{"id":3955,"date":"2023-06-28T16:24:00","date_gmt":"2023-06-28T16:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3955"},"modified":"2026-04-15T18:02:55","modified_gmt":"2026-04-15T18:02:55","slug":"tra-spirali-e-disastri-della-storia-per-un-approccio-critico-allinfluenza-di-il-secolo-dei-lumi-di-alejo-carpentier-su-il-sorriso-dellignoto-marinaiodi-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3955","title":{"rendered":"Tra spirali e disastri della storia per un approccio critico all\u2019influenza di Il secolo dei lumi, di Alejo Carpentier, su Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio,di Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"\n<p><strong><em>Alessandro Secomandi<\/em><\/strong> 1<\/p>\n\n\n\n<p>Carpentier nella produzione di Consolo: evidenze, stato dell\u2019arte e prospettive<br>Non c\u2019\u00e8 dubbio che Consolo conoscesse bene Carpentier: i riferimenti espliciti alla sua figura e alla sua opera ricorrono pi\u00f9 volte nella produzione del siciliano, dalle interviste agli articoli giornalistici passando per saggi e romanzi. Il primo fra i tanti qui raccolti risale a un\u2019intervista del 1980, quattro anni dopo la pubblicazione di Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio (1976; d\u2019ora in poi SIM per le citazioni dell\u2019opera). A precisa domanda di Mario Fusco sulle influenze personali, Consolo dichiara di sentirsi particolarmente vicino alla narrativa del cubano, quanto meno in quel periodo. \u00c8 un appunto prezioso perch\u00e9, appena prima, l\u2019autore ricorda che i suoi esordi \u2013 e si dovr\u00e0 pensare a racconti come Un sacco di magnolie (1957) e Un filo d\u2019erba ai margini del feudo (1966), ma soprattutto al romanzo La ferita dell\u2019aprile (1963) \u2013 testimoniano piuttosto un debito nei confronti di Verga, Sciascia, Brancati, Gadda, e ancora Faulkner e Hemingway (Fusco 1980: 16). Si tratta di un pantheon variegato, insomma, nel quale Carpentier sembra comunque trovarsi in posizione privilegiata.<br>Nel 1986, in un breve saggio dal titolo \u00abLa pesca del tonno\u00bb, Consolo propone un parallelismo olfattivo tra le tonnare del suo Mediterraneo e i Caraibi, elogiando in Carpentier la capacit\u00e0 di far \u00absentire gli odori dei cordami, del rum, dei cereali, delle aringhe di una bottega delle Antille\u00bb (Consolo [1986] 2015: 1034-1035). L\u2019icasticit\u00e0, la resa visuale del linguaggio, risalta quindi fra i maggiori elementi d\u2019interesse.<br>Tre anni dopo, in occasione di un\u2019altra intervista, Mario Nicolao chiede un commento sulla stagione del Terrore, sulla ghigliottina e, pi\u00f9 in generale, sulla condanna a morte. Consolo risponde citando<br>le fucilazioni all\u2019alba di Goya nei Disastri della guerra, ma voglio ricordare [anche] Alejo Carpentier, questo narratore sudamericano che amo molto e il suo libro Il secolo dei lumi. Ci racconta di come la ghigliottina venne portata nel Nuovo Mondo, in queste terre non ancora toccate dal delitto di Stato. (Nicolao 1989)2<br>Complementare un suo articolo per il Corriere della Sera, di poco successivo, che si apre con l\u2019incipit della prima traduzione italiana di El siglo de las luces (1962), Il secolo dei lumi Longanesi ([1962] 1964; d\u2019ora in poi SL per le citazioni dell\u2019opera):<br>\u00abQuesta notte ho visto di nuovo ergersi la Macchina\u2026 La Porta-senza-battente stava eretta a prora, nell\u2019essenzialit\u00e0 dell\u2019architrave e degli stipiti, con quella sua squadra ad angolo retto, mezzo timpano rovesciato, triangolo nero, dal taglio obliquo d\u2019acciaio, freddo, sospeso ai battenti\u2026 \u00bb. Cos\u00ec inizia Il secolo dei lumi di Alejo Carpentier e dice del trasporto della ghigliottina nel Nuovo Mondo, nelle Antille, dove \u00e8 gi\u00e0 arrivata l\u2019onda lunga della Rivoluzione. (Consolo 1989)3<br>Nel 1997 il siciliano pubblica un pezzo dedicato quasi interamente a Carpentier, questa volta a El reino de este mundo (1949). Consolo ne esalta il linguaggio \u00abmusicale\u00bb, le \u00abfantasie\u00bb e il sistema dei personaggi: tutti elementi che, aggiunge, si svi2<br>Del tutto analogo il rimando a Goya e al romanzo di Carpentier in uno scritto su Leonardo Sciascia (Consolo [1999] 2017: 206-207).<br>3 Il corsivo \u00e8 mio. Qui Consolo non rispetta l\u2019edizione Longanesi, dove si trova \u00abmontanti\u00bb al posto di \u00abbattenti\u00bb (SL: 11).<br>luppano a partire da una \u00abrealt\u00e0 storica\u00bb ben definita (Consolo 1997). El recurso del m\u00e9todo (1974), settimo romanzo del cubano, viene citato nell\u2019ultimo di Consolo, Lo spasimo di Palermo (1998), che accenna alla sua sequela di \u00abcorruzione, colpi di stato, sommosse, repressioni, torture, massacri in un immaginario paese latinoamericano\u00bb (Consolo [1998] 2015: 902).<br>Infine, almeno per quanto si \u00e8 potuto appurare, spiccano le belle parole su Carpentier in un\u2019intervista del 2006, a Valencia, per un convegno su Lunaria (1985):<br>Avevo letto prima [\u2026] Il secolo dei lumi ed Il regno di questa terra, ma Concerto barocco l\u2019ho letto dopo aver composto Lunaria. Ho sempre considerato Alejo Carpentier come uno dei pi\u00f9 grandi scrittori del Novecento. Credo che non sia stato dato il Premio Nobel ad Alejo Carpentier soltanto perch\u00e9 era uno scrittore cubano, ambasciatore di Cuba a Parigi. (Romera Pintor 2006: 85)<br>Pare per\u00f2 da escludersi una lettura approfondita dei testi in originale. Non solo, a eccezione di El recurso del m\u00e9todo in Lo spasimo di Palermo, i vari titoli appena riportati figurano in italiano (dato comunque poco significativo di per s\u00e9), ma soprattutto nel 2012, fra gli scaffali della biblioteca di Consolo, risultava un unico volume in spagnolo di Carpentier: l\u2019edizione Bruguera del 1982 di La ciudad de las columnas (1964), sorta di reportage lirico-architettonico su L\u2019Avana4.<br>Anche per questo non \u00e8 semplice dimostrare che l\u2019opera del cubano \u2013 nove romanzi, alcuni racconti, numerosi saggi e conferenze \u2013 abbia un peso determinante su quella di Consolo, in particolare su Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio. Se si aggiunge che a oggi non \u00e8 stata tradotta buona parte della produzione di Carpentier, e che il suo spagnolo \u2013 specie nella narrativa \u2013 \u00e8 complesso e ricercato5, diventa ancora pi\u00f9 prezioso il dato cronologico nell\u2019intervista del 2006: probabilmente il siciliano, prima di leggere Concerto barocco (tr. it. 1991), conosceva soltanto Il regno di questa terra (tr. it. 1959) e Il secolo dei lumi ([1962] 1964). La stesura di Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio inizia non oltre il 1968, e si conclude otto anni dopo (Messina 2009: 87-107).<br>In altri termini, \u00e8 rischioso considerare Carpentier un modello centrale per Consolo invece che, come pi\u00f9 plausibile, uno degli interlocutori preferiti nella scena ispanoamericana (forse proprio il maggiore): senz\u2019altro fonte di fervide letture da cui attingere, ma non necessariamente per contaminazioni sistematiche. Due dei pochi contributi critici che si occupano di questa ricezione, infatti, si limitano a individuare calchi o prestiti isolati. \u00c8 il caso dell\u2019incipit di Retablo, che presenta degli echi di Concerto barocco (Messina 2018: 130-131), e della sua ghigliottina, verosimilmente mutuata da Il secolo dei lumi (Grassia 2011: 70). In un terzo saggio si accenna a una presunta rielaborazione corposa di Il secolo dei lumi lungo Retablo, tralasciando per\u00f2 di esporla (Scuderi 1997: 91); un quarto, meno conciso, offre un\u2019interessante serie di suggestioni tra i due (Gallo 2015: 675-680).<br>Di nuovo lacunoso un quinto apporto, che in generale riconduce a Carpentier certi nuclei di Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio: la \u00abfusione di temi alti e bassi [attraverso] una commistione di mito e storia\u00bb, la \u00abconcezione spiraliforme\u00bb della storia<br>4 Lo attesta una scheda personale di Nicol\u00f2 Messina, messa gentilmente a disposizione di chi scrive.<br>5 Chi volesse approfondire questa peculiarit\u00e0 barocca della sua lingua pu\u00f2 consultare, oltre alla dichiarazione di intenti che \u00e8 Carpentier ([1964] 1990), studi quali M\u00e1rquez Rodr\u00edguez (1970) e Gonz\u00e1lez Echevarr\u00eda (2004).<br>e quella \u00abreal maravillosa della realt\u00e0\u00bb (Pascale 2006: 18). Ma, per l\u2019appunto, manca una qualsiasi verifica testuale, in particolar modo dell\u2019ultima asserzione. La sfera del real maravilloso, introdotta ed esplorata largamente da Carpentier in El reino de este mundo, coinvolge un ventaglio di strategie narrative che giustappongono o sovrappongono due prospettive diverse: la prima, inammissibile per i parametri occidentali contemporanei, legata a una visione magica dell\u2019esistenza; la seconda, al contrario, razionale. Forse l\u2019esempio pi\u00f9 emblematico \u00e8 la messa al rogo di un personaggio storico, lo sciamano Mackandal: per gli schiavi di origine africana il condannato riesce a salvarsi fuggendo sotto sembianze animali; per chi non appartiene a questa cultura, viceversa, muore carbonizzato. In El reino de este mundo Carpentier mostra entrambi gli sguardi, uno dopo l\u2019altro, senza gerarchie di attendibilit\u00e0 (Carpentier [1949] 1993: 11-17). Ebbene, se \u00e8 lecito dubitare che possa trovarsi qualcosa di equiparabile nell\u2019opera omnia del siciliano, sicuramente questo approccio non trova nessun riscontro in Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio.