{"id":3664,"date":"2012-04-10T22:01:00","date_gmt":"2012-04-10T22:01:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3664"},"modified":"2025-02-02T00:34:50","modified_gmt":"2025-02-02T00:34:50","slug":"vincenzo-consolo-orgoglio-di-sicilia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3664","title":{"rendered":"Vincenzo Consolo, Orgoglio di Sicilia"},"content":{"rendered":"\n<p> Concetto Prestifilippo<br><br><em> \u00abNell&#8217;arancio, nell&#8217;oro, nel vermiglio che si stende sopra il mare nel tramonto, nell&#8217;ottobre dei mosti e delle mosche, del seccume e delle polveri, dell&#8217;oliva r\u00f2sa, la mandorla vacante, entrava la feluca, oltrepassato il carcere, il Tal\u00e9o, nel porto piccolo, nel Marmoreo\u00bb. <\/em><br><br>Il brano \u00e8 tratto da uno dei capitoli de L&#8217;olivo e l&#8217;olivastro, (1994) di Vincenzo Consolo. Narra dell&#8217;approdo di un fuggiasco nella citt\u00e0 aretusea. \u00c8 la Sicilia di un vago Seicento. Un&#8217;imbarcazione guadagna la fonda del porto di Siracusa. Il naviglio giunge da Malta. Agguattato tra i cordami un uomo irsuto, la fosca pelle, gli occhi ingrottati. \u00c8 un fuggiasco, un irregolare, un disertore: il pittore lombardo Michelangelo Merisi. E&#8217; Caravaggio l&#8217;evaso, il clandestino, l&#8217;artista condannato all&#8217;erranza. Consolo nella sua mirabile prosa, continua il racconto con la descrizione della citt\u00e0 dell&#8217;approdo: <br><br><em>Calc\u00f2, l&#8217;uomo prima di scendere sul molo il cappellaccio sopra gli occhi, s&#8217;avvolse fino al mento nel ferraiolo. Caric\u00f2 il sacco sulla spalla e fu nel borgo vecchio, nel chiasso marinaro, botti di mastri d&#8217;ascia e calafati, abbai di cani, urla di facchini, richiami dai fondachi, da porte e ballatoi, lamenti e preghiere di bambini, di giovani e di vecchi mendicanti. Mai vista tanta penuria, cecit\u00e0, stroppiume, macule, lordure, sentito tanto tanfo di marcio, a Milano, a Roma o a Napoli, come di peste che scema o che comincia. Attravers\u00f2 la Piazzaforte, il largo Montedoro, il ponte sul canale della Darsena, la Porta Reale, si diresse, prima che calasse la notte, verso Ortigia. <\/em><br><br>Il Cavalier Merisi, maestro Michelangelo, attraversati cortigli archi, vanelle, giunse alla Mastra Rua. Trov\u00f2 rifugio tra i broccati, le sete, gli argenti dello studio del pittore Mario Minniti. Questa vicenda \u00e8 stata narrata straordinariamente da un altro scrittore siciliano, Pino Di Silvestro. Pittore, incisore, Di Silvestro \u00e8 stato amico e sodale di Vincenzo Consolo. Del suo libro &#8220;La fuga, la sosta. Caravaggio a Siracusa&#8221;, Consolo ha scritto: <br><br><em>\u00abSulla sosta a Siracusa di Caravaggio, fuggitivo da Malta, Di Silvestro ha scritto un romanzo di puntigliosa documentazione e di fervida invenzione, un forte romanzo di ombre e di luci caravaggesche\u00bb. <\/em><br><br>Nel corso del suo soggiorno a Siracusa, l&#8217;impavido e iracondo bergamasco tratteggi\u00f2 una grande pittura. Effigi\u00f2 Lucia, la santa mutata in Eusk\u00eca. Un legame, quello di Consolo e Siracusa, che si concretizz\u00f2 con un approdo, una minuscola abitazione con un affaccio sulle colonne del tempio di Apollo. La pittura \u00e8 stata la seconda grande passione dello scrittore di Sant&#8217;Agata di Militello. Esemplari le sue prefazioni di mostre. Inserti, racconti, prove d&#8217;autore che lo scrittore traslava nei capitoli dei suoi libri. Raffinata la pittura delle