{"id":3713,"date":"2018-03-01T14:43:00","date_gmt":"2018-03-01T14:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3713"},"modified":"2025-05-20T06:54:55","modified_gmt":"2025-05-20T06:54:55","slug":"lulissismo-intellettuale-in-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3713","title":{"rendered":"L\u2019ulissismo intellettuale in Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"\n<p><br><strong><em>Giuseppe Traina <\/em><\/strong>1<br>Per provare a ragionare sull\u2019ulissismo intellettuale in Vincenzo Consolo bisogna tener conto sia dei debiti di Consolo con l\u2019Odissea come testo, sia della varia commistione fra il nostro scrittore e il protagonista dell\u2019Odissea come personaggio che vive oltre il poema e diventa antonomastico. Si tratta di rapporti diretti, che Consolo ha esplicitato, per esempio quando ha definito l\u2019Odissea un \u00abgrande archetipo\u00bb (Consolo 2015: 1241). Ma si tratta anche di elementi riconducibili a una nozione pi\u00f9 ampia di ulissismo intellettuale da intendere come avventura della conoscenza oltre i confini disciplinari, temporali e geografici, di cui magari Consolo non ha lasciato tracce esplicite ma che si possono ugualmente riscontrare, pensando soprattutto alle feconde ambiguit\u00e0 di Ulisse, personaggio moderno non tanto perch\u00e9 astuto ma perch\u00e9 problematico portatore dell\u2019ambivalente potere della parola2.<br>Consolo ha tematizzato l\u2019ulissismo prima di tutto nel viaggio narrato in Retablo e poi in tre elementi basilari: la costruzione della trilogia composta da Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, Nottetempo, casa per casa e Lo Spasimo di Palermo, che evidenzia rimarchevoli elementi ulissiaci in comune, come l\u2019azzardo e lo scacco che condannano alla morte, all\u2019erranza o all\u2019afasia; la concezione a dittico di L\u2019olivo e l\u2019olivastro e Lo Spasimo di Palermo, fondata sul tema del nostos;<\/p>\n\n\n\n<ol>\n<li>la pubblicazione di testi laterali ma ai quali Consolo mi sembra desse una certa importanza, come Il viaggio di Odisseo e soprattutto Fuga dall\u2019Etna3. 1 Giuseppe Traina, Universit\u00e0 di Catania.<br> 2 La bibliografia su Ulisse \u00e8 impossibile da riassumere in una noterella: cfr. almeno Boitani 20122. 3 Cfr. Consolo 1993 e Consolo, Nicolao 1999. Sull\u2019ulissismo esplicito in Consolo esiste un bel saggio di Massimo Lollini nel quale quest\u2019aspetto mi pare sia affrontato in modo quasi esaustivo. Riassumo i punti principali del discorso di Lollini: I. Ulisse \u00e8 eroe del Mediterraneo, ma la civilizzazione del Mediterraneo ha rivelato in s\u00e9 tanto il volto della violenza quanto quello della cultura e dell\u2019intelligenza: sicch\u00e9 Consolo, in tale direzione, ipervalorizza l\u2019emblema omerico dell\u2019olivo e dell\u2019olivastro, ripetendolo in pi\u00f9 luoghi e facendone il perno del suo libro pi\u00f9 inclassificabile; II. \u00abil viaggio di Odisseo diventa la metafora che consente a Consolo di ritrovare nel mito e nella letteratura un senso drammatico e complesso dell\u2019esistenza personale e collettiva, non pi\u00f9 legato ad alcuna ideologia di progresso della civilt\u00e0 mediterranea\u00bb (Lollini 2005: 25); III. Ulisse \u00e8 anche immagine dell\u2019esilio \u00abinappagato per l\u2019infinito che lo pervade e lo proietta in una dimensione di alterit\u00e0\u00bb: da questa alterit\u00e0 deriva il lavoro dello scrittore, un lavoro di scavo nel linguaggio alla ricerca di \u00abuna parvenza di umano\u00bb (Lollini 2005: 25); IV. odissiaco \u00e8 il viaggio in mare come esperienza di tipo sia storicamente determinato (economico), sia come avventura intellettuale, nel senso codificato da Dante nel XXVI canto dell\u2019Inferno; V. il racconto omerico \u00e8 diventato fondativo di un mito perch\u00e9 ha unito i tre elementi basilari della civilizzazione mediterranea: il viaggio, il mare, la guerra; VI. odissiaca \u00e8 la centralit\u00e0 della catabasi come luogo del riconoscimento del dolore, della paura di morire; VII. la profezia di Tiresia ha messo al centro del destino di Ulisse l\u2019erranza, l\u2019esilio come \u00abriconoscimento dell\u2019alterit\u00e0 intrinseca nella condizione dell\u2019Ulisse moderno\u00bb, che Consolo studia \u00abin una prospettiva di lunga durata\u00bb (Lollini 2005: 29): talch\u00e9 discendono dall\u2019inquietudine ulissiaca non solo i suoi protagonisti pi\u00f9 immediatamente riconoscibili in questa condizione, ma perfino i satanisti di Aleister Crowley e il barone Cicio di Nottetempo, casa per casa; VIII. data l\u2019importanza del precedente rappresentato dall\u2019Iliade, poema della guerra, in Consolo l\u2019Odissea diventa \u00abun viaggio penitenziale, un nostos di espiazione\u00bb (Lollini 2005: 30) del sopravvissuto rispetto agli orrori della guerra, un po\u2019 come in Primo Levi. Dunque la meta del nostos non \u00e8 la patria, ma l\u2019esilio stesso, anche perch\u00e9 non si pu\u00f2 avere nostalgia di una patria distrutta dalla tecnologia, come dimostra L\u2019olivo e l\u2019olivastro; IX. Consolo \u00e8 condannato all\u2019erranza nei due poli opposti del disgusto: Milano e la Sicilia. L\u2019erranza non \u00e8 una scelta ma una condizione dolorosa dell\u2019Ulisse moderno; X. unica alternativa per Ulisse \u00e8 il naufragio. Ovvero, nei termini consoliani, il naufragio del romanzo, l\u2019afasia. Che \u00e8 poi effetto L\u2019ulissismo intellettuale in Vincenzo Consolo 101 della dimensione etica che