{"id":3464,"date":"2002-10-19T08:43:00","date_gmt":"2002-10-19T08:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3464"},"modified":"2024-03-19T09:09:32","modified_gmt":"2024-03-19T09:09:32","slug":"la-lingua-della-scrittura-a-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3464","title":{"rendered":"La Lingua della scrittura a Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"\n<p>a cura di Annagrazia D&#8217;Oria<\/p>\n\n\n\n<p>La pubblicazione di Oratorio presso le edizioni Manni e un incontro a Milano in un&#8217;atmosfera tutta siciliana (la signora Caterina ha gentilmente offerto autentico latte di mandorla preparato in casa; sulla scrivania palpitavano pagine di appunti su una donna della Sicilia) sono state occasioni per questa breve intervista a Vincenzo Consolo. Di seguito anticipiamo il &#8220;Prologo&#8221; da Catarsi in Oratorio, a giorni in libreria.<br><em>Oggi la lingua letteraria \u00e8 quella nazionale del linguaggio televisivo. Viene comunque usata dalla maggior parte degli scrittori: alcuni (pochi) la usano in maniera strumentale con un chiaro intento di opposizione, altri l&#8217;accettano per conformismo, come unica possibilit\u00e0 di esistere nel mercato. Tu che cosa pensi? Quali sono le tue idee sulla narrativa italiana?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In questo nostro tempo si \u00e8 rotto il rapporto tra testo letterario e contesto situazionale e quindi non \u00e8 pi\u00f9 possibile adottare le forme de romanzo tradizionale (oggi si producono e si consumano cosiddetti &#8220;romanzi&#8221; che non hanno pi\u00f9 nulla da spartire con la letteratura); non \u00e8 pi\u00f9 possibile raccontare in una prosa comunicativa, usare una lingua che \u00e8 divenuta povera, rigida (la famosa nuova lingua italiana come lingua nazionale di cui ci ha detto Pasolini), una lingua priva di profondit\u00e0 storica, invasa dal potere dei media e del mercato.<\/p>\n\n\n\n<p><em>C&#8217;\u00e8 una soluzione per continuare a scrivere?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, l&#8217;unico modo per rimanere nello spazio letterario da parte di uno scrittore \u00e8 quello di scrivere non pi\u00f9 romanzi, ma narrazioni. Dico narrazione nel senso in cui l&#8217;ha definito Walter Benjamin. In Angelus Novus, nel saggio sull&#8217;opera di Nicola Leskov, Benjamin fa una precisa distinzione tra romanzo e narrazione. La narrazione, dice, \u00e8 un genere letterario preborghese affidato all&#8217;oralit\u00e0 (racconti orali erano la Bibbia, i poemi omerici). Per ragioni mnemoniche, la prosa allora prendeva man mano forma ritmica, poetica. Nella narrazione insomma \u00e8 assente quello che Nietzsche chiama &#8220;spirito socratico&#8221;.<br><em><br>Che cosa intende per &#8220;spirito socratico&#8221;?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Cos&#8217;\u00e8? \u00c8 la riflessione, il ragionamento, la &#8220;filosofia&#8221; che l&#8217;autore mette in campo interrompendo il racconto. Questo \u00e8 avvenuto, cio\u00e8 l&#8217;irruzione dello spirito socratico, ci dice Nietzsche, nel passaggio dalla tragedia antica di Eschilo e di Sofocle alla moderna tragedia di Euripide. Questo \u00e8 avvenuto nella nascita del primo grande romanzo della nostra civilt\u00e0 occidentale, nel Don Chisciotte. &#8220;Il povero don Chisciotte aspira a un&#8217;esistenza mitica, ma Sancio lo riporta coi piedi per terra, introducendolo violentemente nella sua realt\u00e0, grazie alla quale era nato un nuovo genere: &#8216;il romanzo&#8221; scrive Am\u00e9rico Castro in Il pensiero di Cervantes. Ora, nella narrazione moderna o postmoderna, non \u00e8 che si ritorni all&#8217;antica tragedia o al mondo mitico, ma si riflette, si commenta o si lamenta non in forma diretta, comunicativa, ma in forma espressiva, vale a dire indirettamente, vale a dire metaforicamente. Questo significa accostare la prosa alla forma poetica, contraendo la sintassi, verticalizzando la scrittura, caricando di significati le parole e caricando la frase di significante, di sonorit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; Ho