{"id":3507,"date":"1989-10-18T18:52:00","date_gmt":"1989-10-18T18:52:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3507"},"modified":"2024-04-09T20:52:17","modified_gmt":"2024-04-09T20:52:17","slug":"vincenzo-consolo-per-enzo-sellerio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3507","title":{"rendered":"Vincenzo Consolo per Enzo Sellerio."},"content":{"rendered":"\n<p><br><\/p>\n\n\n\n<p>Bisogna superare ostacoli d&#8217;intimidatorie citazioni, stagni di brucianti ironie (e gi\u00e0 temo l&#8217;ironia di questa metafora ippica) per parlare di un fotografo come Enzo Sellerio.<br>Un signore che, costretto a dire di s\u00e9 in rapporto alla fotografia, mette subito le mani avanti, sfodera una figura retorica come la preterizione attraverso un autorevole citazione di Rudolf Arnhcim che lapidariamente afferma: \u00abL&#8217;arte rischia di venir sommersa dalle chiacchiere\u00bb, a cui egli stesso, Sellerio, cementa altra pietra, o altra intimidazione, con la frase: \u00abE la fotografia pure, qualunque cosa sia\u00bb. Ma io temerariamente parlo perch\u00e9 non sono, come si dice, un addetto ai lavori, non sono un critico, e quindi spero che il mio parlare, al di qua o al di l\u00e0 dell&#8217;oggetto in parola, o dell&#8217;oggetto parlato, non si sommi alle chiacchiere sommergitrici (le attuali chiacchiere che, afferma sempre il Nostro, facilmente possono sgorgare dalla lettura delle 537 paginette &#8211; notare l&#8217;esattezza del conto &#8211; a cui assommano i saggi di Barthes, Benjamin, Freund, Sontag); io parlo perch\u00e9, contro ogni dubbio di Sellerio, sono convinto che la fotografia \u2014 la sua fotografia \u2014 sia arte (cd ecco che questo giudizio mi mette in contraddizione con quanto ho detto sopra); parlo perch\u00e9 ho da sempre nutrito profonda ammirazione per quest&#8217;arte di Sellerio (le prime sue foto che vidi furono quelle pubblicare da Michele Gandin su \u2022Cinema Nuovo- e che avrebbero dovuto illustrare Banditi a Partinico di Danilo Dolci: era il 1955, mi pare, ed io ero studente a Milano; l&#8217;anno in cui usciva, in volume, Le parole sono pietre di Carlo Levi; qualche anno prima era uscita l&#8217;edizione illustrata dalle foto di Crocenzi di Conversazione in Sicilia di Vittorini; immagini, libri che mi facevano conoscere o riconoscere la mia Sicilia lontana, che mi avrebbero indotto a tornare nell&#8217;Isola della quale volevo scrivere, volevo testimoniare); parlo infine, ma primieramente come motivo, per consonanza: perch\u00e9, voglio dire a me narratore, il genere fotografico di Sellerio mi sembra simile al genere narrativo: la sua fotografia simile al racconto. \u00abLa qualifica di fotografo-giornalista esiste, ma non quella di fotografo-letterario: perch\u00e9 non \u00e8 lecito fare un lavoro di ricerca simile a quello dello scrittore?\u00bb si chiede Sellerio (intervista a Maurizio Spadaro per la sua tesi al DAMS, 1988-89). Ma questo lavoro di ricerca Sellerio l&#8217;ha sempre fatto, sin dalla sua prima fotografia. Perch\u00e9 la sua \u00e8 stata, \u00e8 fotografia \u00abletteraria\u00bb (ma metto tra virgolette questa parola ambigua, pericolosa), \u00e8 fotografia narrativa. E cerco di spiegarmi. Ho sostenuto in altri luoghi che lo scrittore ha due modi di esprimersi: scrivendo, appunto, c narrando. Che il narrare, operazione che attinge alla memoria, \u00e8 uno scrivere poetico; che \u00e8 un rappresentare il mondo, ricrearne cio\u00e8 un altro sulla carta. Gravissimo peccato detto tra parentesi, che merita una pena, come quella dantesca degl&#8217;indovini, dei maghi, degli stregoni (Inferno, XX canto):<br><br>| Come &#8216;I viso mi scese il lor pi\u00f9 basso,<br>mirabilmente apparve esser travolto<br>ciascun tra &#8216;l mento e &#8216;l principio del casso;<br>ch\u00e8 dalle reni era tornato il volto,<br>ed in dietro venir vi convenia,<br>perch\u00e9 &#8216;l veder dinanzi era lor tolto.