00abForza Italia\u00bb ndr], sembra di ascoltare il linguaggio dei robot. I suoi slogan, mi sembrano appartenere a un linguaggio robotico, pubblicitario, di assoluta forza persuasiva, con un\u2019articolazione ridotta al minimo. I nessi sintattici sono pressoch\u00e8 inesistenti. Non c\u2019\u00e8 articolazione di pensiero, sono solo affermazioni apodittico che servono solo a intimidire e a persuadere. Cos\u00ec erano gli slogan che aveva coniato il nostroD\u2019Annunzio per il Sig. Mussolini. Erano delle urla, delle frasi che cercavano di intimidire e persuadere.<br \/>\nD. Che origine ha e come si colloca l\u2019influenza artistico visiva sulla sua opera e che reazione gener\u00f2 questo suo avvicinamento al mondo della storia dell\u2019arte? Come si \u00e8 sviluppato a come prosegue ai giorni nostri?<\/p>\n<p>\u00abMan mano negli anni ho capito che la visualit\u00e0, la pittura, era per me un modo per fare da contrappeso alla mia ricerca stilistica nel campo della scrittura, nel senso che io inseguo una sorta di musicalit\u00e0 della frase, della prosa, di dare una scansione, un tempo, un ritmo alla frase, di modo che la mia scrittura si avvicina molto a quella che \u00e8 la scrittura poetica e di bilanciare questa sonorit\u00e0 con una parte visiva, di creare una sorta di equilibrio fra suono e visione\u00bb.<br \/>\n(Vincenzo Consolo)<\/p>\n<p>Letteratura e arte figurativa<\/p>\n<p>Che origine ha e come si colloca l\u2019influenza artistico visiva sulla sua opera e che reazione gener\u00f2 questo suo avvicinamento al mondo della storia dell\u2019arte? Come si \u00e8 sviluppato a come prosegue ai giorni nostri?<br \/>\nQuale luogo scenario, ambiente interno o esterno, ricorre pi\u00f9 frequentemente nei suoi romanzi e che funzione\/valore viene ad assumere nei suoi testi?<\/p>\n<p>D. Che origine ha e come si colloca l\u2019influenza artistico visiva sulla sua opera e che reazione gener\u00f2 questo suo avvicinamento al mondo della storia dell\u2019arte? Come si \u00e8 sviluppato a come prosegue ai giorni nostri?<\/p>\n<p>Raffaelo, Lo spasimo di Palermo (dettaglio)<\/p>\n<p>a avuto un\u2019importanza enorme l\u2019arte visiva, la pittura. Io sono nato in una sorta di deserto culturale, in un paesino della provincia siciliana dove non c\u2019era una biblioteca, una pinacoteca, niente, insomma. Le uniche cose che vedevo erano le pitture religiose nelle chiese, per le quali non avevo molta attenzione. Da ragazzino andavo in villeggiatura a Cefal\u00f9 e per la prima volta varcai un museo, il Museo Mandralisca, come il protagonista del mio romanzo e per la prima volta mi sono trovato davanti a questo ritratto di Antonello da Messina che mi impression\u00f2 molto Io ero un adolescente, avr\u00f2 avuto 15-16 anni. Mi impression\u00f2 molto perch\u00e9 era un ritratto enigmatico un po\u2019 sul tipo della Gioconda. Quando uno si trova davanti a questo quadro ci sono delle cose che ti muovono, che ti impressionano, che ti emozionano. Io non sapevo spiegare perch\u00e9 il sorriso di questo ignoto signore, detto popolarmente \u00abl\u2019ignoto marinaio\u00bb, mi incuriosisse tanto. Perch\u00e9 notavo delle fisionomie che mi erano familiari: poteva essere la faccia di mio padre, dei miei zii, di mio nonno, era il tipo mediterraneo. Questo sguardo acuto del personaggio e questo sorriso ironico era un archetipo.<br \/>\nDa l\u00ec cominci\u00f2 la mia curiosit\u00e0 nei confronti della pittura. Quando venni a studiare a Milano cominciai a frequentare le gallerie, le pinacoteche, ero molto incuriosito dalla pittura. Poi il ritratto di Antonello divent\u00f2 per me un elemento di narrazione molto importante, fa da filo conduttore di tutto il romanzo (Il sorriso dell&#8217;ignoto marinaio NdR), e poi man mano negli anni ho capito che la visualit\u00e0, la pittura, era per me un modo per fare da contrappeso alla mia ricerca stilistica nel campo della scrittura, nel senso che io inseguo una sorta di musicalit\u00e0 della frase, della prosa, di dare una scansione, un tempo, un ritmo alla frase, di modo che la mia scrittura si avvicina molto a quella che \u00e8 la scrittura poetica e di bilanciare questa sonorit\u00e0 con una parte visiva, di creare una sorta di equilibrio fra suono e visione. Questa era l\u2019esigenza.