{"id":3698,"date":"2024-03-14T13:42:00","date_gmt":"2024-03-14T13:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3698"},"modified":"2025-04-24T14:05:30","modified_gmt":"2025-04-24T14:05:30","slug":"intervista-a-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3698","title":{"rendered":"INTERVISTA A VINCENZO CONSOLO"},"content":{"rendered":"\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1088\" class=\"wp-image-2676\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/909-3.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/909-3.jpg 225w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/909-3-221x300.jpg 221w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>Scritto il <a href=\"https:\/\/www.francoromano.it\/intervista-a-vincenzo-consolo\/\"><time datetime=\"2024-03-14T15:52:18+01:00\">14 Marzo 2024<\/time><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>A cura di Franco Roman\u00f2<\/p>\n\n\n\n<p>Premessa<\/p>\n\n\n\n<p>Questa intervista fu pubblicata sulla rivista Il Cavallo di Cavalcanti nel 2008: ad essa seguirono altri incontro pubblici cui partecip\u00f2 lo stesso Consolo allo Spazio Coop di via Arona. La ripropongo oggi nel blog per la sua ricchezza e attualit\u00e0, con due precisazioni. Nella mia introduzione di allora notavo che molti dei suoi libri erano introvabili: per fortuna oggi la situazione \u00e8 cambiata e questa \u00e8 una buona notizia. La seconda precisazione. Nella parte finale, pur senza citarlo Consolo mette in evidenza i cambiamenti negativi indotti dal governo Berlusconi. Nel contesto di allora la sua frase era chiarissima, oggi \u00e8 forse bene ricordarlo in modo esplicito.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014\u2014-<\/p>\n\n\n\n<p>Mi accingo a incontrare Vincenzo Consolo con due pensieri in testa: prima di tutto che i suoi libri sono quasi introvabili, a parte quello d\u2019esordio \u2013&nbsp;<em>La ferita dell\u2019aprile<\/em>&nbsp;\u2013 ristampato di recente da Mondatori. Per fortuna li avevo quasi tutti, e per qualcuno sono ricorso ad amici, ma mi sembra un cattivo segno dei tempi che si faccia fatica a trovare in libreria un autore che ha dato cos\u00ec tanto alla narrativa italiana. Il secondo pensiero riguarda la lingua. Nel prepararmi a intervistarlo mi sono ricordato di un saggio che T.S.Eliot dedic\u00f2 in anni lontani alla poesia di Marianne Moore: in esso il grande poeta anglo statunitense afferma, fra l\u2019altro (ricordo a memoria), che&nbsp;<em>un poeta va prima di tutto valutato rispetto a quello che ha dato alla lingua d\u2019appartenenza.<\/em>&nbsp;Penso che questo sia estendibile anche ai narratori e nel caso di Vincenzo Consolo il giudizio di Eliot \u00e8 quanto mai calzante e di bruciante attualit\u00e0. Il poeta, infatti, avvertiva gi\u00e0 in quegli anni lontani, che l\u2019inglese correva il pericolo di un impoverimento dovuto alla sua estensione planetaria come lingua veicolare, sottoposta quindi a un processo di semplificazione e di impoverimento. Per ragioni diverse anche le altre lingue \u2013 e quella italiana in particolare \u2013 sono oggi minacciate (sebbene da altri e ben pi\u00f9 distruttivi fattori) e questo sar\u00e0 proprio uno dei temi dell\u2019intervista.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo scrittore mi riceve nella sua bella casa milanese; l\u2019ampio salone \u00e8 pieno di libri e al tempo stesso molto luminoso, due caratteristiche che non sempre vanno a braccetto quando si entra nello studio di un artista della parola; chiss\u00e0 che la solarit\u00e0 della sua terra non abbia a che fare con questo! Entriamo subito in argomento e gli ricordo una frase contenuta in&nbsp;<em>Fuga dall\u2019Etna<\/em>:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Franco Roman\u00f2<\/strong>:<\/p>\n\n\n\n<p>Vorrei partire da questa sua affermazione: \u201cMi sono sempre sforzato, di sfuggire, nella vita, nell\u2019opera, ai miti. La letteratura per me, ripeto ancora, \u00e8 il romanzo storico-metaforico. E poich\u00e9 la storia \u00e8 ideologia, come insegna il Carr, credo nel romanzo storico ideologico,\u2026 cio\u00e8 nel romanzo critico.