<br><br>S\u00ec, il narratore, attingendo alla memoria, procede sempre con la testa rivolta indietro (e il suo narrare pu\u00f2 quindi apparire operazione inattuale, regressiva). Ha per\u00f2, il narratore, al contrario dei dannati dell&#8217;Inferno, una formidabile risorsa, compie, dal passato memoriale, quel magnifico salto mortale che si chiama metafora: salto che lo riporta nel presente e qualche volta pi\u00f9 avanti, facendogli intravedere il futuro. Si narra, io credo, riportando, nell&#8217;operazione del narrare, la propria memoria esistenziale e la propria memoria culturale. Perch\u00e9 noi siamo, si, figli della natura, ma siamo anche \u2014 dirci soprattutto &#8211; figli della cultura. Nasciamo, e subito veniamo incisi dai segni culturali. Lo scrivere invece, al contrario del narrare, pu\u00f2 fare a meno della me- moria, \u00e8 un&#8217;operazione che attinge al pensiero, alla logica. \u00abChe cos&#8217;\u00e8 per lei la fotografia?\u00bb chiedeva il critico Diego Mormorio 1983). E Sellerio: \u00abNon le risponder\u00f2 certo tentando una definizione. lo credo, e l&#8217;ho verificato pi\u00f9 volte, che nell&#8217;atro di fotografare, in certi stati di grazia, scatti una specie di telemetro interiore che fa coincidere quello che si vede con quello che si sa\u00bb. E, questo che si sa, cos&#8217;\u00e8, se non la memoria, la memoria culturale? Quindi, il fotografo enumera casi in cui memorie pittoriche, memorie letterarie sono riemerse nell&#8217;atto del suo fotografare. E Malata, Partinico 1954 rimanda a Femme au lit di Vuillard, Monastero di clausura di Santa Caterina, Palermo 1967 rimanda a Vermeer, Quartiere della Kalsa (o Fucilazione dei bambini), Palermo 1960, rimanda a Goya, Musica sacra al Duomo, Monreale 1959 rimanda alla America di Kafka, e c&#8217;\u00e8 ancora Brueghel, c&#8217;\u00e8 Millet, c&#8217;\u00e8 Antonello, c&#8217;\u00e8 Picasso, c&#8217;\u00e8 Conversazione di Vittorini; e Chaplin e Bufuel, e tanto cinema francese degli anni &#8217;40, e Cartier Bresson e Robert Capa&#8230; Non si finirebbe mai, con i rimandi, le citazioni volute e non volute, consce ed inconsce. Insomma, la fotografia, come ogni altra espressione d&#8217;arte non \u00e8 innocente, la na\u00efvet\u00e9 \u00e8 un&#8217;illusione, quando non \u00e8 impostura. Non \u00e8 innocente l&#8217;obiettivo fotografico. Non \u00e8 obiettivo. Neanche l&#8217;obiettivo di Giovanni Verga. N\u00e9 quello della macchina a cassetta avuta in eredit\u00e0 dallo zio Salvatore, n\u00e9 quello della Kodak e quello della Express Murer acquistate a Milano, n\u00e9 quello della Aestman acquistata a Londra. L&#8217;impassibilit\u00e0 dell&#8217;obiettivo di Verga rimase solo una fede, una credenza. Ho avuto occasione di vedere le 400 e pi\u00f9 foto, in massima parte fino ad oggi indite, scattate da Verga, e ho potuto constatare che in esse c&#8217;\u00e8 naturalmente tutta la concezione letteraria dell&#8217;autore dei Malavoglia, c&#8217;\u00e8 la sua estetica, la sua cultura, la sua ideologia. Quasi tutti i personaggi ritratti, pescatori e contadini, proprietari, popolani o borghesi, parenti o amici, uomini o donne, bambini o vecchi, tutti sono sempre in posa davanti al muro di una casa, accanto a una porta o a una finestra: come pronti, dopo quella uscita al sole per la posa, a rientrare nel conforto, nell&#8217;illusoria protezione delle mura domestiche, perch\u00e9 il fuori \u00e8 sempre minaccia, \u00e8 ineluttabilmente perdita, \u00e8 iattura. Sono, quelli di Verga, come si sa, personaggi isolati e soli davanti al destino e la fissit\u00e0 della stampa fotografica sembra certificare, confermare questa immutabilit\u00e0. \u00abMektoub\u00bb (\u00abE scritto\u00bb), dicono gli Arabi, e quindi \u00e8 immutabile; sono, quelli di Verga, personaggi irrigiditi in una epopea tragica. I personaggi di Sellerio, al contrario, sono usciti, si sono staccati dalle case (negli interni sono rimasti solo i vecchi, i malati, le monache di clausura), si sono sparpagliati per le vie, le piazze, i vicoli di citt\u00e0 e paesi, per i sentieri di campagna, per le montagne, per i giardini di aranci: un&#8217;umanit\u00e0 che pullula, che lavora, che gioca, che fa festa&#8230; formano questi personaggi, l\u2019umana compagnia, tutti fra s\u00e9 confederati, per dirla con Leopardi: un contesto storico, insomma, una societ\u00e0. E qui dunque non siamo pi\u00f9 nella poesia tragica, ma siamo, come dicevamo sopra, nel racconto. Racconto laico, moderno. Racconto che nasce da \u00a0una societ\u00e0, essa rappresenta e ad essa si rivolge. E il suo linguaggio, quindi, non \u00e8 solo d&#8217;espressione, ma \u00e8 anche di comunicazione. \u00c8 linguaggio critico. E la critica, assieme alla poesia, ha certi acuti lirismi, ha certo struggente dramma, nasce dalla metafora.