<br \/>\nIn Retablo c\u2019\u00e8 addirittura un pittore come protagonista del romanzo, ma anche in Nottetempo, casa per casa c\u2019\u00e8 ancora il ritorno di Antonello da Messina, e ci sono anche altri riferimenti pittorici.<br \/>\nNe L\u2019olivo e l\u2019olivastro ci sono due squarci narrativi, dove si entra nella finzione letteraria. Uno \u00e8 il racconto della fuga di Caravaggio dall\u2019Isola di Malta quando approda in Sicilia, arriva a Siracusa e gli viene commissionato dal Senato il Seppellimento di Santa Lucia. Io cerco di raccontare in forma narrativa questo soggiorno a Siracusa di Caravaggio, il momento in cui lui dipinge questo grande quadro che oggi si trova al Museo Bellomo. Infine poi ne Lo spasimo di Palermo c\u2019\u00e8 un quadro di Raffaello che si chiama Lo spasimo di Sicilia, un quadro che Raffaello aveva dipinto per la chiesa degli Olivetani di Palermo e che poi and\u00f2 al re di Spagna Filippo IV ed ora si trova al Prado. Questo quadro commissionato dai padri olivetani era destinato alla chiesa che si chiama \u00abLo spasimo di Palermo\u00bb. Raffaello intitol\u00f2 il quadro Lo spasimo di Sicilia e questa parola \u00abspasimo\u00bb prende una connotazione quasi universale, lo spasimo del mondo, quello che \u00e8 il dolore del mondo.<br \/>\nD. Quale luogo scenario, ambiente interno o esterno, ricorre pi\u00f9 frequentemente nei suoi romanzi e che funzione\/valore viene ad assumere nei suoi testi?<\/p>\n<p>\u00e8 questo ipogeo, c\u2019\u00e8 la visione dell\u2019ipogeo continuamente e credo che sia dovuto al fatto che io cerco di partire sempre dalle radici pi\u00f9 profonde e quindi anche le immagini di questi luoghi sotterranei, di queste caverne, siano un po\u2019 il corrispettivo della profondit\u00e0 della lingua e della profondit\u00e0 della storia. Andare fino alle radici per poi risalire verso le zone della comunicazione, le zone della societ\u00e0. Sono luoghi che mi hanno sempre affascianto. \u00c8 indecente raccontare i propri sogni, per\u00f2 devo dire che un mio sogno ricorrente \u00e8 un sogno archeologico, un sogno che poi ho scoperto faceva anche il padre della psicanalisi assieme a Freud che era Jung. Nel sogno io mi calo in dei sotterranei dove scopro degli oggetti antichi, vasi o rotoli di pergamena, che mi danno molta gioia. Ho interpellato un mio amico psicanalista e mi ha detto che \u00e8 un sogno positivo e quindi evidentemente questo sub-conscio emerge nella mia scrittura. La mia ricerca linguistica anche in quel senso, io cerco le parole che vengono da lontananze storiche, di lingue antiche, greco, latino, arabo e quindi c\u2019\u00e8 questo bisogno di ripartire dalla profondit\u00e0. In tutti i miei libri c\u2019\u00e8 l\u2019evocazione di questi luoghi sotterranei.<br \/>\nD. Arriviamo all\u2019attualit\u00e0&#8230;<\/p>\n<p>Non pensa che sia la faziosit\u00e0 nevrotica a condannare i cittadini alla dipendenza da personaggi incapaci o corrotti? E infine non pensa che questa stessa faziosit\u00e0 fosse gi\u00e0 insita nel DNA degli italiani, quando si fronteggiavano Guelfi e Ghibellini?<br \/>\nMauro, il figlio terrorista de Lo spasimo di Palermo si fa portare in carcere arance e libri. Quali libri chiederebbe che le si portassero in un\u2019analoga situazione?