\u201d \u00c8 una dichiarazione del \u201993: ha qualcosa da aggiungere, o da modificare, a tale affermazione?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Vincenzo Consolo:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>No, sono convinto di questa mia idea del romanzo storico metaforico, critico e nel momento stesso anche ideologico. Quanto alla parola romanzo, per\u00f2, credo che oggi questo genere letterario non si possa pi\u00f9 praticare; io parlo di narrazione piuttosto. Credo che il romanzo d\u2019intreccio, oggi, non sia pi\u00f9 possibile perch\u00e9 una volta l\u2019autore aveva presente qual era il suo interlocutore. Si facevano persino delle indagini e si chiedeva agli scrittori a quale tipo di lettore pensavano. Una volta Calvino rispose alla domanda dicendo che pensava a un lettore che la sapesse pi\u00f9 lunga di lui ed era assai difficile saperla pi\u00f9 lunga di Calvino! Comunque c\u2019era un lettore cui lo scrittore poteva pensare. Oggi in questa nostra societ\u00e0 non \u00e8 possibile pensare a un lettore e allora occorre spostarsi verso la narrazione\u2026<\/p>\n\n\n\n<p><strong>FR:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>E come si potrebbe definire la narrazione?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>VC:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La narrazione scaturisce da qualcuno che ha fatto un\u2019esperienza, ritorna e la racconta, come ha scritto Walter Benjamin in&nbsp;<em>Angelus Novus<\/em>. Il fatto di raccontare, di narrare, lo porta a un ritmo che sposta la prosa verso la forma poetica. \u00c8 quello che ho cercato di fare nei miei libri, dove non c\u2019\u00e8 mai l\u2019arresto, la riflessione, l\u2019irruzione di quello che si chiama spirito socratico e cio\u00e8 la filosofia, come era nella tragedia moderna di Euripide. Oggi questo non \u00e8 possibile perch\u00e9 l\u2019autore non sa pi\u00f9 a chi rivolgersi. Io dico sempre che la&nbsp;<em>cavea<\/em>&nbsp;\u00e8 vuota. Sulla scena non arriva pi\u00f9 l\u2019<em>anghelos<\/em>, il messaggero, che raccontava al pubblico presente ci\u00f2 che era successo in un altro luogo e in un altro tempo. Cos\u00ec aveva inizio la tragedia. L\u2019<em>anghelos<\/em>&nbsp;per me \u00e8 lo scrittore che non pu\u00f2 pi\u00f9 apparire sulla scena e la narrazione \u00e8 relegata al coro, che commenta e lamenta ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto. Sono quindi per la narrazione e non pi\u00f9 per il romanzo, tutti i miei libri di narrativa sono contrassegnati da questa prosa ritmica, a volte con il ricorso spesso alla rima e all\u2019assonanza; questo \u00e8 stato notato da diversi critici.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>FR:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Andare verso la prosa lirica e la narrazione non \u00e8 forse andare anche verso l\u2019oralit\u00e0, verso un senso arcaico della narrazione?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>VC:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, \u00e8 anche tipico del mondo mediterraneo. Ce lo hanno insegnato gli aedi, Omero o chi \u00e8 stato identificato come tale. Fra l\u2019altro gli aedi erano ciechi perch\u00e9 avevano lo sguardo interno. \u00d2meros, in greco antico, significa ostaggio e ci si domanda ostaggio di chi? Io credo ostaggio della memoria, perch\u00e9 c\u2019era la tradizione del racconto orale. In questo nostro tempo la memoria \u00e8 minacciata dai mezzi di comunicazione di massa, dal potere economico e politico. L\u2019interesse di questi poteri \u00e8 di farci vivere in un infinito presente, per cui non sappiamo pi\u00f9 da dove veniamo e non riusciamo a immaginare dove vogliamo andare. Quindi io credo che oggi pi\u00f9 