{"id":3822,"date":"1989-10-31T20:31:00","date_gmt":"1989-10-31T20:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3822"},"modified":"2025-10-31T21:01:38","modified_gmt":"2025-10-31T21:01:38","slug":"la-trezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3822","title":{"rendered":"La trezza"},"content":{"rendered":"\n<p><strong><em>Vincenzo Consolo<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Aci Trezza. La Trezza, come la chiama Verga. &#8216;A Trizza, in siciliano: la treccia. L&#8217;intreccio. Ma nessun libro della letteratura italiana moderna \u00e8 cos\u00ec privo d&#8217;intreccio (vi \u00e8 in esso una iterazione ossessionante di avvenimenti dolorosi, di disgrazie, come per spietata beffa del caso o per persecutoria maledizione divina), nessuna narrazione \u00e8 meno romanzesca de I Malavoglia. Un poema narrativo \u00e8 stato detto, una \u00abpoesia di gesta epica popolana\u00bb lo dice Bacchelli. Un poema chiuso, circolare, da dare il senso, nelle formule lessicali, nelle forme sintattiche che si ripetono, nel timbro monocorde, nel tono salmodiante del linguaggio, nei proverbi che hanno la gravit\u00e0 e l&#8217;immutabilit\u00e0 delle sentenze giuridiche o dei versetti delle sacre scritture (\u00abMektoub!\u00bb dicono i musulmani, \u00abE scritto!\u00bb), da dare il senso della mancanza di movimento, dell&#8217;assenza di sviluppo imprevedibile, da suggerire l&#8217;immagine della fissit\u00e0: della predestinazione, del fato, della sorte umana irredimibile. C&#8217;\u00e8, da parte di Verga, uomo dell&#8217;interno, della campagna vasta e desolata, ma comprensibile, dominabile, nella scansione delle chiuse, con il lavoro, con il possesso, come un graduale processo di avvicinamento a questo villaggio di pescatori poco distante da Catania; c&#8217;\u00e8 un diffidente approssimarsi alla riva aspra e nera, alla sciara, al mare amaro, periglioso fra Ognina e Capo Mulini, e ancora pi\u00f9 davanti a Trezza per gli scogli che come mostri, incubi lo invadono.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mare non \u00e8 stato mai amato dagli isolani: dal mare viene il male, la minaccia Il mare \u00e8 estraneo a un \u00abcontinentale\u00bb come Verga. Da cosa \u00e8 spinto allora lo scrittore a far partire da qui, da Trezza, il suo grande affresco narrativo, la sua ambiziosa Commedia Umana, il suo ciclo de I vinti?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 spinto a Trezza, crediamo, perch\u00e9, per il livello infimo da cui doveva partire la sua storia, per le condizioni umilissime dei personaggi, del coro dei Malavoglia, aveva bisogno di un luogo estremo, marginale, di un limen, un punto di Passaggio in cui le onde pietrificate dell&#8217;antica lava etnea scivolano e si sciolgono nel liquido del mare, nell&#8217;incertezza assoluta della tempestosa esistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;epifania di Trezza si trova in una curiosa novella del 1875: Le storie del castello di Trezza. Una novella gotica, nera. Ma in cui, dall&#8217;alto del castello c&#8217;\u00e8, inaspettatamente, la visione del villaggio: \u00abIl mare era levigato e lucente; i pescatori sparsi per la riva, o aggruppati dinanzi agli usci delle loro casipole, chiacchieravano della pesca del tonno e della salatura delle acciughe; lontan lontano, perduta fra la bruna distesa, si udiva ad intervalli un canto monotono e orientale\u00bb. Fantasticheria, in Vita dei campi (1880), \u00e8 poi come un accordo di strumenti, un&#8217;anticipazione di motivi, di temi, di personaggi, una prefigurazione della Trezza dei Malavoglia. Ma Fantasticheria si pu\u00f2 leggere anche come commiato di Verga, ai temi, ai personaggi mondani di tutti i &nbsp;suoi scritti precedenti, prima di entrare nella realt\u00e0 e nella verit\u00e0 di Trezza, nelle casipole dei suoi pescatori, nel mondo dei Vinti.<\/p>\n\n\n\n<p>Com&#8217;era Trezza allora? Certamente come ce la descrive, nella sua essenzialit\u00e0 di \u00abvoce\u00bb, il Di Marzo, nella traduzione e continuazione del Dizionario topografico della Sicilia del Vito Amico (1858): \u00abContansi oggi in quella terricciuola un 600 abitatori; \u00e8 distante 6 miglia da Catania, ed esporta orzi e vini (e lupini, ci viene da aggiungere). Gli scogli di Aci o dei Ciclopi sono celebri presso i mineralogisti, dopo che Dolomieu vi scoperse per la prima volta l&#8217;analcime limpida, detta da lui zeolite bianca&#8230;\u00bb Era Trezza certamente come ce la descrive, anzi ce la fa \u00absentire\u00bb Verga: un villaggio di poche case, con la piazza, la chiesa di San Giovanni, l&#8217;osteria, la sciara, le barche ammarrate sopra la spiaggia, sul greto del torrente, sotto il lavatoio; e quel mare di cupo cobalto che s&#8217;infrange e spumeggia contro gli scogli, i fariglioni; e l&#8217;immenso Etna alle spalle, nero e fumante, minaccioso.