{"id":425,"date":"2010-03-18T09:13:38","date_gmt":"2010-03-18T09:13:38","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=425"},"modified":"2015-08-18T10:00:52","modified_gmt":"2015-08-18T10:00:52","slug":"lunaria-il-mondo-visto-dalla-luna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=425","title":{"rendered":"Lunaria : il mondo visto dalla Luna"},"content":{"rendered":"<p>Lunaria: il mondo salvato dalla Luna<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una Palermo di fine Settecento, una mattina il Vicer\u00e9 si sveglia madido e tremante: ha sognato che la Luna \u00e8 caduta dal cielo e, una volta raggiunto il terreno, si \u00e8 spenta, lasciando nel cielo un buco nero. La giornata del Vicer\u00e9 prosegue nella sala delle udienze dove egli acconsente svogliatamente alle richieste pi\u00f9 svariate, tra cui spiccano quelle degli Inquisitori che chiedono la libera circolazione per gli officiali, i ministri e i familiari del Sant\u2019Offizio, armati di qualsivoglia arma. A conclusione dell\u2019udienza i ministri srotolano una mappa sulla quale sono indicati i possedimenti vicereali sul quale il Vicer\u00e9 fa scorrere il suo scettro che inspiegabilmente si impunta su una estrema Contrada senza nome.<br \/>\nA questo punto la scena si apre sulla Contrada senza nome, dove alcuni villani guardano sorpresi la Luna che sta per sorgere e che appare insolitamente grande e colorata, in parte, di rosso scarlatto. Dopo un po\u2019 la Luna ritorna ad essere bianca e luminosa, ma comincia a creparsi e falde di luna cominciano a piovere a terra. Un Caporale ubriaco intima ai villani di raccogliere i cocci di Luna e di metterli in una giara, quindi ordina ad uno di loro, Mondo, di andare dal Vicer\u00e9 per riferire l\u2019accaduto e chiedere istruzioni sul da farsi.<br \/>\nLa scena torna quindi a Palazzo Reale, dove \u00e8 riunita l\u2019Accademia dei Platoni Redivivi per disputare circa la malattia, lo sfaldamento e la conseguente caduta sub specie pluviae della Luna. Tra loro arriva Mondo che racconta l\u2019accaduto, portando con s\u00e9 una falda di Luna come prova. Posto il coccio in uno scrigno, Mondo viene congedato e ciascuno degli accademici esprime la propria opinione sull\u2019accaduto. Finita la disputa, nell\u2019Accademia deserta dalle ante di un armadio esce il Teatro delle Bizzarr\u00ede: geni, fate, folletti, astri, pianeti, allegorie; quindi i personaggi fantastici spariscono a mano a mano, lasciando solo la Luna.<br \/>\nNell\u2019epilogo si torna nuovamente nella Contrada senza nome, dove uomini e donne vestiti di nero (che poi si dimostreranno essere i villani del paese) seppelliscono i resti della Luna nella fontana e, di l\u00ec a poco, assistono alla ricomparsa in cielo della Luna che, per\u00f2, tra i due corni della falce mostra una macchia nera. Giunge allora il Caporale il quale, deluso di ritrovare la Luna al proprio posto, inveisce contro i villani; viene per\u00f2 interrotto dal sopraggiungere del Vicer\u00e9, il quale sale una scala a pioli e incastra nella Luna il pezzo mancante, decretando che da allora in poi la Contrada senza nome si chiamer\u00e0 \u201cLunaria\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 questa per sommi capi la vicenda che Vincenzo Consolo racconta nell\u2019opera Lunaria, pubblicata per i tipi di Einaudi nel 1985.