{"id":3540,"date":"1991-08-16T09:25:00","date_gmt":"1991-08-16T09:25:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3540"},"modified":"2024-05-26T10:33:22","modified_gmt":"2024-05-26T10:33:22","slug":"il-linguaggio-di-guttuso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3540","title":{"rendered":"IL LINGUAGGIO DI GUTTUSO"},"content":{"rendered":"\n<p> <strong><em>Vincenzo Consolo <\/em><\/strong><br><br>Ci sono giorni, tremendi giorni d&#8217;inquiete primavere, di roventi estati senza fine, in cui il mondo, privo d&#8217;ombre, di clemenze, si denuda, nella cruda luce, appare d&#8217;una evidenza estrema, insopportabile. Un mondo &#8211; cieli tersi di cristallo, acque immote di basalto, terre spoglie di calcare &#8211; un mondo attonito per la tragedia che appena s&#8217;\u00e8 conclusa o sospeso nell&#8217;attesa del disastro. \u00c8 il mondo, la visione dello Stretto delle Crocifissioni di Antonello. \u00c8 l&#8217;agonia spasmodica, l&#8217;abbandono mortale dei corpi sospesi ai pennoni; \u00e8 il terreno sparso d&#8217;ossa, teschi, ove il serpe scivola dall&#8217;orbita, campeggia la civetta; \u00e8 il dolore che impietrisce e intenebra la Madre, smarrisce il Fratello adolescente. S\u00ec, nell&#8217;implacabile luce di Palestina, Grecia o Andalusia, sopra i Golgota di Sicilia si sono alzate da sempre le croci del martirio e del riscatto; nelle sue Argo, Tebe, Atene o Corinto si sono consumate le tragedie; nella sua Messina, sopra i tavolati degli Iblei, per la valle del Belice si sono succeduti i terremoti; per gli immensi fianchi della sua Etna sono colate le lave d&#8217;ogni tempo. Nell&#8217;isola di giardini e di zolfare, di delizie e sofferenze, di idilli e violenze, di zagare e di fiele, nella terra di civilt\u00e0 e di barbarie, di sapienza e innocenza, di verit\u00e0 e impostura, l&#8217;enorme realt\u00e0, il cuore suo di fuoco, ha avuto il potere di travolgere, di ridurre alla paura, al sonno, alla follia. O di nutrire intelligenze, passioni, di fare il dono della comprensione, della capacit\u00e0 e del bisogno del racconto, della rappresentazione. Dono che hanno avuto scrittori come Verga, come Pirandello, come Sciascia. Pittori come Guttuso. Guttuso ancora, nella Bagheria dove \u00e8 nato, ha avuto la sua Acitrezza e la sua Vizzini, la sua Girgenti, la sua Racalmuto e la sua zolfara. Un paese, Bagheria &#8211; la Bagaria, la bagarria: il chiasso della lotta fra chi ha e chi non ha, dell&#8217;esplosione della vitalit\u00e0, della ribellione -, un paese di polvere e di sole, di tufo d&#8217;oro e di calcina, di auliche ville e di tuguri, di Mostri e di chiare geometrie, di deliri di principi e di ragioni essenziali, di agrumeti e rocce aspre, di carrettieri e di pescatori. In questo teatro duro e inesorabile, il gioco della realt\u00e0 \u00e8 stato sempre un rischio, un azzardo ultimo, mortale. La salvezza era solo nel linguaggio. Nella capacit\u00e0 di liberare il mondo dal suo caos, di rinominarlo, ricrearlo in un ordine di necessit\u00e0 e di ragione, di verit\u00e0 e di poesia. Verga peregrin\u00f2 e s&#8217;attard\u00f2 in \u00abcontinente\u00bb per met\u00e0 della sua vita con la fede in un mondo irreale, di menzogna, parlando un linguaggio di convenzione, di maniera. Dovette scontrarsi a Milano con il terremoto della rivoluzione industriale, con la Comune dei conflitti sociali, perch\u00e9 gli cadesse dagli occhi ogni velo di errore, di illusione, perch\u00e9 scoprisse dentro s\u00e9 il mondo \u00absolido e intatto\u00bb della sua memoria, ch&#8217;era stato sempre l\u00ec in agguato, pronto a ghermirlo, a gettarlo gi\u00f9 dal cavallo dell&#8217;incoscienza sul terreno della crisi, a fargli ritrovare il suo linguaggio. E ripartendo dalle situazioni, dai luoghi estremi, dalle falde dell&#8217;Etna, da Tebidi, dalla cava presso Monserrato, partendo da creature minime, innocenti, da Nedda, Jeli e Rosso Malpelo, il rischio subito fu quello dell&#8217;\u00abinnesto\u00bb del naturalistico, del dialettale nel linguaggio appena ritrovato (\u00ab&#8230;quei corsivi che &#8220;bucano&#8221; la pagina\u00bb dir\u00e0 un critico). Ma poi, dalla casa del Nespolo, dalla lava solidificata d&#8217;una immemorabile tempesta che sconfina e scioglie nel mare infido e fatale di Acitrezza, il linguaggio uniformemente \u00abirradiato\u00bb di dialettalit\u00e0, si fa sicuro canto, melopea, si fa parodo e stasimo della tragedia dei Malavoglia, della