{"id":3402,"date":"2008-04-14T10:21:00","date_gmt":"2008-04-14T10:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3402"},"modified":"2024-01-19T10:23:57","modified_gmt":"2024-01-19T10:23:57","slug":"un-sogno-perso-por-pasquale-scimeca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3402","title":{"rendered":"\u201cUn sogno perso\u201d por PASQUALE SCIMECA"},"content":{"rendered":"\n<p><br>\u201cUn sogno perso\u201d \u00e8 il mio secondo film, ed \u00e8 un film che deve molto a Vincenzo Consolo, ma questo lui non lo sa. Nel 1988, io facevo l\u2019insegnante. Come spesso accadeva a tanti della mia generazione, dopo la laurea, sono andato a lavorare nelle regioni del nord Italia; perch\u00e9 l\u00ec c\u2019erano pi\u00f9 possibilit\u00e0.<br>Durante l\u2019estate tornavo al mio paese per stare un po\u2019 con i miei e ritrovare i vecchi amici. Quella estate del 1988, al mio paese, avevano indetto un concorso di fotografia. Il mio \u00e8 un piccolo paese con poco pi\u00f9 di mille abitanti, nel centro del feudo della Sicilia. I miei amici, che sapevano della mia passione per la fotografi a, mi esortavano a presentare le mie foto a questo concorso. Io, sinceramente, non ero molto interessato alla cosa e non volevo farlo; per\u00f2 quando mi dissero che il Presidente della giuria era Vincenzo Consolo, ho deciso di partecipare per avere cos\u00ec la possibilit\u00e0 di conoscerlo. Il primo premio, per chi vinceva questo concorso, consisteva nella solita \u201ctarga\u201d, e cosa pi\u00f9 importante, in un milione di lire (circa cinquecento euro di oggi). Cos\u00ec cominciai ad andare in giro per le campagne a fotografare i pastori e i contadini, (quelli che ancora resistevano a quella vita di stenti). Alla fi ne fui io che vinsi il primo premio, e con i soldi mi comprai una cinepresa Arriflex 16 mm di seconda mano. Il possesso di questa cinepresa stimol\u00f2 la mia antica passione per il cinema; e fu cos\u00ec che inizi\u00f2 la mia carriera cinematografica. Vincenzo Consolo, suo malgrado, ha dunque una responsabilit\u00e0 molto grande per quello che poi sarebbe diventato il mio lavoro. Anche perch\u00e9 senza quel milione del premio non avrei mai comprato quella cinepresa (che conservo ancora come un cimelio) e non avrei mai iniziato a fare cinema. <br>I miei due primi film (La donzelletta e Un sogno perso) li ho fatti con quella cinepresa, e questo mi ha permesso, soprattutto, di sviluppare la mia idea di cinema autoriale; dalla scrittura alla fotografia, dal montaggio alla produzione. Eravamo un gruppo di amici ai quali piaceva il cinema e abbiamo coinvolto altre persone, e cos\u00ec abbiamo fatto, a bassissimo costo, La donzelletta. Poi questo fi lm \u00e8 stato comprato da Enrico Ghezzi per Fuori Orario che andava (e va ancora) in onda su Rai Tre. E sempre Rai Tre ci ha dato i soldi (cento milioni di lire \u2014cinquantamila euro circa di oggi\u2014) per il secondo film: Un sogno perso.<br>Dopo questa piccola parentesi, vorrei tornare a parlare dei temi, che in questi due giorni di convegno, hanno affrontato l\u2019opera di Vincenzo Consolo, partendo proprio dal mio secondo film Un sogno perso.<br>I due primi episodi del film sono tratti dalle opere di due grandi scrittori siciliani: Elio Vittorini e Vincenzo Consolo. Dico scrittori siciliani e non italiani, perch\u00e9 una parte importante della letteratura italiana del secolo scorso \u00e8 stata opera di autori siciliani (Pirandello, Brancati, Sciascia, Tomasi di Lampedusa, per citare solo i pi\u00f9 noti). Una cosa, questa, che mi ha sempre colpito; perch\u00e9 fi no alla met\u00e0 del secolo scorso, in Sicilia, l\u2019 ottanta per cento della popolazione era analfabeta. Mi sono sempre chiesto; come \u00e8 possibile che da un popolo di analfabeti siano potuti