{"id":3597,"date":"2018-03-01T17:20:00","date_gmt":"2018-03-01T17:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3597"},"modified":"2024-11-14T20:15:00","modified_gmt":"2024-11-14T20:15:00","slug":"la-metafora-del-sorriso-vincenzo-consolo-e-lantonello-del-mandralisca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3597","title":{"rendered":"La Metafora del Sorriso. Vincenzo Consolo e l\u2019Antonello del Mandralisca"},"content":{"rendered":"\n<p><strong><em>Alessandro Dell\u2019Aira<\/em><\/strong><br><em>Editor, iberista<\/em><br><br>Incontrai Consolo per la prima volta a Madrid, nell\u2019autunno del \u201995.<br>Allora dirigevo la rivista \u201cQuaderni\u201d del Liceo Italiano Enrico Fermi,<br>di cui ero preside. L\u2019Istituto Italiano di Cultura seguiva con interesse<br>il nostro lavoro e ci autorizzava a pubblicare i testi delle conferenze<br>che organizzava nella sua sede o patrocinava in Spagna. Certo di<br>fargli piacere, gli donai una copia della prima edizione italiana della<br>commedia di Lope sul Santo negro Rosambuco de la ciudad de Palermo,<br>da me curata, edita qualche mese prima a Palermo.<br>Consolo, in quell\u2019autunno, lasci\u00f2 Madrid per Barcelona e Salamanca,<br>dove tenne una lezione accademica, La retta e la spirale, su temi siciliani<br>intrecciati con la storia spagnola tra Rinascimento e Barocco. Cedette<br>generosamente ai \u201cQuaderni\u201d copia del testo che avrebbe poi inserito<br>in Di qua dal faro,1 che accennava anche alla commedia di Rosambuco<br>come esempio di legame interculturale nel Siglo de Oro, e si concludeva<br>con una riflessione amara e attualissima sul \u201cdolore senza catarsi\u201d.<br>Prima di inviare il dattiloscritto in tipografia mi venne il dubbio che<br>vi fosse un evidente refuso, perdita anzich\u00e9 perdida, nella trascrizione di<br>una quartina dalla Galatea di Cervantes incisa sull\u2019arco d\u2019ingresso di una<br>villa di Bagheria:<br><br>Ya la esperanza es perdida<br>Y un solo bien me consuela<br><br><em>1 \u201cLa Retta e la Spirale\u201d, \u00abQuaderni del Liceo Italiano di Madrid\u00bb, 4 (giugno 1996),pp. 83-84. IL testo \u00e8 preceduto da parte di un\u2019intervista con Valeria Cioffi. Di qua dal Faro (d\u2019ora in avanti DQF), in L\u2019opera completa (d\u2019ora in avanti OC), a cura di Gianni Turchetta, prefazione di Cesare Segre, Milano, Mondadori, 2015 (I Meridiani), pp.1234-1238.<\/em><br><\/p>\n\n\n\n<p>Que el tiempo que pasa y buela<br>Llevar\u00e1 presto la vida.2<br><br>Chiamai Consolo a Barcelona: mi disse che avrebbe controllato. E infatti mi chiam\u00f2 la mattina dopo, molto divertito. Mi aveva cercato a scuola qualche ora dopo, e in mia assenza gli aveva risposto Juanita, la custode. Consolo le disse: \u00abPer favore, avvisi il preside che la esperanza es perdida\u00bb. Juanita si allarm\u00f2: \u00abNo signore, questa brutta notizia al preside gliela dia lei. Richiami domani\u00bb. Tutto avrei immaginato, tranne che sarei tornato su questo divertente equivoco ventitr\u00e9 anni dopo, per presentare a Valencia Sfidando L\u2019Ignoto, diario narrato della ricerca condotta da Sandro e Salvatore Varzi e da me sul capolavoro di Antonello oggi nel Museo Mandralisca di Cefal\u00f9, celebrato da Consolo ne Il Sorriso dell\u2019Ignoto marinaio. Corredato di note finali rigorose, Sfidando L\u2019Ignoto \u00e8 un saggio di \u2018filologia leggera\u2019, nel senso che non cede di una sillaba all\u2019invenzione e agevola la condivisione di un percorso in cui non mancano fasi di incertezza e di suspense. Consolo, messo sulla pista del marinaio da