{"id":3975,"date":"1988-03-01T17:10:00","date_gmt":"1988-03-01T17:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3975"},"modified":"2026-05-18T18:27:22","modified_gmt":"2026-05-18T18:27:22","slug":"introduzione-a-storie-di-provincia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3975","title":{"rendered":"Introduzione a &#8220;Storie di provincia&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p><strong><em>Vincenzo Consolo <\/em><\/strong><br><br>\u00abPossibile che in questa inflazione di carta stampata, fra tanto scialo di &#8220;opera omnia&#8221;, non ci sia modo di raccogliere se non tutto, il meglio di uno scrittore come Savarese?\u00bb scriveva Arnaldo Bocelli nel numero di Galleria dedicato a Savarese, Lanza e Brancati. Scriveva nel 1955: 33 anni fa. E cosa direbbe oggi l&#8217;onesto Bocelli, se pure, da quell&#8217;anno, a squarciare qua e l\u00e0 la coltre dell&#8217;oblio che si stendeva, e col tempo sempre pi\u00f9 s&#8217;ispessiva gravando, sopra lo scrittore di Enna, siano stati pubblicati La semina nella bufera (Ceschina, 1960), Favole drammatiche (Salvatore Sciascia, 1962) e Gatteria (Sellerio, 1972)? Libri, questi, curati, prefati o postfati, da Enrico Falqui, il pi\u00f9 appassionato dei critici di Savarese, ma gli ultimi due, e ancora quel numero di Galleria, sicuramente promossi da Leonardo Sciascia, in quella sua antica e mai interrotta, discreta ma incisiva \u00abdirezione\u00bb editoriale, sulla quale prima o dopo bisognerebbe far luce. Da Sciascia che \u00e8, con Brancati, il pi\u00f9 savaresiano degli scrittori siciliani, del Savarese riflessivo, filosofico, gnomico, moralistico; dello scrittore che, pur dentro il lirismo della Ronda, pur dentro il buio del fascismo, attraverso il no stro arcadico Meli, il \u00abpensatore\u00bb Leopardi, e l&#8217;\u00abilluminista\u00bb Manzoni, assieme a Savinio ci conduce su fino alla chiarit\u00e0 del Settecento francese, a La Fontaine, e ancora in alto fino a Luciano, a Fedro, a Esopo&#8230; (E un caso che dell&#8217;autore dei Dialoghi dei morti si siano occupati prima l&#8217;\u00abilluminista\u00bb napoletano Settembrini e poi Savinio e Sciascia? \u00c8 un caso che Sciascia abbia fatto clamorosamente riscoprire nei recentissimi anni Savinio?): strada impervia, faticosa, ingrata, questa, si sa, poco battuta dalLa letteratura, italiana, siciliana, strada scelta solo dalle intelligenze pi\u00f9 limpide, dagli spiriti pi\u00f9 tenacemente critici. E un caso che il libro d&#8217;esordio di Sciascia si chiami Favole della dittatura (Bardi, 1950), del quale si \u00e8 subito accorto, e ne ha scritto, dall&#8217;estremo Friuli, un \u00abromantico\u00bb, ma futuro moralista, polemista, scrittore \u00aberetico\u00bb e \u00abcorsaro\u00bb come Pasolini? (Altri tempi, altre attenzioni, altra moralit\u00e0). E non \u00e8 un caso che lo stesso Sciascia esplicitamente dichiari il suo debito, riguardo ai contenuti e alla forma, alla scrittura, a Savarese, a questo \u00abscrittore cattolico che nutriva un vero e proprio culto per Voltaire\u00bb. Le novelle o racconti di Savarese qui ora raccolti costituiscono ancora un piccolo squarcio in quella coltre d&#8217;oblio di cui dicevamo. Novelle pubblicate su L&#8217;Ora a partire dal 1911 e fino al 1926. Non in una continua scansione, ma a intermittenza e con un lungo intervallo, dal 1912 al 1924, che coincide grosso modo con gli anni della guerra e con il soggiorno romano dello scrittore, con la sua piena militanza nella centralit\u00e0 letteraria di allora. Militanza che si concluder\u00e0 con il ritorno a Enna, nel rifugio  di San Benedetto, frapponendo cos\u00ec, lo scrittore, fra s\u00e9 e quel centro, un giusto spazio geografico e mentale. Spazio che, rimettendolo nel \u00abclima\u00bb siciliano, lo far\u00e0 essere diverso dagli altri scrittori della Ronda, diverso da Cecchi, da Cardarelli, da Baldini, gli far\u00e0 abbandonare il \u00abframmento\u00bb incandescente al fuoco di uno strenuo lirismo. Tornato in Sicilia, ritrova anche la storia, che trasferisce in romanzi (Rossomanno, Il capo popolo, I fatti di Petra), ma ritrova altres\u00ec una sua originaria matrice \u00ablombarda\u00bb, d&#8217;una Lombardia siciliana (\u00abCarlo Cattaneo: ecco un nome non si sa come ricorso sovente alla mente\u00bb scrive Falqui). Del 1911 e &#8217;12 sono le novelle Il richiamo, Prima novena, Il futuro, di un tempo cio\u00e8 antecedente all&#8217;esordio in