<br>Passando pi\u00f9 nel dettaglio all\u2019influenza di Il secolo dei lumi Longanesi su Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, la bibliografia recuperata si riduce a due titoli. Il primo ne confronta in chiave genetica una scena a testa, rilevando brillantemente un calco. Ma questo rinvenimento, seppur inoppugnabile, non basta ad avvalorare l\u2019ipotesi che Il secolo dei lumi sia un \u00absupporto\u00bb costante per l\u2019intero intreccio di Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio (Grassia 2011: 69-70)6. Quella di Salvatore Grassia resta una supposizione non corroborata dalle prove a carico e difficile da dimostrare nella sua globalit\u00e0: anche perch\u00e9 la copia Longanesi in possesso di Consolo deve ritenersi perduta, con tutti gli appunti e le note al testo che avrebbero potuto darvi sostegno7.<br>Il maggior invito alla cautela arriva probabilmente dal simbolo della spirale, specie dalle sue declinazioni della conchiglia. Lo stesso Grassia (2011: 69-70) e Salvatore Silvano Nigro (2015: 16) riconducono quelle che fanno da Leitmotiv in Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio a Il secolo dei lumi, o comunque all\u2019immaginario delineato da Carpentier. Ciononostante, ancora una volta manca qualunque verifica materiale dell\u2019assunto.<br>Tra le pagine di Il viaggio di Odisseo (1999) Consolo, invitato a un commento sul senso della spirale nel suo romanzo, non cita mai Carpentier, bens\u00ec Ker\u00e9nyi, Calvino ed Eliade (Consolo \/ Nicolao 1999: 19). Vero che in Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio la conchiglia rappresenta, per ammissione dell\u2019autore, anche \u00abil passaggio dal mare alla terra\u00bb (Fusco 1980: 17), e che in Il secolo dei lumi questa viene descritta come il \u00abMediatore fra tutto quello che \u00e8 evanescente, che scorre, che \u00e8 fluido [\u2026], e la terra delle cristallizzazioni, delle strutture e delle stratificazioni, dove tutto \u00e8 tangibile\u00bb (SL: 230). Non si pu\u00f2 dimenticare, per\u00f2, che l\u2019origine della spirale si perde nella<br>6 Pi\u00f9 prudente Gianni Turchetta quando afferma che \u00abun altro testo molto importante per la genesi del romanzo [\u00e8] Il secolo dei lumi (1962) del cubano Carpentier, che Consolo legge nella traduzione di Maria Vasta Dazzi, Longanesi\u00bb (Turchetta 2015: 1309).<br>7 Grazie alla disponibilit\u00e0 degli archivisti e dei responsabili che si sono materialmente occupati della ricerca, \u00e8 ormai accertato che il volume non si trova presso la Fondazione Mondadori (Milano), dov\u2019\u00e8 conservata la biblioteca dello scrittore, n\u00e9 all\u2019interno del castello Gallego, a Sant\u2019Agata di Militello, nella Casa letteraria a lui dedicata. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1244\" class=\"wp-image-3957\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/1fd0953f-1ae3-4985-b7fc-8a3aa6ef310e.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/1fd0953f-1ae3-4985-b7fc-8a3aa6ef310e.jpg 1316w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/1fd0953f-1ae3-4985-b7fc-8a3aa6ef310e-193x300.jpg 193w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/1fd0953f-1ae3-4985-b7fc-8a3aa6ef310e-659x1024.jpg 659w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/1fd0953f-1ae3-4985-b7fc-8a3aa6ef310e-768x1194.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/1fd0953f-1ae3-4985-b7fc-8a3aa6ef310e-988x1536.jpg 988w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><br><br>Consolo era solito apportare postille e sottolineature ai suoi libri: chi scrive lo ha potuto constatare sulla copia personale di Il regno di questa terra Longanesi, questa s\u00ec custodita dalla Fondazione Mondadori e annotata qua e l\u00e0, sebbene non fittamente. Oltretutto, a Milano \u00e8 consultabile pure il suo Il secolo dei lumi Sellerio, la seconda traduzione italiana, del 1999, a cura di Angelo Morino. Significativo che non porti alcun segno da parte di Consolo, quasi a voler indicare in absentia che la precedente, quella Longanesi del 1964, era glossata.<br>notte dei tempi e in un crogiolo di culture diversissime, e che altri studiosi ne parlano, prima di Carpentier, in termini non molto differenti. Ad esempio, proprio Eliade scrive che \u00abdalla preistoria ai giorni nostri\u00bb la conchiglia incarna il ciclo della vita \u2013 nascita, riproduzione, morte \u2013 in una serie tanto estesa quanto eterogenea di contesti, tra cui le \u00abcosmologie acquatiche\u00bb e le \u00abcerimonie agricole\u00bb (Eliade [1952] 1981: 113-114). Pure in questa circostanza emerge l\u2019incontro di acqua e terra, fluidit\u00e0 e solidit\u00e0: un connubio che pu\u00f2 quindi ritenersi parte del palinsesto di Consolo a prescindere da Carpentier.<br>Sul motivo in questione sembra cauto anche il contributo pi\u00f9 recente, articolato e minuzioso su Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio e Il secolo dei lumi, che comunque \u2013 escludendo la riproposizione del calco scoperto da Grassia \u2013 si limita a individuare delle convergenze tematiche e linguistiche (Valentini 2020), queste ultime particolarmente calzanti perch\u00e9 legate a specifiche figure retoriche8. Come in buona sintesi segnala l\u2019autrice Francesca Valentini, rispetto cui si fa soltanto un piccolo passo oltre, Il secolo dei lumi ha nella spirale un elemento dinamico, simbolo degli eterni, impercettibili divenire che sono la natura e la storia; al contrario, in Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio la conchiglia assume i connotati pi\u00f9 foschi del carcere di Sant\u2019Agata di Militello, e dunque della ciclicit\u00e0 inesorabile dei soprusi, delle ingiustizie, della disuguaglianza. Lo si vedr\u00e0 a breve.<br>\u00c8 verosimile e ragionevole, insomma, che Consolo attinga questa forma pure da Carpentier, tra gli altri, e che non pochi brani di Il secolo dei lumi trovino eco lungo Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio. Tuttavia, l\u2019effettiva consistenza filologica di questo ponte intertestuale, che \u2013 vale la pena sottolinearlo \u2013 \u00e8 visibile, bench\u00e9 carsicamente, rimane dubbia: si tratta di un\u2019influenza profonda, come afferma Grassia, oppure di un\u2019affinit\u00e0 fra scrittori vicini, almeno per certi versi? E nel caso Carpentier andasse davvero annoverato fra i modelli maggiori, bisognerebbe ridimensionare la centralit\u00e0 di assodati numi tutelari quali Verga o Manzoni (Turchetta 2015: 1304)? Lungi dal voler rispondere in via definitiva alle due domande, la prossima sezione offre una rassegna di altre corrispondenze tematiche, complementari a quelle rilevate da Valentini; la terza e penultima, invece, si concentra sulle ipotesi genetiche di prestiti e calchi. Sia chiaro che nessuna delle convergenze contenutistiche, le prime in ordine, pu\u00f2 considerarsi completamente inedita: alcuni osservatori di Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio le hanno gi\u00e0 indicate. Tutte, per\u00f2, mancano ancora di un autentico esame.<\/p>\n\n\n\n<ol start=\"2\">\n<li>Letterati, spirali, dipinti: punti di contatto tra Il secolo dei lumi e Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<br>L\u2019intersezione pi\u00f9 ampia ed evidente tra le due opere \u00e8 data dal genere di appartenenza: entrambi sono romanzi storici. Meno scontate, invece, le analogie di contesto. Sia Il secolo dei lumi, sia Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio hanno come protagonisti degli intellettuali che diventano testimoni, loro malgrado, di processi rivoluzionari dalle molte ombre.<br>Il primo ruota intorno a un giovane proprietario terriero di L\u2019Avana, Esteban, inizialmente disinteressato a qualsiasi questione estranea alla dimora di famiglia e al<br>8 A riprova del suo approccio comparativo non strettamente genetico, il saggio prende in considerazione l\u2019originale El siglo de las luces, e non Il secolo dei lumi Longanesi.<br>commercio dello zucchero. Ma nell\u2019ozio agiato della casa irrompe la Storia, incarnata dal motore dell\u2019intreccio Victor Hugues. \u00c8 un personaggio realmente esistito, marsigliese agente di Robespierre nei Caraibi, che contagia Esteban con i proclami giacobini facendolo anche passare da una Parigi carnevalesca e inebriante. Il ragazzo viene quindi coinvolto in una serie di drammatici eventi tra Francia, Guadalupa e Guyana sempre sotto l\u2019egida di Victor, che gli far\u00e0 scoprire uno dei lati oscuri della Rivoluzione del 1789: lo schiavismo persistente nelle colonie d\u2019oltremare, a discapito degli ideali di libert\u00e0, uguaglianza e fraternit\u00e0. Tra i risvolti pi\u00f9 forti e concreti di questa contraddizione, la nave su cui viaggiano Esteban e Hugues diretti a Guadalupa. Sul bastimento, infatti, si trovano delle copie stampate del Decreto del 16 Piovoso, che dovrebbe sancire l\u2019abolizione della schiavit\u00f9, e insieme una ghigliottina destinata alla manodopera riottosa: un\u2019immagine rielaborata in maniera personalissima da Consolo, caso di studio per la terza sezione dell\u2019articolo. A ogni modo, l\u2019odissea dell\u2019habanero fra Europa e Caraibi si riassume in una sequela di violenze e principi traditi.