{"id":3701,"date":"2018-11-01T22:15:00","date_gmt":"2018-11-01T22:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3701"},"modified":"2025-05-15T08:07:17","modified_gmt":"2025-05-15T08:07:17","slug":"retablo-e-altra-narrativa-di-vincenzo-consolo-lingua-e-significato-nei-nomi-paralleli-di-scritture-parallele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3701","title":{"rendered":"Retablo e altra narrativa di Vincenzo Consolo: lingua e significato nei nomi paralleli di scritture parallele"},"content":{"rendered":"\n<p><br>Enzo Caffarelli<br>Di Vincenzo Consolo sono stati pi\u00f9 volte e da pi\u00f9 voci messi in luce i percorsi paralleli della scrittura. Solo per citarne alcuni: \u2013 il racconto che si affianca all\u2019immagine, all\u2019illustrazione; l\u2019opera consoliana \u00e8 costantemente caratterizzata da riferimenti alle arti figurative. Se, in Retablo, al centro della vicenda \u00e8 posto il dipinto, a scomparti e a scene, che intitola l\u2019opera, nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio un ritratto di Antonello da Messina fa da filo conduttore del romanzo; Raffaello figura con il suo Spasimo di Sicilia (Andata al Calvario) appunto nello Spasimo di Palermo; nell\u2019Olivo e l\u2019olivastro, Caravaggio approda a Siracusa per dipingere il Seppellimento di Santa Lucia. Un saggio di Consolo reca il titolo di un quadro di Renato Guttuso, Fuga dall\u2019Etna;1 ancora in Retablo, si pensi all\u2019inventario del museo del Soldano Lodovico, alla descrizione dei resti di Selinunte e alla menzione di pittori contemporanei. Peraltro le citazioni pittoriche sono spiegate dallo stesso Consolo, <br><br><em>memore delle riflessioni di Cesare Segre,2 con  1 Fuga dall\u2019Etna. La Sicilia e Milano, la memoria e la storia, Roma, Donzelli 1993. \u00abIl riferimento all\u2019opera guttusiana testimonia di un\u2019amicizia e di una consonanza ideale che si traduce in altre citazioni presenti nei romanzi, fino a giungere ad una pi\u00f9 ampia riflessione critica nel saggio L\u2019immensa realt\u00e0, compreso nella silloge Di qua dal faro\u00bb (Dario Stazzone, \u00abQuel pittore celebrato della Bagar\u00eca\u00bb. Guttuso nell\u2019opera di Vincenzo Consolo, \u00abOblio\u00bb, IV (2014), 14-15, pp. 79-90, p. 81). 2 Cfr. Cesare Segre, La pelle di San Bartolomeo, Torino, Einaudi 2003, dedicato al nesso tra lettura e pittura e ai rapporti di transcodificazione, studio conosciuto e meditato da Consolo, come la ricerca di un equilibrio tra temporalit\u00e0 e spazialit\u00e0, come affermato in un\u2019intervista concessa a Giuseppe Traina: <\/em><br><br>Credo ci sia bisogno di equilibrio tra suono e immagine, come una sorta di compenso, perch\u00e9 il suono vive nel tempo, invece la visualit\u00e0 vive nello spazio. Cerco di riequilibrare il tempo con lo spazio, il suono con l\u2019immagine. Poi sono stati motivi d\u2019ispirazione, di guida, le citazioni iconografiche di Antonello da Messina o di Raffaello. In Retablo c\u2019\u00e8 l\u2019esplicitazione dell\u2019esigenza della citazione iconografica: il \u2018retablo\u2019 appartiene alla pittura ma \u00e8 anche \u2018teatro\u2019, come nell\u2019intermezzo di Cervantes;3 \u2013 la poesia che, anzich\u00e9 rappresentare uno sviluppo autonomo e nettamente distinto dalla prosa nella produzione dello scrittore \u2013 come in altri Siciliani contemporanei (Sciascia, Bufalino, D\u2019Arrigo, Bonaviri, ecc.) \u2013 s\u2019infiltra nella prosa stessa, scandendo un ritmo particolarissimo per opere come Retablo e, prima, La ferita dell\u2019aprile (ma anche Nottetempo casa per casa e altro). Si tratta di un ritmo intessuto su frequentissimi endecasillabi (e inoltre settenari e dodecasillabi): ne ho contati 62 soltanto nelle 7 pagine dell\u2019introduttivo \u00abOratorio\u00bb, spesso a coppie, talvolta pi\u00f9 numerosi, fino a 5 consecutivi.4 In un passo della \u00abPeregrinazione\u00bb sono 6 i consecutivi;5 nelle 6 righe tipografiche iniziali del cap. \u2018In Egesta degli El\u00ecmi\u2019 risultano 8, e 6 nella descrizione della statua della Veritas (p. 23), nella quale Isidoro<br>riconosce la sua Rosalia (e che si conclude con un verso di sapore dantesco: \u00aburlai, e caddi a terra tramortito\u00bb); sono 9 nella presentazione del retablo delle meraviglie da parte dello \u00abscoltor d\u2019effimeri Cris\u00e8malo\u00bb e del \u00abpoeta vernacolo Chinig\u00f2\u00bb. Ne sono ricchi soprattutto gli incipit (cfr. anche Lunaria e Nottetempo casa per casa). Ma, insieme alla lirica \u2018alta\u2019, Consolo mira alla rievocazione di echi strofici popolari; egli stesso ribadiva il suo amore per le narrazioni ritmiche, i cantastorie, i racconti orali che, a forza di ripetersi, perdono tutto ci\u00f2 che non \u00e8 essenziale; \u2013 la miscela di storia reale e di finzione, anche nei nomi propri. In Retablo non solo il protagonista e io narrante della centrale Peregrinazione, Fabrizio Clerici, corrisponde a un personaggio reale (1913-1993), ma il pittore Clerici e l\u2019amico Consolo compirono effettivamente un viaggio in Sicilia e visi-<br><br> <em>dimostra la sua comunicazione Antonello e altri pittori, letta presso l\u2019Accademia Carrara di Bergamo il 4 febbraio 2004 (cito da Stazzone, \u00abQuel pittore\u2026, cit., p. 79). 3 Cfr. Giuseppe Traina, Vincenzo Consolo, Fiesole (Firenze), Ed. Cadmo 2001, p. 130. 4 \u00abDio che\/ non mi scans\u00f2 dalle nasse o rizzelle\/ che un bel d\u00ec si misero a calarmi\/ una coppia di donne, madre e figlia\/ ch\u2019io d\u2019un subito, fraticello mondo,\/ credei di casa, oneste e timorate\u00bb (p. 18). Per la numerazione delle pagine seguo la 1\u00aa ediz. \u00abIl castello\u00bb, Palermo, Sellerio 1990. 5 \u00ab\u00c8 una terra nordica, luntana,\/ \u2019na piana chiusa da montagne altissime\/ d\u2019eterni ghiacci e d\u2019intricati boschi,\/ rotta da lunghi fiumi e laghi vasti,\/ terra priva di mare, cielo, sole,\/ stelle, lune, coi verni interminabili\u00bb, 49<\/em><br><br>-tarono alcuni luoghi poi rappresentati nel racconto, per es. Mozia sull\u2019isola di San Pantaleo.6 Clerici era un grande estimatore di Giacomo Serpotta, pi\u00f9 volte citato in Retablo come lo scultore (e decoratore) palermitano che usa come modella la Rosalia di Isidoro. Si pensi poi ai soprannomi dei pittori, elencati da Isidoro, quando si complimenta con don Fabrizio per un suo disegno appena abbozzato: \u00abSiete meglio del Monrealese, meglio dello Zoppo 1di Gangi, del Monocolo di Racalmuto, meglio di quel pittore celebrato (non ricordo il nome) della Bagar\u00eca\u00bb7 (pp. 62-63). E al barone Enrico Pirajno di Mandralisca, nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio, al marinaio Giovanni Interdonato, al capopopolo Filippo Siciliano e altri personaggi di Ratumemi (dalle Pietre di Pantalica), ecc.; \u2013 l\u2019amore religioso e l\u2019amore carnale, come emergono da Retablo e in particolare dalla santa e dalle donne che portano il nome Rosalia\u2026 ma anche nella vita e figura della santa, \u00abdoppia nella grotta che si vuole sia stata il suo eremo, tra Monte Pellegrino e la Quisquina, doppia anche nel regno delle immagini, se \u00e8 vero che alla fanciulla siciliana van Dyck impresse i lineamenti di una florida giovinotta fiamminga, bionda e dall\u2019incarnato roseo, che si sarebbe presto imposta sull\u2019altra figura, emaciata come si conviene a una eremita\u00bb.8 In fondo, la Rosalia che ha indotto in tentazione il fraticello Isidoro \u00e8, paradossalmente, anche l\u2019immagine della santa \u2013 nella statua del Serpotta \u2013 cui il poveretto si rivolge nelle sue preghiere; \u2013 la scelta di un linguaggio che combina elementi non solo lontani dall\u2019italiano standard o dagli standard regionali, ma si muove sul piano lessicale, fonetico, morfologico e sintattico su piani paralleli, con il recupero colto di latinismi e grecismi, di arabismi e con il ricorso al dialetto nelle sue sfumature, una lingua \u2018verticale\u2019, in contrasto con quella orizzontale, \u00abrigida e anche fragile perch\u00e9 invasa da un super-potere economico che non \u00e8 il nostro\u00bb.9 Ha scritto Cesare Segre, a proposito del Sorriso dell\u2019ignoto marinaio, del tentativo di \u00abfar esplodere il linguaggio medio, spingendolo contemporaneamente verso i livelli pi\u00f9 alti e quelli pi\u00f9 bassi dello spazio linguistico\u00bb;10<br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1239\" class=\"wp-image-3702\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/978880480258HIG-310x480-1.webp\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/978880480258HIG-310x480-1.webp 310w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/978880480258HIG-310x480-1-194x300.webp 194w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><br><br><em> 6 Cfr. Paolo Mauri, Fabrizio delle meraviglie, \u00abla Repubblica.it\u00bb, 8\/10\/1987; in rete: http:\/\/ricerca. repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/1987\/10\/08\/fabrizio-delle-meraviglie.html. 7 I pittori sono facilmente identificabili: il Monrealese \u00e8 Pietro Novelli, secentista caro anche a Federico De Roberto, che lo cita nei suoi romanzi; lo Zoppo di Gangi \u00e8 pseudonimo dietro cui si celano due pittori manieristi; il Monocolo di racalmuto o Monocolus Recalmutensis \u00e8 Pietro D\u2019Asero; il non nominato \u00e8 tale perch\u00e9 si tratta di un contemporaneo del Clerici reale e di Consolo, Renato Guttuso. 8 Sergio Troisi, Van Dyck a Palermo e la Santuzza gir\u00f2 il mondo, \u00abla Repubblica.it\u00bb, 9\/07\/2015. 