{"id":4022,"date":"1991-01-26T18:09:00","date_gmt":"1991-01-26T18:09:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=4022"},"modified":"2026-06-30T18:23:36","modified_gmt":"2026-06-30T18:23:36","slug":"una-volta-boschi-fiumi-spiagge","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=4022","title":{"rendered":"Una volta boschi, fiumi, spiagge"},"content":{"rendered":"\n<p><strong><em>Vincenzo Consolo<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Risponderemo di fronte alla storia delle folli, criminose distruzioni dell&#8217;ambiente compiute in questo ultimo quarantennio . Risponderemo di fronte alla storia, se ci sar\u00e0 domani una storia, una coscienza vale a dire dell&#8217;eredit\u00e0 di un mondo disumano , nella quale si vuole conoscere la colpa; se, insieme all&#8217;ambiente virgola non avremo anche distrutto virgola in chi verr\u00e0 dopo di noi, la capacit\u00e0 di osservare e di capire.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Dovranno rispondere di fronte alla storia quelli responsabili e corrotti pubblici amministratori &#8211; statali, regionali, provinciali, comunali &#8211; che, dal secondo dopoguerra a oggi,&nbsp; in combutta e collusione con affaristi privi di scrupoli, feroci accaparratori di ogni pi\u00f9 illecito profitto, hanno potuto operare la quasi totale distruzione di una delle zone pi\u00f9 belle, pi\u00f9 \u201cnaturali\u201d, pi\u00f9 ospitali, fissa rubrica e umane che ci fossero in Sicilia: i Nebrodi. Dovr\u00e0 gridare vendetta contro costoro, la storia, per il malessere, l&#8217;infelicit\u00e0, il disagio, l&#8217;angoscia, la perdita di identit\u00e0, lo smarrimento di cui le generazioni future di questi luoghi avranno a soffrire. Perch\u00e9 le malefatte loro di oggi, dure come calcestruzzo, durevoli come il calcestruzzo, col passare degli anni daranno sempre pi\u00f9 i loro frutti maligni.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; A leggere <em>I Nebrodi. Lo stato dell&#8217;ambiente<\/em>, questo pacato e preciso rapporto del \u201cdisastro\u201d, questo tagliente atto di accusa contro i responsabili, a guardare le immagini immagini del prima e del dopo in esso contenute, non si pu\u00f2 fare a meno di indignarsi, di domandarsi: \u00abPerch\u00e9 si \u00e8 fatto tutto questo? Come \u00e8 stato possibile operare un tale sconvolgimento sotto i nostri occhi? \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec si apre il libro: \u00abI monti Nebrodi costituiscono la parte mediana- fra i Peloritani e le Madonie- di quella propaggine appenninica che la catena settentrionale siciliana. Essi si snodano paralleli alla costa per circa 80 km, fra Tindari e Tusa&#8230;\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; E proprio a Tindari ed a Tusa sono stati eretti, come racchiudere degnamente dentro i due punti estremi l&#8217;oltraggio ai Nebrodi, due monumenti che simboleggiano, sommano e sublimano tutto il disastro: il santuario della Madonna del Tindari e la Fiumara d&#8217;arte di Tusa.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Al Tindari, negli anni intorno al Sessanta, il piccolo, suggestivo, settecentesco santuario in pietra arenaria veniva inglobato, cancellato dentro un mastodonte di cemento: il nuovo, ampolloso e chiassoso santuario, capolavoro di cattivo gusto e di iattanza , imposto dal potere ecclesiastico e avallato dalle sovrintendenze civili, prima fra tutte quella alle antichit\u00e0 che avrebbe dovuto impedire che il nuovo santuario occupasse suolo sottoposto a vincolo archeologico.<\/p>\n\n\n\n<p>A Tusa (e questa \u00e8 storia, anzi cattiva cronaca di oggi), un locale giovane industriale del cemento con velleit\u00e0 di mecenatismo artistico o di che altro, dichiara che, per onorare la memoria del padre scomparso, aveva in un primo momento concepito di fare erigere, naturalmente sul suolo pubblico, una grandissima croce luminosa, ma che successivamente optava per la collocazione sempre sul suolo pubblico, come si trattasse di un suo feudo virgola e senza autorizzazione di autorit\u00e0 competenti virgola di enormi opere d&#8217;arte in cemento di artisti scelti da lui. Le opere poste sulla spiaggia del mare nel mezzo di una Fiumara , nel sottosuolo (s\u00ec!) sono di Festa, Consagra, Nagasawa, Schiavocampo, Manfredini, Di Palma (l&#8217;opera di Consagra, posta nel bel mezzo della fiumara di Tusa, svettante in tutto il suo