{"id":4001,"date":"2008-04-14T15:02:00","date_gmt":"2008-04-14T15:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=4001"},"modified":"2026-06-11T18:00:10","modified_gmt":"2026-06-11T18:00:10","slug":"intervista-a-vincenzo-consolo-realizzata-da-jean-fracchiolla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=4001","title":{"rendered":"Intervista a Vincenzo Consolo realizzata da Jean Fracchiolla."},"content":{"rendered":"\n<p><strong><em>Jean Fracchiolla<\/em><\/strong><br>Questa \u00e8 l\u2019ennesima intervista che faccio con Lei. Ho scelto soltanto<br>alcune domande perch\u00e9 ovviamente non posso farle tutte.<br>Poi toccher\u00e0 a voi (il pubblico presente) soddisfare i vostri interessi,<br>da quello che avrete sentito.<br>Nella Sua lunga e ricca produzione si pu\u00f2 notare un ritmo piuttosto<br>lento, meditato e regolare, poich\u00e9 non si pu\u00f2 dire che Lei<br>sia un grafomane che scrive e pubblica uno o due libri all\u2019anno,<br>come \u00e8 diventato di moda oggi. Per\u00f2 ci\u00f2 che colpisce, quando<br>si percorre la Sua bio-bibliografia e il lungo periodo di silenzio<br>che intercorre tra il Suo primo romanzo La ferita dell\u2019aprile e il<br>secondo Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, del 1976. Sono ben dodici<br>anni di assenza dalla scena letteraria. Potrebbe un po\u2019 chiarire<br>questo periodo di silenzio o almeno di non espressione letteraria?<br><strong><em>Vincenzo Consolo<\/em><\/strong><br>Dallo Spasimo di Palermo in poi questo mio lungo silenzio<br>pu\u00f2 ricordare quello intercorso fra La ferita dell\u2019aprile ed Il sorriso<br>dell\u2019ignoto marinaio. Sembra quasi una dimissione dall\u2019impegno<br>letterario, dalla scrittura. Credo che dopo l\u2019opera prima dove<br>si mette in campo tutta la propria memoria personale, infatti La<br>ferita dell\u2019aprile \u00e8 la memoria della mia adolescenza, bisogna<br>capire chi si \u00e8 e dove si vuole andare. Il titolo \u00e8 preso da Elliot:<br>\u201cAprile \u00e8 il mese pi\u00f9 crudele\u201d1. Da qui il titolo La ferita dell\u2019aprile<br>che era la ferita dell\u2019adolescenza, ma anche la ferita del luogo e<br>del momento storico di cui parla il narratore, che era la Sicilia e la<br><em>1 ELLIOT, T.S., La terra desolata.<\/em><br>strage di Portella della Ginestra e quindi i risultati delle votazioni<br>del \u201948 che hanno portato quel potere politico che conosciamo<br>che \u00e8 durato tanti anni.<br>Ma voglio precisare che dopo la prima opera mi sono chiesto<br>chi sono e dove voglio andare e non \u00e8 stato facile darmi una risposta\u2026<br>E dopo bisogna programmarsi, sapere qual \u00e8 la propria<br>identit\u00e0. Questo lungo silenzio ha coinciso anche con le mie vicende<br>private perch\u00e9 nel \u201868 sono andato via dalla Sicilia. Avevo<br>fatto i miei studi a Milano, il servizio militare, poi avevo deciso<br>di fare lo scrittore in Sicilia. Ero stato l\u00ec cinque anni ad insegnare,<br>frequentando Lucio Piccolo e Leonardo Sciascia. Questi erano i<br>miei due riferimenti. Erano di quanto pi\u00f9 opposto si possa immaginare.<br>L\u2019uno poeta puro, quasi mistico, i suoi poeti per antonomasia<br>erano San Juan de la Cruz e G\u00f3ngora, poeta barocco.<br>Piccolo era cugino di Tommaso di Lampedusa. E dall\u2019altra parte<br>il razionalista illuminista Leonardo Sciascia. E quindi io dovevo<br>scegliere il mio camino: da una parte o dall\u2019altra\u2026<br><strong><em>Jean Fracchiolla<\/em><\/strong><br>Ma apparentemente, quando si conosce la Sua opera, ha scelto<br>questi due poli opposti e li ha conciliati?<br><em><strong>Vincenzo Consolo<\/strong><\/em><br>Si, e poi mi sono mosso verso i disegni della Storia. Verso il grande mondo occidentale\u2026 nella parte orientale c\u2019\u00e8 pi\u00f9 natura,<br>pi\u00f9 storia remota, storia greca\u2026 ed invece da quell\u2019altra parte ci<br>sono segni pi\u00f9 ricchi e pi\u00f9 evidenti delle storie che si sono susseguite.<br>E quindi sono passati tutti questi anni con le mie ricerche<br>storiche, personali, ecc. Mi ero portato documenti dalla Sicilia. Ho<br>continuato poi a fare le mie ricerche, al Museo del Risorgimento<br>di Milano, dove il direttore si chiamava Canzio Garibaldi: era un<br>discendente di Garibaldi, molto simpatico e mi ha molto aiutato.<br>Poi ho progettato questa trilogia che parte dal Sorriso dell\u2019ignoto<br>marinaio affrontando tre momenti importanti della storia italiana:<br>nel primo romanzo il Risorgimento, in Nottetempo, casa per casa<br>la nascita del fascismo. Mi sono chiesto come mai pu\u00f2 nascere un<br>fenomeno cos\u00ec aberrante in un Paese, ho cercato di capirne le ragioni.<br>Le ho trovate soprattutto in una grande decadenza culturale (imperava in quegli anni il fenomeno di D\u2019Annunzio) e soprattutto nell\u2019insorgere di misticismi di segno bianco e di segno nero, rappresentato quest\u2019ultimo dal satanista inglese Alaister Crowley.<br>E quindi il terzo libro Lo spasimo di Palermo che prende il<br>nome dalla Chiesa dello Spasimo e dal quadro di Raffaello che si<br>chiama \u201cLo spasimo di Sicilia\u201d. Questo spasimo che non finisce<br>mai, in cui narro della Sicilia contemporanea, del fenomeno aberrante<br>del potere politico mafioso e concludo con le due famose<br>stragi di Capaci e di via d\u2019Amelio, con l\u2019uccisione di Falcone e<br>Borsellino.<br>Il mio silenzio dopo questo ultimo libro della trilogia? Molto<br>\u00e8 mutato in questi anni in Italia, c\u2019\u00e8 stata una profonda, terribile<br>mutazione antropologica, culturale e anche letteraria. La letteratura<br>vera, quella in cui ho creduto e in cui ho cercato di muovermi,<br>\u00e8 ormai sepolta, sepolta dallo spettacolo, dall\u2019imposizione mediatica,<br>tutto \u00e8 spettacolo in Italia, dalla politica alla letteratura.