distingue Consolo dal mero approccio solipsistico al presente (la disperazione); XI. se l\u2019Ulisse omerico ha messo in discussione il suo nome e la sua identit\u00e0, chiamandosi Nessuno, l\u2019Ulisse moderno riconosce la mancanza di identit\u00e0 come un valore perch\u00e9 apre all\u2019ibridazione culturale (che \u00e8 un vero e proprio topos del Consolo saggista tra gli anni Ottanta e Duemila, dunque con ampio e preveggente anticipo su temi che poi diventeranno vulgata culturale, almeno per buona parte della sinistra intellettuale italiana). Fin qui Lollini. A integrazione della sua analisi si pu\u00f2 ulteriormente sottolineare che la dimensione tragica (ma anche di pietas4) del discorso di Consolo, soprattutto dell\u2019ultimo Consolo vieppi\u00f9 odissiaco, non \u00e8 soltanto riconducibile alla formazione classica, con netta preferenza per la cultura greca su quella latina, ma si innerva anche di contributi che sul piano strettamente letterario si rivolgono soprattutto alla cultura araba (con naturale predilezione per i poeti arabi di Sicilia) e dei paesi sudamericani o, in genere, delle culture postcoloniali. Mentre sul piano non letterario \u00e8 sempre viva in Consolo l\u2019attenzione alla cultura popolare siciliana. E qui si potrebbe innestare una riflessione su quello che Consolo considera popolare, perch\u00e9 mi pare che ci sia in lui, come c\u2019\u00e8 nella migliore  tradizione letteraria siciliana, un netto rifiuto delle forme pi\u00f9 arcaiche e arretrate della cultura popolare5 mentre c\u2019\u00e8 un interesse sempre vivo (e atipico, per un letterato italiano) nei confronti del popolo che vuole emanciparsi attraverso l\u2019acculturazione (l\u2019olivo) e anche verso la cultura tecnico-scientifica purch\u00e9 nella sua versione pre-tecnologica: si pensi alla botanica e all\u2019arboricoltura che si affaccia in Retablo e di cui si fa vessillifero soprattutto lo zio\/padre putativo di Chino Martinez nello Spasimo di Palermo. Queste aperture si sostanziano di una conoscenza perfino erudita di tutta una pubblicistica scientifica, soprattutto di ambito pre-novecentesco e siciliano; e anche queste aperture rientrano, a mio avviso, nella prospettiva ulissiaca in quanto si collegano alla dicotomia tra olivo e olivastro e anche in quanto considerano la techne non meccanizzata come una forma tra le pi\u00f9 alte dell\u2019intelletto umano e di una misura umana del vivere: si ricordi il grande emblema del letto nuziale costruito da Ulisse ricavandolo da un unico blocco di legno d\u2019ulivo. Ci sono per\u00f2 alcuni micro-elementi che rinviano a singoli punti della presenza odissiaca in Consolo e che non mi pare siano stati messi in evidenza a sufficienza. Per esempio, vorrei ricordare che, ben prima di Retablo, emerge il tema del viaggio, non massicciamente nella Ferita dell\u2019aprile ma pi\u00f9 chiaramente nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio, e comunque sempre in posizione incipitaria: <br><em>4 Cfr. Turchetta 2015: LXVIII-LXXIV. 5 Leggiamo in Ratumemi: \u00ab\u201cContra la forza nun cci vali la raggiuni\u201d concluse il primo. E: \u201cE basta, vah! Finiamola con \u2018sti proverbi vani degli antichi!\u201d\u00bb (Consolo 2015: 534).<\/em> \u00abDei primi due anni che passai a viaggiare mi rimane la strada arrotolata come un nastro, che posso svolgere\u00bb (Consolo 2015: 5)6 \u2013 ma \u00e8 bene ricordare che nel primo romanzo il viaggio non si compie via mare: n\u00e9 questo di cui parla all\u2019inizio, che gli serve a raggiungere la scuola, n\u00e9 quello in camion col padre: quest\u2019ultimo, per\u00f2, occupa un importante spazio nella Bildung dell\u2019io narrante, sia perch\u00e9 lo lega al padre (figura positiva, alla stregua del vero padre di Consolo e a lui abbastanza somigliante, peraltro) sia perch\u00e9 gli permette di abbozzare un episodio nel bosco che rimanda all\u2019importante racconto I linguaggi del bosco (che si legge nella seconda sezione delle Pietre di Pantalica). Anche il Sorriso dell\u2019ignoto marinaio comincia all\u2019insegna del viaggio con un clamoroso periodo nominale e proprio con le parole: \u00abViaggio in mare di Enrico Pirajno barone di Mandralisca da Lipari a Cefal\u00f9 con la tavoletta del ritratto d\u2019Antonello [\u2026]\u00bb (Consolo 2015: 127). A proposito di viaggi, forse si potrebbe ricondurre al modello dell\u2019Odissea anche la struttura del viaggio \u2018a stazioni\u20197 molto presente nella narrativa consoliana: spesso si tratta di tappe previste, ma talvolta \u00e8 il contrario e i personaggi si fermano a causa di rapine, fughe o accidenti vari; questa struttura \u00e8 tipica della tavola centrale di Retablo e ovviamente anche dell\u2019Olivo e l\u2019olivastro (ma non \u00e8 assente neppure nello Spasimo di Palermo) e appare in singoli momenti di altri testi, come nel caso dei due viaggi col padre a cui accennavo prima, o in Le vele apparivano a Mozia (Consolo 2012: 124-127), che racconta il viaggio a cui fu ispirato Retablo, o ancora in un racconto come La grande vacanza orientale occidentale (Consolo 2012: 163-169), che ci d\u00e0 modo di risalire con molta chiarezza alla vocazione del giovane Consolo a viaggiare per la Sicilia e a leggerne l\u2019identit\u00e0 all\u2019insegna della grecit\u00e0. Vocazione alla quale si giustapporr\u00e0, senza scacciarla, l\u2019altra e successiva vocazione a valorizzare l\u2019et\u00e0 dell\u2019oro della Sicilia araba, \u00abunico e irripetibile esempio di equilibrio ateniese\u00bb (Consolo 2015: 1215). Non vanno sottovalutati anche taluni micro-aspetti ricondotti esplicitamente dall\u2019autore a Omero: per esempio, quasi alla fine del quinto capitolo della Ferita dell\u2019aprile, Filippo M\u00f9stica si spoglia, salta in groppa al mulo ed entra in acqua per fare il bagno con l\u2019animale. \u00c8 una sequenza che ci verrebbe facile definire panica8 ma che invece Consolo attribuisce a tutt\u2019altra ispirazione, perch\u00e9 il ragazzo \u00abtir\u00f2 avanti come un condottiero, di quelli delle storie d\u2019Omero\u00bb (Consolo 2015: 54). Dell\u2019Iliade, insomma. Ancora: all\u2019inizio del capitolo X della Ferita dell\u2019aprile, troviamo un intrigante paragone tra il mare e i campi coltivati: 6 Per inciso, un nastro arrotolato \u00e8 abbastanza simile, come forma, a una chiocciola e ci pare quasi un\u2019anticipazione del simbolo fondativo del Sorriso dell\u2019ignoto marinaio. 7 E chiss\u00e0 che Consolo, attento lettore di Benjamin e di Enzensberger, non avesse letto anche Mittner e riflettuto sul modello dello Stationendrama o che l\u2019abbia ripreso direttamente da Conversazione in Sicilia. 8 Forse anche dannunziana, se si potesse azzardare \u2013 e io lo farei \u2013 anche  quest\u2019aggettivo per definire certi aspetti della prosa consoliana. Le reti stese sopra la spiaggia parevano campi di terra grassa, orti concimati, tra la rena grigia. Il cielo scivolava fitto di qua dalle colline e sopra il mare verde e come scosso da un brivido si levava un tetto, spesso, che finiva lontano verso l\u2019orizzonte, dov\u2019era chiaro, lucente, come una lista di sole fra le stecche della gelosia: mare e cielo erano due piani paralleli, all\u2019infinito. (Consolo 2015: 97). Pu\u00f2 essere utile ricordare, sempre nella logica dell\u2019interesse di Consolo per le specificit\u00e0 della coltivazione agricola, quei punti, presenti in altre opere, in cui il nostro autore si sofferma sulla fertilit\u00e0 della terra: per esempio la terra grassa che si nasconde sotto la lumaca nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio o quel bellissimo passo di Filosofiana in cui Vito Parlagreco comincia a zappare un campo pieno di quelli che noi chiameremmo reperti archeologici e che per lui non sono inutili cocci senza valore (come, invece, lo sono per gli abitanti di Mozia che guardano il cavaliere Clerici come un matto quando vuol pagare loro la statua dell\u2019Efebo) ma \u00abcapricci\u00bb (Consolo 2015: 542) degli antichi, che per\u00f2 lo distraggono dall\u2019occupazione primaria, cio\u00e8 la coltivazione di quel gramo spicchio di terra. Perch\u00e9, nonostante l\u2019apparenza di inutile petraia, sotto questo strato di antichi cocci, Vito trova \u00abuna terra nera e grassa, terra di verginit\u00e0 immacolata\u00bb (Consolo 2015: 540). Se volessimo un po\u2019 estremizzare, potremmo perfino dire che non solo la natura \u00e8 sotto la natura (la terra sotto la chiocciola), ma anche che sotto la cultura (che pu\u00f2 anche essere percepita come sovrastruttura) c\u2019\u00e8 la natura, nella sua forma colturale ma anche, appunto, culturale: insomma, ci sono  due forme dell\u2019olivo ma non l\u2019olivastro. La bipartizione tra olivo e olivastro non \u00e8 stata sempre cos\u00ec netta e dominante in Consolo: starei per dire \u2018fortunatamente\u2019, dato che a me sembra perfino un po\u2019 eccessiva nella sua formulazione cos\u00ec oppositiva. Si legge nella Ferita dell\u2019aprile, in un passo in cui circola aria non soltanto siciliana ma anche greca, omerica: cos\u00ec rugoso e scuro, cos\u00ec contorto, il carrubo l\u2019avevo sempre pensato venuto dall\u2019oscurit\u00e0 del tempo, che affondasse le radici al centro della terra: e il tronco mi pareva di tufo e i frutti di carbone. L\u2019ulivo come il carrubo, la vite e l\u2019asino e le capre, le lancelle di mosto e gli scifi di quagliata, certi vecchi accoccati ma saldi, mi parevano cose antichissime e immortali. (Consolo 2015: 111). La conclusione della Ferita dell\u2019aprile recita: \u00abCos\u00ec girai tanti anni per i paesi, all\u2019isole, sulle montagne, alle marine, dal comune d\u2019Al\u00ec fino a Messina\u00bb (Consolo 2015: 121). In pochissime parole, c\u2019\u00e8 quasi una panoramica, prima, sull\u2019intero \u2018mondo\u2019 che il giovane siciliano impiegato del Dazio pu\u00f2 immaginare e accogliere in una definizione vaga quanto vasta; poi, c\u2019\u00e8 la precisazione, che riduce tutto al vero \u2018mondo conosciuto\u2019, una porzione nemmeno troppo grande della provincia di  Messina, che non \u00e8 certo la pi\u00f9 piccola tra le province siciliane: un allargamento della prospettiva geografica senza una chiara visione di quello che concretamente attende l\u2019io narrante. Sar\u00e0 certo ben pi\u00f9 ampia la rinnovata prospettiva esistenziale del viaggiatore Petro Marano approdato in Tunisia alla conclusione di Nottetempo, casa per casa; ma ricordiamo che l\u2019io narrante della Ferita dell\u2019aprile prima viaggiava soltanto sui monti pi\u00f9 vicini a casa e invece alla fine si slancia, con il nuovo lavoro che \u00e8 frutto della sua educazione scolastica, alla conquista di un territorio sia montuoso che marittimo (l\u2019autore lo specifica, volutamente). Dal canto suo, Petro non \u00e8 ancora il viaggiatore che sperimenta la disperazione radicale dell\u2019Olivo e l\u2019olivastro e dello Spasimo di Palermo9, tant\u2019\u00e8 che rifiuta l\u2019esilio in versione anarchica del compagno di viaggio