{"id":3441,"date":"2018-09-13T15:15:00","date_gmt":"2018-09-13T15:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3441"},"modified":"2024-02-22T16:05:12","modified_gmt":"2024-02-22T16:05:12","slug":"la-mutazione-antropologica-tra-sud-e-nord-i-casi-di-vincenzo-consolo-e-gianni-celati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3441","title":{"rendered":"La mutazione antropologica tra sud e nord: i casi di Vincenzo Consolo e Gianni Celati"},"content":{"rendered":"\n<p><em>DANIEL RAFFINI<\/em><br>Il concetto di mutazione antropologica coniato da Pier Paolo Pasolini descrive il cambiamento della societ\u00e0 italiana nel passaggio dal mondo contadino a quello industriale. Tra gli scrittori che si interessarono al fenomeno, cercando di trasferirne gli effetti nelle loro narrazioni e ragionando su di esso a livello teorico, si analizzano qui i casi di Vincenzo Consolo e Gianni Celati. Il primo descrive nei suoi racconti la fine del mondo contadino siciliano, il dramma della dissoluzione di un sapere millenario  e la resistenza strenua ma inutile di alcuni personaggi reali che entrano nelle narrazioni. La mutazione antropologica sfocia in Sicilia nell\u2019emigrazione di massa, che riflette il vuoto successivo alla fine del mondo contadino. Lo stesso senso di vuoto \u00e8 percepibile anche dove quella societ\u00e0 riesce a prendere piede, la Pianura Padana descritta da Gianni Celati nei suoi resoconti di viaggio e nei suoi racconti degli anni Ottanta. In questo caso lo svuotamento si riflette sulle persone e sul paesaggio e viene riportata dallo scrittore sulla pagina attraverso una scrittura scarna frutto di un\u2019attenta osservazione. Il concetto di mutazione antropologica coniato da Pier Paolo Pasolini descrive il cambiamento della societ\u00e0 italiana nel passaggio dal mondo contadino a quello industriale. Pasolini se ne occupa in una serie di articoli usciti tra il 1973 e il 1974 su varie testate, dando vita a un dibattito che vede l\u2019intervento di molti scrittori e intellettuali italiani, tra cui Alberto Moravia, Edoardo Sanguineti, Italo Calvino, Maurizio Ferrara, Tullio De Mauro, Franco Fortini e Leonardo Sciascia. In particolare, Pasolini viene accusato di rinnegare lo sviluppo e di ripetere concetti gi\u00e0 formulati. Lo scrittore riprende in effetti discorsi sulla societ\u00e0 contemporanea gi\u00e0 formulati da Marcuse, Horkheimer e Adorno, quando parlavano ad esempio di uomo a una dimensione e di tolleranza repressiva. Tuttavia, specifica Berardinelli nell\u2019introduzione agli Scritti Corsari che \u00absolo ora quei processi di cui aveva parlato la sociologia critica in Germania, in Francia e negli Stati Uniti, arrivano a compimento in Italia, con una violenza concentrata e improvvisa\u00bb1. Gli articoli di Pasolini ci restituiscono l\u2019idea della societ\u00e0 contemporanea come di sistema repressivo teso all\u2019omologazione culturale, in cui una nuova classe media formata culturalmente su modelli esterni imposti dal potere viene a sostituire le vecchie categorie oppositive di fascismo e antifascismo. Scrive ancora Berardinelli che \u00abper Pasolini i concetti sociologici e politici diventavano evidenze fisiche, miti e storie della fine del mondo\u00bb2. La mitizzazione dei processi sociologici rende possibile la trasfigurazione letteraria di questo mondo che va scomparendo in un gruppo di poesie italo-friulane tarde, pubblicate da Pasolini in quegli anni e poi entrate nella sezione Tetro entusiasmo della raccolta La Nuova Giovent\u00f9. Nell\u2019articolo Acculturazione e acculturazione, uscito per la prima volta sul \u00abCorriere della Sera\u00bb il 9 dicembre 1973 con il titolo Sfida ai dirigenti della televisione, Pasolini si scaglia contro la centralizzazione come livellazione delle differenze: Nessun centralismo fascista \u00e8 riuscito a fare ci\u00f2 che ha fatto il centralismo della civilt\u00e0 dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che per\u00f2 restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l\u2019adesione