<br>Tutta l\u2019Italia \u00e8 ormai telestupefatta per opera di un signore che \u00e8<br>a capo oggi del Governo italiano. In questa Italia, io come altri<br>della mia generazione ci sentiamo estranei e spesso siamo assaliti<br>da profonda malinconia, se non da furore. Ma bisogna continuare<br>a scrivere, si ha il dovere di farlo. E io lo far\u00f2, malgrado tutto.<br><em><strong>Jean Fracchiolla<\/strong><\/em><br>Ha fatto notare quindi che ha preso il titolo della ferita<br>dell\u2019aprile da Elliot; vorrei far notare a mia volta che i titoli delle<br>opere di Consolo sono bellissimi. Prima di conoscerLa, di conoscere<br>la Sua opera pensavo che quei bei titoli li sapevano dare<br>soltanto Fran\u00e7oise Sagan o Marguerite Duras che hanno dei<br>titoli di romanzi straordinari, ma veramente anche i Suoi sono<br>all\u2019altezza di quelli dati da queste due scrittrici alle loro creazioni.<br>Questa \u00e8 per\u00f2 una piccola osservazione, fatta cos\u00ec, en passant.<br>Ma tornando al nostro argomento, sappiamo appunto dei legami<br>di amicizia che L\u2019hanno legata a Sciascia ed a Lucio Piccolo.<br>Pu\u00f2 raccontarci il modo in cui li ha conosciuti e qual \u00e8 stata la<br>loro influenza sulla Sua opera?<br><em><strong>Vincenzo Consolo<\/strong><\/em><br>Lucio Piccolo me lo ricordo da quand\u2019ero ragazzino. Sulla strada<br>del mio paese passava con una macchina di lusso, decapottabile<br>con lo chauffeur. Dietro c\u2019erano due signori, uno magro e<br>l\u2019altro un po\u2019 corpulento. Ed erano Lucio Piccolo ed il principe<br>di Lampedusa. Era il \u201943. Lampedusa con la madre era sfollato a<br>Capo d\u2019Orlando per i bombardamenti che c\u2019erano a Palermo. Poi<br>un giorno io ero da un libraio che era anche rilegatore, si chiamava<br>Zuccarello, e Piccolo \u00e8 entrato con l\u2019autista ed ha portato<br>le poesie. Ha detto: \u201cqueste sono le poesie e mi deve stampare<br>un libretto e 60 copie, non di pi\u00f9\u201d. Erano delle poesie intitolate<br>\u201cNove liriche\u201d. Ed erano le poesie che poi mand\u00f2 a Montale per il<br>Premio San Pellegrino. Poi Bassani da una parte, Montale dall\u2019altra<br>raccontano sia nei Canti Barocchi, che nell\u2019Introduzione del<br>Gattopardo l\u2019arrivo di questi due geni siciliani, nel contesto dei<br>letterati che erano l\u00ec radunati a San Pellegrino\u2026<br>I miei libri erano appoggiati sul tavolo, li avevo portati al<br>rilegatore. Piccolo mi dice: \u201cAh queste storie locali! Anch\u2019io le<br>amo molto. Sono piene di insospettabile poesia! Venga a trovarmi<br>perch\u00e9 ne ho un\u2019intera biblioteca\u201d. Ed \u00e8 cos\u00ec che cominciai a<br>frequentarlo. E per me era come andare a scuola di letteratura<br>perch\u00e9 era di una cultura sterminata. Parlava sempre lui. Io<br>l\u2019ascoltavo e puntualmente ogni volta mi diceva quando lo salutavo:<br>\u201cVenga Consolo, torni\u201d ed era stabilito precisamente tre<br>volte alla settimana, \u201cVenga e facciamo conversazione\u201d. Conversazione\u2026<br>parlava sempre lui\u2026 (risate).<br>Comunque poi quando pubblicarono il mio primo libro La<br>ferita dell\u2019aprile lo inviai a Sciascia, con una lettera, dichiarando<br>il mio debito nei suoi confronti e lui mi rispose con una lettera<br>facendo molte domande sul tipo di linguaggio che avevo adoperato.<br> Incominciai a frequentare Sciascia il quale puntualmente<br>mi diceva \u201csalutami Piccolo\u201d e Piccolo mi diceva quando andavo<br>a trovare Sciascia \u201csalutami il caro Sciascia\u201d e quindi facevo da<br>messaggero, da angelos\u2026 Poi finalmente ho fatto in modo che<br>s\u2019incontrassero. Sciascia \u00e8 venuto al mio paese ed insieme siamo<br>andati a trovare Lucio Piccolo, e Sciascia ha scritto poi che<br>le personalit\u00e0 pi\u00f9 interessanti che lui aveva incontrato nella sua<br>vita, quelle che l\u2019avevano pi\u00f9 colpito erano state Borges e Piccolo.<br>\u00c8 stato un incontro bellissimo. A quei tempi non si pensava<br>a registrare questi incontri\u2026 Peccato\u2026 Quando decisi di lasciare<br>la Sicilia perch\u00e9 ho visto che l\u00ec il mondo contadino spariva, che<br>il mio stare l\u00ec non aveva pi\u00f9 senso, mi sono consigliato con loro<br>due. Sono cose che ho gi\u00e0 raccontato. Sciascia mi ha detto \u201cSe<br>io fossi giovane come te. Se non avessi famiglia anch\u2019io farei le<br>valigie e me ne andrei perch\u00e9 qui non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 speranza\u201d. E Piccolo<br>dall\u2019altra parte mi disse: \u201cNon se ne vada, non se ne vada\u2026 perch\u00e9<br>quando si sta lontano dai centri si ha pi\u00f9 fascino\u201d. Ragionava<br>da barone ricco e fuori dal mondo. Da razionalista-storicista ho<br>deciso di fare le valigie ed andare\u2026 Andare nella citt\u00e0 che avevo<br>idealizzato, dove avevo fatto i miei studi, a Milano. L\u2019unica citt\u00e0<br>per me possibile era Milano, la citt\u00e0 degli illuministi, la citt\u00e0 di<br>Manzoni, di Cesare Beccaria, la citt\u00e0 con una tradizione operaia,<br>la citt\u00e0 di Verga e di Capuana\u2026 di tutta una serie di scrittori siciliani<br>che avevano raggiunto questa patria immaginaria. Vittorini<br>era appena morto. Io ho fatto in tempo a conoscerlo alla Mondadori<br>a Milano quando pubblicai il mio primo libro. Mi hanno<br>portato nel suo ufficio, mi hanno presentato a Vittorini e poi ho<br>rivisto Quasimodo che avevo gi\u00e0 incontrato in Sicilia. Anzi avevo<br>fatto incontrare Quasimodo, che era in vacanze dalle mie parti,<br>con Lucio Piccolo. Lui non voleva incontrarlo, perch\u00e9 Piccolo era<br>stato scoperto da Montale, il suo grande nemico. Poi finalmente<br>si convinse ed \u00e8 venuto con me ad incontrare Piccolo. Piccolo ha<br>dato il meglio di s\u00e9 in quell\u2019incontro e Quasimodo lo guardava<br>ammirato, e poi quando siamo usciti mi disse \u201cquesto piccolo<br>poeta\u201d\u2026 (risate)<br><br><strong><em>Jean Fracchiolla<\/em><\/strong><br>Non \u201cquesto, Piccolo, poeta\u201d\u2026<br><em><strong>Vincenzo Consolo<\/strong><\/em><br>E poi volevo sottolineare che in tutti i miei libri c\u2019\u00e8 il movimento.