espresso questa mia concezione della narrativa nel saggio La metrica della memoria e l&#8217;ho messa in pratica in tutti i miei libri narrativi, ma soprattutto nell&#8217;ultimo, Lo spasimo di Palermo ed anche, in senso metaforico, nell&#8217;opera teatrale Catarsi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Parlaci di Catarsi&#8230;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 messo in scena, in quest&#8217;opera, un Empedocle contemporaneo (con riferimento, certo, a quello di H\u00f6lderlin) nel momento estremo del suicidio e nell&#8217;estremit\u00e0 spaziale del cratere dell&#8217;Etna. Momento e spazio che non permettono pi\u00f9 comunicazione, frasi, parole, ma soltanto urla o &nbsp;suoni bestiali. Antagonista di Empedocle, il giovane suo allievo Pausania, ipocritamente invece continua a comunicare con un immaginario pubblico della cavea, si fa insomma falso messaggero, impostore. In tutti i miei libri, dicevo sopra, a partire da La ferita dell&#8217;aprile, e quindi ne Il sorriso dell&#8217;ignoto marinaio e negli altri vi sono degli &#8220;a parte&#8221;, brani in cui s&#8217;interrompe il racconto, il tono si alza, la prosa si fa ritmica.<br><br>Insomma un cantuccio come i cori della tragedia manzoniana, un intervento liberatorio della poesia che ha ancora una forza&#8230;<br>S\u00ec, sono questi insomma dei cantica o Cori, digressioni lirico-poetiche, commenti non filosofici ma lirici. La filosofia per me consiste nel creare un testo che sia un iper-testo, che abbia cio\u00e8 in s\u00e9 rimandi, citazioni, espliciti o no. Ne Il gran teatro del mundo di Calderon, gli attori, all&#8217;inizio del dramma, indossano in scena i costumi e quindi cominciano a recitare. Questa invenzione mi aveva colpito e quindi in Lunaria, un&#8217;altra mia opera teatrale, ho capovolto li gesto: gli attori alla fine della rappresentazione si spogliano dei costumi in scena. Il senso \u00e8 la fine dell&#8217;illusione. Dell&#8217;illusione necessaria, che dura il tempo di una rappresentazione teatrale o della lettura d&#8217;una poesia e che ci difende dall&#8217;angoscia dell&#8217;esistenza e dalla malinconia della storia. Finita l&#8217;illusione, c&#8217;\u00e8 il ripiombare nella dura realt\u00e0. Che per noi moderni \u00e8 diventata insopportabile, e scivoliamo quindi nell&#8217;alienazione o nella violenza. Soltanto i greci avevano una grande capacit\u00e0 di sopportazione della realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Torniamo agli scrittori, al linguaggio, ma soprattutto al legame con la propria terra. Nel tuoi libri a Sicilia \u00e8 una realt\u00e0 viva e concreta, metafora del mondo e delle sue leggi ingiuste e violente&#8230;<br>Allora ci sono scrittori che chiamerei di tipo orizzontale, nel senso che essi possono parlare indifferentemente di qualsiasi luogo. E sono spesso anche grandi scrittori come Stevenson, Conrad, Hemingway o Graham Greene, per fare solo alcuni nomi. Ci sono scrittori invece che non sanno o non possono staccarsi dal luogo della propria memoria, con questo luogo devono fare i conti, di questo luogo fanno metafora. Per tanti scrittori, ed anche per me, questo luogo \u00e8 la Sicilia. La quale \u00e8 un&#8217;isola terribilmente complessa. Ha una complessit\u00e0 storico-culturale dovuta alle varie civilizzazioni che in essa si sono succedute. La presa di coscienza della sua complessit\u00e0 \u00e8 stata la ricchezza e insieme la dannazione degli scrittori siciliani.<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 un esempio importante dell&#8217;ineludibilit\u00e0 del tema Sicilia, ed \u00e8 quello di Verga. Lo scrittore divaga per meta della sua vita, affronta temi cosiddetti mondani e scrive in un impacciato italiano. A Milano, nel 1872, avviene la sua famosa crisi e, nella crisi, &#8220;sente il bisogno di risalire alle origini e risuscitare le memorie pure della sua infanzia&#8221;., Il bisogno al ritornare con la memoria &#8220;al mondo intatto e solido della sua terra&#8221; scrive Sapegno. E inventa un &#8220;italiano irradiato di dialettalit\u00e0&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>, come dice Pasolini. Ogni scrittore siciliano ha declinato dunque la Sicilia in modo diverso. Detto semplicisticamente, in modo storicistico o esistenziale. Verga ha una concezione metastorica, una visione fatalistica della condizione umana, e si \u00e8 parlato quindi di fato greco, ma in Verga non avviene assoluzione della colpa, non c&#8217;\u00e8 liberazione. Per verga, bisognerebbe piuttosto parlare di fatalismo islamico. &#8220;Quel che \u00e8 scritto \u00e8 scritto&#8221; recita il Corano.