{"id":3635,"date":"1988-01-25T19:14:00","date_gmt":"1988-01-25T19:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3635"},"modified":"2024-12-25T19:47:49","modified_gmt":"2024-12-25T19:47:49","slug":"una-ballata-per-la-bella-rosalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3635","title":{"rendered":"UNA BALLATA PER LA BELLA ROSALIA"},"content":{"rendered":"\n<p> Meno elegiaco-ironico di La ferita dell&#8217;aprile (1963), meno espressionistico-allegorico di Il sorriso dell&#8217;ignoto marinaio (1976), meno visionario-filosofico di Lunaria (1985), Retablo (pagine 164, L. 8.000. Sellerio), quarta opera narrativa di Vincenzo Consolo, risottolinea alcuni dei caratteri dello scrittore siciliano: l&#8217;esercizio mimetico-parodico (di matrice gaddiana), l&#8217;andante affabulato-rio-rapsodico (di matrice calviniana), il simbolismo lirico (di matrice vittoriniana). Tutti questi elementi di una scrittura colta, raffinata, poliedrica, mistilingue, in Retablo sono messi al servizio di una ballata-pastiche che combina slanci romantici e illuministici interrogativi. Retablo, rappresentazione a tre voci di vicende amorose e di viaggi, ha per sfondo la Sicilia del 1760-1761: ne sono protagonisti il pittore lombardo Fabrizio Clerici (in viaggio per dimenticare Teresa Blasco che sposer\u00e0 Cesare Beccaria), il giovane frate questuante Isidoro che lascia il convento della Gancia per amore della bella Rosalia e Rosalia Guarnaccia che lascia Ciccio Paolo Cricchio (ex frate Isidoro) in un certo senso per restargli fedele, perch\u00e9 sposa un vecchio marchese senza pi\u00f9 desideri carnali e che la fa debuttare come cantante in un&#8217;opera di Cimarosa. L&#8217;amore \u00e8, in Retablo, orficamente rivelazione e follia, mentre il viaggio \u00e8 conoscenza, iniziazione, educazione, ritrovamento. Le sequenze pi\u00f9 belle della ballata di Consolo sono quelle dedicate alla visione notturna di Palermo, alla festa di santa Rosalia di Alcamo, alla sosta nelle terme di Segesta, alla scoperta della necropoli di Mozia; o quelle dedicate a variazioni su nomi o emozioni: Consolo \u00e8, al meglio, scrittore di incantevole virtuosismo linguistico-musicale. &#8220;Rosalia, Rosa e lia Rosa che ha inebriato, rosa che ha confuso, rosa che ha sventato, rosa che ha roso, il mio cervello si \u00e8 mangiato. Rosa che non \u00e8 rosa, rosa che \u00e8 datura, gelsomino, b\u00e0lico e viola; rosa che \u00e8 pomelia, magnolia z\u00e0gara e cardenia&#8230; Rosa che punto m&#8217;ha, ahi!, con la sua spina velenosa in su nel cuore. Lia che m&#8217;ha liato la vita come il cedro o la lumia il dente, liana di tormento&#8230; Rosalia, sangue mio, mia nimica, dove sei?&#8221;. Cos\u00ec si apre il cantare (l&#8217;operina per sontuosi pupi) di Consolo; ed ecco il visivo movimento del primo fondale, Palermo: &#8220;mi vedea venire incontro la cittate, quasi sognata e tutta nel mistero, come nascente, tarda e silenziosa, dall&#8217;imo della notte, in oscillio lieve di cime, arbori, guglie e campanili, in sfavillio di smalti, cornici e fastigi valenciani, matronali cupole, terrazze con giare e vasi, in latteggiar purissimo de&#8217; marmi nelle porte, colonne e monumenti, in rosseggiar d&#8217;antemurali, lanterne, forti e di castell&#8217;a mare, in barbaglio di vetri de&#8217; palagi, e d&#8217;oro e specchi di carrozze che lontane correvano le strade&#8221;. Consolo sa rappresentare molto bene l&#8217;amore che si incarna e disincarna &#8220;in beatitudine o in ebetudine&#8221; e gli itinerari che portano a scoprire lo &#8220;svariare e colorirsi della vita&#8221;. &#8216;. Pi\u00f9 impacciati sono, invece, i risvolti del pastiche in cui la mimesi del conte philosophique settecentesco lo porta a ragionare di vita\/storia (Sfinge, Medusa e Persefone come la donna amata) nel tentativo di darne una decifrazione: come a dire che lo scrittore si lascia accendere pi\u00f9 dell&#8217;imprevisto della fantasia che dal mobile o nobile codice della ragione. La trasgressione fantastica permette a Consolo di presentarci Fabrizio Clerici che dialoga con lo scultore barocco Serpotta (in realt\u00e0 \u00e8 morto nel 1732) o di ipotizzare un abate-poeta Meli che palpa sospirando ormai vecchio Rosalia (mentre nel 1761 Meli aveva appena vent&#8217;anni); cos\u00ec come la libert\u00e0 fantastica permette allo scrittore di presentarci il rapporto tra un cavaliere lombardo del Settecento e un frate palermitano della Gancia come una medianica reincarnazione della coppia cervantesiana formata da un rozzo contadino e un hidalgo della Mancia con Teresa Blasco e Rosalia che sono la duplicazione dell&#8217;inafferrabile Dulcinea). <br><br>Raffaele Crovi<br>Vincenzo Consolo Retablo <br> Sellerio editore Palermo <br> Gran Milan n.17 Un libro al mese<br> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1067\" class=\"wp-image-3636\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/465576786_3975467972685805_9021107831203457769_n.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/465576786_3975467972685805_9021107831203457769_n.jpg 1536w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/465576786_3975467972685805_9021107831203457769_n-225x300.jpg 225w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/465576786_3975467972685805_9021107831203457769_n-768x1024.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/465576786_3975467972685805_9021107831203457769_n-1152x1536.jpg 1152w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Meno elegiaco-ironico di La ferita dell&#8217;aprile (1963), meno espressionistico-allegorico di Il sorriso dell&#8217;ignoto marinaio (1976), meno visionario-filosofico di Lunaria (1985), Retablo (pagine 164, L. 8.000. 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