{"id":38,"date":"1971-09-12T07:54:00","date_gmt":"1971-09-12T07:54:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=38"},"modified":"2015-06-20T12:12:23","modified_gmt":"2015-06-20T12:12:23","slug":"la-vedova-pinelli-allora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=38","title":{"rendered":"La vedova Pinelli all&#8217;Ora  ,   Voglio la verit\u00e0, non solo per me."},"content":{"rendered":"<p>La vedova Pinelli all\u2019ORA<\/p>\n<p>\u00ab \u00a0Voglio la verit\u00e0, non solo per me \u00bb<\/p>\n<p>Emozionante incontro a Milano con la moglie dell\u2019operaio vittima della violenza di stato.<\/p>\n<p>VINCENZO CONSOLO<\/p>\n<p>ODIO? \u00a0S\u00ec, come allora, come dal primo momento. Solo che oggi, dopo due anni, questo sentimento si \u00e8 come solidificato, gi\u00f9 in fondo. Oggi sono in grado di pensare, di ragionare.<\/p>\n<p>La verit\u00e0? Badi: non voglio la verit\u00e0 solo per me, per quello che riguarda me, sulla fine di Pino, sui responsabili materiali della sua morte. \u2013 Cosa conta, in fatti come questi, una mano che spinge o un dito che preme il\u00a0 grilletto? Oggi voglio l\u2019altra verit\u00e0, quella che dovrebbero volere i parenti dei morti di Piazza Fontana, i parenti di Valpreda, di Saltarelli, la verit\u00e0 che vuole lei, chiunque, ognuno che ha coscienza dei propri diritti, della propria libert\u00e0. Questo sono riuscita a capire, dopo i primi momenti personali di dolore furioso, di odio \u2026<\/p>\n<p>Acuta, attenta diffidente, astuta abile. Imperiosa, implacabile. Cos\u00ec questa donna si \u00e8 fatta, in un giorno: le lacrime non sono pi\u00f9 lacrime, ma parole, e le parole sono pietre. Parla con la durezza e la precisione di un processo verbale, con una profonda assoluta sicurezza, come di chi ha raggiunto l\u2019improvviso un punto fermo su cui pu\u00f2 poggiare una certezza: questa certezza che le asciuga il pianto e la fa spietata: \u00e8 la Giustizia. La giustizia vera come realt\u00e0 della propria azione, come decisione presa una volta per tutte e da cui non si torna indietro: non la giustizia dei giudici, la giustizia ufficiale. Di questa, Francesca diffida e la disprezza: questa fa parte dell\u2019ingiustizia che \u00e8 nelle cose.<\/p>\n<p>Francesca Serio, la madre di Salvatore Carnevale, \u00e8 una madre. La capisco. Una madre nella Sicilia del \u201955. Che altro poteva fare se non pietrificarsi, non avere speranza, credere\u00a0 nell\u2019ingiustizia che \u00e8 nelle cose come destino, come fatalit\u00e0? Ma da allora ne \u00e8 passato del tempo, tante cose sono successe, e io non sono una madre contadina, sono stata la compagna di un operaio anarchico, figlia di un operaio anarchico, e qui siamo a Milano. Io credo, nonostante tutto voglio credere nella giustizia ufficiale. Lotto e credo in tutti i compagni che lottano perch\u00e9 sia fatta luce in questo fatto oscuro, perch\u00e9 quella giustizia sia tale di nome e di fatto.<\/p>\n<p>\u00ab\u00a0 Mi spinger\u00f2 ad un paradosso, che pu\u00f2 anche essere una previsione: la\u00a0 sola forma possibile di giustizia, di amministrazione della giustizia, potrebbe essere , e sar\u00e0 quella che nella guerra militare si chiama decimazione. Il singolo risponde dell\u2019umanit\u00e0. E l\u2019umanit\u00e0 risponde del singolo. Non ci potr\u00e0 essere altro modo di amministrare la giustizia. Dico di pi\u00f9 non c\u2019\u00e8 mai stato. \u00bb<\/p>\n<ol>\n<li>NO. Non voglio credere nell\u2019amministrazione della giustizia fatta in questo modo. La giustizia \u00e8 amministrata da uomini secondo determinate leggi, in un determinato paese, in un determinato momento storico. E questi uomini che amministrano la giustizia, come tutti gli uomini, possono restare uomini, con la loro intelligenza, con la loro ragione, con le loro idee, oppure alienarsi per paura o calcolo, alienarsi nei gesti ripetitivi come un medico alienato, un ingegnere alienato, un operaio alienato.