ai modelli imposti dal Centro \u00e8 totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L\u2019abiura \u00e8 compiuta. Si pu\u00f2 dunque affermare che la \u00abtolleranza\u00bb della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, \u00e8 la peggiore delle repressioni della storia umana? Come si \u00e8 potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all\u2019organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d\u2019informazioni. [\u2026] Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a s\u00e9 l\u2019intero paese, che era cos\u00ec storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un\u2019opera di omologazione distruttrice di ogni autenticit\u00e0 e concretezza. Ha imposto cio\u00e8 \u2013 come dicevo \u2013 i suoi modelli: che sono modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta di un \u00abuomo che consuma\u00bb, ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo.3 La religione del consumo avrebbe preso il posto della religione vera e propria in qualit\u00e0 di oppio dei popoli di marxista memoria. Da qui parte Pasolini nel suo Studio sulla rivoluzione antropologica in Italia, dalla costatazione \u2013 in seguito alla vittoria del no nel referendum sull\u2019abolizione del divorzio \u2013 che la societ\u00e0 italiana \u00e8 pi\u00f9 evoluta in fatto di laicismo rispetto a quanto credessero il Vaticano e il PCI. Pasolini ne deduce un cambiamento del ceto medio, non pi\u00f9 legato ai valori cristiani ma all\u2019ideologia del consumo e ne trae la conclusione \u00abche l\u2019Italia contadina e paleoindustriale \u00e8 crollata, si \u00e8 disfatta, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, e al suo posto c\u2019\u00e8 un vuoto che aspetta probabilmente di essere colmato da una completa borghesizzazione\u00bb4. Pasolini registra insomma un cambiamento profondo nella societ\u00e0 italiana a seguito del boom economico: Si tratta infatti del passaggio di una cultura, fatta di analfabetismo (il popolo) e di umanesimo cencioso (i ceti medi) da un\u2019organizzazione culturale arcaica, all\u2019organizzazione moderna della \u00abcultura di massa\u00bb. La cosa in realt\u00e0 \u00e8 enorme: \u00e8 un fenomeno, insito, di \u00abmutazione\u00bb antropologica.5 La mutazione antropologica implica da una parte il miglioramento delle effettive condizioni di vita delle persone, dall\u2019altra determina per\u00f2 la fine delle culture popolari italiane in favore di un\u2019unica cultura centralizzata fondata su un modello esterno di origine statunitense. D\u2019altra parte Pasolini ha una visione fortemente ideologizzata e negativa della civilt\u00e0 dei consumi, che definisce come il \u00abpi\u00f9 repressivo totalitarismo che si sia mai visto\u00bb6 e alla quale sente la necessita di opporre una battaglia politica prima ancora che culturale fondata sui principi di una rivoluzione proletaria e contadina. Il concetto di mutazione antropologica coniato da Pasolini sar\u00e0 ripreso da scrittori del decennio successivo. Tra di essi un punto di vista privilegiato \u00e8 quello del siciliano Vincenzo Consolo. Privilegiato perch\u00e9 \u00e8 quello di uno scrittore attento ai contrasti insiti e ai cambiamenti storici della sua terra, la Sicilia. In Limitatezza della storia e immensit\u00e0 del mondo contadino Pasolini parlava di un \u00abillimitato mondo contadino prenazionale e preindustriale, sopravvissuto fino a solo pochi anni fa\u00bb7, per il quale gli stati preunitari, l\u2019Italia unita, l\u2019Italia fascista e l\u2019Italia democratica hanno rappresentato senza soluzione di continuit\u00e0 la nazione estranea, l\u2019altro e l\u2019oppressore. Consolo, dal canto suo, torner\u00e0 a parlare di quel mondo contadino in termini mitici, come \u00abdi tempi andati, di tempi d\u2019oro, tempi che sono durati fino all\u2019altro ieri\u00bb8, e descriver\u00e0 le rivolte dei siciliani di fronte al potere La raccolta postuma La mia isola \u00e8 Las Vegas raccoglie testi brevi pubblicati nel corso degli anni da Consolo