{"id":3691,"date":"2006-04-10T08:23:00","date_gmt":"2006-04-10T08:23:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3691"},"modified":"2025-03-24T08:54:55","modified_gmt":"2025-03-24T08:54:55","slug":"caravaggio-in-sicilia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3691","title":{"rendered":"CARAVAGGIO IN SICILIA"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><\/h1>\n\n\n\n<p>                                                     <strong><em>Vincenzo Consolo<\/em><\/strong><br><br>Caravaggio e ancora Caravaggio. Mostre e mostre si sono allestite e continuano ad allestirsi del pittore, da quelle ormai storiche del 1938 a Napoli, del 1951, \u201953, \u201958 e \u201973 nel Palazzo Reale di Milano, al <em>Caravaggio in Sicilia<\/em> di Palazzo Bellomo di Siracusa nel 1984, alla palermitana del 2001 dal titolo<em> Sulle orme di Caravaggio<\/em>, a quella romana dello stesso anno <em>Caravaggio e i Giustiniani<\/em>, al <em>Caravaggio \u2013 due capolavori a confronto<\/em>, del 2003, ancora a Palazzo Bellomo, al <em>Caravaggio, ultimo tempo: 1606-1610<\/em> del 2004 a Napoli, e la discussa e discutibile mostra di <em>Caravaggio <\/em>a Milano del 2005 e, infine, la bella mostra di Amsterdam di quest\u2019anno in cui sono messi a confronto due grandi: Caravaggio e Rembrandt. Ci accorgiamo cos\u00ec che \u00e8 lui,Caravaggio,il pi\u00f9 attuale dei pittori, lui a dirci che questo nostro \u00e8 ancora un tempo secentesco, controriformistico, un tempo di rischi e di incertezze, di pesti e di violenze. Che la vera realt\u00e0 \u00e8 unaluce che squarcia la cortina buia del mondo, che grazia e santit\u00e0 dimorano nell\u2019umanit\u00e0 pi\u00f9 sofferente, emarginata.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho enumerato varie mostre di Caravaggio, ma ne ho omessa una, a dir poco singolare. E\u2019 una mostra itinerante del 2001, ideata dal collezionista ed esperto d\u2019arte Giuseppe Salzano e patrocinata dall\u2019Arma dei Carabinieri, nella persona del generale Roberto Conforti, comandante del Nucleo per la tutela del patrimonio artistico. Quella mostra permetteva la visione dopo trent\u2019anni d\u2019invisibilit\u00e0, di un capolavoro di Caravaggio, la <em>Nativit\u00e0<\/em> dell\u2019Oratorio di San Lorenzo di Palermo. Viaggiava, quella grande tela di quasi tre metri per due, insieme ad altri nove capolavori, insieme a un <em>Antonello da Messina<\/em>, a un Carracci, un Renoir\u2026Ma erano quadri quelli, ahinoi, in \u201cfigura di funzione\u201d, erano perfette copie di opere trafugate, eseguite da provetti copisti, i quali sono cos\u00ec salvati, sosteneva il Solzano, dall\u2019occulto mondo dei falsari, veniva loro data dignit\u00e0 mettendoli al servizio della legalit\u00e0.<br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"445\" class=\"wp-image-3692\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Nativita-Caravaggio-rit.webp\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Nativita-Caravaggio-rit.webp 800w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Nativita-Caravaggio-rit-300x167.webp 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Nativita-Caravaggio-rit-768x427.webp 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec ha fatto un sovrintendente alle antichit\u00e0 siciliano, con i tombaroli promovendoli a custodi di siti archeologici (ma non sappiamo se questa operazione abbia eliminato o almeno attenuato lo scavo clandestino).