{"id":3632,"date":"2024-01-10T18:22:00","date_gmt":"2024-01-10T18:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3632"},"modified":"2024-12-01T18:35:47","modified_gmt":"2024-12-01T18:35:47","slug":"vincenzo-consolo-di-qua-dal-faro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3632","title":{"rendered":"Vincenzo Consolo, \u201cDi qua dal\u00a0faro\u201d"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><\/h3>\n\n\n\n<p><strong>Alfio Pelleriti<\/strong><br>10 gennaio 2024<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/piazzagrandeblog.com\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/di-qua-dal-faro.jpg?w=196\" alt=\"\" class=\"wp-image-4472\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>In \u201cDi qua dal faro\u201d Vincenzo Consolo veste i panni del critico letterario conservando tuttavia la prosa ammaliante e piena di vibrazioni emotive, regalando ai lettori un saggio ineludibile per cogliere sentimenti, contraddizioni, tragicit\u00e0 e poesia nell\u2019universo siciliano nel quale l\u2019autore conduce il lettore in una esplorazione culturale, storica, antropologica. Della Sicilia presenta gli elementi costitutivi della sua storia e delle sue tradizioni, oltre che le pi\u00f9 importanti produzioni letterarie, non tralasciando informazioni che attengono i settori produttivi: la pesca del tonno, le miniere di zolfo, gli eventi tragici relativi ai terremoti del 1693 in Val di Noto e a quello di Messina del 1908; il mondo dei vinti nella produzione verghiana; lo smarrimento dell\u2019identit\u00e0 personale nelle opere di Pirandello; l\u2019analisi socio-politica della Sicilia pessimistica e scettica nel Gattopardo di Tomasi di Lampedusa o nei romanzi di Leonardo Sciascia, fino alle \u201cParole come pietre\u201d di Carlo Levi.<\/p>\n\n\n\n<p>In \u201cDi qua dal faro\u201d, come in tutte le opere di Consolo, da&nbsp;<em>Retablo<\/em>&nbsp;al&nbsp;<em>Sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>, alle \u201c<em>Pietre di Pantalica<\/em>\u201d, anche il paesaggio sembra indissolubilmente legato all\u2019analisi delle caratteristiche comportamentali dei siciliani: \u201c<em>nei loro fianchi, negli anfratti, cresce lo spino, l\u2019agave, l\u2019ampelodesmo, il cardo, la giummara, la ginestra spinosa, il pomo di Sodoma\u2026 e sopra vi volteggiano i neri corvi\u2026 sembrano luoghi, questi, di maledizione biblica, luoghi come la disumana, barbara, d\u2019atroce esilio per Ifigenia, terra dei tauri<\/em>.\u201d<a href=\"https:\/\/piazzagrandeblog.com\/2024\/01\/10\/vincenzo-consolo-di-qua-dal-faro\/#_ftn1\">[1]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Un elemento che accomuna buona parte della letteratura siciliana, dice il Nostro, \u00e8 il N\u00f2stos, il ritorno in patria dopo esperienze in altri mondi, in altre culture, per riscoprire un legame forte e profondo con la cultura della propria terra, che si rivela unica, prodotto di molteplici influssi linguistici, storici e culturali. Alcuni intellettuali hanno negato tale peculiarit\u00e0, in nome di un\u2019apertura alla modernit\u00e0 e al progresso, chiudendo con lo stereotipo di una Sicilia contadina, chiusa alle novit\u00e0 e rassegnata ad una subalternit\u00e0 culturale, orgogliosa e velleitaria nel volersi isolare in nome di una unicit\u00e0 ormai inesistente. Fu questa la posizione di Elio Vittorini, dice Consolo, antesignano del neorealismo e dello sperimentalismo in letteratura, aperto alla cultura anglosassone e alla letteratura americana in particolare, convinto