<br>Un segno letterario inaugurato da Vittorini con \u201cConversazioni<br>in Sicilia\u201d. Quasi tutta la letteratura italiana si svolgeva sempre<br>in luoghi chiusi, Vittorini per primo ha inaugurato il movimento,<br>il viaggio di ritorno. E quindi questa lezione l\u2019ha appresa D\u2019Arrigo<br>con Horcynus Orca. Ne La ferita dell\u2019aprile c\u2019\u00e8 un movimento<br>dell\u2019io narrante che viene da un luogo dove parlano un dialetto<br>gallo italico, ancora parlato da una piccola comunit\u00e0 di origine<br>lombarda. Approda in un paese di mare per andare a scuola e<br>quindi passa dal gallo italico al siciliano e poi all\u2019italiano. E dunque<br>questo viaggio linguistico parte dalle profondit\u00e0 storiche per<br>arrivare all\u2019orizzontalit\u00e0 della comunicazione.<br><strong><em>Jean Fracchiolla<\/em><\/strong><br>Parliamo ora un poco di Retablo. Il protagonista di Retablo \u00e8 il<br>Cavaliere Clerici. Retablo si svolge nel 700\u2019, ma Lei ha conosciuto,<br>credo, a Milano, un Clerici pittore. Allora \u00e8 questo Clerici che Le<br>ha dato l\u2019idea poi del Cavaliere Clerici? Perch\u00e9 so che avete viaggiato<br>insieme in Sicilia\u2026<br><em><strong>Vincenzo Consolo<\/strong><\/em><br>Fabrizio Clerici \u00e8 gi\u00e0 apparso in un libro di Savinio Ascolto il<br>tuo cuore, citt\u00e0. Savinio dice a Clerici: \u201cIo mi chiamo De Chirico,<br>tu ti chiami Clerici, ma sicuramente saremo parenti, perch\u00e9<br>abbiamo quasi lo stesso cognome: De Chirico e Clerici\u201d. Fabrizio<br>Clerici \u00e8 stato un pittore surrealista straordinario.<br>Anni fa, c\u2019\u00e8 stato a Palermo un matrimonio fastoso della nobilt\u00e0<br>palermitana, dove ero testimone di nozze con Fabrizio<br>Clerici, Guttuso ed altre persone. Alla fi ne dei festeggiamenti<br>con Clerici e con Bice Brichetto, scenografa di films di Luchino<br>Visconti, siamo partiti per un breve viaggio attraverso la Sicilia<br>classica, Segesta, Selinunte, Mozia, ecc. Vedevo Fabrizio Clerici<br>che disegnava e da l\u00ec mi \u00e8 venuta l\u2019idea di scrivere Retablo ed<br>il senso del libro era di un Clerici illuminista che s\u2019innamora<br>di Teresa Blasco met\u00e0 siciliana, met\u00e0 spagnola e non \u00e8 corrisposto.<br>Teresa Blasco sposa Cesare Beccaria e hanno una fi glia<br>Giulia Beccaria, la madre di Alessandro Manzoni. Si passa dunque<br>dall\u2019illuminismo, dalla ragione al sentimento, alla poesia,<br>dall\u2019ideologia alla letteratura insomma. E quindi mi sembrava<br>che Clerici potesse impersonare un illuminista che lascia la citt\u00e0<br>fortemente ideologizzata alla ricerca delle tracce di quelli che<br>sono i segni della donna di cui lui \u00e8 innamorato e scopre un<br>mondo di sentimenti, scopre un mondo di dolore. Sentimenti<br>che non pu\u00f2 rappresentare un\u2019ideologia politica, ma pu\u00f2 rappresentare<br>soltanto la letteratura.<br><strong><em>Jean Fracchiolla<\/em><\/strong><br>Cambiando argomento, vorrei ora parlare un po\u2019 con Lei del<br>degrado della Sicilia e delle citt\u00e0 siciliane di cui ho citato qualche<br>esempio nei Suoi libri. Secondo Lei, questo degrado continua<br>tuttora? Perch\u00e9, per esempio, io sono vissuto alcuni anni in Sicilia<br>e ultimamente ci sono tornato parecchie volte, ed ho visto che<br>hanno fatto molti sforzi di restauro a Siracusa per esempio; anche<br>a Palermo hanno restaurato palazzi, si sono dati da fare. Il teatro<br>Massimo, che da tempo era stato abbandonato (chiuso per 25<br>anni), l\u2019hanno riaperto appunto quando io lavoravo a Palermo.<br>Allora c\u2019\u00e8 ancora qualche speranza, oppure questo degrado \u00e8<br>definitivo?<br><em><strong>Vincenzo Consolo<\/strong><\/em><br>Ma si, adesso stanno cercando di rimediare. Stanno restaurando<br>il Teatro Massimo. Il Pitr\u00e9 si lamentava che per costruire quel<br>palazzo ottocentesco progettato dal Basile avevano abbattuto un<br>numero spropositato di antiche chiese e conventi per fare spazio a<br>questo teatro perch\u00e9 la borghesia e la nobilt\u00e0 palermitana avevano<br>bisogno del teatro. Da una parte avevano fatto costruire il Politeama<br>progettato dall\u2019architetto Damiani Almeyda. Dall\u2019altra parte il<br>Massimo con il Basile. Ma voglio dire, stanno restaurando questi<br>monumenti, ma le macerie dei quartieri palermitani rimangono<br>ancora l\u00ec cintate da mura di tufo, dietro cui vive la povera gente in<br>case disastrate. C\u2019\u00e8 stato dal secondo dopo guerra in poi una sorta<br>di stallo perch\u00e9 non si sono accordati sul recupero della citt\u00e0, sul<br>piano regolatore. Quindi l\u00ec c\u2019\u00e8 un gioco di corruzione, di mazzette\u2026<br>Ricordiamo che nel secondo dopo guerra, quelli che hanno messo<br>le mani sulla citt\u00e0 sono stati tre signori che hanno formato una<br>impresa edile, per costruire la nuova Palermo, la Palermo orrenda<br>che ha soffocato la Palermo storica. Questa societ\u00e0 si chiamava<br>Valigia ed era l\u2019acronimo di tre signori. Uno si chiamava Vassallo,<br>un mafioso. Un altro signore si chiamava Lima -era il referente siciliano<br>di Andreotti che poi \u00e8 stato ucciso- ed il terzo si chiamava<br>Gioia, che \u00e8 stato anche lui un eminente uomo politico. Ed era la<br>societ\u00e0 Valigia che ha messo le mani sulla citt\u00e0 e ha costruito gli<br>orrendi quartieri attorno al centro storico. Era l\u2019epoca in cui con<br>la dinamite fecero saltare le ville \u201cliberty\u201d per costruire grattacieli.