<br>Proprio per questo l\u2019entusiasmo ideologico e lato sensu politico di Esteban, ingenuamente fedele ai valori astratti della Dichiarazione del 1789, si esaurisce portandolo prima allo scetticismo e poi, man mano, a una totale, rassegnata passivit\u00e0 di fronte alle ingiustizie. Il secolo dei lumi si conclude con Esteban e sua cugina, Sof\u00eda, che combattono per le strade di Madrid: \u00e8 il 2 maggio 1808, giorno delle sanguinose sommosse contro gli invasori napoleonici. Anche se il lettore non potr\u00e0 sapere nulla di esplicito sul loro conto, presumibilmente perdono la vita entrambi, scesi un\u2019ultima volta dalla torre d\u2019avorio non per volont\u00e0 di Esteban, ma della donna, e comunque in un sacrificio generoso quanto poco utile nell\u2019immediato9.<br>Qualcosa di simile, pur con tutte le diversit\u00e0 del quadro storico e sociale, accade in Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio. Il barone Enrico Pirajno di Mandralisca, protagonista e personaggio storico, \u00e8 un nobile erudito che ha lasciato alle spalle una breve parentesi parlamentare nel governo di Ruggero Settimo, dedicandosi cos\u00ec alle sue collezioni artistiche e alla malacologia. Ritirato nel proprio palazzo a Cefal\u00f9, che apre soltanto per dare sfoggio di nuovi pezzi pregiati \u2013 tra cui il Ritratto d\u2019uomo (Antonello da Messina, 1465 ca.), Leitmotiv del romanzo \u2013 e amenit\u00e0 varie, riceve l\u2019inattesa visita di un altro motore dell\u2019intreccio che, analogamente a Hugues per Esteban in Il secolo dei lumi, scuote la sua vocazione civile assopita. \u00c8 Giovanni Interdonato, agitatore antiborbonico che punta il dito contro le incombenze di Pirajno:<br>\u00abE voi pensate, Mandralisca, che in questo momento siano tutti l\u00ec ad aspettare di sapere i fatti intimi e privati, delle scorze e delle bave, dei lumaconi siciliani?\u00bb .<br>\u00abNon dico, non dico\u2026\u00bb \u2013 disse il Mandralisca un po\u2019 ferito. \u2013 \u00abMa io l\u2019ho promesso, gi\u00e0 da quindici anni, dal tempo della stampa della mia memoria sopra la malacologia delle Madonie\u2026\u00bb.<br>\u00abMa Mandralisca, vi rendete conto di tutto quello che \u00e8 successo in questi quindici anni e del momento che viviamo?\u00bb.<br>\u00abIo non vi permetto!\u2026\u00bb scatt\u00f2 il Mandralisca.<br>\u00abE voi invece, barone, mi dovete permettere, perch\u00e9 non siete un pazzo allegro, un imbecille o calacausi come la maggior parte degli eruditi e dei nobili siciliani\u2026<br>9 Chi volesse approfondire alcuni di questi aspetti, specie i pi\u00f9 pertinenti al confronto con Consolo, pu\u00f2 consultare Carballo ([1963] 1985: 67), Dorfman (1970: 19-20), San Jos\u00e9 (2007) e Scarabelli (2012).<br>Voi siete un uomo che ha le capacit\u00e0 di mente e di cuore per poter capire\u2026\u00bb. (SIM: 160)<br>Eppure, nonostante il ravvedimento, la maturazione di Mandralisca e la sua presa di coscienza si rivelano incomplete. \u00c8 vero che Pirajno comprende perfettamente le ingiustizie dietro ai fatti di Alcara Li Fusi, del 17 maggio 1860, e perci\u00f2 le ragioni di tutte le jacqueries della Sicilia preunitaria (strage di Bronte compresa): illuso da una classe dirigente priva di scrupoli, il sottoproletariato rurale scambia un rivolgimento solo e soltanto politico \u2013 l\u2019annessione dell\u2019isola al regno di Sardegna \u2013 per un\u2019autentica rivoluzione sociale ed economica, fiducioso in una riforma agraria che avrebbe ripartito equamente le terre coltivabili. Disorganizzati e in preda a violenza cieca, i rivoltosi vengono prima aizzati dai notabili antiborbonici e poi repressi dall\u2019esercito garibaldino (per es. Riall 2012). \u00c8 lo scenario cui assiste il barone, arrivato sui Nebrodi circa un mese dopo i moti.<br>A dimostrare la sua empatia per gli insorti sono soprattutto i capitoli sei e sette di Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, rispettivamente \u00abLettera di Enrico Pirajno\u00bb e \u00abMemoria\u00bb, dove il protagonista \u2013 qui anche narratore \u2013 prende in parte le loro difese perch\u00e9 gli arrestati ricevano un giusto processo, non condizionato da fattori esterni. D\u2019altro canto, per\u00f2, come ammesso dal medesimo Mandralisca e segnalato da alcuni contributi critici, Pirajno non pu\u00f2 porsi sullo stesso piano di quei subalterni cui vorrebbe dare voce: per usare una fortunata etichetta narratologica, la sua posizione socioculturale \u2013 dalla quale non pu\u00f2 retrocedere \u2013 lo rende intrinsecamente inattendibile10. Questo si traduce in una testimonianza epistolare, sui postumi del 17 maggio, farcita di citazioni colte e figure retoriche lontanissime dalla sensibilit\u00e0 dei contadini (per es. Messina 2009: 375; Mazzocchi 2010: 106), che sono i veri destinatari dell\u2019atto solidale di Mandralisca.<br>A riprova, proprio Consolo vedeva nel lascito artistico-bibliotecario del suo Pirajno a Cefal\u00f9 \u2013 il preambolo romanzesco di quello che ancora oggi, nella realt\u00e0, \u00e8 il Museo Mandralisca \u2013 una soluzione quanto mai limitata e demagogica agli ampi squilibri locali (Nistic\u00f2 1993: 44-45). Insomma, alla pari di Esteban, anche il barone scende in colpevole ritardo dalla torre d\u2019avorio, quando la sollevazione \u00e8 gi\u00e0 soffocata: il suo gesto in favore degli incarcerati deve considerarsi riparatore e circostanziale, pi\u00f9 che concretamente costruttivo. La loro Bildung militante, che pure li porta ad abbandonare l\u2019iniziale apatia, si logora nel caso di Esteban e risulta piuttosto limitata in quello di Mandralisca. Forse non stupir\u00e0 che, nei contenuti, le loro formule di congedo da un impegno materiale siano se non altro accostabili: mentre il giovane chiude, di fatto, con \u00able nostre forze non riusciranno mai a dare un assetto diverso alle cose del mondo\u00bb (SL: 343), Pirajno corre ai ripari esclamando \u00abAgire, dunque, Interdonato? Non io, non io!\u00bb (SIM: 219), per poi annunciare la sua donazione al comune11.<br>Ne deriva che entrambi i romanzi presentano una visione non lineare della storia e del suo progredire. Da un lato, si diceva, la Rivoluzione francese che mostra un<br>10 Riassumendo, inattendibile \u00e8 la voce che, all\u2019atto del racconto, non pu\u00f2 o non vuole fornire una versione genuina degli eventi. La formula, introdotta da Wayne Booth nel 1961, ha articolato una sorta di campo di studi a s\u00e9 stante: per una prospettiva aggiornata N\u00fcnning (2015).<br>11 L\u2019unico personaggio di Il secolo dei lumi che si presta davvero a un confronto solido con Mandralisca \u00e8 Esteban, e per questo si dovrebbe prendere con rinnovata cautela l\u2019assonanza, proposta da Valentini (2020: 5-7), fra Pirajno e Hugues.<br>volto oscuro e colonialista, tradendo i suoi principi di libert\u00e0, uguaglianza e fraternit\u00e0 e innescando una serie di controrivolte (nonch\u00e9 di successive contro-controrivolte, in un ciclo apparentemente infinito); dall\u2019altro, invece, un tumulto soppresso senza concessioni per il sottoproletariato rurale, anzi lasciando dinamiche di potere pressoch\u00e9 invariate. Si troverebbe quindi nel giusto Vincenzo Pascale, almeno di primo acchito, sulla gi\u00e0 citata \u00abconcezione spiraliforme\u00bb della storia intersecante Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio e Il secolo dei lumi. Consolo, afferma l\u2019osservatore, l\u2019avrebbe ripresa proprio da Carpentier (Pascale 2006: 18)12. In verit\u00e0, a un esame accurato l\u2019analogia si scopre pertinente solo fino a un certo punto, e pare meno rischioso considerarla una nuova convergenza, piuttosto che un esempio di filiazione diretta: anche perch\u00e9 la \u00abconcezione spiraliforme\u00bb del primo non corrisponde pienamente a quella del secondo, e ha con ogni probabilit\u00e0 modelli maggiori.<br>Nel romanzo del cubano il progredire storico \u00e8 segnato dagli scarti che spezzano, pur impercettibilmente, un cerchio continuo di stasi e rivoluzione. I fatti tendono a ripetersi in modo simile ma non identico, con piccole deviazioni che per l\u2019appunto scongiurano un corso immutabile e, nel lungo periodo, producono sviluppi tangibili bench\u00e9 minimi. Basti un unico esempio: le sommosse degli schiavi nella Guyana francese. Dalla loro prospettiva, il 1789 porta prima una ventata di emancipazione con il Decreto abolizionista del 16 Piovoso, poi il ripristino quasi immediato dello sfruttamento. Nel penultimo capitolo di Il secolo dei lumi, per\u00f2, i fuggiaschi si prendono una rivincita contro gli oppressori: i latitanti sbaragliano la spedizione di ricerca organizzata da Hugues, costringendola alla ritirata e gettando le basi per una rinnovata e provvisoria libert\u00e0, poco meno fragile della precedente. Si tratta dunque di uno stallo imperfetto, fluido ed effimero, con i cimarrones scampati alla caccia che aprono una stagione inedita, diversa dalle altre \u2013 l\u2019episodio costituisce un unicum nell\u2019intreccio \u2013 e, ciononostante, soggetta all\u2019ennesimo stravolgimento. Parafrasando il finale di Il regno di questa terra Longanesi, che Consolo doveva apprezzare molto13, ogni frattura nello stato delle cose rappresenta una scintilla, una promessa di autentica palingenesi. Sono queste piccole vittorie, che comunque non possono soddisfare appieno le aspettative di chi lotta, a scandire il percorso altalenante dell\u2019uomo, spiraliforme ma centrifugo e, come per buona parte degli studiosi di Carpentier, in sostanza materialista (per es. Bueno [1972] 1977: 209-212; Velayos Zurdo 1985: 110-113; Gonz\u00e1lez Echevarr\u00eda 2004: 293-294).