assertore della posizione gramsciana dell\u2019intellettuale organico per approdare ad una egemonia culturale che potesse aprire le porte alla nuova societ\u00e0 democratica, moderna e liberale. Era questa una posizione molto critica col dialetto, pur vivendo in un periodo di sperimentalismo linguistico come quello di Gadda, di Pasolini, di Stefano D\u2019Arrigo, di Ignazio Buttitta. D\u2019Arrigo, in particolare, viene presentato da Consolo come un autore appassionato e originale con il suo splendido \u201cHorcynus orca\u201d, pubblicato poi in una nuova edizione con il titolo di \u201cI fatti della fera\u201d, un romanzo straordinario che si colloca nella scia dei Malavoglia di Verga, che adopera una lingua aperta a vari innesti culturali ma al cui fondo c\u2019\u00e8 comunque il dialetto. Nel romanzo di D\u2019Arrigo emerge una visione rassegnata e pessimistica sulla possibilit\u00e0 di riscatto della Sicilia in un\u2019opera monumentale e affascinante, dalla scrittura affabulatoria e poetica che si pu\u00f2 accostare, senza false modestie, all\u2019Ulisse di Joyce, quanto a ricerca di nuovi canoni espressivi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/piazzagrandeblog.com\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/consolo.jpg?w=218\" alt=\"\" class=\"wp-image-4473\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Vincenzo Consolo<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Consolo, in questo suo viaggio nella produzione letteraria siciliana, non poteva tralasciare la presentazione di Pirandello, lo scrittore che cerca di uscire dalla \u201cprigione\u201d isolana e dai confini linguistici segnati dal dialetto con i riferimenti ad una tradizione piegata spesso ad anti valori, rassegnata al prevalere del male, all\u2019inutilit\u00e0 dell\u2019impegno politico. Pirandello \u00e8 voluto uscire da tali confini, da lui percepiti come solide sbarre d\u2019un carcere, per approdare ad una riflessione sull\u2019uomo inserito in un mondo dai pi\u00f9 vasti orizzonti e con uno sguardo volto al futuro, alla ricerca di soluzioni nuove. I risultati, tuttavia, saranno quelli tipici di un approdo allo smarrimento e all\u2019angoscia esistenziale, alla necessit\u00e0 dell\u2019isolamento rispetto a un contesto sociale che annulla e reifica.<\/p>\n\n\n\n<p>Altre pagine interessanti sono quelle dedicate a Zola e al tema del rapporto tra intellettuale e scrittore. Afferma Consolo che lo scrittore francese col suo J\u2019accuse contro i giudici che avevano condannato il capitano Dreyfus, ha vestito i panni di un intellettuale prestato alla politica e tuttavia egli avverte che quello non \u00e8 il suo ruolo, poich\u00e9 pi\u00f9 che dalla politica e dall\u2019impegno sociale egli \u00e8 attirato da \u201caltro\u201d, cio\u00e8 da quella dimensione del reale in cui lo scrittore indaga sull\u2019uomo cercando le risposte al senso della vita.<\/p>\n\n\n\n<p>E a proposito dell\u2019impegno sociale degli scrittori italiani emerge in Consolo una certa amarezza dopo aver constatato che spesso preferiscono non accostarsi a problematiche sociali e politiche che porterebbero a scontrarsi con chi s\u2019\u00e8 assunto la responsabilit\u00e0 di amministrare quegli ambiti. Dice Consolo: \u201c<em>Gli scrittori italiani, i letterati, considerati dal potere superflui o esornativi, hanno da sempre stabilito col potere stesso un patto di silenziosa servit\u00f9 e di convenienza per ricevere protezione ed emolumenti. Solo pochi scrittori, isolati, \u2018non protetti\u2019, hanno sentito il dovere morale di parlare, di battersi per la verit\u00e0 e la giustizia. Pasolini, tra gli ultimi, \u00e8 stato uno di questi: da poeta s\u2019era fatto intellettuale, polemista, lanciando dalle prime pagine dei giornali i suoi j\u2019accuse, processando il palazzo per farsi processare\u2026 e Leonardo Sciascia. Scrittori isolati.