<br>\u00a0No, la fotografia di Sellerio, come ogni vera arte, non \u00e8 naturalistica, ma \u00e8 allusiva, \u00e8 metaforica. Cadono nel ridicolo certe sperimentazioni linguistiche cosiddette concettuali, come quella, per esempio, di un fotografo che avrebbe voluto fotografare, in tutta la sua estensione, il muro di Berlino, e, incollando fotogramma a fotogramma, riprodurlo naturalisticamente. Siamo alle incomprensibili sperimentazioni cinematografiche di uno Straub che mette la cinepresa al centro della Piazza della Bastiglia o davanti a una fabbrica del Cairo e vuole riprodurre naturalisticamente tutto quanto si presenta davanti al suo obiettivo. \u00abChiedo perdono se proprio in un libro sulla Sicilia manca la violenza che qui, se non l&#8217;unico, resta un modus vivendi fondamentale scrive il Nostro nella nota introduttiva al suo Inventario Siciliano. Manca quindi nel suo Inventario la lupara, mancano i morti ammazzati dalla mafia, manca l&#8217;urlo, manca l&#8217;espressionismo traboccante di tutta l&#8217;infelicit\u00e0 sociale di Palermo e della Sicilia. Ma lo stile di Sellerio, il suo linguaggio, non \u00e8 espressionistico. Esso si regge sul difficile equilibrio tra la parola e la cosa, tra il significato e il significante, tra l&#8217;informazione e l&#8217;espressione; tra la storia e la poesia, infine. Non c&#8217;\u00e8 la violenza, non c&#8217;\u00e8 la lupara. Ma c&#8217;\u00e8 l&#8217;umano, il troppo umano. C&#8217;\u00e8 amore, pietas, verso tutte le creature ritratte: verso i bambini, le donne, i lavoratori. In contrappunto, fuori dall&#8217;impaginazione della foto, sono la violenza, il crepitare del fucile; c&#8217;\u00e8 l&#8217;offesa alle nobili creature ritratte. Ecco, dal momento che questo suo stile, questo suo linguaggio non \u00e8 stato pi\u00f9 capito o egli ha pensato che non fosse pi\u00f9 capito, io credo che Sellerio abbia voluto smettere di scrivere il suo \u00abE qui, forse, con queste fotografie di Robert, uomo di trentatr\u00e9 anni in terra di Sicilia, come con quelle della Spagna e della Cina, incomincia a terminare l&#8217;era della parola, a prendere l&#8217;avvio quella dell&#8217;immagine. Ma saranno poi, a poco a poco, immagini vuote di significato, uguali e impassibili, fissate senza comprensione e senza amore, senza piet\u00e0 per le creature umane sofferenti. E ti vedrai quindi sfilare sotto gli occhi, a mille a mille, scene di guerre e di disastri, di morti e di massacri, d&#8217;intimit\u00e0 violate, di dolori esposti all&#8217;indifferenza e al ludibrio. L&#8217;abitudine, si sa, tannino che s&#8217;incrosta, nerofumo di camino, cancro che divora e che trasforma, ricopre, spegne la ragione, e l&#8217;idiozia \u00e8 madre della degradazione e delle crudelt\u00e0. .Monsieur Guy de Maupassant va s&#8217;animaliser&#8230;. Scusate l&#8217;autocitazione. Questo \u00e8 un brano di un mio racconto intitolato Il fotografo, in cui parlo di Robert Capa. Ma quando lo scrivevo, pensavo anche ad Enzo Sellerio. Il Sellerio che cos\u00ec dichiarava: \u00abLa professione di fotografo, come io la intendevo, cominciava ad andare in crisi. Sotto l&#8217;incalzare della televisione i periodici di maggior prestigio, anche negli USA, chiudevano via via i battenti: destino che non fu risparmiato qualche anno dopo a &#8220;Life&#8221;\u00bb. E ancora: -Io avevo fotografato essenzialmente i luoghi della mia citt\u00e0 che mi erano pi\u00f9 cari e dove la vita era la continuazione della sua storia. Oggi quel paesaggio \u00e8 completamente mutato&#8230; Non mi interessa la citt\u00e0 nuova con i suoi mostri di cemento armato, n\u00e9 la nuova fauna umana che vi abita, dimentica del suo passato e incapace di immaginarsi un futuro&#8230; Questa citt\u00e0 e quest&#8217;Isola le lascio ai giovani che possono fotografarle con