Lucio Piccolo,3 precis\u00f2 poi che non aveva mai creduto a quella diceria. Lo rivel\u00f2 rievocando l\u2019incontro con Roberto Longhi a Milano nel \u201969, quando chiese notizie al noto critico d\u2019arte sul primo capitolo del Sorriso che gli aveva inviato qualche tempo prima. Longhi gli rispose bruscamente: \u00abS\u00ec s\u00ec, ho letto <br><br><em>2 La villa-fortezza apparteneva a don Giuseppe Branciforti, conte di Mazzarino, capo di una congiura contro Filippo IV di Spagna, scoperta e sventata per tempo. L\u2019iscrizione \u00e8 del 1658. La quartina \u00e8 abbinata a un emistichio di Torquato Tasso, O corte a dio. 3 Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, d\u2019ora in avanti SIM, Note e notizie sui testi, in OC, p. 1300. Secondo Consolo, il primo fotografo a riprodurre il quadro fu Domenico Anderson  intorno al 1915 (OC, p. 1309). In realt\u00e0 di tratt\u00f2 del fotografo palermitano Giovanni Fiorenza, autorizzato dalla Soprintendenza di Palermo il 22 giugno 1914, in vista della dichiarazione di rilevante interesse artistico e storico del ritratto, notificata l\u201911 febbraio 1916. Poich\u00e9 non vi \u00e8 traccia della riproduzione presso gli archivi della Fondazione Mandralisca, si suppone che la lastra venne acquistata nel 1930 da Domenico Anderson. Cfr. Sfidando l\u2019Ignoto, Palermo, Ed. Torri del Vento, 2017<br>(d\u2019ora in avanti SI), pp. 87-88, n. 28. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p>le sue pagine, ma questa storia del marinaio deve finire\u00bb.4 Abbiamo inserito questa frase in quarta di copertina, consapevoli che la diceria sar\u00e0 dura a morire. Il fatto nuovo \u00e8 che ne abbiamo dimostrato l\u2019infondatezza, partendo da un sigillo mai notato prima, apposto nel Settecento sul retro della tavoletta da un prozio del barone Mandralisca, l\u2019arcidiacono Giuseppe Pirajno, all\u2019epoca vescovo vicario di Cefal\u00f9. A<br>nostro parere, anche in assenza di fonti scritte, questo sigillo e varie altre evidenze iconografiche bastano a identificare il personaggio raffigurato nella tavoletta, misterioso come tutti gli \u2018Ignoti\u2019 di Antonello. Tuttavia, \u00e8 bene che il gap tra Mistero e Ignoto persista: lo svelamento toutcourt toglierebbe al ritratto parte del fascino di cui lo stesso Consolo partecipa.5 Cesare Segre ha osservato che l\u2019Antonello del Mandralisca \u00e8 divenuto \u00abuna specie di doppio di Vincenzo Consolo\u00bb.6 In ogni caso,<br>non c\u2019\u00e8 ricerca in grado di andare oltre quel sorriso-lumaca, \u00abfiore<br>di ragione\u00bb,7 insondabile, condiviso dagli artisti in azione \u2013pittore e<br>narratore\u2013 e dal modello in posa. A nostro parere si tratta di Francesco Vitale da Noja presso Bari, oggi Noicattaro. Dottore alla Sorbona in Teologia e Arti, precettore, segretario e ambasciatore di Ferdinando il Cattolico, valoroso umanista e profondo esperto di Duns Scoto, fu designato vescovo di Cefal\u00f9 nel 1484, quando tra i diplomatici di Ferdinando e Isabella gli \u2018aragonesi\u2019 furono rimpiazzati dai \u2018castigliani\u2019. Si fece ritrarre su xilografie e medaglie. In Sicilia sostenne gli interessi della casa d\u2019Aragona. Colto da ictus a Valencia nel 1491, dopo un soggiorno a Siviglia, rientr\u00f2 a Cefal\u00f9 <br><br><em>4 SI, p. 7, n. 1 con rinvii a Fuga dall\u2019Etna e a MESSINA, N., \u201cPer una storia di \u00abIl sorriso dell\u2019ignoto marinaio\u00bb di Vincenzo Consolo\u201d, \u00abQuaderns d\u2019Itali\u00e0\u00bb, 10 (2005), pp. 113-126. 