{"id":3571,"date":"2010-01-09T15:31:00","date_gmt":"2010-01-09T15:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3571"},"modified":"2024-08-09T15:55:22","modified_gmt":"2024-08-09T15:55:22","slug":"vincenzo-consolo-e-gli-amici-della-lava-nera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3571","title":{"rendered":"Vincenzo Consolo e gli amici della lava nera"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Vincenzo l&#8217;ho conosciuto nell&#8217;autunno 1968 a Zafferana Etnea, sotto il vulcano. Un paese \u00a0a una ventina di chilometri da Catania, con una bella piazza, la parrocchiale, \u00a0i caff\u00e8 all&#8217;aperto, il mare lontano, come in uno scenario d&#8217;opera. Tutt&#8217;intorno vigne \u00a0e castagni, in un paesaggio rotto soltanto da cimiteri di lava nera tra le ville fatiscenti degli ultimi baroni e i villini malcostruiti dei nuovi mastro don Gesualdo.<br>Vincenzo Consolo era piccino, biondo e di gentile aspetto. Qualche anno prima avevo letto &#8220;La ferita dell&#8217;aprile&#8221; incantato dalla sua felicit\u00e0 espressiva.<br> L&#8217;avevano pubblicato nel 1963 Niccol\u00f2 Gallo e Vittorio Sereni che dirigevano &#8220;II Tornasole&#8221; di Mondadori, una collana di prestigio che, con &#8220;I gettoni&#8221; della Einaudi, diretti anni prima da Vittorini, avevano segnato il dopoguerra letterario.<br>\u00a0Non era la solita opera prima, un romanzo, piuttosto, dove i caratteri del futuro scrittore erano gi\u00e0 marcati, tra invenzioni del linguaggio, rifiuto della societ\u00e0 incartapecorita, personaggi ribelli, rissa, idillio, beffa, amarezza e violenza, in un inarrivabile concerto comico.<br>Io ero un giovane giornalista precario. A Zafferana Etnea ero arrivato con l&#8217;incarico di scrivere per &#8220;Tempo illustrato&#8221; un articolo sul premio letterario &#8220;Zafferana-Brancati&#8221; che si proponeva come il rivoluzionario premio della contestazione. Il paese vantava lustri letterari. Gli scrittori siciliani erano venuti da sempre quass\u00f9 &#8211; 574 metri sul mare &#8211; a villeggiare e a ripararsi dallo scirocco. Verga e Capuana davano il nome a una strada, De Roberto a una scuola, Brancati ricordava il paese in alcuni dei suoi libri, &#8220;Paolo il caldo&#8221;, il &#8220;Diario romano&#8221; e gli amministratori comunali, grati, gli avevano gi\u00e0 dedicato una lapide nell&#8217;atrio del Municipio. Ora gli intitolavano anche il nuovo premio letterario. Erano riusciti a mettere in piedi una giuria di nomi illustri, Moravia, Paolini Dacia Maraini, Lucio Piccolo, Sciascia e Vincenzo Consolo, appunto. E poi un prete, critici, poeti e poetesse prevalentemente siciliani.<br>Conoscevo Moravia, Sciascia e Lucio Piccolo il barone poeta di Capo D\u2019Orlando scoperto da Montale. Ero andato a intervistarlo anni prima, quando &#8220;Il Gattopardo\u201d di Tomasi di Lampedusa, suo cugino, aveva creato la moda dei principi di Sicilia e dei loro palazzi sontuosi. Intimidito, in mezzo a tutte quelle celebrit\u00e0, con una frangetta sulla fronte, a Zafferana Etnea faceva pensare a un Beatle invecchiato. Indossava una giacca blu antiquata sotto cui spuntava una camicetta di seta blu a pois. Sembrava venuto dall&#8217;aldil\u00e0. C&#8217;era stata una gran bagarre al premio Zafferana-Brancati. Nella sala del Municipio gli animi dei giurati erano accesi, il 68 aveva incendiato il mondo, perfino i letterati si sentivano dietro le barricate. La discussione, pubblica, era punteggiata da un linguaggio allora corrente, un po\u2019 grottesco in quelle bocche: contestazione, autocontestazione, potere culturale, potere decisionale, mozione, demistificazione, sistema, sistema, sistema, braccio di ferro con il potere, potere, potere, guerriglia, rivolta.