{"id":3925,"date":"2007-02-18T17:19:00","date_gmt":"2007-02-18T17:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3925"},"modified":"2026-02-17T18:05:15","modified_gmt":"2026-02-17T18:05:15","slug":"inventare-una-lingua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3925","title":{"rendered":"Inventare una lingua"},"content":{"rendered":"\n<p><br>Se si adotta la parola \u201cscrittura\u201d in un senso forte, intendendola<br>cio\u00e8 non soltanto come produzione di opere letterarie, ma come<br>possesso eccezionalmente sicuro della lingua e come stile fortemente<br>individuato, riconoscibile ad apertura di pagina, ebbene<br>in tal caso Vincenzo Consolo \u00e8 uno dei pochissimi \u201cscrittori\u201d<br>operanti oggi in Italia. Come spesso accade, egli \u00e8 per\u00f2<br>meno conosciuto di molti autori mediocri, e solo negli ultimi<br>anni ha cominciato a trovare un pubblico abbastanza ampio. Indubbiamente<br>questo dipende in misura non piccola dalla complessit\u00e0<br>e difficolt\u00e0 della sua lingua, ma anche dalla seriet\u00e0 e riservatezza<br>del personaggio, schivo e poco incline a tuffarsi nei<br>bassi fondali delle iniziative pubblicitarie, e soprattutto, cosa<br>molto pi\u00f9 importante, non disposto a scrivere forsennatamente,<br>e a pubblicare un libro all\u2019anno o pi\u00f9 pur di restare sempre al<br>centro dell\u2019attenzione e tenersi a galla nella memoria della gente.<br>In circa venticinque anni di carriera letteraria, infatti, Consolo<br>ha pubblicato solo cinque libri, tanto piccoli (non arrivano<br>mai alle duecento pagine) quanto densi, e lungamente pensati.<br>Nato nel 1933 a Sant\u2019Agata di Militello (provincia di Messina),<br>Consolo, come quasi tutti i pi\u00f9 importanti scrittori siciliani<br>moderni, da Verga e Capuana a Pirandello e Vittorini, scrive<br>costantemente della sua terra d\u2019origine, ma vivendone lontano.<br>Dopo aver compiuto infatti gli studi universitari a Milano<br>ed essere temporaneamente rientrato nell\u2019isola, egli vive dal 1\u00b0<br>gennaio 1968 (una data che sembra un presagio) a Milano, dove<br>fino a pochi anni fa ha lavorato per una grande azienda, prima<br>di dedicarsi esclusivamente alla letteratura.<br>Questa condizione di distanza materiale e vicinanza sentimentale<br>sembra derivare insieme da un rapporto di odio e amore<br>con la Sicilia, e da una doppia esigenza artistica e conoscitiva.<br>Da un lato infatti la lontananza consente una messa a fuoco<br>migliore della realt\u00e0 siciliana, che pu\u00f2 essere vista pi\u00f9 chiaramente<br>anche perch\u00e9 messa in relazione con quanto accade nel<br>\u201ccontinente\u201d. Da un altro lato per\u00f2, con paradosso apparente,<br>la Sicilia della giovinezza o di un passato ancora pi\u00f9 remoto, allontanata<br>e ricostruita sul filo della memoria personale o storica,<br>diventa un luogo forse idealizzato dalla nostalgia, ma proprio<br>per questo capace di funzionare come termine di confronto<br>per misurare la violenza del tempo e la profondit\u00e0 di trasformazioni<br>che distruggono un mondo ingiusto ma pure carico di valori<br>positivi, per sostituirlo con un mondo non meno ingiusto e<br>per sovrapprezzo impoverito sul piano umano.<br>In questa prospettiva la Sicilia diventa, proprio come era accaduto<br>a Verga e Pirandello, o, su un livello meno alto, a Tomasi<br>di Lampedusa, sia il luogo simbolico di una condizione universale<br>e atemporale, sia l\u2019oggetto di una rappresentazione ben<br>individuata, costruita attraverso uno studio attento delle testimonianze<br>storiche, come ci mostrano i lavori saggistici di Consolo<br>e lo stesso uso di documenti veri all\u2019interno delle opere letterarie.