{"id":3550,"date":"2024-05-30T10:26:00","date_gmt":"2024-05-30T10:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3550"},"modified":"2024-06-02T10:37:42","modified_gmt":"2024-06-02T10:37:42","slug":"lo-spasimo-di-palermo-di-vincenzo-consolo-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3550","title":{"rendered":"Lo spasimo di Palermo di Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"\n<p><em>&#8211; Storia di un lungo viaggio dal procedimento memorialistico intrecciato con la coscienza civile di un personaggio-scrittore siciliano che acquista coscienza del fallimento generazionale e della pervasivit\u00e0 del potere mafioso.<\/em> <br><br><strong><em>Federico Guastella<\/em><\/strong>  <br> <br>  Lo spasimo di Palermo, romanzo dal tono elevato e dotto dalle ardite scelte stilistiche scritto da Vincenzo Consolo e pubblicato per la prima volta da Mondadori nel 1998, ha il primo capitoletto caratterizzato dal segno del corsivo e senza denominazione. In merito, Giuseppe Traina in Da paesi di mala sorte e storia (Mimesis, 2023), ha scritto che lo stile \u00e8: Misterioso, oracolare, zeppo di criptocitazioni e presenta una voce \u2013 pi\u00f9 evocante ed esortante che narrante \u2013 che invita un interlocutore ad \u201candare\u201d: questi acquista quasi subito i connotati di Ulisse, grazie a diverse allusioni alla materia ulissiaca. Un \u201cproemio\u201d, dunque, da potersi intendere come un \u201cinvito al viaggio\u201d da fare insieme. Vi si legge un\u2019affermazione che fa riflettere sul tempo identico nel suo scorrere: \u201cla storia \u00e8 sempre uguale\u201d, cui segue un invito alla maniera di Eliot: Ora la calma ti aiuti a ritrovare il nome tuo d\u2019un tempo, il punto di partenza. Inizia cos\u00ec l\u2019oscuro tragitto che \u00e8 ricerca d\u2019identit\u00e0: Ricerca nel solaio elenchi mappe, riparti dalle tracce sbiadire, angoscia \u00e8 il deserto, la pista che la sabbia ha ricoperto. T\u2019assista l\u2019eremita l\u2019esule il recluso, ti guidi la fiamma di lucerna, il suono della sera, t\u2019assolva la tua pena, il tuo smarrimento. Ramificato l\u2019intreccio che costringe il lettore alla ripresa delle pagine gi\u00e0 lette e ad un procedere con tanti interrogativi. Il capitolo che segue, denominato I, introduce in un piccolo albergo di Parigi denominato \u201cLa dixi\u00e8me muse\u201d, dove lo scrittore Gioacchino Martinez, Chino, mentre aspetta d\u2019incontrare il figlio esule per terrorismo, rievoca la sua infanzia in Sicilia, da cui affiora un trauma: Fluttuava nel fondo dell\u2019acqua catramosa il nome della remota visione, dell\u2019oblunga sagoma implacabile. Si domandava da quale muffito sotterraneo, da quali strati dimentichi del tempo poteva esser sorto, nel tempo dell\u2019infanzia, quell\u2019arcaico incunabolo. Il brano \u00e8 psicoanalitico; segna la riappropriazione dell\u2019inconscio dal cui abisso si profila la visione d\u2019un film con un personaggio chiamato Judex, il gran giustiziere e vendicatore. L\u2019aveva visto quel film all\u2019oratorio proprio quando un bombardamento incuteva terrore e seminava morte in paese. Da qui la decisione del padre di Chino di rifugiarsi in campagna, a Rassalemi, dove li raggiunge \u201cLa siracusana\u201d con la figlia Lucia: la sua amante, dato che era rimasto vedovo. Suggestiona l\u2019inventivit\u00e0 a proposito della scoperta d\u2019una tana effettuata col compagnetto Filippo: Filippo gli mostr\u00f2 l\u2019entrata ad arco, schermata dalle frasche, d\u2019una cisterna o marabutto sepolto dal terriccio. Dentro era una stanza vasta, la lama d\u2019una luce che per lo spacco nella cuba colpiva il suolo muffo, schiariva i muschi sopra i muri, e le strame, i n\u00f2zzoli di capre presso i canti. In una nicchia, sopra la malta liscia, era la figura d\u2019un uomo accovacciato, un gran turbante, gli occhi a calamaro, che pizzicava le corde d\u2019un liuto, d\u2019una donna allato fra viticchi e uccelli che ballava. Chiarisce Traina: Il nome \u201cmarabutto\u201d, dunque, indica qui una cisterna sotterranea, utilizzata forse per accumularvi acqua (lo farebbero pensare la presenza di muschi e il suolo muffito) oppure come rifugio per capre: usi recenti e degradati, rispetto alla destinazione primitiva a tomba o mausoleo, testimoniata