{"id":3859,"date":"2019-11-25T11:22:00","date_gmt":"2019-11-25T11:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3859"},"modified":"2025-11-25T11:56:38","modified_gmt":"2025-11-25T11:56:38","slug":"alfabeto-siciliano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3859","title":{"rendered":"Alfabeto Siciliano"},"content":{"rendered":"\n<p><strong><em>Vincenzo Consolo<\/em><\/strong><br><br>Quando questo giornale mi propose di scrivere alcune voci di un mio vocabolario, mi si presentarono subito davanti, intimidatori, i fantasmi di Voltaire, di Flaubert, di Savinio e di tanti altri illustri e autorevoli signori. Cercai quindi di imboccare, per cautela, la strada dello scherzo, ma mi trovai nel grigio vicolo del disameno, m&#8217;impantanai, per incompetenza, nell&#8217;ibrido stagno davanti al bivio del <em>Dizionario dei luoghi comuni e dell&#8217;Enciclopedia personale.<\/em> A mio vantaggio, l&#8217;aver fatto solo pochi passi, poche voci della lettera A. Il resto a domani: la vita \u00e8 lunga e aggiungere noia a noia \u00e8 poco danno. <br><br><strong>AB ANTIQUO<\/strong> La Sicilia \u00e8 stata Sicilia ab antiquo. Quando Ninive e Persepoli e Gerusalemme, Ebla, Tebe, Menfi, Babilonia, Micene, Sparta, Atene e Roma non esistevano neppure come nomi, quand&#8217;erano appena, quelle famose citt\u00e0, piccole, rustiche comunit\u00e0 di cavernicoli e palafitticoli, di pecorai, porcai e contadini, la Sicilia era gi\u00e0 Sicilia in tutto lo splendore della sua civilt\u00e0. E ogni paese o citt\u00e0 di Sicilia \u00e8 stato civile ab antiquo, pi\u00f9 ab antiquo e pi\u00f9 civile di qualsiasi altro paese o citt\u00e0 di Sicilia. <br><br><strong>ACCADEMIA<\/strong> Le accademie sorsero in Francia nel secolo sedicesimo per volere del re allo scopo di promuovere un&#8217;arte e una cultura cortigiane, di consenso. Ma in Sicilia le ac-cademie, numerose e fiorenti nei secoli diciassettesimo e diciottesimo, furono sempre oppositive e fucine di un pensiero e di un&#8217;arte originali e innovativi che si diffusero in tutto il mondo. Famosissime furono le accademie del Buon Gusto, de&#8217; Geniali, degli Accorti, dei Pericolanti, dei Riaccesi, de&#8217; Gioviali, degli Industriosi, dei Quieti, degli Infiammati, dei Deliranti&#8230; Dalle accademie nacquero poi le universit\u00e0, che continuano ancora oggi quella nobile tradizione di diffusione nel mondo, e soprattutto negli Stati Uniti d&#8217;America, dell&#8217;originale pensiero e cultura siciliani. Modi di dire: \u00ab Dentro l&#8217;accademia si \u00e8 tutto, fuori dell&#8217;accademia non si \u00e8 niente\u00bb, \u00ab Chi tocca l&#8217;accademia muore \u00bb, \u00ab Diffidare di chi diffida dell&#8217;accademia \u00bb, \u00ab Il sentire, il modo d&#8217;essere accademico \u00bb, \u00abIn odore d&#8217;accademia \u00bb, eccetera. <br><br> <strong>AMICIZIA<\/strong> E il pi\u00f9 nobile e il pi\u00f9 antico sentimento in Sicilia, che si traduce in un profondo ed eterno legame di rispetto e di solidariet\u00e0. Un sentimento prevalentemente maschile. Per la sua intensa forza, l&#8217;amicizia si espande e si trasferisce in orizzontale, e in progressione geometrica, agli amici degli amici, e in verticale, ai discendenti diretti e ai collaterali, fino a formare consorterie, gruppi, famiglie, cosche, di notevolissima rilevanza sociale. In nome dell&#8217;amicizia, si pu\u00f2 e si deve fare tutto in Sicilia. Questo sentimento cos\u00ec puro e disinteressato spesso prende forma religiosa e sociale nel comparatico. <br><br><strong>AMERICA<\/strong> Fu scoperta dai siciliani in due tempi, all&#8217;inizio del 900 e dopo la seconda guerra mondiale. I siciliani d&#8217;America si sono sempre divisi in due gruppi: i Doloranti e i Trionfanti. I primi, pavidi e passivi, sono finiti nelle fabbriche e nei lavori pi\u00f9 umili e pesanti, lamentandosene, rimpiangendo sempre l&#8217;isola d&#8217;origine. Dicevano: \u00ab La M\u00e9rica, la M\u00e9rica \/ fu la sfurtuna mia: \/ nun era ppi la M\u00e9rica, \/ iu cca nun ci sala \u00bb. I secondi, coraggiosi, attivi e intraprendenti, si sono imposti negli Stati Uniti a bagliori di lame d&#8217;intelligenza, a colpi di genialit\u00e0, a raffiche d&#8217;azioni precise e produttive, imponendo nel contempo il buon nome della Sicilia. Sono divenuti, i Trionfanti, subito imprenditori e commercianti. Avevano