<br>La tragedia del vivere viene cos\u00ec rappresentata su due<br>livelli diversi, inestricabilmente intrecciati. Anzitutto c\u2019\u00e8 la riflessione<br>esistenziale e metafisica sul destino eterno dell\u2019uomo,<br>sulla sua sofferenza e sul dominio invincibile della corrosione e<br>della morte. Cos\u00ec Vito Parlagreco, il protagonista di Filosofiana,<br>uno dei racconti pi\u00f9 complessi de Le pietre di Pantalica, si domanda:<br>\u201cMa che siamo noi, che siamo? (\u2026) Formicole che s\u2019ammazzan<br>di travaglio in questa vita breve come il giorno, un lampo.<br>In fila avant\u2019arriere senza sosta sopra quest\u2019aia tonda che si<br>chiama mondo, carichi di grani, paglie, p\u00f9liche, a pro\u2019 di uno,<br>due pi\u00f9 fortunati. E poi? Il tempo passa, ammassa fango, terra<br>sopra un gran frantumo d\u2019ossa. E resta, come segno della<br>vita scanalata, qualche scritta sopra d\u2019una lastra, qualche scena<br>o figura\u201d. Si noti che questa meditazione avviene mentre Vito<br>sta \u201cmasticando pane e pecorino con il pepe\u201d, cos\u00ec da controbilanciare<br>il tono alto con un riferimento basso, comico: una situazione<br>tipica della scrittura consoliana. La percezione atemporale<br>del male di vivere \u00e8 al centro, in cui \u00e8 leopardiano non<br>solo lo spunto narrativo (la caduta della luna, come nel frammento<br>\u201cOdi, Melisso\u201d) ma anche lo sgomento cosmico di fronte<br>all\u2019incommensurabilit\u00e0 dell\u2019universo che ci circonda: \u201cMa se<br>malinconia \u00e8 la storia, l\u2019infinito, l\u2019eterno sono ansia, vertigine,<br>panico, terrore. Contro i quali costruimmo gli scenari, i teatri finiti<br>e familiari, gli inganni, le illusioni, le barriere dell\u2019angoscia\u201d.<br>A differenza per\u00f2 di tanti cantori di una negativit\u00e0 piagnucolosa,<br>infantilmente indiscriminata e, a pensarci bene, consolatoria,<br>Consolo ci costringe continuamente a ricordare che la<br>sofferenza \u00e8 s\u00ec di tutti, ma non si distribuisce affatto in parti<br>eguali, anzi \u00e8 perfettamente rispettosa delle differenze di classe.<br>Ecco cos\u00ec che arriviamo all\u2019altro livello della rappresentazione<br>della tragedia del mondo, e alla violenza non pi\u00f9 della<br>natura ma dell\u2019uomo contro l\u2019uomo. Memore dei Vicer\u00e9 di De<br>Roberto oltre che del Gattopardo, Consolo sottolinea la recita<br>eterna del potere, \u201cquella di sempre, che sempre ripetono baroni,<br>proprietari e alletterati con ognuno che viene qua a comandare,<br>per aver grazie, giovamenti, e soprattutto per fottere<br>i villani\u201d. D\u2019altra parte anche in questo egli sa distinguere bene<br>fra il ripetersi in ogni societ\u00e0 di una divisione fra dominati e<br>dominatori, e le articolazioni diverse assunte dalla violenza e<br>dal potere a seconda dei tempi e dei luoghi. Si potrebbe anzi<br>seguire l\u2019evoluzione della narrativa consoliana sottolineando<br>via via l\u2019oscillazione fra eventi storicamente individuati e vicende<br>inventate, sempre storicamente credibili ma impiegate<br>soprattutto per il loro peso simbolico. Cos\u00ec Il sorriso dell\u2019ignoto<br>marinaio, \u201cromanzo storico che \u00e8 la negazione del romanzo,<br>come narrazione filata di una \u2018storia\u2019\u201d (Segre), pur essendo<br>carico di significati metaforici, incentrati sull\u2019inquietante<br>presenza del Ritratto di ignoto di Antonello da Messina, mette<br>a fuoco un preciso periodo storico, la fine cio\u00e8 del regime borbonico<br>e la cruenta ribellione contadina di Alc\u00e1ra Li Fusi del 1860. <\/p>\n\n\n\n<p>Al contrario in Retablo, pur trovandosi anche personaggi<br>realmente esistiti e una verosimile ricostruzione di un Set-<br>tecento insieme sontuoso e