su vari giornali e fondamentali per capire l\u2019evoluzione del pensiero dello scrittore cos\u00ec come la genesi 3 borbonico, all\u2019unificazione, al Fascismo e all\u2019Italia dopoguerra, per arrivare alla fine di quel mondo che pure aveva fatto in tempo a conoscere da bambino e che aveva descritto in alcuni racconti degli anni Cinquanta e Sessanta9. In due racconti tardi, pubblicati per la prima volta nel 2007 e nel 2008 e poi inclusi nella raccolta La mia isola \u00e8 Las Vegas, Consolo cita direttamente il concetto pasoliniano di mutazione antropologica. In Al\u00e9sia al tempo de Li Causi, parlando degli anni in cui studiava a Milano, l\u2019autore scrive: Erano quelli gli anni della fine del mondo contadino e della rapida trasformazione dell\u2019Italia in Paese neo-industriale, del miracolo economico e della mutazione antropologica; gli anni, quelli dell\u2019espulsione dal Paese di milioni e milioni di lavoratori in cerca d\u2019un futuro, d\u2019un destino migliore. 10 Mentre nel racconto E Ciro vide Anna Magnani, riferendosi agli stessi anni, scrive: Era quello il momento della fine del mondo contadino, del fallimento della riforma agraria in Sicilia, della vittoria dei feudatari, eterni Gattopardi, e dei loro sovrastanti o gabelloti mafiosi. Era il momento quello che Pasolini poi chiam\u00f2 della \u201cmutazione antropologica\u201d di questo nostro Paese.11 L\u2019attenzione dello scrittore al tema della mutazione risale almeno agli anni Ottanta ed \u00e8 legata all\u2019osservazione del fenomeno dell\u2019emigrazione di massa dei siciliani verso il nord Italia, dovuta all\u2019irruzione delle nuove tecniche di produzione che mettono fine a tradizioni che in Sicilia, oltre ad essere millenarie, rivestivano un forte ruolo identitario, come quella della coltivazione degli aranci o della pesca del tonno12. In un racconto del 1985 dedicato al tema dell\u2019emigrazione a Milano, Consolo parler\u00e0 del sud come di una terra \u00abdove la storia si \u00e8 conclusa\u00bb13. La mutazione antropologica rappresenta nella narrativa consoliana una cesura netta e su di essa lo scrittore fonda la funzione etica della propria scrittura. Se il mondo globalizzato digerisce nel suo ventre le culture particolari, se la cultura del centro progressivamente sostituisce le culture periferiche, il compito della letteratura \u00e8 quello di narrare ci\u00f2 che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. In questo senso fortemente significativi sono alcuni personaggi della sezione Persone della raccolta del 1989 Le Pietre di Pantalica, attraverso i quali Consolo prova a raccontare il momento di passaggio, l\u2019attimo della fine, attraverso le figure di chi tent\u00f2 di opporvisi. Antonino Uccello, poeta-etnologo amico di Consolo, cerca di salvare le vestigia di ci\u00f2 che sta finendo, raccogliendo gli strumenti e le testimonianze del mondo contadino; oggetti che trova abbandonati, relitti della storia, il cui unico destino \u00e8 quello di essere musealizzati. In un\u2019intervista Consolo accoster\u00e0 il proprio compito a quello dell\u2019amico: di alcune delle sue opere. 4 Il poeta-etnologo de La casa di Icaro, credo che sia il personaggio pi\u00f9 importante, la figura-simbolo di tutto il libro. \u00c8 stato uno, Uccello, che, come un pietoso raccoglitore di detriti dopo la risacca, ha cercato di salvare, nel momento in cui essi sparivano, i resti, le testimonianze del mondo contadino. E non \u00e8 questo in fondo il dovere e il destino di ogni scrittore della mia et\u00e0 e della mia estrazione, che si \u00e8 trovato a cavallo della grande trasformazione, tra un mondo che spariva e un mondo che iniziava? Non \u00e8 questo il compito e il destino sempre, in ogni epoca, di uno scrittore: raccogliere e custodire memorie, reliquie di un mondo che continuamente frana, sparisce?14 Ad un&#8217;altra Sicilia che va scomparendo, quella magica e barocca, sognante e mitologica, rimanda invece la figura del barone Lucio Piccolo, poeta fuori dalle mode e fuori dal