<\/p>\n\n\n\n<p>La mostra delle copie, dicevamo, in cui spiccava la copia della <em>Nativit\u00e0<\/em> del San Lorenzo di Palermo, uno dei quattro capolavori lasciati in Sicilia da Caravaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel novembre del 1996, le cronache riportavano la deposizione al processo,- chiamato maxiprocesso per il numero di imputati, &#8211; alla Corte d\u2019Assise di Palermo del mafioso pentito Marino Mannoia, il quale, dopo la sequela di omicidi, confessava anche il furto, nel 1969, all\u2019esordio della sua attivit\u00e0 delinquenziale, della <em>Nativit\u00e0 <\/em>dell\u2019Oratorio di San Lorenzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Scriveva un cronista di Palermo:\u201dL\u2019incidente, che segn\u00f2 la sua carriera di ladro, fu una maldestra operazione con una tela di Caravaggio, la <em>Nativit\u00e0<\/em> custodita, si fa per dire, in una chiesa del centro di Palermo. Marino Mannoia era stato incaricato di rubare il quadro da un anonimo committente, danaroso esperto d\u2019arte. Il Mannoia si present\u00f2 all\u2019appuntamento con il dipinto sottobraccio, arrotolato alla meglio. Srotolata l\u2019opera, il mandante del furto scoppi\u00f2 in lacrime: la ruvida mano del Mannoia l\u2019aveva danneggiata irreparabilmente. Il Caravaggio non fu mai ritrovato, n\u00e9 il pentito ha saputo o voluto dire che fine abbia fatto\u201d. Gi\u00e0, che fine ha fatto la <em>Nativit\u00e0<\/em> di Palermo ? E chi era quell\u2019esperto danaroso che ha commissionato il furto,cos\u00ec sensibile da sciogliersi in lacrime di fronte al quadro distrutto?<\/p>\n\n\n\n<p>Questa sar\u00e0 stata di certo un\u2019indagine infruttuosa per gli inquirenti, ma potrebbe essere un affascinante argomento per uno scrittore di romanzi polizieschi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma torniamo al Caravaggio, al Caravaggio in Sicilia. I suoi primi contatti, la sue prime frequentazioni siciliane avvengono a Roma, nella citt\u00e0 eterna, dove il giovane pittore era giunto da Milano nel 1592. Aveva 21 anni. Lavora subito, il Merisi, nella bottega di Lorenzo Carli, detto Lorenzo Siciliano, bottega che si trova nei pressi dell\u2019ospedale dei poveri la Consolazione, al limite di Campo Vaccino. L\u2019allievo del milanese Peterzano, dipinge per Lorenzo Siciliano \u201cteste per un grosso l\u2019una et ne faceva tre al giorno\u201d racconta il biografo Giulio Mancini. L\u00e0, nella bottega di Lorenzo Siciliano, lavora anche il giovane siracusano Mario Minniti, che diverr\u00e0 suo modello per la <em>Fuga in Egitto,<\/em>&nbsp; per il <em>Suonatore di liuto<\/em> e per altri quadri di quel periodo. Il Minniti passer\u00e0 poi con Caravaggio nella bottega di Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d\u2019Arpino. In quella bottega Caravaggio dipinge splendide nature morte, fra cui la famosa <em>Canestra di frutta<\/em> che Federico Borromeo si porter\u00e0 a Milano.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo del 1594, in gennaio, mese in cui s\u2019interrompe bruscamente la collaborazione di Caravaggio col Cavalier d\u2019Arpino. La causa \u00e8 poco chiara, ma ci dice il Mancini\u201dFra tanto un calcio di cavallo gonfia la gamba n\u00e9 ne un chirurgo acci\u00f2 non fusse visto et da un bolttegaro siciliano amico alla Consolazione\u2026\u201dDa queste annotazioni\u00a0 manoscritte del Mancini si deduce che \u00e8 il \u201csiciliano bottegaio\u201d, cio\u00e8 Lorenzo Carli, ad accompagnare l\u2019infortunato Caravaggio all\u2019ospedale della Consolazione, in cui \u00e8 priore il siciliano Giovanni Butera. Illo Butera commissiona al Caravaggio delle opere, fra cui il <em>Suonatore di liuto<\/em>. Quadro che Gioacchino Di Marzo ricorda a Catania nella raccolta di Rosario Scuderi Buonaccorsi. E pure di quel periodo \u00e8 il <em>Bacchino malato<\/em> (supposto autoritratto). Dopo la malattia, Caravaggio ha i primi rapporti col cardinale Francesco Maria de Monte, quindi \u00e8 accolto nel palazzo dei Giustiniani e dei Mattei.<br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"630\" class=\"wp-image-3693\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/The-Lute-Player-clovis.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/The-Lute-Player-clovis.jpg 1410w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/The-Lute-Player-clovis-300x236.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/The-Lute-Player-clovis-1024x806.jpg 1024w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/The-Lute-Player-clovis-768x605.