{"id":405,"date":"2011-06-11T12:00:25","date_gmt":"2011-06-11T12:00:25","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=405"},"modified":"2015-08-08T12:18:16","modified_gmt":"2015-08-08T12:18:16","slug":"la-sicilia-e-unisola-sequestrata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=405","title":{"rendered":"La Sicilia \u00e8 un&#8217;isola sequestrata"},"content":{"rendered":"<h1>Vincenzo Consolo<\/h1>\n<p>\u00abLA SICILIA \u00e8 un&#8217;isola sequestrata: sotto il giogo del potere politico-mafioso che ha fatto strame del periodo eroico delle lotte contadine, dell&#8217;occupazione delle terre, dell&#8217;emigrazione e sotto quello della Regione, che tra favori, privilegi, assunzioni clientelari, stipendi d&#8217;oro, \u00e8 qualcosa di vergognoso, indecente, incivile\u00bb: \u00e8 rabbioso Vincenzo Consolo. I suoi 78 anni lo fanno sembrare pi\u00f9 piccolo, stretto nelle spalle, ma forte nella voce, tra i suoi libri nello studio-rifugio di Milano, le carte con le quali sta attendendo al suo ritorno letterario atteso da dieci anni, e le incisioni e i disegni che gli sono cari: &#8220;Il sorriso dell&#8217;ignoto marinaio&#8221; di Guttuso che illustrava la primissima edizione della sua opera pi\u00f9 famosa, quella numerata fatta uscire da un illuminato bancarellaio siciliano emigrato anche lui, e &#8220;I due ragazzi&#8221; dedicatigli da Pasolini, compagno di idee negli anni della rivoluzione antropologica. Ma l&#8217;ira non sbolle. \u00abMi ha fatto sempre irritare la frase di Lampedusa: \u00abNoi fummo leoni e gattopardi, dopo di noi verranno le iene e gli sciacalli\u00bb. Loro queste iene le conoscevano benissimo, erano i gabelloti che opprimevano i contadini, dove \u00e8 nata poi la mafia e che portavano i frutti e i soldi nei loro palazzi di Palermo\u00bb. Poi finalmente sorride: \u00abQuando \u00e8 uscito &#8220;L&#8217;ignoto marinaio&#8221; venne subito chiamato il Gattopardo di sinistra\u00bb.<\/p>\n<p>Tanto per capirsi, insomma.<\/p>\n<p>Consolo, erede di Vittorini e Sciascia, non le mandaa dire. Come si sa nemmeno a Camilleri. Sferza: \u00abLui non si pu\u00f2 toccare, \u00e8 come Dante\u00bb.<\/p>\n<p>Lei \u00e8 a Milano da oltre quarant&#8217;anni e c&#8217;era arrivato anche prima da studente universitario.<\/p>\n<p>Da Sant&#8217;Agata di Militello con il treno del sole.<\/p>\n<p>\u00abQuand&#8217;ero studente abitavo in piazza Sant&#8217;Ambrogio nella pensione della signorina Colombo. Di fronte c&#8217;era il Centro orientamento immigrati. Vedevo arrivare i tram dalla stazione centrale che sbarcavano masse di immigrati &#8211; calabresi, siciliani &#8211; perch\u00e9 era finito il mondo contadino. Venivano sottoposti alle visite e smistati nei centri d&#8217;Europa. Quelli destinati in Belgio nelle miniere di carbone, li vedevo gi\u00e0 equipaggiati con la mantellina, il casco e la lanterna. Alcuni sarebbero certamente poi morti nella tragedia di Marcinelle. Nella stessa piazza c&#8217;era la caserma della Celere, i poliziotti che andavano a reprimere gli scioperi con i manganelli.<\/p>\n<p>E c&#8217;era l&#8217;Universit\u00e0 Cattolica dove andavano a studiare i piccoli borghesi di tutta la provincia cattolica italiana, me compreso. Era la piazza dei destini incrociati\u00bb.