sue ricercatissime copertine, opere di grandi artisti: Antonello da Messina, George de la Tour, Fabrizio Clerici, Alberto Savinio, Caravaggio, Raffaello. Scrittura icastica si \u00e8 detto della scrittura consoliana. Ammoniva che era indispensabile un&#8217;intensa immaginazione pittorica: <br><br><em>\u00abC&#8217;\u00e8 bisogno di bilanciare il suono, la parola con una concretezza di tipo visivo, di bilanciare l&#8217;orecchio con l&#8217;occhio. C&#8217;\u00e8 sempre un riferimento a un&#8217;icona, a un&#8217;icona pittorica. Sempre ho avvertito l&#8217;esigenza di equilibrare la seduzione del suono, della musica, della parola con la visualit\u00e0, con la visione di una concretezza visiva; di rendere meno sfuggente e dissolvente la parola nel silenzio, perch<\/em>\u00e8<em> il suono fatalmente nel silenzio\u00bb<\/em><br><br> Il baluginio del mare si leva tra le pagine de L&#8217;olivo e l&#8217;olivastro (1994). Il mare e un fuggiasco: <br><br><em>Spossato, lacero, polmoni pieni di salmastro, guadagna finalmente la spiaggia, avanza sopra un mondo solido, in mezzo ad alberi e arbusti. E&#8217; l&#8217;uomo pi\u00f9 solo della terra, senza un compagno, un oggetto, l&#8217;uomo pi\u00f9 spoglio e debole, in preda a smarrimento, panico in quel luogo estremo, sconosciuto, che come il mare pu\u00f2 nascondere insidie, violenze. Ulisse ha toccato il punto pi\u00f9 basso dell&#8217;impotenza umana, della vulnerabilit\u00e0. Come una bestia ora, nuda e martoriata, trova riparo in una tana, tra un olivo e un olivastro.<\/em><br><br> Il mare siciliano, quello degli approdi e delle fughe. Capo Passero a sud, Capo Peloro a est, Capo Lilibeo a ovest. Avamposti dai quali si affacciarono mercanti, condottieri, dominatori, sapienti, cagliostri e imbonitori di ogni genere. Gli stessi luoghi e gli stessi approdi delle disperazioni contemporanee dei nuovi vinti che guadagnano, a rischio della vita, nell&#8217;indifferenza pi\u00f9 laida le coste della grande Isola. Il mare dal quale giunge l&#8217;autre, lo stra-niero, l&#8217;eretico, il sovversivo. Giungevano dal mare i protagonisti dei romanzi di Consolo. Dal mare giunge Giovanni Interdonato, il protagonista del suo primo grande successo, Il sorriso dell&#8217;ignoto marinaio (1976). Fugge per mare Petro Marano, in Nottetempo, casa per casa (1992). Sbarca nel porto di una Palermo settecentesca Fabrizio Clerici, personaggio centrale del romanzo Retablo (1987), anche lui lombardo e ancora una volta un pittore. Vincenzo Consolo e Siracusa dunque. L&#8217;ovvio rimando \u00e8 a Elio Vittorini e al premio letterario a lui dedicato. Per dieci anni, dal 1999 al 2008, Consolo ha presieduto la prestigiosa giuria del premio. Dell&#8217;autore di Conversazione in Sicilia, Consolo amava raccontare un episodio legato al suo esordio letterario: <br><br><em>\u00abNel 1962, andai a Milano per curare la revisione del mio primo romanzo. La Mondadori era ancora nella vecchia sede di via Bianca di Savoia. Un&#8217;impiegata mi condusse nell&#8217;ufficio di Vittorini. Ero emozionatissimo. La sera finito il lavoro, fui bloccato nell&#8217;atrio da una pioggia improvvisa. Vidi passare Giacomo De Benedetti e Vittorini che avvicinandosi mi chiese: &#8220;Lei dove deve andare?&#8221;. Gli risposi che dovevo raggiungere il mio albergo. Si offr\u00ec di accompagnarmi. In macchina, siamo rimasti in silenzio per l&#8217;intero percorso. Vittorini era molto timido, si aspettava che gli ponessi delle domande. Mi rimane questo rammarico di non aver parlato con lui. In seguito, conobbi la moglie Ginetta, una donna straordinaria che continu\u00f2, dopo la morte del marito ad animare una sorta di cenacolo\u00bb.