{"id":3587,"date":"2024-10-21T06:45:00","date_gmt":"2024-10-21T06:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3587"},"modified":"2024-10-22T07:29:56","modified_gmt":"2024-10-22T07:29:56","slug":"retablo-di-vincenzo-consolo-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3587","title":{"rendered":"Retablo\u00a0di Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><\/h1>\n\n\n\n<p>Circola nell\u2019intero, avvincente racconto di Vincenzo Consolo il melodioso canto di una Sicilia luminosa e al tempo stesso attraversata da una condizione di arretratezza sociale in pieno secolo dei lumi; un\u2019alternanza, a dirla con Traina, \u201cdi inferno e paradiso\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.sololibri.net\/_Federico-Guastella_.html\">Federico Guastella<\/a><\/strong><br> Pubblicato il 21-10-2024<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text is-stacked-on-mobile\" style=\"grid-template-columns:85% auto\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sololibri.net\/local\/cache-vignettes\/L200xH312\/rateblo-61492.jpg?1729504809\" alt=\"Retablo\"\/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p><\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p>Retablo<\/p>\n\n\n\n<p>Nella quarta di copertina dell\u2019edizione&nbsp;<strong>Sellerio<\/strong>&nbsp;del 1987,&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.sololibri.net\/+-Leonardo-Sciascia-+.html\">Leonardo Sciascia<\/a>&nbsp;scrive:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>\u201cRetablo\u201d \u2013 dice uno dei pi\u00f9 sintetici e usuali dizionari della lingua castigliana \u2013 \u201c\u00e8 conjunto de figura que rapresentan la serie de una historia \u00f2 suceso\u201d: e la scegliamo questa definizione, che pu\u00f2 sembrare angusta [\u2026]. Perch\u00e9 \u201cretablo\u201d \u00e8 questo racconto non soltanto per il suo alludere alla pittura e, con quasi medianico gioco \u00e0 rebours, a un pittore; ma per il suo svolgersi in figure di incantata e incantevole fissit\u00e0, pur circonfuse di un movimento, di un cangiare e trepidare di linee, di colori, di eventi luministici che si direbbe aspirino, al di l\u00e0 delle parole, ma restando certa ogni parola, a una pi\u00f9 ineffabile condizione.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec conclude:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>Con questo racconto Vincenzo Consolo [\u2026] raggiunge una sua perfezione e compie, nella tradizione della narrativa siciliana, una specie di \u201crovesciamento della praxis\u201d realistica che a questa tradizione \u00e8 peculiare.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>L\u2019attenzione viene dunque rivolta al titolo dell\u2019opera con la precisazione che il termine&nbsp;<strong><em>\u201cretablo\u201d<\/em><\/strong>&nbsp;in catalano indica la successione di \u201cquadri\u201d di una storia figurata: singole scene che, divise da una cornice, sono corrispondenti alle varie sequenze della storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Giuseppe Traina in&nbsp;<em>Vincenzo Consolo<\/em>&nbsp;(Fiesole, 2001), afferma che&nbsp;<strong><em>Retablo&nbsp;<\/em><\/strong>\u00e8<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>una narrazione che scommette se stessa nel gioco dialettico fra movimento e fissit\u00e0, tra metafora del viaggio come conoscenza e metafisica immobilit\u00e0 rispetto alla storia.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>La struttura del libro a tre pannelli, uscito pochi anni dopo l\u2019assassinio di&nbsp;<strong>Pio La Torre<\/strong>&nbsp;e di&nbsp;<strong>Carlo Alberto della Chiesa<\/strong>, \u00e8 fondata sull\u2019intreccio di letteratura e arti figurative: un omaggio al pittore&nbsp;<strong>Fabrizio Clerici<\/strong>, rappresentante del surrealismo degli anni Cinquanta che, amico di&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/www.sololibri.net\/+-Vincenzo-Consolo-+.html\">Vincenzo Consolo<\/a><\/strong>, \u00e8 il protagonista del viaggio settecentesco in una porzione della Sicilia occidentale, dedicato a dona Teresa Blasco. Alcuni disegni del Clerici impreziosiscono il libro in cui, di pagina in pagina, s\u2019avverte l\u2019onda poetica della grecit\u00e0: dunque, un giornale di viaggio \u201c<em>in quest\u2019isola lontana, in questa terra antica degli d\u00e8i, delle arti, delle conquiste e dei disastrosi avanzi<\/em>\u201d.