5 SI, pp. 75-76. Consolo non dubit\u00f2 mai della provenienza \u2018precaria\u2019 del ritratto, da lui associato al cratere siceliota con la scena della vendita del tonno, acquistato dal barone a Lipari (La Pesca del Tonno, in DQF, OC, p. 1007). 6 SEGRE, C., \u201cUn profilo di Vincenzo Consolo\u201d, in OC, p. XVI. 7 Cos\u00ec in L\u2019Olivo e l\u2019olivastro (in OC, p. 853) Consolo definisce il sorriso dell\u2019Ignoto, rivolto alla \u00abgrande storia di Palermo\u00bb. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p>e vi mori in data incerta, comunque anteriore al 14 febbraio 1494.8 Quando il prozio del Mandralisca la fece propria, la tavoletta era molto malridotta. Forse non si sapeva pi\u00f9 chi raffigurasse. Consolo si dimostra certo della provenienza liparitana del ritratto. Imposta la narrazione sulla \u00abplanimetria metaforica\u00bb Lipari-Cefal\u00f9- Messina,9 ma sa di non avere a che fare con un marinaio. Lo confermano due sue descrizioni, stilisticamente lontane ma convergenti. Nella prima si accenna alla reazione del barone, che stringe sotto un\u2019ascella la tavoletta avvolta in una tela cerata, a bordo di un veliero stipato di gente e di mercanzie. Consolo descrive il ritratto con gli occhi del barone che scruta il misterioso Giovanni Interdonato, dopo i colpi di tosse che scuotono un vecchio cavatore di pomice: <br>[\u2026] Il Mandralisca si trov\u00f2 di fronte un uomo con uno strano sorriso sulle labbra. Un sorriso ironico, pungente e nello stesso tempo amaro, di uno che molto sa e molto ha visto, sa del presente e intuisce del futuro; di uno che si difende dal dolore della conoscenza e da un moto continuo di piet\u00e0. E gli occhi aveva piccoli e puntuti, sotto l\u2019arco nero delle sopracciglia. Due pieghe gli solcavano il viso duro, agli angoli della bocca, come a chiudere e ancora accentuare quel sorriso. L\u2019uomo era vestito da marinaio, con la milza di panno in testa, la casacca e i pantaloni a sacco, ma, in guardandolo, colui mostravasi uno strano marinaio: non aveva il sonnolento distacco, n\u00e9 la sorda stranianza<br><br>8 Vitale, semiparalizzato, il 10 marzo 1492 fece apporre una chiosa da altri sull\u2019ultimo foglio di un incunabolo stampato a Venezia nel 1481, aggiungendo a margine un tremolante manu propria (SI, pp. 50-53). Il 12 febbraio 1494 Ferdinando il Cattolico scrisse di avere appena appreso della morte di Vitale (SI, p. 53, n. 53). Il documento \u00e8 trascritto da \u00d3scar Perea Rodr\u00edguez nella sua tesi di dottorato: \u00ab[\u2026] en esta hora es venida aqu\u00ed nueua que es fallecido maestre Francisco de Noya, obispo de Cefal\u00fa; y comoquier que no se sabe muy certificadamente si ello es ass\u00ed, cordamos de vos preuenir de nuestra voluntat sobre la prouisi\u00f3n del dicho obispado [\u2026]\u00bb [Las cortes literarias hisp\u00e1nicas delsiglo XV: el entorno hist\u00f3rico del Cancionero general de Hernando del Castillo (1511). Universidad Complutense de Madrid, a.a. 2003-2004, p. 194 n. 587]. Da un documento della Curia cefaludense risulta che la sede di Cefal\u00f9 fu dichiarata vacante nel febbraio del 1495. 