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>Sono di questo periodo la <em>Santa Caterina, <\/em>i <em>Bari, <\/em>la <em>Buona ventura, Giovane con un cesto di frutta, Giuditta e Oloferne, San Giovannino, Maddalena, San Giovanni Battista.<\/em> E sono ancora di questo periodo le grandi commissioni per la cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi (<em>San Matteo e l\u2019angelo, Vocazione di San Matteo, Martirio di San Matteo<\/em>) e per la cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo (<em>Martirio di San Pietro <\/em>e <em>Conversione di San Paolo<\/em>); e ancora: <em>Madonna dei pellegrini <\/em>&nbsp;in Sant\u2019Agostino, la <em>Deposizione, <\/em>la <em>Madonna dei Palafrenieri.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ho citato sopra il palazzo Mattei della romana via Castani. Un palazzo, quello, che, parafrasando Calvino chiamerei \u201cdei destini incrociati\u201d. Palazzo dove \u00e8 stato ospite Leopardi e Stendhal. Ma, prima di questi due scrittori, vi era stato Caravaggio. Nel 1601, il cardinale Gerolamo Mattei e i fratelli Ciriaco e Asdrubale ospitano nel loro palazzo Caravaggio, il quale per loro dipinge la <em>Cena di Emmaus<\/em> e la <em>Cattura di Cristo<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma nel 1606 \u00e8 la rottura, la fine di questa stagione di benessere e di fama. E\u2019 il 28 maggio di quell\u2019anno infatti l\u2019episodio della Pallacorda in Campo Marzio, l\u2019uccisione&nbsp; di Ranuccio Tomassoni da parte di Caravaggio, il quale, a sua volta ferito, \u00e8 soccorso nel palazzo Colonna da Costanza Sforza Colonna, e quindi, inseguito da \u201cbando capitale\u201d, viene fatto rifugiare tra Palestrina, Zagarolo e Paliano, feudi dei Colonna.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1607, guarito, si trasferisce a Napoli. Qui dipinge pale d\u2019altare per confraternite e privati (<em>Le opere di misericordia).<\/em> Nel luglio del 1607 \u00e8 nell\u2019isola di Malta, nella capitale La Valletta. Qui dipinge, oltre il <em>San Gerolamo <\/em>e il <em>Ritratto del cavaliere Alof de Wignacourt,<\/em> la grande tela della <em>Decollazione di San Giovanni Battista.<\/em> E firma per la prima volta nel sangue questo suo quadro (Motto cavalleresco \u201de sanguine virtutem traho\u201d- vedi riferimento di Verga alla famiglia Trao del <em>Mastro-don Gesualdo<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>E ancora l\u00e0, a Malta, per il ferimento in uno scontro con un cavaliere di giustizia, Caravaggio \u00e8 messo in prigione. Fugge dalla prigione e il 6 ottobre 1608 approda a Siracusa. Fugge di notte dal Forte Sant\u2019 Angelo, il Caravaggio, nel bel mezzo di parate, caroselli e clamori per la celebrazione dell\u2019anniversario della battaglia di Lepanto. Riesce a fuggire da quel forte per l\u2019aiuto&nbsp; dell\u2019ammiraglio della flotta maltese don Fabrizio Sforza, figlio di Francesco e di Costanza Colonna, marchesi di Caravaggio, al cui servizio era stato il \u201cmaestro di case\u201d Fermo Merisi, padre di Michelangelo. E\u2019 sempre sotto la protezione degli Sforza e dei Colonna, Michelangelo Merisi, nel borgo Caravaggio, a Milano, a Roma. E\u2019 sempre protetto da principi e cardinali, malgrado il suo porsi nella marginalit\u00e0, tra ribelli, bande di violenti, prostitute e ragazzi di vita, il suo porsi contro i gesuiti e gli ortodossi pittori controriformati.