{"id":3916,"date":"1990-02-04T09:53:00","date_gmt":"1990-02-04T09:53:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3916"},"modified":"2026-02-04T09:59:18","modified_gmt":"2026-02-04T09:59:18","slug":"memorie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3916","title":{"rendered":"Memorie"},"content":{"rendered":"\n<p><strong><em>Vincenzo Consolo <\/em><\/strong><br>\u00ab<em>Credo di non avere mai smesso di essere uomo di quest&#8217;Isola, figlio di questo paese\u00bb<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<p>In altre occasioni ho avuto modo di tracciare una mia ideale geografia letteraria siciliana. Ideale, ma collega\u00adta e collocata grosso modo <em>a<\/em> e <em>in<\/em> una corretta di\u00admen\u00adsione spaziale. L\u2019idea \u00e8 questa: la letteratura della Sicilia orien\u00adtale, zona fortemente implicata con la natura, for\u00adtemente segnata dalla violenza devastatrice della natura \u2013 eruzioni, terremoti \u2013, \u00e8 contrassegnata da ispirazioni, da temi di ordine assoluto: la vita, la morte, il mito il fato&#8230; (Il nome di Verga valga a riassumere e a simboleggiare que\u00adsto con\u00adtrassegno); si esprime in forme poematiche, in toni lirici, in scansioni musicali. La letteratura della Sicilia oc\u00adci\u00addentale, zona fortemente implicata con la storia, con l\u2019af\u00adfol\u00adlata, va\u00adria e variamente conflittuale storia che in Sicilia \u00e8 incorsa e si \u00e8 stratificata, \u00e8 marcata da temi di ordine re\u00adlativo \u2013 la storia, la cultura, la civilt\u00e0, la pace o la guerra sociale, (i nomi di Pirandello, di un certo Pirandello no\u00advelliere e ro\u00admanziere, di Lampedusa, di Sciascia valgono come esempi di questo tipo di letteratura); si esprime in forme pro\u00adsaiche, in toni discorsivi, in scansioni logiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Fra quest\u2019Oriente e quest\u2019Occidente corre una im\u00adma\u00adginaria linea, un confine che, contro i miei preconcetti e i miei precetti, viene clamorosamente violato; scrittori al\u00adlora si incrociano alle elusioni delle dogane: De Roberto em\u00ecgra clandestinamente da Catania a Palermo; e Piran\u00addel\u00adlo, il Pirandello pirandelliano, lasciata la sua Girgenti, come Empedocle, resta sospeso nella scelta di un nuovo do\u00admicilio, tra il capo Peloro e le falde dell\u2019Etna, tra il luogo vale a dire di pi\u00f9 traballante identit\u00e0 e quello di pi\u00f9 as\u00adsoluta indeterminatezza esistenziale. <em>Si parva licet com\u00adponere magnis<\/em> recita la massima virgiliana. Non <em>parva<\/em>, ma <em>minora<\/em>, <em>minima<\/em> mi viene da correggere. Il fatto \u00e8, insomma, che qui, ora, devo dire di me in rapporto a que\u00adsto luogo, a questo paese in cui sono nato e che mi con\u00adforta col suo affetto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cUna notte di giugno caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario in una campagna d\u2019olivi saraceni\u2026\u201d dice di s\u00e9 Pirandello.<\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, si pu\u00f2 cadere su questo mondo per caso, ma non si nasce in un luogo impunemente. Non si nasce, intendo, in un luogo senza essere subito segnati, nella carne, nell\u2019a\u00adni\u00adma da questo stesso luogo. Il quale, con gli anni. con l\u2019ine\u00adsorabile, crudele procedere del tempo, si fa per noi sempre pi\u00f9 sacro. Sacro per i fili degli affetti che man mano si moltiplicano e ci sostengono; per i fili dei ricordi, l\u2019ac\u00adcumulo di memoria che il luogo, come prezioso reli\u00adquiario, in s\u00e9 racchiude; memoria dolce di quelli che non sono pi\u00f9 con noi; assiduo, presente ricordo di quelli che assieme a noi procedono; simpatia profonda per quelli che ci seguono.<\/p>\n\n\n\n<p>Fin dal primo sguardo sul mondo, fin dai primi ba\u00adgliori dei ricordi \u2013 e sono scene isolate, fotogrammi lumi\u00adnosi incorniciati dal nero dell\u2019immemorabile \u2013 si \u00e8 im\u00adpresso, Sant\u2019Agata, dentro di me per sempre.