{"id":3989,"date":"1992-03-01T10:26:00","date_gmt":"1992-03-01T10:26:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3989"},"modified":"2026-06-01T10:52:01","modified_gmt":"2026-06-01T10:52:01","slug":"prefazione-al-tempo-della-bestia-trionfante-nottetempo-casa-per-casa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3989","title":{"rendered":"Prefazione Al tempo della bestia trionfante Nottetempo, casa per casa"},"content":{"rendered":"\n<p> <strong><em>Giulio Ferroni<\/em><\/strong><br><br> Al tempo della bestia trionfante Nottetempo, casa per casa (la cui prima edizione reca \u00abFinito di stampare nel mese di marzo dell&#8217;anno 1992\u00bb) si apre con un&#8217;immagine di lacerante dolore proiettata sullo slargo di un paesaggio rivelato dalla luce livida della luna: le suggestioni della letteratura lunare (con cui Consolo aveva gi\u00e0 splendidamente dialogato in Lunaria) si addensano qui su ben individuati luoghi siciliani e sulla figura in- quietante, densa di tracce mitiche e folcloriche, della licantropia. Il male catubbo del vecchio Marano esplode all&#8217;affacciarsi della \u00abchiaria scialba all&#8217;oriente\u00bb, al ritorno dell&#8217;astro che svela il mondo, aprendo uno squarcio di quel paesaggio che ha al centro Cefal\u00f9, che pi\u00f9 volte sar\u00e0 illuminato e &#8220;rivelato&#8221; dallo sguardo del romanzo: ora, a specchio del mare gi\u00f9 in basso, \u00absul declivio, per la pianura breve\u00bb sono in evidenza \u00abi tronchi degli ulivi\u00bb, che sembrano addirittura \u00absradicarsi\u00bb in un muoversi collettivo, corrosi e lacerati da un immedicabile spasimo. \u00c8 come se la luna rivelasse qualcosa di eccessivo, il traboccare stesso della malinconia, che erompe letteralmente nell&#8217;uscire di casa del malato (formidabile quell&#8217;attacco Si spalanc\u00f2 la porta d&#8217;una casa&#8230;), col suo correre, con gli echi e i rim- balzi che esso suscita, fino allo svegliarsi delle \u00absolinghe case sopra il colle\u00bb, all&#8217;accendersi dei lumi, al bisbiglio accompagnato dal brivido. Il correre dell&#8217;uomo chiama in causa, pi\u00f9 nettamente, con precisione topografica, l&#8217;offrirsi alla vista dei luoghi attraversati: luoghi di un esistere carico di storia e di passato, di speranza e di dolore, di bellezza e di violenza, fissati in un effetto di \u00abvastit\u00e0 deserta\u00bb, immersi in una \u00abquiete\u00bb che fa sentire pi\u00f9 in profondit\u00e0 \u00abla pena, lo sgomento\u00bb, il desiderio impossibile di \u00abun altro approdo\u00bb, di cui la scena notturna, \u00abquesto livido limbo\u00bb, \u00e8 forse figura. E il malato che cade a terra sembra \u00abil supplice, l&#8217;orante disperato del dio della distanza e dell&#8217;assenza, d&#8217;un ignoto dio, impassibile o efferato\u00bb: seguito con partecipazione dolorosa dal figlio Petro, in un empito di solidariet\u00e0 e di angoscia, perch\u00e9 possa essere ricondotto infine in un circuito di intimit\u00e0 familiare. E non pu\u00f2 non venire in mente una scena e situazione pur tanto diversa, in fondo pi\u00f9 sinistra e davvero senza scampo, senza nessun esito di &#8220;piet\u00e0&#8221;: quella della novella pirandelliana Male di luna. Con il rilievo di una lingua che scava la realt\u00e0, che sfida la sua sostanza fisica, la sua evidenza visiva, la materia pullulante che la costituisce, questo incipit rivela subito due orizzonti essenziali del romanzo, l&#8217;apertura &#8220;geogra-fica&#8221; e storica su di un ambiente fisico e umano, e la discesa in un dolore individuale, nell&#8221;offesa&#8221; che gli esseri umani ricevono dalla natura o dai rapporti sociali. Romanzo di Cefal\u00f9 