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 6 ottobre del 1608 Caravaggio approda dunque nel Porto Grande di Ortigia. Aveva viaggiato, confuso in un manipolo di marinai fiamminghi, sulla speronara del ra\u00ecs Leonardo Greco. Cos\u00ec ci racconta Pino Di Silvestro nel suo romanzo, che poggia su una precisa documentazione <em>La fuga, la sosta<\/em>. <em>Caravaggio a Siracusa<\/em> (Rizzoli, 2002). A Siracusa \u00e8 accolto, Michelangelo Merisi, nel convento dei frati Minori Cappuccini sopra l\u2019Acradina. Dove \u00e8 curato e amorevolmente assistito dai frati e quindi affidato, come chiede lo Sforza nella lettera raccomandatizia al guardiano padre Raffaele da Malta, a don&nbsp; Vincenzo Mirabella, musicista e storico di Siracusa. Ed \u00e8 il Mirabella, il \u201ccavaliere squisito, dall\u2019intelletto concettoso\u201d, come lo definisce Caravaggio in una lettera al cardinale Del Monte, \u00e8 don Vincenzo a fare da m\u00e9ntore al lombardo nel viaggio, per i vari strati o gironi, nella profondit\u00e0 storica di Siracusa. Viaggio nella contemporanea citt\u00e0 controriformista, d\u2019inquisizione e ispanica militarizzazione, di ricchezza e miseria, di religiosit\u00e0 popolare&nbsp; e di superstizione, fino alla Siracusa della solarit\u00e0 dei templi, dei teatri e degli anfiteatri greci e romani, alla Siracusa delle latomie, fra cui quelle profonde e brulicanti del Paradiso, in cui penosamente lavorano i cordari e in cui \u00e8 l\u2019Orecchio di Dionisio, nome dato dallo stesso Caravaggio a quel cunicolo scavato nel tufo. E scrive don Vincenzo Mirabella nel suo <em>Dichiarazione della pianta delle antiche Siracuse\u2026<\/em>:<em>\u201d\u2026<\/em>avendo io condotto a vedere questa carcere quel pittore singolare dei nostri tempi Michel Angelo da Caravaggio, egli, commiserando la fortezza di quella, mosso da quel&nbsp; suo ingegno unico imitatore delle cose di natura, disse: Non vedete voi come il tiranno per voler fare un vaso che per far sentir le cose servisse,non volle altronde pigliare il modello che da quello che la natura per lo medesimo effetto fabbric\u00f2. Onde si fece questa carcere a somiglianza d\u2019un orecchio\u201d. Ed \u00e8 ancora il Mirabella a convincere il Senato a commissionare al pittore il grande quadro del <em>Seppellimento di Santa Lucia<\/em> per la chiesa extra moenia di Santa Lucia al Sepolcro, nell\u2019antica zona dell\u2019Acradina. E\u2019 lui, il Mirabella, che difende il pittore dall\u2019accusa di blasfemia, da parte dell\u2019autorit\u00e0 religiosa, del grasso arcivescovo Saladino, per l\u2019eterodossia iconografica del quadro (la costante eterodossia caravaggesca). In questo quadro, come nella <em>Decollazione del Battista<\/em> di Malta, \u00e8 l\u2019ambiente, lo spazio che prevale. I personaggi, clero e fedeli, sono relegati, quasi schiacciati contro l\u2019alta parete di tufo, nella penombra d\u2019una latomia. E il gonfio corpo della&nbsp; fanciulla, di Lucia, con la testa mozza, \u00e8 steso a terra e s\u2019intravede tra le quinte in primo piano dei corpacci ignudi di due interratori. I quali sono forse in Caravaggio la memoria lontana di due monatti che sotterrano i corpi del padre Fermo e del nonno Bernardino, morti per la peste in Lombardia del 1576. E nella fanciulla l\u00e0 stesa a terra \u00e8 forse la memoria della madre Lucia. Il corpo della martire \u00e8 chiuso tra la piccola schiera degli astanti in pena e i corpacci in primo piano, come dicevamo, di due \u201cmanigoldi giganteschi\u201d (Longhi), di due becchini. Sembra questa una scena dell\u2019<em>Amleto<\/em>, quella del cimitero in cui Ofelia sta per essere seppellita. Ma i due interratori siracusani, facchini di porto o cordari, non possono avere la sofisticata dialettica del becchino shakespeariano. Qui piuttosto lo sguardo \u00e8 condotto, attraverso le quinte dei due interratori in primo piano, al corpo a terra della santa e quindi, nel centro, al diacono dal drappo rosso e dalla mestissima espressione. E sembra, quello del giovane, il dolore di Caravaggio per la madre morta Lucia. Chiss\u00e0 se Manzoni, ricercando sul cardinal Federico Borromeo, possessore del famoso <em>Canestro di frutta <\/em>di Caravaggio, non si sia imbattuto in Fermo e Lucia, genitori del pittore, e che con questi due nomi \u201ccaravaggeschi\u201d abbia voluto intitolare la prima stesura del 1823 del romanzo che diverr\u00e0 poi <em>I promessi