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Ha detto: qualunque fatto sia avvenuto in quella stanza ci sono delle responsabilit\u00e0 morali. E ha detto ancora di averlo considerato un dovere morale. Il suo esposto presentato il 24 giugno scorso al Procuratore Generale Bianchi D\u2019Espinosa. Lei \u00e8 fra i pochi a parlare ancora di moralit\u00e0 al di sopra dei meccanismi giuridici delle prove, testimonianze, perizie al di sopra delle parti, delle fazioni, degli schieramenti ideologici. Lei parla di moralit\u00e0, cio\u00e8 di quella tensione \u00a0a una coerenza\u00a0 tra valori e comportamento, come dice Franco Fortini , in un mondo in cui ormai quasi tutti hanno perso il senso dei valori e coscientemente li calpestano: in un mondo in cui quasi tutti tendono ad una coerenza tra vilta e comportamento, menzogna o comportamento, paura, furbizia, opportunismo, impostura e comportamento, violenza e comportamento. In questo mondo di\u00a0 immorali o nel migliore dei casi di moralisti, lei parla di morale: che cos\u2019\u00e8 questa cosa in cui crede ancora?<\/p>\n<p>Ho imparato da mio padre e da Pino e anche dalla vita, dai libri, che gli uomini migliori, gli uomini sono quelli che hanno una fede. Fede nei principi di una religione o fede nei valori umani, assoluti, che possono diventare ideologia pratica politica. Ora, quando si calpestano i principi religiosi, si risponde davanti a Dio, e quando si calpestano i valori umani si calpesta nella nostra coscienza, in privato, e a tutti in pubblico. Questa \u00e8 moralit\u00e0: sacra fede nei principi, nei valori assoluti, e agire di conseguenza.<br \/>\nMentre parla, Licia Pinelli, composta, ferma con gesti appena accennati ti fissa con i suoi occhi acuti, intelligenti a scrutare se intendi le sue parole, se ne cogli il senso vero. Ha un bel viso chiaro, un lieve gentile sorriso sulle labbra. \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0E\u2019 una donna di alta dignit\u00e0, una di quelle persone rare oggi da incontrare, in cui\u00a0 ti colpisce subito l\u2019equilibrio, la saggezza, la verit\u00e0, il rigore, che intuisci frutti\u00a0 di sacrifici, di dolori, di avversit\u00e0 quotidiane coraggiosamente sofferte e superate. Una donna che in due anni,da quando per fatalit\u00e0 \u00e8 diventata una dei protagonisti di uno dei fatti pi\u00f9 tragici e oscuri della nostra vita nazionale di questi anni, non ha sbagliato una volta, non ha concesso niente, ha difeso con tutte le sue forze la memoria del marito, la vita privata sua e quella delle sue bambine, una vita vera, umile, tranquilla. Un esempio, in questi nostri tempi, contrassegnati dal plateale e dallo sbracato.<br \/>\nSapevo che sarebbe stato difficile essere ricevuto da lei, incontrarla soprattutto in questi giorni di anniversario dei fatti del dicembre \u201969. Presentato per\u00f2 da Camilla Cederna e conosciuto il giornale per cui avrei scritto, si \u00e8 detta ben felice di vedermi.