<br \/>\nIn essa si possono riconoscere gli elementi tipici della fiaba. Il ruolo dell\u2019eroe \u00e8 assunto dagli abitanti della Contrada senza nome e dal messaggero Mondo. Essi rappresentano simbolicamente coloro che vivono nell\u2019amore nella fratellanza, privi di cultura ma generosi e umili, coloro che sono capaci di vivere la vita con pienezza e con poesia. Sono loro che, mossi da piet\u00e0, decidono di seppellire la luna morta, permettendone la resurrezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ruolo di antagonista \u00e8 assunto dai rappresentanti del potere: innanzitutto quello religioso attraverso le figure degli Inquisitori, &#8220;simboli dichiarati di una concorrenza tra potere monarchico e potere ecclesiastico, ma anche di forze occulte e ricattatorie, che intralciano l&#8217;eventuale azione moderatrice dell&#8217;amministrazione civile&#8221; , e poi quello culturale con gli Accademici dei Platoni Redivivi. Questi ultimi, chiamati a consiglio per risolvere il problema della caduta della Luna, mostrano l&#8217;incapacit\u00e0 della cultura fine a se stessa di affrontare e risolvere i problemi della vita e di riconoscere che componente essenziale del mondo \u00e8 la poesia. Essi sanno solo elucubrare freddamente, dilungarsi in lunghi discorsi sterili ai limiti dell&#8217;assurdo il cui unico fine \u00e8 mostrare la propria supposta erudizione e non certo quello di essere utili all&#8217;umanit\u00e0.<br \/>\nAnche il Dottor Elia, pur abitando nella Contrada senza nome, si dimostra sprezzante nei confronti dei suoi compaesani in nome della sua presunta superiorit\u00e0 culturale. Egli si rende ridicolo affermando che il rosso scarlatto che compare sulla Luna altro non \u00e8 che un fiotto scivolato dal Sole rosso al momento del tramonto. A chi gli fa notare che i due astri percorrono traiettorie differenti, egli risponde con sguardi di compatimento, snocciolando un elenco di nomi illustri e meno illustri:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tacete, pratico! Voi non avete letto \u2013 voi non sapete leggere \u2013 in libri autorevoli. Voi non conoscete Ippocrate, Galeno, Avicenna, Bell\u00e8o, Al\u00e0imo, Petronillo&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema dell&#8217;intellettuale che non riesce a mettersi al servizio della vita vera, perdendosi invece in inutili speculazioni, richiama da vicino la tematica principale del romanzo Il sorriso dell&#8217;ignoto marinaio, in cui Consolo prendeva proprio in esame il ruolo dell&#8217;intellettuale nella societ\u00e0, attribuendogli il dovere, morale e civile, di contribuire attivamente al miglioramento della societ\u00e0.<br \/>\nEmblematico dell\u2019incommensurabilit\u00e0 reciproca tra il mondo dei villani e quello dei dotti potenti \u00e8 il momento \u2013 non privo di una gustosa comicit\u00e0 \u2013 in cui Mondo si pone al cospetto degli Accademici:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti gli accademici ora si agitano, si turano le nari, smuovono l\u2019aria con fazzoletti, pergamene, ventaglini. \u00c8 per l\u2019odore agreste, selvatico, che il villano emana dal suo corpo che disturba e sconcerta quei signori. Il Segretario chiama un valletto, il quale poi spruzza per aria e sul villano con una pompa essenze profumate. Il villano si agita, scalpita, si tura a sua volta le nari, d\u00e0 segno di disdegno e di sconturbo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il potere politico, rappresentato dalla figura del Caporale, si pone come antagonista degli abitanti della Contrada senza nome. Questo non vale, per\u00f2, per il Vicer\u00e9, che assume invece il ruolo di aiutante.