tempo, simbolo di un\u2019erudizione che ci ricorda quella di Mandralisca de Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio. Piccolo fu amico e mentore di Consolo, che in queste pagine racconta il loro primo incontro, gli insegnamenti, le visite nella casa di Capo d\u2019Orlando. Come Uccello, Piccolo \u00e8 emblema di un mondo che non esiste pi\u00f9, tanto che nel momento della sua scomparsa il dolore che Consolo prova non \u00e8 solo per la perdita dell\u2019amico e maestro, ma anche \u00abper un mondo, un passato, una cultura, una civilt\u00e0 che con lui se ne andavano\u00bb15. Andando ancora indietro, Consolo risale ai tempi in cui quel mondo esisteva, con i suoi riti e le sue usanze, con la sua cultura, quella cultura popolare rivendicata come tale da Pasolini, contro tutti quegli intellettuali che la relegavano agli strati prerazionali. Consolo ci racconta le lotte di quel mondo, le rivolte e le battaglie per la sua sopravvivenza, in molti racconti de Le Pietre di Pantalica e in alcuni di quelli poi confluiti ne La mia isola \u00e8 Las Vegas, cos\u00ec come nei romanzi, basti pensare alle rivolte di Alcara Li Fusi narrate ne Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio. Come afferma Flora Di Legami la scrittura di Consolo viaggia nel passato storico per isolarne travagli umani e sociali da depositare poi sulla pagina. E questa si dispone come archivio memoriale di un mondo, quello popolare (con i suoi tipi e le sue tradizioni), che non esiste pi\u00f9, e che non si conoscerebbe se non ci fosse un aedo delle microstorie o dell\u2019antistoria pronto ad assumere su di s\u00e9 il compito di narrare quanto \u00e8 andato disperso.16 Anche per quanto riguarda il discorso sull\u2019evoluzione linguaggio nell\u2019epoca della mutazione antropologica Consolo sembra essere in linea con quanto Pasolini diceva in Limitatezza della storia e immensit\u00e0 del mondo contadino: Dal punto di vista del linguaggio verbale, si ha la riduzione di tutta la lingua a lingua comunicativa, con un enorme impoverimento dell\u2019espressivit\u00e0. I dialetti (gli idiomi materni!) sono allontanati nel tempo e nello spazio: i figli sono costretti a non parlarli pi\u00f9 perch\u00e9 vivono a Torino, a Milano o in Germania. L\u00e0 dove si parlano ancora, essi hanno totalmente perso ogni loro potenzialit\u00e0 inventiva.17 Il discorso di Consolo sulla lingua \u00e8 pi\u00f9 profondo di quello di Pasolini, non si limita solo a un recupero linguistico di tipo dialettale, ma allarga la propria ricerca e l\u2019operazione di salvataggio anche al piano diacronico e ai diversi livelli d\u2019uso della lingua, restituendo sulla pagina una grande dose di ricchezza e invenzione verbale, contro l\u2019appiattimento del linguaggio letterario su quello dei media. 5 La mutazione antropologica sfocia dunque in Sicilia nell\u2019emigrazione di massa, che riflette il vuoto successivo alla fine del mondo contadino e le difficolt\u00e0 della nascita di una nuova societ\u00e0. Lo stesso senso di vuoto \u00e8 percepibile anche dove quella societ\u00e0 riesce a prendere piede, nella Pianura Padana descritta da Gianni Celati nei suoi resoconti di viaggio di Verso la foce e nei racconti degli anni Ottanta. In questo caso lo svuotamento si riflette sulle persone e sul paesaggio determinando una descrizione in cui la parola stessa diventa scarna ed essenziale e il paesaggio postindustriale ci mostra quanto la nuova societ\u00e0 derivata dalla mutazione abbia in realt\u00e0 un carattere effimero e transitorio. A differenza dello sguardo politicizzato di Pasolini e di quello partecipe di Consolo, Celati si pone dal punto di vista dell\u2019osservatore anonimo, lasciando la centralit\u00e0 dell\u2019evocazione all\u2019immagine nuda. Una tecnica che gli viene dalla frequentazione, nei primi anni Ottanta, di quei fotografi raggruppati intorno alla figura Luigi Ghirri, i quali si proponevano di registrare attraverso il loro lavoro la mutazione del paesaggio italiano. Nell\u2019introduzione a Verso la foce Celati