<br>Ebbene, la filosofia della storia dietro a Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio si direbbe ancora pi\u00f9 ciclica e pessimista, difficilmente sovrapponibile a quella di Il secolo dei lumi e, semmai, affine a met\u00e0. Riferimenti principali per il siciliano sembrano essere i conterranei Verga, De Roberto, il Pirandello di I vecchi e i giovani (1909) e Tomasi di Lampedusa, malgrado le prese di distanza da quest\u2019ultimo (Consolo [1997] 2015: 1255-1256; Di Stefano 2010: 154). A conti fatti, la spirale di Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio risulta gattopardesca e centripeta: per rifarsi alla celebre massima di Tancredi, dopo l\u2019intervento dei garibaldini tutto rimane uguale (o meglio, cambiano solo e soltanto le apparenze).<br>12 Complementare Valentini (2020: 8) quando scrive che ambedue riflettono sull\u2019impossibilit\u00e0 di portare a compimento gli ideali rivoluzionari.<br>13 \u00c8 l\u2019unico passaggio con sottolineatura doppia della sua copia personale, conservata presso la Fondazione Mondadori.<br>Si veda in \u00abMemoria\u00bb il colonnello che, intervenuto per arrestare i facinorosi di Alcara, conferisce a \u00abdon Luigi Bartolo Gentile [\u2026] i poteri di delegato del Comune\u00bb (SIM: 228). Bartolo e Gentile sono due delle famiglie maggiorenti del paese: ai primi appartiene il \u00abfiglio di garruso alletterato\u00bb (SIM: 213), nipote del sindaco, che in \u00abIl Vespero\u00bb insulta i braccianti pronti alla sollevazione. La riconferma della vecchia classe dirigente testimonia tutto il trasformismo del contesto (Messina 2009: 400), e addirittura, equivocando o ribaltando volutamente la realt\u00e0 dei fatti, il colonnello taccia i sovversivi di \u00abborboniani\u00bb (SIM: 228). \u00c8 un contrappasso ironico per chi rivendicava ben altro che gli interessi di una determinata fazione politica, e senza dubbio non quelli dei pi\u00f9 privilegiati.<br>La stessa struttura del romanzo smentisce una risoluzione delle ingiustizie, delle iniquit\u00e0 e dell\u2019incomprensione di classe, che persistono con il passaggio alla monarchia di casa Savoia: Consolo nega qualsiasi progresso materiale, sia pure esiguo. Certo, l\u2019ultima delle dodici incisioni copiate da Mandralisca in \u00abLe scritte\u00bb \u2013 il capitolo conclusivo dove Pirajno lascia la parola agli alcaresi prigionieri, e che segue un percorso ascensionale, dalla pi\u00f9 profonda a salire \u2013 termina con \u00abLIBIRTAA\u00bb (SIM: 251), illusorio spiraglio nel buio dello scenario e delle vicende umane riportate, sulle pareti del carcere, dai rivoltosi. Sono i sotterranei del castello Gallego, di Sant\u2019Agata di Militello, non per caso a forma di conchiglia. Ecco che per\u00f2, di seguito al miraggio che mette un punto fermo a \u00abLe scritte\u00bb, Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio presenta tre appendici. Tutti documenti autentici del 1860: l\u2019estratto da un pamphlet di Luigi Scandurra, datato dicembre, contro l\u2019assoluzione di alcuni insorti; il certificato di morte, risalente ad agosto, di Giuseppe Sirna Papa, fucilato insieme ad altri dodici compaesani; un proclama del prodittatore Antonio Mordini, pubblicato a ottobre, sull\u2019imminente plebiscito per l\u2019annessione della Sicilia al Regno di Sardegna. Nell\u2019appello di Mordini, tra le righe finali, spicca l\u2019appello: \u00abQui si tratta di fare con la concordia la patria\u00bb (SIM: 292). \u00c8 con questa nuova, significativa contraddizione che si chiude l\u2019intreccio, e non con il grido di speranza del recluso.<br>Per quanto l\u2019opera non si presti a schemi rigidi, come del resto Il secolo dei lumi, la trascendenza dei rapporti di potere prevale comunque sulla possibilit\u00e0 di un cambiamento concreto: il libello di Scandurra e il discorso di Mordini dimostrano che, anche dopo la sconfitta dei Borboni, i subalterni rimangono solo e soltanto criminali agli occhi dei ceti pi\u00f9 alti, e che la retorica unitaria \u00e8 pura mistificazione. Mordini invita a \u00abfare con la concordia\u00bb una patria nata sullo sfruttamento e sulla repressione dei moti contadini; una patria la cui impresa fondativa, la spedizione dei Mille, \u00e8 segnata da una serie di violenze indelebili sul popolo: per esempio, dalla condanna a morte sommaria di Sirna Papa. Non sorprende che Consolo abbia paragonato questo trittico di appendici a una pietra tombale sulla vicenda di Alcara, nonch\u00e9 sull\u2019aura sacra del Risorgimento e delle relative \u00abagiografie\u00bb (Fusco 1980: 17).<br>Problematico poi affermare che la trascrizione dei dodici graffiti possa intendersi come apertura palese ai vinti e alla loro \u00abstoria [che] scriveran da s\u00e9\u00bb (SIM: 219). Due studi confutano la verosimiglianza di alcune incisioni: sia per un tasso d\u2019italianit\u00e0 incompatibile con il presunto semianalfabetismo dei detenuti, sia per dei rimandi letterari \u2013 specie alla novella Libert\u00e0 (1882) di Verga \u2013 che tradiscono il gioco della finzione (Messina 1998: 109; Grassia 2011: 51-53). Pur non esclusa dalla critica (per es. Coassin 2003: 101-106), dunque, l\u2019ipotesi di un rifiuto del pessimismo storico in Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio va decisamente ridimensionata.<br>Se sulla spirale degli eventi i due romanzi tendono soltanto a sfiorarsi, la terza e ultima analogia tematica \u00e8 davvero lampante, tanto da suggerire la possibilit\u00e0 di un filo diretto ancor pi\u00f9 che nel primo caso (quello dell\u2019intellettuale e del suo fallimento davanti alle controversie della rivoluzione). Di nuovo, resta complicato valutare di preciso quanto: mancano ricorrenze testuali inequivocabili al punto da sottintendere un autentico prestito o un calco. Ma rimanendo sul mero piano dei contenuti, l\u2019intersezione appare clamorosa14.<br>Ora, un altro Leitmotiv di Il secolo dei lumi \u00e8 l\u2019ecfrasi, pi\u00f9 o meno dettagliata, di un dipinto che nella finzione prende il nome di Esplosione in una cattedrale. Si tratta, nella realt\u00e0, di un quadro di Fran\u00e7ois de Nom\u00e9 conosciuto soprattutto come Le Roi Asa d\u00e9truisant les idoles (1620 ca.). Carpentier immagina che faccia parte della collezione della famiglia protagonista, e che inoltre sia il preferito di Esteban. Rappresenta un crollo in uno spazio vasto e chiuso, con la volta e delle colonne immortalate mentre stanno per frantumarsi al suolo, schiacciando forse i quattro personaggi sullo sfondo. Esteban si trover\u00e0 spesso, nel corso dell\u2019intreccio, a commentare la tela e a individuarvi delle somiglianze perturbanti con la sua personale esperienza tra Europa e Caraibi, come se l\u2019immagine fosse \u2013 diremmo oggi \u2013 una mise en abyme: il disastro di de Nom\u00e9 diventa prefigurazione e allegoria delle catastrofi, delle violenze e delle degenerazioni che l\u2019habanero ha visto con i propri occhi. Cos\u00ec, alla fine, decide di squarciarlo con uno sgabello.<br>Se \u00e8 vero che Le Roi Asa d\u00e9truisant les idoles va considerato un dipinto enigmatico e polisemico (Wakefield 2003: 256), Esteban lo interpreta invece in maniera univoca, come simulacro dei suoi principi traditi e rovinosamente caduti. Si ricordi che l\u2019habanero \u00e8 un idealista, un po\u2019 demagogico, riluttante a coniugare questi valori astratti con la realpolitik (che non per forza deve corrispondere al bieco autoritarismo di Hugues, sia chiaro). Ancora una volta, Esteban risulta manchevole per la sua ermeneutica troppo ingenua e solipsista: il quadro di de Nom\u00e9 pu\u00f2 pure leggersi nella chiave di un grande cambiamento sempre in corso e sempre da compiersi. Di conseguenza, come simbolo di quel progredire spiraliforme dell\u2019uomo scandito da delusioni amare e piccole spinte in avanti. Da intellettuale, Esteban sbaglia anche perch\u00e9 si ferma all\u2019apparenza del cataclisma irreparabile, senza una pi\u00f9 profonda cognizione di causa e, anzi, con un\u2019impulsivit\u00e0 che lo porta a sfregiare la tela:<br>Si ferm\u00f2 dinanzi al quadro dell\u2019Esplosione nella Cattedrale, dove grossi frammenti di colonne, sollevati in alto dallo scoppio, rimanevano sospesi in una atmosfera d\u2019incubo. E afferrato uno sgabello, lo gett\u00f2 contro la tela a olio, aprendovi uno squarcio e facendolo cadere rumorosamente al suolo. (SL: 377-378)<br>Dall\u2019altra parte, il Leitmotiv pittorico di Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio \u00e8 evidentemente il Ritratto d\u2019uomo di Antonello da Messina. Il punto di contatto pi\u00f9 tangibile fra le trasposizioni narrative dei due dipinti affiora gi\u00e0 con l\u2019incipit di Consolo: nel breve antefatto, dove viene citata l\u2019opera di Antonello, si dice che Catena Carnevale, figlia del proprietario precedente a Mandralisca, ha graffiato il \u00absorriso insopportabile\u00bb (SIM: 127) dell\u2019ignoto. Il gesto, invenzione romanzesca che nasce da un riscontro storico (Marabottini \/ Scricchia Santoro 1981: 106), non pu\u00f2 che richiamare<br>14 \u00c8 quasi sicuramente la medesima indicata \u2013 e solo indicata \u2013 da Grassia (2011: 69) quando accenna all\u2019\u00abanamorfosi di un\u2019immagine che compare nei momenti decisivi del romanzo\u00bb.