<\/em><br><br> Singolare questo rimando giovanile di Consolo. L&#8217;ineffabile silenzio di due narratori. Il silenzio, la ritrazione, ritorneranno protagonisti del suo testamento letterario, Lo Spasimo di Palermo (1998): <br><br><em>Aborriva il romanzo, questo genere scaduto, corrotto, impraticabile. Se mai ne aveva scritti, erano i suoi in una lingua diversa, dissonante, in una furia verbale ch&#8217;era finita in urlo, s&#8217;era dissolta nel silenzio. <\/em><br><br>La riflessione tra le pagine del romanzo, era affidata al protagonista Gioacchino Martinez, scrittore di libri difficili, fratti, complessi. Il protagonista consoliano, invecchiando, si sentiva uno sconfitto, un vinto verghiano. Si interrogava sul significato, sull&#8217;efficacia del suo lavoro, sulla funzione della letteratura. Vincenzo Consolo ha raccontato del triste finale di partita scelto da Giovanni Verga. La stanchezza della parola, l&#8217;afasia \u00e8 il suicidio del narratore. Era stata questa l&#8217;autocondanna di Giovanni Verga. Il grande scrittore catanese, abbandonata Milano, fece ritorno in Sicilia e decise di non scrivere pi\u00f9. Consolo aveva dunque deciso per la progressiva ritrazione. Una disubbidienza, una sottrazione continua che lo avevano sempre caratterizzato. Non aveva mai ceduto alle lusinghe dell&#8217;esposizione televisiva. Non aveva accettato di affollare talk-show e classifiche. Le scansioni temporali che separavano le uscite dei suoi libri, non obbedivano ai singulti nevrotici dell&#8217;industria letteraria. Consolo era un irregolare, non era irreggimentabile, era un eccentrico. Allo scrittore siciliano non hanno mai perdonato la sistematica diserzione delle adunate, delle parate. Un conto che Consolo ha pagato caro a Milano e anche in Sicilia. \u00c8 siciliano, non scrive in italiano. \u00c8 barocco. \u00c8 oscuro. \u00c8 pesante come una cassata. Le sue narrazioni non sono filanti: ma chi si crede di essere, ma come si permette? Era questo il paradigma declinato dai suoi detrattori. Erano tanti i suoi nemici: cardinali della letteratura italiana, maggiordomi untuosi di consorterie politiche, raccontatori a cottimo di gazzette di palazzo, custodi di inenarrabili gilde, donnine di guarnigione e ufficialetti d&#8217;ordinanza. Avevano ragione a detestarlo, perch\u00e9 a ognuno di loro, Consolo aveva dedicato parole di disprezzo ineguagliabili. Vincenzo Consolo era un meraviglioso impertinente, irriguardoso, sprezzante, fiero, severo e inflessibile. Un intellettuale contro: <br><br><em>\u00ab Credo che uno scrittore debba essere comunque contro, scomodo -puntualizzava -. Se un intellettuale non \u00e8 critico, diventa cortigiano. E stato cos\u00ec per Vittorini, per Pasolini e per Sciascia, intellettuali contro che il sistema non \u00e8 riuscito a fagocitare, assoldare, arruolare, ostentare\u00bb. <\/em><br><br>Consolo \u00e8 stato il degno erede della tradizione sciasciana, un artista gramscianamente non indifferente. Uno scrittore eccentrico che non forniva al lettore nessuna indicazione, n\u00e9 note a pi\u00e8 di pagina. Il lettore attento di Consolo, aveva dunque fatto l&#8217;abitudine all&#8217;improvviso cambiamento di registro, all&#8217;enciclope-dismo ipnotico della sua scrittura, alle scansioni ritmiche in battere e levare, ai capovolgimenti