{"id":3624,"date":"2010-12-01T08:28:00","date_gmt":"2010-12-01T08:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3624"},"modified":"2024-11-28T09:27:26","modified_gmt":"2024-11-28T09:27:26","slug":"vincenzo-consolo-come-verga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3624","title":{"rendered":"Vincenzo Consolo come Verga"},"content":{"rendered":"\n<p> Nel 1893 Giovanni Verga lascia Milano, &#8220;stanco di anima e di corpo&#8221;, per ritornare nella sua Sicilia. A Milano aveva soggiornato per circa vent&#8217;anni, essendovi giunto nel novembre del 1872, ma se ne andr\u00e0 alquanto deluso e risentito. In Sicilia Verga ritrover\u00e0 i sedimenti profondi della sua memorialit\u00e0 e soprattutto la lingua delle origini; primordiale, robusta, incorrotta, da cui trarr\u00e0 linfa vitale e sangue la sua fantasia e con cui dar\u00e0 forza, spessore, virulenza alle sue storie e alla sua poetica, come non gli era ancora accaduto. Questo generoso amalgama si riveler\u00e0 una felice epifania e lo trasformer\u00e0 nel potente scrittore che conosciamo. Stilisticamente una vera e propria rivoluzione, pari a quella di altri giganti della letteratura europea del suo tempo. All&#8217;archetipo del ritorno degli scrittori siciliani moderni nella loro isola, Vincenzo Consolo dedica un breve capitolo &#8220;I ritorni&#8221; che chiude la sezione verghiana degli scritti compresi in Di qua dal faro. Ritorno nelle sue molteplici declinazioni, che non \u00e8 solo t\u00f3pos, mito, visionariet\u00e0, storia o civitas, ma soprattutto memoria e lingua; vale a dire, il corredo pi\u00f9 acconcio e prezioso per uno scrittore. Ora \u00e8 giunto il momento anche per lui, il momento del n\u00f3stos e del ricongiungimento, come lo fu per Verga pi\u00f9 di un secolo fa; anche Consolo ripercorre a ritroso il suo cammino, di uomo prima che di scrittore, e da Milano dove era salito nel 1968 vivendovi e operandovi per oltre un quarantennio, inverte la rotta per riapprodare nella sua isola. &#8220;Torno nella mia terra. Voglio morire nella mia isola&#8221;&#8216; , confida in un&#8217;intervista al settimanale palermitano &#8220;a sud&#8217; europa&#8221; (1) nel dicembre scorso. Ribadita all&#8217;et\u00e0 di 77 anni, Consolo \u00e8 del 1933, questa volont\u00e0 suona perentoria, asseverativa, ultimativa. Quando questo avverr\u00e0, si sar\u00e0 compiuta la parabola naturale di un uomo e di uno scrittore che non ha mai scisso, per sua e nostra fortuna, il legame profondo, primigenio, ancestrale, con l&#8217;\u00f3nfalos, con la terra, con la mater, che \u00e8 impasto di lingua, carne, affetti  e visione. E su quell&#8217;isola, non dimentichiamolo, c&#8217;\u00e8 sedimentato il respiro di Sciascia e di Lucio Piccolo, di Verga e di Lampedusa, di Antonello e di Pirandello con la fantasia del Caos, il profumo perduto del suo pino. E c&#8217;\u00e8 il mare, cio\u00e8 il mito dei miti.<br> Ritorna, Consolo, con lo stesso risentimento, con la stessa delusione di Verga. Delusione per le aspettative tradite di una citt\u00e0 divenuta, secondo le sue stesse parole, &#8220;citt\u00e0 centrale della menzogna&#8221; (2). E non possiamo fare a meno di andare con la mente alla Milano di Tangentopoli e al tradimento che ne \u00e8 seguito: al leghismo bieco e reazionario, al berlusconismo disinvolto e immorale, alla deriva etica, al degrado civile, all&#8217;indegnit\u00e0 opportunista della cosiddetta societ\u00e0 letteraria, sempre pi\u00f9 stomachevole. Il ritorno di Consolo non \u00e8 un ritorno alla fonte salvifica (come fu per Verga); egli non ne ha bisogno; non ha bisogno di purificare la sua lingua alle fonti primigenie perch\u00e9 di quella lingua Consolo \u00e8 impastato. Della sua oralit\u00e0 e della sua sostanza. Non torna per arginare la crisi dell&#8217;artista, perch\u00e9 di quell&#8217;universo vitale, labirintico e fecondo non si \u00e8 mai separato. E rimasto, pur vivendo fuori dalla sua isola, il pi\u00f9 siciliano degli scrittori siciliani: come Sciascia, come Buttitta. E questa \u00e8 stata la sua forza e la sua fortuna. Egli non ha dissipato, e, in linea con la grande lezione della