miserabile, l\u2019interesse prevalente si<br>sposta verso il valore simbolico di un mondo in cui la violenza<br>convive con una disperata vitalit\u00e0 e con la persistenza di passioni<br>autentiche, che si oppongono polemicamente allo squallore<br>senza nerbo e alla disgregazione dell\u2019oggi. Ne Le pietre di<br>Pantalica, invece, di nuovo ci\u00f2 che conta \u00e8 la realt\u00e0 del passato<br>recente e dell\u2019oggi, rappresentata in modo puntuale, e talvolta<br>mescolando al racconto moduli saggistici. Direttamente legata<br>a questo pi\u00f9 diretto impegno nella contemporaneit\u00e0 \u00e8 anche<br>la scelta di un linguaggio relativamente diverso dai vertiginosi<br>intarsi di Retablo e di Lunaria, un linguaggio che non viene<br>meno alle tendenze consuete del plurilinguismo di Consolo,<br>ma le traduce in un tessuto discorsivo un poco pi\u00f9 disteso.<br>La legge fondamentale della lingua consoliana sembra essere<br>la tensione verso la differenziazione, verso la conquista di<br>un\u2019identit\u00e0 originale e riconoscibile quasi in ogni giuntura sintattica.<br>Una tensione che dipende anche da quanto Harold Bloom<br>ha definito \u201cl\u2019angoscia dell\u2019influenza\u201d, la paura cio\u00e8 di non<br>riuscire ad avere un\u2019identit\u00e0 nell\u2019affollato mondo delle lettere:<br>\u201cMa tutto questo, ahim\u00e8, di gi\u00e0 cant\u00f2 il Poeta, un poeta di qua,<br>che tutto ha saccheggiato: fiumi (\u2026) laghi stagni erbe frasche, e<br>uccelli, stazionari e di passaggio, merli gazze aironi gru. E allora,<br>accidenti!, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 augello insetto goccia d\u2019acqua che sia<br>ormai nullius o almeno appropriabile\u201d.<br>Soprattutto per\u00f2 Consolo vuole creare un forte scarto fra la<br>sua lingua e la povert\u00e0 espressiva e conoscitiva della lingua appiattita<br>dell\u2019uso quotidiano. Per far questo egli si allontana sistematicamente<br>dal lessico dell\u2019italiano comune e quasi cancella<br>il tono medio, ricorrendo a una pluralit\u00e0 di lessici (soprattutto<br>l\u2019italiano antico e il dialetto siciliano) e a una pluralit\u00e0 di registri<br>e di toni, in una gamma amplissima che va dal tragico al<br>domestico-familiare, e dal lirico al triviale-volgare. Il brano che<br>segue ci mostra per esempio un massiccio impiego di strumenti<br>tipici del linguaggio lirico, come la disposizione parallelistica<br>di frasi con la stessa struttura sintattica, la formazione di strutture<br>ritmiche semiregolari e talora di veri e propri versi, le figure<br>etimologiche, le ripetizioni di suoni (allitterazioni) spesso<br>con valore fonosimbolico, fino alle rime (e alle quasi-rime e<br>false rime): \u201cChe fu? Che fu? Che fu? Fu furia furente, furore<br>che scorre e ricorre, follia che monta scema che trascorre, farandola<br>frenetica, girandola che vortica, si sgrana nel suo cuore, si<br>spiuma nell\u2019ali di faville, si dissolve in scie in pluvia spenta di<br>lapilli. Fu fu fu, fumo vaniscente umbra vapore tremolante di<br>brina sopra erbe spine gemme. Vai, vah. Una valanga di pietre<br>ti seppellir\u00e0. Sul tumulo d\u2019ortiche e pomi di Sodoma s\u2019erge la<br>croce con un solo braccio, la forca da cui pende il lercio canovaccio.<br>Chiedi piet\u00e0 ai corvi, perdono ai cirnechi vagabondi, ascolta,<br>non tremare, l\u2019ululato. Ma tu lo sai, lo sai, sopravvivono soltanto<br>la volpe e l\u2019avvoltoio\u201d.