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 un pomeriggio che mi avvio verso quel quartiere di case popolari, tutte uguali, tutte dipinte di rosa, nocciola o verdino, case senza balconi, con strette finestre sul cui davanzale sono allineati vasi avvolti in fogli di giornale e di plastica\u00a0 per difendere le piantine dal gelo: cortine di cemento in prospettiva che aprano la visione, in fondo, di altre strade, di altre case sempre uguali e ogni tanto di spiazzi con alberelli neri e spogli, rada erba gelata, baracconi di legna, al centro con su scritto spaccio comunale. E\u2019 una splendida giornata di sole, un cielo insolitamente limpido e azzurro. Ma l\u2019aria \u00e8 fredda, gelata. Il silenzio che c\u2019\u00e8 per queste strade, in questo primo pomeriggio di Festa, i rari passanti, la luce cristallina che scopre e squadra ogni cosa, rendono ancora pi\u00f9 desolato questo quartiere tra Baggio e San Siro. Nell\u2019atrio di ogni portineria per cui si passa nei cortili interni, dove si allineano le varie scale A,B,C, D, ecc, vi \u00e8 sempre al muro una lapide con su una corona di foglie appassite per la libert\u00e0 e il nastro tricolore stinto<\/p>\n<p>\u00abA Luigi Mariani, caduto per la Libert\u00e0. Milano Febbraio 1943. \u00bb. \u00a0\u00ab A Ezio Meregalli\u2026\u00bb agli operai morti della Resistenza\u00a0 sono dedicati questi complessi di case popolari.<\/p>\n<p>Al numero 3 di Via Morgantini, la portinaia mi dice:\u00a0 \u00ab Scala B, primo piano\u00bb. E ora sono qui, nella casa di Licia Rognini, vedova di Giuseppe Pinelli, una casa di tre minuscoli vani pi\u00f9 i servizi, la casa in cui abita da due anni, dopo aver lasciata quella di Via Preneste, qui a due passi, assieme all\u2019anziana madre e alle due bambine, Silvia e Claudia, di 11 e 10 anni. Siamo seduti attorno al tavolo della stanza che fa da pranzo e soggiorno, dove i mobili quasi non esistono, e dove li colpiscono i libri, la gran quantit\u00e0 di libri che, in bell\u2019ordine su alti scaffali, tappezzano interamente due pareti. E poi c\u2019\u00e8 al muro qualche quadro, una composizione di immagini al cui centro campeggia Lenin, e un altro, una bella visione di campagna lombarda sotto un cielo scuro, plumbeo, al centro una strada ed un corteo di uomini che vanno con bandiere rosse e nere.<\/p>\n<p>\u00abE\u2019 il funerale di\u00a0 Pino\u00bb, mi spiega la signora Licia.<\/p>\n<p>\u00ab L\u2019ha fatto Franco Fortini, lo scrittore, e ce lo ha regalato\u00bb poi vi sono appese al muro delle maschere africane.<\/p>\n<p>\u00ab Quelle ce le ha portate Minud \u00bb dice. Minud<\/p>\n<p>\u00c8 un giovane algerino bianco, un compagno di Pino, alto, magro, vestito di nero, con capelli e barbetta riccioluti e biondi, che al mio arrivo, avevo trovato l\u00e0 e che ora \u00e8 in cucina, arrampicato ad una scala che batte e attacca chiodi alla parete, aggiusta cose che si erano rotte, fa quei piccoli lavori di casa che si fanno solo nei pomeriggi di festa, che gli altri giorni non c\u2019\u00e8 tempo, si lavora,si corre.<\/p>\n<p>Dalla stanza attigua vengono le voci delle due bambine che finiti i compiti, ora si agitano, scalpitano. Va di l\u00e0 la nonna a sorvegliarle. La signora Licia mi offe un liquore dolce al caff\u00e8 che fanno dalle sue parti nelle Marche.<\/p>\n<p>Mi ricordo di avere con me un regalo per le bambine e tiro fuori dal borsone nero l\u2019angelo di terracotta smaltata di bianco, uno di questi &lt;&lt;pupi&gt;&gt; che fanno in una delle fornaci di Santo Stefano di Camastra, un buffo angelo che somiglia ad una damina dell\u2019ottocento e che i contadini mettevano una volta per bellezza sul com\u00f2. Le due bambine irrompono. Dall\u2019altra stanza e lo accolgono con grandi feste e se lo contendono. Sono due belle bambine. La grande, vivace, spigliata, mi dice che vorr\u00e0 diventare maestra e poi andare all\u2019accademia di arte drammatica. La piccola, con gli occhiali e posata, riflessiva. Poi vogliono dalla madre cento lire per una e scappano gi\u00f9, nel cortiletto a giocare.<\/p>\n<p>Hanno preso coscienza<\/p>\n<p>S\u00ec, subito. Glielo ho detto subito. Dovevo essere io a farlo, nel modo pi\u00f9 giusto, prima che altri, le compagne di scuola, la gente, i giornali, non so\u2026.