uscire questi grandi scrittori? Io credo, che in qualche modo, questo abbia a che fare col fatto che l\u2019arte del racconto, il gusto e il piacere del racconto<br>(che purtroppo oggi si \u00e8 perso) \u00e8 un qualcosa di insito nell\u2019animo del popolo siciliano. In tutti i paesi c\u2019erano delle persone: artigiani, contadini, pescatori, minatori, ecc., che erano stimati e amati solo perch\u00e9 avevano il dono del racconto. Da bambino passavo anch\u2019io il mio tempo seduto nelle botteghe dei barbieri o dei calzolai a sentire i loro racconti. E poi c\u2019erano i Cantastorie con le loro chitarre e i loro cartelloni dipinti, e i pupari, questi artigiani dell\u2019arte che intrattenevano il pubblico, non una sera o due, ma trecento sessanta sere all\u2019anno, ogni sera c\u2019era una puntata, con racconti straordinari che assomigliavano molto a quelli delle Mille e una notte. Un sogno perso \u00e8 un film di tanti anni fa: del 1992. Un film su un sogno, perso per l\u2019appunto. Il sogno di un mondo, quello della mia infanzia, della civilt\u00e0 contadina spazzata via da una nuova forma di civilt\u00e0 che P. P. Pasolini chiamava del consumismo, dove ci sono tutte quelle cose che dicevo prima, ma c\u2019\u00e8 soprattutto la letteratura. Il primo episodio \u00e8 tratto da Filosofiana di Consolo e il secondo dall\u2019ultimo romanzo (incompiuto) di Vittorini Le citt\u00e0 del mondo.<br>Quello che ho fatto, rispetto al racconto di Consolo, \u00e8 un\u2019 opera, diciamo cos\u00ec, di tradimento. Perch\u00e9 dal momento che faccio un film tratto da uno scrittore \u00e8 chiaro che lo tradisco. Lo tradisco nella forma e nella sostanza. Per me, l\u2019episodio del libro di Consolo Filosofiana \u00e8 anche un modo per raccontare un\u2019altra cosa (che poi, credo, sia insita, sostanzialmente anche in Consolo), ma per me \u00e8 una cosa pi\u00f9 esplicita. Nel mio caso \u00e8 una scusa per raccontare qualcosa di questo mondo che andava scomparendo; della Sicilia vista come metafora della civilt\u00e0 contadina, questa millenaria civilt\u00e0 contadina che si \u00e8 riprodotta quasi uguale nel tempo. Per secoli e secoli ha riprodotto se stessa, con pochissime innovazioni, per\u00f2 anche con una pratica culturale e sociale, con un\u2019idea del rapporto con la natura, con la cultura, l\u2019educazione, e che nell\u2019arco di qualche decennio \u00e8 stata completamente annientata, distrutta. E questo in Sicilia \u00e8 avvenuto anche fisicamente attraverso l\u2019 emigrazione. Milioni di contadini, che avevano iniziato ad andare via gi\u00e0 verso la fi ne dell\u2019Ottocento, quando partivano a migliaia e migliaia, sui piroscafi che li portavano in America, in Argentina, in Brasile e perfino in Sudafrica. Ma negli anni cinquanta del secolo scorso, la cosa \u00e8 diventata una vera e propria desertificazione, di una civilt\u00e0, di una cultura ma anche di una terra che cambiava. Prima di partire in massa i contadini, a dire il vero, avevano tentato una qualche forma di resistenza, disperata, folle, eroica. L\u2019ultimo tentativo di resistenza, sono state le lotte contadine. Negli anni che seguirono la fine della seconda guerra mondiale, centinaia di migliaia di contadini hanno tentato di cambiare se stessi, di cambiare le cose, di scardinare quelle forme di potere feudale che si basavano sulla mafia, sulle classi aristocratiche, sulle gerarchie ecclesiastiche, sulle burocrazie del nuovo Stato unitario. Purtroppo queste lotte sono fallite, e il movimento contadino non si \u00e8 pi\u00f9 ripreso. Non solo il movimento contadino, ma l\u2019intero popolo siciliano ha perso la sua identit\u00e0 e la sua anima. Ho parlato di popolo, ma in realt\u00e0, in Sicilia vi erano almeno tre popoli: quello dei pescatori, quello dei