tragedia umana. Guttuso, grazie forse alla vicenda, alla lezione verghiana, grazie ai realisti siciliani come Leto, Lo Jacono, o Tomaselli, ai grandi realisti europei non ebbe, sin dal suo primo dipingere, esitazioni linguistiche. E s\u00ec che forti furono, a Bagheria, le seduzioni del mitologico dialettale di un pittore di carretti come Murdolo, dell&#8217;attardato impressionismo o naturalismo di Domenico Quattrociocchi; forte, a Palermo, la suggestione di un futurista come Pippo Rizzo: forte, all&#8217;epoca. &#8216;intimidazione del monumentalismo novecentista. Fatto \u00e8 che Guttuso ebbe forza nell&#8217;occhio per sostenere la vista medusea del mondo che si spiegava a lui davanti a Bagheria; destrezza nella mano per ricreare quel mondo nella sua apparenza e nella sua essenza; intelligenza per irradiare di dialettalit\u00e0 il linguaggio europeo del realismo, dell&#8217;espressionismo, del cubismo. Ma oltre che a trovarsi nella \u00abdimora vitale\u00bb di Bagheria, si trov\u00f2 a educarsi, il pittore da giovane, nella realt\u00e0 storica della Sicilia tra il Venti e il Trenta, in cui profonda era la crisi &#8211; dopo i disastri della guerra &#8211; acuto l&#8217;eterno conflitto tra il feudatario, con il suo campiere, e il contadino, decisa la volont\u00e0 in ciascuno dei due di vincere. Vinse, si sa, e si impose, colui che provoc\u00f2 i morti di Riesi e di Gela, che fece assassinare il capolega Alongi, il sindacalista Orcel: colui che, da l\u00ec a qualche anno, salito su un aeroplano. avrebbe martirizzato Guernica l&#8217;inerme, Guernica l&#8217;innocente: preludio infame di pi\u00f9 vasti martini, d&#8217;olocausti. Si stagliarono allora subito le \u00abcose\u00bb di Guttuso nello spazio con una evidenza e una vita straordinarie, parlarono di realt\u00e0 assoluta e di verit\u00e0, narrarono della passione dell&#8217;esistenza, dissero dell&#8217;idea della storia. I suoi prologhi, le sue epifanie, Palinuro, Autoritratto con sciarpa e ombrello sono le prime sue novelle della vita dei campi di Sicilia, ma non ci sono in essi esitazioni, corsivi dialettali che \u00abbucano\u00bb la tela, il linguaggio loro \u00e8 gi\u00e0 sicuro, la voce \u00e8 ferma e di un timbro singolare, inconfondibile. L&#8217;Autoritratto poi, con la narrazione in prima persona, \u00e8 il suo Fantasticherie, \u00e8 il manifesto, la dichiarazione di intenti di tutta l&#8217;opera a venire. La quale comincia, per questo pittore tragico d&#8217;una terra tragica, col vasto poema in cui per prima si consuma l&#8217;offesa all&#8217;uomo da parte della natura. Della natura distruttiva. ineluttabile al pari di un&#8217;avversa deit\u00e0, di un \u00abdestino\u00bb, che si presenta con la violenza di un vulcano. La Juga dall&#8217; Eina \u00e8 la tragedia iniziale e ricorrente, \u00e8 il disastro primigenio e irrimediabile che pu\u00f2 cristallizzare, fermare il tempo e la speranza, assoggettare supinamente al fato, o fare attendere, come sulle scene di Grecia, che un dio meccanico appaia sugli spalti a sciogliere il tempo e la condanna. Un fuoco &#8211; fuoco grande d&#8217;un \u00abutero tonante\u00bb &#8211; incombe dall&#8217;alto, minaccia ogni vita, ogni creatura del mondo, cancella, con il suo sudario incandescente, ogni segno umano. Uomini e animali, stanati dai rifugi della notte, corrono, precipitano verso il basso. Ma non c&#8217;\u00e8 disperazione in quegli uomini, in quelle donne, non c&#8217;\u00e8 terrore nei bimbi; vengono avanti come valanga ostinata e orgogliosa di vita, vengono con le loro azzurre falci. coi loro mossi buoi, i bianchi cavalli; vengono avanti le ignude donne come La libert\u00e0 che guida il popolo di Delacroix; vengono tutti, uomini e animali, vibranti di vitalit\u00e0 come le masse di Gericault. Dall&#8217;allesa della natura all&#8217;offesa della storia. Il bianco dei teschi del Golgota di Antonello compare come bucranio in domestico interno, sopra un verde tavolo, tra un vaso di fiori e una sedia impagliata, una cuccuma, una cesta o una gabbia, a significare rinnovate violenze, nuovi misfatti, a simboleggiare la guerra di Spagna. L&#8217;oflesa investe Favo in ogni luogo, si consuma nella terra di Cervantes, di Coya, di Gongora, di Unamuno. La Fucilazione in compagna del poeta, del bracciante o capolega, \u00e8 un urlo di dolore e raccapriccio, \u00e8 un&#8217;invettiva contro la barbarie. La Crocifissione del 1941 riporta, come