<br \/>\nEmilio Tadini sostiene che il sistema attuale e dell\u2019editoria e della distribuzione, puntando sui bestseller, abbia finito per escludere i testi di valore \u2013 testi, invece, che vengono accolti da Internet, dove vi sono siti che grazie alle loro migliaia di contatti stanno creando intorno al Testo una comunit\u00e0 capace di discutere e di \u00ababbozzare ci\u00f2 che noi si chiamerebbe \u201c critica\u201d\u00bb. Qual \u00e8 la sua opinione al riguardo?<br \/>\nLei, vive con un disagio gli intervalli, talora anche consistenti, che intercorrono tra l\u2019uscita dell\u2019uno e l\u2019altro dei suoi romanzi?<br \/>\nIl teatro non \u00e8 un genere che Lei abbia esplorato gran ch\u00e9. Come mai?<\/p>\n<p>D. Arriviamo all\u2019attualit\u00e0. Lei sembra vivere la politica in maniera viscerale. Siamo alla vigilia di un\u2019elezione che verr\u00e0 vinta al 90% dall\u2019opposizione. Non pensa che sia a destra sia a sinistra in Italia sembri contare di pi\u00f9 la fedelt\u00e0 ad oltranza ad uno schieramento (o lo spregio per uno schieramento opposto) che la capacit\u00e0 di determinare l\u2019effettiva competenza e affidabilit\u00e0 di una squadra di governo? Non pensa quindi che sia proprio questa faziosit\u00e0 nevrotica a condannare i cittadini alla dipendenza da personaggi incapaci o corrotti? E infine non pensa che questa stessa faziosit\u00e0 fosse gi\u00e0 insita nel DNA degli italiani, quando si fronteggiavano Guelfi e Ghibellini?<\/p>\n<p>Orologio geo-politico<br \/>\nLa copertina di questo autorevole settimanale britannico, in edicola nei giorni in cui \u00e8 esce l&#8217;intervista, colloca l&#8217;Italia, di fronte all&#8217;incognita del voto del maggio 2001, in un&#8217;atmosfera di evidente apprensione, condivisa anche dalla comunit\u00e0 internazionale.<br \/>\nontesto il fatto che io viva in modo viscerale la politica. Ho sempre cercato di esercitare la razionalit\u00e0, ho avuto sempre i miei principi politici e la mia ideologia nella quale ho sempre creduto e ho cercato di interpretare la mia azione nella societ\u00e0 rimanendo fedele alla mia ideologia. Sono stato e sono un marxista, pi\u00f9 gramsciano che marxiano. Penso che questo sia un Paese che non ha mai avuto un\u2019effettiva democrazia. Parlavamo poco fa della mancanza di una societ\u00e0. \u00c8 un Paese che vive in una sorta di immobilismo seicentesco, in una sorta di eterno controriformismo. Facciamo dei passettini avanti nel senso della democrazia e della uguaglianza e poi immediatamente c\u2019\u00e8 una sorta di ritorno indietro e tutto questo diventa disperante.<br \/>\nDa qui nasce la faziosit\u00e0 della nostra civilt\u00e0 ancora comunale di guelfi e ghibellini e da questa continua crisi italiana nascono i mestatori, i profittatori, gli opportunisti, i vili, i trasformisti, i delatori e tutto quanto di orrore c\u2019\u00e8 in questo paese. Non siamo arrivati con la dittatura fascista alla teorizzazione dell\u2019orrore assoluto come in Germania, per\u00f2 si sono scatenati in questo Paese tutte le meschinit\u00e0, le vigliaccherie, con l\u2019avvento della dittatura fascista, che sono proprie del carattere italiano. Quindi possiamo diventare feroci. Siamo considerati \u00abitaliani brava gente\u00bb quando bravi non siamo. Il nostro segno pi\u00f9 evidente penso sia quello della vilt\u00e0, siamo un popolo vile e questo lo dico non mitizzando l\u2019eroismo, ma siamo un Paese irrazionale, un Paese che nella sua storia non ha mai raggiunto la maturazione o la maturit\u00e0. Non ci sono state forme di ribellismo, non c\u2019\u00e8 mai stata una rivoluzione, ci sono stati tentativi di illuminismo, in Piemonte e in Lombardia e a Napoli che sono naufragati perch\u00e9 erano delle forme elitarie che non hanno mai raggiunto gli strati popolari e quindi destinati al fallimento.