<\/p>\n<p>Si alza, apre un cassetto e prende un album. Mi fa vedere un disegno e una lettera. Il disegno \u00e8 di Claudia, la piccola. Su un foglietto di quaderno a quadretti ha disegnato coi pastelli una bambina con un mazzo di fiori in mano accanto a una tomba che assomiglia ad una casetta e al\u00a0 centro, in un riquadro, c\u2019\u00e8 il viso di un uomo sorridente. Sulla tomba c\u2019\u00e8 scritto: \u00ab Giuseppe Pino Pinelli\u00bb, e in alto al margine del foglio : \u00ab16 dicembre. Oggi \u00e8 morto il mio pap\u00e0\u00bb La lettera di Silvia, la grande, di quattro pagine fitte di quaderno, \u00e8 agghiacciante. E non posso riferirne il contenuto, perch\u00e9 cos\u00ec ho promesso alla signora Licia. Solo questa frase, e penso di non offenderle:\u00a0 \u00abLa mamma non ha pianto\u00bb.<\/p>\n<p>E poi parliamo d\u2019altro, di tante cose, di Pino, di lei, di quando si sono incontrati, al corso di esperanto, e, fidanzatisi, della promessa che si erano fatti di non spendere soldi per cose inutili, per il cinema, teatro, per ogni divertimento, di spendere i soldi solo per i libri, di leggerli, discuterli assieme. E ha parlato dell\u2019allegria di Pino, dell\u2019entusiasmo, della generosit\u00e0, della sua curiosit\u00e0 intellettuale. Mi dice che il padre di Pino, suo suocero, \u00e8 nato in Sicilia, che parla ancora in siciliano, che ha tutte le caratteristiche siciliane, la generosit\u00e0 \u2026 che si comporta come un signore siciliano. E\u2019 nato a Caltanisetta da madre nissena e padre piemontese, in quella citt\u00e0 come capostazione.<\/p>\n<p>Dico alla signora Licia, che da quelle parti, nel cuore della Sicilia, da famiglie di ferrovieri altra gente meravigliosa \u00e8 venuta fuori: Vittorini, Quasimodo \u2026<\/p>\n<p>Oh. Vittorini. A Pino sarebbe piaciuto conoscerlo.<\/p>\n<p>E, sono sicuro anche a Vittorini sarebbe piaciuto conoscere Pinelli. E conoscere anche lei signora, donna del mondo operaio milanese, donna forte, razionale, coraggiosa \u2026 Come quelle che \u00a0ha immaginato nei suoi libri, ne \u00a0\u00abIl Sempione \u00bb, in \u00abUomini e lupi\u00bb.<br \/>\nE parliamo degli anarchici . Di quelli vecchi e di quelli nuovi, parliamo di Paolo Schicchi l\u2019avventuroso anarchico di Collesano, di cui Pino conservava \u00a0gli scritti e la signora Licia me ne fa vedere uno \u201c Osservazioni sul socialismo\u201d, edito a Palermo nel 1945.<\/p>\n<p>E parliamo ancora del mondo d\u2019oggi, del consumismo, dell\u2019alienazione, della follia dilagante, della gente che non si capisce pi\u00f9. E lei disse che anche quelli che dovrebbero restare uniti, capirsi, anche loro non fanno che polemizzare, separarsi. E mentre siamo qui, lei e io a parlare, si svolge al teatro Lirico la grande manifestazione dal tema \u00a0\u00ab Tutta la verit\u00e0 sui tragici e oscuri fatti di Milano\u00bb e in citt\u00e0 non \u00e8 che un correre. Di notizie, di voci, tutto un congetturare\u00a0 sulle manifestazioni di domani, domenica, dai cortei, comizi dei vari gruppi, movimenti, comitati, partiti, ognuno in un posto diverso della citt\u00e0: della questura che ha rifiutato i permessi per i cortei e non si sa come andr\u00e0 a finire. E ognuno di questi gruppi ha invitato la signora Pinelli a partecipare alla propria manifestazione e lei saggiamente ha risposto di no a tutti, se ne sta in casa: Ha mandato a tutti una lettera che mi fa leggere. Dice:<\/p>\n<p>\u00ab Agli anarchici milanesi \u2013 A Avanguardia Operaia \u2013 A Lotta Continua \u2013 Al Manifesto \u2013 Al Movimento Studentesco \u2013 Universit\u00e0 Statale \u2013 Al Club Turati \u00bb Organizzatore della manifestazione dell\u201911 dicembre al \u00abLirico \u00bb<\/p>\n<p>Cari Compagni.