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Hieme et aestate et prope et procul<\/em>, com\u2019era scol\u00adpito nella stele fogazzariana, io porto in me, questo punto uni\u00adco del mondo, questo paese: nello spazio in cui esso s\u2019ada\u00adgia, in questa campagna bella alle sue spalle, pie\u00adna di con\u00adtrade, d\u2019abitanti, nell\u2019anfiteatro dei colli che van\u00adno dalla punta dello Scurzi a San Fratello, dalla valle del Rosma\u00adrino a quella dell\u2019Inganno; nel suo mare, spesso mi\u00adnac\u00adcioso, impraticabile, ch\u2019era pericolo costante e fatica im\u00admane per i nostri pescatori: mi porto dentro fatalmente il reticolo delle sue vie, delle sue case, una folla di volti, un\u2019in\u00adfinita sequenza di gesti, e un concerto di voci, parole, frasi; mi porto dentro i suoi giorni e le sue notti, la sua luce e il suo buio. Avrei potuto, o potrei, giun\u00adto alla mia et\u00e0, riempire pagine e pagine di ricordi, di me\u00admorie, ri\u00adcostruire, al di l\u00e0 d\u2019ogni validit\u00e0 letteraria,un tempo per\u00adduto, stendere una mia, un\u2019umile, piccola <em>recherche<\/em>. Ma non \u00e8 questo il moto e lo scopo del mio scrivere. E allora: perch\u00e9 scrivo? Ma perch\u00e9 scrivo in prosa? E perch\u00e9 scrivo romanzi o racconti di contenuto storico e sociale? Scrivo dunque di temi relativi, contingenti perch\u00e9 non sono poe\u00adta, perch\u00e9 non sono fanciullo, perch\u00e9 non sono re (non faccio parte, voglio dire, non sono detentore del po\u00adtere). Solo i poeti infatti, i fanciulli e i re possono affrontare gli assoluti, immergersi, naufragare nell\u2019infinito mare dell\u2019esi\u00adstenza. Esistenza che \u00e8 irreparabile, crudele nella sua in\u00addifferenza. Riscattabile \u00e8 al contrario il contingente, il vivere nel temporaneo patto sociale (s\u00ec, solo al poeta \u00e8 leci\u00adto beffarsi delle <em>magnifiche sorti e progressive<\/em>: \u201cQui mira e qui ti specchia,\/ secol superbo e sciocco\u201d; si specchi nelle <em>ceneri infeconde<\/em>, nell\u2019<em>impietrata lava<\/em>: si specchi nella <em>terra desolata<\/em>, nell\u2019<em>osso di seppia<\/em>, nella <em>bufera<\/em>&#8230;).<\/p>\n\n\n\n<p>La prosa dunque della narrazione nasce per me da un contesto storico e allo stesso contesto si rivolge. Si ri\u00advolge con quella parte logica, di comunicazione che sem\u00adpre ha in s\u00e9 il racconto. Che \u00e8, per questa sua origine per questo suo destino, un genere letterario \u201csociale\u201d. Sociale voglio dire soprattutto perch\u00e9, in opposizione tematica e linguistica al potere, responsabile del malessere sociale (an\u00adche in una ipotetica societ\u00e0 perfetta, anche nella realiz\u00adzazione di un\u2019utopia sociale, di questa forma chiusa, sta\u00adti\u00adca, conservativa, come dice Lewis Mumford, c\u2019\u00e8 sempre un male da denunciare) il narratore vuole rimediare al\u00adme\u00adno l\u2019infelicit\u00e0 contingente. Solo il re \u00e8 sciolto da questo do\u00advere, da questo impegno: egli non pu\u00f2 narrare in oppo\u00adsi\u00adzione a se stesso, altrimente dovrebbe abdicare, la\u00adsciare il potere. Ma solo se lui conserva nel racconto, in questo ibri\u00addo letterario che \u00e8 il racconto, una parte logica. Poich\u00e9 questa parte pu\u00f2 invadere per altissima febbre ci\u00advile tutta la colonnina, come fa il mercurio, con i rischi mortali per il corpo letterario del racconto che il termo\u00admetro in questo caso denunzia, o ritrarsi, la parte logica, di comunicazione o di convenzione, fino a rendersi invisibile, sparire, la\u00adscian\u00addo libera tutta la colonna alla parte magica, alla poe\u00adsia, a una comunicazione cio\u00e8 anticonvenzionale, mediata. Ma cambia segno, natura, allora, il racconto; il quale pu\u00f2 diventare surreale, metafisico, pu\u00f2 diventare kafkiano, o ricostruzione speculare, memoriale, sensoriale, strug\u00adgen\u00adte\u00admente musicale, d\u2019un mondo, un tempo irrime\u00addia\u00adbil\u00admente perduto.<\/p>\n\n\n\n<p>Io sono d\u2019una terra. la Sicilia (ma quante altre terre nel mondo somigliarono, somigliano o somiglieranno alla Sicilia!) dove, oltre l\u2019esistenza, anche la storia \u00e8 stata da sempre devastata da tremende eruzioni di vulcani, im\u00adma\u00adni terremoti, dove il <em>figlio dell\u2019uomo<\/em> e il figlio della storia non hanno conosciuto altro che macerie di pietra, squal\u00adlidi, desolanti ammassi di detriti attorno a zolfare morte. \u201cIn una manciata di polvere vi mostrer\u00f2 la paura\u201d dice Eliot. E allora, di fronte alle macerie, alla polvere dell\u2019esi\u00adstenza e della storia, privi come siamo di speranze e con\u00adforti di ordine metafisico non resterebbe che lo scon\u00adforto, il pianto. Ma solamente i poeti, ancora, posseggono l\u2019oscu\u00adro segreto delle parole per dire, con la pi\u00f9 alta digni\u00adt\u00e0 e pi\u00f9 alta bellezza, della grande avventura dell\u2019esistere, del\u00adla vita; dei suoi dolori, delle malattie, della morte: dire del\u00adle sue consolazioni, delle sue illusioni; dell\u2019amore, dell\u2019ar\u00adte, di un fiore (sia pure una <em>ginestra<\/em>), del sorgere del sole, del tramonto della luna, della grazia di una donna.