volume dello scrittore (le Novelle dell&#8217;oro sono del 1913): siamo dunque ai primi movimenti, ai primi passi nella pietrosa e perigliosa trazzera della letteratura del Nostro. Passi qui sostenuti \u2014 lo si vede chiaramente \u2014 dalle forti, paterne braccia di Verga. Il richiamo, per esempio, non pu\u00f2 non far ricordare (con la variante di un \u00abmovimento\u00bb contrario: del bandito verso il paese, la sua donna) L&#8217;amante di Gramigna; Prima novena, certe altre novelle in cui i personaggi \u00abdannati\u00bb si redimono per il miracolo degli affetti, dei sentimenti; Il futuro, per la sua \u00abfatalit\u00e0\u00bb in un contesto sociale come la miniera, Rosso malpelo. O meglio: colpendo questa volta il fato, non il caruso, ma il padrone, il giovane ingegnere, la novella ci riporta di pi\u00f9 al Pirandello de I vecchi e i giovani, la cui pubblicazione, in appendice a L&#8217;Italia contemporanea, \u00e8 del 1908. Da Le confessioni di un medico, e cio\u00e8 dal 1924, in  poi (aveva intanto pubblicato L&#8217;altipiano, 1915; Pensieri e allegorie, 1920; Ploto, L&#8217;uomo sincero, 1922; Ricordi di strada, 1922; Gatteria, 1925) ritroviamo il Savarese autonomo nel passo, sicuro e ben deciso nella sua individualit\u00e0 e singolarit\u00e0 di scrittore. E alcune di queste novelle (Intimit\u00e0, Le zanzare, Svegliarsi, La visita e le parole) confluiranno giustamente in raccolte come La goccia sulla pietra o La semina nella bufera. Ce n&#8217;\u00e8 una, fra le novelle qui raccolte, L&#8217;allarme dei vivi (1932), che ci sembra la pi\u00f9 significativa della personalit\u00e0 dello scrittore Savarese. La storia \u00e8 piuttosto allarmente (appunto): cinque morti si ridestano affiorando dalla fanghiglia del cimitero come i morti che risuscitano nell&#8217;affresco d&#8217;Orvieto del Signorelli. Vuol dire la storia, certo, come quella del mulo che parla nella novella Il caso di Val di Chiene, dello sgomento tra gli uomini al minimo inceppamento nell&#8217;ordine naturale delle cose. Ma nella novella, apparentemente gotica, eco di atmosfere alla Poe, come si ritrovano anche in certo Pascoli, \u00e8 la morte che d\u00e0 misura al racconto. \u00abDialettica di morte e di vita, non gi\u00e0 di senso e riflessione, questo c&#8217;\u00e8 nel libro di Savarese\u00bb scrive Contini su Congedi (1937), E: \u00abMa la morte \u00e8, stilisticamente: anzitutto, quell&#8217;equidistanza, di commozione o non-commozione, dalle cose; &#8230; poi, quel la possibilit\u00e0 di tare un gesto, sporgere una mano, mandare un grido, senza distruggere o alterare niente. Il risultato \u00e8 una vita tutta incapsulata in morte&#8230;\u00bb. Ma non solo di Savarese sembra che parli il Contini, ma di altri scrittori siciliani, di tanti che per questo scandaloso inceppamento della vita sentono l&#8217;urgenza di scrivere. \u00abSiamo un fiume lento che porta alla foce confusi ricordi. E tutte le cose che ci circondano muovono con noi, e sembran ferme solo per il lento fluire&#8230;\u00bb. Scriveva Savarese pochi giorni prima della fine questo brano famoso, che ha la solennit\u00e0 e la malinconia dei versi di Lucrezio. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/ee6c7185-9bd8-44d7-81a4-c40973748b6a.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"712\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/ee6c7185-9bd8-44d7-81a4-c40973748b6a-712x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3976\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/ee6c7185-9bd8-44d7-81a4-c40973748b6a-712x1024.jpg 712w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/ee6c7185-9bd8-44d7-81a4-c40973748b6a-209x300.jpg 209w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/ee6c7185-9bd8-44d7-81a4-c40973748b6a-768x1104.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/ee6c7185-9bd8-44d7-81a4-c40973748b6a-1069x1536.jpg 1069w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/ee6c7185-9bd8-44d7-81a4-c40973748b6a.jpg 1424w\" sizes=\"(max-width: 712px) 100vw, 712px\" \/><\/a><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vincenzo Consolo \u00abPossibile che in questa inflazione di carta stampata, fra tanto scialo di &#8220;opera omnia&#8221;, non ci sia modo di raccogliere se non tutto, il meglio di uno scrittore come Savarese?\u00bb scriveva Arnaldo Bocelli nel numero di Galleria dedicato a Savarese, Lanza e Brancati. 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