minatori e quello dei contadini. Erano mondi separati che spesso non avevano alcun rapporto fra di loro. Il minatore la mattina scendeva in miniera e non sapeva se la sera sarebbe tornato in superficie. Questo fatto determinava un modo di essere, una caratteristica esistenziale che lo distingueva da tutti gli altri. I contadini, ad esempio, si vestivano a festa soltanto in rarissime occasioni (funerali, matrimoni, battesimi, ecc.), mentre i minatori, ogni fi ne settimana si vestivano di modo elegante e andavano ad ubriacarsi nelle taverne, spendevano tutti i soldi che avevano guadagnato e che rimanevano, dopo le spese per la famiglia, perch\u00e9 tanto poi, chi sa se sarebbero tornati vivi dalle viscere della terra, l\u2019 indomani tornando al lavoro. Per non parlare dei pescatori, che spesso parlavano dei dialetti propri, incomprensibili agli altri. Erano veramente tre mondi diversi l\u2019uno dell\u2019altro, ma accumunati da un\u2019 unico destino; quello dell\u2019estinzione. Questi popoli, scomparendo, hanno lasciato un deserto, ed \u00e8 di questo che si parla nel mio film \u201cUn sogno perso\u201d, che poi \u00e8 anche il mio sogno perso. Io vengo da un piccolo paese contadino\u2026 Per qualsiasi ragazzo del mio paese, Cefal\u00f9 (la stessa Cefal\u00f9 dove Consolo ha ambientato II sorriso dell\u2019ignoto marinaio) era la civilt\u00e0, era il mondo. Sono andato a studiare a Cefal\u00f9 dopo le scuole elementari, e quando uscivo per strada, spesso rimanevo sbalordito da questo nuovo mondo: i negozi, le ragazze in costume che si vedevano in estate, la cattedrale imponente, i palazzi signorili\u2026 Questo film mi ha aiutato a cercare un sogno che non esiste pi\u00f9. Un sogno che non potr\u00e0 pi\u00f9 ripetersi e qual \u00e8 il modo migliore di cercare i sogni? Cercare nella letteratura; ecco perch\u00e9 Consolo, ecco perch\u00e9 Vittorini. Questi due episodi che i due grandi scrittori raccontano nei loro libri, mi sembravano fossero molto importanti perch\u00e9 in qualche modo erano degli episodi che seguivano in un arco di tempo (dalla fi ne della guerra fi no agli anni cinquanta), la delusione provocata dal fallimento delle lotte contadine. Vito Parlagreco che cerca di rifarsi una vita comprando questo pezzetto di terra pieno di pietre, perch\u00e9 erano delle vere e proprie pietraie le terre che una falsa riforma agraria dava ai contadini. Cos\u00ec come Vittorini in Le citt\u00e0 del mondo ci racconta di quello che succede dopo. L\u2019incomunicabilit\u00e0 tra padri e figli, la paura dei padri per l\u2019ignoto e il desiderio dei figli di partire, di cancellare le orme dei padri. La rottura del Mito, l\u2019inutilit\u00e0 della parola e della scrittura che caratterizzeranno gli ultimi anni di vita di Vittorini, e la ricerca spasmodica, quasi maniacale che Consolo dedica alla scrittura, sono le due facce della stessa medaglia. Si pu\u00f2 scrivere di un mondo che sta scomparendo? Si pu\u00f2 scrivere con parole che per le generazioni future non avranno pi\u00f9 alcun significato? Lo si pu\u00f2 fare a condizione di guardare alla storia come fosse l\u2019anima del popolo, a condizione di rinunciare a qualsiasi forma di verismo e di andare all\u2019essenza; \u201cEschilo, \u00e8 nato qui, in terra di Sicilia\u201d fa dire Consolo a don Gregorio, l\u2019imbroglione che leva a Parlagreco l\u2019ultima vana illusione. Eschilo il grande tragico\u2026 Chiss\u00e0 attraverso quale associazione d\u2019idee mi viene in mente Verga. Forse perch\u00e9 penso che Verga \u00e8 anche lui un grande tragico. Vittorini non \u00e8 stato un grande tragico, ma tendeva in qualche modo alla tragedia attraverso la costruzione del mito. Consolo cerca la tragedia attraverso la parola, attraverso questo altro modo di lavorare la