<\/p>\n<p>Che ne \u00e8 stato di questa sua patria immaginaria? \u00abSi \u00e8 dissolta. Perch\u00e9 la Milano che ho conosciuto &#8211; al contrario di Torino &#8211; era una citt\u00e0 democratica, operaia, accogliente, non c&#8217;era razzismo, non c&#8217;erano i cartelli &#8220;Non si affitta ai meridionali&#8221;. Quando \u00e8 apparsa all&#8217;orizzonte la famosa Lega, scrissi un duro articolo sul Corsera: avevo vissuto l&#8217;esperienza del Movimento Indipendentista Siciliano di Finocchiaro Aprile, quindi sapevo che era una forma di regressione culturalee politica. In Sicilia si era tramutato in mafia, in Lombardia cancellavano le scritte in italiano sostituendole in dialetto, ma da Giorgio Bocca a Maria Corti mi hanno dato tutti addosso. Poi dopo hanno capito. Per me Milano era la citt\u00e0 dov&#8217;erano stati Verga e Vittorini, il luogo in cui io pensavo di emigrare. Ma non tutto \u00e8 perduto, ora con Pisapia che\u00e8 una persona perbene, le cose possono cambiare. E ho fiducia anche per Napoli\u00bb. Non per la Sicilia dunque? \u00abLa Sicilia \u00e8 la metafora dell&#8217;Italia. Come diceva Ignazio Buttitta &#8220;a Sicilia puoitta a banniera &#8220;\u00bb.<\/p>\n<p>La sua scrittura \u00e8 narrazione, come avverte ne &#8220;Lo Spasimo di Palermo&#8221; il suo manifesto: \u00abil romanzo \u00e8 genere scaduto, corrotto, impraticabile&#8230;\u00bb? \u00abQuando agli inizi dei Sessanta ho cominciato a scrivere il mio primo libro, avevo gi\u00e0 visto cos&#8217;era accaduto nel Paese soprattutto dal punto di vista linguistico. Leggevo molto,i miei viaggi eranoa Palermo da Flaccovioea Messina da D&#8217;Anna per recuperare libri che a Sant&#8217;Agata non c&#8217;erano. Sapevo cosa accadeva in campo letterario, politico, civile: la mutazione che c&#8217;era stata, l&#8217;esodo dei contadini del Sud, la ricerca di una lingua altra che non fosse quell&#8217;italiano che &#8211; come dice Leopardi &#8211; aveva l&#8217;infinito in s\u00e9.<\/p>\n<p>La lingua italiana l&#8217;aveva perso, s&#8217;era orizzontalizzata e quindi il mio scrupolo scrivendo \u00e8 stato quello di reperire dei preziosi giacimenti linguistici che ci sono in Sicilia, dove sono passate tante civilizzazioni.<\/p>\n<p>Nell&#8217;Isola questi giacimenti contengono greco, latino, spagnolo, arabo, tante parole che riportavo in superficie. Un giorno mi ha telefonato un dialettologo dell&#8217;Universit\u00e0 di Catania e mi ha chiesto dove avessi preso la parola &#8220;calas\u00eca&#8221; che nei vocabolari siciliani non esiste? Gli ho risposto: \u00e8 semplice, viene dal greco kal\u00f2s che vuol dire bello, Calas\u00eca significa bellezza come si dice nella mia zona che \u00e8 greco-bizantina\u00bb. Ed \u00e8 questa la Sicilia che si porta dentro? \u00ab\u00c8 la Sicilia della mia memoria con i suoi segni indelebili\u00bb.<\/p>\n<p>Cosa la unisce a Guttuso per il cui centenario ha scritto un breve saggio su Kal\u00f3s? \u00abIl realismo estremo, l&#8217;occhio, che era anche quello di Ignazio Buttitta, privo di qualsiasi velo di illusione, emblema di una realt\u00e0 oggettiva forte come erano forti loro entrambi di Bagheria. A Bagheria ci sono le ville con le mura, i nobili dentro le ville,e quelli fuori dalla villa. Guttuso e Buttitta erano fuori dalla villa come lo \u00e8 oggi Tornatore.<\/p>\n<p>Dentro le ville non si \u00e8 espresso niente se non i mostri, fuori la realt\u00e0 di questa Sicilia fatta di eroi prigionieri come Falcone e Borsellino\u00bb.<\/p>\n<p><em class=\"author\">SERGIO BUONADONNA<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vincenzo Consolo \u00abLA SICILIA \u00e8 un&#8217;isola sequestrata: sotto il giogo del potere politico-mafioso che ha fatto strame del periodo eroico delle lotte contadine, dell&#8217;occupazione delle terre, dell&#8217;emigrazione e sotto quello della Regione, che tra favori, privilegi, assunzioni clientelari, stipendi d&#8217;oro, \u00e8 qualcosa di vergognoso, indecente, incivile\u00bb: \u00e8 rabbioso Vincenzo Consolo. 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