<br>Ad accompagnarlo \u00e8 Isidoro, un ragazzo siciliano svestitosi di fraticello questuante per amore di Rosalia. Ed \u00e8 la loro storia a farsi racconto nei racconti, a rivelarsi a pi\u00f9 riprese da vivaci sorprese. \u00c8 in \u201c<em>Oratorio<\/em>\u201d, il primo dei tre, che proprio Isidoro racconta le sue vicende che introducono a quel che nel libro si svolge. Al porto di Palermo, dove cerca lavoro, vede giungere il packet-boat \u201cAurora\u201d, dove viaggia il<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>gentiluomo di Milano, il cavaliere Clerici [\u2026] che sbarc\u00f2 in Palermo con la fortuna mia, per viaggiare l\u2019isola, scoprire l\u2019anticaglie e disegnar su pergamene con chine e acque tinte templi e colonne e statue di cittate ultrapassate.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Il viaggio, narrato nel secondo portello, \u00e8 intitolato \u201c<em>Peregrinazione<\/em>\u201d; l\u2019itinerario, che \u00e8 quello dei viaggiatori del \u201c<em>Gran Tour<\/em>\u201d, comincia con la voce del protagonista: lo dedica all\u2019amata Teresa Blasco per narrarle la terra originaria, \u201c<em>quella materna e cara<\/em>\u201d, ma in realt\u00e0 va in Sicilia<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>per lo scontento del tempo che viviamo, della nostra vita, di noi, e il bisogno di staccarsene, morirne, e vivere nel sogno d\u2019ere trapassate, antiche, che nella lontananza ci figuriamo d\u2019oro, poetiche, come sempre \u00e8 nell\u2019irrealt\u00e0 dei sogni, sogni, intendo come sostanza de\u2019 nostri desideri.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Mostrando&nbsp;<strong>la Sicilia del Settecento<\/strong>, severo \u00e8 il giudizio di Consolo sulla decadenza di Milano e dell\u2019Italia degli anni Ottanta anche se il viaggio si svolge secoli prima. Pi\u00f9 piani di finzione espressiva s\u2019intrecciano intanto che scorrono le immagini del paesaggio siciliano a partire dal portello \u201c<em>Oratorio<\/em>\u201d in cui la descrizione attiene a vagabondi e ruffiani, parassiti e camorristi entro il racconto di Isidoro sulla storia d\u2019amore con Rosalia.<br>Nel porto di Palermo regna il caos: lo caratterizzano scaricatori, casse, carriole, barili, bestemmie e sgradevoli olezzi, \u201c<em>sciarre di pugni e sfide di coltelli<\/em>\u201d, \u201c<em>il brulicare d\u2019\u00f2mini, animali, carrette e mercanzie<\/em>\u201d. Ma l\u2019immagine della citt\u00e0, all\u2019arrivo di Clerici, \u00e8 luminosa di luce chiarissima:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>Il sole sul filo in oriente d\u2019orizzonte, mi vedea venire incontro la cittate, quasi sognata e tutta nel mistero, come nascente, tarda e silenziosa, dall\u2019inno della notte.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>A interessarlo \u00e8 la ricerca della Sicilia classica, greca e arcadica per ricavarne sensazioni e sentimenti di&nbsp;<strong>atarassia<\/strong>, di distacco dalle pene d\u2019amore. Lo suggestiona la terra fertile, una natura tanto rigogliosamente gentile che si apre allo sguardo passando per Monreale, Burghetto e Partinico, ma le strade sono insicure e accidentate, asperrime e colme d\u2019ogni insidia tra cui l\u2019incontro con i ladri.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad Alcamo, ricca d\u2019abbondante natura, il comportamento degli uomini \u00e8 maschilisticamente contrapposto alle donne: i primi sono \u201c<em>scuri, guardinghi e sospettosi, immobili ai lati della strada<\/em>\u201d che scrutano il passare del convoglio, parlando tra loro \u201c<em>sommessi e concitati<\/em>\u201d; le seconde si presentano talmente \u201c<em>intabarrate<\/em>\u201d di cui non si scorge il viso \u201c<em>o il dito d\u2019una mano<\/em>\u201d, pronte a \u201c<em>scivolare svelte<\/em>\u201d, \u201c<em>al richiamo d\u2019uno scampanio, nell\u2019antro d\u2019una chiesa<\/em>\u201d.<br>Vistoso il barocchismo nel comportamento dei signorotti che si configura in una vivacit\u00e0 esasperata, nell\u2019opulenza e nella nauseante boriosit\u00e0 in stridente contrasto con la miseria di vecchi e bambini. Chiara la&nbsp;<strong>denuncia sociale<\/strong>&nbsp;di Consolo nel rilevare le disuguaglianze: sotto stanno coloro che faticano lavorando \u201c<em>senza inizio e fine<\/em>\u201d, sopra quelli che oziano \u201c<em>ben armati di trombe e lame, in stivaloni, casacca e cappellaccio<\/em>\u201d. La condizione d\u2019una miseria ingiusta si tocca poi con mano quando Isidoro e Clerici scorgono \u201c<em>innumerevoli fanciulli, cenciosi e magri<\/em>\u201d e un\u2019orda \u201c<em>di mendichi, ciechi, storpi, nani, malformati, sconciati sulla pelle di ripugnanti mali<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Non manca la violenza della prepotenza. Da qui il&nbsp;<strong>contrasto tra la bellezza della Sicilia e la vita miserabile della povera gente<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>C\u2019\u00e8 una doppia realt\u00e0 nell\u2019isola: di una bellezza assoluta di quest\u2019isola, che \u00e8 al centro del Mediterraneo, che \u00e8 ricca di cultura, per tutte le stratificazioni culturali che ci sono state l\u00ec [\u2026] E penso anche alla violenza che c\u2019\u00e8.