{"id":375,"date":"2013-04-30T09:51:31","date_gmt":"2013-04-30T09:51:31","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=375"},"modified":"2015-08-04T09:59:56","modified_gmt":"2015-08-04T09:59:56","slug":"in-ricordo-di-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=375","title":{"rendered":"IN RICORDO DI VINCENZO CONSOLO"},"content":{"rendered":"<p>EIDOTECA<br \/>\nRIFLESSIONI EXTRA MOENIA ET INTER PARES<\/p>\n<p> <a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/consolo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/consolo-300x196.jpg\" alt=\"consolo\" width=\"300\" height=\"196\" class=\"alignnone size-medium wp-image-377\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/consolo-300x196.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/consolo.jpg 440w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>IN RICORDO DI VINCENZO CONSOLO<\/p>\n<p>Di Filippo Di Gregorio<\/p>\n<p>Lo scorso 21 gennaio 2012 moriva a Milano lo scrittore Vincenzo Consolo. Se ne andava uno dei maggiori romanzieri italiani del secondo Novecento, mai incline al compromesso con una moda letteraria postmodernista che da decenni debilita il romanzo nel nostro paese.<\/p>\n<p>Siciliano, nato a Sant\u2019Agata di Militello nel 1931, dal 1968 residente a Milano, Vicenzo Consolo ha scritto opere memorabili, quali Retablo, Le pietre di Pantalica, Di qua dal faro, e soprattutto i tre romanzi, un vero e proprio ciclo letterario dell\u2019Italia unita: Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, Nottetempo, casa per casa e Lo Spasimo di Palermo.<\/p>\n<p>Dell\u2019opera di Vicenzo Consolo manca, ad oggi, un lavoro di analisi critica che ne delinei la produzione, il valore artistico, il lascito culturale e i debiti intellettuali. Erede di una scuola narativa siciliana, che arbitrariamente si pu\u00f2 definire antipirandelliana, egli frequent\u00f2 Vitaliano Brancati, Lucio Piccolo, Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino; di questi autori (tutti siciliani, come lui, e come la maggior parte dei narratori del Novecento italiano) egli continu\u00f2 la linea di un preziosismo e di una pulizia linguistica che lo port\u00f2 a forgiare una koin\u00e8 del tutto originale e preziosa. Come per Bufalino, il lessico consoliano fu denominato \u201cbarocco\u201d: nel particolare, da Giulio Ferroni (Passioni del Novecento, Donzelli editore, 1999), ad oggi autore del miglior scrutinio critico dell\u2019autore siciliano; egli lo definisce testimone di una \u201cbellezza sontuosa e accecante, con cui si rivela\u2026 una realt\u00e0 storica e naturale insidiata dalla disgregazione e dalla distruzione\u201d (cit. pag. 204). Lo stesso Vincenzo Consolo volle definire, in un\u2019intervista rilasciata a Marino Sinibaldi, il proprio linguaggio: \u201cHo voluto creare una lingua che esprimesse una ribellione totale alla storia e ai suoi esiti. Ma non \u00e8 dialetto. \u00c8 l\u2019immissione nel codice linguistico nazionale di un materiale che non era registrato, \u00e8 l\u2019innesto di vocaboli che sono stati espulsi e dimenticati\u201d.<\/p>\n<p>Ad oggi, si aspetta che la casa editrice Mondadori pubblichi una raccolta delle opere di Vincenzo Consolo, nella collana dei Meridiani, a parziale risarcimento del ritardo riservato al suo autore pi\u00f9 prezioso\u2026<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Chi scrive ebbe occasione di incontrare Vincenzo Consolo, per la prima volta, proprio in una libreria della Como del Novecento, La libreria Voltiana, ormai chiusa, e trasformata in un immondo fast food. In quell\u2019occasione un giornalista del Corriere di Como, Dario Campione, estimatore dello scrittore siciliano, mi chiese di partecipare alla presentazione del secondo dei suoi tre romanzi, appena pubblcato, Nottetempo, casa per casa.<\/p>\n<p>Nel 2005 egli mi ricambi\u00f2 l\u2019onore e present\u00f2, alla storica libreria Feltrinelli di via Manzoni in Milano, un mio libro, L\u2019ultimo rogo, racconto di persecuzioni e tragedie del nostro tempo moderno\u2026<\/p>\n<p>Penso che lo avesse colpito, in qualche occasione di dialogo che avevamo avuto in quei tempi, la valutazione che avevo avanzato del suo ultimo romanzo, Lo Spasimo di Palermo. Alla conclusione di quel complesso e vivo racconto della disfatta morale e civile della Sicilia degli anni Novanta dello scorso secolo, una scena sospesa non chiarisce in modo esplicito se il protagonista del romanzo sopravviva all\u2019esplosione di un\u2019auto bomba, in una scena spettrale del tutto simile alla reale e cruda vicenda del magistrato Paolo Borsellino. Propendo, ora come allora, per il s\u00ec, e con quel protagonista, Chino Gioacchino Martinez, intellettuale incantanto dal mondo, a parere di chi scrive moriva, in effetti, nel romanzo di Consolo, la stessa possibilit\u00e0 di scrittura nell\u2019autore del romanzo. L\u2019uccisione dell\u2019intellettuale rappresentava la metafora di un vero e proprio annichilimento creativo dell\u2019autore. Penso che dovesse essere molto cruda come affermazione, e forse la presentai a Vincenzo Consolo con un eccesso di distacco analitico. Egli avrebbe potuto fare altrimenti, eppure non rinunci\u00f2 a offrire la sua disponibilit\u00e0, tanto da presentare il mio libro (nella foto del 28 febbraio 2005).