che mai il poeta, lo scrittore debbano conservare la memoria per cercare di salvarla. Sembra uno sguardo all\u2019indietro ma credo che sia necessario essere ostaggi della memoria e perci\u00f2 pratico il romanzo storico metaforico. Ho immaginato la trilogia a partire dal 1860 fino ai giorni nostri, ma la metafora era sul tempo storico che stavamo vivendo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>FR:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Quest\u2019idea di romanzo si \u00e8 affermata subito in lei o si \u00e8 modificata nel tempo? Nel romanzo d\u2019esordio&nbsp;<em>La ferita dell\u2019aprile<\/em>, prevale ancora una narrazione pi\u00f9 realistica. Gli stessi eventi storici entrano nel libro in modo diverso da come accadr\u00e0 per esempio nel romanzo successivo&nbsp;<em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>, che ha pure una forte carattere visionario.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>VC:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec la visionariet\u00e0 \u00e8 una forma di fantasia\u2026<\/p>\n\n\n\n<p><strong>FR:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Qualcuno ha parlato anche di incrocio fra memoria e profezia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>VC<\/strong>:<\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec. Per quanto riguarda il romanzo d\u2019esordio, naturalmente era un libro di ricordi, il tono era ironico e talvolta sarcastico, era una ribellione ai padri e a tutto ci\u00f2 in cui loro avevano mancato; ma dal primo, uscito nel \u201963, al secondo sono passati tredici anni. Il mio silenzio era dovuto al fatto che stavo riflettendo su quella prima esperienza di restituzione dei ricordi personali e anche su quello che sarebbe stato il mio futuro letterario. A cavallo degli anni \u201960 Pasolini ci disse cos\u2019era successo in Italia, io avevo studiato molto e quindi ho intrapreso la strada del romanzo storico metaforico dopo la restituzione dei miei ricordi di adolescenza.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>FR:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lei \u00e8 uno scrittore che ha dato molto alla lingua italiana. Cosa ci pu\u00f2 dire su questo, specialmente sulla mescolanza fra l\u2019italiano e i dialetti; cosa questa che mi \u00e8 sempre apparsa molto interessante.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>VC:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, le dicevo che in quegli anni di silenzio avevo riflettuto molto sul momento storico che stavamo vivendo e anche sulla trasformazione della societ\u00e0 italiana, quella che Pasolini chiamava la mutazione antropologica, che era anche e soprattutto una mutazione linguistica. La lingua italiana stava diventando orizzontale e anch\u2019io ho sentito l\u2019assillo che hanno tutti gli scrittori da Dante in poi\u2026 \u00c8 sempre l\u2019assillo delle lingua. Anch\u2019io mi sono domandato in quale lingua scrivevo e ritornando in Sicilia con la mia memoria ho capito che l\u00ec \u2013 un po\u2019 in tutta Italia, ma in Sicilia soprattutto perch\u00e9 c\u2019\u00e8 stata una stratificazione di civilizzazioni (io non le chiamo dominazioni) \u2013 c\u2019erano dei giacimenti linguistici importanti. Ho pensato che andasse recuperata anche la memoria linguistica e quindi anche dei vocaboli che esistono nel dialetto siciliano, ma senza scadere nella regressione dialettale, secondo l\u2019esempio che ci avevano dato il plurilinguismo gaddiano, oppure il romanesco pasoliniano. Io ho pensato che andassero recuperati vocaboli provenienti dall\u2019arabo, dal greco dallo spagnolo e di italianizzarli, farli emergere ma innestandoli sempre nella lingua centrale. Oltre che della mia memoria linguistica mi sono servito dei vocabolari siciliani dei termini arabi nel dialetto siciliano. C\u2019\u00e8 per esempio un dizionario prezioso di padre Gabriele da Aleppo, sulle parole arabe