<br \/>\nEgli si presenta come un essere malinconico, lunare, disilluso dalla vita e simbolo consapevole di un potere fittizio; ricorda per certi versi il Principe di Salina del Gattopardo di Tomasi da Lampedusa, anche se la sua prima comparsa in scena, nel momento del suo risveglio, richiama da vicino quella del Giovin Signore del Giorno di Parini: anche il Vicer\u00e9 si sveglia piagnucolando contro il suo valletto, Porfirio, che ha scostato le cortine permettendo alla luce mattutina di inondare la sua camera :<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">No, no, no&#8230; Avverso giorno, spietata luce, abbaglio, citt\u00e0 di fisso sole, isola incandescente&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 il Vicer\u00e9 \u00e8 molto diverso dal Giovin Signore e lo dimostra quando viene ad assumere, come si \u00e8 detto, il ruolo di aiutante; in quel medesimo istante, per\u00f2, il meccanismo del teatro nel teatro si disvela e il Vicer\u00e9 cessa di essere quello che \u00e8, tanto che esce di scena affermando:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sono pi\u00f9 il Vicer\u00e9. Io lo ho rappresentato solamente (depone lo scettro, si toglie la corona e il mantello). E anche voi avete recitato una felicit\u00e0 che non avete. Cos\u00ec Porfirio (Porfirio si spoglia della livrea, degli scarpini, del turbante), d&#8217;un mondo antico e nuovo, carico di memoria, invaso dall&#8217;obl\u00eco [&#8230;]. E&#8217; finzione la vita, melanconico teatro, eterno mutamento. Unica salda la cangiante Terra, e quell&#8217;Astro immacolato l\u00e0, cuore di chiara luce, serena anima, tenera face, allusione, segno, sipario dell&#8217;eterno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra gli eroi e gli antagonisti \u00e8 la Luna, \u2018oggetto del desiderio\u2019 ricco di valenze simboliche, sognata, contemplata, persa, rimpianta e infine riconquistata. Per Consolo la sua caduta &#8220;rappresenta l\u2019allontanamento della poesia dal mondo&#8221; , poesia che \u00e8 invece illusione necessaria contro la precariet\u00e0 della storia e della vita (Scende la luna; e si scolora il mondo, aveva scritto Leopardi ne Il tramonto della Luna). Cos\u00ec lo scrittore ne ha parlato in una intervista:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[&#8230;] oggi pi\u00f9 di ieri, credo che il narratore abbia bisogno di tornare alla poesia. In questo senso: questa scrittura laica che \u00e8 la prosa si \u00e8 enormemente impoverita e devitalizzata. I mezzi di comunicazione di massa ci spossessano sempre di pi\u00f9 della lingua e, con la lingua, anche dei sentimenti. Ecco perch\u00e9 lo scrittore non pu\u00f2 pi\u00f9 praticare lo stesso tipo di prosa di una volta. [&#8230;] Credo che l&#8217;accento della prosa debba spostarsi sempre pi\u00f9 verso la poesia, in senso esterno e formale e in senso intimo, di contenuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vicenda di Lunaria si apre con il Vicer\u00e9 che narra al valletto Porfirio il sogno appena fatto:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ero in cima alla torre, sulla terrazza dell&#8217;Osservatorio dove l&#8217;Abate astronomo m&#8217;indicava Cerere e altre stelle intorno&#8230; Quand&#8217;ecco all&#8217;improvviso distaccarsi la Luna [&#8230;]. Allora, guardando il cielo, vedo, dove lei s&#8217;era divelta, un&#8217;orma, una nicchia, un vano nero che m&#8217;attrae e dona nel contempo le vertigini&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema \u00e8 un esplicito richiamo a L&#8217;esequie della luna, opera in prosa dell\u2019amico poeta Lucio Piccolo, il quale a sua volta aveva preso spunto dal frammento dialogato leopardiano Odi, Melisso , noto anche come Il sogno e Lo spavento notturno. In esso Alceta racconta a Melisso un sogno che ha fatto:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ALCETA<br \/>\nOdi, Melisso: io vo&#8217; contarti un sogno<br \/>\nDi questa notte, che mi torna a mente<br \/>\nIn riveder la luna. Io me ne stava<br \/>\nAlla finestra che risponde al prato,<br \/>\nGuardando in alto: ed ecco all&#8217;improvviso<br \/>\nDistaccasi la luna; e mi parea<br \/>\nChe quanto nel cader s&#8217;approssimava,<br \/>\nTanto crescesse al guardo; infin che venne<br \/>\nA dar di colpo in mezzo al prato; ed era<br \/>\nGrande quanto una secchia, e di scintille<br \/>\nVomitava una nebbia, che stridea<br \/>\nS\u00ec forte come quando un carbon vivo<br \/>\nNell&#8217;acqua immergi e spegni. Anzi a quel modo<br \/>\nLa luna, come ho detto, in mezzo al prato<br \/>\nSi spegneva annerando a poco a poco,<br \/>\nE ne fumavan l&#8217;erbe intorno intorno.