9 C fr. le interviste di Italialibri: Intervista con Vincenzo Consolo, gennaio-febbraio-marzo 2001, in rete: www.italialibri.net\/interviste\/consolo\/consolo31.html. 10 Cesare Segre, La costruzione a chiocciola nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio di Vincenzo Consolo, in Intreccio di voci, Torino, Einaudi 1991, pp. 71-86. <\/em><br><br>\u2013 la scelta di nomi che hanno spesso una doppia motivazione, come nel caso della famiglia di Pietro Marano in Nottetempo casa per casa: Ho adottato questo nome perch\u00e9 ha due significati per me. Marano significa marrano, cio\u00e8 l\u2019ebreo costretto a rinnegare la sua religione e a cristianizzarsi [\u2026] e poi per rendere omaggio allo scrittore Jovine che chiama il suo personaggio principale Marano ne Le terre del sacramento, quindi \u00e8 un omaggio a una certa letteratura meridionalista.11 Un altro esempio \u00e8 posto in bocca a un personaggio, il Madralisca del Sorriso, che chiosa il cognome di \u00abun celebre ministro di Polizia alla corte del sovrano Ferdinando, vicarioto di nome, nonch\u00e9 di fatto, creduto che in vicar\u00eca o bagno dimori malavita\u00bb, con riferimento al sic. vicarioto \u2018galeotto\u201912 e, aggiungo, etnico arcaico del paese di V\u00eccari alle porte di Palermo.13 \u2013 la doppia lingua, ossia il mondo reinventato attraverso la ridenominazione di ogni cosa, nei Linguaggi del bosco, grazie alla \u2018selvatica\u2019 amica Amalia: \u00abMi rivelava i nomi di ogni cosa, alberi, arbusti, erbe, fiori, quadrupedi, rettili, uccelli, insetti\u2026 E appena li nominava, sembrava che in quel momento esistessero. Nominava in una lingua di sua invenzione, una lingua unica e<br>personale, che ora a poco a poco insegnava a me e con la quale per la prima volta comunicava\u00bb;14 \u2013 addirittura si pu\u00f2 parlare di un parallelismo tra scrittura e lettura, autore e lettore: \u00abIo penso a un lettore che mi somigli, che sia simile a me, che abbia lo stesso tipo di conoscenza. [\u2026] Io penso a uno che sia veramente il mio doppio, che abbia la mia stessa storia, la mia stessa cultura, le mie stesse letture, che faccia parte di una stessa sfera culturale\u00bb.15 In Retablo, in particolare, si muovono in parallelo: le vicende del nobile milanese Fabrizio Clerici e del fraticello palermitano Isidoro, nato Cicco Paolo Cricchi\u00f2, che viaggiano per la Sicilia insieme, per lenire le proprie delusioni amorose con un bagno di storia, rovine, cultura; le storie d\u2019amore del Cricchi\u00f2 e di Vito Sammataro, accomunati dal nome della donna amata, Rosalia; 11 <br><br><em>C fr. Le interviste di Italialibri: Intervista con Vincenzo Consolo, cit. 12 Leonardo Terrusi, L\u2019onomastica nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio di Vincenzo Consolo, \u00abil Nome nel testo\u00bb, XIV (2012), pp. 55-63, p. 62. 13 Cfr. Teresa Cappello \u2013 Carlo Tagliavini, Dizionario degli etnici e dei toponimi italiani, Bologna, P\u00e0tron 1981, s.v. 14 Vincenzo Consolo, Le pietre di Pantalica, Milano, Oscar Mondadori 1990 (1\u00aa ed. 1988), p. 155. 15<br>C fr. le interviste di Italialibri: Intervista con Vincenzo Consolo, cit.<\/em><br><br>la scrittura del diario del Clerici \u2013 il diario dedicato da Fabrizio all\u2019amata do\u00f1a Teresa \u2013 sul retro dei fogli dove suor Amata di Ges\u00f9, al secolo Rosalia Granata, narra la vicenda del corrotto frate Giacinto e di Vito Sammataro; il parallelo tra seduzione amorosa e seduzione artistica della scrittura, evidenziato da Tatiana Basanti16 e ben esemplificato da Rosalia, oggetto di culto e donna amata su cui convergono i percorsi di desiderio dei vari personaggi i Retablo; la duplice lettura del romanzo come intreccio di fughe e come ideale guida ai loca memorabilia della Sicilia occidentale, proposta da Nicol\u00f2 Messina;17 lo stesso titolo, di cui disse l\u2019A.: \u00abLa parola retablo (parola oscura e sonora, che forse ci viene dal latino retrot\u00e0bulum): il senso, per me, dietro e oltre le parole, vale a dire metafora) l\u2019ho assunta nelle varie accezioni: pittorica, shahrazadiana, cervantesiana\u00bb,18 pu\u00f2 essere interpretato come allusione all\u2019organizzazione strutturale del libro, diviso in tre parti come tavole di un polittico; e come riferimento all\u2019affabulazione letteraria e al tratto illusorio dell\u2019arte, attraverso l\u2019evocazione cervantina, ossia all\u2019Intermezzo el Retablo de las maravillas che compare in una delle pagine pi\u00f9 barocche dell\u2019autore del Quijote.19 Viene spontaneo chiedersi se questa dualit\u00e0, questa presenza di parallelismi, si estenda ai nomi propri. Partiamo dal protagonista della vicenda cui Consolo attribuisce il nome e il cognome, e qualche altro aspetto del comportamento e del personaggio reale, del suo amico pittore milanese Fabrizio Clerici. E qui attenzione. Lo stesso meccanismo onomastico (attinzione di una catena onimica appartenente al Clerici reale) era gi\u00e0 stato utilizzato da Alberto Savinio in Ascolto il tuo cuore, citt\u00e0 (1944), storia di un vagabondare per Milano dei due artisti.20 16 <br><br><em>Cfr. Tatiana Basanti, Seduzione amorosa e seduzione artistica in Retablo di Vincenzo Consolo, \u00abCahiers d\u2019\u00e9tudes italiennes\u00bb, V (2006), pp. 57-68. 17 Cfr. Nicol\u00f2 Messina, Breve viaggio testuale a ritroso: i retablos di Vincenzo Consolo, \u00abCuadernos de Filolog\u00eda Italiana\u00bb, IV (1997), pp. 217-249, p. 223. 18 C it. in Salvo Puglisi, Soli andavamo per la rovina. Saggio sulla scrittura di Vincenzo Consolo, Acireale (Catania)\/Roma, Bonanno 2008, p. 207. 19 Pubblicato nel volume Ocho comedias y ocho entremeses nunca representados del 1615. Cfr. Stazzone, \u00abQuel pittore\u2026, cit., p. 80. 20 P er tacere del fatto che alcuni individuano nello stesso artista il protagonista di Todo modo di Leonardo Sciascia. Cfr. Traina, Nomi, misteri, pittori. Il punto su Todo Modo, in La bella pittura. Leonardo Sciascia e le arti figurative, a c. di P. Nifosi, Racalmuto (Agrigento), Fondazione Sciascia \u2013 Salarchi Immagini 1999, ora in Traina, Una problematica modernit\u00e0. Verit\u00e0 pubbliche e scrittura a nascondere in Leonardo Sciascia, Acireale (Catania)\/Roma, Bonanno 2009. <\/em><br><br>Ora, Savinio \u00e8 anagraficamente un De Chirico, cognome barese di Terlizzi, in particolare, e balza all\u2019attenzione l\u2019omonimia, Clerici\/(De) Chirico, che peraltro Savinio aveva gi\u00e0 sottolineato nel 1942 scrivendo all\u2019amico: \u00abTu come Clerici e io come Chirico [\u2026] siamo oltre a tutto anche parenti [\u2026] e assieme risaliamo al comune kleric\u00f3s e kleros, cio\u00e8 a dire a quel che tocca in sorte\u00bb, come riporta Paolo Mauri.21 Consolo riprende, dunque, il nome di casato Clerici prima di tutto, disse, perch\u00e9 aveva bisogno di un nome di antica e sicura tradizione lombarda22 e, inoltre, perch\u00e9 vedeva in Fabrizio \u00abun ideale lombardo del Settecento, di quel gruppo che rappresenta il volto migliore di Milano, della sua cultura e civilt\u00e0\u00bb.23 Assegna, poi, al fraticello che gli far\u00e0 da guida, il nome Cicco (Francesco) Paolo e il cognome Cricchi\u00f2.<br>Cricchio (senza accento) \u00e8 un nome di famiglia siciliano, accentrato nel Palermitano,<br>con presenze sparse nell\u2019isola, che pu\u00f2 avere varie etimologie e tra queste, rimettendoci al dizionario di Girolamo Caracausi,24 prevale il significato di clericus.25 Cricchi\u00f2 nella realt\u00e0 odierna sembra non esistere, ma \u00e8 una variante grecizzante, presumibilmente attestata in passato e perfettamente parallela a Chiric\u00f2 \u2013 catanzarese, e con un gruppo a Trabia, nel Palermitano \u2013, al salentino Chiriac\u00f2 e al catanzarese Cleric\u00f2, appartenenti alla medesima famiglia onomastica. Dunque, non solo Chirico e Clerici, ma anche Clerici e Cricchi\u00f2 hanno il medesimo cognome; e non la voce dell\u2019italiano Chirico, sopravvissuta nella variante chierico e nel suffissato chierichetto, ma da un lato la forma latineggiante che ha conservato il nesso -cl-, dall\u2019altra una voce dialettale, a siglare il contrasto di status, almeno iniziale, tra i due personaggi e a ratificare il distanziamento bidirezionale dalla lingua standard. Quanto agli altri cognomi, in Retablo, si vedano quelli delle due Rosalie: Guarnaccia, la donna amata dal fraticello Isidoro, e Granata, quella di cui s\u2019era infatuato frate Giacinto di Salemi, protagonista di una sorta di novella boccaccesca, dove la donna fugge dopo la decapitazione del religioso che 21 <br><br><em>Cfr. Mauri, Fabrizio delle meraviglie, cit. 22 Tra i primi 100 per frequenza in Lombardia e tra i primi 16 nel Comasco, cui si richiama nel finale di Retablo, quando incontra alcuni corregionali presso il rettorato della Nazione Lombarda di Palermo. Cfr. Enzo Caffarelli \u2013 Carla Marcato, I cognomi d\u2019Italia. Dizionario storico ed etimologico, Torino, Utet 2008, 2 voll., s.v. 3 Cfr. Mauri, Fabrizio delle meraviglie, cit. 24 Cfr. Girolamo Caracausi, Dizionario onomastico della Sicilia, Palermo, Centro di studi filologici e linguistici siciliani 1993, 2 voll. 25 Mentre, secondo una diversa ipotesi, rifletterebbe il siciliano cr\u00eccchiu \u2018cima di un monte\u2019; soltanto s.v. Lo Cricchio, cognome altrettanto di Palermo e dintorni, Caracausi ammette una terza possibilit\u00e0, e cio\u00e8 da cricchio \u2018capriccio\u2019, seguendo qui Gerhard Rohlfs, Dizionario storico dei cognomi della Sicilia orientale, Palermo, Centro di studi filologici e linguistici siciliani 1984, area dove peraltro il cognome pare attestato solo isolatamente.