<br>Poi i grandi temi dell&#8217;esistenza erano miserevolmente caduti come i castelli di sabbia costruiti dai bambini. E aveva vinto la famiglia allargata, il familismo amorale. Pasolini, con una studiata tecnica suadente, aveva proposto &#8220;Il mondo salvato dai ragazzini&#8221; di Elsa Morante. Subito seguito senza imbarazzi da Moravia che inizialmente aveva votato per un libro di Rossana Rossanda.<\/p>\n\n\n\n<p>Sembrava una sceneggiata preparata con cura. &#8220;Il mondo salvato dai ragazzini&#8221; era un bel libro, ma la Morante era stata per decenni la moglie di Moravia. Ed era certo poco opportuno e anche non troppo decente una simile scelta per un premio che voleva essere rivoluzionario, diverso da tutti gli altri abituati a incoronare gli amici o gli autori delle case editrici dove i giurati pubblicavano i loro libri. Anche le mogli entravano ora nella rosa delle candidature -Sciascia era indignato. E con lui Consolo, due giurati, il prete.<br>Proponevano un altro bel libro, &#8220;Entromondo&#8221;, di Antonio Castelli, sugli emigranti siciliani, costruito sulle loro lettere alle famiglie. Il regolamento del premio prevedeva che per il vincitore occorressero i due terzi dei voti. ma la task-force Moravia-Pasolini, con affanno, o meglio con morbida violenza, sbaraglio i dissenzienti. Pasolini aveva tirato fuori la delega di Lucio Piccolo scappato nella sua villa tra gli aranceti e il cimitero dei cani. Poeti e letterati si erano aggregati, dolcemente impauriti, sotto il martellare &nbsp;delle parole del grande romanziere e &nbsp;del poeta maledetto. Ultima indispensabile conquista era stato il prete. Dalla teologia della liberazione ai desideri dei maggiorenti. La forza della cultura, la &nbsp;cultura della forza.<br>&nbsp;Al momento del verdetto, Vincenzo e io ci eravamo guardati e con un amaro ammicco ci erravamo intesi, &#8220;Eccoli qui i grandi inte llettuali della nazione, i fari del progresso sociale e civile&#8221; si dicevano le nostre occhiate. Da quel momento, credo diventammo amici.<br>A Milano ci vedevamo spesso. Abitavamo entrambi nel centro della citt\u00e0, lui lavorava alla Rai, io scrivevo sul &#8220;Giorno&#8221;, allora un grande quotidiano. Erano gli anni di piazza Fontana. La strage, subito dopo la bomba, aveva affratellato la comunit\u00e0. Era stato troppo grave quel che era successo, i 17 morti pesavano anche sui cuori pi\u00f9 duri. La paura si mescolava al coraggio, l&#8217;insicurezza alla volont\u00e0 di resistere. Ogni giorno si rincorrevano voci minacciose, colpi di Stato, coi fantasmi di nuovi Bava Beccaris, mentre il processo della Banca nazionale dell&#8217;Agricoltura cominciava ad andare su e gi\u00f9 per l&#8217;Italia come una palla di neve che si gonfia, si squaglia per diventare alla fine acqua. Giustizia non fatta allora e oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Vincenzo si sentiva ancora un immigrato. Era fuggito per salvarsi e si era salvato, ma chi poteva donargli ora le immagini, i colori, i sapori della terra natale amata e disamata? Quelle parole annotate da Goethe nel suo &#8220;Viaggio in Italia&#8221; il 13 aprile 1787 gli ronzavano nella testa: &#8220;Senza veder la Sicilia, non si pu\u00f2 farsi un&#8217;idea dell&#8217;Italia. E&#8217; in Sicilia che si trova la chiave di tutto&#8221;. Era vero, non era vero quel pensiero del grande scrittore approdato a Palermo da soli 10 giorni?<br>Quella che veniva definita &#8220;la capitale morale&#8221; poteva ammorbi-dire la nostalgia per la terra dei gelsomini, delle rosse cupoline arabe, dell&#8217;incanto del mare color del vino? Milano allora era ricca di energie, popolata da intelligenze, da Raffaele Mattioli a Montale a Vittorio Sereni, a Mario Dal Pra, a Cesare Musati, a Franco Fortini a Giulio Natta a Franco Albini a Ernesto Rogers. La finanza, la letteratura la scienza, l\u2019architettura. Che contraddizione tra il Sud abbandonato e irredimibile e quel Nord di speranza nonostante i traumi e le bombe: l\u2019angoscia, il dolore dell&#8217;esilio, la fatica di vivere insieme e insieme la curiosit\u00e0 di conoscere il nuovo un nuovo mondo, il mondo operaio di Vittorini, di Volponi, tutto quanto non c\u2019era in quell\u2019isola immobile che aveva abbandonatogli facevano da contro canto. Era lontano il degrado di Milano a quel tempo.