<br>Adesso non conosco le nuove iniziative urbanistiche, ma c\u2019\u00e8 un<br>signore che si chiama Miccich\u00e9, che era il presidente dell\u2019Assemblea<br>Regionale Siciliana che progettava campi da golf, un altro<br>presidente dell\u2019Assemblea regionale, di Alleanza Nazionale, aveva<br>progettato un parco mistico nel territorio del tempio di Segesta con<br>statue di vetro resina di Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta, Giovanni<br>XXIII e un altro aveva progettato un aeroporto dei templi in un luogo che si chiama la Noce dove aveva la casa di campagna Leonardo Sciascia, che \u00e8 un luogo collinare: avrebbero dovuto distruggere tutte le case dei contadini e le case dei proprietari terrieri e spianare le colline. Per fortuna queste cose non le hanno fatte.<br>Siccome sappiamo che gli apparati sono sempre in mano a forze<br>oscure, che questi legami al Sud si chiamano mafia, che \u00e8 una<br>parola inedita, mi sono permesso di ricordare al signor Lombardo,<br>attuale presidente della Regione Siciliana, di avere rispetto del territorio<br>e quindi dei cittadini in un articolo sul Manifesto.<br><em><strong>Jean Fracchiolla<\/strong><\/em><br>Volevo farLe naturalmente una domanda sulla mafia che eviter\u00f2<br>ormai, perch\u00e9 comunque ha gi\u00e0 risposto con quello che ha<br>detto su Palermo\u2026<br><em><strong>Vincenzo Consolo<\/strong><\/em><br>Ma invece parliamone, parliamone\u2026<br><em><strong>Jean Fracchiolla<\/strong><\/em><br>Allora secondo Lei il potere e l\u2019influenza della mafia si sono<br>indeboliti oppure la mafia oggi \u00e8 sempre quella che era?<br><em><strong>Vincenzo Consolo<\/strong><\/em><br>\u00c8 cambiata. Ovviamente non \u00e8 pi\u00f9 la mafia rurale, corleonese.<br>Si \u00e8 allargata: i suoi tentacoli si sono allargati alla maggior parte<br>dei paesi della Sicilia ed oltre. Non ha confini. Il modo di agire<br>mafioso ormai \u00e8 diventato una cultura. Devo dire che questa<br>parola \u201cmafia\u201d per la prima volta l\u2019hanno usata due studiosi. Un<br>piemontese e l\u2019altro toscano. Ci fu una ribellione da parte degli<br>intellettuali siciliani di fronte a questa specificit\u00e0 vergognosa della<br>Sicilia e c\u2019\u00e8 stato Capuana che ha scritto un libello contro l\u2019inchiesta<br>di questi due studiosi quando per la prima volta hanno parlato<br>della mafia, dicendo: \u201cMa come il brigantaggio \u00e8 dappertutto<br>perch\u00e9 questa specificit\u00e0?\u201d. E Capuana per la prima volta usa la<br>parola piovra -perch\u00e9 la mafia viene raffigurata come una piovra e<br>spiega come se la Sicilia fosse stretta dai tentacoli di un\u2019enorme<br>piovra. Mi \u00e8 capitato di leggere adesso un romanzo scritto da un<br>signore del 1858, che \u00e8 stato esiliato -anzi confi nato- come molti<br>rivoluzionari del \u201848. Si chiama Pietro Minneci ed \u00e8 un poeta, uno<br>scrittore che scrive un romanzo intitolato Ustica e parla delle sue<br>esperienze ad Ustica, dove sono stati confinati molti antifascisti<br>negli anni \u201830, dove \u00e8 stato anche Gramsci. E lui racconta di una<br>societ\u00e0 che si chiama la societ\u00e0 dell\u2019umilt\u00e0. E racconta, nei minimi<br>particolari, cosa era questa organizzazione, perch\u00e9 i confinati<br>politici vivevano insieme ai delinquenti comuni. E questa societ\u00e0<br>era l\u2019archetipo della mafia; quindi gi\u00e0 nei primi anni dell\u2019Ottocento<br>esisteva questo fenomeno mafioso, che prima aveva un nome<br>\u201ccompagnia della societ\u00e0 dell\u2019umilt\u00e0\u201d e poi si chiam\u00f2 \u201cmafia\u201d.<br><em><strong>Jean Fracchiolla<\/strong><\/em><br>Bene, quindi la Sicilia ancora oggi \u00e8 tale quale Lei la descrive<br>e nessuno sembra sentire o capire gli avvertimenti o le grida che<br>Lei lancia nei Suoi romanzi. Ma secondo Lei, cosa bisognerebbe<br>fare per tentare di svegliare questa Sicilia, di cui gi\u00e0 Lampedusa<br>diceva che nessuno pu\u00f2 svegliarla dal suo sonno? Cosa bisognerebbe<br>fare secondo Lei?<br><em><strong>Vincenzo Consolo<\/strong><\/em><br>Non lo so\u2026 bisognerebbe mandare certi uomini politici a casa<br>e trovare delle persone oneste, intelligenti, colte e cercare di governare<br>non solo la Sicilia ma tutto il nostro Paese in un altro<br>modo, in modo pi\u00f9 civile, pi\u00f9 onesto, pi\u00f9 corretto, pi\u00f9 democratico.<br>Non voglio fare il solito lamentoso pessimista ma il nostro<br>Paese \u00e8 degradato a questi estremi che sono preoccupanti. Non<br>solo dal punto di vista politico, ma anche dal punto di vista culturale,<br>etico, morale. Ci sono degli spiragli in Sicilia: si sono opposti<br>clamorosamente al Pizzo i ragazzi di Palermo. Con il sequestro<br>dei beni mafiosi, con le associazioni contro la mafia come \u201cLibera\u201d<br>e l\u2019 \u201cAcio\u201d si cerca di diffondere la cultura della legalit\u00e0,<br>di far conoscere il lavoro dei magistrati e delle istituzioni che si<br>oppongono alla mafia. Si fanno nelle scuole manifestazioni per<br>far capire ai giovani la necessit\u00e0 di vivere nella legalit\u00e0. Anche a<br>Milano si dovrebbe fare qualcosa di simile perch\u00e9 anche al Nord<br>aumentano le infiltrazioni mafiose, non legali.