e della Sicilia all&#8217;inizio degli anni &#8217;20, in cui si fa strada la \u00abbestia trionfante\u00bb del fascismo; e romanzo del dolore, della lacerazione che grava, entro quel contesto ambientale e storico, sull&#8217;esistenza di un giovane intellettuale di origine contadina, Petro Marano, e sulla sua fa-miglia. Dolore personale e dolore della storia, del mondo che si agita e si corrompe, convergono in un narrare che procede per vere e proprie &#8220;stazioni&#8221;: i dodici capitoli (come mostrano i loro titoli e le epigrafi che li accompagnano) si presentano come dei &#8220;quadri&#8221; in movimento, ogni volta concentrati su un tema, su una figura o una situazione: diversamente riferiti all&#8217;ambiente di Cefal\u00f9 e a quel momento storico, suggeriscono diversi fili di vicende che si specchiano tra loro e arrivano a convergere nei loro nodi risolutivi. Il narrare di Consolo \u00e8 animato proprio da questa spinta a fissarsi ogni volta su di un &#8220;qua- &#8220;, a cercare la lingua capace di trarre alla luce la sostanza delle presenze che lo abitano: una lingua che ha una forte caratura &#8220;poetica&#8221;, un&#8217;espressivit\u00e0 che si addensa intorno alle cose, che mira a rivelare il loro pulsare, il loro sofferto palpitare, la loro espansione nella luce o nel buio, ma che non si risolve mai in liricit\u00e0 pura, producendo movimento, procedendo anche verso atti e gesti fulminanti (che spesso giungono improvvisamente a rilevarsi e fissarsi nei finali dei capitoli, nelle clausole quasi lapidarie che li serrano). Grandi aperture sull&#8217;ambiente fisico e umano si im-ponevano, del resto, gi\u00e0 nelle opere precedenti di Con-solo: e basta ricordare che Il sorriso dell&#8217;ignoto marinaio (1976) si apre proprio con lo svelarsi del paesaggio siciliano dalla nave con cui il barone Mandralisca ritorna da Lipari con il celebre ritratto di Antonello (\u00abE ora si scorgeva la grande isola. I fani sulle torri della costa erano rossi e verdi, vacillavano e languivano, riapparivano vivaci\u00bb); e che questa disposizione a seguire l&#8217;evidenza degli slarghi che si presentano all&#8217;occhio agisce vigorosamente nella stessa scrittura saggistica di Consolo, nei suoi pi\u00f9 distesi percorsi sul territorio siciliano (in primis Le pietre di Pantalica, 1988). \u00c8 come se la scrittura riuscisse a seguire un occhio capace di spaziare sulle distese di un paesaggio carico di presenze, di memorie, di suggestioni. In Nottetempo gli squarci eccezionali su Cefal\u00f9 e dintorni sembrano seguire un movimento che, attraversando lo spazio casa per casa, ne coglie l&#8217;effetto globale, la configurazione rivelatrice: affidandosi in primo luogo alla forza evocativa dei nomi, alla precisione dell&#8217;onomastica geografica e topo-grafica, che viene come ad addensare in s\u00e9 la vita vibrante del mondo, le esistenze molteplici, esuberanti e disperate, trionfanti e rapprese, le luci e le ombre che lo abitano. Nel capitolo IV, La torre, si apre anche uno squarcio su Palermo, seguendo il percorso compiutovi da Petro: ai nomi che fissano i dati urbanistici, architettonici, storici, si mescolano i dati &#8220;moderni&#8221; delle insegne pubbliche e della pubblicit\u00e0 e poi quelli delle scritte dei cartelli del corteo socialista (mentre dal palco del comizio, su Piazza Politeama, si svolge un nuovo slargo verso il paesaggio marino, riconosciuto nei suoi pi\u00f9 definiti dati geografici). I nomi del resto costituiscono lo strumento pi\u00f9 determinante di questa resa espressiva della realt\u00e0: nomi propri e nomi comuni, sostantivi rari e preziosi, di forte so- stanza letteraria o di rude carica