<\/em>\u201d<a href=\"https:\/\/piazzagrandeblog.com\/2024\/01\/10\/vincenzo-consolo-di-qua-dal-faro\/#_ftn2\">[2]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Il saggio di Vincenzo Consolo \u00e8 essenziale per la comprensione del contesto culturale nel quale si inscrive la produzione letteraria italiana e siciliana in particolare. Non manca niente e nessuno in questa sua analisi e, a ragione, essa pu\u00f2 definirsi completa, esaustiva, con uno stile elegante e leggero, qui e l\u00e0 venato dal rosso della passione, perch\u00e9 della sua terra egli parla e dei suoi amici scrittori, di quelli con cui s\u2019\u00e8 accompagnato, come Sciascia, e di quelli che ha apprezzato leggendone le opere, sulle quali s\u2019\u00e8 formata la sua sensibilit\u00e0 e la sua peculiarit\u00e0 creativa. Costoro si ritrovano in questo suo lavoro, insieme ad autori che, sbrigativamente, sono considerati \u201cminori\u201d, come lo storico Michele Amari, di cui parla nel capitolo \u201cLa Sicilia e la cultura araba\u201d<a href=\"https:\/\/piazzagrandeblog.com\/2024\/01\/10\/vincenzo-consolo-di-qua-dal-faro\/#_ftn3\">[3]<\/a>, davvero illuminante per cogliere il profondo apporto dato da quella cultura alla lingua, all\u2019architettura, alla letteratura, all\u2019economia, all\u2019agricoltura con l\u2019inserimento di colture che diventeranno fondamentali in tale settore economico: l\u2019ulivo, la vite, il limone, l\u2019arancio, il cotone. E ancora, grazie a quello scambio culturale e commerciale, la pesca divenne un importante settore economico, soprattutto con la lavorazione del tonno. Ma la presenza araba in Sicilia fece registrare anche un miglioramento della macchina amministrativa: fu in quel periodo che si introdusse la divisione dell\u2019isola in tre valli: Val di Mazara, Val Demone, Val di Noto e si afferm\u00f2 un nuovo spirito di tolleranza e di pacifica convivenza tra popoli di cultura, razza e religione diverse.<\/p>\n\n\n\n<p>Del resto, tutti gli interventi di Consolo in questo suo prezioso viaggio nella storia e nella cultura siciliana, sono chiarificatori e illuminanti per capire le radici di quella che viene definita \u201csicilianit\u00e0\u201d, ma qualcuno dei suoi capitoli risulta davvero interessante oltre che elegante come, ad esempio, quello sul rapporto tra spazio fisico e produzione letteraria. Esso presenta un percorso che ha inizio con i poemi omerici, in particolare con l\u2019Odissea seguendo il N\u00f2stos di Ulisse, ma anche il viaggio di Telemaco alla ricerca del padre e della sua iniziazione e maturazione, e continua con l\u2019Eneide di Virgilio, \u201cseconda grande Odissea\u201d, e ancora l\u2019Odissea di Dante,&nbsp;<em>La Divina Commedia<\/em>, con i luoghi adibiti alla condanna dei peccatori, all\u2019espiazione delle colpe nel Purgatorio e ai premi nel Paradiso celeste. E presenta ancora lo spazio vasto (Europa, Africa, Asia) in cui si svolgono le vicende dell\u2019<em>Orlando furioso<\/em>&nbsp;di Ariosto, e poi segue La&nbsp;<em>Gerusalemme liberata<\/em>&nbsp;di Torquato Tasso, il cui spazio tocca Gerusalemme, l\u2019Egitto e Costantinopoli, e ancora il Don Chisciotte di Cervantes, la letteratura