<br><em><strong>Jean Fracchiolla<\/strong><\/em><br>Quando ho letto quella lunga citazione alla fi ne della mia presentazione,<br>Lei dice: \u201cLa politica si preoccupa della sorti immediate<br>dell\u2019uomo e la letteratura, invece, va al di l\u00e0 del tempo contingente\u201d.<br>Allora: non Le \u00e8 mai stato offerto di lanciarsi, di buttarsi nella<br>politica? Lei stesso non \u00e8 mai stato tentato dalla politica? E perch\u00e9?<br><em><strong>Vincenzo Consolo<\/strong><\/em><br>Perch\u00e9 \u00e8 una attivit\u00e0 che non saprei svolgere. Una volta mi ha<br>telefonato un segretario di quello che si chiamava PDS, partito<br>democratico di sinistra. Mi aveva invitato a mettermi in lista per il<br>Senato ed io gli ho detto di no. Lui mi ha detto \u201c\u00e8 un tuo dovere\u201d,<br>ed io gli ho risposto \u201cil mio dovere \u00e8 quello di scrivere\u201d.<br><em><strong>Jean Fracchiolla<\/strong><\/em><br>Cambiamo argomento. Ogni lettura che facciamo lascia una<br>traccia in noi; quindi, di tutte le letture che ha fatto, quali sono<br>i libri, gli autori che Le hanno lasciato una traccia pi\u00f9 profonda?<br><em><strong>Vincenzo Consolo<\/strong><\/em><br>I classici. Per un uomo della mia et\u00e0, per uno cresciuto subito<br>dopo la seconda guerra mondiale, che \u00e8 nato in un\u2019estrema periferia,<br>dove non c\u2019erano libri, biblioteche, librerie, se non quelle<br>scolastiche, la sete di libri era tanta e ho avuto la fortuna di avere<br>-di fronte a casa mia- un piccolo proprietario terriero che era un<br>grande lettore ed era cugino di mio padre, don Peppino Consolo.<br>Ho scoperto questa sua biblioteca e lui mi faceva leggere a casa<br>sua in cucina sul tavolo di marmo perch\u00e9 non mi permetteva<br>di portare i libri a casa, aveva paura che li sciupassi. Lui mi ha<br>iniziato a leggere i classici. Il primo libro \u00e8 stato I miserabili di<br>Victor Hugo che mi ha molto colpito, poi naturalmente mi sono<br>nutrito in quegli anni dell\u2019adolescenza di tanti altri classici. \u00c8 stata<br>una stagione molto importante per me, per fortuna non c\u2019era<br>quell\u2019idiozia della televisione, per cui l\u2019unico modo di scoprire il<br>mondo per quelli della mia generazione erano le pagine dei libri.<br><em><strong>Jean Fracchiolla<\/strong><\/em><br>Un\u2019 ultima domanda e poi vorrei lasciare spazio anche ai presenti.<br>Allora ci conosciamo da una trentina di anni e spero che<br>andremo avanti ancora almeno per trent\u2019anni: che impressione Le<br>fa di essere arrivato a questa et\u00e0 con un\u2019opera cos\u00ec importante e<br>significativa alle Sue spalle?<br><em><strong>Vincenzo Consolo<\/strong><\/em><br>Ho il rammarico di aver scritto poco per la verit\u00e0, di essere<br>stato molto laconico e un po&#8217; disertore praticando per\u00f2 assiduamente<br>quella che Roland Barthes chiama la scrittura d\u2019intervento,<br>vale a dire gli interventi giornalistici sull\u2019attualit\u00e0 politico-sociale.<br>E c\u2019\u00e8 anche la vita, c\u2019\u00e8 l\u2019attacco di malinconie per gli spettacoli<br>che vedi, per quello che vorresti non accadesse e si ha il dovere<br>di lavorare, di scrivere perch\u00e9 se ci fermassimo ognuno nel proprio<br>lavoro sarebbe un guaio per tutti. Ecco c\u2019\u00e8 il rammarico di<br>aver scritto poco, di non aver scritto di pi\u00f9, di non esser stato<br>pi\u00f9 presente, pi\u00f9 incisivo, nel quadro della letteratura italiana.<br>Io voglio ringraziare i professori qui presenti che hanno avuto la<br>generosit\u00e0 di occuparsi di me, di dire qualcosa su di me in senso<br>positivo. Sono loro molto grato. Per fortuna che ancora ci sono i<br>professori, c\u2019\u00e8 l\u2019universit\u00e0, perch\u00e9 sono come gli amanuensi nei<br>conventi che copiavano i codici antichi per non farli distruggere<br>dai barbari che arrivavano. Oggi i barbari sono i mass media diretti<br>dal potere politico-economico.<br><em><strong>Jean Fracchiolla<\/strong><\/em><br>Grazie, Vincenzo, e adesso se le persone qui presenti hanno<br>qualche curiosit\u00e0, qualche domanda da fare\u2026<br><em><strong>Salvatore C. Trovato<\/strong><\/em><br>Non voglio fare una domanda a Vincenzo Consolo, ma voglio<br>ribadire, da siciliano, orgoglioso di esserlo, che la Sicilia non \u00e8<br>solo mafia, ma \u00e8 soprattutto una terra di persone oneste. In Sicilia,<br>come altrove, ci sono anche i disonesti, i prevaricatori, chi<br>vuole vincere a tutti i costi e dominare. Da questo punto di vista<br>la mafia \u00e8 una categoria dell\u2019umanit\u00e0 costituita in societ\u00e0 prima<br>che un fatto storico ben determinato e localizzato, e perci\u00f2 si<br>trova dove c\u2019\u00e8 prevaricazione, violenza e mancanza di rispetto<br>verso il prossimo. Dappertutto, dunque, se gli elementi basilari<br>del viver civile vengono a mancare. In Sicilia questo fenomeno si<br>chiama mafia.<br>Il problema in ordine al fenomeno mafia c\u2019\u00e8 ed \u00e8 notevole:<br>come sconfiggerla? Non con le geremiadi di vario tipo, ma, se mi<br>\u00e8 lecito esprimere un mio parere, con l\u2019impegno di tutti, sconfiggendo<br>il malcostume dalle mille sfaccettature, la prevaricazione,<br>la corruzione, le mille ingiustizie della vita di ogni giorno ed<br>educando le giovani generazioni al rispetto degli altri e oserei<br>dire all\u2019amore per gli altri, cristianamente, al senso della libert\u00e0<br>individuale limitata da altra libert\u00e0 individuale, alla legalit\u00e0 nel<br>senso pi\u00f9 ampio. Voglio tanto illudermi che le famiglie e la scuola<br>queste cose possano ancora farle, in Sicilia e nel mondo.