<br>lo squarcio aperto da Esteban in Le Roi Asa d\u00e9truisant les idoles. Diversamente da quest\u2019ultimo, per\u00f2, non \u00e8 tanto il cortocircuito fra realt\u00e0 e finzione che sembra spazientire Catena (come pure viene suggerito in un primo momento), ma un dettaglio specifico del Ritratto d\u2019uomo. Lo stesso particolare su cui insiste la sua ecfrasi:<br>Apparve la figura d\u2019un uomo a mezzo busto. [\u2026] Un indumento scuro staccava il chiaro del forte collo dal busto e un copricapo a calotta, del colore del vestito, tagliava a mezzo la fronte. L\u2019uomo era in quella giusta et\u00e0 in cui la ragione, uscita salva dal naufragio della giovinezza, s\u2019\u00e8 fatta lama d\u2019acciaio, che diverr\u00e0 sempre pi\u00f9 lucida e tagliente nell\u2019uso ininterrotto. L\u2019ombra sul volto di una barba di due giorni faceva risaltare gli zigomi larghi, la perfetta, snella linea del naso terminante a punta, le labbra, lo sguardo. Le piccole, nere pupille scrutavano dagli angoli degli occhi e le labbra appena si stendevano in un sorriso. Tutta l\u2019espressione di quel volto era fissata, per sempre, nell\u2019increspatura sottile, mobile, fuggevole dell\u2019ironia, velo sublime d\u2019aspro pudore con cui gli esseri intelligenti coprono la piet\u00e0. [\u2026] Il personaggio fissava tutti negli occhi, in qualsiasi parte essi si trovavano, con i suoi occhi piccoli e puntuti, sorrideva a ognuno di loro, ironicamente, e ognuno si sent\u00ec come a disagio. (SIM: 143-144)<br>Non solo la panoramica d\u2019insieme, anche certe espressioni \u2013 l\u2019ironia per ripararsi dalla \u00abpiet\u00e0\u00bb, gli occhi \u00abpuntuti\u00bb \u2013 combaciano con il profilo di Interdonato sul bastimento per Oliveri. La straordinaria affinit\u00e0 con il soggetto del Ritratto d\u2019uomo viene messa in luce sia da Pirajno, sia dall\u2019agitatore medesimo, che a questa coincidenza attribuisce lo sfregio di Catena, sua promessa sposa: la giovane l\u2019avrebbe fatto per nostalgia del fidanzato, latitante dalle autorit\u00e0 borboniche. Ma nell\u2019occasione Interdonato dimostra una ristrettezza di vedute non dissimile da quella del nobile, tanto biasimata. A correggerlo sar\u00e0 proprio Mandralisca in \u00abLettera di Enrico Pirajno\u00bb:<br>A furia di guardarlo, quell\u2019uomo sconosciuto qui nel mio studio, in faccia allo scrittoio, ho capito perch\u00e9 la vostra fidanzata, Catena Carnevale, l\u2019ha sfregiato, proprio sul labbro appena steso in quel sorriso lieve, ma pungente, ironico, fiore d\u2019intelligenza e sapienza, di ragione, ma nel contempo fiore di distacco, lontananza d\u2019aristocrazia, dovuta a nascita, a ricchezza, a cultura o al potere che viene da una carica\u2026 Ho capito: lumaca, lumaca \u00e8 anche quel sorriso! (SIM: 219)<br>Secondo Giorgio Barberi Squarotti (2010: 33), l\u2019atto \u2013 contrariamente alle convinzioni di Interdonato \u2013 non rientra nella sfera privata e non \u00e8 il capriccio di una giovane malinconica, ma significa piuttosto un \u00abassalto\u00bb all\u2019indifferenza del ceto aristocratico cui appartiene l\u2019\u00abignoto\u00bb, una critica feroce alla distanza di quel sorriso beffardo.<br>Nonostante l\u2019intuizione, comunque, Mandralisca non riesce a capire che il suo rinnovato impegno civile non basta, e che non si \u00e8 lasciato definitivamente alle spalle il distacco dell\u2019ignoto: come si segnalava sopra, la decisione di devolvere la propria eredit\u00e0 culturale al comune di Cefal\u00f9 comincia, nel carteggio, con \u00abAgire, dunque, Interdonato? Non io, non io!\u00bb (SIM: 219). Su una lunghezza d\u2019onda analoga a quella di Esteban, che afferra solo in parte l\u2019allegoria della tela di de Nom\u00e9, Pirajno si rivela un osservatore superficiale del suo Ritratto d\u2019uomo, incapace di comprendere i nessi pi\u00f9 profondi fra realt\u00e0 e finzione, tra (auto)coscienza militante e apatia.<br>La loro mancata maturit\u00e0 intellettuale, insomma, passa anche da un\u2019esegesi incompleta del dipinto.<\/li>\n\n\n\n<li>Il secolo dei lumi (ed. Longanesi, 1964) e Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio: le didascalie di Goya e altri echi<br>Le ipotesi qui esaminate non riguardano pi\u00f9 temi o motivi, non avendo una portata estesa e anzi limitandosi a singoli passaggi, oggetti o immagini. Si tratta di possibili prestiti e calchi che Consolo avrebbe mutuato da Il secolo dei lumi ([1962] 1964), per la traduzione di Maria Vasta Dazzi. Utile ribadire che in mancanza della copia personale del siciliano, presumibilmente perduta, tutte queste congetture \u2013 alcune ben pi\u00f9 che fondate, altre meno plausibili ma comunque di un certo interesse \u2013 non trovano conferme assolute. L\u2019intento \u00e8 duplice: in primis, legittimare la panoramica precedente come una rassegna di convergenze, pi\u00f9 che di mere coincidenze (e lo scarto tra i due termini non \u00e8 cos\u00ec esiguo); in secondo luogo, fornire un campione di spunti per approfondimenti futuri, dato che la lista deve ritenersi parziale e provvisoria.<br>Ad esempio, le citazioni dirette e i calchi delle didascalie di Los desastres de la guerra (Francisco de Goya, 1810-1820), che scandiscono l\u2019affresco dei postumi del massacro di Alcara, fanno sospettare che Consolo abbia rielaborato l\u2019immaginario della serie di acqueforti sotto l\u2019influenza di Il secolo dei lumi: se la fonte maggiore \u00e8 sicuramente un volumetto illustrato del 1967, in italiano (Messina 2009: 398), si pu\u00f2 azzardare un triangolo intertestuale con Carpentier, a sua volta debitore nei confronti di Goya15. Il secolo dei lumi, nel complesso, presenta quindici epigrafi ad altrettanti sottocapitoli, che anticipano e compendiano gli sviluppi dell\u2019intreccio: tredici provengono da Los desastres de la guerra, le altre due dallo Zohar e dal libro di Giobbe. Per comprenderne il valore si pensi a \u00abChe confusione \u00e8 questa?\u00bb (numero 65 della serie di Goya), che nella prima met\u00e0 del romanzo introduce l\u2019arrivo di Esteban e Hugues in una Port-au-Prince devastata dalla rivolta degli schiavi. Malgrado manchino corrispondenze cristalline tra le scene raccontate da Carpentier e il soggetto dell\u2019incisione, li accomuna pur sempre l\u2019atmosfera caotica e greve cui allude la domanda in esergo.<br>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, invece, concentra le didascalie di Los desastres de la guerra in \u00abMemoria\u00bb e le integra pienamente alla diegesi, attribuendole al barone o ad altri personaggi sotto forma di commento o di battuta. Vale la pena osservarne buona parte:<br>Nella calda piazza desolata orridi morti addimorati rovesciansi dall\u2019uscio del Casino e vi s\u2019ammucchiano davanti, sulle lastre, uomini fanciulli e anziani. [\u2026] Tutto \u00e8 sconvolto. Non si pu\u00f2 guardare. Subito \u00e8 la calata di cornacchie, di corvi e carcarazze. [\u2026] Che si pu\u00f2 far di pi\u00f9? Di pi\u00f9 pu\u00f2 far il vulturune. Le ali aperte per tre metri e passa, stese le zampe con gli artigli curvi, grasso, enorme piomba a perpendicolo dall\u2019alto come calasse dritto dall\u2019empireo. L\u2019avvoltoio carnivoro si posa sopra i morti putrefatti: affonda il rostro, scava, un colpo vigoroso della testa, e strappa, da ventre o da torace, un tocco. S\u2019erge, e vola via con frullio selvaggio.<br>15 Va ricordato inoltre che \u00e8 lo stesso Consolo, in due brevi contributi gi\u00e0 citati (Nicolao 1989; Consolo [1999] 2017: 206-207), a collegare Los desastres de la guerra al romanzo di Carpentier. A questa intersezione accennano anche Grassia (2011: 68-69), Nigro (2011) e Valentini (2020: 8).<br>Cos\u00ec avvenne. [\u2026] Intanto, scendea per uno di quei vicoli [\u2026] una vecchia scalza, senza la mantellina, sciolti i capelli bianchi sulle spalle. Reggeva con una mano un bel tamburo grande e con l\u2019altra carezzava adagio [\u2026]. La seguiva un vispo fanciullino con tra le braccia un\u2019anforetta d\u2019argilla senza manici, quartarella o mozzone, dalla cui bocca sorgeva fitta un\u2019erba tenera, verde trasparente, d\u2019orzo germogliato, di grano o di cicerchia. Traversata la piazza (il bimbo con le dita si tur\u00f2 il nasino), i due entraron dentro la Matrice, deposero la brocca sull\u2019altare e quindi la vecchia si mise a tamburare. Ventiquattro di giugno, San Giovanni, era per gli Alcaresi la festa del Mozzone, e festeggiare soleano nei quartieri quelle piccole brocche e i germogli [\u2026]. Strana devozione. Suonano all\u2019impronto le campane d\u2019una qualche chiesa aquilonare, s\u2019odono crepiti, schianti, botti, vento d\u2019urla, schiamazzi, e un calpestio che rotola dall\u2019alto. Che vocio \u00e8 questo? Viene scappando dal quartiere Motta branco confuso d\u2019uomini presi da furia, da sfrenato panico. (SIM: 224-226; corsivi nell\u2019originale)<br>Nell\u2019insieme, considerando anche le cinque successive (che non si riportano per esteso, perch\u00e9 occuperebbe troppo spazio), dall\u2019uno all\u2019altro romanzo ne tornano tre: \u00abAndo cos\u00ec\u00bb (SL: 435), in originale \u00abAs\u00ed sucedi\u00f3\u00bb e qui \u00abCos\u00ec avvenne\u00bb; \u00abStrana devozione\u00bb (SL: 183), da \u00abExtra\u00f1a devoci\u00f3n\u00bb e qui invariata; \u00abChe confusione \u00e8 questa?\u00bb (SL: 104), in originale \u00ab\u00bfQu\u00e9 alboroto es \u00e9ste?\u00bb e qui, con sfumatura pi\u00f9 libera, \u00abChe vocio \u00e8 questo?\u00bb. Pi\u00f9 in generale, risaltano le undici citazioni assegnate al narratore Mandralisca, in corsivo; in tondo \u00abMur\u00ecu a virit\u00e0\u00bb (SIM: 227), battuta dell\u2019insorto Turi Malandro e trasposizione regionale di \u00abMuri\u00f3 la verdad\u00bb (numero 79 della serie). Come si pu\u00f2 notare, la loro funzione \u00e8 di lettura e sunto del fosco scenario testimoniato da Pirajno. Una probabile spia della mediazione del cubano, nell\u2019ordine del prestito, viene proprio dal raffronto tra \u00abChe confusione \u00e8 questa?