Schicchi e si considera, costruttivamente, \u00absolo come un emigrante, in cerca di lavoro, casa, di rispetto. Solo ad aspettare con pazienza che passasse la bufera\u00bb (Consolo 2015: 755). Come ha ricordato Lollini, uno degli elementi basilari del viaggio di Ulisse \u00e8 la catabasi: sorvolando sulla sensazione che per Consolo il vero viaggio all\u2019inferno sia l\u2019imbattersi nella sofferenza degli uomini nel mondo, nelle sue varie forme \u2013 una tra le pi\u00f9 rilevanti \u00e8 senz\u2019altro la follia \u2013, pu\u00f2 essere interessante rilevare, a ulteriore conferma del ruolo tutto particolare giocato da Retablo nella storia letteraria del suo autore10, la continua alternanza metaforica tra inferno in terra e paradiso in terra. Quando Isidoro comincia a lavorare come facchino alla Cala dice: \u00abEro nell\u2019inferno\u00bb (Consolo 2015: 373); quando, di ritorno dal viaggio, si aggira in cerca di Rosalia: \u00abMi parvi preso da\u2019 turchi, da\u2019 corsari, rapito in un sogno angustiante. Girai per vichi, per strade, per piazze, del Borgo, della Kalsa\u00bb. Poi, dopo questo nuovo tuffo all\u2019inferno, ascende al paradiso nell\u2019oratorio di San Lorenzo: \u00abEntrai, mi parve d\u2019entrare in paradiso\u00bb (Consolo 2015: 375). E poi di nuovo in giro, \u00absenza posa sulla strada, pazzo, forsennato\u00bb (Consolo 2015: 376). Si ritrova nell\u2019intero romanzo, per\u00f2, l\u2019idea che tutta la realt\u00e0 siciliana sia un\u2019alternanza di inferno e paradiso: ancora Isidoro, durante il bagno termale a Segesta, \u00ab\u201cMa qui \u00e8 il paradiso!\u201d sclam\u00f2 Isidoro, pi\u00f9 sempre in beatitudine o in ebetudine vagante\u00bb (Consolo 2015: 402). Allusioni all\u2019inferno ci sono invece nel rivolgersi di Clerici alla Beccaria: \u00abnulladimeno, pur sulla soglia di questa forte terra, nel primo cerchio di questo vortice di luce, sull\u2019ingresso di questo laberinto degli olezzi, nell\u2019incamminamento di questa galleria de\u2019 singolari tratti e d\u2019occhi ardenti\u00bb (Consolo 2015: 403). La narrazione del viaggio da parte di Clerici \u00e8 trasognata: \u00abE a mano a mano io mi trovai a passare dal sogno e dall\u2019incanto al risveglio pi\u00f9 lucido, alla visione pi\u00f9 netta delle cose, ne la luce di giugno pi\u00f9 vere e crude, ch\u2019invade l\u2019animo mio d\u2019incertezza e d\u2019ansia pel futuro, finito questo tempo sospeso e irreale del viaggio\u00bb (Consolo 2015: 380-381); anche per lui, i facchini arrembanti tra la folla della Cala si presentano come invadenti e infernali, tanto pi\u00f9 dopo la visione dei corpi degli impiccati e dei torturati. Ne deriva l\u2019elezione di Isidoro come unica persona umile e istruita, che si distingue nel branco. In realt\u00e0 Clerici, anche se porta con s\u00e9 l\u2019Odissea11, si presenta come un viaggiatore fin troppo diverso dall\u2019Ulisse omerico. Ricordiamo la sua motivazione al viaggio: 9 Molto interessante l\u2019interpretazione di Daragh O\u2019 Connell, che distingue tra la \u00abdisfatta\u00bb del personaggio e la \u00abdisperazione\u00bb dell\u2019autore: <em>cfr. O\u2019 Connell 2008: 174. 10 Cfr. Traina 2001 e Traina 2014. 11 Cfr. Consolo 2015: 406<\/em>. volli sottrarmi alla tempesta insana d\u2019ogni sentimento percorrendo a ritroso, per gli antichi sentieri della storia, questo tempo umano del conato, del movimento cieco e incontrollato, fino al punto oscuro iniziale per cui si passa nell\u2019immota eternitate da cui veniamo, nel tempo senza soli e senza lune, giorni e stagioni, nativit\u00e0 e morte, del vuoto e del silenzio, nell\u2019immensa stasi, la somma e infinita quiete metafisica, nel modo come spiega il Campanella (Consolo 2015: 383). Egli sembra proprio l\u2019antitesi del viaggiatore, soprattutto del viaggiatore per mare; gli basta lo sballottamento d\u2019un sentiero disagevole ed ecco il paragone enfatico: \u00abE la lettica \u00e8 come il maremoto, un guscio di barchetta sopra creste e avvalli delle onde, e i naviganti sbattuti e tormentati a dritta e a manca\u00bb (Consolo 2015: 385). Poi per\u00f2 impara dell\u2019altro: Poi domani, vicende sempre nuove, nuove avventure, ignote, che \u00e8 l\u2019essenza stessa della vita, che dentro i due certi punti, l\u2019avvio e la sua fine, ricomincia l\u2019avventura ogni mattina. E ancor di pi\u00f9 l\u2019essenza della vita dentro nel viaggio, per cui viaggio si fa dentro il viaggio, ignoto nell\u2019ignoto. Cos\u00ec ora capisco coloro che viaggiano, capisco gli eterni erranti, i nomadi, i gitani: vivono ancor di pi\u00f9 dei sedentari, dilatano il tempo, ingannano la morte (Consolo 2015: 440). D\u2019altronde non c\u2019\u00e8 differenza tra sogno, viaggio e scrittura di viaggio, per il cavaliere Clerici: Mai sempre tuttavia il viaggio, come distacco, come lontananza dalla realt\u00e0 che ci appartiene, \u00e8 un sognare. E sognare \u00e8 vieppi\u00f9 lo scrivere, lo scriver memorando del passato come sospensione del presente, del viver quotidiano. E un sognare infine, in suprema forma, \u00e8 lo scriver d\u2019un viaggio, e d\u2019un viaggio nella terra<br>del passato. Come questo diario di viaggio che io per voi vado scrivendo, mia signora\u00bb (Consolo 2015: 413). Infine, la prosecuzione del viaggio, verso la Spagna, forse il Nuovo Mondo, sembra dettata, di botto, soltanto dalla notizia del matrimonio di donna Teresa, non da altri motivi pi\u00f9 consoni a un vero viaggiatore. In Retablo troviamo altri episodi o motivi