<\/p>\n<p>Occorre rammentarlo: \u00e8 un fatto che, dopo aver pubblicato Lo Spasimo di Palermo, Vincenzo Consolo non produsse pi\u00f9 un\u2019opera letteraria dotata dell\u2019organicit\u00e0, del tenore e della forza narrativa del suo ultimo romanzo: seguirono saggi, raccolte di articoli giornalistici (il pi\u00f9 importante la raccolta Di qua dal faro), interviste. Non pi\u00f9 un romanzo.<\/p>\n<p>Dobbiamo quindi comprendere il senso e la portata di tanto intellettuale, davvero unico, refrattario al chiacchericcio televisivo, mai prono al potere, combattivo e resistente.<\/p>\n<p>Penso che nella sua opera, prima di ogni cosa, ci fosse una musica compositiva. Diversi autori, anche su saggi rintracciabili in rete, hanno riconosciuto nella ritmica della prosa di Vincenzo Consolo il metro (pascoliano?) del parodo o dell\u2019exodo anapestico: si tratta del ritmo dattilico ascendente che si trovava negli antichi canti di marcia spartani, o nelle tragedie ateniesi.<\/p>\n<p>Questa intuizione musicale, anzi, come disse lo stesso Consolo, poetica, diffusa nel componimento romanzesco, a partire dal Sorriso dell\u2019ignoto marinaio del 1967, si esalta con il passare degli anni e con l\u2019acquisizione di una consapevolezza maggiore in Vincenzo Consolo, sino a divenire esplicitazione di una poetica nella struttura del suo ultimo romanzo, Lo Spasimo di Palermo. Proprio quest\u2019ultimo viene introdotto da una struttura natrrativa che s\u2019intercala tra un capitolo e l\u2019altro, e che richiama il coro della tragedia, mostrando cos\u00ec in modo evidente la struttura compositiva e l\u2019allusione alla tragedia ateniese:<\/p>\n<p>\u201cCongiura, contagio e peste in ogni tempo\u201d\u2026<\/p>\n<p>(Si consideri che, sul piano ritmico questo inserto risponde per l\u2019appunto al ritmo anapestico:<\/p>\n<p>. . \u2018 . . \u2018 . . \u2018 . . \u2018 . .\u2019 . )<\/p>\n<p>La peste cui Consolo si rivolge, \u00e8 la pervasivit\u00e0 ossessionante del sopruso mafioso, che porter\u00e0 la speranza dei siciliani al naufragio dell\u2019ultimo attentato palermitano che divenne tomba della speranza dei siciliani onesti e morte per il magistrato Paolo Borsellino.<\/p>\n<p>In particolare, dei tre romanzi di Vincenzo Consolo che costituiscono il ciclo dell\u2019Italia unita, giova rammentare la chiave di lettura che il medesimo Consolo amava darne: si tratterebbe del racconto dei tre fallimenti della storia unitaria. Nel primo, sarebbe rappresentato il fallimento risorgimentale, il naufragio delle speranze democratiche e garibaldine nella Sicilia dei Gattopardi; e con esso, \u00e8 in uno descritto anche l\u2019eclissi dell\u2019intellettuale: inattuale, inconsapevole, passivo, non ancora engag\u00e8, per cos\u00ec dire. Nel secondo romanzo, Nottetempo, casa per casa, anche qui un intellettuale, maestro elementare, \u00e8 travolto dal secondo e drammatico fallimento dell\u2019Italia unitaria, quello dovuto all\u2019avvento de fascismo. Per la seconda volta, le speranze degli italiani naufragano in un gorgo storico, nel ventennio del buio novecentesco. E infine il terzo romanzo, Lo Spasimo di Palermo, ci presenta un ulteriore fallimento delle speranze italiane, quello repubblicano. Le speranze di una rinascita crollano di fronte alla pervasivit\u00e0 del potere mafioso, e alle sue infiltrazioni nello Stato repubblicano; ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9, con la fine del magistrato assistiamo alla morte dell\u2019intellettuale protagonista del romanzo, Chino Martinez, e della sua graduale presa di coscienza della violenza del mondo.<\/p>\n<p>Come ho ricordato, a parere di chi scrive, non \u00e8 da consierarsi casuale che l\u2019epilogo, tragico, per l\u2019intellettuale protagonista del suo terzo e ultimo romanzo sia prodromico all\u2019esaurirsi della vena creativa dello scrittore sicliano. Forse studi documentati e filologicamente ben condotti sul materiale documentario di Vincenzo Consolo potranno dimostrare che cos\u00ec non sia stato; ma ad oggi nessuna traccia ci dimostra che Consolo attendesse a un\u2019opera dello spessore problematico dello Spasimo di Palermo.<\/p>\n<p>Forse, dal lavoro di vaglio critico condotto per la nuova edizione del Meridiano a lui dedicato sapremo qualcosa di pi\u00f9 su Vincenzo Consolo. Di certo, sin d\u2019ora possiamo ritrovare in lui uno dei pi\u00f9 alti romanzieri (romanziere, malgr\u00e9 lui) del nostro secondo Novecento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>EIDOTECA RIFLESSIONI EXTRA MOENIA ET INTER PARES IN RICORDO DI VINCENZO CONSOLO Di Filippo Di Gregorio Lo scorso 21 gennaio 2012 moriva a Milano lo scrittore Vincenzo Consolo. 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