\u00bb e \u00abChe vocio \u00e8 questo?\u00bb, rispettivamente preludio agli orrori di Port-au-Prince in Il secolo dei lumi e chiosa al quadro funesto del paese in Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio. Sono contesti simili, di morte e distruzione dovute a una sommossa fuori controllo, condensati nel medesimo interrogativo.<br>Ampliando appena lo sguardo, fra l\u2019Haiti di Carpentier e l\u2019Alcara di Consolo si apprezzano altri parallelismi che coinvolgono le didascalie di Goya. Il \u00abvulturune\u00bb di cui sopra, l\u2019avvoltoio che banchetta con i \u00abmorti putrefatti\u00bb, evoca palesemente l\u2019incisione numero 76, \u00abEl buitre carn\u00edvoro\u00bb, e forse anche la 72 di Los desastres de la guerra, \u00abLas resultas\u00bb, dove il pipistrello gigante in primo piano addenta un cadavere. Inoltre, ed ecco il possibile raccordo intertestuale, in Il secolo dei lumi le spoglie di alcuni rivoltosi condannati a morte, giustiziati ed esposti in pubblico a Cap Francais \u2013 teatro di moti simultanei e complementari a quelli di Port-au-Prince \u2013 attirano degli \u00abavvoltoi a volo radente [che beccano] nel passare i volti illividiti dal supplizio\u00bb, ormai privi di \u00abogni aspetto umano, semplici spugne di carne a buchi scarlatti\u00bb (SL: 112). Questa traccia genetica sembrerebbe timidamente sostenuta da una lezione di Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, poi cassata, che enfatizzava lo strazio dei corpi: \u00ab[l\u2019avvoltoio] affonda il rostro, scava, un colpo vigoroso della testa sopra il collo torto e strappa\u00bb16.<br>Ulteriore esempio, poco pi\u00f9 di una suggestione, \u00e8 quello della vecchia scalza che accompagna il fanciullino a deporre un\u2019anfora nella chiesa della Matrice di Alcara. Se sulla sinistra dell\u2019originale \u00abExtra\u00f1a devoci\u00f3n\u00bb di Goya \u2013 la cui didascalia tradot16<br>Riportata in apparato da Messina (2009: 383).<br>408 Secomandi, A. Cuad. filol. ital. 30, 2023: 395-414<br>ta, in \u00abMemoria\u00bb, chiude la scena \u2013 si pu\u00f2 vedere un\u2019anziana che prega, nondimeno due sequenze di Il secolo dei lumi hanno qualcosa da spartire con la celebrazione immaginata da Consolo. Lo sfondo \u00e8 ancora Port-au-Prince:<br>Arrivavano contadini che portavano frutta, formaggi, cavoli, mazzi di canne da zucchero, per esporli in un mercato che aveva cessato di essere un mercato. Per abitudine acquisita ciascuno si poneva nel luogo della propria bancarella inesistente, organizzando all\u2019aria aperta vendite che rispettavano l\u2019allineamento e l\u2019ordine di un tempo. (SL: 110)<br>La paranza cubana, carica di profughi, se n\u2019era andata senza indugiare un\u2019ora di pi\u00f9, a quanto seppero da un vecchio negro che rammendava le sue reti con ostinato impegno come se uno strappo nell\u2019ordito delle maglie fosse stato un problema di importanza capitale in mezzo a quell\u2019immenso disastro. (SL: 113)<br>Sia chiaro che in questo frangente non emergono riscontri netti: a suggerire una tenue consonanza \u00e8 il contrasto fra la quotidianit\u00e0 rivendicata dagli abitanti e la cornice, ormai ridotta a un cimitero a cielo aperto (non per caso, il bimbo di Consolo \u00abcon le dita si tur\u00f2 il nasino\u00bb). Certo, in \u00abMemoria\u00bb il motivo acquista una marcata dimensione cerimoniale: Carpentier accentua il lato pi\u00f9 grottesco dell\u2019insieme, mentre Consolo privilegia la resilienza e l\u2019incrollabile ritualit\u00e0. \u00c8, per l\u2019appunto, una \u00abStrana devozione\u00bb, con l\u2019aggettivo che andr\u00e0 inteso nel senso di \u201cinaspettata\u201d e \u201csorprendente\u201d, senza sfumature inquietanti.<br>Non tutte le convergenze tra l\u2019affresco di Port-au-Prince e quello di Alcara coinvolgono Los desastres de la guerra. La seconda stazione della macabra via crucis di Pirajno, la fontana Abate con le sue \u00abcarogne pregne a galla nella vasca\u00bb (SIM: 224), potrebbe richiamare un dettaglio della fuga di Esteban e Hugues: per raggiungere precipitosamente un\u2019imbarcazione di fortuna i due attraversano un pontile sopra corpi che \u00abfluttuavano [\u2026] scarnificati\u00bb (SL: 112-113). E ancora, passando ad altri loci di Il secolo dei lumi ma soffermandosi sullo stesso di Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, osserviamo che lungo \u00abMemoria\u00bb si utilizza la forma \u00absughi\u00bb in riferimento ai resti dei cadaveri in decomposizione, da cui provengono anche \u00ablicori secchi, fezze, [\u2026] chiazze, brandelli, [\u2026] nel lezzo di fermenti grassi, d\u2019acidumi, lieviti guasti, ova corrotte e pecorini sfatti\u00bb (SIM: 224). Nella traduzione Longanesi ricorre sei volte la voce \u00absucco\u00bb \u2013 o \u00absucchi\u00bb \u2013 per indicare materie e sostanze vegetali, dall\u2019originale \u00abzumo\u00bb o \u00abjugo\u00bb. L\u2019ultima coincide con una singolare antropomorfizzazione degli alberi:<br>I giganti abbattuti fumavano, arsi da fuochi che rodevano loro le viscere, senza riuscire a distruggere le cortecce; i buoi andavano dalle radure formicolanti di schiavi alla segheria costruita di recente, trascinando lunghi corpi di legno ancora pieni di linfe, di succhi, di germogli sbocciati sulle loro ferite. (SL: 412)17<br>Se \u00absughi\u00bb, invece di \u00absucchi\u00bb, impone una rinnovata cautela nonostante l\u2019etimologia comune, \u00e8 fuor di dubbio che entrambi gli autori fanno uso di un paradigma semantico a met\u00e0 tra l\u2019organico e l\u2019inorganico: Carpentier umanizza la sfera vegetale,<br>17 Il corsivo \u00e8 mio.<br>Secomandi, A. Cuad. filol. ital. 30, 2023: 395-414 409<br>trasformando implicitamente le linfe in sangue (tanto che i tagli nella corteccia diventano \u00abferite\u00bb); Consolo degrada il corpo umano martoriato a massa di carne immonda.<br>L\u2019ipotesi di derivazione pi\u00f9 solida della rassegna nasce dal confronto tra l\u2019incipit di Il secolo dei lumi, che ha per narratore Esteban e per oggetto la ghigliottina trasportata in Guadalupa, e quello del capitolo omonimo di Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, con il viaggio di Pirajno verso Oliveri:<br>Questa notte ho visto di nuovo ergersi la Macchina. Stava a prora, come una porta aperta sul cielo ampio che ci portava gi\u00e0 profumi di terraferma, attraverso un Oceano tanto tranquillo, tanto padrone del suo ritmo, che la nave, quietamente portata, pareva si addormentasse sulla sua rotta [\u2026]. Fermo il tempo fra la Stella polare, l\u2019Orsa maggiore e la Croce del Sud [\u2026]. La brezza olezzava di terra, humus, sterco, spighe, resine, di quell\u2019isola che qualche secolo prima era posta sotto la tutela di Guadalupa [\u2026]. (SL: 11-12)<br>E ora si scorgeva la grande isola. I fani sulle torri erano rossi e verdi, vacillavano e languivano, riapparivano vivaci. Il bastimento aveva smesso di rullare man mano che s\u2019inoltrava dentro il golfo. [\u2026]. Per tutta la notte il Mandralisca, in piedi vicino alla murata di prora, non aveva sentito che fragore d\u2019acque, cigolii, vele sferzate e un rantolo che si avvicinava e allontanava a seconda del vento. E ora che il bastimento avanzava, dritto e silenzioso dentro il golfo, su un mare placato e come torpido, udiva netto il rantolo, lungo e uguale, sorgere dal buio, dietro le sue spalle. [\u2026] Riguard\u00f2 la volta del cielo con le stelle, l\u2019isola grande di fronte, i fani sopra le torri. [\u2026] Ma questi odori vennero [\u2026] sopraffatti d\u2019altri che galoppanti sopra lo scirocco venivano da terra, cupi e forti, d\u2019agliastro finocchio origano alloro nepitella. (SIM: 153-155)<br>L\u2019apertura dei due romanzi stabilisce una continuit\u00e0 fra Esteban e Mandralisca, evidenziata dall\u2019avvio in medias res e dalle analogie ambientali: il campo visivo (in ordine, la macchina a prua e l\u2019isola all\u2019orizzonte), l\u2019imbarcazione che avanza su acque placide, la volta stellata, i profumi da terra. In questo caso non pare infondato parlare di un autentico calco, davvero poco confutabile alla luce dei numerosi parallelismi. Se ne aggiunga un altro subito dopo, persino pi\u00f9 palese da una prospettiva strettamente linguistica: il ritratto del cavatore malato di silicosi sulla nave per Oliveri \u2013 da cui viene il \u00abrantolo\u00bb che innesca il primo, timidissimo esame di coscienza per Pirajno \u2013 prende a modello Esteban e la sua crisi asmatica nelle pagine iniziali di Il secolo dei lumi. Lo dimostrano bene delle fonti gi\u00e0 citate (Grassia 2011: 69-70; Valentini 2020: 4-5).<br>Senza pretese di esaustivit\u00e0, sar\u00e0 utile concludere la sezione con gli ultimi, possibili echi rilevati. Per esempio, i \u00abtresori [sic] dispersi sotto quelle acque verdi e quella rena, le erbe sconosciute affatto, le impensate vegetazioni, le incrostature che coprivano le bianche levigate spalle, le braccia, i femori di veneri e dioscuri\u00bb (SIM: 132)18, pensieri fissi di Mandralisca mentre l\u2019infermo soffre al suo fianco, trovano qualche somiglianza, nei Caraibi ammirati da Esteban, con la \u00abselva di corallo [che] conservava [\u2026] i suoi tesori nascosti, l\u00e0, dove l\u2019uomo, per vederli, avrebbe dovuto imitare il pesce\u00bb (SL: 225)19.