presenti nel dialetto siciliano. Proprio per un\u2019esigenza di memoria e anche di memoria linguistica, dal momento che questa nostra lingua, a causa della mutazione antropologica, stava perdendo purtroppo quella che Leopardi chiamava&nbsp;<em>l\u2019infinito che aveva in s\u00e9<\/em>. Ecco io credo che sia un dovere dello scrittore, del poeta di recuperare anche la memoria linguistica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>FR:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Infatti leggere un romanzo come Retablo, per esempio, \u00e8 anche un po\u2019 immergersi in una storia della lingua. Sempre a questo proposito cosa ne pensa dei manifesti in difesa della lingua che periodicamente sono stilati?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>VC:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il manifesto serve come allarme, ma \u00e8 un po\u2019 una lotta con i mulini a vento. Questa nostra lingua \u00e8 stata distrutta dai mass media; inoltre l\u2019italiano, diversamente dal francese o dallo spagnolo che hanno dei bacini di parlanti molto vasti, \u00e8 parlato solo in questa nostra stretta penisola. Siamo invasi continuamente dall\u2019americanismo. Credo che lo scrittore abbia il dovere, al di l\u00e0 dei manifesti, di difendere questa nostra memoria linguistica e sapere cosa ci sta dietro. Una cosa che cerco di fare \u00e8 anche operare una scrittura palinsestica \u2013 cos\u00ec la chiamo \u2013 e cio\u00e8 una scrittura su altre scritture. Nella mia scrittura ci sono sempre citazioni e recuperi di altri scrittori o poeti, a volte pi\u00f9 esplicite a volte meno.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ricordo, a questo proposito, la polemica fra Leopardi e Niccol\u00f2 Tommaseo \u2013 che non amava Leopardi \u2013 e defin\u00ec la sua poesia un palinsesto mal cancellato. Il povero Leopardi si offese terribilmente e scrisse un saggio contro Tommaseo; ma la scrittura deve essere palinsestisca!<\/p>\n\n\n\n<p><strong>FR:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Rimanendo alla lingua, anche per lei si pu\u00f2 parlare di plurilinguismo\u2026<\/p>\n\n\n\n<p><strong>VC:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec qualcuno ha parlato, nel mio caso, anche di plurivocit\u00e0, nel senso che riporto nella narrazione anche altre lingue. In Sicilia, per esempio, ci sono sette isole linguistiche. Ne&nbsp;<em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>&nbsp;ne riporto una che ancora esiste: il gallo italico o medio latino. Si tratta di una lingua che hanno portato i Normanni con le truppe mercenarie raccolte nella pianura padana: finita la riconquista, come accade agli immigrati, si sono chiusi nella loro comunit\u00e0 e hanno conservato la lingua. Ne parla anche Vittorini in&nbsp;<em>Conversazione in Sicilia<\/em>, precisamente del gran&nbsp;<em>lumbardo&nbsp;<\/em>che parlava con la&nbsp;<em>\u00fc<\/em>&nbsp;francese. Nel finale del libro (<em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio,<\/em>&nbsp;ndr.) quando riporto le scritte sul muro dei carcerati, quelli sono esempi nella lingua gallo italica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>FR:<br><\/strong>Un programma linguistico pi\u00f9 dantesco che manzoniano\u2026<\/p>\n\n\n\n<p><strong>VC:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Certo, certo. Dante parla delle due lingue: quella di primo grado che impariamo in casa e la seconda che lui definisce grammaticale. Lui dice per\u00f2 con un bel ossimoro che la pi\u00f9 nobile \u00e8 la lingua volgare, che era nata in Sicilia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>FR:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Retablo&nbsp;<\/em>Mi porta a un\u2019altra considerazione. In alcuni momenti mi ha ricordato&nbsp;<em>Fiori blu<\/em>&nbsp;di Queneau, con una differenza fondamentale per\u00f2: la qualit\u00e0 pittorica del testo, assente invece in Queneau. Ne&nbsp;<em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>, i protagonisti sono tanti, ma anche in quel caso si parte da Antonello da Messina e dal suo quadro. Ecco, cosa rappresenta per lei la pittura?