definisce questi diari di viaggio come \u00abracconti d\u2019osservazione\u00bb18 e specifica meglio il tipo di osservazione necessaria e lo scopo che intende perseguire: Ogni osservazione ha bisogno di liberarsi dai codici familiari che porta con s\u00e9, ha bisogno di andare alla deriva in mezzo a tutto ci\u00f2 che non si capisce, per poter arrivare ad una foce, dove dovr\u00e0 sentirsi smarrita.19 L\u2019osservazione di Celati non ha dunque un fine consolatorio, parte dallo straniamento e arriva allo spaesamento, ma solo cos\u00ec lo scrittore sente di poter rendere il senso ultimo di quel \u00abdeserto di solitudine\u00bb20 che si trova ad attraversare durante le sue peregrinazioni. Celati descrive il paesaggio padano svuotato della sua storicit\u00e0 in seguito a una mutazione di cui rimangono solo ruderi. Anche qui, come nella Sicilia descritta da Consolo, permangono relitti di una storia che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, che entrano in contrasto con le superfetazioni della modernit\u00e0. L\u2019esempio pi\u00f9 evidente sono forse le corti, fattorie tipiche di queste zone, ora abbandonate: Ho sbirciato in un paio di quei cortili, c\u2019erano strumenti agricoli abbandonati e paglia per terra. Gli abitanti delle corti sono andati tutti a vivere in quelle vilette geometrili sparse nelle campagne, e il bestiame \u00e8 stato traslocato in grandi capannoni industriali.21 Di fronte alla piattezza e all\u2019omologazione delle costruzioni moderne, le corti presentano una grande variet\u00e0 di soluzioni architettoniche, che cambia da una provincia all\u2019altra. I segni dell\u2019antica bellezza non sono solo nelle corti, ma si possono ravvisare anche in alcuni centri storici, come in quello di Casalmaggiore Vedo strade girovaganti, portici e palazzi scrostati, finch\u00e9 non si arriva nelle stradine dietro il palazzo municipale, e da l\u00ec nella piazza centrale. [\u2026] Dalla piazza, ripassando per stradine un po\u2019 in salita dietro il municipio, si arriva all\u2019argine del Po. Accanto a una vecchia porta della citt\u00e0, la fila irregolare di palazzi sette-ottocenteschi, ognuno con facciata e forma e altezza 6 diverse, movimenti di linee senza mai forti squadrature, segue l\u2019andamento sinuoso dell\u2019argine e del fiume che si allarga in prospettiva.22 La differenza tra antico e moderno \u00e8 dunque per Celati prima di tutto una questione di linee e di forme. A Codigoro lo scrittore osserva le case dalle facciate veneziane e le villette in stile liberty disposte lungo il canale, elementi che \u00abformano davvero un luogo\u00bb e mostrano che qui \u00abil tempo \u00e8 diventato forma dello spazio, un aspetto \u00e8 cresciuto a poco a poco sull\u2019altro, come le rughe sulla nostra pelle\u00bb23. A ci\u00f2 si oppone la fine del tempo, fine della storia e le forme geometrizzanti rappresentate dagli elementi della modernit\u00e0, che minacciano i luoghi antichi: le industrie, che finiscono per costituire delle nuove citt\u00e0; i centri commerciali, che nel giro di pochi anni stravolgono il paesaggio; le strutture turistiche, presenti persino nelle zone pi\u00f9 solitarie della foce del fiume; i cartelloni pubblicitari, che ostruiscono la visuale sostituendosi al paesaggio; infine, le nuove tipologie abitative dell\u2019omologazione, le villette a schiera. La mutazione antropologica descritta da Celati non interessa solo il paesaggio, ma lo scrittore si sofferma anche sulle modalit\u00e0 di vita. L\u2019alienazione dei luoghi rispecchia quelle delle persone. I nuovi non-luoghi creati dalla societ\u00e0 di consumo, che di l\u00ec a qualche anno saranno teorizzati da Marc Aug\u00e9, sono occupati da delle non-persone, svuotate anch\u2019esse di storicit\u00e0 e private della diversit\u00e0 in favore dell\u2019omologazione imposta24. In Acculturazione e acculturazione Pasolini si chiedeva se le persone sarebbero davvero riuscite a realizzare il modello imposto dalla cultura di massa e si rispondeva: No. O lo realizzano materialmente solo in parte, diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che in misura cos\u00ec minima da diventarne vittime. Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d\u2019animo collettivi.25 In questo senso va anche l\u2019osservazione compiuta da Gianni Celati sui luoghi dell\u2019abitare che la mutazione antropologica impone agli abitanti della pianura, le villette a schiera che ricorrono come leitmotiv di queste pagine. Celati riprende le teorie dell\u2019abitare espresse da Bachelard negli degli anni Cinquanta, adattandole al nuovo contesto depersonalizzato successivo alla mutazione antropologica. Le villette diventano allora simbolo stesso dell\u2019alienazione postindustriale dei luoghi descritti, simbolo di un tentativo falso e illusorio di nascondersi della \u00abvita piena di pena\u00bb26 e di non vedere \u00abl\u2019orizzonte pesantissimo pieno di camion e maiali\u00bb27: Quelle case non hanno volto, hanno solo aperture di sicurezza e superfici protettive dietro cui si va a nascondere. Si esce a vedere se in giro \u00e8 tutto normale, poi si torna a nascondersi nelle tane.28 Se i luoghi precedentemente descritti da Celati mostrano una stratificazione del tempo e delle epoche, qui il tempo risulta sospeso, nelle villette le persone si autoesiliano involontariamente dal7 proprio tempo. Nel 1957 Gaston Bachelard ne La poetica dello spazio descriveva la casa come il luogo dove le persone si rifugiano a seguito dell\u2019aumento di importanza della vita pubblica determinato dal progresso economico e tecnologico29. Se in Bachelard il senso di protezione evocato dalla casa ha ancora un valore positivo, Celati ci presenta trent\u2019anni dopo i risultati di quel processo e ripropone in chiave negativa la visione della casa come rifugio. La mutazione antropologica cambia insomma i luoghi e le persone che li abitano. Raccontare la mutazione antropologica significa per gli scrittori raccontare la realt\u00e0 in un momento in cui il realismo sembra essere una via non pi\u00f9 percorribile. Ci\u00f2 rende necessaria una riflessione e un lavoro da parte degli scrittori sulle forme e sui generi. Se Pasolini sceglie la via di una poesia per met\u00e0 dialettale e per met\u00e0 italiana per trasfigurare in forma artistica ci\u00f2 che andava scrivendo nei suoi saggi, Consolo opta invece da una parte sulla rifondazione del romanzo storico su basi antiromanzesche e dall\u2019altra sull\u2019inserimento dell\u2019elemento autobiografico all\u2019interno delle strutture finzionali del racconto. Celati, infine, sceglie il diario di viaggio, un diario di viaggio denso di narrativit\u00e0 e riflessioni, che fungono da punto di partenza per i racconti veri e propri di Narratori delle pianure e per le Quattro novelle sulle apparenze. Si nota insomma come la mutazione antropologica sia stata un motore, forse primo, che spinse gli scrittori a un ripensamento delle forme, quel ripensamento che culminer\u00e0 nei nuovi realismi e nella fioritura della nonfiction a partire dagli anni Novanta, ma che affonda le basi sui grandi cambiamenti antropologici e sociologici che hanno interessato il mondo e l\u2019Italia nella seconda met\u00e0 del Novecento.<br><br>***<br><br><em>1 A. BERARDINELLI, Premessa, in P.P. PASOLINI, Scritti Corsari, Milano, Garzanti, 2000, p. X. 2 Ivi, VIII.<\/em><br><em>3 PASOLINI, Acculturazione e acculturazione, in ID., Scritti corsari\u2026, 22-23. 4 PASOLINI, Studio sulla rivoluzione antropologica in Italia, in Scritti corsari\u2026, 40. L\u2019articolo era uscito per la prima<br>volta sul \u00abCorriere della Sera\u00bb il 10 giugno 1974 col titolo Gli italiani non sono pi\u00f9 quelli. 5 Ivi, 41. 6 PASOLINI, Limitatezza della storia e immensit\u00e0 del mondo contadino, in Scritti corsari, 53-54. L\u2019articolo viene pubblicato l\u20198 luglio 1974 su \u00abPaese sera\u00bb come lettera aperta in risposta a Italo Calvino.<br>7 Ivi, 53. 