9 Cefal\u00f9 e l\u2019Ignoto di Antonello sono uno dei vertici del triangolo metaforico. I cavatori di pomice liparitani e i rivoltosi di Alc\u00e0ra Li Fusi occupano gli altri due. e vi mori in data incerta, comunque anteriore al 14 febbraio 1494.8 Quando il prozio del Mandralisca la fece propria, la tavoletta era molto malridotta. Forse non si sapeva pi\u00f9 chi raffigurasse. Consolo si dimostra certo della provenienza liparitana del ritratto. Imposta la narrazione sulla \u00abplanimetria metaforica\u00bb Lipari-Cefal\u00f9- Messina,9 ma sa di non avere a che fare con un marinaio. Lo confermano due sue descrizioni, stilisticamente lontane ma convergenti. <br>Nella prima si accenna alla reazione del barone, che stringe sotto un\u2019ascella la tavoletta avvolta in una tela cerata, a bordo di un veliero stipato di gente e di mercanzie. Consolo descrive il ritratto con gli occhi del barone che scruta il misterioso Giovanni Interdonato, dopo i colpi di tosse che scuotono un vecchio cavatore di pomice:<br>[\u2026] Il Mandralisca si trov\u00f2 di fronte un uomo con uno strano sorriso sulle labbra. Un sorriso ironico, pungente e nello stesso tempo amaro, di uno che molto sa e molto ha visto, sa del presente e intuisce del futuro; di uno che si difende dal dolore della conoscenza e da un moto continuo di piet\u00e0. E gli occhi aveva piccoli e puntuti, sotto l\u2019arco nero delle sopracciglia. Due pieghe gli solcavano il viso duro, agli angoli della bocca, come a chiudere e ancora accentuare quel sorriso. L\u2019uomo era vestito da marinaio, con la milza di panno in testa, la casacca e i pantaloni a sacco, ma, in guardandolo, colui mostravasi uno strano marinaio: non aveva il sonnolento distacco, n\u00e9 la sorda stranianza<br><br><em>8Vitale, semiparalizzato, il 10 marzo 1492 fece apporre una chiosa da altri sull\u2019ultimo<br>foglio di un incunabolo stampato a Venezia nel 1481, aggiungendo a margine un tremolante manu propria (SI, pp. 50-53). Il 12 febbraio 1494 Ferdinando il Cattolico<br>scrisse di avere appena appreso della morte di Vitale (SI, p. 53, n. 53). Il documento<br>\u00e8 trascritto da \u00d3scar Perea Rodr\u00edguez nella sua tesi di dottorato: \u00ab[\u2026] en esta hora<br>es venida aqu\u00ed nueua que es fallecido maestre Francisco de Noya, obispo de Cefal\u00fa;<br>y comoquier que no se sabe muy certificadamente si ello es ass\u00ed, acordamos de vos<br>preuenir de nuestra voluntat sobre la prouisi\u00f3n del dicho obispado [\u2026]\u00bb [Las cortes<br>literarias hisp\u00e1nicas delsiglo XV: el entorno hist\u00f3rico del Cancionero general de Hernando del Castillo (1511). Universidad Complutense de Madrid, a.a. 2003-2004, p. 194 n.587]. Da un documento della Curia cefaludense risulta che la sede di Cefal\u00f9 fu<br>dichiarata vacante nel febbraio del 1495. 9 Cefal\u00f9 e l\u2019Ignoto di Antonello sono uno dei vertici del triangolo metaforico. I cavatori di pomice liparitani e i rivoltosi di Alc\u00e0ra Li Fusi occupano gli altri due. dell\u2019uomo vivente sopra il mare, ma la vivace attenzione di uno vivuto sempre sulla terra, in mezzo agli uomini e alle vicende loro. E, avvertivasi in colui, la grande dignit\u00e0 di un signore [\u2026].10<\/em><br><br>In questa oscillazione tra conoscenza e piet\u00e0, Consolo coglie da rabdomante il profilo di un conciliatore di storia e spiritualit\u00e0, umanesimo e missioni diplomatico-ecclesiastiche. Vitale visse in mezzo agli uomini e alle vicende loro, ancor pi\u00f9 di Interdonato, riconosciuto da Mandralisca nell\u2019Ignoto del ritratto, mentre di notte, nel suo studio, si concentra sulla tavoletta appesa a una parete tra gli scaffali. Un\u2019agnizione-insight degna di un romanzo di Dumas. Per quanto ci risulta, tuttavia, il barone non era certo, o ignorava di possedere un Antonello prima che nel gennaio del 1860 Giovan Battista Cavalcaselle, in casa sua, ne ricavasse un geniale bozzetto. Cavalcaselle, garibaldino mazziniano esule a Londra dopo il 1849, critico d\u2019arte e pittore, giunto in Sicilia per ragioni di studio qualche mese prima di Garibaldi, forse con una missione coperta, \u00e8 una specie di