<\/em><br><br>l\u2019aveva pi\u00f9 volte posseduta. Ora, Guarnaccia pu\u00f2 interpretarsi come \u2018vestito<br>di donna povera\u2019,26 altro cognome trasparente e corrispondente al personaggio,<br>mentre Granata pu\u00f2 derivare, s\u00ec da un nome di persona, da Granada toponimo o da granata nelle accezioni di \u2018scopa\u2019, \u2018mela granata\u2019, ecc., ma anche \u2018pietra preziosa di colore rosso vinato\u2019.27 E in tal caso ci troveremmo di fronte a un\u2019ulteriore dicotomia \u2013 povert\u00e0 e ricchezza \u2013 che corre in parallelo tra le pagine di Retablo. Mentre il cognome di Cristina Ins\u00e0lico, madre di Rosalia Guarnaccia, variante del pi\u00f9 diffuso Ins\u00e0laco, dall\u2019arabo sall\u0101q, \u2018conciapelli, cuoiaio\u2019, non comunica nulla sui genitori della fanciulla, diverso pu\u00f2 essere il caso di Affronti, ossia don Gennariello, gi\u00e0 cantante (voce bianca) e ora maestro di canto di Rosalia, che vive, mantenuta da un vecchio marchese, in regime di castit\u00e0; Affronti \u00e8 cognome raro e palermitano dalla voce siciliana affruntu \u2018disonore, vergogna\u2019:28 forse un\u2019allusione alla castrazione giovanile della voce bianca? Lo stesso vale per don Vito Sammataro, che per amore dell\u2019altra Rosalia, la Granata, aveva ucciso ed era divenuto brigante. Sammataro \u00e8 cognome raro dell\u2019area tra Palermo e Messina e corrisponde al siciliano zambataru, \u2018mandriano, addetto alla custodia e alla cura delle vacche di una cascina, e alla raccolta e lavorazione del latte\u2019, calabrese sambataru, \u2018capo di una mandria\u2019;29 nel nostro caso lo si pi\u00f9 leggere come un nome parlante, se per mandria intendiamo anche \u2018banda di briganti\u2019, piuttosto sbandati, come quella guidata da don Vito. Quanto ai nomi personali dei protagonisti, Fabrizio in letteratura sa di nobilt\u00e0 e cultura forse per il ricordo di don Fabrizio Corbera, principe di Salina, del Gattopardo, forse perch\u00e9, come notato da Paolo Mauri,30 il Clerici pare il sosia di Fabrizio del Dongo, nobiluomo milanese (anche la figura stendhaliana \u00e8 protagonista di viaggi e fughe, e si noti che, nel coniare un cognome di fantasia, Stendhal dovette ispirarsi al toponimo Dongo, comune del Comasco, e Clerici \u00e8 cognome tipicamente comasco).31 Il nome personale con cui il Cricchi\u00f2 \u00e8 citato nel racconto \u00e8, per\u00f2, quello assunto una volta indossato il saio, e cio\u00e8 Isidoro, \u2018dono della dea Iside\u2019. Esso induce a correre il rischio di una superinterpretazione: si presenta etimologicamente come profano e pagano, avendo Iside quale eponimo, ma anche come nome della cristianit\u00e0, grazie ai tanti santi, Isidoro di Siviglia in <br><br><em>26 Cfr. Caracausi, Dizionario onomastico della Sicilia, cit., s.v.<br>27 Cfr. Caffarelli \u2013 Marcato, I cognomi d\u2019Italia\u2026, cit., s.v.<br>28 Cfr. Dizionario onomastico della Sicilia, cit., s.v.<br>29 Ivi, s.v. 30 Cfr. Mauri, Fabrizio delle meraviglie, cit.<br>31 I l Fabrizio personaggio vanta dei parenti dalle parti di Stazzona \u2013 citato in Retablo come luogo di partenza di alcuni emigrati in Sicilia (p. 104).<\/em><br><br>primo luogo, che lo hanno portato. Del nome anagrafico abbiamo notizia<br>in due soli casi, se ho ben letto: nell\u2019ultimo elemento del trittico, \u00abVeritas\u00bb,<br>cos\u00ec richiamato dall\u2019amata Rosalia, e quando Isidoro e Fabrizio si presentano<br>al curatolo Nino Al\u00e0imo senza borse n\u00e9 abiti, perch\u00e9 aggrediti e spogliati d\u2019ogni cosa dai briganti. Come a dire che il nome di nascita emerge esclusivamente nei momenti di \u2018nuda verit\u00e0\u2019. Se consideriamo il nome anagrafico del monachello-guida, il doppio Francesco Paolo, si tratta, al contrario di Fabrizio, di un nome popolare, nella sua doppia accezione: da un lato, di \u2018popolano\u2019 \u2013 appartenente al popolo e al culto vivissimo in Sicilia per il calabrese San Francesco di Paola \u2013, e dall\u2019altro lato di \u2018diffuso\u2019, perch\u00e9 nell\u2019antroponimia isolana spicca con le sue elevate frequenze.32 Popolano, dicevo, tanto pi\u00f9 che nel racconto \u00e8 soltanto Cicco Paolo, cio\u00e8 un ipocoristico (il primo elemento) che \u00e8, s\u00ec, fungibile per l\u2019uso vezzeggiativo indipendente dal nome base, ma in Sicilia non difficilmente ricollegabile a Francesco.33 Si noti peraltro la doppiezza di Francesco Paolo, caso davvero raro di toponimo (Paola) adattato ad antroponimo con cambiamento di genere e con naturalezza, perch\u00e9 l\u2019esistenza del latino Paulus copre la trasparenza del processo transonimico (e che peraltro cela a sua volta l\u2019etimologia del toponimo, non un deantroponimico, in quanto deriva dal sostantivo plurale pabula \u2018pascoli\u2019 o da terra pabula come aggettivo singolare). Basterebbe comunque l\u2019incipit dell\u2019\u00abOratorio\u00bb di Retablo per convincersi che il nome proprio \u00e8 parte integrante delle attenzioni \u2018espressionistiche\u2019 di Consolo. Si potrebbe scrivere un ampio saggio esclusivamente su questo incipit e sul nome Rosalia, che ha qualche precedente, ad es. l\u2019elaborazione<br>petrarchesca di Laura e quello della Lolita di Nabokov (1955). Ne riporto (con qualche omissis) alcune righe. A parlare \u00e8 l\u2019ex frate Isodoro: Rosalia. Rosa e lia. Rosa che ha inebriato, rosa che ha confuso, rosa che ha sventato, rosa che ha r\u00f3so, il mio cervello s\u2019\u00e8 mangiato. Rosa che non \u00e8 rosa, rosa che \u00e8 datura, gelsomino, b\u00e0lico e viola; rosa che \u00e8 pomelia, magnolia, z\u00e0gara e cardenia. [\u2026] Rosa che punto m\u2019ha, ahi!, con la spina velenosa in su nel cuore. Lia che m\u2019ha liato, la vita come il cedro o la lumia il dente, liana di tormento, catena di bagno sempiterno, libame oppioso, licore affatturato, letale pozione, lilio dell\u2019inferno che credei divino, lima che sordamente mi corrose l\u2019ossa [\u2026]. Corona di delizia e di tormento, serpe che addenta la sua coda, serto senza inizio e senza fine,<br><br><em>32 Rappresenta, unico caso nelle diverse regioni d\u2019Italia, il nome composto pi\u00f9 diffuso nel XX secolo, e attualmente 18\u00ba in assoluto nella citt\u00e0 di Palermo con circa 3600 portatori (dati forniti dalle Anagrafi Comunali). 33 Ritroviamo un altro ipocoristico di Francesco in Chino Martinez, protagonista dello Spasimo<br>di Palermo.<\/em><br><br>rosario d\u2019estasi, replica viziosa, bujo precipizio, pozzo di sonnolenza, cieco vagolare,<br>vacua notte senza lune, Rosalia, sangue mio, mia nimica, dove sei?\u00bb (p. 17). Ebbene, anche qui abbiamo quasi due lasse poetiche che corrono in parallelo, contrapposte ma complementari. La dualit\u00e0 nasce, prima di tutto, dalla segmentazione errata del nome, frutto di una reinterpretazione popolare, di una paretimologica interpretazione del nome francese antico Roscelin o Rocelin \u2013 a sua volta dal germanico Ruozelin\/Rozelin nell\u2019adattamento all\u2019italiano (insieme a Rusulina), col significativo complessivo di \u2018cavallo glorioso\u2019 \u2013 come composto di Rosa e di Lia, o comunque derivato-variante di Rosa,34 il che non \u00e8 (lo conferma, ove necessario, il corrispondente maschile che ha invece conservato compattamente, in Sicilia almeno, anche la nasale finale, Rosalino o Rosolino, forse anche qui per rietimologizzazione, ossia per l\u2019interpretazione di -ino come suffisso).35 Tale processo di rietimologizzazione, a partire dall\u2019etimo normanno, sar\u00e0 stata nota a Consolo?  ritengo di s\u00ec, anche se lo scrittore ha affermato di aver \u00abscelto il nome Rosalia per S. Rosalia, ma anche per la scomposizione rosa e lia\u00bb.36 Conta comunque notare come Rosa e Lia diano vita a una serie di allitterazioni in parallelo, dove Rosa gioca un ruolo positivo per l\u2019innamorato e Lia un ruolo negativo; anche in alcune battute i ruoli s\u2019invertono e alla fine si ricompone il nome intero nel segno del proprio sangue e dell\u2019inimicizia. In questa scomposizione del nome palermitano di donna per eccellenza, anche nome della sua generazione,37 lo scrittore compie un\u2019operazione di acrobazia espressionistica, ma non spregiudicata, perch\u00e9 legittimata dalla secolare rifondazione popolare del significante, bench\u00e9 non dall\u2019etimo. La scrittrice e saggista caltagironese Maria Attanasio ne d\u00e0 una convincente interpretazione quando afferma che Consolo scava \u00abnelle sonorit\u00e0 del nome Rosalia, trovando in esso occultati tutti i sensi e i segni della passione. Ognuna delle due parti del nome genera infatti una appassionata proliferazione di figure d\u2019amore, se \u2018Rosa\u2019 \u00e8 l\u2019immaginifica sorgente di tutti [i] fiori, i colori,<br><br><em>34 Precisa Emidio De Felice in proposito che Rusulina per influsso di Lia \u00absi \u00e8 trasformato in Rusulia e quindi, per un accostamento dovuto a etimologia popolare a Rosa e rosa, nella forma italianizzata Rosalia attuale\u00bb (Dizionario dei nomi italiani, Milano, Oscar Mondadori 1986). 35 Rosalino La Rosa \u00e8 un personaggio di una novella di Pirandello, Le medaglie (1923). 36 C fr. M. De Martino, Intervista a Vincenzo Consolo, nella dissertazione L\u2019opera di Vincenzo Consolo (presentata alla University of Alberta), 1992, pp. 35-49, p. 48. 37 Rosalia, patrona del capoluogo siciliano, era al rango 2 nel 2014, dopo Maria, tra le siciliane oggi viventi residenti in Palermo, e al r. 2 nell\u2019analisi sincronica dei nati anno per anno per quasi tutto il secolo; attorno agli anni 40 la forma assurse addirittura al rango 1, con una frequenza pari al 10% del totale delle nuove nate (elaborati su dati forniti dall\u2019Anagrafe del Comune di Palermo).<\/em><br><br>gli aromi, di tutte le sfumature di bellezza dell\u2019nata [\u2026] il \u2018li\u2019 di \u2018Lia\u2019 invece<br>si moltiplica in una spirale di indicibili tormenti amorosi\u00bb.38 E questo incipit fa vibrare la ricchezza dei predicati, puntualmente inanellati con preziosi attributi, talora con suggestioni omofoniche anche se non corradicali (\u2018rosa che ha roso\u2019), contrasti semantici (\u2018rosa che \u00e8\u2026 viola\u2019), allitterazioni e rimandi fonetici (\u2018lia\u2026 liana\u2026 libame\u2026 licore\u2026 lilio\u2026 lima\u2026 limaccia\u2026 lingua\u2026 lioparda\u2026 lippo\u2026 liquame\u2026\u2019) fino al verbo liare (\u2018m\u2019ha liato la vita\u2019) che vale \u2018legare\u2019 e di cui lia costituisce la terza persona singolare del presente. Rosalia \u00e8 dunque il nome femminile che pervade pressoch\u00e9 ogni pagina del romanzo di cui ci stiamo occupando, presente ovunque anche nella letteratura siciliana: lo stesso Consolo se n\u2019era servito nel suo romanzo d\u2019esordio, La ferita dell\u2019aprile (1963), per la sorella della baronessa Ninfa e di don Mimillo. L\u2019omonimia delle donne amate \u00e8 smaccata e trasparente, ma anche realistica. Tuttavia quando, tra echi d\u2019amore, Isidoro e Vito Sammataro credono di riconoscere ciascuno la propria amata nel disegno che per Fabrizio rappresenta invece la \u2018sua\u2019 Teresa Blasco, la figura incarna \u00absolamente la<br>Rosalia d\u2019ognuno che si danna e soffre, e perde per amore\u00bb (p. 66). E allora Rosalia si fa quasi antonomasia e nome comune, una sorta di deonimico ideale, per indicare un qualsiasi oggetto femminile d\u2019amore. E nello stesso tempo, ancora in parallelo, Rosalia \u00e8 nome misterioso per Fabrizio, che non intende come possa ossessionare da sveglio e da dormiente il fido fraticello che lo guida nel viaggio di fuga e di dimenticanza: \u2013 Isidoro, \u2013 gli dissi resoluto \u2013 tu mi devi finalmente disvelare il mistero che nasconde questo nome: Rosalia! \u2013 Eccellenza, eccellenza, mi lasciasse al mio rimorso e al mio tormento\u2026 \u2013 implor\u00f2 quegli. Ma io mi feci pi\u00f9 imperioso e pi\u00f9 insistente. E allora quel tapino cominci\u00f2 a parlare, a sospirare, ma le parole, incompiute, rotte, annegavano in un mare di sospiri. [\u2026] Rosalia \u00e8 l\u2019angelo pi\u00f9 bello che sta in cielo\u2026 No, \u00e8 \u2019na diavola! (p. 39) Il nome proprio si fa cos\u00ec oggetto di discussione e motore d\u2019azione e ancora una volta stimola, nell\u2019innamorato, sentimenti fortemente contrastanti. Sono dunque numerose le piste che portano a individuare una variet\u00e0 di significati nei nomi opposti e paralleli del Consolo di Retablo. Ma la ricchezza dell\u2019antroponimia e della toponimia del racconto non si esaurisce qui. Ricchezza che \u00e8 data sia dal ricorso a voci arcaiche, appartenenti a pi\u00f9 lingue  <br><br><em>38 Maria Attanasio, Struttura-azione di poesia e narrativit\u00e0 nella scrittura di Vincenzo Consolo, \u00abQuaderns d\u2019Italia\u00bb, X (2005), pp. 19-30, p. 24.