realistica, nomi che emergono da un passato ancestrale o nomi legati al pi\u00f9 dimesso fare quotidiano, nomi radicati nel fondo dell&#8217;esperienza popolare, nelle pratiche artigiane o contadine o portati dall&#8217;invasione della modernit\u00e0, dalle sue spinte liberatrici o dai suoi miti pi\u00f9 distruttivi e perversi. L&#8217;elencazione seriale, che costituisce il dato stilistico pi\u00f9 diffuso e ben riconoscibile della scrittura di Consolo, agisce soprattutto nell&#8217;ambito dei nomi, collegandosi talvolta a scatti improvvisi della sintassi, tra inversioni e alterazioni ritmiche: il linguaggio viene cos\u00ec forzato in una doppia direzione, sia costringendolo ad immergersi verso un centro oscuro, verso l&#8217;intimit\u00e0 delle cose e dell&#8217;esperienza, verso il fondo pi\u00f9 resistente e cieco della materia, il suo inarrivabile hic et nunc, sia allargandone l&#8217;orizzonte, dilatandone i connotati nello spazio e nel tempo, portandolo appunto a &#8220;vedere&#8221; la distesa pi\u00f9 ampia dell&#8217;ambiente e a farsi carico della sua stessa densit\u00e0 storica, di quanto resta in esso di lacerato passato e di faticoso proiettarsi verso il futuro. Chiuso nella torre (il vecchio mulino avuto in lascito da don Michele) a meditare sul dolore della propria famiglia (oltre la malattia del padre, la disperata follia della sorella Lucia), Petro, dopo essersi abbandonato ad un urlo indistinto e senza scampo, si aggrappa alla forza delle parole, che sono prima di tutto \u00abnomi di cose vere, visi-bili, concrete\u00bb, nomi che egli scandisce come isolandoli nel loro rilievo primigenio e assoluto e da cui ricava un impossibile sogno di un ritorno alle origini, di un rinominare capace di trarre alla luce una realt\u00e0 non ancora contaminata dal dolore e dalla rovina. Nuovo inizio potrebbe essere dato dalla trasparenza assoluta di nomi che designano una realt\u00e0 senza pieghe dolorose, in un flusso sereno della vita e del tempo: \u00abE s&#8217; aggrapp\u00f2 alle parole, ai nomi di cose vere, visibili, concrete. Scand\u00ec a voce alta: &#8220;Terra. Pietra. S\u00e8nia. Casa. Forno. Pane. Ulivo. Carrubo. Sommacco. Capra. Sale. Asino. Rocca. Tempio. Cisterna. Mura. Ficodindia. Pino. Palma. Castello. Cielo. Corvo. Gazza. Colomba. Fringuello. Nuvola. Sole. Arcobaleno&#8230;&#8221; scand\u00ec come a voler rinominare, ricreare il mondo. Ricominciare dal momento in cui nulla era accaduto, nulla perduto ancora, la vicenda si svolgea serena, sereno il tempo\u00bb (IV, La torre: e si noti come in questa elenca-zione, che la punteggiatura fissa in una sorta di forma pu-ra, i vari nomi si distribuiscono in gruppi, riferiti a diversi settori d&#8217;esperienza, secondo una progressione che va dalla solidit\u00e0 elementare della terra al richiamo aereo del volo e di uno spazio cosmico, fino alla colorata impalpabilit\u00e0 dell&#8217;arcobaleno). Il \u00abmaestricchio\u00bb Petro Marano sfida le parole cercando in esse un&#8217;esperienza pi\u00f9 risolutiva, cercando la strada della scrittura e sondandone la difficolt\u00e0 estrema, lo sforzo eroico che richiede; a lui, come uno specchio parzialmente autobiografico, si affida il punto di vista dell&#8217;autore. Per Petro, e per Consolo, la scrittura non \u00e8 un gioco di prestigio, esteriore spettacolo, brillante e accattivante ricamo sulla scena pubblica, veloce fagocitazione del mondo: \u00e8 sfida al dolore, alla difficolt\u00e0 della parola, alla resistenza della realt\u00e0; \u00e8 lotta sorda e prolungata con un grumo oscuro; \u00e8 canto che si dispiega nel confronto con il silenzio; equilibrio impossibile e lacerato che sorge dall&#8217;urlo; ragione