Antonello, l&#8217;evento sulla scena di Sicilia. Allo sfondo della falce del porto, del mare dello Stretto, delle Eolie vaganti all&#8217;orizzonte, sostituisce la scansione dei muri, dei tetti di un paese affastellato del latifondo, gli archi ogivali del palermitano ponte dell&#8217;Ammiraglio, Guttuso inchioda alla loro colpa, con questo scandalo, con questo manifesto, i responsabili. Anche quelli che nel nome di un dio vittima, sacrificale, benedivano i vessilli dei carnefici. Lo scandalo, di cui ciecamente non s&#8217;avvidero i farisei di sempre, non era n\u00e9 la nudit\u00e0 delle Maddalene, negli incombenti cavalli e cavalieri picassiani, nel ritmo stridente dei colori, lo scandalo era, come nella Flagellazione di Piero, in cui si relegava in secondo piano il tema sacro e avanzava nel primo una conversazione filosofica o civile, nel nascondere il volto del Cristo, nel far campeggiare in primo piano una natura morta con i simboli della violenza. Alla sacra conversazione, anche Guttuso aveva sostituito una conversazione storica, politica. \u00abQuesto \u00e8 tempo di guerra: Abissinia, gas, forche, decapitazioni, Spagna, altrove. Voglio dipingere questo supplizio di Cristo come una scena di oggi. Non certo nel senso che Cristo muore ogni giorno sulla croce per i nostri peccati [&#8230;] ma come simbolo di tutti coloro che subiscono oltraggio, carcere, supplizio per le loro idee&#8230;\u00bb scriveva nel suo diario. Nello stesso anno della Crocifissione, rintoccava come lugubre campana, voce rattenuta di dolore e di furore, la frase d&#8217;attacco di Conversazione in Sicilia di Vittorini. Tornava l&#8217;eroe alla terra delle madri, della memoria, per ritrovare senso e ragione nella follia della storia, trovare nuovo linguaggio, \u00abnuovi doveri\u00bb. \u00abIo ero quell&#8217;inverno in preda ad astratti furori&#8230;\u00bb narrava. E sono, negli anni atroci della guerra, ancora interni, luoghi chiusi come per clandestinit\u00e0 o coprifuoco, con donne a spiare alla finestra, assopite per stanchezza, con uomini, in quegli angoli di attesa, a leggere giornali, libri. E in questi interni, \u00e8 sempre il bucranio a dire con il suo colore di calce, con la chiostra spalancata dei suoi denti, l&#8217;orrore del tempo. Cessata la guerra delle armi, ripresa la guerra contro lo sfruttamento, l&#8217;ingiustizia, nel pittore c&#8217;\u00e8 sempre, anche in un paesaggio di Bagheria, in una bimba che corre, una donna che cuce, un pescatore che dorme, c&#8217;\u00e8 il furore per un&#8217;antica offesa inobliabile. E piet\u00e0. Come nel momento in cui dal limite estremo del vulcano si cala fino al limite estremo, abissale della zolfara.<br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"700\" class=\"wp-image-3541\" style=\"width: 700px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/wpid-img_20140510_112327.webp\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/wpid-img_20140510_112327.webp 792w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/wpid-img_20140510_112327-300x300.webp 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/wpid-img_20140510_112327-150x150.webp 150w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/wpid-img_20140510_112327-768x768.webp 768w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><br> In quel luogo la minaccia della natura non \u00e8 episodica, ma costante, permane per tutto il tempo della vita e del travaglio. Dentro quella notte senza fine, quelle viscere acide di giallo, i picconieri, i carusi, sono nella debolezza, nella nudit\u00e0 totale, rosi dalla fatica disumana, dalla perenne paura del crollo e della fine. Una pagina di tale orrore e di tale piet\u00e0 solo Verga l&#8217;aveva scritta con Rosso Malpelo (e in contrappunto Pirandello con Ciaula scopre la luna). E Malpelo \u00e8 sicuramente il caruso piegato de La zolfara e lo Zolfatarello ferito: il nero bambino dai larghi piedi, dalle grosse mani, dalla scarna schiena ingobbita, che sta per sollevare penosamente il suo corbello. In tutto poi il peregrinare per il mondo: nell&#8217;affrontare temi \u00aburbani\u00bb, ampiamente storici, Guttuso non perde mai il contatto con la sua memoria, non dismette mai il suo lin-guaggio. Nel 1968 \u00e8 costretto a tornare ancora una volta nel luogo della tragedia per una ennesima empiet\u00e0 della natura, il terremoto nella valle del Belice. E La notte di Gibellina. La processione di fiaccole sotto la