riconducibili all\u2019Odissea. L\u2019ospitalit\u00e0 di Soldano Lodovico potrebbe ricordare quella di Alcinoo; anche l\u2019impressione che Clerici suscita al suo apparire \u2013 \u00abe mi sentii, cos\u00ec chiaro di pelo, chiaro di pelle e panni, cos\u00ec alto e scarno, un\u2019apparizione inusitata, un palo o baccalaro come bersaglio di tutte quell\u2019occhiate dritte e acute della corte, oblique e gravi della loggia\u00bb (Consolo 2015: 388) \u2013 ricorda un po\u2019 l\u2019apparizione di Ulisse a Nausicaa, dopo che si \u00e8 lavato ma anche dopo che \u00abAtena, la figlia di Zeus, lo fece \/ pi\u00f9 grande e pi\u00f9 robusto a vedersi\u00bb12. Ci sono dei paragoni espliciti: immergersi nei Bagni Segestani provoca Una dimenticanza di s\u00e9, degli altri, di passioni e crucci, come i compagni d\u2019Ulisse che nella terra dei Lotofagi mangiando il fior dolcissimo obliarono il ritorno o chi assunse il farmaco triste o altri doni accett\u00f2 della magica Circe, o chi si perse ascoltando una volta il canto stregato di Sirene, come mi persi anch\u2019io nel vacuo 12 Omero 2010: 407 (libro VI, vv. 229-230).  smemorante, nel vago vorticare, nella felicit\u00e0 senza sorgente e nome\u00bb (Consolo 2015: 402). Mentre nella palude di Mozia \u00abannega la memoria: vana sembra la ricerca, la prova d\u2019un racconto\u00bb: qui per\u00f2 la posta \u00e8 pi\u00f9 alta, \u00e8 in gioco la possibilit\u00e0 stessa di narrare, come sfida di conoscenza all\u2019ignoto: \u00abMa se appena ci volgiamo, castigo di sale, siamo spinti ancora, per lo scarto d\u2019un riquadro, pi\u00f9 dentro alla cascata, pi\u00f9 presso alla montagna: e troveremo un varco, un passaggio, e cosa ci attende dietro quel sipario?\u00bb (Consolo 2015: 442). Nella storia dell\u2019interpretazione del personaggio Ulisse molti si sono soffermati sul fatto che Ulisse \u00e8 tanto personaggio narrato quanto personaggio narratore di s\u00e9, dunque, in qualche modo, controfigura archetipica del narratore, dello scrittore13.<br>Altri segni odissiaci in Retablo possono esserci anche per opposizione: Cur\u00e0tolo Nino, \u00abquell\u2019uomo, alto e vigoroso, vestito delle pelli dei montoni\u00bb (Consolo 2015: 407), \u00e8 un anti-Polifemo: ed \u00e8 talmente anti-Polifemo da essere maestro d\u2019inganni, quando suggerisce a Clerici di fingersi medico risanatore del mal di denti del brigante. Si ricordi il ritornare, come basso continuo nell\u2019opera di Consolo, di Morte per acqua di T. S. Eliot: una sorta di monito periodico, che riguarda il conflitto natura-cultura, oriente-occidente, terra-mare, poesia-commercio. Una specie di inceppo della fantasia, forse un incubo, forse il grande incubo di un greco abitatore di isole14. Ma sul motivo dell\u2019isola bisognerebbe rileggere con attenzione almeno lo Spasimo di Palermo, dove si trovano diverse declinazioni, anche metaforiche, di tale tema: dagli \u00abanni di serena gioia\u00bb in cui Chino e Lucia vivono \u00abdavanti al grandioso mare, all\u2019isola che appare e che dispare all\u2019orizzonte\u00bb (Consolo 2015: 928) gi\u00f9 gi\u00f9 fino all\u2019isola, \u00abche egli in cuore malediva, matrice d\u2019ogni male, estremo lembo, perenne scivolio, annientamento\u00bb, e infine a Enna, \u00abisola sopra l\u2019altipiano\u00bb (Consolo 2015: 931). Lollini giustamente ha ricordato che il viaggio per mare \u00e8 anche temuto dalla cultura greca, perch\u00e9 implica il rischio della morte per acqua senza seppellimento: in Retablo abbiamo una versione felicemente capovolta di questo timore nell\u2019episodio dell\u2019inabissamento della statua dell\u2019Efebo di Mozia. Dunque, il viaggio non promana soltanto il fascino intellettuale della sfida ai propri limiti (come in Dante), ma anche autentica paura. Tali ambivalenze riguardano anche il rapporto con la Natura di alcuni personaggi di Consolo: si pensi al tema del licantropismo che domina Nottetempo, casa per casa, o in Filosofiana al \u2018notturno\u2019 leopardiano di Vito Parlagreco, il quale, per la verit\u00e0, s\u2019interroga soprattutto sulla labilit\u00e0 della storia, ma poi \u2013 nel confronto con il pastorello mutangolo e con la lepre morta \u2013 viene profondamente inquietato dal tema funebre. Da l\u00ec a una riflessione sulla scrittura, il passo \u00e8 breve: 13 Ma, a tal proposito, si legga la finissima analisi di O\u2019 Connell, fondata sul confronto tra un passo dello Spasimo di Palermo e il suo avantesto Consolo 1995. Cfr. O\u2019 Connell 2008: 174-179. 14 Cfr. Curi 2005: 77-84. Solo che sogno o favola poco \u00e8 diverso. Non \u00e8 sogno tutto quanto si racconta, s\u2019inventa o si riporta, per voce, per scrittura o in altro modo, d\u2019una vicenda d\u2019ieri, di oggi o di domani, d\u2019una vicenda possibile o fantastica? \u00c8 sempre sogno l\u2019impresa del narrare, uno staccarsi dalla vera vita e vivere in un\u2019altra. Sogno o forse anche una follia, perch\u00e9 dalla follia \u00e8 proprio la vita che si stacca e che procede accanto, come ombra, fant\u00e0sima, illusione, all\u2019altra che noi diciamo la reale. O della morte? (Consolo 2015: 545-546) A proposito della grande metafora ulissiaca dell\u2019erranza, va detto che Consolo la riserva, s\u00ec, a diversi suoi protagonisti ma, prima che essa trovi gli accenti tragici e non riconciliati dello Spasimo di Palermo (romanzo in cui sono in gioco davvero tante cose, forse troppe), la metafora dell\u2019erranza mi pare che assuma tinte anche alquanto ambivalenti. Per