<\/p>\n\n\n\n<p>E la Sicilia di Pirandello?<\/p>\n\n\n\n<p>Pirandello ha interpretato la complessit\u00e0 della condizione siciliana, complessit\u00e0 che provoca smarrimento, perdita di identit\u00e0. Riguardo a Pirandello bisognerebbe piuttosto parlare di grecit\u00e0. Nel teatro greco c&#8217;era il Prosopeion o Prosopon, ch&#8217;era insieme la maschera e la faccia, ma anche il modo come gli altri ti vedono.<br>Il Prosopon Pirandello l&#8217;ha trasferito nel mondo siciliano: non sai chi sei, sei di volta in volta colui che gli altri decidono, sei uno, nessuno e centomila; sei poi costretto, nel gioco sociale, a portare la maschera&#8230;<br><em>E negli altri scrittori siciliani?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La concezione esistenziale e insieme determinista che, partendo da Verga passa per Pirandello contraddetta da una versi fino a Lampedusa, \u00e8 contraddetta da una forte linea storicistica, che da De Roberto, per Brancati e Vittorini, arriva fino a Sciascia. Nella concezione metastorica di<\/p>\n\n\n\n<p>Lampedusa c&#8217;\u00e8 una forte ambiguit\u00e0. L&#8217;autore del Gattopardo doveva chiudere i conti, secondo me, con De Roberto, con Vicer\u00e9 (De Roberto dice, contraddicendo Verga: non ce nessun mondo dei vinti. Nella storia siciliana ha vinto sempre il cinismo. l&#8217;opportunismo, il trasformismo della classe dominante, dei nobili. vincitori sono sempre loro, mentre i perdenti e gli eternamente ingannati e sfruttati sono i popolani). Lampedusa dunque scrive un romanzo storico con una visione positivista del mondo. Afferma che dalle classi sociali di volta in volta ne emerge una, si raffina man mano nel tempo, arriva alla perfezione (estetica, culturale), quindi decade, tramonta, si spegne come si spengono le stelle in cielo. E quindi emerge un&#8217;altra classe (ineluttabilmente insomma alla nobilt\u00e0 succede la borghesia). C&#8217;\u00e8 una sorta di meccanicismo, di determinismo in questa concezione. Ai leoni e ai gattopardi devono necessariamente succedere gli sciacalli (che diverranno gattopardi a oro volta), ai Salina devono succedere i Sedara. Con questa sua concezione, Lampedusa assolve la classe a cui apparteneva, la nobilt\u00e0 feudale, principale responsabile di tutti i mali della Sicilia. E assolve anche i borghesi mafiosi alla Sedara: era ineluttabile che questi arrivassero a potere, il loro emergere, \u00e8 un esito del determinismo storico (con buona pace di &#8220;quell&#8217;ebreuccio&#8221;, di Marx, di cui Salina non ricorda il nome).<\/p>\n\n\n\n<p>E Sciascia?<\/p>\n\n\n\n<p>Sciascia, da illuminista, non accetta nessun meccanicismo nella storia, storia in cui le responsabilit\u00e0 dei mali sociali sono da attribuire al &nbsp;potere, alla sua volont\u00e0. Da qui i suoi primi temi illuministi sulla pena di morte, sulla tortura o l&#8217;impostura de ll consiglio d&#8217;Egitto e di Morte dell&#8217;inquisitore, da qui i suoi romanzi polizieschi, necessitati dalla contingenza in Sicilia, in Italia, del potere politico degenerato, dei legami tra potere politico e mafia, dei delitti e dele. stragi del potere politico-mafioso. Ma i romanzi polizieschi di Sciascia sono singolari, opposi ai romanzi polizieschi classici: non &nbsp;vi si arriva mai all\u2019individuazione dell\u2019assassino o degli assassini perch\u00e9 i romanzi di Sciascia sono polizieschi politici. L\u2019individuazione degli assassini comporterebbe l\u2019indagine e quindi la condanna del potere di se stesso. S\u2019e mai visto un potere politico che condanna se stesso? Parliamo dei tuoi libri. In tutti ci sono dei temi fissi: la storia, la riflessione sul potere, sull&#8217;emarginazione, sull&#8217;oppressione dei deboli, sull&#8217;impegno politico e civile dell&#8217;intellettuale e usi sempre una lingua particolare, ricca di metafore. Quali sono le tue radici culturali?