<br>\u00c8 importante insistere sul contrasto alto-basso, tragico-comico,<br>perch\u00e9 \u00e8 il meccanismo che consente di combattere e mettere<br>in scacco l\u2019aton\u00eca del tono medio o dimesso, ma senza sbracare<br>nel sublime, come accade regolarmente agli scrittori meno<br>padroni delle dinamiche dello stile. Questo contrasto ha fatto<br>a ragione pensare non solo allo sperimentalismo linguistico di<br>altri autori siciliani come Pizzuto e D\u2019Arrigo, ma anche e proprio<br>al grande maestro di tutti, cio\u00e8 a Gadda. E, per quanto riguarda<br>l\u2019oggi, se Bufalino, un altro siciliano, persegue essenzialmente<br>una raffinata strategia linguistica di allontanamento<br>dal presente in direzione alta, per certi versi Consolo potrebbe<br>piuttosto essere avvicinato a un gaddiano purosangue (anche<br>perch\u00e9 milanese) come Tadini, altro nostro narratore non conosciuto<br>come meriterebbe. Come succede ai veri scrittori espressionistici<br>anche Consolo punta spesso, proprio per volont\u00e0 di<br>provocazione, sulla rappresentazione della carnalit\u00e0 umana, di<br>cui magari accentua proprio gli aspetti pi\u00f9 crudamente materiali,<br>e talvolta brutali o macabri, stomaco e viscere inclusi. Ma<br>\u00e8 opportuno ricordare che la compresenza contraddittoria di comico<br>e tragico coincide anche esattamente con quel \u201csentimento<br>del contrario\u201d che \u00e8 la chiave di volta dell\u2019umorismo pirandelliano.<br>Un modo di percezione che non a caso Consolo ritrova<br>nell\u2019amico Sciascia: \u201cGli capitava spesso, a lui cultore della razionalit\u00e0,<br>del pensiero chiaro e ordinato, amante dell\u2019ironia e<br>del piacere dell\u2019intelligenza, d\u2019imbattersi in persone che lo incuriosivano<br>per la loro originalit\u00e0, per la loro comica eccentricit\u00e0,<br>che gli facevano pregustare spasso, gioco lieve e ameno, e che si<br>scoprivano invece, come denudandosi all\u2019improvviso, la malata<br>pelle della pazzia. E gli si rivoltava tutto in amaro, in penoso.\u201d.<br>La pluralit\u00e0 di lingue e di toni implica poi anche, altra caratteristica<br>fondamentale, pluralit\u00e0 di prospettive. Se in Retablo, vistosamente,<br>ognuna delle tre parti ha un narratore diverso, che<br>appunto vede (deforma, interpreta) la realt\u00e0 dal suo punto di<br>vista, obbligando a sua volta il lettore a cambiare via via prospettiva,<br>pi\u00f9 in generale Consolo sceglie continuamente di raccontare<br>secondo la prospettiva soggettiva, parziale di qualcuno<br>che \u00e8 all\u2019interno della storia. Lo stesso tessuto verbale fatto<br>di molte lingue sta proprio a significare il tentativo di dar voce<br>a molte prospettive diverse, alla visione del mondo di chi parla<br>o parlava quel determinato linguaggio. Si comincia cos\u00ec a intravedere<br>il significato politico di certe scelte di stile: come il suo<br>amico etnologo Antonino Uccello raccoglieva gli oggetti della<br>tradizione siciliana per farli sopravvivere, almeno nel ricordo,<br>alla sparizione delle culture che ne facevano uso, cos\u00ec lo scrittore<br>Consolo cerca di far sopravvivere le parole morte o morenti o<br>marginalizzate, e con esse le visioni del mondo di uomini e culture<br>altrimenti condannati al silenzio. Come egli stesso ha dichiarato<br>in una bella intervista curata da Marino Sinibaldi: \u201cFin<br>dal mio primo libro ho cominciato a non scrivere in italiano. (\u2026)<br>Ho voluto creare una lingua che esprimesse una ribellione totale<br>alla storia e ai suoi esiti. Ma non \u00e8 dialetto. \u00c8 l\u2019immissione<br>nel codice linguistico nazionale di un materiale che non era registrato,<br>\u00e8 l\u2019innesto di vocaboli che sono stati espulsi e dimenticati<br>(\u2026). Io cerco di salvare le parole per salvare i sentimenti che<br>le parole esprimono, per salvare una certa storia\u201d.