<br><em>18 Il corsivo \u00e8 mio.<br>19 Il corsivo \u00e8 mio<\/em>. Pi\u00f9 in generale, le metafore sulla vegetazione marina abbondano in SL: 224-225. Sia comunque detto che l\u2019immagine della citt\u00e0 sommersa si coglie gi\u00e0 in La ferita dell\u2019aprile (Consolo [1963] 2015: 63), complicando ulteriormente la pista genetica.<br>Identico discorso per il palazzo Mandralisca, e in particolare per lo studio personale che<br>sembrava quello d\u2019un sant\u2019Agostino o un san Girolamo, [\u2026] ma anche la cella del monaco Fazello e insieme il laboratorio di Paracelso. Per tutte le pareti v\u2019erano armadi colmi di libri nuovi e vecchi, codici, incunaboli, che da l\u00ec straripavano e invadevano, a pile e sparsi, la scrivania, le poltrone, il pavimento. Sopra gli armadi, con una zampa, due, sopra tasselli o rami, fissi nelle pose pi\u00f9 bizzarre, occhio di vetro pazzo, uccelli impagliati di Sicilia, delle Eolie e di Malta. Il cannocchiale e la sfera armillare. Dentro vetrine e teche, sul piano di tavolini e di consolle le cose pi\u00f9 svariate: teste di marmo, mani, piedi e braccia; terre cotte, oboli, lucerne, piramidette, fuseruole, maschere, olle e scifi sani e smozzicati; medaglie e monete a profusione; conchiglie e gusci di lumache e chioccioline. Nei pochi spazi vuoti alle pareti, diplomi e quadri. (SIM: 158; corsivi miei)<br>Malgrado la descrizione sia ispirata in prevalenza alla villa di Lucio Piccolo (Messina 2009: 190), alcuni elementi appaiono gi\u00e0 nella casa habanera di Il secolo dei lumi: una \u00absfera armillare [\u2026] in mezzo a quel mondo di cose trasportate attraverso tante rotte oceaniche\u00bb (SL: 28; corsivo mio); poi \u00abtelescopi, bilance idrostatiche, pezzi d\u2019ambra, bussole, calamite, viti di Archimede, modelli di leve, tubi comunicanti, bottiglie di Leyda, pendoli e bilancieri\u00bb (SL: 31; corsivo mio); e ancora, i \u00ablibri ammonticchiati in un angolo\u00bb (SL: 44). A tornare \u00e8 soprattutto l\u2019accumulazione quasi ipertrofica dei pi\u00f9 disparati oggetti.<br>Appena oltre, il barone lamenta l\u2019inerzia di quei nobili chiusi nella bolla di vetro, \u00abconvinti [\u2026] che lo stato fortunato in cui son nati sia dovuto a leggi divine e incommutabili\u00bb (SIM: 163). In Il secolo dei lumi Hugues accusa la classe dirigente cubana con una battuta molto simile nella sostanza: \u00abgente [\u2026] addormentata, inerte, [che] viveva in un mondo fuori del tempo, al margine di tutto, sospesa fra il tabacco e la canna da zucchero\u00bb (SL: 88).<br>Infine, altrettanto casuale o meno (e altrettanto arduo da comprovare in chiave genetica), si pu\u00f2 citare il riferimento all\u2019inno liturgico Te Deum. In Il secolo dei lumi questa formula conclude, dopo averla pure inaugurata, la contemplazione di una conchiglia e dell\u2019intero cosmo che Esteban vi vede riflesso. \u00c8 una sorta di parentesi panica per il giovane, che nella natura rigogliosa dei Caraibi ritrova una serenit\u00e0 persa con le prime ombre di Hugues in Guadalupa. Il brano termina con \u00abuna conchiglia. Una sola. Te Deum\u00bb (SL: 230). Ebbene, il canto compare anche lungo Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, ma in un contesto assai diverso e con tutt\u2019altra funzione:<br>\u00abCalce viva, calce!\u00bb grida il comandante. \u00abSenn\u00f2 mor\u00ecmo tutti di cholera\u00bb. [\u2026] Alle sett\u2019ore, nella sera calante, accendono qualche lume nella gabbia di vetro dei fanali. E le steariche e le lampe d\u2019olio rimaste sugli altari. L\u2019organo si sfiata e suona, il padre Adorno intona: Te Deum laudamus\u2026 Vien gi\u00f9 il pianto, il giubilo si leva tra le navate. (SIM: 228)<br>\u00c8 l\u2019amaro preludio all\u2019arringa del colonnello Giovanni Interdonato, cugino e omonimo dell\u2019agitatore, che annuncia l\u2019arresto dei rivoltosi di Alcara. Da sigillo alle meraviglie paradisiache delle Antille, il Te Deum diventa intermezzo in quel clima luttuoso e tetro che avvolge la sosta di Pirajno sui Nebrodi.<br>Conclusioni<br>Tra mere suggestioni, plausibili contatti tematici, probabili calchi e ulteriori, eventuali convergenze, la pista genetica che da Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio porta a Il secolo dei lumi ([1962] 1964) \u00e8 di grande fascino e per\u00f2, contemporaneamente, carsica. Forse per definirla non esiste immagine migliore di qualcosa che affiora con chiarezza solo a tratti, per poi tornare poco visibile o in completa ombra.<br>Al contrario di altri dialoghi quasi simultanei fra letteratura ispanoamericana e siciliana, come quello tra Jorge Luis Borges e Leonardo Sciascia o quello \u2013 molto pi\u00f9 sorprendente e inesplorato \u2013 tra lo stesso racalmutese e Federico Campbell20, Carpentier e Consolo non si conobbero mai dal vivo, e soprattutto nella produzione del secondo non risalta, almeno in maniera inequivocabile, una forte presenza del primo. In mancanza della copia personale di Il secolo dei lumi ([1962] 1964), che verosimilmente \u2013 considerando la generosit\u00e0 di Consolo nelle note e nelle sottolineature ai suoi libri \u2013 avrebbe fornito indicazioni utilissime in merito, resta quindi problematico presentare un quadro esaustivo e attendibile dell\u2019influsso di Carpentier su Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio.<br>D\u2019altro canto, si sono esaminati alcuni ponti intertestuali, tematici o lato sensu di forma, che difficilmente possono considerarsi semplici coincidenze: i pi\u00f9 solidi approfonditi sono senza dubbio, in ordine, il quadro Leitmotiv (che per giunta ha una sua centralit\u00e0 nel paradigma dell\u2019intellettuale sconfitto), le didascalie di Goya e la descrizione oceanico-marina in apertura. Non \u00e8 da escludere che, in futuro, nuove ricerche possano fornire elementi aggiuntivi a questa relazione letteraria, n\u00e9 che prima o poi si riesca a recuperare la copia in possesso di Consolo per mettere un punto al presente e ad altri lavori.<br>Campo di un certo interesse, per esempio, sarebbe quello della lingua barocca che si auto-attribuivano sia Carpentier ([1964] 1990), sia Consolo (Adamo 2006: 112-113), e che ha offerto pi\u00f9 di una traccia d\u2019indagine ai loro studiosi21. Qui, relativamente a Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio e Il secolo dei lumi, lo si \u00e8 dovuto escludere proprio per privilegiare la traduzione Longanesi e l\u2019inchiesta genetica. Tuttavia, oltre all\u2019aggettivazione e alle figure retoriche segnalate da Valentini (2020: 10-11), fra le due opere originali esiste per lo meno un altro denominatore comune linguistico ascrivibile al barocco: il recupero di vocaboli desueti con lo scopo dichiarato di rivendicare una specifica identit\u00e0 ispanoamericana, per Carpentier (M\u00e1rquez Rodr\u00edguez [1969] 1977: 168), e di difendere le parlate locali dalla scomparsa, per Consolo (Sinibaldi 1988: 12). Su questo ennesimo spunto comparativo si chiude la rassegna, nella speranza che non sia l\u2019ultima su Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio e Il secolo dei lumi.<br>20 Se non \u00e8 un mistero l\u2019influenza di Borges su Sciascia (per es. Paoli 1997: 59-69), rimane da indagare meglio il rapporto fra quest\u2019ultimo e il messicano Campbell, giornalista, autore di romanzi e racconti, editore. Per Campbell, Sciascia era con ogni probabilit\u00e0 il modello pi\u00f9 importante a livello sia letterario che etico. I due si incontrarono in un paio di occasioni, la prima delle quali a Palermo, nel 1985, e intrattennero un fitto scambio epistolare. Per un\u2019introduzione \u201csciasciana\u201d a Campbell ci si permette di rinviare a Secomandi (2021).<br>21 Due linguaggi comunque da non equiparare, ovviamente, al barocco seicentesco di un G\u00f3ngora o di un Quevedo, e nemmeno da sovrapporre l\u2019uno all\u2019altro. Ma \u00e8 un aspetto che richiederebbe un intero saggio dedicato. Su Carpentier si sono gi\u00e0 proposti dei riferimenti bibliografici mirati, a nota 5; su Consolo si pu\u00f2 vedere il case study di Messina (2006).<br><br><em>Riferimenti bibliografici<br>Adamo, Giuliana (2006): \u00abSull\u2019inizio del Sorriso dell\u2019ignoto marinaio\u00bb, in G. Adamo (a c. di), La parola scritta e pronunciata. Nuovi saggi sulla narrativa di Vincenzo Consolo, Lecce, Manni, pp. 71-120.<br>Barberi Squarotti, Giorgio (2010): \u00abIl fonosimbolismo fascinoso di Consolo in Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio\u00bb, Microprovincia, 48, pp. 20-38.<br>Bueno, Salvador ([1972] 1977): \u00abLa serpiente no se muerde la cola\u00bb, in S. Arias (a c. di), Recopilaci\u00f3n de textos sobre Carpentier, La Habana, Casa de las Am\u00e9ricas, pp. 201-218.<br>Carballo, Emmanuel ([1963] 1985): \u00abLa novela descubre un universo m\u00e1gico\u00bb, in V. L\u00f3pez Lemus (a c. di), Alejo Carpentier. Entrevistas, La Habana, Letras cubanas, pp. 64-67.<\/em><br><em>Carpentier, Alejo ([1949] 1993): \u00abPr\u00f3logo\u00bb, in A. Carpentier, El reino de este mundo, Santiago de Chile, Andr\u00e9s Bello, pp. 11-17.<br>Carpentier, Alejo (1962): El siglo de las luces, Ciudad de M\u00e9xico, Compa\u00f1\u00eda General de Ediciones [Tr. it. di M. Vasta Dazzi, Il secolo dei lumi, Milano, Longanesi, 1964].<br>Carpentier, Alejo ([1964] 1990): \u00abProblem\u00e1tica de la actual novela latinoamericana\u00bb, in A. Carpentier, Tientos y diferencias y otros ensayos, Barcelona, Plaza &amp; Jan\u00e9s, pp. 7-28.