dalle decorazioni murarie. Il dialogo fra i due ragazzini corrobora la consistenza di \u201caltrove siciliano\u201d in un\u2019arcaica magia: &#8211; C\u2019\u00e8 qui la trovatura &#8211; disse Filippo &#8211; Ci vuole il motto giusto, e appaiono pignatte, cafisi di tar\u00ec. Sai uno strammotto, una rima per spegnare? E a Chino viene in mente una canzone appresa all\u2019oratorio. Da allora il \u201cmarabutto\u201d diventa il luogo privilegiato, \u201cautoreclusivo\u201d e nascosto, incognito e segreto, un piccolo eremo dove rifugiarsi in solitudine per sfuggire all\u2019ira paterna e contemplare, incantato, le pitture murali che gli evocano le figure femminili a lui familiari. Lo condivide con Lucia e le mostra il boschetto curato dallo zio (conoscitore della botanica e amante dell\u2019arboricoltura), conducendola fino alla grotta dei Beati Paoli dal cammino \u201coscuro e tortuoso\u201d verso il regno ctonio; sull\u2019arco d\u2019ingresso l\u2019incisione: PER ARTE E PER INGANNO Chiaramente alludeva all\u2019artificio e all\u2019inganno che sono di ostacolo a chi vuole agire per giustizia a favore del popolo siciliano. Dal \u201cmarabutto\u201d a Nico giungono gemiti erotici da cui riconosce la presenza del padre intento a fare all\u2019amore con la siracusana. Da qui il sorgere del rapporto ostile con lui fino a denunciarlo ai tedeschi. Intanto il marabutto diventa rifugio nel corso dei bombardamenti. E in quel rifugio, il piano architettato da Chino, favorito dalle circostanze, causa la morte del padre e della siracusana: un trauma per il ragazzo che rimuove l\u2019accaduto al punto di non ricordarlo pi\u00f9. Di vicenda in vicenda, si susseguono le sue scoperte nel corso della devastante guerra. Poi il difficoltoso dopoguerra e Chino, ormai orfano, si ritrova con lo zio in citt\u00e0, a Palermo. Chino e Lucia: lui libero di muoversi e di andare in gita coi compagni; lei reclusa in un collegio di suore, privata di visite e di vacanze. Chino, preso da rammarico e da pena, ottiene, per intercessione dello zio, che Lucia trascorra un periodo nella loro casa. La passeggiata al mare si ramifica in vari episodi, in altri itinerari. Dinanzi alla grotta di Santa Rosalia, Lucia, pallida e tremante, fugge: Non so, non so, mi prende sempre il tremito, il terrore sulle porte del buio, dell\u2019umidore\u2026 io\u2026 io ricord\u00f2 tutto, Rassal\u00e8mi, il marabutto, rivedo sempre mia madre, quei corpi insanguinati sul carretto&#8230; Piange lei stretta forte a Gioacchino: Lui no, non aveva visto, era fuggito, una fuga era stata la sua vita. Vale ora la pena di accennare alla nascita di Mauro, figlio di Chino e di Lucia, lei tenerissima destinata alla follia. Anni dopo avviene lo scoppio d\u2019una bomba: un attentato nell\u2019ingresso della loro villa, ereditata dallo zio. L\u2019investigatore, un commissario di polizia, cos\u00ec gli si rivolge: Professore, qui c\u2019\u00e8 una guerra, non la sente? Spari per le strade, kalashinikov nei cantieri. Mai tanta furia insieme. Si sterminano tra loro. La posta ora in gioco sono i terreni, gli appalti, le licenze\u2026 Ha mai sentito di un certo Scirotta Gaspare? [\u2026]. Uno stracciaiolo divenuto il pi\u00f9 grosso costruttore, prestanome di politici potenti\u2026 Ha capito adesso? Chiaro l\u2019avvertimento della mafia: impossessarsi a bassissimo costo del terreno su cui sorge la villa per affari loschi di speculazione edilizia. Mauro, che ormai studia filosofia, convince il padre a trasferirsi in una citt\u00e0 lontana: Fuggire dal pantano, dal luogo infetto, salvare forse cos\u00ec la madre, lasciare quella terra priva ormai di speranza, nel dominio della mafia. All\u2019arresto di Mauro, che all\u2019universit\u00e0 ha elaborato la sua filosofia e politica, segue la perquisizione della casa. Ecco la coincidenza. Nico stava scrivendo un racconto \u201cLa perquisizione\u201d e aveva lasciato i fogli sopra il tavolo. Il borghese li nota e scorge rapido l\u2019inizio, soffermandosi sulla scena in cui fa irruzione la polizia che butta a terra i libri e scruta dietro gli scaffali. Legge dunque ci\u00f2 che stanno facendo i gendarmi: \u201cMi sembra di sognare\u201d, disse. Lei sapeva, prevedeva. Avviene la scarcerazione prima del processo, poi la latitanza a Parigi per