<br>Fra le rovine<br>Una lingua che costantemente si sforza di sottolineare la pluralit\u00e0<br>delle prospettive rivela per\u00f2 anche una sostanziale sfiducia<br>nella forza conoscitiva del proprio punto di vista, o almeno nella<br>possibilit\u00e0 di riuscire a produrre una rappresentazione unitaria<br>del reale. Cos\u00ec, con un\u2019ambivalenza tipica della letteratura<br>moderna, la titanica ambizione di far parlare nella propria tutte<br>le lingue dimenticate coincide esattamente con il dubbio di non<br>essere capaci di capire nulla: \u201c\u00c8 sempre sogno l\u2019impresa del narrare,<br>uno staccarsi dalla vera vita e vivere in un\u2019altra. Sogno o<br>forse anche una follia, perch\u00e9 della follia \u00e8 proprio la vita che si<br>stacca e che procede accanto, come ombra, fant\u00e0sima, illusione,<br>all\u2019altra che noi diciamo la reale\u201d. E questo \u00e8 anche uno dei motivi<br>per cui Consolo non pu\u00f2 e non vuole praticare la narrazione<br>filata, e racconta per frammenti anche quando costruisce un romanzo,<br>come era accaduto gi\u00e0 nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio, e<br>come accade di nuovo nella prima parte delle Pietre di Pantalica.<br>Si capisce cos\u00ec come l\u2019insistenza sul tema delle rovine, intese<br>come scavi archeologici, sia un modo di parlare delle condizioni<br>di possibilit\u00e0 della scrittura letteraria, sempre obbligata<br>a ricostruire faticosamente una totalit\u00e0 a partire da pochi e<br>frammentari segni, \u201cqualche scritta sopra d\u2019una lastra, qualche<br>scena o figura\u201d, con la consapevolezza di essere condannata<br>a un\u2019approssimazione insoddisfacente. D\u2019altra parte, proprio<br>perch\u00e9 costretta a essere archeologia, la letteratura finisce<br>per testimoniare direttamente la violenza del tempo, la continua<br>trasformazione di quanto era \u201coro fino, monete risplendenti<br>al par del sole\u201d in \u201cmerda del diavolo\u201d, e di quanto era vivo<br>in putrefazione e disfacimento: \u201cil suo sguardo cadde sulla lepre<br>che Tanu aveva abbandonato sopra il muro: un nugolo di<br>mosche le mangiava gli occhi e la ferita, una schiera di formiche<br>le entrava nella bocca\u201d. Di nuovo per\u00f2 marciume e degrado<br>non sono solo metafisici, ma storici, cio\u00e8 fisici, morali e politici,<br>come mostra fin troppo bene la disastrosa condizione della Sicilia,<br>dallo sfascio del bellissimo centro storico di Siracusa all\u2019orrore<br>senza fine della violenza mafiosa. Palermo per esempio ormai<br>\u201c\u00e8 un macello, le strade sono carnezzerie con pozzanghere,<br>rivoli di sangue coperti da giornali e lenzuola. I morti ammazzati,<br>legati mani e piedi come capretti, strozzati, decapitati, evirati,<br>chiusi dentro neri sacchi di plastica, dentro i bagagliai delle<br>auto, dall\u2019inizio di quest\u2019anno, sono pi\u00f9 di settanta\u201d, e pochi<br>giorni dopo \u201cpi\u00f9 di cento\u201d.<br>\u00c8 evidente che il dubbio su se stesso e la lucida constatazione<br>delle difficolt\u00e0 dell\u2019artista di oggi ad afferrare il reale convivono<br>con un imperativo morale urgente, non discutibile, con la necessit\u00e0<br>cio\u00e8 di denunciare lo scempio in atto in Sicilia e nell\u2019Ita-<br>lia tutta. Pantalica allora, grandiosa necropoli rupestre formata<br>da circa 5.000 grotte scavate fra il XIII e l\u2019VIII secolo a.C., vale s\u00ec<br>come esempio di luogo da conservare intatto per la sua suggestione<br>naturale e artistica, ma anche, pi\u00f9 profondamente, come<br>simbolo di una sacralit\u00e0 perduta, di una autenticit\u00e0 umana che<br>sembra in via di estinzione. E le rovine di Pantalica, segno di<br>una religiosa pietas, si oppongono polemicamente alle squallide,<br>insensate rovine fabbricate dalla nostra storia recente.