<br \/>\nCi sono stati degli ideologi, come Mazzini e Pisacane che hanno cercato di liberare gli strati popolari e sono stati uccisi, come Pisacane, da quegli stessi popolani che loro volevano liberare. La storia italiana \u00e8 fatta di questa vilt\u00e0, di questa ignoranza, di questa incomprensione. Un Paese dove non c\u2019\u00e8 stata una rivoluzione borghese e ancora adesso piangiamo di questa mancata rivoluzione.Moravia riportava una frase molto bella di Brancati. Pronunziata nel secondo dopoguerra, parlando della Sicilia diceva: \u00abIn Sicilia per essere almeno liberali bisogna essere comunisti\u00bb.<br \/>\nQuesta frase si pu\u00f2 estendere a tutta l\u2019Italia. Per essere almeno liberali bisogna essere comunisti. Non comunisti nel senso in cui lo dice Berlusconi (1) con orrore, ma nel senso di pensare a una societ\u00e0 giusta dove non ci sia il sopraffattore, il feudatario, non ci sia quello che ti fa lavorare in nero, quello che sfrutta, lo xenofobo e cos\u00ec via.<br \/>\nD. Mauro, il figlio terrorista de Lo spasimo di Palermo si fa portare in carcere arance e libri. Quali libri chiederebbe che le si portassero in un\u2019analoga situazione?<br \/>\nChiederei il libro assoluto, letterario, che per me \u00e8 La Divina Commedia. Chiederei il Don Quijote de la Mancha con il rammarico di non poterlo gustare nella sua lingua originale, non conosco lo spagnolo. Voglio essere partigiano e ritornare alla mia terra: rileggerei I Malavoglia e mi piacerebbe rileggere I promessi sposi di Manzoni. Questi credo siano l\u2019ossatura della nostra cultura, della nostra letteratura. Non tralascerei naturalmente Leopardi sia nello Zibaldone che nella poesia. Credo che sia una continua ossigenazione del nostro pensiero e del nostro sentimento.<br \/>\nD. In un elzeviro dal titolo I testi di valore salvati dalla rete, pubblicato venerd\u00ec 2 febbraio 2001 sul \u00abCorriere della Sera\u00bb, Emilio Tadini, dopo aver fatto una distinzione tra testo e libro ed aver affermato la priorit\u00e0 del primo sul secondo, sostiene che il sistema attuale e dell\u2019editoria e della distribuzione, puntando sui bestseller, abbia finito per escludere i testi di valore \u2013 testi, invece, che vengono accolti da Internet, dove vi sono siti che grazie alle loro migliaia di contatti stanno creando intorno al Testo una comunit\u00e0 capace di discutere e di \u00ababbozzare ci\u00f2 che noi si chiamerebbe \u201c critica\u201d\u00bb. Qual \u00e8 la sua opinione al riguardo?<\/p>\n<p>\u00abIn internet credo che avvenga questo: chiunque pu\u00f2 immettere un proprio testo senza nessun vaglio perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 il vaglio dei lettori editoriali delle case editrici, non c\u2019\u00e8 il vaglio della critica per cui il prodotto pseudo-letterario viene immesso subito alla fruizione dei lettori e non ha nessuna griglia e quindi, come si fa a giudicare un prodotto cos\u00ec? Non so se siamo di fronte alla democrazia assoluta in questo senso. Io credo che nella cultura, in letteratura non possa esistere la democrazia. Ci vuole una aristocratica selezione\u00bb.<br \/>\n(Vincenzo Consolo)<\/p>\n<p>Conclusione<\/p>\n<p>Non pensa che sia la faziosit\u00e0 nevrotica a condannare i cittadini alla dipendenza da personaggi incapaci e corrotti? E infine non pensa che questa stessa faziosit\u00e0 fosse gi\u00e0 insita nel DNA degli italiani, quando si fronteggiavano Guelfi e Ghibellini?<br \/>\nMauro, il figlio terrorista de Lo spasimo di Palermo si fa portare in carcere arance e libri. Quali libri chiederebbe che le si portassero in un\u2019analoga situazione?<br \/>\nEmilio Tadini sostiene che il sistema attuale e dell\u2019editoria e della distribuzione, puntando sui bestseller, abbia finito per escludere i testi di valore \u2013 testi, invece, che vengono accolti da Internet, dove vi sono siti che grazie alle loro migliaia di contatti stanno creando intorno al Testo una comunit\u00e0 capace di discutere e di \u00ababbozzare ci\u00f2 che noi si chiamerebbe \u201c critica\u201d\u00bb. Qual \u00e8 la sua opinione al riguardo?