sfuggire alla repressione politica. Da qui l\u2019accorato addio di Nico a Milano e il ritorno da vedovo in Sicilia col pensiero del figlio e \u201cLo confortava saperlo con Daniela, quella donna generosa, intelligente\u201d (abile mediatrice fra padre e figlio). Egli, dunque: Tornava nell\u2019isola, il porto da cui era partito, in cui si sarebbe conclusa la sua avventura, la sua vita. Si ritrova non pi\u00f9 nella lussuosa villa d\u2019allora, ma in un brutto appartamento condominiale. \u00c8 l\u2019uomo colto e scrittore civilmente impegnato Martinez (\u201cAborriva il romanzo, questo genere scaduto, corrotto, impraticabile. Se mai ne aveva scritti, erano i suoi in una diversa lingua, dissonante, in una furia verbale ch\u2019era finita in urlo, s\u2019era dissolta nel silenzio\u201d); forse per l\u2019esigenza di una mappatura culturale, oltre che topografica, del territorio, legge libri anche in lingua spagnola e si ritrova nella Biblioteca Comunale di Casa Professa; compie il giro per la citt\u00e0, pensando alla povera signora, sua dirimpettaia, che attende l\u2019arrivo del figlio magistrato. Rari i contatti con le persone, l\u2019unico con cui si intrattiene \u00e8 il fioraio mastr\u2019Erasmo. Siamo nel capitolo X, dal tenero inizio, dove si parla dell\u2019incontro di Martinez con Borsellino (Judex, il giustiziere antimafia), che accenna ad uno dei suoi libri, riportando la frase dello scritto ne \u201cLe pietre di Pantalica\u201d: Palermo \u00e8 fetida, infetta. In questo luglio fervido esala odore dolciastro di sangue e gelsomino&#8230; Il pessimismo \u00e8 totale: &#8211; Sono passati da allora un po\u2019 di anni&#8230; &#8211; disse Gioacchino. &#8211; Ma nulla \u00e8 cambiato, creda. Vedr\u00e0, il prossimo luglio sar\u00e0 uguale\u2026 o forse peggio. Dalla profonda crisi di Nico la decisione di scrivere al figlio, spinto dal bisogno di confessare e di chiarire (un consuntivo potrebbe dirsi personale e intellettuale): \u2026 Non sono mai riuscito a ricordare, o non ho voluto, se sono stato io a rivelare a quei massacratori, a quei tedeschi spietati il luogo dove era stato appena condotto il disertore. Sono certo ch\u2019io credevo di odiare in quel momento mio padre, per la sua autorit\u00e0, il suo essere uomo adulto con bisogni e con diritti dai quali ero escluso, e ne soffrivo, come tutti i fanciulli che cominciano a sentire nel padre l\u2019avversario. Quella ferita grave, iniziale per mia fortuna s\u2019\u00e8 rimarginata grazie a un padre ulteriore, a un non padre, a quello screziato poeta che fu lo zio Mauro. Ma non s\u2019\u00e8 rimarginata, ahim\u00e8, in tua madre, nella mia Lucia, cresciuta con l\u2019assenza della madre e con la presenza odiosa di quello che formalmente era il padre. \u00c8 questo il brano d\u2019una lunga lettera dove confessa al figlio il fallimento della sua generazione, il bisogno della rivolta nell\u2019ambito della scrittura, il profondo sentimento per Lucia, nonch\u00e9 il senso della sconfitta a seguito degli attentati contro i giudici Falcone e Borsellino. Si conclude il romanzo con il gran boato a seguito del gesto del giudice che preme il campanello del condominio in cui abita la madre. \u00c8 il 19 luglio 1992. Evidente il fallimento d\u2019ogni speranza nell\u2019Italia degli anni Ottanta-Novanta, sotto il segno della sconfitta, di fronte alla pervasivit\u00e0 del sistema mafioso, si conclude la storia d\u2019un lungo, terrificante viaggio.<br><br>Pubblicato il 30-05-2024 <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/download.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"364\" height=\"564\" src=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/download.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3551\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/download.jpg 364w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/download-194x300.jpg 194w\" sizes=\"(max-width: 364px) 100vw, 364px\" \/><\/a><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8211; Storia di un lungo viaggio dal procedimento memorialistico intrecciato con la coscienza civile di un personaggio-scrittore siciliano che acquista coscienza del fallimento generazionale e della pervasivit\u00e0 del potere mafioso. 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