sposi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Scriveva Roberto Longhi nel suo <em>Caravaggio<\/em> del 1952 che, fra i quadri del pittore in Sicilia, la <em>Sepoltura di Santa Lucia<\/em> era il pi\u00f9 guasto. Questo perch\u00e9 per secoli quel capolavoro era rimasto nell\u2019antica chiesa presso il mare, aggredito dalle intemperie e soprattutto dalla salsedine.Pesantemente ritoccato nell\u2019800 con pretese conservative, il quadro \u00e8 stato poi pi\u00f9 volte restaurato e la penultima volta, prima dell\u2019attuale restauro&nbsp; a Palermo, nel 1979 nell\u2019Istituto Centrale del Restauro. E il direttore dell\u2019Istituto, Michele Cordaro, un allievo di Brandi, ci d\u00e0 ragguaglio di questo restauro nel catalogo della mostra del 1984 a Palazzo Bellomo, <em>Caravaggio in Sicilia.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>E scriveva Cesare Brandi il 10 aprile 1977 sul <em>Corriere della sera: \u201c<\/em>I fedeli caravaggeschi, che oramai sono legione, chiedevano a gran voce che il capolavoro restituito a una nuova vita non fittizia, non torni a marcire nel luogo che l\u2019aveva quasi cancellato.\u201d Ma i frati del convento di Santa Lucia al Sepolcro continuano a reclamare la restituzione del dipinto. Ma i fedeli caravaggeschi, oltre a temere, come Brandi, l\u2019ulteriore deterioramento del quadro, temono altres\u00ec che un esperto danaroso e \u201csensibile\u201d possa commissionare a un picciotto, a un qualche Marino Mannoiaq, il furto del quadro in quella chiesa accessibile come l\u2019oratorio di San Lorenzo di Palermo. Ma scrivevano nel 1996, nel fascicolo <em>Il seppellimento di Santa Lucia del Caravaggio, <\/em>Giuseppe Voza e Gioachino Barbera:\u201d\u2026la collocazione del <em>Seppellimento<\/em> nella sua ubicazione originaria \u00e8 fuori discussione, malgrado il parere contrario di Cesare Brandi e la presa di posizione di intellettuali&nbsp; come Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino, i quali, in occasione della mostra del 1984, volevano farsi promotori di un appello rivolto alle autorit\u00e0 religiose e politiche regionali&nbsp; chiedendone la musealizzazione\u201d. Non sappiamo delle autorit\u00e0 religiose, del cardinale di Palermo o del vescovo di Siracusa cosa oggi risponderebbero a quell\u2019appello. Ma sappiamo con certezza della risposta delle autorit\u00e0 politiche&nbsp; regionali, autorit\u00e0 rappresentate&nbsp; in Sicilia da Tot\u00f2 Cuffaro e dai suoi assessori alla Regione.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00a0Ma torniamo al <em>Seppellimento, <\/em>a questo capolavoro che ha ispirato alcune mie pagine del libro <em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em> (Milano, 1994)<br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"454\" class=\"wp-image-3694\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Siracusa.-Seppellimento-di-Santa-Lucia-di-Caravaggio-trasferimento-per-un-piatto-di-lenticchie.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Siracusa.-Seppellimento-di-Santa-Lucia-di-Caravaggio-trasferimento-per-un-piatto-di-lenticchie.jpg 800w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Siracusa.-Seppellimento-di-Santa-Lucia-di-Caravaggio-trasferimento-per-un-piatto-di-lenticchie-300x170.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Siracusa.-Seppellimento-di-Santa-Lucia-di-Caravaggio-trasferimento-per-un-piatto-di-lenticchie-768x436.