<\/em><br><br>e dialetti (il plurilinguismo dei nomi propri); sia dall\u2019uso narrativo, attraverso dittologie, terne e accumuli, che si fanno inventari preziosi, articolati su colori, sapori, profumi, complementi di materia,39 o elaborazione fonetica di singoli nomi in allitterazioni insistite, come per il nome Meli di un poeta incontrato da Fabrizio e Isodoro: \u00abMa Mele dico ei doversi dire, come mele o melle, o meli\u00e0ca, che ammolla e ammalia ogni malo male\u00bb, p. 55; e, per il brigante inteso Trono: \u00abTrono, trono che introna e allampa\u00bb, p. 63. Ancor pi\u00f9 gli accumuli si fanno frequenti e ampi in \u00e0mbito toponimico: nomi rari, antichi e preziosi, legati comunque alla realt\u00e0 del viaggio, come Burghetto, Bagni Segestani, G\u00e0ggera, Cal\u00e8mici, R\u00e0bisi, Gib\u00e8li, Rapicaldo, Mokarta, Settesoli, Campobello, Rodi M\u00eclici, Montevago, Zabut, Simplegadi,<br>Bel\u00ecce, Melos, Sabatra, Mar\u00e0usa, Levanso, Bonag\u00eca, la Gerba e Gab\u00e8s, Kelibia<br>e Karkenna, D\u00e0ttilo, N\u00e0pola; alcuni arcaismi paiono fin troppo ricercati, come Lilibeo e Panormo, altri lo sono sul piano fonetico (Bagar\u00eca, Favognana, Pertenico). Alcamo diventa la \u00abterra di Halcamah\u00bb (p. 29).40 Da notare i nomi stranieri a volte adattati \u2013 cos\u00ec Shakespe\u00e0ro e Winkelmano, p. 90 \u2013 e i toponimi sono anche nei titoli che suddividono la \u00abPeregrinazione \u00bb del racconto: \u2018Nel paese di Halcamah\u2019, p. 29, \u2018In Selinunte greca\u2019, p. 66, \u2018In Mozia de\u2019 Fenici\u2019, p. 81, \u2018In Trapani falcata\u2019, p. 91, \u2018In Palermo\u2019, p. 102; e anche il primo titolo, dopo la breve \u2018Dedicatoria\u2019, contiene un naonimo, \u2018Sull\u2019Aurora, all\u2019aurora\u2019, p. 28, il battello da cui Fabrizio sbarca a Palermo. I nomi propri, ma in questo caso al pari delle voci di lessico, danno inoltre l\u2019opportunit\u00e0 di misurare i tratti dialettali della prosa di Consolo. E alcuni esempi paiono confermare che siamo di fronte pi\u00f9 a una koin\u00e9 siciliana ai limiti dell\u2019italiano regionale, dato che i tratti rappresentati in Retablo non identificano alcuna precisa area linguistica all\u2019interno dell\u2019isola,41 con due eccezioni: il rotacismo di laterale preconsonantica (Arcamo \u2018Alcamo\u2019, p. 35) nel parlato del Soldano, tratto proprio della sezione occidentale dell\u2019isola in cui si svolge il racconto; e l\u2019assimilazione in Lombaddia, p. 50 (a parlare \u00e8 un brigante del Trapanese, mentre il palermitano Isidoro pronuncia nella battuta precedente \u00abLombardia\u00bb), come pure il cavalier Serpotta citato dal 39<br><br> <em>C fr. anche Gianluca D\u2019Acunti, Alla ricerca della sacralit\u00e0 della parola: Vincenzo Consolo, in Accademia degli Scrausi, Parola di scrittore. La lingua della narrativa contemporanea dagli anni Settanta a oggi, a c. di V. Della Valle, Roma, Minimum Fax 1997, pp. 101-116. 40 E per \u00abi fastosi cataloghi o elenchi di toponimi, spesso accostati in asindeto puro, privi finanche di virgole separative, che caratterizzano la tessitura del Sorriso oltre ogni ragionevole istanza descrittiva o realistica\u00bb, rimando a Terrusi, L\u2019onomastica nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio\u2026, cit., p. 59.41 M i sono fondato su Alberto Varvaro, Italienisch: Areallinguistik XII. Sizilien, \u00abLRL\u00bb, T\u00fcbingen, Niemeyer 1988, vol. VI, pp. 716-731; e sulle isoglosse in Ruffino, Dialetto e dialetti di Sicilia\u2026, cit.<\/em><br><br> sultano Lodovico come Seppotta, p. 36, esiti questi assai meno ovvi a occidente. 42<br>Ancora sul piano stilistico, in una prosa costellata di metafore e comparazioni, i nomi propri sono sovente i referenti. Solo per citarne alcune, dal mondo classico: \u00abspavaldo e paonante, credendosi un Medoro\u00bb, p. 39, \u00abbella come la caprigna figlia di Melisso\u00bb, p. 56, \u00abcome la testa mozzata del Battista offerta a Salom\u00e8\u00bb, p. 84, ecc. \u2013 ma anche calate nella cultura, nel costume e nella storia locale: \u00abcarico come uno sceicco di Pantelleria\u00bb, p. 19, \u00abfiglia pare del principe di Butera o Resuttana\u00bb, p. 20, \u00abmi parvi preso da\u2019 turchi, da\u2019 corsari\u00bb, p. 22, \u00abbiondo e rizzuto come un San Giovanni\u00bb, p.<br>109, \u00abtorvo, nero come un san Calogero\u00bb, p. 109, ecc. Poi ci sono i soprannomi, dove lo sfoggio onimico \u00e8 in piena armonia con l\u2019autocompiacimento linguistico complessivo: don Vito Sammataro inteso Trono, i suoi \u2018compagni antichi\u2019 Sciarabba e Fulgatore, il corsaro saracino Spalacchiata, Cris\u00e8molo, Cal\u00f2rio, ecc. E gli pseudonimi dei membri dell\u2019Accademia de\u2019 Ciulli Ardenti: Abelio Zen\u00f2doto per don Erminio Chinig\u00f2, Aristeo Apollonio alias don Getulio Cam\u00e0ro. Di un certo interesse \u00e8 l\u2019uso frequente di un doppio allocutivo: \u00abAmabilissimo sign\u00f9re, caval\u00e8re Clerici\u00bb, p. 35, \u00abCaval\u00e8re, maestro don Fabrizio\u00bb, p. 36, \u00abCaval\u00e8r Soldano, don Lodovico\u00bb, p. 40, \u00abAndate, andate via subito, signor Maestro Clerici, andate, don Fabrizio\u00bb, p. 101, \u00abDon Fabrizio, signor don Fabrizio Clerici\u00bb, p. 104, \u00abAddio Teresa Blasco, addio marchesina Beccaria\u00bb, p. 105. Consolo non si ferma neppure dinnanzi alla spiegazione etimologica, se questa gli offre l\u2019opportunit\u00e0 di giocare con le parole, come quando, giungendo al villaggio, Vita scrive: \u00abVita che non dalla vita prese il nome, ma da un tal Vito come il Vito nostro Sammataro, che poi \u00e8 nome che dalla vita viene\u00bb (p. 67): una sintetica ricostruzione di un processo lessiconimico e transonimico relativo a Vito Sicomo, esimio giureconsulto che fece costruire<br>il primo nucleo dell\u2019attuale comune del Trapanese. I nomi sono anche richiami intertestuali: quanto c\u2019\u00e8 di voluto nel mettere insieme Lorenzo e Lucia, il primo, un giovane di Stazzona, comune comasco, trasferitosi con la famiglia a Palermo, la seconda, destinataria di un dono di orecchini affidati al Clerici dallo stesso ragazzo? In conclusione, il nome proprio d\u00e0 in modo evidentissimo il suo contributo a questa lingua di Consolo, che per Renato Minore mette insieme l\u2019ansia 42  <br><br><em>La pronuncia assimilata di liquida pi\u00f9 consonante \u00e8 propria della Sicilia orientale, ma si riscontra sporadicamente anche a Cefal\u00f9 e a Sciacca (Ruffino, Dialetto e dialetti di Sicilia\u2026, cit., p. 112). Per altre deformazioni popolari rimando a Terrusi, L\u2019onomastica nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio\u2026, cit., p. 57. <\/em><br><br>di conoscenza di Sciascia e il violento plurilinguismo di Gadda e per Stefano Giovanardi \u00e8 \u00abmusicale e misteriosa, attorta su termini rari e preziosi e poi<br>improvvisamente sciolta con ritmi di sistole e diastole nel giro del parlato<br>popolare, capace di attingere alla pi\u00f9 alta tradizione letteraria italiana come alla materia, vivente o arcaica, del dialetto siciliano; forse quella lingua \u00e8 una semplice efflorescenza del silenzio, ora il camuffamento di un urlo disumano\u00bb.43 Ma, inoltre, i nomi propri contribuiscono a creare dicotomie e paralleli, diventano motore d\u2019azione e oggetto di riflessione metalinguistica, richiamo intertestuale e documento linguistico, a mio parere in piena armonia con quelle scritture in parallelo che sembrano caratterizzare la maggior parte dell\u2019opera di Vincenzo Consolo. In Retablo, l\u2019omonimia dissimulata dei protagonisti, Clerici e Cricchio, la doppiezza di luci e sapori del falso composto Rosalia, cos\u00ec ricorrente al punto di quasi lessicalizzarsi, e altri stilemi (richiami espliciti a personaggi reali, elenchi nominali, ecc.) paiono delle tessere, a conferma dei mosaici paralleli attentamente composti dall\u2019autore.<br><br><em>Biodata: Enzo Caffarelli ha fondato e dirige dal 1995 la \u00abRivista Italiana di Onomastica \u00bb e ha coordinato il \u00abLaboratorio Internazionale di Onomastica\u00bb dell\u2019Universit\u00e0 di Roma \u00abTor Vergata\u00bb, dove \u00e8 stato professore a contratto tenendo corsi di Onomastica. \u00c8 direttore di numerose collane di onomastica scientifica e divulgativa, tra le quali i \u00abQuaderni Italiani di RIOn\u00bb, i \u00abQuaderni Internazionali di RIOn\u00bb e \u00abL\u2019arte del nome\u00bb. \u00c8 consulente dell\u2019Accademia della Crusca per i nomi propri. 43 Stefano Giovanardi, Uomini come lupi parole come silenzi, in rete dal 2005: http:\/\/vincenzoconsolo.it<\/em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1341\" class=\"wp-image-1144\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/download-2.