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>VC:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per me \u00e8 un\u2019esigenza di equilibrio fra svolgimento nel tempo e lo spazio. Per me la parola, come la musica, si svolge nel tempo, quindi ho bisogno di riferimenti iconografici e pittorici per equilibrare il tempo e lo spazio. Per me l\u2019ispirazione della pittura \u00e8 costante: a volte esplicita come \u00e8 nei due romanzi che lei ha ricordato, a volte nascosta. C\u2019\u00e8 Guttuso e finanche pittori moderni come Ruggero Savinio, il figlio di Alberto. In&nbsp;<em>Nottetempo, casa per casa<\/em>, c\u2019\u00e8 tutto un brano in cui io leggo la pittura di Savinio in forma lirica. Sono delle figure che emergono dalle profondit\u00e0 delle spazio, come affreschi appena dissepolti. Mi interessano finanche pittori contemporanei; per esempio, uno che mi ha ispirato un\u2019immagine \u00e8 Mario Merz. Una volta vidi un quadro proprio in casa editrice Einaudi di cui ero collaboratore: in un suo quadro veniva raffigurata una lumaca che disegnava un tracciato che era una spirale e da l\u00ec sono partito.\u201dVidi una volta una lumaca\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><strong>FR:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Milano e Palermo, Sicilia e Lombardia. C\u2019\u00e8 una continua tensione fra queste polarit\u00e0 e la sensazione che siano come due patrie dalle quali per\u00f2 lei si sente sempre anche un po\u2019 esule.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>VC:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec \u00e8 proprio cos\u00ec, anzi pi\u00f9 che esiliato mi sento estraneo negli anni. Ho fatto i miei studi a Milano e poi sono tornato in Sicilia perch\u00e9 avevo gi\u00e0 concepito l\u2019idea di diventare scrittore, dopo aver fatto il servizio militare. Avevo una laurea in legge, ma mi sono rifiutato di fare l\u2019avvocato e ho insegnato diritto ed educazione civica nelle scuole agrarie. Ho insegnato per cinque anni e poi, riflettendo, ho pensato che quei ragazzi che si sarebbero diplomati in agraria sarebbero stati costretti a emigrare come i loro padri. Le racconto un episodio che non posso pi\u00f9 dimenticare. Insegnavo nei monti Nebrodi, a Mistretta e Caron\u00eca, che era poi l\u2019antica Calacte\u2026 Mi colp\u00ec a Caron\u00eca il numero di suicidi di donne che si era verificato in questo piccolo paese. Erano donne il cui marito era emigrato: la solitudine, lo sconforto le aveva portate a quel gesto. Riflettendo sulla loro vicenda anche la scuola mi sembr\u00f2 una finzione. Consigliai molti di andare nelle scuole alberghiere, dove almeno avevano uno sbocco e non erano costretti a emigrare; alcuni l\u2019hanno fatto. Poi per\u00f2 dopo cinque anni sono stato io a fare le valigie e a emigrare. Mi consigliai con due persone: Leonardo Sciascia e Lucio Piccolo. Quando ero libero andavo a Caltanissetta a trovare Sciascia e stavo l\u00ec dei giorni. Con Piccolo, invece, l\u2019accordo era che andavo a trovarlo tre volte la settimana. Per me sono stati due riferimenti importanti. Ho anche fatto in modo di farli incontrare perch\u00e9 entrambi mi dicevano sempre di salutare l\u2019altro. Sciascia una volta ha dichiarato che le due persone che pi\u00f9 l\u2019avevano colpito, fra le molte incontrate, erano Borges e Lucio Piccolo. Piccolo aveva una cultura sterminata. Mi diceva venga venga Consolo, che facciamo conversazione: la conversazione era che parlava sempre lui e io ascoltavo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.francoromano.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Lucio_Piccolo_e_Giuseppe_Tomasi_di_Lampedusa-960x602.