doppio attenuato del democratico Interdonato. Nella seconda descrizione, a tratti impressionistica, risuonano il lessico e i luoghi comuni dei frequentatori di pinacoteche. Ha per sfondo una festa organizzata dal barone in casa sua per presentare il ritratto ad amici e conoscenti. Quando Enrico sfila il panno dal legg\u00eco su cui ha collocato la tavoletta, l\u2019Ignoto si svela e il Mistero, volendo rubare il titolo a un romanzo di Marco Malvaldi, si accentua \u00abnegli occhi di chi guarda\u00bb:<br><br><em>[\u2026] Apparve la figura d\u2019un uomo a mezzo busto. Da un fondo verde cupo notturno, di lunga notte di paura e incomprensione, balzava avanti il viso luminoso. Un indumento scuro staccava il chiaro del forte collo dal busto e un copricapo a calotta, del colore del vestito, tagliava a mezzo la fronte. L\u2019uomo era in quella giusta et\u00e0 in cui la ragione, uscita salva dal naufragio della giovinezza, s\u2019\u00e8 fatta lama d\u2019acciaio, che diverr\u00e0 sempre pi\u00f9 lucida e tagliente nell\u2019uso ininterrotto. L\u2019ombra sul volto di una barba di due giorni faceva risaltare gli zigomi larghi, la perfetta, snella linea del naso terminante a punta,<br>10 SIM, in OC, pp. 129-130. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>le labbra, lo sguardo. Le piccole, nere pupille scrutavano dagli angoli degli occhi e le labbra appena si stendevano in un sorriso. Tutta l\u2019espressione di quel volto era fissata, per sempre, nell\u2019increspatura sottile, mobile dell\u2019ironia, velo sublime d\u2019aspro pudore con cui gli esseri intelligenti coprono la piet\u00e0. Al di qua del lieve sorriso, quel volto sarebbe caduto nella distensione pesante della seriet\u00e0 e della cupezza, sull\u2019orlo dell\u2019astratta assenza per dolore, al di l\u00e0, si sarebbe scomposto, deformato nella risata aperta, sarcastica, impietosa o nella meccanica liberatrice risata comune a tutti gli uomini. Il personaggio fissava tutti negli occhi, in qualsiasi parte essi si trovavano, con<br>i suoi occhi piccoli e puntuti, sorrideva a ognuno di loro, ironicamente, e ognuno si sent\u00ec come a disagio [\u2026].11<\/em><br><br>Come nel cambio di scena di un\u2019opera lirica, questa seconda<br>descrizione \u00e8 interrotta da colpi di schioppo e abbaiar di cani in<br>lontananza, equivalenti ai colpi di tosse del cavatore a bordo del veliero.<br>Dal suo legg\u00eco, l\u2019Ignoto sembra allargare il sorriso in un ghigno. In un<br>angolo del salone, il cefalutano Salvatore Spinuzza, pressoch\u00e9 ignorato<br>dagli altri invitati perch\u00e9 \u2018facinoroso\u2019 come Giovanni Interdonato,<br>rabbrividisce.<br>Di qua dal faro, pubblicato nel \u201999, contiene il testo della conferenza<br>salmantina del \u201995, affidato quattro anni prima ai \u00abQuaderni del Liceo<br>Italiano\u00bb. Tra gli altri \u2018pezzi\u2019, contiene anche un bilancio d\u2019autore sul<br>Sorriso vent\u2019anni dopo, definito come metafora del superamento dei<br>\u00abromanzi d\u2019intreccio dispiegati e dominati dall\u2019autore\u00bb, come approdo<br>alla pari dignit\u00e0 dialettica dei linguaggi, \u00abcompresi quelli marginali\u00bb.12<br>Consolo \u00e8 entrato da anni in una fase nuova. Coglie nel segno Joseph<br>Francese quando afferma che gli attentati mafiosi dei giudici Falcone e<br>Borsellino, mesi in atto nel \u201992 per conto di raffinati mandanti, segnano<br>il passaggio definitivo di Consolo dall\u2019aventino sciasciano all\u2019impegno<br>politico scoperto.13 E quanto al \u00abparricidio\u00bb da lui perpetrato, ingrato<br>e miope \u00e8 il giudizio di chi lo ha definito \u00abun infelice che voleva essere<br><br><em>11 Ivi, pp. 143-144.