<br>Questa storia ha inizio con la fine della seconda guerra mondiale,<br>e la prima sezione del libro, Teatro, raccoglie i frammenti<br>di un possibile romanzo sulla Sicilia all\u2019epoca dello sbarco<br>degli americani nel 1943. La liberazione e il dopoguerra avevano<br>alimentato una grande \u201csperanza di riscatto\u201d (come ben<br>mostrano, nella loro tensione utopica, i viaggi siciliani dei libri<br>di Vittorini), cui ha fatto seguito per\u00f2 una feroce disillusione.<br>Non per caso in Teatro, soprattutto nella serie \u201cRatumemi\u201d, dedicata<br>a un episodio di occupazione di terre, si ritrovano molti<br>problemi che erano gi\u00e0 al centro del Sorriso dell\u2019ignoto marinaio:<br>anzitutto la continuit\u00e0 del potere economico-sociale al di l\u00e0 dei<br>cambiamenti formali di governo, e l\u2019estraneit\u00e0 della gente siciliana<br>allo stato italiano.<br>Il titolo della prima sezione sottolinea per\u00f2 anche un altro<br>aspetto della concezione del mondo consoliana, l\u2019idea cio\u00e8 che<br>la vita umana sia sorretta da un gioco illusionistico, e assomigli<br>a una rappresentazione teatrale, se non a una mascherata. \u00c8 una<br>concezione barocca, che, per i legami profondi fra la cultura siciliana<br>e quella spagnola, si ritrova in molti scrittori dell\u2019isola.<br>Questa idea del mondo come rappresentazione \u00e8 cos\u00ec profonda<br>da determinare nello stesso indice del libro uno schema che<br>ricorda molto da vicino l\u2019inizio di un\u2019opera teatrale: Teatro, Persone,<br>Eventi, come a dire Scena, Personaggi (e infatti la dicitura<br>\u201cPersone\u201d introduce i personaggi di Lunaria), Fatti.<br>Di Teatro si \u00e8 appena detto. La sezione Persone invece raccoglie<br>una serie di ritratti di intellettuali: Sciascia, Buttitta, Antonino<br>Uccello, Lucio Piccolo. A questi si aggiunge, ne \u201cI linguaggi<br>del bosco\u201d, una rilettura di una fase dell\u2019infanzia di Consolo<br>stesso attraverso due fotografie del 1938. Si ripropone cos\u00ec in<br>modo particolarmente esplicito un altro motivo caro allo scrit-<br>tore, dal Sorriso a Retablo, quello cio\u00e8 dell\u2019intreccio fra l\u2019arte della<br>parola e quella dell\u2019immagine: \u201cCon l\u2019aiuto di una lente, cerco<br>di leggere e descrivere queste due foto. (\u2026) Voglio solo fare<br>una lettura oggettiva, letterale, come di reperti archeologici o<br>di frammenti epigrafici, da cui partire per la ricostruzione, attraverso<br>la memoria, d\u2019una certa realt\u00e0, d\u2019una certa storia\u201d. Qui<br>si mostra ancora una volta in azione la metafora della scrittura<br>come archeologia, e si vede anche come la stessa sistematica<br>sovrapposizione di letteratura e arti figurative sia un modo di<br>interrogarsi sulla natura delle relazioni fra arte e verit\u00e0. Semmai<br>anzi in questo caso il gioco d\u2019incastro fra parola e immagine<br>avr\u00e0 in palio una posta pi\u00f9 alta che in passato, perch\u00e9 collegato<br>alla constatazione che con lo sviluppo neocapitalistico del<br>secondo dopoguerra, \u201cincomincia a terminare l\u2019era della parola<br>e a prendere l\u2019avvio quella dell\u2019immagine. Ma saranno poi,<br>a poco a poco, immagini vuote di significato, uguali e impassibili,<br>fissate senza comprensione e senza amore, senza piet\u00e0 per<br>le creature umane sofferenti\u201d.<br>Con Eventi lo scrittore si arrischia a un contatto ancora pi\u00f9<br>ravvicinato e bruciante con la cronaca. Per esempio il \u201cMemoriale<br>di Basilio Archita\u201d \u00e8 una riscrittura, a pochi giorni dai fatti,<br>dell\u2019atroce episodio dei clandestini africani buttati in pasto<br>ai pescecani da un mercantile greco. Usando la prima persona<br>grammaticale Consolo si mette nei panni di un immaginario<br>marittimo italiano coinvolto nel delitto e riesce brillantemente,<br>ricostruendo un gioco di suspence e anticipazioni narrative,<br>a eludere i pericoli di una riscrittura a botta calda, senza i tempi<br>di metabolizzazione solitamente necessari per la letteratura.