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>(Lettura del brano)<\/p>\n\n\n\n<p>A Siracusa sembra che Caravaggio abbia rincontrato il suo antico compagno di bottega a Roma Mario Minniti. Il Minniti si muoveva allora, nella sua attivit\u00e0 di pittore, per canali francescani. Il generale dell\u2019ordine era in quel tempo il padre Geronimo Errante, oriundo di Polizzi Generosa, e per questi canali francescani sembra si muova&nbsp; anche Caravaggio per la Sicilia. Nel dicembre del 1608 lascia Siracusa e va a Messina, dove rimane per otto mesi, fino all\u2019agosto del 1609. Qui ha la prima commissione&nbsp; dal ricco mercante genovese Giovan&nbsp; Battista de\u2019 Lazzari, la magnifica <em>Resurrezione di Lazzaro<\/em> per la chiesa dei Crociferi. Dal Senato ha la committenza de <em>L\u2019Adorazione dei pastori<\/em> per la chiesa extra muros di Santa Maria della Concezione dei padri Cappuccini. Opere, queste due, oggi nel Museo di Messina, accanto al <em>Polittico di San Gregorio <\/em>di Antonello.Dipinge ancora per il conte Adonnino la <em>Visione di San Gerolamo<\/em>, oggi a Worcester, USA. La <em>Salom\u00e9 con la testa del Battista<\/em>, oggi nel palazzo Reale di Madrid, L<em>\u2019Annunciazione<\/em>, oggi a Nancy. E quindi su committenza del barone Nicolao Di Giacomo le <em>Storie della passione di Cristo.<\/em> E scrive il di Giacomo: \u201cNota delli quatri fatti fare da me Nicolao di Giacomo: Ho dato la commissione al signor Michiel\u2019Angelo Morigi da Caravaggio di farmi le seguenti quatri: Quattro storie della passione di Ges\u00f9 Cristo da farli a capriccio del pittore delli quali ne fin\u00ec uno che rappresenta Christo colla croce in spalla; La Vergine Addolorata e dui manigoldi, uno sona la tromba, riusc\u00ec veramente una cosa bellissima, opera pagata onze 46. L\u2019altri tre s\u2019obblig\u00f2 il pittore portarmeli nel mese di agosto con pagarli quanto si converr\u00e0 da questo pittore che ha il cervello stravolto\u201d. Di queste committenze del di Giacomo sembra sia&nbsp; superstite l\u2019<em>Ecce Homo<\/em> del Palazzo Rosso di Genova. \u201cHa il cervello stravolto\u201d dice il di Giacomo di Caravaggio. S\u00ec, siamo in questa estrema stagione&nbsp; siciliana di Caravaggio, di fronte a un uomo dal \u201ccervello stravolto\u201d, siamo di fronte a un uomo mai sereno, in un accentuato momento di dolore e di furore, come se quel nobile genio, avvertisse i passi terribili della conclusione&nbsp; della sua vicenda umana.<\/p>\n\n\n\n<p>E un momento di abbandono, di tenerezza lo ha a Palermo, con la <em>Nativit\u00e0<\/em> o <em>Adorazione dei pastori con i Santi Francesco e Lorenzo<\/em>, che \u00e8 stato nell\u2019Oratorio di San Lorenzo fino al 1969. Scrive Roberto Longhi: \u201cL\u2019altro\u00a0 \u201cPresepio\u201d dell\u2019Oratorio di San Lorenzo a Palermo, dipinto dal Caravaggio nel 1609 gi\u00e0 sulla via del ritorno, \u00e8 il meglio conservato (e anche il meglio pulito) dei suoi dipinti siciliani\u201d. E dico qui tra parentesi che \u00e8 poco credibile la versione di Marino Mannoia del disfacimento della tela appena srotolata. Ma continuo col Longhi : \u201cRitornando sui suoi passi pare che l\u2019artista quasi voglia rievocare\u00a0 le vecchie Sacre Conversazioni lombarde. Ma tutte nuove sono le scoperte nei semitoni ombrosi dei due animali del presepio, nel San Giuseppe in giubbetto verde elettrico e nella grande ritrosa della lustra canizie; nell\u2019angelo, di nuovo \u201cbresciano\u201d, ma che spiomba dall\u2019alto come un giglio scavezzato dal proprio peso; nel bambino miserando, abbandonato a terra\u2026\u201d Dopo questo umile, sereno idillio, s\u2019imbarcher\u00e0 per Napoli (pensiamo dalla Cala, su una speronara). E da l\u00ec a Napoli, ancora guai: sulla porta della locanda del Consiglio sar\u00e0 raggiunto dai sicari\u00a0 del suo rivale maltese e massacrato di botte. Da Napoli mander\u00e0 a Roma il suo ultimo messaggio: <em>Il Davide con la testa del Golia<\/em> (che si crede il suo autoritratto), oggi alla Galleria Borghese. E infine il suo accostarsi a Roma, le sue febbri, la sua morte sulla spiaggia\u00a0 di Porto Ercole. Cos\u00ec finisce quest\u2019uomo geniale, questa lama di luce vivida che ci ha rivelato la verit\u00e0 del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Milano, 10 aprile 2006<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vincenzo Consolo Caravaggio e ancora Caravaggio. 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