di fronte. Era una scansione musicale da &#8220;cuntista&#8221; &#8220;, quella dello scrittore di Sant&#8217;Agata di Militello. Parole antiche, espunte, violate, tracciavano l&#8217;ordito complesso delle sue pagine. Come accade per i grandi, per i classici, ogni successiva rilettura dei libri di Consolo disvelava una trama invisibile, texture impercettibili, un&#8217;architettura accennata, una raffinatezza impareggiabile, il recupero di una lingua extraletteraria, financo del dialetto. Il rinvenimento di memorie antiche, delle forme dialettali espunte, \u00e8 stata la sua cifra stilistica controcorrente: <br><br>\u00ab<em>Fin dal mio primo libro ho cominciato a non scrivere in italiano. Ho voluto creare una lingua che esprimesse una ribellione totale alla storia e ai suoi esiti. Ma non \u00e8 dialetto. \u00c8 l&#8217;immissione nel codice linguistico nazionale di un materiale che non era registrato, \u00e8 l&#8217;innesto di vocaboli che sono stati espulsi e dimenticati. Io cerco di salvare le parole per salvare i sentimenti che le parole esprimono, per salvare una certa storia\u00bb. <\/em><br><br>Come ha scritto il critico Massimo Onofri, rileggere i libri di Consolo \u00e8 come entrare a occhi chiusi in una miniera e uscirne, ogni volta, con un&#8217; insospettata nuova pietra preziosa. Il Falso ritratto che di lui \u00e8 stato tratteggiato \u00e8 quello di un artista scorbu- tico e irriverente.<br><br><em> \u00abNon credo di avere un brutto carattere &#8211; rispondeva Consolo in riferimento al suo proverbiale caratteraccio \u2014. E solo che detesto i prepotenti. Non sopporto le sopraffazioni, le ipocrisie. Cerco con la scrittura di oppormi al potere. Non sono diplomatico, questo s\u00ec. Forse ho commesso qualche errore nel passato, ma quando ho qualche cosa da dire, la dico. Questa mia franchezza la pago continuamente\u00bb.<\/em><br><br> Il falso ritratto di scontroso non corrispondeva per niente all&#8217;immagine privata, quella vera di Vincenzo Consolo. Un uomo che in privato appariva invece solare, ironico, dal sorriso ineffabile appunto: <br><br><em>Il Mandralisca si trov\u00f2 di fronte un uomo con uno strano sorriso sulle labbra. Un sorriso ironico, pungente e nello stesso amaro, di uno che molto sa e molto ha visto, sa del presente e intuisce del futuro; di uno che si difende dal dolore della conoscenza e da un moto continuo di piet\u00e0. E gli occhi aveva piccoli e puntuti, sotto l&#8217;arco nero delle sopracciglia. Due pieghe gli solcavano il viso duro, agli angoli della bocca, come a chiudere e ancora accentuare quel sorriso. <\/em><br><br>Ci sar\u00e0 un tempo anche per svelare questo aspetto inedito dello scrittore siciliano. Un Vincenzo Consolo privato, insospettato, autoironico. Ha ammainato dunque le vele Consolo il marinato. Lascia libri straordinari. Lascia un romanzo inedito al quale lavorava, Amor sacro, un romanzo storico. La storia di un processo di Inquisizione del quale aveva rinvenuto gli atti in un archivio di Madrid. Purtroppo, non leggeremo mai questa storia perch\u00e9  mal quei sori rote Consolo ha disposto di non pubblicarla. La Mondadori, invece, sta per andare in stampa con una raccolta di racconti inediti e un numero monografico dei prestigiosi &#8220;Meridiani&#8221;  dedicato allo scrittore siciliano. La casa editrice palermitana Sellerio licenzier\u00e0 nei prossimi mesi un libro che raccoglie gli articoli pubblicati da Vincenzo Consolo sulle colonne del quotidiano &#8220;L&#8217;Ora&#8221; Ogni finale di partita \u00e8 sempre tragico, solenne. <br><br><em>\u00abLa tragedia rappresenta l&#8217;esito ultimo della mia ideologia letteraria, l&#8217;espressione estrema della mia ricerca stilistica\u00bb &#8211; si legge in uno degli ultimi interventi pubblici di Consolo -. \u00abUn esito in forma teatrale e poetica, in cui si ipotizza che la scrittura, la parola, tramite il gesto estremo del personaggio, si ponga al limite dell&#8217;intellegibilit\u00e0, tenda al suono, al silenzio\u00bb. <\/em><br><br>Il silenzio estremo. La ritrazione. Gi\u00e0 nel libro L&#8217;olivo e l&#8217;olivastro&#8221; (1994) Consolo anticipava questa sottrazione finale: <br><br>Ora non pu\u00f2 narrare. Quanto preme e travaglia arresta il tempo, il labbro, spinge contro il muro alto, nel cerchio breve, scioglie il lamento, il pianto. <br><br>Dunque, l&#8217;afasia dell&#8217;artista che si oppone al potere delle centrali culturali. Il silenzio come risposta al rumore imperante degli ocoparlanti, al clangore metallico della nazione di telestupefatti. Il silenzio, la stanchezza della parola, l&#8217;estrema provocazione intellettuale consoliana. Come per H\u00f6lderlin, Giovanni Verga, Ezra Pound. Come accade all&#8217;Empedocle consoliano tra le righe del testo teatrale Catarsi: <br><br><em>E pi\u00f9 che andavamo su per l&#8217;aspro suolo, per le impietrate lave, risonanti, oltre ogni verde, ogni ginestra lenta, su per le nere lande, le gelide tormente, pi\u00f9 egli s&#8217;ammutiva, si staccava da me, da tutto il mondo. O profferiva entusiasta, come preso dal Dio e dalle Furie, Frammenti dei poemi..<\/em>..<strong> Anthropoi ther\u00e9s te kai ichth\u00faes.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/WhatsApp-Image-2025-02-01-at-13.21.58.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/WhatsApp-Image-2025-02-01-at-13.21.58-768x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3665\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/WhatsApp-Image-2025-02-01-at-13.21.58-768x1024.jpeg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/WhatsApp-Image-2025-02-01-at-13.21.58-225x300.jpeg 225w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/WhatsApp-Image-2025-02-01-at-13.21.58-1152x1536.jpeg 1152w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/WhatsApp-Image-2025-02-01-at-13.21.58.jpeg 1536w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/WhatsApp-Image-2025-02-01-at-23.34.28.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"720\" height=\"504\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/WhatsApp-Image-2025-02-01-at-23.34.28.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3666\" style=\"width:690px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/WhatsApp-Image-2025-02-01-at-23.34.28.jpeg 720w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/WhatsApp-Image-2025-02-01-at-23.34.28-300x210.jpeg 300w\" sizes=\"(max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Giuseppe Leone con Concetto Prestifilippo<br>foto di Emanuela Alfano<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Concetto Prestifilippo \u00abNell&#8217;arancio, nell&#8217;oro, nel vermiglio che si stende sopra il mare nel tramonto, nell&#8217;ottobre dei mosti e delle mosche, del seccume e delle polveri, dell&#8217;oliva r\u00f2sa, la mandorla vacante, entrava la feluca, oltrepassato il carcere, il Tal\u00e9o, nel porto piccolo, nel Marmoreo\u00bb. 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