<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo questa lunga premessa parliamo anche di me, un poco, non tanto, come invece vuole di s\u00e9 Zavattini.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono nato come scrittore nel &#8217;63 e gi\u00e0 dal primo libro mi sono mosso con la consapevolezza della letteratura, soprattutto della siciliana, di cui abbiamo sopra discorso, che mi aveva preceduto e di quella che si stava svolgendo intorno a me. Mi sono mosso con una precisa scelta degli argomenti da narrare (stori-co-sociali) e del modo in cui narrarli.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono nato, biologicamente, in una zona di confluenza del mondo orientale e del mondo occidentale della Sicilia, di incrocio vale a dire tra natura e storia. Potevo quindi optare per l&#8217;oriente, per i disastri dei terremoti dello stretto di Messina e delle eruzioni dell&#8217;Etna, optare per la violenza della natura ed affrontare temi metastorici, esistenziali, temi verghiani insomma. Ho optato invece per il mondo occidentale, dove sulla natura prevalgono i segni forti della storia. E sono approdato a Cefal\u00f9 (con I sorriso dell&#8217;ignoto marinaio), che era per me la porta del gran mondo palermitano, del mondo occidentale.<br>Ho voluto narrare argomenti o temi storico-sociali e lo stile da me scelto non \u00e8 stato comunicativo, non ho adottato una scrittura di tipo illuministico o razionalistico, ma lirico-espressiva con l\u2019assunzione o innesto di parole o formule di lingue del passato che nel dialetto siciliano si sono conservate (dico del greco, latino, arabo, francese o spagnolo). Al contrario degli scrittori che immediatamente mi precedevano, scrittori illuministi o razionalisti (Moravia, Morante, Calvino o Sciascia, quest&#8217;ultimo a me pi\u00f9 vicino), mi collocavo nella linea sperimentale, quella che, partendo da Verga, giungeva a Gadda, Pasolini, Mastronardi, Meneghello, D&#8217;Arrigo..<br>Ho voluto compiere insomma un azzardo, far convivere cio\u00e8 argomenti storico-sociali con un linguaggio lirico-espressivo. Questa convivenza era nella realt\u00e0 rappresentata da due personaggi, un poeta e uno scrittore: Lucio Piccolo e Leonardo Sciascia.<\/p>\n\n\n\n<p>Hai scritto: &#8220;Tutti i miei libri in effetti ne fanno uno sulla Sicilia che tocca i punti dolenti del passato e del presente e si articola come la storia di una continua sconfitta della ragione&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma, alla fine, i tuoi libri non comunicano una sconfitta al lettore, bens\u00ec una passione civile, l&#8217;esortazione ad usare sempre di pi\u00f9, anche se amaramente, anche se sconfitta, la ragione.<br>E questo fin dal primo romanzo&#8230; &#8221; primo mio romanzo, La ferita dell&#8217;aprile, di formazione o iniziazione, \u00e8 di personale memoria (il Dopoguerra, la ricostituzione dei partiti, le prime elezioni regionali in Sicilia, la vittoria del Blocco del popolo, la strage di Portella della Ginestra, le elezioni del 48 e la vittoria della Democrazia cristiana&#8230;), un racconto scritto in una prima persona che non ho mai pi\u00f9 ripreso.<br>Ho quindi immaginato e attuato il mio progetto letterario che \u00e8 rappresentato principalmente da una trilogia &#8211; Il sorriso dell&#8217;ignoto marinaio, Nottetempo, casa per casa e Lo spasimo di Palermo- che riguarda tre momenti cruciali della nostra storia, il Risorgimento, il Fascismo, gli anni Settanta, con la contestazione e il terrorismo, fino agli anni Novanta, con le due strag\u1ecb politico-mafiose di Palermo, le stragi di Capaci e di via D&#8217;Amelio. Stragi di cui quest&#8217;anno, in questo bel nostro tempo di governo di centro-destra, ricorre il decennale. Anno e governo che s&#8217;inaugurano con gli atroci fatti di Genova.