<br><em><strong>Vincenzo Consolo<\/strong><\/em><br>Sono d\u2019accordo con Salvatore. C\u2019\u00e8 una Sicilia nobile, onesta<br>che malgrado tutto ancora resiste. Ed io l\u2019ho vista questa Sicilia,<br>l\u2019ho vista a Milano quando ero studente in piazza Sant\u2019Ambrogio,<br>ho visto quando c\u2019\u00e8 stata la grande mutazione antropologica: la<br>fi ne del mondo contadino e il processo di industrializzazione del<br>nostro Paese. Masse di contadini che sono stati costretti a lasciare<br>la Sicilia ed approdare a Milano in piazza Sant\u2019Ambrogio, per<br>essere poi sottoposti alle visite mediche, e poi mandati nei vari<br>paesi europei, mandati nelle fabbriche e nelle miniere del Belgio,<br>ecc. Dunque ho visto questa realt\u00e0. Devo dire che ero andato<br>in Sicilia quando ho scritto Le pietre di Pantalica perch\u00e9 mi ero<br>impegnato a scrivere un libro sui frati di Mazzarino, implicati in<br>un clamoroso episodio di estorsione e di minacce. Quando sono<br>arrivato l\u00ec, ho conosciuto la storia delle ultime lotte contadine<br>in quella zona, e l\u2019occupazione delle terre incolte per ottenere la<br>riforma agraria. Ho lasciato di scrivere sui frati di Mazzarino, e la<br>prima parte del libro Le pietre di Pantalica \u00e8 proprio sulle lotte<br>contadine, represse come sempre, come quelle del 1893. I contadini<br>sono stati costretti ad emigrare. Ho insegnato nelle scuole<br>agrarie quando ero in Sicilia, insegnavo \u201cDiritto\u201d ed \u201cEducazione<br>civica\u201d, in paesi di montagna, a Caronia, paese di boscaioli, di<br>carbornai. Questo paese era impoverito terribilmente con la crisi<br>dell\u2019agricoltura e molti uomini sono stati costretti ad emigrare. Ci<br>sono stati anche suicidi di donne disperate perch\u00e9 rimaste sole,<br>senza il marito. Era un mondo terribile che mi aveva impressionato.<br>Sono persone che hanno pagato lo scontro della storia, hanno<br>pagato col sacrificio, spesso con la vita. Gli zolfatari che uscivano<br>della Sicilia e andavano in Belgio sono andati nelle miniere ed<br>anche l\u00ec ci sono state tragedie. E quindi c\u2019\u00e8 una storia della Sicilia<br>nobile, della Sicilia onesta, popolare e pulita per\u00f2 l\u2019immagine che<br>prevale \u00e8 stata quella della Sicilia dei trafficoni, dei mascalzoni,<br>la Sicilia che \u00e8 quanto di pi\u00f9 impronunciabile si possa immaginare,<br>di un signore che ha avuto rapporti sempre con la mafia, da<br>quando era a Palermo fi no adesso che si \u00e8 trasferito a Milano e<br>ha fondato il partito \u201cForza Italia\u201d. Ecco, quella \u00e8 la Sicilia di cui<br>io mi vergogno, la Sicilia della sopraffazione, della violenza, del<br>fenomeno aberrante della mafia che parte da lontano, parte da<br>un sistema economico di tipo medievale, quello del latifondo, di<br>proprietari nobili che se ne restavano nei lori palazzi di Palermo,<br>i famosi Gattopardi, e ricevevano nei loro palazzi soltanto il pro131<br>fitto, le rendite, e non volevano sapere quello che succedeva nelle<br>loro terre dove gli umili erano molto spesso oggetto di violenza<br>e di ingiustizia. C\u2019\u00e8 uno scrittore che era stato costretto a scappare<br>dalla Sicilia per ragioni politiche, figlio di nobili, Michele<br>Palmieri di Miccich\u00e9, che diventa amico di Stendhal a Parigi, e<br>che poi scrive un libro sugli usi e costumi siciliani dove racconta<br>degli episodi terribili appunto sulla Sicilia dei gabellotti, dei soprastanti.<br>Per\u00f2 questo non \u00e8 successo solo in Sicilia. Quando c\u2019\u00e8<br>un sistema di non equit\u00e0, di ingiustizia, lo sfruttamento dei pi\u00f9<br>deboli c\u2019\u00e8 sempre.<br><em><strong>Jean Fracchiolla<\/strong><\/em><br>Grazie, Vincenzo. Qualche altra domanda su quello che \u00e8 stato<br>detto\u2026 o non detto?<br><strong><em>Giulio Ferroni<\/em><\/strong><br>Prima volevo fare una domanda piuttosto semplice per\u00f2 questo<br>discorso sulla mafia m\u2019interessa molto. Non sono siciliano<br>anche se amo moltissimo la Sicilia e credo che forse Vincenzo<br>potrebbe aggiungere qualcosa sulla situazione attuale, che in realt\u00e0<br>\u00e8 molto pi\u00f9 complicata, per la diffusione di comportamenti<br>mafiosi che sono in tutto il mondo, al di l\u00e0 della Sicilia. Per\u00f2 c\u2019\u00e8<br>una specificit\u00e0 siciliana che attualmente ha assunto un nuovo volto<br>rispetto all\u2019antica oppressione dei pi\u00f9 deboli. Ci sono ora meccanismi<br>economici che suscitano il consenso degli stessi \u201cdeboli\u201d.<br>C\u2019\u00e8 una distribuzione di ricchezza di basso livello, fatta attraverso<br>l\u2019uso di modalit\u00e0 politiche, che hanno cambiato il volto del potere<br>della mafia e rendono pi\u00f9 difficile la situazione. Cos\u00ec gli enti<br>locali assumono dipendenti per fare cose che non si capisce cosa<br>siano; c\u2019\u00e8 una distribuzione di ricchezza nel sottogoverno, in cui<br>la mafia \u00e8 entrata fi no in fondo, suscitando un consenso anche<br>di massa. Ha ragione Trovato, ma la specificit\u00e0 della situazione<br>siciliana assomiglia pur con notevoli differenze a quella della<br>Campania: e un controllo dell\u2019economia di tipo mafioso sem132<br>bra davvero estendersi dalla Sicilia all\u2019Italia intera e a gran parte<br>del mondo. Io sono molto pessimista: credo che occorrerebbero<br>interventi capaci di tener conto del carattere estremo della situazione.<br>Cos\u00ec il governo centrale dovrebbe saper intervenire sulla<br>situazione siciliana proprio colpendo l\u2019uso mafioso delle istituzioni<br>e la distribuzione di ricchezza che esso crea. Vincenzo, che<br>conosce bene la situazione meglio di me, potrebbe dirci qualcosa<br>anche in questo senso.