<\/p>\n<p>In questi giorni che ricordano non solo il mio dolore ma anche l\u2019inizio di un periodo che ancora continua di repressione contro i lavoratori e contro i democratici, mi sento vicino e solidale con tutte le forze che non accettano il silenzio e hanno il coraggio di lottare.<\/p>\n<p>Bisogna dimostrare a tutti \u00a0in modo chiaro che Pino non si\u00a0 \u00e8 suicidato. E voglio ricordare le vittime innocenti della Banca dell\u2019Agricoltura, uccise dal terrore fascista.<\/p>\n<p>Fare giustizia vuol dire individuare finalmente i criminali e i mandanti della strage, liberare Valpreda innocente e non lasciare dimenticato l\u2019assassinio dello studente Saverio Saltarelli.<\/p>\n<p>Per\u00f2 credo con preoccupazione e paura che tutte le forze che condividono questa idea, non riescano a trovare l\u2019uscita nemmeno in questi giorni.<\/p>\n<p>Non chiedetemi di scegliere una delle manifestazioni; sappiate che sono con voi tutti e che anch\u2019io lotto perch\u00e9 si sia uniti\u00a0 e non al faciliti con le divisioni di gruppo, la strada del fascismo, specialmente di quello nuovo, che trova complici e mezzi dal potere economico e dentro l\u2019apparato dello Stato.<\/p>\n<p>Milano, dicembre 1971<\/p>\n<p>Siamo come nel \u201922, conclude accurata,\u00a0 &#8211; la maggior parte della gente \u00e8 impazzita e quelli che sono coscienti si dividono.<\/p>\n<p>E\u2019 gi\u00e0 sera. Uscito dalla casa della Pinelli, per la strada, sento venire da un bar una voce diffusa da un televisore a tutto volume che scandisce: \u00abDe Martino, Fanfani, De Martino, Fanfani\u2026\u00bb in una litania senza fine che da il sonno e l\u2019oblio.<\/p>\n<p>Nuclei di poliziotti \u00a0\u00a0Sono sparsi per la citt\u00e0, a gruppi di cinque, dieci, come in libera uscita.<\/p>\n<p>Penso a Licia Pinelli e penso ad un\u2019altra donna milanese, una popolana, di cui non si sa niente, ma che a me piace immaginare tale e quale alla Pinelli, nelle fattezze, nel carattere, nella vera intensa umanit\u00e0.<\/p>\n<p>E\u2019 la moglie di Gian Giacomo Mora, il povero barbiere padre di quattro figli, che, durante la peste di Milano del 1610, fu sacrificato alla paura e alla follia collettiva.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 a Milano una viuzza intitolata al Mora, nell\u2019antica zona di Porta Ticinese, quella in cui nacque Giuseppe Pinelli, vicino alla via Scaldasole, da dove la sera del 12 dicembre 1969, due ore dopo la strage di Piazza Fontana, il povero ferroviere anarchico fu prelevato da Calabresi e\u00a0 Panteca e condotto alla Questura di via Fatebenefratelli. Da l\u00ec non sarebbe pi\u00f9 uscito vivo.<\/p>\n<p>In codesta via Gian Giacomo Mora, che parte da Cesare Correnti e arriva in piazza Volta, sar\u00e0 stata issata, per come stabiliva la sentenza, la famosa \u00abcollana infame\u00bb. Infamia certo \u2013 come poi hanno fatto sapere il Verri e il Manzoni non per l\u2019innocente Mora, ma infamia per la gente che lo accus\u00f2, per quella che tacque per vilt\u00e0, infamia per gli sbirri che lo prelevarono a casa, infamia per quei giudici che lo fecero torturare e uccidere.<\/p>\n<p>Milano 12 dicembre 1971.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La vedova Pinelli all\u2019ORA \u00ab \u00a0Voglio la verit\u00e0, non solo per me \u00bb Emozionante incontro a Milano con la moglie dell\u2019operaio vittima della violenza di stato. VINCENZO CONSOLO ODIO? \u00a0S\u00ec, come allora, come dal primo momento. Solo che oggi, dopo due anni, questo sentimento si \u00e8 come solidificato, gi\u00f9 in fondo. 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