<br>N\u00e9 si deve trascurare lo sforzo di fingere un linguaggio poverissimo,<br>carico degli stereotipi del parlato di questi anni, e agli<br>antipodi dunque dello stile consueto dell\u2019autore.<br>Curiosamente per\u00f2 nel personaggio di Basilio, in teoria infinitamente<br>distante dalla personalit\u00e0 di chi lo ha inventato, c\u2019\u00e8<br>anche un autoritratto, e nemmeno tanto nascosto: \u201cIo non sono<br>buono a parlare, mi trovo meglio a scrivere\u201d. In effetti Consolo<br>(come Antonello da Messina?) dissemina e cela nelle sue opere<br>autoritratti. Viene da pensare che anche la bambina compagna<br>di giochi dell\u2019autore nell\u2019unico racconto direttamente auto-<br>biografico, Amalia, che rivela a Vincenzo \u201cil bosco pi\u00f9 intricato<br>e segreto\u201d e che conosce infinite lingue, sia, oltre che un personaggio<br>reale, anche un alter ego del narratore. Amalia infatti<br>\u201cNominava\u201d le cose \u201cin una lingua di sua invenzione, una lingua<br>unica e personale, che ora a poco a poco insegnava a me e<br>con la quale per la prima volta comunicava\u201d. Forse il desiderio<br>pi\u00f9 profondo di uno scrittore come Consolo, che costruisce<br>la sua scrittura con le vive rovine dei linguaggi dimenticati pur<br>di non ricorrere alle logore parole dell\u2019abitudine e della quotidianit\u00e0,<br>\u00e8 proprio quello di ritrovare, al termine del suo percorso,<br>questa lingua del tutto inventata, originaria, capace di restituire<br>non pi\u00f9 soltanto \u201cfavole\u201d o \u201csogni\u201d, ma la realt\u00e0 stessa, in<br>tutta la sua intatta energia, miracolosamente sottratta al tempo<br>e alla morte.<br><strong><em>Gianni Turchetta<\/em><\/strong><br><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1362\" class=\"wp-image-919\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/51nRqUI4LiL._SX291_BO1204203200_.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/51nRqUI4LiL._SX291_BO1204203200_.jpg 293w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/51nRqUI4LiL._SX291_BO1204203200_-176x300.jpg 176w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n\n\n\n<ol start=\"1860\"><\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se si adotta la parola \u201cscrittura\u201d in un senso forte, intendendolacio\u00e8 non soltanto come produzione di opere letterarie, ma comepossesso eccezionalmente sicuro della lingua e come stile fortementeindividuato, riconoscibile ad apertura di pagina, ebbenein tal caso Vincenzo Consolo \u00e8 uno dei pochissimi \u201cscrittori\u201doperanti oggi in Italia. Come spesso accade, egli \u00e8 per\u00f2meno conosciuto di molti &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3925\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Inventare una lingua<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[121,4],"tags":[52,86,1181,1764,84,318,23,77,1382,358,26,1853,142,17,356,471,1188,1787,200,208,32,73,1428,57,20,38,154,459,1928,29,203,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3925"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3925"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3925\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3926,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3925\/revisions\/3926"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3925"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3925"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3925"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}