<br \/>\nAllor mirando in ciel, vidi rimaso<br \/>\nCome un barlume, o un&#8217;orma, anzi una nicchia,<br \/>\nOnd&#8217;ella fosse svelta; in cotal guisa,<br \/>\nCh&#8217;io n&#8217;agghiacciava; e ancor non m&#8217;assicuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">MELISSO<br \/>\nE ben hai che temer, che agevol cosa<br \/>\nFora cader la luna in sul tuo campo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ALCETA<br \/>\nChi sa? non veggiam noi spesso di state<br \/>\nCader le stelle?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">MELISSO<br \/>\nEgli ci ha tante stelle,<br \/>\nChe picciol danno \u00e8 cader l&#8217;una o l&#8217;altra<br \/>\nDi loro, e mille rimaner. Ma sola<br \/>\nHa questa luna in ciel, che da nessuno<br \/>\nCader fu vista mai se non in sogno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se Leopardi aveva sostenuto che la caduta della luna non pu\u00f2 avvenire che in sogno, il sogno del Vicer\u00e9 si palesa per\u00f2 come premonizione, divinazione onirica; infatti, come si \u00e8 visto, il giorno seguente la Luna cadr\u00e0 veramente a terra frantumandosi in mille cocci.<br \/>\nAnche la prosa segue la dimensione del sogno, rivestendo di un alone magico i personaggi e le vicende. Siamo perci\u00f2 di fronte ad un racconto caratterizzato dalla compresenza di componenti oniriche e magiche, fittamente intrecciate sia a livello contenutistico che di lingua: proprio da ci\u00f2 scaturisce il fascino poetico in grado di ammaliare il lettore. Si pu\u00f2 di conseguenza notare che la propensione al fantastico, che negli altri romanzi \u00e8 espressa come scatto visionario, acquisisce in questo caso piena autonomia, impregnando di s\u00e9 tutto il corso della vicenda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lunaria \u00e8 stata definita dalla critica una &#8220;favola teatrale&#8221;. Questa affermazione \u00e8 giustificata dalla struttura formale dell&#8217;opera, che consta di un Preludio, due Scenari separati da un Intermezzo e un Epilogo. A tal proposito Cesare Segre ha rilevato che nell\u2019opera sono compresenti due forze opposte:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla tendenza centrifuga verso il teatro ne corrisponde una centripeta. Si tratta di quelle specie di teatro en abyme, istituito dal manichino del Re [&#8230;]. Il manichino, richiamo simbolico all&#8217;opera dei pupi, sta in scena all&#8217;inizio del Primo scenario, e il Vicer\u00e9, nascondendosi dietro ad esso, lo fa parlare e disquisire su Palermo, le sue malie e i suoi orrori. Un altro teatrino en abyme, magico e segreto, si rivela poi nel Secondo scenario, quando \u00abSi aprono per incanto le ante di un armadio, che altro non \u00e8 se non il Teatro delle Bizzarrie, e ne vengono fuori fantastici personaggi: monachini geni fate folletti l\u00e8mule\u00bb [&#8230;].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La riflessione di Segre richiama alla mente molti precedenti, da Plauto a Goldoni, dall\u2019Amleto di Shakespeare alla trilogia di Luigi Pirandello, nei cui drammi la metateatralit\u00e0 \u00e8 pretesto per una riflessione sulle finzioni della realt\u00e0 sensibile. E Lunaria varr\u00e0 a Consolo il Premio Pirandello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel dipanarsi delle azioni di sapore fiabesco emergono numerosi riferimenti storici, letterari, filosofici; emerge soprattutto un punto di vista malinconico