nera coltre della notte, il corteo d&#8217;uomini e di donne verso l&#8217;alto, composto e muto, come gli antichi cortei funerari, la marcia verso un&#8217;acropoli di distruzione e di macerie, ha un movimento contrario a quello de La fuga dall&#8217;Etna. E sono, quelle fiaccole rette da sicure mani, la lampada raggiante e allarmante di Guernica, sono le lampade alle finestre nella notte dell&#8217;incendio a Vizzini in apertura del Mastro don Gesualdo, e sono insieme il simbolo della luce che deve illuminare e farci vedere, se non vogliamo perderci, anche le realt\u00e0 pi\u00f9 estreme, pi\u00f9 mude, pi\u00f9 insopportabili, le realt\u00e0 di ogni notte di terremoto o di fascismo. Simbolo di una solare, guttusiana  luce che ci aiuta a risalire il colle anche nella notte del disastro e dell&#8217;alienazione, della perdita del senso della realt\u00e0 e della verit\u00e0. Notte nella quale oggi stiamo vivendo. <br><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"635\" class=\"wp-image-3542\" style=\"width: 700px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/guttuso_renato-882x800-1.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/guttuso_renato-882x800-1.jpg 882w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/guttuso_renato-882x800-1-300x272.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/guttuso_renato-882x800-1-768x697.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><br><br>Sant&#8217;Agata Militello, 16 agosto 1991<br><br><em>Pubblicato in forma diversa in Art e Dossier n.63 Giunti Editori.<br> Firenze dicembre 1991 <br><\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/445373072_1864239244099682_7893553740613477383_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/445373072_1864239244099682_7893553740613477383_n-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3543\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/445373072_1864239244099682_7893553740613477383_n-768x1024.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/445373072_1864239244099682_7893553740613477383_n-225x300.jpg 225w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/445373072_1864239244099682_7893553740613477383_n-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/445373072_1864239244099682_7893553740613477383_n.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/445374213_1537094386879738_3860199997441402466_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/445374213_1537094386879738_3860199997441402466_n-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3545\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/445374213_1537094386879738_3860199997441402466_n-768x1024.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/445374213_1537094386879738_3860199997441402466_n-225x300.jpg 225w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/445374213_1537094386879738_3860199997441402466_n-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/445374213_1537094386879738_3860199997441402466_n.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Il sorriso dell&#8217;ignoto marinaio, acquaforte di Renato Guttuso.<br>autunno 1975<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vincenzo Consolo Ci sono giorni, tremendi giorni d&#8217;inquiete primavere, di roventi estati senza fine, in cui il mondo, privo d&#8217;ombre, di clemenze, si denuda, nella cruda luce, appare d&#8217;una evidenza estrema, insopportabile. Un mondo &#8211; cieli tersi di cristallo, acque immote di basalto, terre spoglie di calcare &#8211; un mondo attonito per la tragedia che &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3540\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">IL LINGUAGGIO DI GUTTUSO<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9,4],"tags":[460,1451,86,1974,336,205,461,318,77,1911,207,1382,58,1120,639,204,17,1970,202,526,1971,25,32,90,99,528,57,1968,1972,20,38,1969,140,1973,459,196,29,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3540"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3540"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3540\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3546,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3540\/revisions\/3546"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3540"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3540"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3540"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}