<br>Stava scrivendo, Vincenzo, dopo quel suo libro di giovinezza ricco di magia Vincenzo, dopo quel suo libro di giovinezza ricco di magia? Lui diceva di s\u00ec, ma non si spiegava, non si scopriva, impaurito. Per uno scrittore la seconda opera \u00e8 uno scoglio difficile. inI genere i critici letterari sono pi\u00f9 severi con il nuovo libro, le cui qualit\u00e0 non sono quasi mai paragonabili a quelle del primo.<br>Ci mise lo zampino il caso. Caterina, la moglie di Vincenzo, and\u00f2 dal libraio Manus\u00e9 a cercare un libro sul Settecento messinese da regalare al marito. Gaetano Manus\u00e9, siciliano di Valguarnera Caropepe, provincia di Enna, era arrivato a Milano nel dopoguerra e aveva impiantato una bancarella di ferro verde dietro l&#8217;abside della chiesa di San Fedele, a due passi dalla Scala. Intelligente, furbo, con un amore quasi ossessivo per i libri, aveva avuto gi\u00e0 allora clienti illustri, Toscanini, Luigi Einaudi, Raffaele Mattioli, Eugenio Montale. Tra le sue mani erano passati libri preziosi, tra gli altri una vita di Alfieri postillata da Stendhal. Manus\u00e9 usc\u00ec dalla sua garitta foderata di antiche mappe, trov\u00f2 il libro per Caterina che conosceva e le chiese se suo marito aveva qualche scritto nel cassetto. \u201cSi\u201d, disse Caterina, &#8220;due capitoli di un romanzo che non vuole finire&#8221;.<br>Manus\u00e9 mise in moto la sua immaginazione. Con finta ingenuit\u00e0 chiese a Consolo i due capitoli, chiese a Renato Guttuso un&#8217;acquaforte per illustrarli ed esaud\u00ec il sogno della vita, diventare editore. Nacque cos\u00ec &#8220;Il sorriso dell&#8217;ignoto marinaio&#8221; o meglio il suo prezioso frammento uscito dalla stamperia Valdonega di Verona, con l&#8217;incisione del pittore siciliano che raffigurava con tratti realistici il protagonista del romanzo.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Il Mandralisca si trov\u00f2 di fronte un uomo con uno strano sorriso sulle labbra. Un sorriso ironico, pungente e nello stesso tempo amaro , di uno che molto sa e molto ha visto, sa del presente e intuisce del futuro; di uno che si difende dal dolore della conoscenza e da un moto continuo di piet\u00e0. E gli occhi aveva piccoli e puntuti, sotto l&#8217;arco nero delle sopracciglia. Due pieghe gli solcavano il viso duro, agli angoli della bocca, come a chiudere e ancora accentuare quel sorriso. L\u2019uomo era vestito da marinaio, con la milza di panno in testa, la casacca e i pantaloni a sacco, ma, in guardandolo, colui mostravasi uno strano marinaio: non aveva il sonnolento distacco, n\u00e9 la sorda stranianza dell\u2019uomo vivente sopra il mare, ma la vivace attenzione di uno vivuto sempre sulla terra, in mezzo agli uomini e a le vicende loro. E, avvertivasi in colui, la grande dignit\u00e0 di un signore.\u201d<br>&nbsp;La letteratura pi\u00f9 alta, il lacerto di un capolavoro in 150 esem-plari. Un romanzo storico di folgorante bellezza, protagonisti il barone Enrico Pirajno di Mandralisca &#8211; erudito, archeologo, mala-cologo, collezionista d&#8217;arte &#8211; e Giovanni Interdonato, avvocato, cospiratore democratico di sinistra, esule, magistrato, senatore del Regno d&#8217;Italia. Con loro braccianti, frati, mercanti, sbirri, banditi, pastori, negli ultimi anni del dominio borbonico, e anche dopo lo sbarco di Garibaldi, tra rivoluzioni liberali fallite, rivolte contadine, eccidi di massa, fucilazioni, tra Cefal\u00f9 e Sant&#8217;Agata di Militello. I drammi della storia inclemente per gli uomini. Le loro cadute speranze.