<\/p>\n\n\n\n<p>Dicevo sopra di una mia ideale geografia letteraria siciliana, dicevo di un oriente e di un occidente. Ora, que\u00adsto paese che mi ha dato i natali, ha la ventura, il destino di trovarsi ai confini, alla confluenza di due regni, dove si perdono, sfumano, si ritraggono in una sommessa risacca le onde lunghe della natura e della storia. Lasciando su questa remota spiaggia dell\u2019incontro, segni indistin\u00adgui\u00adbili e confusi. Remota spiaggia, <em>limen<\/em>, <em>finisterre<\/em>, ma, an\u00adche luo\u00adgo sgombro, vergine, terra da cui rinascere, ri\u00adco\u00admin\u00adciare, porto da cui salpare per inediti viaggi. Nato qui ho preso coscienza, a poco a poco, d\u2019aver avuto il pri\u00advi\u00adlegio di tro\u00advarmi legato all\u2019ago di una bilancia i cui piatti possono re\u00adstare in statico equilibrio o pendere, da una par\u00adte o dall\u2019al\u00adtra, a secondo se sopravanza il peso del\u00adla na\u00adtura o del\u00adla cultura. E non \u00e8 questo poi l\u2019essenza della nar\u00adrazione? Non \u00e8 il narrare, come dicevo, quell\u2019incontro mi\u00adra\u00adcoloso, di ragione e passione, di logica e di magico, di prosa e poe\u00adsia?<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 quest\u2019ibrido sublime, questa chimera affa\u00adsci\u00adnante?<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sono ispirato, narrando, a questo mio paese, mi sono allontanato da lui per narrare altre storie, di altri pae\u00adsi, di altre forme. Per\u00f2 sempre, in quel poco che ho scritto, ho fatalmente portato con me i segni incancellabili di que\u00adsto luogo. E mi sono allontanato da lui anche per andare a vivere altrove. In questi giorni si concludono i venti anni da che ho lasciato la Sicilia per andare a lavo\u00adrare e vivere a Milano, la Milano di Manzoni, ma anche di Verga, di Qua\u00adsi\u00admodo, di Vittorini. Ma in quella citt\u00e0, nella progredita, ricca e allettante, ma anche dura, ma anche pre\u00adtenziosa cit\u00adt\u00e0, non credo di essermi consegnato, docile e spoglio di identit\u00e0, a una cultura che non mi apparteneva, pur cu\u00adrioso, pur attento osservatore di quest\u2019altra cultura. Credo, infine, di non aver mai smesso di essere uomo di quest\u2019i\u00adsola, figlio di questo paese. A cui sono grato di tutto quan\u00adto mi ha dato, con i suoi segni, con la sua luce, con i suoi accenti.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p>  febbraio 1990,  La mia Isola \u00e8 Las Vegas , Mondadori 2012<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/119566530_1710662235750547_2542270309627525015_n-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"799\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/119566530_1710662235750547_2542270309627525015_n-1-799x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2039\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/119566530_1710662235750547_2542270309627525015_n-1-799x1024.jpg 799w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/119566530_1710662235750547_2542270309627525015_n-1-234x300.jpg 234w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/119566530_1710662235750547_2542270309627525015_n-1-768x984.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/119566530_1710662235750547_2542270309627525015_n-1-1199x1536.jpg 1199w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/119566530_1710662235750547_2542270309627525015_n-1.jpg 1244w\" sizes=\"(max-width: 799px) 100vw, 799px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Edizioni Libreria Dante &amp; Descartes 2012<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vincenzo Consolo \u00abCredo di non avere mai smesso di essere uomo di quest&#8217;Isola, figlio di questo paese\u00bb. 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