esempio, se riflettiamo sulla componente autobiografica del tema dell\u2019erranza o dell\u2019esilio, si consideri che Consolo ha narrato in tante occasioni e dietro diversi schermi, finzionali o no, il suo arrivo a Milano, da studente universitario, e la scoperta che esisteva a Milano, non lontano dall\u2019Universit\u00e0 Cattolica dove studiava, una sorta di luogo concentrazionario di accoglienza e smistamento per gli emigranti meridionali. Molto onestamente, Consolo non ha mancato di sottolineare come, rispetto al destino animalesco degli emigrati poveri, la sua condizione di studente emigrante fosse piuttosto diversa: non un privilegiato, ma neppure un disperato, ammassato in transito verso altre destinazioni. Ma sul tema dell\u2019esilio abbiamo due ulteriori approfondimenti della prospettiva di Consolo: come abbiamo gi\u00e0 visto, nell\u2019Olivo e l\u2019olivastro l\u2019esilio \u00e8 l\u2019autoesilio, conseguenza del disgusto per l\u2019invivibilit\u00e0 della Sicilia; nello Spasimo di Palermo il discorso da un lato si allarga alla tragedia civile della Sicilia infettata dalla mafia, dall\u2019altro si restringe \u2013 ma quanto si restringe in profondit\u00e0! Mi verrebbe da dire che si verticalizza verso il basso, nel romanzo del marabutto, della tragedia del nascondiglio ipogeo \u2013 a una prospettiva individuale, come dimostrano le parole conclusive del primo capitolo: \u00abL\u2019esilio \u00e8 nella perdita, l\u2019assenza, in noi l\u2019oblio, la cieca indifferenza\u00bb (Consolo 2015: 890). In uno scrittore come Consolo, l\u2019influsso omerico non pu\u00f2 mancare anche nelle scelte stilistiche. \u00c8 sufficiente procedere un po\u2019 a casaccio, quasi ad apertura di libro, per trovare qualche esempio. Attingo alle Pietre di Pantalica per un riconoscibilissimo calco omerico come \u00abE Filippo Siciliano [\u2026] cos\u00ec parl\u00f2\u00bb (Consolo 2015: 520), che d\u00e0 slancio epico a un personaggio di cui Consolo \u00e8 stato amico e di cui ammirava la coerenza nella lotta per i diritti dei contadini; ma attingo allo stesso libro anche per un modulo spiccatamente narrativo (e che al nostro orecchio suona omerico) che \u00e8 l\u2019abbrivio epico al passato remoto, spesso seguito da complemento di luogo. Un solo esempio, tra i tanti possibili: \u00abMossero per via Bivona e Castelvecchio, su per la mulattiera\u00bb (Consolo 2015: 515). Weinrich ci ha insegnato che, se il passato remoto \u00e8 il tempo grammaticale della storia, dell\u2019epos, della guerra, delle vittorie e delle sconfitte, l\u2019imperfetto durativo \u00e8 il tempo dell\u2019eterna e immutabile ciclicit\u00e0; attingo da Maloph\u00f2ros: \u00abS\u2019adagiava, tutta l\u2019area sacra, circondata da mura, sul fianco della collina\u00bb (Consolo 2015: 580); e, ancor pi\u00f9, alla fine del racconto: A poco a poco non sentii pi\u00f9 le parole di Tusa, guardavo Angelina e Ignazio, questi due giovani vecchi di ottant\u2019anni passati, [\u2026]. Persone reali, qui con me, su questa collina di Maloph\u00f2ros, in questo radioso mattino del primo giorno dell\u2019anno, che pure a poco a poco svanivano, venivano prese in un vortice, precipitavano con me nel pozzo di Ecate, incontro alle divinit\u00e0 sotterranee, nel mistero e nell\u2019oscurit\u00e0 infinita del Tempo. (Consolo 2015: 581) Nell\u2019economia delle Pietre di Pantalica, Maloph\u00f2ros \u00e8 il racconto della quiete illusoria, delle accoglienze oneste e liete, dell\u2019immersione nel mondo umano e civile di Selinunte ma anche in quello ctonio della Maloph\u00f2ros appunto: insomma, uno tra i racconti pi\u00f9 sereni e rasserenanti che Consolo abbia scritto. Ma come dimenticare che questa quiete \u00e8 continuamente insidiata dall\u2019agitazione motoria di Ignazio, dell\u2019inarrestabile Buttitta? E come non dire che al suo un po\u2019 eccezionale ritmo piano, alla sua quiete, quantitativamente Consolo preferisce l\u2019agitazione dromomaniaca dei suoi protagonisti? Non solo il cavaliere Clerici, ma anche l\u2019io saggistico di certe pagine delle Pietre di Pantalica (penso soprattutto a Comiso), l\u2019io narrante dell\u2019Olivo e l\u2019olivastro, e soprattutto il povero Chino Martinez dello Spasimo di Palermo. In questi testi \u00e8 tutto un andare e venire da un punto a un altro della Sicilia, o tra Milano, Parigi e la Sicilia, secondo tragitti \u2013 non sono sempre logici sul piano topografico ma dettati da un istinto che \u00e8 soprattutto non dominabile istinto di fuga \u2013 che trovano il loro modulo espressivo preferito nel sintagma \u00abVia da\u2026\u00bb che ricorre tante di quelle volte che quasi non fa macchia nel testo; mentre non si pu\u00f2 dimenticare, se non altro per l\u2019inciampo semantico costituito dalla voce di origine dialettale e rara, quella sequenza di Retablo di identico significato ma che inizia con \u00abArrasso, arrasso, mia nobile signora, arrasso dalla Milano attiva\u00bb e si conclude circolarmente con \u00abArrasso dalla mia terra e dal mio tempo, via, via, lontan!