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/download-2.jpg 364w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/download-2-179x300.jpg 179w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><br>Enzo Caffarelli<br>Di Vincenzo Consolo sono stati pi\u00f9 volte e da pi\u00f9 voci messi in luce i percorsi paralleli della scrittura. Solo per citarne alcuni: \u2013 il racconto che si affianca all\u2019immagine, all\u2019illustrazione; l\u2019opera consoliana \u00e8 costantemente caratterizzata da riferimenti alle arti figurative. Se, in Retablo, al centro della vicenda \u00e8 posto il dipinto, a scomparti e a scene, che intitola l\u2019opera, nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio un ritratto di Antonello da Messina fa da filo conduttore del romanzo; Raffaello figura con il suo Spasimo di Sicilia (Andata al Calvario) appunto nello Spasimo di Palermo; nell\u2019Olivo e l\u2019olivastro, Caravaggio approda a Siracusa per dipingere il Seppellimento di Santa Lucia. Un saggio di Consolo reca il titolo di un quadro<br>di Renato Guttuso, Fuga dall\u2019Etna;1 ancora in Retablo, si pensi all\u2019inventario<br>del museo del Soldano Lodovico, alla descrizione dei resti di Selinunte e alla menzione di pittori contemporanei. Peraltro le citazioni pittoriche sono spiegate dallo stesso Consolo, memore delle riflessioni di Cesare Segre,2 con 1 Fuga dall\u2019Etna. La Sicilia e Milano, la memoria e la storia, Roma, Donzelli 1993. \u00abIl riferimento all\u2019opera guttusiana testimonia di un\u2019amicizia e di una consonanza ideale che si traduce in altre citazioni presenti nei romanzi, fino a giungere ad una pi\u00f9 ampia riflessione critica nel saggio L\u2019immensa realt\u00e0, compreso nella silloge Di qua dal faro\u00bb (Dario Stazzone, \u00abQuel pittore celebrato della Bagar\u00eca\u00bb. Guttuso nell\u2019opera di Vincenzo Consolo, \u00abOblio\u00bb, IV (2014), 14-15, pp. 79-90, p. 81). 2 Cfr. Cesare Segre, La pelle di San Bartolomeo, Torino, Einaudi 2003, dedicato al nesso tra lettura e pittura e ai rapporti di transcodificazione, studio conosciuto e meditato da Consolo, come la ricerca di un equilibrio tra temporalit\u00e0 e spazialit\u00e0, come affermato in un\u2019intervista concessa a Giuseppe Traina: Credo ci sia bisogno di equilibrio tra suono e immagine, come una sorta di compenso, perch\u00e9 il suono vive nel tempo, invece la visualit\u00e0 vive nello spazio. Cerco di riequilibrare il tempo con lo spazio, il suono con l\u2019immagine. Poi sono stati motivi d\u2019ispirazione, di guida, le citazioni iconografiche di Antonello da Messina o di Raffaello. In Retablo c\u2019\u00e8 l\u2019esplicitazione dell\u2019esigenza della citazione iconografica: il \u2018retablo\u2019 appartiene alla pittura ma \u00e8 anche \u2018teatro\u2019, come nell\u2019intermezzo di Cervantes;3 \u2013 la poesia che, anzich\u00e9 rappresentare uno sviluppo autonomo e nettamente distinto dalla prosa nella produzione dello scrittore \u2013 come in altri Siciliani contemporanei (Sciascia, Bufalino, D\u2019Arrigo, Bonaviri, ecc.) \u2013 s\u2019infiltra nella prosa stessa, scandendo un ritmo particolarissimo per opere come Retablo e, prima, La ferita dell\u2019aprile (ma anche Nottetempo casa per casa e altro). Si tratta di un ritmo intessuto su frequentissimi endecasillabi (e inoltre settenari e dodecasillabi): ne ho contati 62 soltanto nelle 7 pagine dell\u2019introduttivo \u00abOratorio\u00bb, spesso a coppie, talvolta pi\u00f9 numerosi, fino a 5 consecutivi.4 In un passo della \u00abPeregrinazione\u00bb sono 6 i consecutivi;5 nelle 6 righe tipografiche iniziali del cap. \u2018In Egesta degli El\u00ecmi\u2019 risultano 8, e 6 nella descrizione della statua della Veritas (p. 23), nella quale Isidoro riconosce la sua Rosalia (e che si conclude con un verso di sapore dantesco: \u00aburlai, e caddi a terra tramortito\u00bb); sono 9 nella presentazione del retablo<br>delle meraviglie da parte dello \u00abscoltor d\u2019effimeri Cris\u00e8malo\u00bb e del \u00abpoeta vernacolo Chinig\u00f2\u00bb. Ne sono ricchi soprattutto gli incipit (cfr. anche Lunaria e Nottetempo casa per casa). Ma, insieme alla lirica \u2018alta\u2019, Consolo mira alla rievocazione di echi strofici popolari; egli stesso ribadiva il suo amore per le narrazioni ritmiche, i cantastorie, i racconti orali che, a forza di ripetersi, perdono tutto ci\u00f2 che non \u00e8 essenziale; \u2013 la miscela di storia reale e di finzione, anche nei nomi propri. In Retablo non solo il protagonista e io narrante della centrale Peregrinazione, Fabrizio Clerici, corrisponde a un personaggio reale (1913-1993), ma il pittore Clerici e l\u2019amico Consolo compirono effettivamente un viaggio in Sicilia e visi<br><br> <em>dimostra la sua comunicazione Antonello e altri pittori, letta presso l\u2019Accademia Carrara di Bergamo il 4 febbraio 2004 (cito da Stazzone, \u00abQuel pittore\u2026, cit., p. 79). 3 Cfr. Giuseppe Traina, Vincenzo Consolo, Fiesole (Firenze), Ed. Cadmo 2001, p. 130. 4 \u00abDio che\/ non mi scans\u00f2 dalle nasse o rizzelle\/ che un bel d\u00ec si misero a calarmi\/ una coppia di donne, madre e figlia\/ ch\u2019io d\u2019un subito, fraticello mondo,\/ credei di casa, oneste e timorate\u00bb (p. 18). Per la numerazione delle pagine seguo la 1\u00aa ediz. \u00abIl castello\u00bb, Palermo, Sellerio 1990. 5 \u00ab\u00c8 una terra nordica, luntana,\/ \u2019na piana chiusa da montagne altissime\/ d\u2019eterni ghiacci e d\u2019intricati boschi,\/ rotta da lunghi fiumi e laghi vasti,\/ terra priva di mare, cielo, sole,\/ stelle, lune, coi verni interminabili\u00bb, 49<\/em><br><br>tarono alcuni luoghi poi rappresentati nel racconto, per es. Mozia sull\u2019isola<br>di San Pantaleo.6 Clerici era un grande estimatore di Giacomo Serpotta, pi\u00f9<br>volte citato in Retablo come lo scultore (e decoratore) palermitano che usa<br>come modella la Rosalia di Isidoro. Si pensi poi ai soprannomi dei pittori,<br>elencati da Isidoro, quando si complimenta con don Fabrizio per un suo disegno<br>appena abbozzato: \u00abSiete meglio del Monrealese, meglio dello Zoppo di Gangi, del Monocolo di Racalmuto, meglio di quel pittore celebrato (non ricordo il nome) della Bagar\u00eca\u00bb7 (pp. 62-63). E al barone Enrico Pirajno di Mandralisca, nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio, al marinaio Giovanni Interdonato, al capopopolo Filippo Siciliano e altri personaggi di Ratumemi (dalle Pietre di Pantalica), ecc.; \u2013 l\u2019amore religioso e l\u2019amore carnale, come emergono da Retablo e in particolare dalla santa e dalle donne che portano il nome Rosalia\u2026 ma anche nella vita e figura della santa, \u00abdoppia nella grotta che si vuole sia stata il suo eremo, tra Monte Pellegrino e la Quisquina, doppia anche nel regno delle immagini, se \u00e8 vero che alla fanciulla siciliana van Dyck impresse i lineamenti di una florida giovinotta fiamminga, bionda e dall\u2019incarnato roseo, che si sarebbe presto imposta sull\u2019altra figura, emaciata come si conviene a una eremita\u00bb.8 In fondo, la Rosalia che ha indotto in tentazione il fraticello Isidoro \u00e8, paradossalmente, anche l\u2019immagine della santa \u2013 nella statua del Serpotta \u2013 cui il poveretto si rivolge nelle sue preghiere; \u2013 la scelta di un linguaggio che combina elementi non solo lontani dall\u2019italiano standard o dagli standard regionali, ma si muove sul piano lessicale, fonetico, morfologico e sintattico su piani paralleli, con il recupero colto di latinismi e grecismi, di arabismi e con il ricorso al dialetto nelle sue sfumature, una lingua \u2018verticale\u2019, in contrasto con quella orizzontale, \u00abrigida e anche fragile perch\u00e9 invasa da un super-potere economico che non \u00e8 il nostro\u00bb.9 Ha scritto Cesare Segre, a proposito del Sorriso dell\u2019ignoto marinaio, del tentativo di \u00abfar esplodere il linguaggio medio, spingendolo contemporaneamente verso i livelli pi\u00f9 alti e quelli pi\u00f9 bassi dello spazio linguistico\u00bb;10<br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1239\" class=\"wp-image-3702\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/978880480258HIG-310x480-1.webp\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/978880480258HIG-310x480-1.webp 310w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/978880480258HIG-310x480-1-194x300.webp 194w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><br><br><em> 6 Cfr. Paolo Mauri, Fabrizio delle meraviglie, \u00abla Repubblica.it\u00bb, 8\/10\/1987; in rete: http:\/\/ricerca. repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/1987\/10\/08\/fabrizio-delle-meraviglie.html. 7 I pittori sono facilmente identificabili: il Monrealese \u00e8 Pietro Novelli, secentista caro anche a Federico De Roberto, che lo cita nei suoi romanzi; lo Zoppo di Gangi \u00e8 pseudonimo dietro cui si celano due pittori manieristi; il Monocolo di Racalmuto o Monocolus Recalmutensis \u00e8 Pietro D\u2019Asero; il non nominato \u00e8 tale perch\u00e9 si tratta di un contemporaneo del Clerici reale e di Consolo, Renato Guttuso. 8 Sergio Troisi, Van Dyck a Palermo e la Santuzza gir\u00f2 il mondo, \u00abla Repubblica.it\u00bb, 9\/07\/2015. 