8 V. CONSOLO, Arancio, sogno e nostalgia, in ID., La mia isola \u00e8 Las Vegas, a cura di N. Messina, Milano, Mondadori, 2012, 133. Il racconto \u00e8 pubblicato per la prima volta su \u00abSicilia Magazine\u00bb nel dicembre d<\/em>el 1988. <em>Cfr. D. RAFFINI, La mia isola \u00e8 Las Vegas: laboratorio e testamento letterario, in A.<br>Frabetti e L. Toppan (a cura di), Studi per Vincenzo Consolo. Come lo scrivere pu\u00f2 forse cambiare il mondo,<br>\u00abRecherches\u00bb, n. 21, automne 2018, 129-142. 9 Si fa riferimento in particolare ai racconti Un sacco di magnolie, Befana di novembre, Grandine come neve e Triangolo e<br>luna, riproposti anch\u2019essi nella raccolta La mia isola \u00e8 Las Vegas. 10 CONSOLO, Al\u00e8sia al tempo di Li Causi, in ID., La mia isola\u2026, 226. 11 ID., E Ciro vide Anna Magnani, in ID., La mia isola\u2026, 229. 12 Alla coltivazione degli aranci Consolo dedica il gi\u00e0 citato racconto Arancio, sogno e nostalgia; mentre sul tema<br>delle tonnare \u00e8 il saggio La pesca del tonno pubblicato nella raccolta Di qua dal faro. 13 CONSOLO, Porta Venezia, in ID., La mia isola\u2026, 113. <em>14 CONSOLO, L\u2019opera completa, a cura di G. Turchetta, Milano, Mondadori, 2015, 1388. 15 ID., Piccolo grande Gattopardo, in ID., La mia isola\u2026, 214. 16 F. DI LEGAMI, Vincenzo Consolo, Marina di Patti, Pungitopo, 1990, 10. 17 PASOLINI, Limitatezza della storia e immensit\u00e0 del mondo contadino, in ID., Scritti corsari\u2026, 54.<\/em> <em>18 G. CELATI, Verso la foce, Milano, Feltrinelli, 2011, 9. 19 Ivi, 10. 20 Ivi, 9. 21 Ivi, 32.<\/em> <em>22 Ivi, 38-39. 23 Ivi, 95. 24 Secondo la definizione di Aug\u00e9: \u00abSe un luogo pu\u00f2 definirci some identitario, relazionale, storico, uno spazio<br>che non pu\u00f2 definirsi n\u00e9 identitario n\u00e9 relazionale n\u00e9 storico, definir\u00e0 un nonluogo\u00bb (M. AUG\u00c9, Nonluoghi.<br>Introduzione a una antropologia della surmodernit\u00e0, Milano, El\u00e8uthera, 1993, 73). 25 PASOLINI, Acculturazione\u2026, 23. 26 CELATI, Verso la foce\u2026, 35. 27 Ivi, 31. 28 Ivi, 94.<\/em> <em>29 Cfr. G. BACHELARD, La poetica dello spazio, Bari, Dedalo, 1975, 31-45 <\/em><\/em><br><\/p>\n\n\n\n<p>Natura Societ\u00e0 Letteratura, Atti del XXII Congresso<br>dell\u2019ADI &#8211; Associazione degli Italianisti (Bologna, 13-15 settembre 2018),<br>a cura di A. Campana e F. Giunta,<br>Roma, Adi editore, 2020<br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/images-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"183\" height=\"275\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/images-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1685\" style=\"width:506px;height:auto\"\/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p><em><em><br><\/em><br><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DANIEL RAFFINIIl concetto di mutazione antropologica coniato da Pier Paolo Pasolini descrive il cambiamento della societ\u00e0 italiana nel passaggio dal mondo contadino a quello industriale. Tra gli scrittori che si interessarono al fenomeno, cercando di trasferirne gli effetti nelle loro narrazioni e ragionando su di esso a livello teorico, si analizzano qui i casi di &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3441\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">La mutazione antropologica tra sud e nord: i casi di Vincenzo Consolo e Gianni Celati<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[1895,660,52,124,1894,336,318,77,595,1900,423,1896,644,1607,738,1897,1893,17,903,200,376,119,127,32,73,1899,1898,890,1901,57,1383,116,20,83,1892,459,196,29,309,1902,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3441"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3441"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3441\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3451,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3441\/revisions\/3451"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3441"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3441"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3441"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}