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 30 novembre 1975 scrissi un articolo sul &#8220;Giorno&#8221;: &#8220;Due siciliani pazzi per un libro unico&#8221; aveva per titolo.<br>Suscit\u00f2 attenzione, cre\u00f2 curiosit\u00e0. Le case editrici a quei tempi erano attente, non soltanto ai conti della spesa. Si fecero subito vivi con Consolo, Ernesto Ferrero della Einaudi e Mario Spagnol della Rizzoli. silente la Mondadori che, tra l&#8217;altro, aveva pubblicato &#8220;La ferita dell&#8217;aprile&#8221;. Dubbioso tra il gran nome che allora aveva la Einaudi e i sostanziosi assegni della Rizzoli, Consolo scelse la casa editrice di Torino, il catalogo della storia e della cultura nazionale dal 1933 a quegli anni.<br>Solo che adesso bisognava scrivere il resto del libro. Tutti lo tormentavano, anch&#8217;io.<br>Complet\u00f2 finalmente il terzo capitolo, &#8220;Morti sacrata&#8221;: un frate, ad Alcara Li Fusi scende dal suo eremo e incontra i contadini eccitati dallo sbarco di Garibaldi suscitatore di speranza perch\u00e9 promette terra e giustizia. Il frate profetizza una strage. E un capitolo intriso di dramma. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1067\" class=\"wp-image-3545\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/445374213_1537094386879738_3860199997441402466_n.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/445374213_1537094386879738_3860199997441402466_n.jpg 1536w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/445374213_1537094386879738_3860199997441402466_n-225x300.jpg 225w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/445374213_1537094386879738_3860199997441402466_n-768x1024.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/445374213_1537094386879738_3860199997441402466_n-1152x1536.jpg 1152w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><br>\u00a0Vincenzo lo fa leggere a Caterina. Anche quelle pagine sono bellissime. Caterina si emoziona e insieme s\u2019infuria. \u201cE tu \u2013 gli dice \u2013 che sai scrivere in questo modo non hai la forza e il coraggio di finire il tuo libro?&#8221;<br>Le parole fanno presa. Vincenzo vince la paura di scrivere, lo scirocco dell\u2019anima, il pudore. Tutto sa del suo \u201cSorriso\u201d perch\u00e8 in quegli anni non ha fatto che studiare e pensare al romanzo. Nella mente ha chiaro come va costruito e strutturato. Si mette all\u2019opera e scrive con straordinaria rapidit\u00e0 gli altri capitoli. Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio esce da Einaudi pochi mesi dopo, il 10 giugno 1976. Un meraviglioso libro. Inquietato dai tormenti.<br><br><\/p>\n\n\n\n<p>\u00a0                                         \u00a0\u00a0 CHISTA E&#8217; &#8221; A STORIA VERA<br>\u00a0                                              SCRITTA CU LU CARBUNI<\/p>\n\n\n\n<p>                                                       SUPRA &#8216;A PETRA<\/p>\n\n\n\n<p>CORRADO STAJANO<br>Microprovincia &#8211; Rivista di cultura diretta da Franco Esposito<br>n. 48 Gennaio-Dicembre 2010<br>foto di Giovanna Borgese <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Vincenzo-e-Corrado1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"936\" height=\"1010\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Vincenzo-e-Corrado1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3233\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Vincenzo-e-Corrado1.jpg 936w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Vincenzo-e-Corrado1-278x300.jpg 278w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Vincenzo-e-Corrado1-768x829.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 936px) 100vw, 936px\" \/><\/a><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vincenzo l&#8217;ho conosciuto nell&#8217;autunno 1968 a Zafferana Etnea, sotto il vulcano. 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