<br>Ma la mia domanda semplice era un\u2019altra e non c\u2019entra nulla<br>con la mafia. Mi riferisco a Vittorini: la sua \u00e8 una presenza un po\u2019<br>atipica in fondo nella cultura siciliana del Novecento, tanto pi\u00f9 rispetto<br>alla linea rappresentata da Sciascia e da Piccolo. Del resto,<br>\u00e8 ben noto come Sciascia abbia sottolineato la sua distanza dal<br>modello Vittorini, privilegiando altri scrittori siciliani rispetto a<br>Vittorini. Vorrei chiedere a Consolo quale \u00e8 stato per lui il rilievo<br>di Vittorini; rapporti e distanze da Vittorini. Grazie.<br><em><strong>Vincenzo Consolo<\/strong><\/em><br>Per quanto riguarda la tua prima osservazione si, da noi il<br>nepotismo e il clientelismo ci sono. In una lettera che Giuseppe<br>La Farina manda a Cavour dopo il 1860 parla di Napoli e dice<br>che le scale dei ministeri erano affollate, \u201csembrava un mercato,<br>tutti erano alla ricerca, alla richiesta di posti di lavoro, di sistemazione\u201d.<br>In Sicilia il nepotismo e il clientelismo \u00e8 stato sempre<br>praticato.<br>Detto questo, parliamo del mio rapporto con Vittorini. Vittorini<br>ha inaugurato con Conversazione in Sicilia il tema del \u201cnostos\u201d,<br>del viaggio di ritorno, tema che ha segnato tutti gli scrittori<br>della generazione del dopoguerra, dico degli scrittori siciliani che<br>sono stati costretti a lasciare l\u2019Isola. In tutti i miei libri c\u2019\u00e8 il movimento,<br>il viaggio di ritorno. Ma in Vittorini c\u2019\u00e8 anche il saggista,<br>il direttore di \u201ccollane\u201d editoriali e di riviste letterarie. \u00c8 stato un<br>Vittorini maestro, ma l\u2019intellettuale Vittorini era anche un antiverghiano.<br>Non accettava la concezione fatalistica di Verga. Era<br>convinto che i contadini siciliani o i pescatori di Acitrezza dive133<br>nuti operai con la rivoluzione industriale non sarebbero stati pi\u00f9<br>passivi, ma avrebbero avuto un atteggiamento attivo nei confronti<br>della storia. Rifi utando il fatalismo verghiano, Vittorini arriv\u00f2 alla<br>bestemmia letteraria, scrisse: \u201cquello schifosissimo Verga il pi\u00f9<br>reazionario degli scrittori italiani\u201d. Ma Verga non era assolutamente<br>reazionario. Quando Verga a Milano legge le pagine di<br>Franchetti e Sonnino dell\u2019Inchiesta in Sicilia, l\u00ec avviene la sua<br>conversione, riscopre il mondo reale della Sicilia che prima aveva<br>espresso soltanto in termini di esotismo, di romanticismo. La sua<br>conversione avviene per la sua consapevolezza, per la presa di<br>coscienza della realt\u00e0 contadina siciliana, della realt\u00e0 dei pescatori,<br>degli umili. Non ha una concezione progressiva della storia<br>come quella di Vittorini, ma ha una concezione metastorica che<br>appunto fa pensare ad una sfi ducia nei confronti del progresso.<br>In questo attinge a Leopardi, alla conversione leopardiana della<br>ginestra. Non lo chiamerei reazionario, per quanto Vittorini<br>\u00e8 fi ducioso nelle magnifi che sorti progressive, quanto Leopardi<br>prima di Verga, \u00e8 sfi ducioso nelle magnifi che sorti progressive.<br>Questa \u00e8 la differenza fra i due. Io credo veramente nel progresso<br>della Storia, non penso che il destino dell\u2019uomo si possa<br>esaurire soltanto nelle leggi e nei progetti politici. C\u2019\u00e8 una parte<br>dell\u2019uomo, una parte privata, intima che non viene rappresentata<br>dai programmi politici; ci sono le passioni, la vita ed i sentimenti<br>dell\u2019uomo. Perch\u00e9 noi siamo esseri civili perch\u00e9 facciamo parte di<br>una societ\u00e0, ma siamo anche esseri umani, con tutto il bagaglio<br>che ci portiamo di appartenere a questa specie dell\u2019universo, che<br>\u00e8 la specie umana.<br><em><strong>Salvatore C. Trovato<\/strong><\/em><br>Una domanda vorrei farla anch\u2019io a Vincenzo Consolo. Su Vittorini,<br>di cui hai parlato poco fa. Vittorini \u00e8 lo scrittore che ha<br>dato dignit\u00e0 letteraria a quella parte della storia della Sicilia che<br>riguarda i paesi cosiddetti lombardi. Penso al \u201cGran Lombardo\u201d in<br>Conversazione in Sicilia, ai paesi lombardi, belli, ordinati, puliti,<br>dove anche la gente \u00e8 bella, di contro ai paesi arabi, disordinati,<br>brutti, dove anche le gente \u00e8 brutta, nel romanzo postumo Le<br>citt\u00e0 del mondo. Un mito, evidentemente, dietro cui sta la conoscenza<br>puntuale dei luoghi e la lettura degli storici di Sicilia, da<br>Tommaso Fazello a Michele Amari. Tu, al di l\u00e0 del mito vittoriniano,<br>hai parlato molto dei paesi lombardi, dalla Ferita a Lunaria,<br>al Sorriso. Addirittura hai inserito nel Sorriso e poi anche in Lunaria<br>la parlata sanfratellana. Che \u00e8 la lingua della rabbia sociale<br>nel romanzo e quella di un\u2019Arcadia felice, la \u00abremota Contrada<br>senza nome\u00bb, in Lunaria. Ed ecco la domanda. Qual \u00e8 il rapporto<br>tra te e Vittorini in ordine alla Sicilia lombarda, cos\u00ec mitizzata in<br>Vittorini, cos\u00ec crudamente reale nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio<br>e, ancora, cos\u00ec fortemente mitizzata in Lunaria?