minore angoscia\u00bb. Ma non \u00e8 solo la mutazione del paesaggio intorno che gli ha fatto cadere la penna di mano. \u00c8 anche la mutazione dei linguaggi, che si son fatti sempre pi\u00f9 urlanti, scomposti, sgrammaticati, sopraffacendo la poesia. \u00c8 la rivoluzione tecnologica che ha ucciso il rigore, lo stile. E pi\u00f9 aumentano gli oggetti, i materiali, i supporti (grandangolare, occhio di pesce, automatismi elettronici ecc&#8230;), cos\u00ec, come nella classifica che dava Kant delle arti a seconda della maggiore o minore materia che esse contenevano, sempre meno appare l&#8217;arte nella fotografia. \u00abC&#8217;era una volta un fotografo. Fotografava moltissimo: profili e primi piani, ritratti dalle ginocchia in su e figure intere; sapeva sviluppare e fissare, dare i toni e riprodurre. Era una meraviglia! Ma non era mai contento, perch\u00e9 era un filosofo, un grande filosofo e un inventore&#8230;. Questo \u00e8 l&#8217;attacco di un raccontino di Strindberg. Ecco, quel fotografo scontento, quel filosofo deluso che \u00e8 Sellerio ha smesso &#8211; o dice di avere smesso \u2014 di narrare fotografando e s&#8217;\u00e8 messo a praticare un&#8217;altra scrittura: l&#8217;editoria. I suoi splendidi libri \u2014 dal primo del 69, I veleni di Palermo, fino agli ultimi due Cristalli di quest&#8217;anno, Zolfare di Sicilia e La storia dei Whitaker, e ancora tutta l&#8217;impostazione grafica dei libri di narrativa, di saggistica, di storia dell&#8217;altro settore della Casa editrice Sellerio, quello di Elvira, dicono ancora e sempre del suo rigore, del suo stile. Stile che gli viene ancora una volta dalla sua cultura, dalla frequentazione delle pi\u00f9 prestigiose riviste internazionali, di grafici come il grande Fleckhaus. Sono libri troppo noti e finanche largamente imitati, questi libri, per parlarne qui ampiamente. E voglio quindi tornare al Sellerio fotografo, al grande reporter, al maestro di quella scuola fotografica palermitana, o pi\u00f9 estesamente siciliana, di cui prima o dopo bisognerebbe scrivere la Reporter. Viene da riportare, referre, riferire. \u00c8 il messaggero del teatro greco che assiste alla tragedia che si \u00e8 svolta in altro luogo e arriva sulla scena a riferire: ricreando il fatto, colla sua sensibilit\u00e0, colla sua memoria, colla sua cultura, con il suo stile. Dipende da noi, da noi spettatori, se non abbiamo ancora perso il senso delle parole, intendere il linguaggio, la metafora di quell&#8217;anghelos. L&#8217;anglo-angelo melvilliano Billy Budd, nell&#8217;impossibilit\u00e0 di farsi capire, di dimostrare la sua innocenza, reagisce gestualmente alla sopraffazione del potere e ne paga le conseguenze. Ma nell&#8217;impossibilit\u00e0 di farsi capire oggi, nell&#8217;assordante chiasso, nell&#8217;urlante totalitarismo dei media, la reazione pu\u00f2 essere l&#8217;afasia scandita da un&#8217;amara intelligente ironia. Quella che, per esempio, nel dilagare del baconiano \u00abmosso\u00bb di tanta fotografia di oggi, di fronte al ritratto di una massaia contro le sue casseruole, fa dire: \u00abIl messaggio \u00e8 chiarissimo: la donna \u00e8 mobile, le pentole no\u00bb. \u00abFotografare significa scegliere e senza scelta non pu\u00f2 esservi stile\u00bb dice Sellerio. Il fatto \u00e8 che tanti fotografi oggi non scelgono. ma sono scelti; ridotti a passivi strumenti, come la camera che tengono in mano, a media dell&#8217;impero delle merci.<br><br>Vincenzo Consolo<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Digitalizzato_20240409-1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"722\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Digitalizzato_20240409-1-722x1024.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-3512\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Digitalizzato_20240409-1-722x1024.png 722w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Digitalizzato_20240409-1-212x300.png 212w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Digitalizzato_20240409-1-768x1089.png 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Digitalizzato_20240409-1-1084x1536.png 1084w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Digitalizzato_20240409-1.png 1238w\" sizes=\"(max-width: 722px) 100vw, 722px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/photo_5812231937639695683_y.