9 C fr. le interviste di Italialibri: Intervista con Vincenzo Consolo, gennaio-febbraio-marzo 2001, in rete: www.italialibri.net\/interviste\/consolo\/consolo31.html. 10 Cesare Segre, La costruzione a chiocciola nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio di Vincenzo Consolo, in Intreccio di voci, Torino, Einaudi 1991, pp. 71-86. <\/em><br><br>\u2013 la scelta di nomi che hanno spesso una doppia motivazione, come nel caso della famiglia di Pietro Marano in Nottetempo casa per casa: Ho adottato questo nome perch\u00e9 ha due significati per me. Marano significa marrano, cio\u00e8 l\u2019ebreo costretto a rinnegare la sua religione e a cristianizzarsi [\u2026] e poi per rendere omaggio allo scrittore Jovine che chiama il suo personaggio principale Marano ne Le terre del sacramento, quindi \u00e8 un omaggio a una certa letteratura meridionalista.11 Un altro esempio \u00e8 posto in bocca a un personaggio, il Madralisca del Sorriso, che chiosa il cognome di \u00abun celebre ministro di Polizia alla corte del sovrano Ferdinando, Vicarioto di nome, nonch\u00e9 di fatto, creduto che in vicar\u00eca o bagno dimori malavita\u00bb, con riferimento al sic. vicarioto \u2018galeotto\u201912 e, aggiungo, etnico arcaico del paese di V\u00eccari alle porte di Palermo.13 \u2013 la doppia lingua, ossia il mondo reinventato attraverso la ridenominazione di ogni cosa, nei Linguaggi del bosco, grazie alla \u2018selvatica\u2019 amica Amalia: \u00abMi rivelava i nomi di ogni cosa, alberi, arbusti, erbe, fiori, quadrupedi, rettili, uccelli, insetti\u2026 E appena li nominava, sembrava che in quel momento esistessero. Nominava in una lingua di sua invenzione, una lingua unica e<br>personale, che ora a poco a poco insegnava a me e con la quale per la prima volta comunicava\u00bb;14 \u2013 addirittura si pu\u00f2 parlare di un parallelismo tra scrittura e lettura, autore e lettore: \u00abIo penso a un lettore che mi somigli, che sia simile a me, che abbia lo stesso tipo di conoscenza. [\u2026] Io penso a uno che sia veramente il mio doppio, che abbia la mia stessa storia, la mia stessa cultura, le mie stesse letture, che faccia parte di una stessa sfera culturale\u00bb.15 In Retablo, in particolare, si muovono in parallelo: le vicende del nobile milanese Fabrizio Clerici e del fraticello palermitano Isidoro, nato Cicco Paolo Cricchi\u00f2, che viaggiano per la Sicilia insieme, per lenire le proprie delusioni amorose con un bagno di storia, rovine, cultura; le storie d\u2019amore del Cricchi\u00f2 e di Vito Sammataro, accomunati dal nome della donna amata, Rosalia; 11 <br><br><em>C fr. Le interviste di Italialibri: Intervista con Vincenzo Consolo, cit. 12 Leonardo Terrusi, L\u2019onomastica nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio di Vincenzo Consolo, \u00abil Nome nel testo\u00bb, XIV (2012), pp. 55-63, p. 62. 13 Cfr. Teresa Cappello \u2013 Carlo Tagliavini, Dizionario degli etnici e dei toponimi italiani, Bologna, P\u00e0tron 1981, s.v. 14 Vincenzo Consolo, Le pietre di Pantalica, Milano, Oscar Mondadori 1990 (1\u00aa ed. 1988), p. 155. 15<br>C fr. le interviste di Italialibri: Intervista con Vincenzo Consolo, cit.<\/em><br><br>la scrittura del diario del Clerici \u2013 il diario dedicato da Fabrizio all\u2019amata do\u00f1a Teresa \u2013 sul retro dei fogli dove suor Amata di Ges\u00f9, al secolo Rosalia Granata, narra la vicenda del corrotto frate Giacinto e di Vito Sammataro; il parallelo tra seduzione amorosa e seduzione artistica della scrittura, evidenziato da Tatiana Basanti16 e ben esemplificato da Rosalia, oggetto di culto e donna amata su cui convergono i percorsi di desiderio dei vari personaggi di Retablo; la duplice lettura del romanzo come intreccio di fughe e come ideale guida ai loca memorabilia della Sicilia occidentale, proposta da Nicol\u00f2 Messina;17 lo stesso titolo, di cui disse l\u2019A.: \u00abLa parola retablo (parola oscura e sonora, che forse ci viene dal latino retrot\u00e0bulum): il senso, per me, dietro e oltre le parole, vale a dire metafora) l\u2019ho assunta nelle varie accezioni: pittorica, shahrazadiana, cervantesiana\u00bb,18 pu\u00f2 essere interpretato come allusione<br>all\u2019organizzazione strutturale del libro, diviso in tre parti come tavole di un polittico; e come riferimento all\u2019affabulazione letteraria e al tratto illusorio dell\u2019arte, attraverso l\u2019evocazione cervantina, ossia all\u2019Intermezzo del Retablo de las maravillas che compare in una delle pagine pi\u00f9 barocche dell\u2019autore del Quijote.19 Viene spontaneo chiedersi se questa dualit\u00e0, questa presenza di parallelismi, si estenda ai nomi propri. Partiamo dal protagonista della vicenda cui Consolo attribuisce il nome e il cognome, e qualche altro aspetto del comportamento e del personaggio reale, del suo amico pittore milanese Fabrizio Clerici. E qui attenzione. Lo stesso meccanismo onomastico (attinzione di una catena onimica appartenente al Clerici reale) era gi\u00e0 stato utilizzato da Alberto Savinio in Ascolto il tuo cuore, citt\u00e0 (1944), storia di un vagabondare per Milano dei due artisti.20 16 <br><br><em>Cfr. Tatiana Basanti, Seduzione amorosa e seduzione artistica in Retablo di Vincenzo Consolo, \u00abCahiers d\u2019\u00e9tudes italiennes\u00bb, V (2006), pp. 57-68. 17 Cfr. Nicol\u00f2 Messina, Breve viaggio testuale a ritroso: i retablos di Vincenzo Consolo, \u00abCuadernos de Filolog\u00eda Italiana\u00bb, IV (1997), pp. 217-249, p. 223.<br>18 C it. in Salvo Puglisi, Soli andavamo per la rovina. Saggio sulla scrittura di Vincenzo Consolo, Acireale (Catania)\/Roma, Bonanno 2008, p. 207. 19 Pubblicato nel volume Ocho comedias y ocho entremeses nunca representados del 1615. Cfr. Stazzone, \u00abQuel pittore\u2026, cit., p. 80. 20 P er tacere del fatto che alcuni individuano nello stesso artista il protagonista di Todo modo di Leonardo Sciascia. Cfr. Traina, Nomi, misteri, pittori. Il punto su Todo Modo, in La bella pittura. Leonardo Sciascia e le arti figurative, a c. di P. Nifosi, Racalmuto (Agrigento), Fondazione Sciascia \u2013 Salarchi Immagini 1999, ora in Traina, Una problematica modernit\u00e0. Verit\u00e0 pubbliche e scrittura a nascondere in Leonardo Sciascia, Acireale (Catania)\/Roma, Bonanno 2009. <\/em><br><br>Ora, Savinio \u00e8 anagraficamente un De Chirico, cognome barese di Terlizzi, in particolare, e balza all\u2019attenzione l\u2019omonimia, Clerici\/(De) Chirico, che peraltro Savinio aveva gi\u00e0 sottolineato nel 1942 scrivendo all\u2019amico: \u00abTu come Clerici e io come Chirico [\u2026] siamo oltre a tutto anche parenti [\u2026] e assieme risaliamo al comune kleric\u00f3s e kleros, cio\u00e8 a dire a quel che tocca in sorte\u00bb, come riporta Paolo Mauri.21 Consolo riprende, dunque, il nome di casato Clerici prima di tutto, disse, perch\u00e9 aveva bisogno di un nome di antica e sicura tradizione lombarda22 e, inoltre, perch\u00e9 vedeva in Fabrizio \u00abun ideale lombardo del Settecento, di quel gruppo che rappresenta il volto migliore di Milano, della sua cultura e civilt\u00e0\u00bb.23 Assegna, poi, al fraticello che gli far\u00e0 da guida, il nome Cicco (Francesco) Paolo e il cognome Cricchi\u00f2.<br>Cricchio (senza accento) \u00e8 un nome di famiglia siciliano, accentrato nel Palermitano,<br>con presenze sparse nell\u2019isola, che pu\u00f2 avere varie etimologie e tra queste, rimettendoci al dizionario di Girolamo Caracausi,24 prevale il significato di clericus.25 Cricchi\u00f2 nella realt\u00e0 odierna sembra non esistere, ma \u00e8 una variante grecizzante, presumibilmente attestata in passato e perfettamente parallela a Chiric\u00f2 \u2013 catanzarese, e con un gruppo a Trabia, nel Palermitano \u2013, al salentino Chiriac\u00f2 e al catanzarese Cleric\u00f2, appartenenti alla medesima famiglia onomastica. Dunque, non solo Chirico e Clerici, ma anche Clerici e Cricchi\u00f2 hanno il medesimo cognome; e non la voce dell\u2019italiano Chirico, sopravvissuta nella variante chierico e nel suffissato chierichetto, ma da un lato la forma latineggiante che ha conservato il nesso -cl-, dall\u2019altra una voce dialettale, a siglare il contrasto di status, almeno iniziale, tra i due personaggi e a ratificare il distanziamento bidirezionale dalla lingua standard. Quanto agli altri cognomi, in Retablo, si vedano quelli delle due Rosalie: Guarnaccia, la donna amata dal fraticello Isidoro, e Granata, quella di cui s\u2019era infatuato frate Giacinto di Salemi, protagonista di una sorta di novella boccaccesca, dove la donna fugge dopo la decapitazione del religioso che 21 <br><br><em>Cfr. Mauri, Fabrizio delle meraviglie, cit. 22 Tra i primi 100 per frequenza in Lombardia e tra i primi 16 nel Comasco, cui si richiama nel finale di Retablo, quando incontra alcuni corregionali presso il rettorato della Nazione Lombarda di Palermo. Cfr. Enzo Caffarelli \u2013 Carla Marcato, I cognomi d\u2019Italia. Dizionario storico ed etimologico, Torino, Utet 2008, 2 voll., s.v. 23 Cfr. Mauri, Fabrizio delle meraviglie, cit. 24 Cfr. Girolamo Caracausi, Dizionario onomastico della Sicilia, Palermo, Centro di studi filologici e linguistici siciliani 1993, 2 voll. 25 Mentre, secondo una diversa ipotesi, rifletterebbe il siciliano cr\u00eccchiu \u2018cima di un monte\u2019; soltanto s.v. Lo Cricchio, cognome altrettanto di Palermo e dintorni, Caracausi ammette una terza possibilit\u00e0, e cio\u00e8 da cricchio \u2018capriccio\u2019, seguendo qui Gerhard Rohlfs, Dizionario storico dei cognomi della Sicilia orientale, Palermo, Centro di studi filologici e linguistici siciliani 1984, area dove peraltro il cognome pare attestato solo isolatamente.<\/em><br><br>l\u2019aveva pi\u00f9 volte posseduta. Ora, Guarnaccia pu\u00f2 interpretarsi come \u2018vestito di donna povera\u2019,26 altro cognome trasparente e corrispondente al personaggio, mentre Granata pu\u00f2 derivare, s\u00ec da un nome di persona, da Granada toponimo o da granata nelle accezioni di \u2018scopa\u2019, \u2018mela granata\u2019, ecc., ma anche \u2018pietra preziosa di colore rosso vinato\u2019.27 E in tal caso ci troveremmo di fronte a un\u2019ulteriore dicotomia \u2013 povert\u00e0 e ricchezza \u2013 che corre in parallelo tra le pagine di Retablo. Mentre il cognome di Cristina Ins\u00e0lico, madre di Rosalia Guarnaccia, variante del pi\u00f9 diffuso Ins\u00e0laco, dall\u2019arabo sall\u0101q, \u2018conciapelli, cuoiaio\u2019, non comunica nulla sui genitori della fanciulla, diverso pu\u00f2 essere il caso di Affronti, ossia don Gennariello, gi\u00e0 cantante (voce bianca) e ora maestro di canto di Rosalia, che vive, mantenuta da un vecchio marchese, in regime di castit\u00e0; Affronti \u00e8 cognome raro e palermitano dalla voce siciliana affruntu \u2018disonore, vergogna\u2019:28 forse un\u2019allusione alla castrazione  giovanile della voce bianca? Lo stesso vale per don Vito Sammataro, che per amore dell\u2019altra Rosalia, la Granata, aveva ucciso ed era divenuto brigante. Sammataro \u00e8 cognome raro dell\u2019area tra Palermo e Messina e corrisponde al siciliano zambataru, \u2018mandriano, addetto alla custodia e alla cura delle vacche di una cascina, e alla raccolta e lavorazione del latte\u2019, calabrese sambataru, \u2018capo di una mandria\u2019;29 nel nostro caso lo si pi\u00f9 leggere come un nome parlante, se per mandria intendiamo anche \u2018banda di briganti\u2019, piuttosto sbandati, come quella guidata da don Vito. Quanto ai nomi personali dei protagonisti, Fabrizio in letteratura sa di nobilt\u00e0 e cultura forse per il ricordo di don Fabrizio Corbera, principe di Salina, del Gattopardo, forse perch\u00e9, come notato da Paolo Mauri,30 il Clerici pare il sosia di Fabrizio del Dongo, nobiluomo milanese (anche la figura stendhaliana \u00e8 protagonista di viaggi e fughe, e si noti che, nel coniare un cognome di fantasia, Stendhal dovette ispirarsi al toponimo Dongo, comune del Comasco, e Clerici \u00e8 cognome tipicamente comasco).31 Il nome personale con cui il Cricchi\u00f2 \u00e8 citato nel racconto \u00e8, per\u00f2, quello assunto una volta indossato il saio, e cio\u00e8 Isidoro, \u2018dono della dea Iside\u2019. Esso induce a correre il rischio di una superinterpretazione: si presenta etimologicamente come profano e pagano, avendo Iside quale eponimo, ma anche come nome della cristianit\u00e0, grazie ai tanti santi, Isidoro di Siviglia in <br><br><em>26 Cfr. Caracausi, Dizionario onomastico della Sicilia, cit., s.v.