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2092\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Lucio Piccolo e Giuseppe Tomasi di Lampedusa.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Ho imparato molto. Insomma mi consigliai con loro e Piccolo mi disse no, no, non vada via perch\u00e9 quando si \u00e8 lontani dai centri si ha pi\u00f9 fascino. Lui parlava da barone che viveva isolato nella sua villa di campagna. Sciascia invece mi disse che se fosse stato giovane come me e non avesse avuto la famiglia, se ne sarebbe andato anche lui perch\u00e9 \u2013 mi disse \u2013 \u201cqui non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 speranza.\u201d Per me l\u2019unica citt\u00e0 possibile era Milano, ma quando tornai non la riconoscevo pi\u00f9. C\u2019era stato il miracolo economico e ora c\u2019era il \u201968 e quindi molti fermenti. Si parva licet, ho avuto nei confronti di Milano lo stesso atteggiamento che ebbe Verga quando si trov\u00f2 a Milano nel 1872, nel momento della prima rivoluzione industriale. Verga rimase spiazzato perch\u00e9 era un mondo che non conosceva e di cui gli mancava memoria e lingua. Per\u00f2 da quell\u2019esperienza nacque la grande conversione verghiana. Anch\u2019io rimasi spiazzato e quindi ho riflettuto su questa realt\u00e0 milanese e su quello che stava accadendo. Da tutto questo nacque&nbsp;<em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>, a tredici anni dal primo libro. Non sono tornato fisicamente in Sicilia come Verga, ma con la memoria s\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>FR:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il Risorgimento \u00e8 molto presente nei suoi libri e anche nelle opere di molti scrittori siciliani. Mi ha colpito molto il bassissimo profilo delle commemorazioni garibaldine.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>VC:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 questa regressione verso i localismi e l\u2019individualismo. Le racconto un episodio successo a Capo d\u2019Orlando. Durante una manifestazione pubblica il sindaco ha fatto togliere da una piazzetta del paese la targa con il nome di Garibaldi, intitolandola poi al 4 di luglio. La data si riferisce a una battaglia navale che ci fu nelle acque di Capo d\u2019Orlando fra arabi e normanni. L\u2019anti italianismo \u00e8 ormai dilagante. Il signor Lombardo, attuale Presidente della Regione Sicilia, ha chiamato Autonomia siciliana il suo movimento; ma la Sicilia \u00e8 gi\u00e0 una regione autonoma, lui intendeva un\u2019altra autonomia e infatti ha fatto riferimento anche alla&nbsp;<em>Lumbardia&nbsp;<\/em>di Bossi. Siamo alla regressione, alla stupidit\u00e0 e all\u2019ignoranza. Non capire cosa \u00e8 stato questo evento memorabile che fu l\u2019unificazione d\u2019Italia, per cui morirono eroi e persone degnissime \u00e8 molto grave. Garibaldi riusc\u00ec davvero a compiere il miracolo di unire questo paese campanilistico; che era poi il sogno dei grandi italiani da Virgilio a Dante a Machiavelli. Questa regressione localistica \u00e8 tipica dei momenti bui della storia. Il Risorgimento aveva acceso molte speranza. Garibaldi era un socialista mazziniano, poi cap\u00ec che l\u2019unit\u00e0 era pi\u00f9 importante, ma comprese che le cose non erano andate secondo le speranze e lui prese la via dell\u2019esilio. Da quello scaturirono anche le rivolte, le vendette nei confronti di quelli che erano stati gli oppressori, i famosi gattopardi, i proprietari terrieri\u2026 La prima rivolta fu quella di Alcara di cui parlo nel mio romanzo. Non lo dico nel libro ma risulta che dopo avere domato la ribellione di Alcara gli emissari si spostarono a Bronte.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>FR:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Infatti gli episodi sono molto simili.