e luce che si svolge dalla cecit\u00e0 dell&#8217;esperienza. A questa essenzialit\u00e0 della scrittura mira Petro, che, investito dal dolore, si scontra con la difficolt\u00e0 di dire, con l&#8217;evidenza materiale di caratteri che sembrano immergersi nella porosa durezza della materia: \u00abSi mise in ginocchio a terra, appoggi\u00f2 le braccia alla pietra bianca della macina riversa di quello ch&#8217;era stato un tempo un mulino a vento, e cerc\u00f2 di scrivere nel suo quaderno &#8211; ma intinge la penna nell&#8217;inchiostro secco, nel catrame del vetro, nei pori della lava, nei grumi dell&#8217;ossidiana, cosparge il foglio di polvere, di cenere, un soffio, e si rivela il nulla, l&#8217;assenza d&#8217;ogni segno, rivela l&#8217;impotenza, l&#8217;incapacit\u00e0 di dire, di raccontare la vita, il patimento\u00bb (ivi). Ritrover\u00e0 poi, al momento della fuga, il quaderno nascosto nel foro della ruota della macina a cui ha affidato comunque la registrazione del suo pi\u00f9 cupo scoramento, della sua disperazione: \u00abE mai sempre questa la scrittura, \u00e8 l&#8217;informe incandescente che s&#8217;informa, il suo freddarsi, il trapassare stilla a stilla nel segno, suono, nel senso decretato, nella convenzione, nella liturgia della parola? \u00c8 canto, movimento, p\u00e0-rodo e st\u00e0simo per liberare pena gioia furia rimorso, mostrare nella forma acconcia, nella pi\u00f9 bella la tempesta? \u00c8 malizia, compromesso, cedimento, riconciliazione con il mondo? Oh anima sfuggente, oscura, oh fondo tenebro-so.\/\/ E menzogna l&#8217;intelligibile, la forma, o verit\u00e0 ulteriore?\/\/ Ma prima \u00e8 l&#8217;inespresso, l&#8217;ermetico assoluto, il poema mai scritto, il verso mai detto. \u00c8 il sibillino, il murmure del vento, frammento, oscuro logo, profezia dei re-cessi. \u00c8 la ritrazione, l&#8217;afasia, l&#8217;impetramento la poesia pi\u00f9 vera, \u00e8 il silenzio. O l&#8217;urlo disumano\u00bb (XII, La fuga). Questa ricerca della scrittura si lega ad una verifica, da parte di Petro, della propria estraneit\u00e0 alla politica mi-litante. Nemico dei prepotenti e fedele al proprio fondo contadino e alla propria cultura, partecipa nel vortice degli eventi del 1921\/22 alle azioni socialiste, in stretta solidariet\u00e0 con il merciaio Cicco Paolo Miceli. Ma nel fuoco della lotta si sente come assente, gravato da un senso di estraneit\u00e0: si trova nel corteo sindacale di Palermo come un \u00ababusivo\u00bb (e qui viene un po&#8217; in mente il finale di Rub\u00e8 del siciliano Borgese). Convocato a Palermo per una riunione urgente, vi resta \u00ab in silenzio, per l&#8217;incapacit\u00e0 di prof-ferir parola, frase, dire della politica\u00bb (xI, L&#8217;oltraggio). Solo l&#8217;oltraggio fatto alla sua famiglia dal barone don Nen\u00e9 e dai suoi scagnozzi, che approfittano delle turbolenze sociali per dar sfogo ai loro odi privati, lo spinge ad un attentato al balcone di palazzo Cicio. Poi, raggiunta Palermo con l&#8217;aiuto dei compagni e imbarcatosi per Tunisi, l&#8217;incontro sulla nave con il vecchio anarchico Schicchi, che esibisce truci e deliranti propositi di rigeneratrice violenza, lo convince definitivamente ad allontanarsi dalla politica, a vivere il proprio esilio \u00absolo come un emigrante, in cerca di lavoro, casa, di rispetto\u00bb; getta in mare un libro messogli in mano dall&#8217;anarchico e si rivolge in modo pi\u00f9 determinato al proposito di scrivere, solo modo di render ragione del dolore che lo schiaccia: \u00abPens\u00f2 al suo quaderno. Pens\u00f2 che ritrovata calma, trovate le parole, il tono, la cadenza, avrebbe raccontato, sciolto il grumo dentro.