<br>Coassin, Flavia (2003): \u00abL\u2019ordine delle somiglianze nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio di Vincenzo Consolo\u00bb, Spunti e ricerche, 17, pp. 97-108.<br>Consolo, Vincenzo ([1963] 2015): La ferita dell\u2019aprile, in V. Consolo, L\u2019opera completa, a c. di G. Turchetta, Milano, Mondadori, pp. 5-121.<br>Consolo, Vincenzo ([1976] 2015): Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, in V. Consolo, L\u2019opera completa, a c. di G. Turchetta, Milano, Mondadori, pp. 127-292.<br>Consolo, Vincenzo ([1986] 2015): \u00abLa pesca del tonno\u00bb, in V. Consolo, L\u2019opera completa, a c. di G. Turchetta, Milano, Mondadori, pp. 1007-1039.<br>Consolo, Vincenzo (1989): \u00abTrapani: l\u2019enigma di una ghigliottina\u00bb, Corriere della Sera, 10 ottobre.<br>Consolo, Vincenzo ([1997] 2015): \u00abIl sorriso, vent\u2019anni dopo\u00bb, in V. Consolo, L\u2019opera completa, a c. di G. Turchetta, Milano, Mondadori, pp. 1252-1258.<br>Consolo, Vincenzo (1997): \u00abVera o di marmo, cos\u00ec Paolina sedusse Solim\u00e1n\u00bb, Il Messaggero, 31 luglio.<br>Consolo, Vincenzo ([1998] 2015): Lo spasimo di Palermo, in V. Consolo, L\u2019opera completa, a c. di G. Turchetta, Milano, Mondadori, pp. 877-974.<br>Consolo, Vincenzo ([1999] 2017): \u00abCon mente aguda, \u00e1nimo honesto y palabra sabrosa\u00bb, in F. Moliterni (a c. di), Sciascia moderno. Studi, documenti e carteggi, Bologna, Pendragon, pp. 205-211.<br>Consolo, Vincenzo \/ Nicolao, Mario (1999): Il viaggio di Odisseo, Milano, Bompiani.<br>Di Stefano, Paolo (2010): \u00abDue incontri con Vincenzo Consolo\u00bb, Microprovincia, 48, pp. 151-160.<br>Dorfman, Ariel (1970): Imaginaci\u00f3n y violencia en Am\u00e9rica, Barcelona, Anagrama.<br>Eliade, Mircea (1952): Images et symboles. Essais sur le symbolisme magico-religieux, Paris, Gallimard [Tr. it di M. Giacometti, Immagini e simboli, Milano, Jaca Book, 1981].<br>Fusco, Mario (1980): \u00abQuestions \u00e0 Vincenzo Consolo\u00bb, La Quinzaine Litteraire, 321, <\/em>pp. <\/li>\n\n\n\n<li>16-17.<\/li>\n\n\n\n<li>Gallo, Cinzia (2015): \u00abCitt\u00e0 e \u201cruine\u201d di citt\u00e0: Retablo di Vincenzo Consolo\u00bb, in Y. Carola et al. (a c. di), La citt\u00e0, Roma, UniversItalia, pp. 673-686.<\/li>\n\n\n\n<li>Gonz\u00e1lez Echevarr\u00eda, Roberto (2004): Alejo Carpentier: el peregrino en su patria, Madrid, Gredos.<\/li>\n\n\n\n<li>Secomandi, A. Cuad. filol. ital. 30, 2023: 395-414 413<\/li>\n\n\n\n<li>Grassia, Salvatore (2011): La ricreazione della mente. Una lettura del Sorriso dell\u2019ignoto marinaio, Palermo, Sellerio.<\/li>\n\n\n\n<li>Marabottini, Alessandro \/ Scricchia Santoro, Fiorella (1981): Antonello da Messina, Roma, De Luca.<\/li>\n\n\n\n<li>M\u00e1rquez Rodr\u00edguez, Alexis ([1969] 1977): \u00abNueve preguntas a Alejo Carpentier\u00bb, in V. L\u00f3pez Lemus (a c. di), Alejo Carpentier. Entrevistas, La Habana, Letras cubanas, pp. 166-169.<\/li>\n\n\n\n<li>M\u00e1rquez Rodr\u00edguez, Alexis (1970): La obra narrativa de Alejo Carpentier, Caracas, Universidad Central de Venezuela.<\/li>\n\n\n\n<li>Mazzocchi, Federico (2010): \u00abVincenzo Consolo e l\u2019incessante ricerca: tra enumerazione metaforica e metafora dell\u2019enumerazione\u00bb, Microprovincia, 48, pp. 94-116.<\/li>\n\n\n\n<li>Messina, Nicol\u00f2 (1998): \u00abPlurilinguismo in Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio di Vincenzo Consolo\u00bb, in \u017d. Mulja\u010di\u0107 (a c. di), L\u2019italiano e le sue variet\u00e0 linguistiche, Aarau, Verlag fur deutsch-italienische Studien Sauerlander, pp. 97-124.<\/li>\n\n\n\n<li>Messina, Nicol\u00f2 (2006): \u00abNello scriptorium di Vincenzo Consolo. Il caso di \u201cMorti sacrata\u201d (Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, III)\u00bb, in G. Adamo (a c. di), La parola scritta e pronunciata. Nuovi saggi sulla narrativa di Vincenzo Consolo, Lecce, Manni, pp. 128-140.<\/li>\n\n\n\n<li>Messina, Nicol\u00f2 (2009): Per un\u2019edizione critico-genetica dell\u2019opera narrativa di Vincenzo Consolo Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, Madrid, Universidad Complutense.<\/li>\n\n\n\n<li>Messina, Nicol\u00f2 (2018): \u00abConsolo fra scrittura letteraria e \u201cdi presenza\u201d\u00bb, in I. Romera Pintor (a c. di), Espa\u00f1a e Italia: el siglo XX, Madrid, Updea, pp. 127-158.<\/li>\n\n\n\n<li>Nicolao, Mario (1989): \u00abMadame Guillotine, simbolo di aberrazione sociale\u00bb, Il Giorno, 12 luglio.<\/li>\n\n\n\n<li>Nigro, Salvatore Silvano (2011): \u00abIl barocco italiano venuto da Cuba\u00bb, Il Sole 24 Ore, 20 novembre.<\/li>\n\n\n\n<li>Nigro, Salvatore Silvano (2015): \u00abCome Nicolas de Sta\u00ebl d\u2019apr\u00e8s Seghers: casi di riscrittura nell\u2019opera di Consolo\u00bb, in R. Galvagno (a c. di), \u00abDiverso \u00e8 lo scrivere\u00bb. Scrittura poetica dell\u2019impegno in Vincenzo Consolo, Avellino, Sinestesie, pp. 13-16.<\/li>\n\n\n\n<li>Nistic\u00f2, Renato (a c. di) (1993): Fuga dall\u2019Etna, Roma, Donzelli.<\/li>\n\n\n\n<li>N\u00fcnning, Vera (a c. di) (2015): Unreliable Narration and Trustworthiness: Intermedial and Interdisciplinary Perspectives, Berlin, De Gruyter.<\/li>\n\n\n\n<li>Paoli, Roberto (1997): Borges e gli scrittori italiani, Napoli, Liguori.<\/li>\n\n\n\n<li>Pascale, Vincenzo (2006): Lo sguardo e la storia: Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio di Vincenzo Consolo, Roma, Vecchiarelli.<\/li>\n\n\n\n<li>Riall, Lucy (2012): La rivolta. Bronte 1860, Roma-Bari, Laterza.<\/li>\n\n\n\n<li>Romera Pintor, Irene (a c. di) (2006): Lunaria vent\u2019anni dopo, Valencia, Universitat de Val\u00e8ncia.<\/li>\n\n\n\n<li>San Jos\u00e9, Eduardo (2007): \u00abAlejo Carpentier: las luces del siglo\u00bb, Anales de Literatura Hispanoamericana, 36, pp. 237-253.<\/li>\n\n\n\n<li>Scarabelli, Laura (2012): \u00abEl Siglo de las Luces di Alejo Carpentier: alla ricerca di un Mondo Migliore, tra lampi rivoluzionari e frammenti di paradiso\u00bb, Altre Modernit\u00e0, 7, pp. 159-178. https:\/\/doi.org\/10.13130\/2035-7680\/2157<\/li>\n\n\n\n<li>Scuderi, Attilio (1997): Scrittura senza fine. Le metafore malinconiche di Vincenzo Consolo, Enna, Il Lunario.<\/li>\n\n\n\n<li>Secomandi, Alessandro (2021): \u00abLeonardo Sciascia e Federico Campbell: un dialogo intercontinentale\u00bb, in M. Castiglione, E. Riccio (a c. di), Leonardo Sciascia. Letteratura, critica, militanza civile. Atti del convegno, Palermo, CSFLS, pp. 161-169.<\/li>\n\n\n\n<li>Sinibaldi, Marino (1988): \u00abLa lingua ritrovata: Vincenzo Consolo\u00bb, Leggere, 2, pp. 8-15.<\/li>\n\n\n\n<li>414 Secomandi, A. Cuad. filol. ital. 30, 2023: 395-414<\/li>\n\n\n\n<li>Turchetta, Gianni (2015): \u00abNote e notizie sui testi\u00bb, in V. Consolo, L\u2019opera completa, a c. di G. Turchetta, Milano, Mondadori, pp. 1261-1455.<\/li>\n\n\n\n<li>Valentini, Francesca (2020): \u00abEl caracol barroco de Carpentier y Consolo: mediterr\u00e1neos comparados\u00bb, Casa de las Am\u00e9ricas, 299, pp. 3-15.<\/li>\n\n\n\n<li>Velayos Zurdo, \u00d3scar (1985): El di\u00e1logo con la historia de Alejo Carpentier, Barcelona, Peninsula.<\/li>\n\n\n\n<li>Wakefield, Steve (2003): Returning Medusa\u2019s Gaze. Baroque Intertext in Alejo Carpentier, Sidney, University of South Wales.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/photo_2021-02-17_20-00-24.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"614\" height=\"1024\" data-id=\"2172\" src=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/photo_2021-02-17_20-00-24-614x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2172\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/photo_2021-02-17_20-00-24-614x1024.jpg 614w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/photo_2021-02-17_20-00-24-180x300.jpg 180w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/photo_2021-02-17_20-00-24.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 614px) 100vw, 614px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alessandro Secomandi 1 Carpentier nella produzione di Consolo: evidenze, stato dell\u2019arte e prospettiveNon c\u2019\u00e8 dubbio che Consolo conoscesse bene Carpentier: i riferimenti espliciti alla sua figura e alla sua opera ricorrono pi\u00f9 volte nella produzione del siciliano, dalle interviste agli articoli giornalistici passando per saggi e romanzi. Il primo fra i tanti qui raccolti risale &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3955\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Tra spirali e disastri della storia per un approccio critico all\u2019influenza di Il secolo dei lumi, di Alejo Carpentier, su Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio,di Vincenzo Consolo<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[52,572,622,1367,86,336,338,337,318,246,77,580,466,416,1382,529,423,2303,2304,2310,2311,639,17,448,202,817,2305,2301,200,2161,208,376,229,35,32,36,2308,2307,276,464,2306,99,57,2313,2233,116,20,2302,38,2312,154,583,584,459,196,29,18,342],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3955"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3955"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3955\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3958,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3955\/revisions\/3958"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3955"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3955"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3955"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}