<br>27 Cfr. Caffarelli \u2013 Marcato, I cognomi d\u2019Italia\u2026, cit., s.v.<br>28 Cfr. Dizionario onomastico della Sicilia, cit., s.v.<br>29 Ivi, s.v.<br>30 Cfr. Mauri, Fabrizio delle meraviglie, cit.<br>31 I l Fabrizio personaggio vanta dei parenti dalle parti di Stazzona \u2013 citato in Retablo come luogo di partenza di alcuni emigrati in Sicilia (p. 104).<\/em><br><br>primo luogo, che lo hanno portato. Del nome anagrafico abbiamo notizia in due soli casi, se ho ben letto: nell\u2019ultimo elemento del trittico, \u00abVeritas\u00bb, cos\u00ec richiamato dall\u2019amata Rosalia, e quando Isidoro e Fabrizio si presentano al curatolo Nino Al\u00e0imo senza borse n\u00e9 abiti, perch\u00e9 aggrediti e spogliati d\u2019ogni cosa dai briganti. Come a dire che il nome di nascita emerge esclusivamente nei momenti di \u2018nuda verit\u00e0\u2019. Se consideriamo il nome anagrafico del monachello-guida, il doppio Francesco Paolo, si tratta, al contrario di Fabrizio, di un nome popolare, nella sua doppia accezione: da un lato, di \u2018popolano\u2019 \u2013 appartenente al popolo e al culto vivissimo in Sicilia per il calabrese San Francesco di Paola \u2013, e dall\u2019altro lato di \u2018diffuso\u2019, perch\u00e9 nell\u2019antroponimia isolana spicca con le sue elevate frequenze.32 Popolano, dicevo, tanto pi\u00f9 che nel racconto \u00e8 soltanto Cicco Paolo, cio\u00e8 un ipocoristico (il primo elemento) che \u00e8, s\u00ec, fungibile per l\u2019uso vezzeggiativo indipendente dal nome base, ma in Sicilia non difficilmente ricollegabile a Francesco.33 Si noti peraltro la doppiezza di Francesco Paolo, caso davvero raro di toponimo (Paola) adattato ad antroponimo con cambiamento di genere e con naturalezza, perch\u00e9 l\u2019esistenza del latino Paulus<br>copre la trasparenza del processo transonimico (e che peraltro cela a sua volta l\u2019etimologia del toponimo, non un deantroponimico, in quanto deriva dal sostantivo plurale pabula \u2018pascoli\u2019 o da terra pabula come aggettivo singolare). Basterebbe comunque l\u2019incipit dell\u2019\u00abOratorio\u00bb di Retablo per convincersi che il nome proprio \u00e8 parte integrante delle attenzioni \u2018espressionistiche\u2019 di Consolo. Si potrebbe scrivere un ampio saggio esclusivamente su questo incipit e sul nome Rosalia, che ha qualche precedente, ad es. l\u2019elaborazione petrarchesca di Laura e quello della Lolita di Nabokov (1955). Ne riporto (con qualche omissis) alcune righe. A parlare \u00e8 l\u2019ex frate Isodoro: Rosalia. Rosa e lia. Rosa che ha inebriato, rosa che ha confuso, rosa che ha sventato, rosa che ha r\u00f3so, il mio cervello s\u2019\u00e8 mangiato. Rosa che non \u00e8 rosa, rosa che \u00e8 datura, gelsomino, b\u00e0lico e viola; rosa che \u00e8 pomelia, magnolia, z\u00e0gara e cardenia.<br>[\u2026] Rosa che punto m\u2019ha, ahi!, con la spina velenosa in su nel cuore. Lia che m\u2019ha liato, la vita come il cedro o la lumia il dente, liana di tormento, catena di bagno sempiterno, libame oppioso, licore affatturato, letale pozione, lilio dell\u2019inferno che credei divino, lima che sordamente mi corrose l\u2019ossa [\u2026]. Corona di delizia e di tormento, serpe che addenta la sua coda, serto senza inizio e senza fine,<br><br><em>32 Rappresenta, unico caso nelle diverse regioni d\u2019Italia, il nome composto pi\u00f9 diffuso nel XX secolo, e attualmente 18\u00ba in assoluto nella citt\u00e0 di Palermo con circa 3600 portatori (dati forniti dalle Anagrafi Comunali). 33 Ritroviamo un altro ipocoristico di Francesco in Chino Martinez, protagonista dello Spasimo di Palermo.<\/em><br><br>rosario d\u2019estasi, replica viziosa, bujo precipizio, pozzo di sonnolenza, cieco vagolare,<br>vacua notte senza lune, Rosalia, sangue mio, mia nimica, dove sei?\u00bb (p. 17). Ebbene, anche qui abbiamo quasi due lasse poetiche che corrono in parallelo, contrapposte ma complementari. La dualit\u00e0 nasce, prima di tutto, dalla segmentazione errata del nome, frutto di una reinterpretazione popolare, di una paretimologica interpretazione del nome francese antico Roscelin o Rocelin \u2013 a sua volta dal germanico Ruozelin\/Rozelin nell\u2019adattamento all\u2019italiano (insieme a Rusulina), col significativo complessivo di \u2018cavallo glorioso\u2019 \u2013 come composto di Rosa e di Lia, o comunque derivato-variante di Rosa,34 il che non \u00e8 (lo conferma, ove necessario, il corrispondente maschile che ha invece conservato compattamente, in Sicilia almeno, anche la nasale finale, Rosalino o Rosolino, forse anche qui per rietimologizzazione, ossia per l\u2019interpretazione di -ino come suffisso).35 Tale processo di rietimologizzazione, a partire dall\u2019etimo normanno, sar\u00e0 stata nota a Consolo? Ritengo di s\u00ec, anche se lo scrittore ha affermato di aver \u00abscelto il nome Rosalia per S. Rosalia, ma anche per la scomposizione rosa e lia\u00bb.36 Conta comunque notare come Rosa e Lia diano vita a una serie di allitterazioni in parallelo, dove Rosa gioca un ruolo positivo per l\u2019innamorato e Lia un ruolo negativo; anche in alcune battute i ruoli s\u2019invertono e alla fine si ricompone il nome intero nel segno del proprio sangue e dell\u2019inimicizia. In questa scomposizione del nome palermitano di donna per eccellenza, anche nome della sua generazione,37 lo scrittore compie un\u2019operazione di acrobazia espressionistica, ma non spregiudicata, perch\u00e9 legittimata dalla secolare rifondazione popolare del significante, bench\u00e9 non dall\u2019etimo. La scrittrice e saggista caltagironese Maria Attanasio ne d\u00e0 una convincente interpretazione quando afferma che Consolo scava \u00abnelle sonorit\u00e0 del nome Rosalia, trovando in esso occultati tutti i sensi e i segni della passione. Ognuna delle due parti del nome genera infatti una appassionata proliferazione di figure d\u2019amore, se \u2018Rosa\u2019 \u00e8 l\u2019immaginifica sorgente di tutti [i] fiori, i colori, <br><br><em>34 Precisa Emidio De Felice in proposito che Rusulina per influsso di Lia \u00absi \u00e8 trasformato in Rusulia e quindi, per un accostamento dovuto a etimologia popolare a Rosa e rosa, nella forma italianizzata Rosalia attuale\u00bb (Dizionario dei nomi italiani, Milano, Oscar Mondadori 1986). 35 Rosalino La Rosa \u00e8 un personaggio di una novella di Pirandello, Le medaglie (1923). 36 C fr. M. De Martino, Intervista a Vincenzo Consolo, nella dissertazione L\u2019opera di Vincenzo Consolo (presentata alla University of Alberta), 1992, pp. 35-49, p. 48. 37 Rosalia, patrona del capoluogo siciliano, era al rango 2 nel 2014, dopo Maria, tra le siciliane oggi viventi residenti in Palermo, e al r. 2 nell\u2019analisi sincronica dei nati anno per anno per quasi tutto il secolo; attorno agli anni 40 la forma assurse addirittura al rango 1, con una frequenza pari al 10% del totale delle nuove nate (elaborati su dati forniti dall\u2019Anagrafe del Comune di Palermo).<\/em><br><br>gli aromi, di tutte le sfumature di bellezza dell\u2019nata [\u2026] il \u2018li\u2019 di \u2018Lia\u2019 invece<br>si moltiplica in una spirale di indicibili tormenti amorosi\u00bb.38 E questo incipit fa vibrare la ricchezza dei predicati, puntualmente inanellati con preziosi attributi, talora con suggestioni omofoniche anche se non corradicali <em>(\u2018rosa che ha roso\u2019), contrasti semantici (\u2018rosa che \u00e8\u2026 viola\u2019), allitterazioni e rimandi fonetici (\u2018lia\u2026 liana\u2026 libame\u2026 licore\u2026 lilio\u2026 lima\u2026 limaccia\u2026 lingua\u2026 lioparda\u2026 lippo\u2026 liquame\u2026\u2019) fino al verbo liare (\u2018m\u2019ha liato la vita\u2019) che vale \u2018legare\u2019 <\/em>e di cui lia costituisce la terza persona singolare del presente. Rosalia \u00e8 dunque il nome femminile che pervade pressoch\u00e9 ogni pagina del romanzo di cui ci stiamo occupando, presente ovunque anche nella letteratura siciliana: lo stesso Consolo se n\u2019era servito nel suo romanzo d\u2019esordio,<br>La ferita dell\u2019aprile (1963), per la sorella della baronessa Ninfa e di don Mimillo. L\u2019omonimia delle donne amate \u00e8 smaccata e trasparente, ma anche realistica. Tuttavia quando, tra echi d\u2019amore, Isidoro e Vito Sammataro credono di riconoscere ciascuno la propria amata nel disegno che per Fabrizio rappresenta invece la \u2018sua\u2019 Teresa Blasco, la figura incarna \u00absolamente la Rosalia d\u2019ognuno che si danna e soffre, e perde per amore\u00bb (p. 66). E allora Rosalia si fa quasi antonomasia e nome comune, una sorta di deonimico ideale, per indicare un qualsiasi oggetto femminile d\u2019amore. E nello stesso tempo, ancora in parallelo, Rosalia \u00e8 nome misterioso per Fabrizio, che non intende come possa ossessionare da sveglio e da dormiente il fido fraticello<br>che lo guida nel viaggio di fuga e di dimenticanza: \u2013 Isidoro, \u2013 gli dissi resoluto \u2013 tu mi devi finalmente disvelare il mistero che nasconde questo nome: Rosalia!