\/\/ Avrebbe dato ragione, nome a tutto quel dolore\u00bb. Queste sono le ultime battute di Nottetempo, casa per casa, che viene cos\u00ec a concludersi con un affidamento di s\u00e9 alla scrittura: sola risposta praticabile alle offese della natura e della storia, sola difesa di un&#8217;ipotesi di mondo giusto ed umano, abitato dalla bellezza e dalla ragione. Una risposta, questa, che riceve stimolo e conforto dalla grande letteratura del passato, dagli scrittori che hanno dato della realt\u00e0 un&#8217;immagine ben pi\u00f9 profonda e autentica di quella data dalla politica: gli scrittori della verit\u00e0 e non quelli dell&#8217;ideologia. Petro sa che il linguaggio dei fogli politici, troppo compromesso con l&#8217;oscurit\u00e0 e la violenza del presente, finisce per occultarne la vera essenza; al contemporaneo linguaggio rivoluzionario oppone quello degli scrittori grandi: \u00abConosceva e capiva la Russia narrata da Tolstoj Dostoevskij Cechov Gogol, come la Francia narrata da Victor Hugo e da Balzac, l&#8217;Italia da Manzoni e Verga&#8230; Questi scrittori grandi davano degli uomini, di un luogo e un tempo, l&#8217;immagine pi\u00f9 vera, pi\u00f9 della politica, che a Petro sembrava allontanasse la realt\u00e0, come i numeri e le figure della geometria, verso l&#8217;astrazione, il generale. Come l&#8217;allontanavano gli scrittori privi di verit\u00e0 e rispetto per la vita d&#8217;ognuno, per le vicende umane\u00bb (VIII, Le donne). D&#8217;Annunzio (idolo del barone don Nen\u00e9) rappresenta invece, nel tempo in cui si colloca il romanzo, che \u00e8 quello dell&#8217;impresa di Fiume, l&#8217;incarnazione esemplare e detestata dello scrittore \u00abdella vanit\u00e0, della menzogna, il poeta delle parole rare e abbaglianti\u00bb (ivi). Sulla nave che lo conduce a Tunisi, Petro deve poi opporre sommessamente ai nomi dei &#8220;rivoluzionari&#8221; Gori e Rapisardi, di cui l&#8217;anarchico Schicchi esalta la lingua \u00absacra\u00bb, quelli per lui davvero sacri di Dante e di Leopardi&#8230; Ponendosi cos\u00ec in una deliberata continuit\u00e0 con gli scrittori grandi e tendendo verso la poesia, il narrare di Consolo viene a confrontarsi con l&#8217;inespresso, con la scaturigine della parola e della realt\u00e0. Ne danno una figura rivelatrice le pagine sulla discesa negli \u00abspazi inusitati\u00bb, come fuori del tempo, dei sotterranei del tempio della Rocca, dove c&#8217;\u00e8 una volta istoriata di \u00abignote forme, presenze vaghe, febbrili assenze\u00bb. E un luogo di lontana origine, appunto, di cui \u00e8 tanto pi\u00f9 difficile quanto pi\u00f9 necessario dire, di cui la scrittura pu\u00f2 ora riferire come per frammentarie allusioni, quasi per speculum et in enigmate: \u00abIn questa zona incerta, in questa luce labile, nel sommesso luccichio di quell&#8217;oro, \u00e8 possibile ancora la scansione, l&#8217;ordine, il racconto? \u00c8 possibile dire dei segni, dei colori, dei bui e dei lucori, dei grumi e degli strati, delle apparenze deboli, delle forme che oscillano all&#8217;ellisse, si stagliano a distanza, palpitano, svaniscono? E tuttavia per frasi monche, parole difettive, per accenni, allusioni, per sfasature e afonie tentiamo di riferire di questo sogno, di questa emozione\u00bb (V, Il capretto). Scrittura di ci\u00f2 che \u00e8 affondato nel buio, scrittura delle rovine, che si affaccia su esistenze e libri perduti, su poemi dispersi, su tracce lacerate di una vita, di una gioia e di una pena che non sono pi\u00f9, ma che insistentemente ritornano: \u00abQui discendiamo nel buio lievemente, in questi luoghi trigidi, appena dissepolti. Affiorano frammenti, schegge, fra le dita si sciolgono