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>\u00c8 la violenza esercitata da chi possiede e dalle categorie intermedie al servizio del potere economico:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>Non parliamo poi della mafia. E poi taglieggiano e opprimono i sottomessi.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Sono le donne \u201c<em>impotenti, sottomesse, vittime<\/em>\u201d in un quadro a fosche tinte. Ma \u00e8 la meravigliosa natura a favorire l\u2019abbandono al&nbsp;<strong>sogno<\/strong>. Anche la generosit\u00e0 siciliana spicca: quella dell\u2019accoglienza dell\u2019ospite derivante sicuramente dai greci. Dinanzi al granitico tempio di Segesta, Clerici resta estasiato; ne descrive ogni dettaglio che esprime un\u2019aura di sacralit\u00e0 agli antipodi dell\u2019imbarbarimento e del degrado. E ci sarebbe da soffermarsi sui \u201cBagni Segestani\u201d o sull\u2019incontro con i briganti o col pastore don Nino che li accoglie dopo essere stati derubati d\u2019ogni bene. Avvincente la storia del brigante in cui si parla della fanciulla Rosalia, avente lo stesso nome della donna amata da Isidoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Incantano le descrizioni delle tappe del viaggio; sono delicatamente visive nell\u2019intrecciarsi di narrazioni d\u2019incontri e mostrano il pullulare immaginoso relativo al paesaggio della Selinunte greca:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>Io scesi da cavallo e baciai la terra del Sel\u00ecno, sacra per tanta vita e tanta morte umana. E come richiamato da voci che solamente a me si rivelavano, voci antiche e sepolte, di sacerdoti, vergini e fanciulli, dentro le pietre immense dei tumuli dei templi, e suscitate, quali suoni dalle corde d\u2019una cetra o arpa, per la forma evocante e per l\u2019amore mio di pellegrino, e per l\u2019aere sciamanti [&#8230;] m\u2019inoltrai mezzo le pietre [\u2026] e tutte come in un grande gorgo vorticando attorno a un\u2019unica colonna che ritta al centro, possente e alta, era rimasta a simbolo del grande, del santo monumento, come preghiera estrema e duratura a un dio ignoto, come meridiana o sosta alla sua ombra in questa ignuda vastit\u00e0 e assolata, come segnale e guida per le carovane che dall\u2019interno si portavano agli empori della costa.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>La costruzione del tempio sacro, commenta Vincenzo Consolo, \u00e8 speranza che va verso il cielo, \u201c<em>oltre il confine misero dell\u2019uomo<\/em>\u201d, mentre la vista nel \u201c<em>mar di pietra<\/em>\u201d di metopi e di sculture gli fa sorgere interrogativi esistenziali.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>Cos\u2019\u00e8 mai questa terribile, meravigliosa e oscura vita, questo duro enigma che l\u2019uomo sempre ha declinato in mito, in racconto favoloso, leggendario, per cercar di rispecchiarla, di decifrarla per allusione, per metafora?<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Le descrizioni incalzano e affascinano per l\u2019ampio sguardo rapace che fissa plurimi dettagli in un linguaggio scorrevolmente rapido e colto. A Mothia ridono i villani \u201c<em>con gran diverimento<\/em>\u201d, essendo stati informati che i viaggiatori cercavano \u201c<em>l\u2019antichitate<\/em>\u201d e li invitano a pigliarsi tutto per liberare il campo. Quasi a far dimenticare la strage sacrificale di innocenti, fa luce di splendida bellezza la statua greca del cosiddetto &#8220;Auriga&#8221; (o &#8220;il Giovinetto di Mozia&#8221;), trovata dagli archeologi nell\u2019ottobre del 1979 presso il forno di un vasaio. Sicuramente l\u2019artefice dovette essere un esperto scultore conoscitore dell\u2019arte di&nbsp;<strong>Fidia<\/strong>&nbsp;e forse era stata comprata da qualche ricco signore del luogo. Nulla si sa di certo. Chiss\u00e0 dove fosse stata scolpita (forse in