parola, di alzare il livello della realt\u00e0 alla metafisica, scavando le parole come un minatore. Io quando sento parlare di letteratura regionalistica provo un po\u2019 fastidio perch\u00e9 penso che la letteratura siciliana non ha niente di regionale, \u00e8 pura metafora. \u00c8 un caso che parla di Sicilia, anche se senza Sicilia non potrebbe esistere. Come diceva Vittorini (in Conversazioni in Sicilia) \u201c\u00c8 per caso che questa storia si svolge in Sicilia\u201d. Dunque la Sicilia \u2014come diceva un altro grande: Leonardo Sciascia\u2014 \u00e8 una metafora del mondo. Quindi \u00e8 una bella miniera per uno scrittore, dalla quale poter estrarre i minerali che si sciolgono nella lingua, che tra l\u2019altro \u00e8 una lingua molto ricca (c\u2019\u00e8 dentro qualcosa della lingua araba, di quella greca, spagnola, francese, italiana). Una lingua profonda che ha radici, che si nutre della terra. Questo \u00e8 un po\u2019 l\u2019origine di questo film. Dove non c\u2019\u00e8 solo un riferimento letterario, ma un processo che parte dalla letteratura e diventa altro &#8211; perch\u00e9 il cinema \u00e8 altro &#8211;  Un bisogno esistenziale, un tentativo di raccontare la desertificazione di un mondo, la scomparsa di un popolo che pu\u00f2 tornare a vivere solo nel sogno. Perch\u00e9 senza questo sogno non c\u2019\u00e8 letteratura, ma non c\u2019\u00e8 neanche il cinema. Grazie.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La pasi\u00f3n por la lengua: VINCENZO CONSOLO<br>(Homenaje por sus 75 a\u00f1os)<br>Irene Romera Pintor (Ed.)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><br>foto di <em>Marino Ciardi<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/CCI_000079.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"685\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/CCI_000079-685x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3403\" style=\"aspect-ratio:0.6689453125;width:687px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/CCI_000079-685x1024.jpg 685w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/CCI_000079-201x300.jpg 201w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/CCI_000079-768x1148.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/CCI_000079-1027x1536.jpg 1027w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/CCI_000079-1370x2048.jpg 1370w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/CCI_000079.jpg 1543w\" sizes=\"(max-width: 685px) 100vw, 685px\" \/><\/a><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cUn sogno perso\u201d \u00e8 il mio secondo film, ed \u00e8 un film che deve molto a Vincenzo Consolo, ma questo lui non lo sa. Nel 1988, io facevo l\u2019insegnante. Come spesso accadeva a tanti della mia generazione, dopo la laurea, sono andato a lavorare nelle regioni del nord Italia; perch\u00e9 l\u00ec c\u2019erano pi\u00f9 possibilit\u00e0.Durante l\u2019estate &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3402\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">\u201cUn sogno perso\u201d por PASQUALE SCIMECA<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[876,9],"tags":[336,318,246,77,58,1868,1008,1853,1236,142,202,356,200,208,19,32,73,1869,57,20,38,1867,83,459,29,1847,18,342,1870],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3402"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3402"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3402\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3409,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3402\/revisions\/3409"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3402"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3402"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3402"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}