anglosassone con&nbsp;<em>Robinson Crusoe, Moby Dick, L\u2019isola del tesoro<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, afferma Consolo, per ci\u00f2 che riguarda la letteratura italiana moderna, gli spazi riguardano soprattutto la provincia e qualche citt\u00e0, ma si tratta sempre di spazi ristretti, dai&nbsp;<em>Promessi sposi<\/em>&nbsp;di Manzoni, ai&nbsp;<em>Malavoglia<\/em>&nbsp;di Verga, per giungere a Pirandello, che restringe ulteriormente gli spazi dove si muovono i suoi personaggi. Con lui si passa alla \u201cstanza\u201d come luogo in cui si svolgono le sue storie e spesso diventano \u201c<em>stanze di tortura\u201d, l\u00ec \u201cdove si compie ogni violenza, lacerazione, crisi, frantumazione della realt\u00e0, perdita di identit\u00e0. Il movimento in quella storia \u00e8 solo verbale.<\/em>\u201d<a href=\"https:\/\/piazzagrandeblog.com\/2024\/01\/10\/vincenzo-consolo-di-qua-dal-faro\/#_ftn4\">[4]<\/a>&nbsp;L\u2019analisi del tema del rapporto tra spazio e letteratura si chiude con \u201c<em>Conversazione in Sicilia<\/em>\u201d di Elio Vittorini, dove il protagonista, Silvestro, ritorna dopo tanti anni in Sicilia, nei luoghi della sua infanzia e l\u00ec ritrova la sua casa, la madre, che da Torino avevano assunto l\u2019aura del mito ma che si rivelavano adesso senza pi\u00f9 quei riferimenti ideali che aveva custodito nella lontananza. Col ritorno si dipana ogni velo e la realt\u00e0 appare povera, esangue, banale perfino. Riferendosi ad una successiva pubblicazione di Vittorini, \u201c<em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>\u201d, Consolo chiude il capitolo con un\u2019amara considerazione che riguarda anche la sua condizione di esule: \u201c<em>Noi oggi, esuli, erranti, non aneliamo che a ritornare ad Itaca, a ritrovare l\u2019olivo. Lo scacco consiste nel fatto che sull\u2019olivo ha prevalso l\u2019olivastro, l\u2019olivo selvatico.<\/em>\u201d<a href=\"https:\/\/piazzagrandeblog.com\/2024\/01\/10\/vincenzo-consolo-di-qua-dal-faro\/#_ftn5\">[5]<\/a><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/piazzagrandeblog.com\/2024\/01\/10\/vincenzo-consolo-di-qua-dal-faro\/#_ftnref1\">[1]<\/a>&nbsp;Ibidem, pag. 12<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/piazzagrandeblog.com\/2024\/01\/10\/vincenzo-consolo-di-qua-dal-faro\/#_ftnref2\">[2]<\/a>&nbsp;Ibidem. Pag. 197<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/piazzagrandeblog.com\/2024\/01\/10\/vincenzo-consolo-di-qua-dal-faro\/#_ftnref3\">[3]<\/a>&nbsp;Dall\u2019827 al 1072 si colloca la dominazione araba in Sicilia. Ad essa succeder\u00e0 quella normanna.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/piazzagrandeblog.com\/2024\/01\/10\/vincenzo-consolo-di-qua-dal-faro\/#_ftnref4\">[4]<\/a>&nbsp;Ibidem, pag. 269<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/piazzagrandeblog.com\/2024\/01\/10\/vincenzo-consolo-di-qua-dal-faro\/#_ftnref5\">[5]<\/a>\u00a0Ibidem, pag. 270<br>foto postate di Giuseppe Leone e Claudio Masetta Milone<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alfio Pelleriti10 gennaio 2024 In \u201cDi qua dal faro\u201d Vincenzo Consolo veste i panni del critico letterario conservando tuttavia la prosa ammaliante e piena di vibrazioni emotive, regalando ai lettori un saggio ineludibile per cogliere sentimenti, contraddizioni, tragicit\u00e0 e poesia nell\u2019universo siciliano nel quale l\u2019autore conduce il lettore in una esplorazione culturale, storica, antropologica. 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