\u00bb (Consolo 2015: 433), dove il cavaliere Clerici sembra recuperare in extremis con l\u2019avverbio tronco la sua milanesit\u00e0 linguistica pesantemente revocata in gioco dall\u2019uso del meridionalissimo \u2018arrasso\u201915. A questo punto, una piccola divagazione, sempre di segno odissiaco: proprio mentre si trova, e sappiamo che non \u00e8 un caso, a Selinunte il cavaliere Clerici rifiuta la prospettiva del nostos a Milano, si dichiara felicemente prigioniero (anche dal punto di vista linguistico) della Sicilia che attraversa da ulisside. Bene, il rifiuto della Milano \u00abattiva, mercatora\u00bb a me fa pensare non soltanto alle note prese di posizione antiborghesi di Consolo ma anche a un sottotesto che mi rifiuto di credere Consolo non conoscesse: ossia all\u2019Ulisse di Tennyson, che poteva aver letto nella classica traduzione di Giovanni Pascoli, al rifiuto del nostos compiuto, del continuare a regnare su un\u2019Itaca in cui gli abitanti sono in preda alla logica solo economica, alla necessit\u00e0 per questo Ulisse nauseato 15 Lessema il cui uso risale, in Consolo, gi\u00e0 alla Ferita dell\u2019aprile: cfr. O\u2019 Connell 2008: 182, nota 59. di ripartire verso l\u2019ignoto e di affidare lo scettro a Telemaco (di lui pi\u00f9 adatto a intendersi con i regnicoli imborghesiti). Mentre non sar\u00e0 senza significato che nello Spasimo di Palermo sia il figlio a sperimentare la condizione dell\u2019esilio: come dire che a Itaca non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 posto nemmeno per Telemaco, mentre a Ulisse-Chino Martinez \u00e8 riservato non l\u2019esilio in un luogo (Parigi) dove, di fatto, Mauro si \u00e8 rifatta una vita, ma l\u2019erranza. Un paio di considerazioni finali. Non ho ancora menzionato il rapporto tra i viaggi dei personaggi alter ego di Consolo e il viaggio di Goethe in Sicilia, perch\u00e9 la mia intenzione era quella di utilizzare il meno possibile le pagine saggistiche e concentrarmi sul Consolo narratore. Per\u00f2 il saggio raccolto in Di qua dal faro mi d\u00e0 l\u2019agio di ricordare che, mentre Consolo sottolinea il fatto che Goethe ha dimostrato, in Sicilia, di volere sfuggire al rischio di \u00abvarcare la soglia dell\u2019ignoto\u00bb (Consolo 2015: 1220), Consolo, nei suoi romanzi, ha dimostrato di volere affrontare l\u2019ignoto, i suoi fantasmi, il mondo ctonio che li contiene anche se non li placa, ma l\u2019ha fatto utilizzando tutte le mistificazioni letterarie possibili: i mascheramenti, gli spostamenti, i veli e i filtri che gli venivano offerti dal gioco, appunto letterario, di specchi, reduplicazioni, metafore, simboli, rimescolamenti di carte e raddoppiamenti di alter ego. Tutte armi pi\u00f9 che legittime del suo armamentario  mentale che forse non \u00e8 barocco soltanto in Retablo o in Lunaria: si pensi al fatto che il romanziere delle scritte del Sorriso dell\u2019ignoto marinaio ha inserito una scritta anche nel testamentario Spasimo di Palermo, ed \u00e8, non a caso, l\u2019iscrizione incisa sull\u2019arco dell\u2019ingresso alla grotta dei Beati Paoli, che recita \u00abper arte e per inganno\u00bb (Consolo 2015: 910). Se le armi del raddoppiamento e del nascondimento sono per l\u2019autore pi\u00f9 che legittime, anche il lettore \u00e8 legittimato a tentare di smascherarle. E a chiedersi, per esempio, se il marabutto dello Spasimo di Palermo non sia anche un aleph, ovvero \u2013 come mi pare che il testo suggerisca \u2013 l\u2019illuminazione su una verit\u00e0 sconcertante, appresa da \u00abun libro raro, da sempre sognato, sul quale aveva oltremodo fantasticato, topographia e historia general de argel\u00bb (Consolo 2015: 954). A interrogarsi su \u00abi sensi vari del nome marabutto\u00bb  (Consolo 2015: 955): non solo un luogo-incubo il cui ricordo rinnova lo strazio di Lucia e di Chino, ma anche un uomo, prete della moschea o maestro del Corano, eremita santo o sacro pazzo: si ricordi che nella pagina proemiale in corsivo leggiamo un \u00abT\u2019assista l\u2019eremita\u00bb (Consolo 2015: 877), dunque un auspicio che cos\u00ec viene a cadere; e si pensi, sia pure per un attimo e senza trarne illazione alcuna, alla follia di frate Agrippino o al male catubbo del luponario. D\u2019altra parte, lo sappiamo bene dal proemio, Chino Martinez \u00e8 un\u2019ennesima nuova versione del multiforme mito di Ulisse: \u00e8 un Ulisse che arriva, s\u00ec, a Itaca ma trova la reggia vuota, senza la Penelope impazzita e morta, dunque non sa a chi svelare \u00abil segreto che sta nelle radici\u00bb e, preda di questa tragedia, ha bisogno della calma per \u00abritrovare il nome tuo d\u2019un tempo, il punto di partenza\u00bb. Il nome, il punto: l\u2019aleph, insomma. E siamo legittimati a chiederci, infine, perch\u00e9 nello Spasimo di Palermo Consolo fa morire Chino Martinez insieme a Borsellino e non insieme a Falcone. Domanda stupida? Non so, io me la sono posta solo adesso, ripensando al fatto che, nell\u2019immaginario collettivo degli anni atroci che abbiamo vissuto \u2013 noi da spettatori, altri un po\u2019 meno \u2013, il giudice Falcone aveva una \u2018presenza\u2019 simbolica e un carisma superiori a quelli di Borsellino. E allora, perch\u00e9 non lui ma Borsellino? Mi sono dato tre risposte, di ordine assai diverso: la prima, che spalmo sul piano della realt\u00e0, \u00e8 che, se gi\u00e0 la strage di Capaci era stata vissuta dall\u2019opinione pubblica come un\u2019enormit\u00e0, l\u2019omicidio di Borsellino, cos\u00ec immediatamente successivo, fu vissuto ancora peggio, come l\u2019emblema di una misura ormai colma; la seconda risposta \u00e8 che sarebbe apparsa una ben misera casualit\u00e0 il fatto che Chino Martinez sfrecciasse sull\u2019autostrada contemporaneamente alla macchina di Falcone (per\u00f2 questa risposta funziona sul piano della coerenza narrativa e della verosimiglianza romanzesca, a dimostrazione del fatto che, anche in un\u2019opera-limite come lo Spasimo di Palermo, Consolo