<\/p>\n\n\n\n<p>Vincenzo Consolo<\/p>\n\n\n\n<p>Prologo<\/p>\n\n\n\n<p>Un velo d&#8217;illusione, di piet\u00e0,<br>come il sipario del teatro,<br>come ogni schermo, ogni sudario<br>copre la realt\u00e0, il dolore,<br>copre la volont\u00e0.<br>La tragedia \u00e8 la meno convenzionale,<br>la meno compromessa delle arti,<br>la parola poetica e teatrale,<br>la parola scritta e pronunciata.&#8217;<br>Al di l\u00e0 \u00e8 la musica. E al di l\u00e0 \u00e8 il silenzio.<br>Il silenzio tra uno strepito e l&#8217;altro<br>del vento, tra un boato e l&#8217;altro<br>del vulcano. Al di l\u00e0 \u00e8 il gesto.<br>O il grigio scoramento,<br>il crepuscolo, il brivido del freddo,<br>l&#8217;ala del pipistrello; \u00e8 il dolore nero,<br>&nbsp;senza scampo, l&#8217;abisso smisurato;<br>&nbsp;\u00e8 l&#8217;arresto oppositivo, l&#8217;impietrimento.<br>Cos\u00ec agli estremi si congiungono<br>&nbsp;gli estremi: le forze naturali<br>&nbsp;il deserto di ceneri, di lave<br>&nbsp;e la parola che squarcia ogni velame,<br>&nbsp;valica la siepe, risuona<br>oltre la storia, oltre l&#8217;orizzonte.<br>In questo viaggio estremo d&#8217;un Empedocle<br>&nbsp;vorremmo ci accompagnasse l&#8217;Empedokles<br>malinconico e ribelle d&#8217;Agrigento,<br>&nbsp;ci accompagnasse H\u00f6lderlin, Leopardi.<br>Per la nostra inanit\u00e0, impotenza,<br>&nbsp;per la dura sordit\u00e0 del mondo,<br>&nbsp;la sua ottusa indifferenza,<br>come alle nove figlie di Giove<br>&nbsp;e di Memoria, alle Muse trapassate,<br>&nbsp;chiediamo aiuto a tanti, a molti,<br>&nbsp;poich\u00e9 crediamo che nonostante<br>noi, voi, il rito sia necessario,<br>&nbsp;necessaria pi\u00f9 che mai la catarsi.<br>Tremende sono le colpe nostre<br>&nbsp;e il rimorso \u00e8 un segno oscuro<br>&nbsp;o chiaro che in questa notte spessa<br>&nbsp;tutto non \u00e8 perduto ancora.<br>In questo viaggio estremo d&#8217;un Empedocle<br>vorremmo ci accompagnasse Pasolini,<br>&nbsp;il suo entusiasmo, il suo oracolo, la sua invettiva.<br>Ci accompagnasse l&#8217;urlo di Jacopone,<br>&nbsp;la chiara nudit\u00e0, il gesto largo,<br>che tutto l&#8217;aere abbraccia, &nbsp;l&#8217;armonia,<br>del soave mimo, del santo mattaccino.<br><br><\/p>\n\n\n\n<p><em>1 Pasolini, Affabulazione<br>da Catarsi in Oratorio, 2002<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/97888375_0_424_0_75.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"424\" height=\"668\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/97888375_0_424_0_75.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3465\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/97888375_0_424_0_75.jpg 424w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/97888375_0_424_0_75-190x300.jpg 190w\" sizes=\"(max-width: 424px) 100vw, 424px\" \/><\/a><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Annagrazia D&#8217;Oria La pubblicazione di Oratorio presso le edizioni Manni e un incontro a Milano in un&#8217;atmosfera tutta siciliana (la signora Caterina ha gentilmente offerto autentico latte di mandorla preparato in casa; sulla scrivania palpitavano pagine di appunti su una donna della Sicilia) sono state occasioni per questa breve intervista a Vincenzo &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3464\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">La Lingua della scrittura a Vincenzo Consolo<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2,3],"tags":[660,622,1558,1918,336,84,162,318,77,1921,1382,359,1566,70,427,202,1923,1922,754,200,1917,35,32,36,355,73,357,90,185,528,57,676,659,1830,675,20,470,38,39,1919,83,426,688,459,196,29,203,1920,18,616],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3464"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3464"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3464\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3466,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3464\/revisions\/3466"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3464"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3464"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3464"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}