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>VC:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, s\u00ec, tutta la letteratura siciliana poi ha affrontato questo tema perch\u00e9 \u00e8 un nodo cruciale. Da Verga a De Roberto. Con&nbsp;<em>I vicer\u00e8<\/em>&nbsp;De Roberto ci ha fatto capire cosa sia il trasformismo, fino a Pirandello e al nostro Lampedusa. Tutti hanno affrontato questo momento importante della storia nazionale .<\/p>\n\n\n\n<p><strong>FR:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sciascia \u00e8 stato per lei un punto di riferimento, ma nella sua narrativa e anche nella sua prosa, che non \u00e8 mai del tutto disgiunta dalla narrazione, io trovo un riferimento anche alla tradizione europea del romanzo saggio e non solo a Sciascia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>VC:<br><\/strong>S\u00ec, il romanzo saggio; forse questo c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 in&nbsp;<em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro,<\/em>&nbsp;la cui matrice, tuttavia, si trova nel&nbsp;<em>nostos<\/em>, il viaggio di ritorno, che \u00e8 assolutamente antico. Colui che l\u2019ha riproposto e insegnato di nuovo \u00e8 stato Vittorini con&nbsp;<em>Conversazione in Sicilia<\/em>, che \u00e8 un viaggio nella terra delle madri e della memoria, anche se poi se ne allontana di nuovo, sollecitato anche dalla madre stessa che lo esorta a fare il suo mestiere di tipografo e compositore di parole, cio\u00e8 il suo dovere di intellettuale. Pensi che nel 1941 sono usciti contemporaneamente&nbsp;<em>Conversazione in Sicilia<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>Don Giovanni in Sicilia<\/em>&nbsp;di Brancati, che sono di segno opposto. In Vittorini c\u2019\u00e8 la rivisitazione del profondo della memoria e poi il ritorno ai suoi doveri di intellettuale. In Brancati c\u2019\u00e8 la regressione. Quando Giovanni Percolla ritorna dalla madre e dalle sorelle, mangia e poi si mette a letto a un certo punto afferma: \u201cUn\u2019ora di sonno \u00e8 stata come un\u2019ora di morte.\u201d Il personaggio di Brancati rimane di nuovo prigioniero delle viscere materne.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>FR:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Beh ci sta dietro il mito della grande madre mediterranea\u2026<\/p>\n\n\n\n<p><strong>VC:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 curioso come tutta la nostra narrativa, a parte i grandi poemi come&nbsp;<em>L\u2019orlando Furioso<\/em>&nbsp;e altri che hanno una geografia straordinaria, il romanzo dell\u2019800 da Manzoni in poi, si svolge sempre in piccoli centri, nella piccola citt\u00e0, quel ramo del lago di Como, piuttosto che Vizzini o Acitrezza. Chi inaugura per la prima volta il movimento \u00e8 proprio Vittorini e questo scaturiva anche dal rapporto che lui aveva con la letteratura americana. La letteratura inglese e americana \u00e8 contrassegnata dal viaggio, dal movimento.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>FR:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lei \u00e8 considerato un autore dal forte impegno civile; tuttavia, seguendola in alcune presentazioni mi ricordo anche il suo fastidio costante rispetto a una retorica dell\u2019impegno. Cosa pensa dello scrittore che si impegna direttamente in politica, pensando anche all\u2019esperienza di Sciascia stesso.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>VC:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mi sembr\u00f2 allora a quel tempo da parte di Sciascia fosse doveroso accettare l\u2019invito. Lui mi raccont\u00f2 che dopo la sua elezione al Comune di Palermo, insieme a Guttuso e poi dopo le dimissioni, tutti lo invitarono a entrare nei rispettivi partiti. Lui accett\u00f2 il radicale e mi disse che lo aveva fatto perch\u00e9 era il meno partito di tutti. Anch\u2019io ebbi un invito in anni lontani a presentarmi al Senato per il PCI. Il segretario del partito mi telefon\u00f2 dicendomi \u201cti devi presentare\u201d e al mio rifiuto motivato con il fatto che dovevo lavorare mi