doveva pur fare i conti con le regole e le tradizioni del romanzo, che invece non mancava mai di definire come un genere ormai defunto); la terza risposta non si colloca su un piano, ma s\u2019inabissa nei sottoscala del profondo, o dell\u2019inconscio, e riguarda il fatto che, mentre Falcone muore insieme alla moglie, Borsellino invece<br>muore davanti agli occhi della madre. Della quale Chino aveva in precedenza immaginato la pena, l\u2019ansia e, nella sua immaginazione, aveva pensato a come<br>anche Lucia, se fosse sopravvissuta alla follia, avrebbe atteso con ansia e con pena il ritorno di Mauro. L\u2019ansia e la pena, se si vuole, di Penelope. E gi\u00e0 che siamo a questa trafila metaforica femminile, vale la pena di ricordare il bellissimo inizio del decimo capitolo, quando Chino stenta a ricordare i tratti del volto di Lucia, che pare poi trascolorare in Euridice (\u00abil volgere le spalle, l\u2019andarsene man mano, lontana nel sacro regno, oscuro\u00bb) ma anche, poco dopo, nella potentissima immagine omerica dell\u2019impossibile abbraccio di Ulisse all\u2019ombra della madre: \u00abLa piena assenza. Lui m\u00f9tilo, smarrito, perso nell\u2019inconsistenza, nel protendere le braccia, stringere a s\u00e9 un\u2019ombra\u00bb (Consolo 2015: 958). La madre, dunque, arcana immagine \u2013 omerica e perenne \u2013 collegata alla morte. <br><br><em>Bibliografia<br>Boitani P., 20122, L\u2019ombra di Ulisse. Figure di un mito, Bologna, il Mulino.<br>Consolo V., 1993, Fuga dall\u2019Etna. La Sicilia e Milano, la memoria e la storia, a<br>cura di Renato Nistic\u00f2, Roma, Donzelli.<br>Consolo V., 1995, I barboni, in: Sgubin: Opere 1988-1995, Milano, Electa.<br>Consolo V., 2012, La mia isola \u00e8 Las Vegas, a cura di Nicol\u00f2 Messina, Milano,<br>Mondadori.<br>Consolo V., 2015, L\u2019opera completa, a cura e con un saggio introduttivo di Gianni<br>Turchetta e uno scritto di Cesare Segre, Milano, Mondadori, \u00abI Meridiani\u00bb.<br>Consolo V., Nicolao M., 1999, Il viaggio di Odisseo, Milano, Bompiani.<br>L\u2019ulissismo intellettuale in Vincenzo Consolo 111<br>Curi U., 2005, \u00abUno, nessuno, molti: ritratto di Odisseo\u00bb, Letture Classensi,<br>n\u00b0 32-34, 2005, p. 77-84.<br>Lollini M., 2005, \u00abIntrecci mediterranei. La testimonianza di Vincenzo Consolo,<br>moderno Odisseo\u00bb\u00b8 Italica, LXXXII, n\u00b0 1, 2005, p. 24-43.<br>O\u2019Connell D., 2008, \u00abConsolo narratore e scrittore palincestuoso\u00bb, Quaderns<br>d\u2019Itali\u00e0, 13, p. 161-184.<br>Omero, 2010, Odissea, traduzione di Vincenzo Di Benedetto, Milano, Rizzoli.<br>Traina G., 2001, Vincenzo Consolo, Fiesole, Cadmo.<br>Traina G., 2014, Siciliani ultimi? Tre studi su Sciascia, Bufalino, Consolo. E oltre,<br>Modena, Mucchi.<br>Turchetta G., 2015, \u00abDa un luogo bellissimo e tremendo\u00bb, in: Consolo V., L\u2019opera<br>completa, a cura e con un saggio introduttivo di Gianni Turchetta e uno<br>scritto di Cesare Segre, Milano, Mondadori, \u00abI Meridiani\u00bb, p. XXIII-LXXIV<\/em><\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/8c276a2e-4fdd-4250-9c6b-a460b9b08e4c.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"753\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/8c276a2e-4fdd-4250-9c6b-a460b9b08e4c-753x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3714\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/8c276a2e-4fdd-4250-9c6b-a460b9b08e4c-753x1024.jpg 753w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/8c276a2e-4fdd-4250-9c6b-a460b9b08e4c-220x300.jpg 220w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/8c276a2e-4fdd-4250-9c6b-a460b9b08e4c-768x1045.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/8c276a2e-4fdd-4250-9c6b-a460b9b08e4c-1129x1536.jpg 1129w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/8c276a2e-4fdd-4250-9c6b-a460b9b08e4c.jpg 1505w\" sizes=\"(max-width: 753px) 100vw, 753px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>reCHERches<br>Culture et histoire dans l&#8217;espace roman<br>21 | 2018<br>Studi per Vincenzo Consolo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giuseppe Traina 1Per provare a ragionare sull\u2019ulissismo intellettuale in Vincenzo Consolo bisogna tener conto sia dei debiti di Consolo con l\u2019Odissea come testo, sia della varia commistione fra il nostro scrittore e il protagonista dell\u2019Odissea come personaggio che vive oltre il poema e diventa antonomastico. Si tratta di rapporti diretti, che Consolo ha esplicitato, per &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3713\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">L\u2019ulissismo intellettuale in Vincenzo Consolo<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[287,86,1401,2158,318,246,23,77,1638,466,965,1382,1996,117,26,1853,204,142,17,493,1787,200,2161,728,208,1795,139,35,119,19,36,2160,464,145,306,57,912,116,260,651,187,20,38,39,163,47,151,2157,601,959,2159,154,29,709,175,18,616],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3713"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3713"}],"version-history":[{"count":26,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3713\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3740,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3713\/revisions\/3740"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3713"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3713"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3713"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}