una citt\u00e0 greca della Sicilia, Selinunte o Agrigento). Lo stile e il secolo in cui si possa collocare sono ignoti. Permangono i dilemmi, gli interrogativi, le ricerche. Il V secolo a.C la datazione possibile, probabilmente la prima met\u00e0. Ecco un brano di come Consolo ne parla:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>Era la statua, poco pi\u00f9 grande della misura naturale, d\u2019un giovine robusto, atleta o auriga, che, pur coperto d\u2019una tunica o chitone a fitte pieghe come rivoli d\u2019acqua scivolanti fino ai piedi, si leggea in trasparenza in corpo sano. Il quale, gravando su una gamba e portando avanti l\u2019altra, parea offrirsi in posa dopo la conquista d\u2019una vittoria. E il viso ancora, incorniciato di ricci sulla fronte, era quello fiero e lontano d\u2019ogni vincitore. Privo di braccia, il residuo d\u2019una mano era attaccato a un fianco, mentre l\u2019altra, sicuramente protesa, dovea reggere in alto il premio o la palma della sua conquista.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Finita in mare la statua, lungo il tragitto per Trapani, che Clerici aveva portato con s\u00e9, questi rassegnato dice: \u201c<em>Tutto viene dal mare e tutto nel mare si riduce<\/em>\u201d.<br>Trapani, \u201c<em>quella citt\u00e0 bianca di marmore e di sale<\/em>\u201d, ha il porto ricco di commercio e di merci; nella bella cittadina \u201c<em>agile e sciroccosa<\/em>\u201d, \u201d<em>attiva e sensuale<\/em>\u201d, dove la grazia greca s\u2019incrocia \u201c<em>con la carnalit\u00e0 ubertosa e ambrata d\u2019un harem saracino<\/em>\u201d, poteva fiorire l\u2019arte della pesca e della lavorazione del corallo.<br>Pagana e apparente la religiosit\u00e0; folclorica e divertente la venuta a pranzo nella casa ospitale di don Sciaverio, esperta guida della citt\u00e0 che, dopo un breve terremoto, pronuncia una frase crudele:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>Andate, andate via subito, signor maestro Clerici, andate don Fabrizio. Quest\u2019\u00e8 terra insicura, traballante.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>A Palermo incontrano lo scultore Giacomo Serpotta; prima di lasciare la Sicilia, da alcuni mercanti lombardi il Clerici apprende che donna Teresa, la sua amata,<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>\u00e8 appena convolata a nozze [\u2026] con l\u2019intraprendente Cesare Beccaria.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Riconoscendo le&nbsp;<strong>profonde stratificazioni della Sicilia<\/strong>&nbsp;e i contrasti di povert\u00e0 e di ricchezza, Clerici non ignora la variegata e complessa umanit\u00e0 che la popola. Certo, le sue aspettative vengono incrinate. Di naufragio parla Traina. Ma a rimanere \u00e8 un senso di&nbsp;<strong>meraviglia&nbsp;<\/strong>insieme ad uno&nbsp;<strong>sguardo illuministico<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il terzo portello, \u201c<em>Veritas<\/em>\u201d, attiene al racconto di Rosalia dalle cui vicende balzano in primo piano le violenze subite dopo la partenza di Isidoro. \u00c8 il giuramento di fedelt\u00e0 ad essere l\u2019epilogo della loro storia d\u2019amore.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>E io monaca sono, Isidoro mio, monaca per amore del ricordo pi\u00f9 bello e interrotto, monaca per amore dell\u2019amore, in clausura d\u2019anima per te, fino alla morte<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>invitandolo a rientrare nel convento:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>Saperti ancora monaco mi dona contentezza. Monaco tu e monaca io, nel voto e nel ricordo del nostro grande amore.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>In definitiva, con questo racconto\u00a0<strong>Vincenzo Consolo<\/strong>\u00a0descrive storie come isole di un arcipelago, l\u2019una all\u2019altra rinviando personaggi, incanti e disincanti a far giungere il\u00a0<strong>melodioso canto d\u2019una Sicilia luminosa<\/strong>\u00a0e al tempo stesso attraversata da una condizione di arretratezza sociale in pieno secolo dei lumi. <br>Federico Guastella per Sololibri.net<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Circola nell\u2019intero, avvincente racconto di Vincenzo Consolo il melodioso canto di una Sicilia luminosa e al tempo stesso attraversata da una condizione di arretratezza sociale in pieno secolo dei lumi; un\u2019alternanza, a dirla con Traina, \u201cdi inferno e paradiso\u201d. 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