disse \u201c\u00e8 un&nbsp; tuo dovere\u201d; ma io risposi che il mio dovere era quello di scrivere. Tuttavia penso che lo scrittore, come dice Roland Barthes, ha a disposizione anche la scrittura d\u2019intervento, sui giornali, per esempio. Tutti i grandi l\u2019hanno fatto: da Zola, che \u00e8 stato il maestro con l\u2019Affaire Dreyfus, a Pasolini, Moravia e Sciascia ecc. Io ho sempre praticato la scrittura d\u2019intervento, ho scritto per&nbsp;<em>L\u2019ora di Palermo<\/em>,&nbsp;<em>l\u2019 Unit\u00e0,<\/em>&nbsp;per&nbsp;<em>Il Corriere della sera<\/em>. Per\u00f2 la spettacolarizzazione mi disturba molto. Anche la manifestazione di Piazza Navona del giugno scorso, non mi \u00e8 piaciuta, siamo all\u2019indecenza. Gli intellettuali sono diventati i comici, oppure gli scrittori che fanno spettacolo. Purtroppo, se vivessero oggi, Pasolini, Sciascia, Moravia, non avrebbero pi\u00f9 lo stesso impatto. I giornali sono in crisi , le case editrici sono in crisi, il nostro \u00e8 un popolo che non legge pi\u00f9. Io ho definito quello italiano un popolo&nbsp;<em>telestupefatto<\/em>\u2026 \u00c8 un\u2019espressione che hanno ripreso in Francia: lo ha fatto Christian Salmon nella sua rubrica su&nbsp;<em>Le Monde<\/em>. Questo dei mass media e della televisione in particolare \u00e8 stato una specie di tsunami provocato da questo signore che oggi \u00e8 il capo del Governo. Anche il suo consenso \u00e8 dovuto a questo mezzo di distruzione di massa che \u00e8 la televisione, che \u00e8 quanto di pi\u00f9 volgare, stupido e ignorante che si possa immaginare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>FR:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Cosa c\u2019\u00e8 nei suoi programmi futuri?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>VC:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 difficile parlare di programmi futuri. Sono tanti anni che taccio e non pubblico, scrivo di nascosto e nascondo. Ho un progetto di romanzo storico-metaforico che riguarda una storia di Inquisizione. Ho trovato dei documenti presso la biblioteca di Simancas in Spagna; naturalmente si svolge sempre in Sicilia e mi sembra che in questo momento di fondamentalismi religiosi di ogni tipo che rischiano di diventare teocrazie, che sono momenti terribili della storia umana, mi sembra che sia una storia da raccontare. Quando la smetter\u00f2 di fuggire mi devo sedere a tavolino a scrivere questo libro.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.francoromano.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Vincenzo_Consolo_2010-960x1280.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2093\"\/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scritto il 14 Marzo 2024 A cura di Franco Roman\u00f2 Premessa Questa intervista fu pubblicata sulla rivista Il Cavallo di Cavalcanti nel 2008: ad essa seguirono altri incontro pubblici cui partecip\u00f2 lo stesso Consolo allo Spazio Coop di via Arona. La ripropongo oggi nel blog per la sua ricchezza e attualit\u00e0, con due precisazioni. Nella &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3698\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">INTERVISTA A VINCENZO CONSOLO<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[660,52,1643,245,77,41,1638,1382,58,358,2140,2141,70,202,294,356,200,376,229,139,167,293,35,32,73,2143,57,30,2142,1830,20,38,83,140,154,663,459,196,29,709,18,616],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3698"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3698"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3698\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3699,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3698\/revisions\/3699"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3698"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3698"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3698"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}