<br><em><strong>Vincenzo Consolo<\/strong><\/em><br>Nell\u2019edizione illustrata di Conversazioni in Sicilia Vittorini fa<br>fotografare la statua di Napoleone Colajanni che era uno dei<br>capi del socialismo siciliano del 1893\/4. Perch\u00e9 vede nella Lombardia,<br>nel Nord quello che era stato il processo di sviluppo,<br>di industrializzazione. Ricordiamoci e lo racconta adesso un<br>professore che ha scritto un libro intitolato Un paradiso abitato<br>da diavoli, Nelson Mo\u00e8, dell\u2019Universit\u00e0 di Boston, della visione<br>che avevano, prima dell\u2019unit\u00e0 di Italia, gli europei a partire dai<br>francesi e dagli inglesi. Per loro il Sud partiva dalle Alpi, in gi\u00f9,<br>tutta l\u2019Italia era Sud, poi man mano il Nord oltrepass\u00f2 le Alpi<br>incominci\u00f2 a scendere fi no a Roma e poi il confi ne si ferm\u00f2 a<br>Napoli. L\u2019Italia fi niva a Napoli, per cui il \u201cparadiso abitato da<br>diavoli\u201d era tutto il Meridione. I viaggiatori andavano a Napoli,<br>andavano tutti nel meridione. Da l\u00ec cominci\u00f2 la questione<br>meridionale. Dunque Vittorini aveva quest\u2019idea di un Nord<br>progressivo che progrediva industrialmente, socialmente con la<br>nascita della classe operaia ed un Sud ancora immobile, fermo,<br>rassegnato dove ancora c\u2019erano i vecchi poteri, i proprietari<br>terrieri. Questa era la visione vittoriniana e quindi Vittorini faceva<br>parlare il \u201cGran Lombardo\u201d di umanit\u00e0 offesa e di nuovi<br>doveri. Le comunit\u00e0 lombarde di cui parla Vittorini sono le colonie<br>lombarde che si sono formate in Sicilia con la riconquista<br>normanna, colonie costituite da truppe mercenarie -la moglie<br>di Ruggero il Normanno era Adelasia del Monferrato- raccolte<br>nella valle padana che si estendeva dal Piemonte e dalla Lombardia<br>fi no alla Romagna. I mercenari venuti in Sicilia con i<br>Normanni che avevano riconquistato la Sicilia alla cristianit\u00e0, e<br>l\u2019avevano tolta ai musulmani, e naturalmente come succede a<br>tutti gli immigrati si erano rinchiusi in piccole comunit\u00e0. Sono<br>sopravvissute sette isole lombarde dove si parla ancora oggi il<br>dialetto gallo italico o medio latino. Uno di questi paesi \u00e8 San<br>Fratello il pi\u00f9 vicino al mio paese natale. Ma poi, l\u2019altro giorno<br>io ironicamente ho detto, rispondendo a questo signore che si<br>chiama Lombardo, l\u2019attuale Presidente della Regione Siciliana,<br>che il dialetto gallo italico o medio latino -ahim\u00e9- si parla pure<br>a Corleone. E questo lo dice il prof. Gress. Vittorini aveva questo<br>schema, era andato via giovanissimo dalla Sicilia, andando<br>al Nord vede lo sviluppo di queste zone e quindi le considera<br>un simbolo dell\u2019attivismo dei nordici a confronto della rassegnazione,<br>della passivit\u00e0 del sud.<br><em><strong>Jean Fracchiolla<\/strong><\/em><br>Come vedete la Sicilia e la cultura siciliana sono una fonte<br>inesauribile di domande, di interrogazioni. Spero che potremo<br>ritrovarci ancora tante altre volte per parlarne. Vorrei ora lasciare<br>la parola a Irene.<br><em><strong>Irene Romera Pintor<\/strong><\/em><br>Grazie, Jean, per questa bellissima intervista. Per concludere<br>porgo anch\u2019io un\u2019ultima domanda a Vincenzo Consolo: quali<br>sono le grandi idee che ha voluto esprimere attraverso la Sua<br>scrittura?<br><em><strong>Vincenzo Consolo<\/strong><\/em><br>Attraverso i miei romanzi che sono quasi tutti di sfondo storico,<br>di storia come metafora del presente, ho voluto raccontare<br>non solo la Sicilia ma anche l\u2019Italia. Sono i miei romanzi di recupero<br>storico e memoriale, ma anche di recupero linguistico.<br>La mia scrittura infatti ha una sua specifi cit\u00e0 e la ricerca al di l\u00e0<br>della orizzontalit\u00e0 della lingua italiana di quelle che io chiamo le<br>lingue sepolte che sono le antiche lingue che nella mia terra si<br>sono parlate. \u00c8\u2019 questo ancora un bisogno di recupero della memoria<br>che \u00e8 anche recupero linguistico. Credo che questo sia lo<br>scopo della letteratura, perch\u00e9 la letteratura non pu\u00f2 che essere<br>memoria.<br><em><strong>Jean Fracchiolla<\/strong><\/em><br>Possiamo ora concludere, ringraziando vivamente Vincenzo<br>Consolo per la sua disponibilit\u00e0 e per la consueta amabilit\u00e0 con la<br>quale si \u00e8 sottoposto al fuoco nutrito di tutte le nostre domande.<br>Vorrei anche rinnovargli tutti i nostri pi\u00f9 affettuosi auguri di<br>buon compleanno, con l\u2019auspicio molto egoistico di ritrovarci ancora<br>spesso negli anni futuri, per parlare ancora non solo di tutto<br>quello che ha scritto fi nora, ma anche di tutte le altre opere, speriamo<br>numerose, alle quali avr\u00e0 dato vita nel frattempo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/d0a92137-de8e-4a96-9ab5-8de6b65b120a.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"773\" src=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/d0a92137-de8e-4a96-9ab5-8de6b65b120a-1024x773.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4002\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/d0a92137-de8e-4a96-9ab5-8de6b65b120a-1024x773.jpg 1024w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/d0a92137-de8e-4a96-9ab5-8de6b65b120a-300x226.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/d0a92137-de8e-4a96-9ab5-8de6b65b120a-768x580.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/d0a92137-de8e-4a96-9ab5-8de6b65b120a-1536x1160.jpg 1536w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/d0a92137-de8e-4a96-9ab5-8de6b65b120a.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/consolo-uno-.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"805\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/consolo-uno--1024x805.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4003\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/consolo-uno--1024x805.jpg 1024w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/consolo-uno--300x236.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/consolo-uno--768x604.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/consolo-uno-.jpg 1109w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Jean FracchiollaQuesta \u00e8 l\u2019ennesima intervista che faccio con Lei. 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