grandi imprese per la gestione del tempo libero, imprese di svaghi e divertimenti con sedi in discreti locali, in sicuri appartamenti e lungo i marciapiedi delle metropoli americane. Commerciavano, negli anni Venti, nel ramo degli alcolici. Dal secondo dopoguerra in poi, si sono specializzati, invece, e ne detengono il monopolio, nell&#8217;importazione dai paesi orientali di spezie e coloniali. Questi prodotti, raffinati e opportunamente confezionati in Sicilia, in fabbrichette di fiduciari e corrispondenti dei monopolisti, arrivano in America per essere distribuiti negli States e in tutto il mondo. Il commercio delle spezie \u00e8 insomma Cosa Loro. Bisogna dire che non \u00e8 stato molto difficile, per i siciliani Trionfanti, imporsi negli Stati Uniti, perch\u00e9 gli americani non hanno la fantasia, la furbizia e l&#8217;intraprendenza dei Mediterranei, sono un po&#8217; infantili, spesso stupidi. <br><br><strong>AMORE<\/strong> \u00c8 il sentimento che domina in assoluto l&#8217;ardente cuore dei siciliani. Quanta poesia, quanta letteratura ha creato l&#8217;amore in Sicilia! Ha creato anche una scuola ed una lingua: la Scuola poetica siciliana. Se non ci fosse stato Dante, la lingua siciliana si sarebbe imposta in tutta la penisola e oggi in Italia si parlerebbe e si scriverebbe in siciliano. Cos\u00ec, al posto di Fanfani e Spadolini, che sono assurti ai primi posti della scena politica nazionale grazie al loro fluido parlare toscano, noi avremmo avuto presidenti del Consiglio e aspiranti presidenti della Repubblica uomini, che so, come Salvo Lima o l&#8217;onorevole Cricchio di Fondachelle. Quante follie, quanti suicidi, quanti omicidi si sono commessi a causa dell&#8217;amore! Caterve si contano in Sicilia di ricchi e nobili rovinatisi per amore di bellissime continentali (solo una si rivel\u00f2 carrapipana), danzatrici e cantatrici, caterve si contano di giuliette e romei, di paoli e francesche, di baronesse di Carini. Dell&#8217;amore si dice, antifrasticamente: \u00ab Chi \u00e8, brodu di luppinu? \u00bb. <br><br><strong>ANIMA <\/strong>Questa entit\u00e0 spirituale \u00e8 poco compresa e quindi poco praticata, portati come sono, i siciliani, alla corporalit\u00e0. Lo si riconosce, questo \u00e1nemos, questo vento, solo nelle sue concrete manifestazioni, come Dio si riconosce nelle sue opere: nell&#8217;an\u00ecmulo, nel vorticare senza posa dell&#8217;arcolaio, nella gastrite (\u00abbruciuri a&#8217; vucca &#8216;e l&#8217;arma \u00bb), nelle strazianti raffigurazioni dei corpi in fiamme delle Anime Purganti&#8230; I siciliani, pur ignorando di averne una, sono spesso junghianamente posseduti dall&#8217;anima, come i personaggi di Gli anni perduti di Brancati o come il prof. La Ciura della Lighea di Lampedusa. Altri, pur sapendo d&#8217;averla, l&#8217;anima, avendo letto Platone e San Tommaso, ma giudicandola un vecchio arnese ormai in disuso, la vendono ai rigattieri di anime morte.<br><br><strong>ANTENATO<\/strong> Tutti i siciliani hanno gli antenati, pi\u00f9 o meno illustri, pi\u00f9 o meno titolati. Non ce n&#8217;\u00e8 uno che non coltivi in casa un suo albero genealogico, che non abbia sul portone, su biglietti da visita, stoviglie, posate, camicie, vestaglie, pigiami e mutande, un suo blasone, una sua corona, con pi\u00f9 o meno palle. Negli anni Cinquanta e oltre, i comunisti siciliani, forse attanagliati dal rimorso per lo sterminio che i sovietici avevano fatto di questa crema dell&#8217;umanit\u00e0 durante la rivoluzione d&#8217;ottobre, incettarono i nobili pi\u00f9 nobili dell&#8217;isola e li iscrissero al partito. <br><br><strong>APPARENZA<\/strong> Tutto \u00e8 apparenza in Sicilia: terra, cielo, mare, flora, fauna, monumenti, scoppi, crepitii, boati, crolli, fumo, urla e sangue. Sono apparenza soprattutto quei cinque o sei milioni di siciliani che in Sicilia vivono e si agitano. Quest&#8217;abitudine dei siciliani di chiudere in casa l&#8217;essere e mandare in giro l&#8217;apparenza, la forma, tutti credono che sia un retaggio della dominazione spagnola. Invece no, il vizio \u00e8 molto pi\u00f9 antico. Risale al tempo in cui il primo straniero sbarc\u00f2 nell&#8217;isola: il Siciliano, terrorizzato nascose dietro la troffa di lentischio la sua realt\u00e0 (un po&#8217; maleodorante, in quel momento, per la verit\u00e0) e gli agit\u00f2 davanti l&#8217;ap-parenza. Questo gioco incessante dell&#8217;essere e dell&#8217;apparire, del nascondere e mostrare, non \u00e8 che sia piacevole: procura spossatezza, esaurimento, nevrosi e porta qualche volta al delirio. Pirandello ha scritto un&#8217;infinit\u00e0 di pagine su questo dramma siciliano. Borges, invece, durante una sua recente visita in Sicilia, guardando (a modo suo) uomini e cose, sembra abbia esclamato, soddisfatto: \u00ab Todo fantastico! Todo fan- tasticos! \u00bb.