cemento nell&#8217;intatto paesaggio, porta questo titolo di involontaria, irresistibile, se non fosse irritante, comicit\u00e0:&nbsp; \u00abLa materia poteva non esserci\u00bb). Ora, a parte che ognuno di noi ha avuto un pap\u00e0 e una mam\u00e0, una suocera, una zia o una nonna, se, avendone la possibilit\u00e0 economica, ognuno di noi si mettesse a onorare la memoria del parentato erigendo opere d&#8217;arte in cemento su suolo pubblico, il mondo non sarebbe che una fittissima, infinita foresta cementizia; a parte questo, dicevamo, quello che \u00e8 il risultato insopportabile, dopo la doverosa denuncia e giusta condanna da parte della magistratura del disinvolto industriale Antonio Presti, \u00e8 stata l&#8217;indignazione da parte di tutta la stampa nazionale per la sentenza di condanna dell&#8217;illecita azione del mecenate emessa dal pretore di Santo Stefano di Camastra; insopportabile la difesa, l&#8217;esaltazione da parte della stampa del suo reato, della sua violazione della legge Galasso in nome e con l&#8217;alibi dell&#8217;arte. Difesa ed esaltazione del gesto del Presti, dove nel sottofondo si leggeva questa di razzistica: in quella barbara ragione che \u00e8 la Sicilia, nella zona assolutamente selvaggia che \u00e8 quella dei Nebrodi, dove nessuno capisce l&#8217;arte, un pretore si permette di ordinare la distruzione di capolavori che \u00e8 un illuminato mecenate ha voluto donare alla comunit\u00e0 per incivilire, elevare quelle popolazioni. Stiamo insomma all&#8217;assurdo, alla confusione delle idee; siamo alla malafede, all&#8217;imbecillit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Dei due punti estremi del Tindari e di Tusa abbiamo detto. Nel mezzo, nel cuore dei Nebrodi, l&#8217;ingiuria, l&#8217;offesa: litorali erosi, sconvolti, barriere di cemento, cubi tetrapodi frangiflutti; porti e porticelli artificiali soprattutto per barche da diporto; fiumare, torrenti, ruscelli cementificati negli argini, negli alvei, alla foce, alla sorgente; e strade, strade, strade: inutili quasi sempre, dannose, con esibizioni di tornanti su aerei, vertiginosi pilastri, inutili strade che non portano da nessuna parte come quella che sfiora l&#8217;insigne monumento bizantino, lasciato con indifferenza e degradarsi, di San Filippo di Demenna o di Fragal\u00e0. Tutta una sterile coltre lunare, tutta una sinistra lastra tombale \u00e8 stata stesa sui Nebrodi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Questo coraggioso libro dei giovani della Lega per l&#8217;ambiente dei Nebrodi non \u00e8 solo di analisi e di denuncia, ma anche un libro di proposte: di rimedi e di progetti per una nuova politica ambientale. Come quella, preziosa, che riguarda il parco naturale dei Nebrodi. Parco che ci auguriamo venga al pi\u00f9 presto attuato, superando ogni furbizia e ogni minaccia punto per il bene nostro, per il futuro dei nostri figli e nipoti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Per la salvaguardia del nostro patrimonio (di quello che ormai ci resta) culturale e culturale: della nostra memoria. Cultura e memoria che due grandi etnologi di queste nostre parti, uno di San fratello e l&#8217;altro di Mistretta , Benedetto Rubino e Giuseppe Cocchiara, seppero ben studiare, capire e illustrare.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Una volta boschi, fiumi, spiagge, \u201cGiornale di Sicilia\u201d, 26 gennaio 1991 = prefazione a Le spiagge, le fiumare, i boschi. I Nebrodi. Lo Stato dell\u2019ambiente. Lega per l\u2019ambiente dei Nebrodi. Capo d\u2019Orlando, 1991, pp. 5-7<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-11-at-14.53.10.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-11-at-14.53.10-768x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4023\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-11-at-14.53.10-768x1024.jpeg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-11-at-14.53.10-225x300.jpeg 225w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-11-at-14.53.10-1152x1536.jpeg 1152w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-11-at-14.53.10.jpeg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vincenzo Consolo &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Risponderemo di fronte alla storia delle folli, criminose distruzioni dell&#8217;ambiente compiute in questo ultimo quarantennio . 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