<\/p>\n\n\n\n<p>Un luogo di pura esistenza, di elementare eventologia, ai limiti dello spazio, del tempo: o fermo nel tempo, fissato in un dolore lontano, immemorabile. Com&#8217;\u00e8 nelle tragedie greche, in cui i protagonisti sono inchiodati a un evento che si \u00e8 svolto molto tempo prima, ma che saranno sciolti, infine animati per l&#8217;intervento pietoso di un qualche dio. Un luogo senza luce, Trezza, chiuso, circolare o labirintico; il Luogo della treccia, del nodo mai sciolto della tragedia.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec il luogo dov\u00e9 apparire, puro e intatto, sublime e sacro, al giovane Visconti che un giorno (1947) capit\u00f2 a Trezza per girare La terra trema.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec anche noi l&#8217;abbiamo vista Aci Trezza, uguale a quella de I Malavoglia, de La terra trema, quando vi capitammo un giorno di settembre di circa vent&#8217;anni fa. Vi eravamo andati &#8211; insieme a Pasolini, Moravia, la Maraini, tanti altri &#8211; durante una pausa dei lavori di un premio letterario che si svolgeva in un paesino, Zafferana, sopra l&#8217;Etna. Unica novit\u00e0, e stridore in quell&#8217;intatto piccolo mondo, una<\/p>\n\n\n\n<p>Madonnina, bianca di calce e abbagliante sotto il sole, eretta sopra la nera lava di uno degli scogli dei Ciclopi, una innocente Madonna che aveva fatto indignare Pasolini.<\/p>\n\n\n\n<p>Vi siamo tornati ora, nel giugno appena scorso. Aci Trezza non c&#8217;era pi\u00f9, era scomparsa. Erano scomparse le casipole, le barche da pesca, i fariglioni. Due enormi braccia di grigio cemento, due banchine circolari di un assurdo porto, alte come bastioni, chiudevano tutto il mare del seno, nascondevano gli scogli, la rupe del castello di Aci, tutto l&#8217;orizzonte. Il villaggio s&#8217;era ingigantito, era affollato di enormi case, di condomini, ristoranti, pizzerie, discoteche.<\/p>\n\n\n\n<p>Ai tavoli di un bar sulla piazza servivano degli immigrati arabi. Altri, di colore, con fazzolettoni legati in testa, sembravano degli improbabili pirati l\u00ec pronti per una sceneggiata televisiva. Ragazzine in short o minigonne arrivavano in piazza sopra strombazzanti motorette, abbracciavano e baciavano i corsari di colore, si sedevano tutti insieme sui gradini a parlare e a fumare.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 avanti, vicino la chiesa (sul muro, unica testimonianza di un mondo ormai scomparso, scomparso nel paesaggio, nella memoria, un bassorilievo dello scultore Lazzaro con sotto una frase malavogliana \u00abE quei poveretti sembravano tante anime del purgatorio\u00bb), a una tavolata all&#8217;aperto della trattoria Gaetano avevano appena finito di mangiare tante coppie di genitori di bambinetti indiani. C&#8217;\u00e8 anche in mezzo a loro una suora cattolica indiana. Era domenica, e certo festeggiavano tutti insieme un qualche avvenimento. Fra i genitori adottivi d&#8217;una bella bambinetta c&#8217;era la signora Nelluccia Giammona, moglie del Gaetano che d\u00e0 il nome al locale. La signora Nelluccia ci conduce su, nell&#8217;appartamento sopra la trattoria, in uno stanzino che tiene chiuso come un piccolo sacrario. Alle pareti di questa stanza disadorna sono le gigantografie delle foto di scena de La Terra trema. Perch\u00e9 lei, allora tredicenne, e la sorella Agnese, sedicenne, sono state protagoniste del film di Visconti. E sono l\u00e0 effigiate, brune e bellissime, al telaio, alle faccende domestiche della casa del nespolo. \u00abLa casa del nespolo per la verit\u00e0 non esiste, non \u00e8 mai esistita\u00bb, ci dice come rivelando un segreto la signora Nelluccia. La quale \u00e8 ancora effigiata, innocente e smarrita, un gran mazzo di fiori sulle braccia, con la sorella, con Visconti, Francesco Rosi e Zeffirelli, al festival di Venezia. La casa del nespolo non \u00e8 mai esistita, certo, come non \u00e8 mai esistita l&#8217;altra casa su \u00abquel ramo del lago di Como\u00bb. E forse non \u00e8 mai esistita nella realt\u00e0 Aci Trezza, la Trezza. Ogni segno del paesaggio fisico e umano di oggi ci convince di questa inesistenza. Forse non \u00e8 mai esistita neanche Vizzini, non \u00e8 esistita Catania, Siracusa, Palermo, Racalmuto&#8230; Non \u00e8 mai esistita la Sicilia.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse una volta sono esistiti gli scrittori. Forse una volta \u00e8 esistita la letteratura.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/31456617719-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"635\" height=\"1024\" data-id=\"3825\" src=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/31456617719-1-635x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3825\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/31456617719-1-635x1024.jpg 635w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/31456617719-1-186x300.jpg 186w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/31456617719-1.jpg 650w\" sizes=\"(max-width: 635px) 100vw, 635px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vincenzo Consolo Aci Trezza. 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