sulla vita, impersonato dal Vicer\u00e9 che, nonostante si chiami Casimiro (nome che contiene le parole \u201cfama\u201d e \u201ccomandare\u201d) soffre per il ruolo che riveste, \u00e8 dedito spesso ad attacchi di malinconia, e a conclusione della vicenda declama:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se malinconia \u00e8 la storia, l&#8217;infinito, l&#8217;eterno sono ansia, vertigine, panico, terrore. Contro i quali costruimmo gli scenari, i teatri finiti e familiari, gli inganni, le illusioni, le barriere dell&#8217;angoscia. E il primo scenario fu la Luna, questa mite, visibile sembianza, questa vicina apparenza consolante, questo schermo pietoso, questa sommessa allegoria dell&#8217;eterno ritorno. Lei ci salv\u00f2 e ci diede la parola, Lei schiar\u00ec la notte primordiale, fug\u00f2 la dura tenebra finale [&#8230;]. Se ora \u00e8 caduta per il mondo, se il tetro s&#8217;\u00e8 distrutto, se qui \u00e8 rinata, nella vostra Contrada senza nome, \u00e8 segno che voi conservate la memoria, l&#8217;antica lingua, i gesti essenziali, il bisogno dell&#8217;inganno, del sogno che lenisce e che consola. Lunaria da ora in poi si chiamer\u00e0 questa contrada, Lunaria&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Lunaria sono presenti reminiscenze letterarie sotto forma di riprese letterali, come quelle di versi leopardiani, talora conservati quasi senza mutamenti, o attraverso riferimenti espliciti, come quello al viaggio di Astolfo nel mondo della Luna, a cui segue un passo del XXXIV canto de L&#8217;Orlando Furioso di Ariosto:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u00e0, dove giunse Astolfo in groppa all&#8217;Ippogrifo per cercarvi il senno del folle Paladino, l\u00e0, come canta il Poeta, \u00e8 dammuso, catoio, pozzo nero di tutte le carenze, le pazzie, i sonni, gli oblii, gli errori della Terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall&#8217;apostolo santo fu condutto<br \/>\nin un vallon fra due montagne istretto,<br \/>\nove mirabilmente era ridutto<br \/>\nci\u00f2 che si perde o per nostro difetto<br \/>\no per colpa di tempo o di fortuna:<br \/>\nci\u00f2 che si perde qui, l\u00e0 si raguna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Interi brani di poesia e versi &#8220;nascosti&#8221; compaiono in Lunaria. Lo stile si avvicina alla poesia come mai prima era avvenuto: il testo pullula di anafore, allitterazioni, rime interne. Si assiste cos\u00ec a una sorta di tendenza mimetica per cui al tema dell\u2019intima necessit\u00e0 per il mondo della poesia (simboleggiata dalla Luna) corrisponde uno stile che si fa poesia. Il linguaggio si presenta talvolta oracolare, la forma espressiva risulta nervosa, essenziale: la parola si fa incantatrice e trascina il lettore nella &#8220;poesia&#8221; della vita. Aldo Maria Morace afferma che questo \u00e8 il libro pi\u00f9 barocco di Consolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne scaturisce una scrittura fortemente prosodica, assai ricca di assonanze e di propagginazioni foniche, governata dal richiamarsi di accenti acuti e gravi, posti in andamento ascendente e discendente [&#8230;].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esempi significativi di questo stile sono le cantilene che vengono recitate dagli abitanti della Contrada senza nome:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Luna nova, Luna nave,<br \/>\nsu nel cielo a navigare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Melograno e la lum\u00eda,<br \/>\nla parola di mag\u00eda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Consolo ha affermato di aver voluto, con questo racconto, allontanarsi da un romanzo storico che stava scrivendo, uscire dalla storia. Ma per uno scrittore che attraverso la propria