i volumi in sciame di cenere, in pulviscolo, si perse e per sempre il tuo poema, la tua gioia, la tua pena&#8230; Come si perde e muore l&#8217;afflato nostro nel vuoto, nell&#8217;\u00e8tere insonoro\u00bb (ivi). Questa interrogazione dell&#8217;inespresso, questa immersione in un mondo originario \u00e8 comunque lontanissima da quella metafisica dell&#8217;origine su cui si esercita a vuoto tanta cultura contemporanea, tra filosofie alla moda e teorie della letteratura: la sua spinta \u00e8 data piuttosto da una appassionata ricerca di tracce umane, di segni di vite radicate nella realt\u00e0. La scrittura di Consolo ha in effetti una formidabile carica storica: in tutti i capitoli-stazione di Nottetempo, casa per casa l&#8217;evidenza dei luoghi \u00e8 sostenuta e animata dal colore e dal respiro del tempo; movimenti e gesti dei personaggi sono radicati proprio li, in quegli anni turbinosi, in quella Sicilia in cui si specchiano e si propagano i conflitti, le prepotenze, le follie, le aberrazioni, le speranze, i disagi, i barlumi di vita e gli abissi di morte che allora imperversavano sulla scena del mondo (ma vi si apre anche qualche momento pi\u00f9 disteso e felice, come nel tono da favola popolare del capitolo IX, La Cerda, dedicato alla Targa Florio e alle nuove scarpe che lo scarparo Gandolfo ricava dai copertoni automobilistici, o nella trionfale descrizione delle diverse fasi della costruzione della \u00abgiara stefanara\u00bb nel capitolo XI, L&#8217;oltraggio). La maledizione di un tempo in cui dalle tremende ferite della guerra appena conclusa scaturiva il fascismo tro-AYIL va qui la manifestazione pi\u00f9 abnorme ed estrema nell&#8217;arrivo a Cefal\u00f9 del folle satanista inglese Aleister Crowley, con la sua comunit\u00e0 dei thelemiti, il suo misticismo estetizzante e superomistico, che viene come a contaminare l&#8217;ambiente, intrecciandosi e sovrapponendosi alla diffusa violenza politica e sociale. Crowley si presenta deliberatamente come la \u00abGrande Bestia 666\u00bb dell&#8217;Apocalisse, \u00abUlisse senza patria\u00bb, che raccoglie in s\u00e9 tutto il lascito dell&#8217;irrazionalismo, dell&#8217;occultismo, del satanismo, aberrante apostolo di una liberazione totale delle pulsioni che mira ad una sorta di \u00abassoluto Nero\u00bb. La presenza di Crowley e dei suoi seguaci (a cui ad un certo punto si collega anche il barone don Nen\u00e9) costituisce un segno estremo dell&#8217; avvelenarsi di un antico mondo e della sua &#8220;verit\u00e0&#8221;: con essa dilagano l&#8217;offesa e l&#8217;oltraggio, non solo alle persone, ma all&#8217;ambiente, ai luoghi, alla loro severa bellezza, alla loro storia, all&#8217;eco remota del mito, ora \u00abricreato in falsit\u00e0, in rito, in teatrino estetico, in imitazione insana\u00bb (VI, La Calura). Cos\u00ec il pastore Janu viene trascinato dentro la comunit\u00e0 thelemitica come una sorta di officiante del sesso: \u00abTrapassa cos\u00ec l&#8217;ignaro pastorello dentro l&#8217;irrealt\u00e0, l&#8217;inganno, viene ridotto a maschera, figura, a bruto strumento di cerimonia\u00bb (ivi). E sar\u00e0 Petro ad avvertire, contemplando di notte, sdraiato sulla spiaggia, case e strade della citt\u00e0 intorno alla cattedrale che ne \u00e8 il \u00abcuore\u00bb, il frantumarsi irreparabile di antichi equilibri: \u00abSentiva d&#8217;esser legato a quel paese, pieno di vita storia trame segni monumenti. Ma pieno soprattutto, piena la sua gente, della capacit\u00e0 d&#8217;intendere e sostenere il vero, d&#8217;essere nel cuore del reale, in armonia con esso. Fino a ieri. Ora sembrava che un terremoto grande avesse creato una frattura, aperto un vallo