tradizione, ha tenuto salde le radici per non &#8220;disperdersi&#8221;, come dice Giuseppe Bonura, &#8220;in un ambizioso quanto vacuo internazionalismo&#8217;, senza anima e senza storia. In sintesi: senza verit\u00e0. Se, com&#8217;egli scrive, &#8220;la letteratura \u00e8 essenzialmente scrittura, \u00e8 espressione linguistica; \u00e8 tempo, ritmo delle parole, eco poetica di suoni&#8221; (3), il plurilinguismo, la poeticit\u00e0, il suono, e direi anche il colore stesso della parola, non possono prescindere dalle lingue madri. Nessuna lingua artificialmente ricostruita pu\u00f2 eguagliarne la potenza espressionistica, la densit\u00e0 sapienziale, la ricchezza significante, l&#8217;umoralit\u00e0, l&#8217;irriverenza iridescente, l&#8217;ironia sovversiva. E lingua madre significa una lingua talmente antica e cos\u00ec arcaicada aver sfidato il divenire; che ha saputo tener testa all&#8217;omologante egemonia, al livellamento sterile e banale del linguaggio, nato dalla societ\u00e0 consumistica e della pervasivit\u00e0 televisiva.<br>Quest&#8217;opera di resistenza ha operato il Consolo artista, il Consolo creativo, attento alla parola quant&#8217;altri mai, attratto come direbbe Bonura &#8220;dalla passione inappagata del senso primitivo della parola&#8221; (4), da quella &#8220;nostalgia dell&#8217;inizio, dell&#8217;origine, quando un vocabolo poteva illuminare una vita&#8221; (5). Questa nostalgia, questa &#8220;regressione strategica&#8221; (sono ancora concetti di Bonura), si ricollega a radici antichissime e dai risultati espressivi sorprendenti. Valga per tutti l&#8217;Aristofane delle Tesmoforiazuse e della sua guardia, che argomenta in un misto di siculo-calabrese divertentissimo, e che non ha perduto nulla, a distanza di tanti secoli, della sua vis comica e della sua efficacia. Non si dimentichi che questa regressione strategica ci ha dato un capolavoro come Il sorriso dell&#8217;ignoto marinaio, da un lato, e come contrappeso quella favola barocca e notturna che \u00e8 Lunaria. Un discorso approfondito meriterebbe anche il Consolo intellettuale, il ricercatore erudito, il filologo, il cultore di storia e di tradizioni, il saggista. Il Consolo che invidia la scrittura geometrica, rigorosa, analitica di sodali come Sciascia, Pasolini o Moravia \u00e8 in realt\u00e0 altrettanto illuminista, analitico, ragionatore. Chi vuole la prova di quanto sto sostenendo, si vada a leggere le oltre 280 pagine che hanno dato vita ad un libro composito come Di qua dal faro. Tutti assieme ora, quei saggi, quelle conferenze, quegli articoli, quelle prefazioni, compongono il corpo unitario di un volume che io trovo, oltre che bellissimo, assolutamente necessario. <br><br>ANGELO GACCIONE<br><br><em>NOTE (1) &#8220;a sud&#8217;europa&#8221; anno 3\u00b0 n. 45, Palermo 21 dicembre 2009, pag. 18. Intervista a cura di Concetto Prestifilippo. (2) Idem. (3) Vincenzo Consolo, Di qua dal faro, Mondadori, 1999, cit. pag. 137, nel saggio &#8220;Verga fotografo&#8221; (4) LE LUCI DEL BAUHAUS &#8211; Linee\/Voci, a cura di Angelo Gaccione, Gutenberg, 2001, pag. 7, &#8220;I labirinti della poesia&#8221;. (5) Idem.<\/em><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1164\" class=\"wp-image-3625\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/462563071_1118408529899276_7157749077528148179_n.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/462563071_1118408529899276_7157749077528148179_n.jpg 1408w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/462563071_1118408529899276_7157749077528148179_n-206x300.jpg 206w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/462563071_1118408529899276_7157749077528148179_n-704x1024.jpg 704w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/462563071_1118408529899276_7157749077528148179_n-768x1117.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/462563071_1118408529899276_7157749077528148179_n-1056x1536.jpg 1056w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1893 Giovanni Verga lascia Milano, &#8220;stanco di anima e di corpo&#8221;, per ritornare nella sua Sicilia. 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