<br>12 CONSOLO, V., \u201cIl \u00abSorriso\u00bb vent\u2019anni dopo\u201d, in DQF, OC, p. 1254.<br>13 FRANCESE, J., Vincenzo Consolo. Gli anni de \u00abL\u2019Unit\u00e0\u00bb (1992-2012), ovvero la<br>poetica della colpa-espiazione, Firenze, University Press, 2015. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sciascia\u00bb.14 Se Sciascia fu un superbo autore di romanzi e saggista, Consolo fu un artista, un linguista, un \u00aborafo della parola\u00bb. A tanta distanza da quell\u2019equivoco sulla esperanza perdida, che allarm\u00f2 la simpatica custode del Liceo Italiano, verrebbe da dire che nulla accade per caso. C\u2019\u00e8 ancora speranza. Il dibattito in ambito letterario e non solo, che in quei giorni Consolo giudicava \u00abquasi spento\u00bb,15 \u00e8 in agonia, ma il decesso del romanzo non \u00e8 sopravvenuto. A rantolare, semmai, sono i lettori. Da rappresentazione del reale e dell\u2019esistenziale, da intreccio di storie pi\u00f9 o meno rilevanti o defilate, la letteratura di oggi si apre allo svelamento di crimini sommersi (per esempio, in Resto qui, di Marco Balzano, che nel 2015 ha vinto il Campiello con la storia di un giovane del Sud immigrato a Milano). In Italia, in Spagna, in Europa,<br>la narrativa si \u00e8 aperta all\u2019epica delle culture migranti e alle voci critiche dai paesi \u2018banditi\u2019, quelli che il presidente USA in carica ha definito latrine. Scrittori-migranti e migranti-scrittori,16 protagonisti dell\u2019epica dell\u2019andare e venire viaggiando, narrano storie di emarginazione nelle lingue dell\u2019Unione. Sicch\u00e9 la partita non \u00e8 persa del tutto. Tra guerre e violenze endemiche, speculazione spietata, politici e amministratori corrotti, vincere l\u2019impotenza si pu\u00f2, sorridere da lumache si pu\u00f2, con<br>o senza il supporto dell\u2019ideologia, ma senza rinunciare alla speranza e senza bandire l\u2019immaginazione creativa. La speranza, se cade, trova sempre il modo di rialzarsi. Diversamente dal sorriso, non \u00e8 mai stata quel che si dice una metafora, neppure in letteratura.<br><br><em>14 CARUSO, C., \u201cVincenzo Consolo: \u00abUn infelice che voleva essere Sciascia\u00bb. Il ricordo del fotografo Fernando Scianna amico di Vincenzo Consolo, che Mondadori pubblica nella Collana \u00abI Meridiani\u00bb\u201d, \u00abPanorama\u00bb, 9 febbraio 2015. 15 In I ritorni (in DQF, OC, p. 1121) Consolo scrive: \u00abCrediamo che oggi, per la caduta di relazione tra la scrittura letteraria e la relazione sociale, non si possono che adottare, per esorcizzare il silenzio, i moduli stilistici della poesia; ridurre, per rimanere nello spazio letterario, lo spazio comunicativo, logico e dialogico proprio del romanzo\u00bb. 16 La distinzione \u00e8 del brasiliano Julio Monteiro Martins, scomparso a Lucca nel 2014.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"300\" class=\"wp-image-3598\" style=\"width: 700px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/download.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/download.jpg 343w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/download-300x129.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><br><br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alessandro Dell\u2019AiraEditor, iberista Incontrai Consolo per la prima volta a Madrid, nell\u2019autunno del \u201995.Allora dirigevo la rivista \u201cQuaderni\u201d del Liceo Italiano Enrico Fermi,di cui ero preside. 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