<br \/>\nLei, vive con un disagio gli intervalli, talora anche consistenti, che intercorrono tra l\u2019uscita dell\u2019uno e l\u2019altro dei suoi romanzi?<br \/>\nIl teatro non \u00e8 un genere che Lei abbia esplorato gran ch\u00e9. Come mai?<\/p>\n<p>D. In un elzeviro dal titolo I testi di valore salvati dalla rete, pubblicato venerd\u00ec 2 febbraio 2001 sul \u00abCorriere della Sera\u00bb, Emilio Tadini, dopo aver fatto una distinzione tra testo e libro ed aver affermato la priorit\u00e0 del primo sul secondo, sostiene che il sistema attuale e dell\u2019editoria e della distribuzione, puntando sui bestseller, abbia finito per escludere i testi di valore \u2013 testi, invece, che vengono accolti da Internet, dove vi sono siti che grazie alle loro migliaia di contatti stanno creando intorno al Testo una comunit\u00e0 capace di discutere e di \u00ababbozzare ci\u00f2 che noi si chiamerebbe \u201c critica\u201d\u00bb. Qual \u00e8 la sua opinione al riguardo?<\/p>\n<p>on conosco, ed \u00e8 una mia mancanza, il mondo di Internet. Questa osservazione di Tadini ho l\u2019impressione che riprenda un discorso che faceva pochi giorni fa Yaroslaw Kapuchinsky, questo giornalista straordinario e bravissimo che parlava della globalizzazione. Lui poggiava l\u2019accento sui libri e sulla cultura. Oggi non importa pi\u00f9 sapere se un libro \u00e8 buono o cattivo ma importa sapere, con un criterio di tipo merceologico, quante copie ha venduto. La stessa cosa si pu\u00f2 dire dei dischi, della musica.<br \/>\nOggi vale pi\u00f9 il numero della qualit\u00e0. Questo \u00e8 un andazzo che mette in apprensione. Non vi sono criteri estetici, etici per giudicare un libro. Il discorso del bestsellerismo \u00e8 un discorso che si morde la coda per cui non importa pi\u00f9 se il libro ha dei contenuti, del valore letterario o meno, importa che un numero di lettori abbia raggiunto questo libro, per cui diventa una reazione a catena, un elemento di persuasione per tutti gli altri per cui i lettori, o almeno gli acquirenti, diventano sempre di pi\u00f9. Ho detto tanti anni fa questo: il momento della mutazione \u00e8 avvenuto in Italia tanti anni fa con il fenomeno de Il nome della rosa. Il fenomeno de Il Gattopardo aveva altri significati, altre spiegazioni, Il nome della rosa ha segnato il momento della mutazione, \u00e8 diventato un bestseller a carattere internazionale, poi \u00e8 venuta la Tamaro, oggi c\u2019\u00e8 Camilleri, si potrebbe andare all\u2019infinito, Baricco ecc. Non discuto sul valore intrinseco del libro parlo come fenomeno di bestseller. Diventa una reazione a catena. Ci sono tanti motivi per spiegare il fenomeno ma c\u2019\u00e8 qualcosa di extra-letterario che induce, persuade, che innesca questo fenomeno della reazione catena per cui bisogna comprare quel libro e il fatto che lo comprino in centomila, ci sono altri centomila che vogliono quel libro. Si va poi all\u2019infinito. Moraviacercava di dare una spiegazione al fenomeno del bestseller. Cos\u2019\u00e8 il bestseller? Lui diceva che non \u00e8 che uno scrittore si cala dall\u2019alto e cerca di mettere in atto gli elementi per creare il bestseller. Questo non riesce quasi mai. Invece una persona che dal basso d\u00e0 il meglio di s\u00e9 in quel momento, incontra il gusto corrente di quel momento. Cos\u00ec avviene il bestseller.