<br>\u2013 Eccellenza, eccellenza, mi lasciasse al mio rimorso e al mio tormento\u2026 \u2013 implor\u00f2<br>quegli. Ma io mi feci pi\u00f9 imperioso e pi\u00f9 insistente. E allora quel tapino cominci\u00f2<br>a parlare, a sospirare, ma le parole, incompiute, rotte, annegavano in un mare di<br>sospiri. [\u2026] Rosalia \u00e8 l\u2019angelo pi\u00f9 bello che sta in cielo\u2026 No, \u00e8 \u2019na diavola! (p. 39)<br>Il nome proprio si fa cos\u00ec oggetto di discussione e motore d\u2019azione e ancora una volta stimola, nell\u2019innamorato, sentimenti fortemente contrastanti. Sono dunque numerose le piste che portano a individuare una variet\u00e0 di significati nei nomi opposti e paralleli del Consolo di Retablo. Ma la ricchezza dell\u2019antroponimia e della toponimia del racconto non si esaurisce qui. Ricchezza che \u00e8 data sia dal ricorso a voci arcaiche, appartenenti a pi\u00f9 lingue<br><br><em>38 Maria Attanasio, Struttura-azione di poesia e narrativit\u00e0 nella scrittura di Vincenzo Consolo, \u00abQuaderns d\u2019Italia\u00bb, X (2005), pp. 19-3<\/em>0, p. 24.<br><br>e dialetti (il plurilinguismo dei nomi propri); sia dall\u2019uso narrativo, attraverso<br>dittologie, terne e accumuli, che si fanno inventari preziosi, articolati su<br>colori, sapori, profumi, complementi di materia,39 o elaborazione fonetica<br>di singoli nomi in allitterazioni insistite, come per il nome Meli di un poeta<br>incontrato da Fabrizio e Isodoro: \u00abMa Mele dico ei doversi dire, come mele<br>o melle, o meli\u00e0ca, che ammolla e ammalia ogni malo male\u00bb, p. 55; e, per il<br>brigante inteso Trono: \u00abTrono, trono che introna e allampa\u00bb, p. 63.<br>Ancor pi\u00f9 gli accumuli si fanno frequenti e ampi in \u00e0mbito toponimico:<br>nomi rari, antichi e preziosi, legati comunque alla realt\u00e0 del viaggio, come<br>Burghetto, Bagni Segestani, G\u00e0ggera, Cal\u00e8mici, R\u00e0bisi, Gib\u00e8li, Rapicaldo,<br>Mokarta, Settesoli, Campobello, Rodi M\u00eclici, Montevago, Zabut, Simplegadi,<br>Bel\u00ecce, Melos, Sabatra, Mar\u00e0usa, Levanso, Bonag\u00eca, la Gerba e Gab\u00e8s, Kelibia<br>e Karkenna, D\u00e0ttilo, N\u00e0pola; alcuni arcaismi paiono fin troppo ricercati,<br>come Lilibeo e Panormo, altri lo sono sul piano fonetico (Bagar\u00eca, Favognana,<br>Pertenico). Alcamo diventa la \u00abterra di Halcamah\u00bb (p. 29).40 Da notare i nomi stranieri a volte adattati \u2013 cos\u00ec Shakespe\u00e0ro e Winkelmano, p. 90 \u2013 e i toponimi sono anche nei titoli che suddividono la \u00abPeregrinazione \u00bb del racconto: \u2018Nel paese di Halcamah\u2019, p. 29, \u2018In Selinunte greca\u2019, p. 66, \u2018In Mozia de\u2019 Fenici\u2019, p. 81, \u2018In Trapani falcata\u2019, p. 91, \u2018In Palermo\u2019, p. 102; e anche il primo titolo, dopo la breve \u2018Dedicatoria\u2019, contiene un naonimo, \u2018Sull\u2019Aurora, all\u2019aurora\u2019, p. 28, il battello da cui Fabrizio sbarca a Palermo. I nomi propri, ma in questo caso al pari delle voci di lessico, danno inoltre<br>l\u2019opportunit\u00e0 di misurare i tratti dialettali della prosa di Consolo. E alcuni<br>esempi paiono confermare che siamo di fronte pi\u00f9 a una koin\u00e9 siciliana ai<br>limiti dell\u2019italiano regionale, dato che i tratti rappresentati in Retablo non<br>identificano alcuna precisa area linguistica all\u2019interno dell\u2019isola,41 con due<br>eccezioni: il rotacismo di laterale preconsonantica (Arcamo \u2018Alcamo\u2019, p. 35)<br>nel parlato del Soldano, tratto proprio della sezione occidentale dell\u2019isola<br>in cui si svolge il racconto; e l\u2019assimilazione in Lombaddia, p. 50 (a parlare<br>\u00e8 un brigante del Trapanese, mentre il palermitano Isidoro pronuncia nella<br>battuta precedente \u00abLombardia\u00bb), come pure il cavalier Serpotta citato dal<br>39<br> <em>C fr. anche Gianluca D\u2019Acunti, Alla ricerca della sacralit\u00e0 della parola: Vincenzo Consolo, in Accademia degli Scrausi, Parola di scrittore. La lingua della narrativa contemporanea dagli anni Settanta a oggi, a c. di V. Della Valle, Roma, Minimum Fax 1997, pp. 101-116. 40 E per \u00abi fastosi cataloghi o elenchi di toponimi, spesso accostati in asindeto puro, privi finanche di virgole separative, che caratterizzano la tessitura del Sorriso oltre ogni ragionevole istanza descrittiva o realistica\u00bb, rimando a Terrusi, L\u2019onomastica nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio\u2026, cit., p. 59.41 M i sono fondato su Alberto Varvaro, Italienisch: Areallinguistik XII. Sizilien, \u00abLRL\u00bb, T\u00fcbingen, Niemeyer 1988, vol. VI, pp. 716-731; e sulle isoglosse in Ruffino, Dialetto e dialetti di Sicilia\u2026, cit.<\/em><br><br> sultano Lodovico come Seppotta, p. 36, esiti questi assai meno ovvi a occidente. 42<br>Ancora sul piano stilistico, in una prosa costellata di metafore e comparazioni,<br>i nomi propri sono sovente i referenti. Solo per citarne alcune, dal mondo classico: \u00abspavaldo e paonante, credendosi un Medoro\u00bb, p. 39, \u00abbella come la caprigna figlia di Melisso\u00bb, p. 56, \u00abcome la testa mozzata del Battista offerta a Salom\u00e8\u00bb, p. 84, ecc. \u2013 ma anche calate nella cultura, nel costume e nella storia locale: \u00abcarico come uno sceicco di Pantelleria\u00bb, p. 19, \u00abfiglia pare del principe di Butera o Resuttana\u00bb, p. 20, \u00abmi parvi preso da\u2019 turchi, da\u2019 corsari\u00bb, p. 22, \u00abbiondo e rizzuto come un San Giovanni\u00bb, p. 109, \u00abtorvo, nero come un san Calogero\u00bb, p. 109, ecc.  Poi ci sono i soprannomi, dove lo sfoggio onimico \u00e8 in piena armonia con l\u2019autocompiacimento linguistico complessivo: don Vito Sammataro inteso Trono, i suoi \u2018compagni antichi\u2019 Sciarabba e Fulgatore, il corsaro saracino Spalacchiata, Cris\u00e8molo, Cal\u00f2rio, ecc. E gli pseudonimi dei membri dell\u2019Accademia de\u2019 Ciulli Ardenti: Abelio Zen\u00f2doto per don Erminio Chinig\u00f2, Aristeo Apollonio alias don Getulio Cam\u00e0ro. Di un certo interesse \u00e8 l\u2019uso frequente di un doppio allocutivo: \u00abAmabilissimo sign\u00f9re, caval\u00e8re Clerici\u00bb, p. 35, \u00abCaval\u00e8re, maestro don Fabrizio\u00bb, p. 36, \u00abCaval\u00e8r Soldano, don Lodovico\u00bb, p. 40, \u00abAndate, andate via subito, signor Maestro Clerici, andate, don Fabrizio\u00bb, p. 101, \u00abDon Fabrizio, signor don Fabrizio Clerici\u00bb, p. 104, \u00abAddio Teresa Blasco, addio marchesina Beccaria\u00bb, p. 105. Consolo non si ferma neppure dinnanzi alla spiegazione etimologica, se questa gli offre l\u2019opportunit\u00e0 di giocare con le parole, come quando, giungendo al villaggio, Vita scrive: \u00abVita che non dalla vita prese il nome, ma da un tal Vito come il Vito nostro Sammataro, che poi \u00e8 nome che dalla vita viene\u00bb (p. 67): una sintetica ricostruzione di un processo lessiconimico e<br>transonimico relativo a Vito Sicomo, esimio giureconsulto che fece costruire<br>il primo nucleo dell\u2019attuale comune del Trapanese. I nomi sono anche richiami intertestuali: quanto c\u2019\u00e8 di voluto nel mettere insieme Lorenzo e Lucia, il primo, un giovane di Stazzona, comune comasco, trasferitosi con la famiglia a Palermo, la seconda, destinataria di un dono di orecchini affidati al Clerici dallo stesso ragazzo? In conclusione, il nome proprio d\u00e0 in modo evidentissimo il suo contributo a questa lingua di Consolo, che per Renato Minore mette insieme l\u2019ansia 42 <br><br><em>La pronuncia assimilata di liquida pi\u00f9 consonante \u00e8 propria della Sicilia orientale, ma si riscontra sporadicamente anche a Cefal\u00f9 e a Sciacca (Ruffino, Dialetto e dialetti di Sicilia\u2026, cit., p. 112). Per altre deformazioni popolari rimando a Terrusi, L\u2019onomastica nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio\u2026, cit., p. 57. <\/em><br><br>di conoscenza di Sciascia e il violento plurilinguismo di Gadda e per Stefano<br>Giovanardi \u00e8 \u00abmusicale e misteriosa, attorta su termini rari e preziosi e poi<br>improvvisamente sciolta con ritmi di sistole e diastole nel giro del parlato<br>popolare, capace di attingere alla pi\u00f9 alta tradizione letteraria italiana come alla materia, vivente o arcaica, del dialetto siciliano; forse quella lingua \u00e8 una semplice efflorescenza del silenzio, ora il camuffamento di un urlo disumano\u00bb.43 Ma, inoltre, i nomi propri contribuiscono a creare dicotomie e paralleli, diventano motore  d\u2019azione e oggetto di riflessione metalinguistica, richiamo intertestuale e documento linguistico, a mio parere in piena armonia con quelle scritture in parallelo che sembrano caratterizzare la maggior parte dell\u2019opera di Vincenzo Consolo. In Retablo, l\u2019omonimia dissimulata dei protagonisti, Clerici e Cricchio, la doppiezza di luci e sapori del falso composto Rosalia, cos\u00ec ricorrente al punto di quasi lessicalizzarsi, e altri stilemi (richiami espliciti a personaggi reali, elenchi nominali, ecc.) paiono delle tessere, a conferma dei mosaici paralleli attentamente composti dall\u2019autore. <br><br><em>Biodata: Enzo Caffarelli ha fondato e dirige dal 1995 la \u00abRivista Italiana di Onomastica \u00bb e ha coordinato il \u00abLaboratorio Internazionale di Onomastica\u00bb dell\u2019Universit\u00e0 di Roma \u00abTor Vergata\u00bb, dove \u00e8 stato professore a contratto tenendo corsi di Onomastica. \u00c8 direttore di numerose collane di onomastica scientifica e divulgativa, tra le quali i \u00abQuaderni Italiani di RIOn\u00bb, i \u00abQuaderni Internazionali di RIOn\u00bb e \u00abL\u2019arte del nome\u00bb. \u00c8 consulente dell\u2019Accademia della Crusca per i nomi propri. 43 Stefano Giovanardi, Uomini come lupi parole come silenzi, in rete dal 2005: http:\/\/vincenzoconsolo.it<\/em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1341\" class=\"wp-image-1144\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/download-2.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/download-2.jpg 364w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/download-2-179x300.jpg 179w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Enzo CaffarelliDi Vincenzo Consolo sono stati pi\u00f9 volte e da pi\u00f9 voci messi in luce i percorsi paralleli della scrittura. 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