<br><br> <strong>AUTORIT\u00c0<\/strong> Sempre accompagnata da costituita: comando, potere, forza, supremazia, eccetera. I siciliani, estremi come sono in tutti i loro sentimenti, o la odiano o l&#8217;adorano, l&#8217;Autorit\u00e0. I primi, per quell&#8217;odio, hanno sempre combinato fesserie, che nella storia vengono registrate come rivolte (da quelle degli schiavi, a quella del Vespro, alle rivolte contadine del 1860). I secondi, dalla nascita alla morte, non hanno in testa che quel chiodo fisso: far parte dell&#8217;Autorit\u00e0. Da qui e da sempre, il gran numero, sparso in tutta Italia, di siciliani carabinieri, poliziotti, impiegati delle Imposte e del Catasto, uscieri, cancellieri, giudici, prefetti, capi della Polizia, generali della Finanza. Da qui un gran numero di onorevoli e ministri. Forse questi secondi hanno inventato il famoso detto: \u00ab&#8217;u cumannari \u00e8 megghiu du f&#8230;\u00bb, che la Mafia ha subito rovesciato in quest&#8217;altro: \u00ab Cu cumanna \u00e8 f&#8230; \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><\/h5>\n\n\n\n<p><strong><em>PAOLO DI STEFANO<\/em><\/strong><br><br> ANCHE UN DIVERTISSEMENT <br><br>Era la fine del 1985 quando il \u00ab Giornale di Sicilia \u00bb chiese a Vincenzo Consolo di scrivere un <em>Dizionario personale.<\/em> Il risultato fu una pagina del 21 dicembre intitolata \u00ab Il Vero Siciliano \u00bb che esauriva la prima lettera dell&#8217;alfabeto con nove voci, da \u00ab Ab antiquo\u00bb a \u00ab Autorit\u00e0\u00bb. La brevissima premessa dice l&#8217;imbarazzo dello scrittore di fronte a modelli molto ammirati che gli si presentano come fantasmi \u00ab intimidatori\u00bb: Voltaire, Flaubert e Savinio. Il catenaccio dichiara esplicitamente trattarsi di un dizionario che l&#8217;autore \u00ab non intende concludere\u00bb. Un dizionario limitato alla lettera A (\u00ab Il resto a domani: la vita \u00e8 lunga e aggiungere noia a noia \u00e8 poco danno \u00bb \u00e8 la battuta conclusiva della noticina proemiale) si presenta come un&#8217;esperienza programmaticamente concepita nel segno del paradosso e del <em>divertissement<\/em>. Sin dalla voce iniziale, dove gi\u00e0 si annuncia il gioco di parodia degli stereotipi (esterni) e della celebrazione (per lo pi\u00f9 autoconsolatoria) cui il Vero Siciliano \u00e8 facilmente incline. Un gioco per la verit\u00e0 molto serio e forse nato da un impulso rabbioso, che sembra mettere provvisoriamente tra parentesi il rovello doloroso con cui Consolo ha saputo narrare gli orrori della sua Sicilia, anche utilizzando il registro sarcastico (il 1980 \u00e8 l&#8217;anno di Retablo). L&#8217;artificio retorico \u00e8 quello dell&#8217;iperbole, che rovescia in positivo i peggiori vizi del carattere siculo (a cominciare dal comparatico nobilmente vissuto come \u00ab amicizia \u00bb). Per chi ha conosciuto Vincenzo, \u00e8 difficile leggere queste poche pagine senza ricordare il suo sorriso dolce-amaro, tra beffardo e infantile.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/9788832094039_0_0_536_0_75.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"536\" height=\"783\" src=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/9788832094039_0_0_536_0_75.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3860\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/9788832094039_0_0_536_0_75.jpg 536w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/9788832094039_0_0_536_0_75-205x300.jpg 205w\" sizes=\"(max-width: 536px) 100vw, 536px\" \/><\/a><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vincenzo Consolo Quando questo giornale mi propose di scrivere alcune voci di un mio vocabolario, mi si presentarono subito davanti, intimidatori, i fantasmi di Voltaire, di Flaubert, di Savinio e di tanti altri illustri e autorevoli signori. 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