<br \/>\nAl di l\u00e0 di questo ci sono anche fenomeni di induzione oggi. I messaggi pubblicitari, i fatti extra-letterari, che sono la presenza dello scrittore nelle ribalte mediatiche, il fatto di essere personaggio, sono tante connotazioni che possono spiegare il fenomeno del bestseller. Questo discorso di Kapuchinsky \u00e8 stato ripreso pochi giorni fa da Arbasino su \u00abla Repubblica\u00bb e quindi credo che il discorso di Tadini sia la conseguenza di questo articolo di Kapuchinsky. Io parlavo della fine della letteratura in questo senso, parlavo delle sacche di resistenza di fronte a questa globalizzazione. In Internet credo che avvenga questo: chiunque pu\u00f2 immettere un proprio testo senza nessun vaglio perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 il vaglio dei lettori editoriali delle case editrici, non c\u2019\u00e8 il vaglio della critica per cui il prodotto pseudo-letterario viene immesso direttamente alla fruizione dei lettori e non ha nessuna griglia e quindi, come si fa a giudicare un prodotto cos\u00ec? Non so se siamo di fronte alla democrazia assoluta in questo senso. Io credo che nella cultura, nella letteratura non possa esistere la democrazia. Ci vuole una aristocratica selezione.<br \/>\nD. Lei, vive con un disagio gli intervalli, talora anche consistenti, che intercorrono tra l\u2019uscita dell\u2019uno e l\u2019altro dei suoi romanzi?<br \/>\nNon sono uno scrittore con l\u2019assillo della pubblicazione annuale o semestrale. Io penso di pubblicare un libro quando penso che il libro sia necessario, che abbia una sua necessit\u00e0 ma soprattutto che abbia una sua consequenzialit\u00e0 nel senso che si possa riallacciare a quello che era stato il mio libro precedente.<br \/>\nD. Io aggiungerei solo una cosa. Nonostante la tragedia sia il genere che potrebbe maggiormente classificare i suoi testi \u2013 e in effetti \u00e8 una strada che Lei ha percorso, d\u2019altra parte Lei utilizza decisamente una metrica nei suoi scritti e, in un certo senso si tratta di versi, anche se non si presentano in forma di poesia, ma di prosa \u2013 eppure il teatro non \u00e8 un genere che Lei abbia esplorato gran ch\u00e9. Come mai?<br \/>\nLe zone deputate al teatro sono impraticabili perch\u00e9 \u00e8 un mondo cos\u00ec invaso dal profitto e dagli estetismi che \u00e8 impraticabile. Le mie opere sono tragedie, Lo spasimo di Palermo \u00e8 una tragedia e questo l\u2019hanno detto i critici, sia italiani che francesi. \u00c8 appena uscita la traduzione spagnola e un critico sul \u00abEl Pa\u00eds\u00bb ha parlato di tragedia in prosa. L\u2019ho fatto esplicitamente con Catarsi ma anche con altri pezzi che ho scritto per dei musicisti. Ho scritto Elegia per note musicata da un musicista, morto di recente, Francesco Pennise. Mi piace scrivere questi testi che hanno una destinazione per gli oratori, per la musica che \u00e8 una forma molto alta e bella e che mi riporta alla tragedia greca, con questa parte di composizioni cantate e recitate. Ultimamente anche un giovane musicista che si chiama Matteo D\u2019Amico ed \u00e8 un pronipote di Pirandello ha musicato dei brani de Lo spasimo di Palermo. Mi ha fatto tradurre lo Stabat Mater di Jacopone da Todi in italiano e ha fatto un oratorio, delle parti musicate, delle parti recitate da un\u2019attrice molto brava che \u00e8 Maddalena Crippa. Sono andato a Roma per sentire questo concerto e devo dire che era di grande efficacia. Si svolgeva nell\u2019aula magna dell\u2019Universit\u00e0 La Sapienza di Roma. Forse in futuro svilupper\u00f2 questa mia propensione verso l\u2019espressione musicale, fornire dei testi per dei compositori.<\/p>\n<p>Gennaio,febbraio,marzo2001<br \/>\nitalialibri<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abDevo dire che sono nato in una famiglia piccolo borghese&#8230;\u00bb (Vincenzo Consolo) Gli anni della formazione Lei \u00e8 nato in Sicilia nel 1933 sotto il regime fascista e a sette anni dallo scoppio della seconda guerra mondiale. Che tipo d\u2019infanzia ha vissuto? Ha frequentato la facolt\u00e0 di Giurisprudenza dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica. 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