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"724\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/photo_5812231937639695683_y-1024x724.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3508\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/photo_5812231937639695683_y-1024x724.jpg 1024w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/photo_5812231937639695683_y-300x212.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/photo_5812231937639695683_y-768x543.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/photo_5812231937639695683_y.jpg 1190w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/photo_5812231937639695682_y.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"724\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/photo_5812231937639695682_y-1024x724.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3509\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/photo_5812231937639695682_y-1024x724.jpg 1024w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/photo_5812231937639695682_y-300x212.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/photo_5812231937639695682_y-768x543.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/photo_5812231937639695682_y.jpg 1190w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/photo_5812231937639695685_y.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"724\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/photo_5812231937639695685_y-1024x724.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3510\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/photo_5812231937639695685_y-1024x724.jpg 1024w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/photo_5812231937639695685_y-300x212.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/photo_5812231937639695685_y-768x543.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/photo_5812231937639695685_y.jpg 1190w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/photo_5812231937639695684_y.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"724\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/photo_5812231937639695684_y-1024x724.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3511\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/photo_5812231937639695684_y-1024x724.jpg 1024w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/photo_5812231937639695684_y-300x212.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/photo_5812231937639695684_y-768x543.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/photo_5812231937639695684_y.jpg 1190w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>28 ottobre &#8211; 18 novembre 1989 &#8211; Messina<br>Testo di Vincenzo Consolo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bisogna superare ostacoli d&#8217;intimidatorie citazioni, stagni di brucianti ironie (e gi\u00e0 temo l&#8217;ironia di questa metafora ippica) per parlare di un fotografo come Enzo Sellerio.Un signore che, costretto a dire di s\u00e9 in rapporto alla fotografia, mette subito le mani avanti, sfodera una figura retorica come la preterizione attraverso un autorevole citazione di Rudolf Arnhcim &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3507\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Vincenzo Consolo per Enzo Sellerio.<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12,144],"tags":[86,336,1325,453,1939,318,77,389,1638,1882,1319,1942,58,182,431,103,639,1940,202,1644,1323,99,1326,57,1393,38,530,663,459,196,29,1941,18,616],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3507"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3507"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3507\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3516,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3507\/revisions\/3516"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3507"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3507"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3507"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}