opera vuole trasmettere un messaggio, e questo \u00e8 il caso di Consolo, uscire dalla storia \u00e8 impossibile. Infatti la storia \u00e8 presente anche in questa che solo apparentemente \u00e8 una favola. E&#8217; storia di inquisitori, di dotti avulsi dal mondo, di poteri imposti e strumentalizzati, simbolo di un&#8217;umanit\u00e0 che non si riconosce pi\u00f9 in se stessa. In questo senso il passo in cui si dichiara \u00abCos\u00ec \u00e8 stato e cos\u00ec sempre sar\u00e0: rovinano potenze, tramontano imperi regni civilt\u00e0, cadono astri, si sfaldano, si spengono, uguale sorte hanno mitologie credenze religioni\u00bb \u00e8 una chiara visione ciclica della storia, per cui tutto ritorna, come infatti far\u00e0 la luna, ma avendo insegnato, almeno a qualcuno, quando inutile e melanconico sia un mondo senza poesia, senza illusione. Ed infatti una delle cantilene recitate dagli abitanti della Contrada senza nome, parlando della Luna, afferma:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma qui, nella remota<br \/>\nContrada senza nome,<br \/>\nisola in cui dimora<br \/>\nframmento di parola,<br \/>\nqui ritorna ancora<br \/>\nin tutte le sue grazie,<br \/>\nnelle speranze, nel sogno<br \/>\nnecessario, nella gioia<br \/>\nluminosa dell\u2019inganno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista linguistico Lunaria accosta stili diversi: dal narrativo al dialogico, dal lirico-poetico al linguaggio scientifico o pseudo scientifico degli usato dagli Accademici. Nell\u2019appendice all\u2019opera denominata Notizie, vengono offerti al lettore confronti letterari, spunti di riflessione, riferimenti e riscontri storici; suggerisce echi e connessioni; stimola ricerche e approfondimenti.<br \/>\nInoltre Lunaria, pur nella sua brevit\u00e0, si configura come un crogiolo di lingue e dialetti. Sono facilmente riconoscibili l&#8217;uso dell&#8217;italiano nei suoi diversi registri: da quello accademico-scientifico, a quello visionario, mimetico, letterario, lirico, popolare; l&#8217;uso del siciliano, del dialetto gallo-italico, dello spagnolo di Do\u00f1a Sol e degli inquisitori, del latino nonch\u00e9 di latinismi vari. Il Vicer\u00e9 \u00abricorre saltuariamente a tutti questi idiomi, compreso il dialetto gallo-romanzo\u00bb , ossia il sanfratellano, tanto che a Mondo risponde parlando nella sua stessa lingua. Ma dopo aver posto nella Luna il pezzo mancante, essersi posto dalla parte del popolo e non del potere che invece dovrebbe rappresentare, prima di affermare di non essere pi\u00f9 il Vicer\u00e9 ammette significativamente:<\/p>\n<p>Ah Mondo, Mondo, io non capisco pi\u00f9 la vostra lingua, non sono pi\u00f9 il sovrano poliglotta, il re della storia, il re che sogna&#8230;<br \/>\nC.Segre cit. pag. 98<\/p>\n<p>Paola Baratter, Lunaria [di Vincenzo Consolo]: il mondo salvato dalla Luna, in \u201cMicroprovincia\u201d (Stresa), n. 48 (2010), pp. 85-93.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/cover.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-427\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/cover-192x300.jpg\" alt=\"cover\" width=\"192\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/cover-192x300.jpg 192w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/cover-656x1024.jpg 656w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/cover.jpg 1400w\" sizes=\"(max-width: 192px) 100vw, 192px\" \/><\/a>8<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lunaria: il mondo salvato dalla Luna In una Palermo di fine Settecento, una mattina il Vicer\u00e9 si sveglia madido e tremante: ha sognato che la Luna \u00e8 caduta dal cielo e, una volta raggiunto il terreno, si \u00e8 spenta, lasciando nel cielo un buco nero. 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