fra gli uomini e il tempo, la realt\u00e0, che una smania, un assillo generale, spingesse ognuno nella sfasatura, nella confusione, nell&#8217;insania. E corrompeva il linguaggio, stracangiava le parole, il senso loro&#8230;\u00bb (x, Pasqua delle Rose, I). Per questo sulla nave Petro affermer\u00e0 di odiare \u00abil paese, l&#8217;isola\u00bb, il governo e la \u00abgentaglia\u00bb che lo sostiene, perfino \u00abla lingua che si parla\u00bb; e anche nel linguaggio dell&#8217;anarchico Schicchi riconoscer\u00e0 \u00abla bestia indomita. La bestia dentro l&#8217;uomo che si scatena e insorge, trascina nel marasma. La bestia trionfante di quel tremendo tempo, della storia, che partorisce orrori, sofferenze\u00bb. Non sar\u00e0 il caso di aggiungere che in questa Cefal\u00f9 del I921\/22 si scorgono tante tracce della Sicilia e dell&#8217;Italia contemporanea, delle loro lacerazioni e del loro de-grado, delle minacce affacciatesi variamente negli ultimi decenni (dal fascismo squadrista al cieco marasma del terrorismo al nuovo fascismo pubblicitario e mediatico), del distruttivo montare di nuovi irrazionalismi e nichilismi, del desiderio di fuggire, di esiliarsi, di rifiutare (pur mentre si continua ad amarlo) il paese che si sfalda, della difficolt\u00e0 di una letteratura non votata all&#8217;esibizione spettacolare e narcisistica, ma alla &#8220;verit\u00e0&#8221;, all&#8217;ascolto del cuore lacerato della realt\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/4a5d0431-665a-40b9-b2aa-40eb6d3d1fca.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"711\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/4a5d0431-665a-40b9-b2aa-40eb6d3d1fca-711x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3990\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/4a5d0431-665a-40b9-b2aa-40eb6d3d1fca-711x1024.jpg 711w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/4a5d0431-665a-40b9-b2aa-40eb6d3d1fca-208x300.jpg 208w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/4a5d0431-665a-40b9-b2aa-40eb6d3d1fca-768x1106.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/4a5d0431-665a-40b9-b2aa-40eb6d3d1fca-1067x1536.jpg 1067w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/4a5d0431-665a-40b9-b2aa-40eb6d3d1fca.jpg 1422w\" sizes=\"(max-width: 711px) 100vw, 711px\" \/><\/a><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giulio Ferroni Al tempo della bestia trionfante Nottetempo, casa per casa (la cui prima edizione reca \u00abFinito di stampare nel mese di marzo dell&#8217;anno 1992\u00bb) si apre con un&#8217;immagine di lacerante dolore proiettata sullo slargo di un paesaggio rivelato dalla luce livida della luna: le suggestioni della letteratura lunare (con cui Consolo aveva gi\u00e0 splendidamente &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3989\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Prefazione Al tempo della bestia trionfante Nottetempo, casa per casa<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7,121,21],"tags":[287,622,86,336,318,2234,246,77,1638,1176,1996,2333,70,202,658,46,1201,2334,1933,1083,19,32,99,57,1383,2100,1830,20,38,2190,22,2335,459,29,270,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3989"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3989"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3989\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3992,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3989\/revisions\/3992"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3989"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3989"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3989"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}