{"id":3364,"date":"2008-12-19T13:35:00","date_gmt":"2008-12-19T13:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3364"},"modified":"2023-12-19T16:21:15","modified_gmt":"2023-12-19T16:21:15","slug":"vincenzo-consolo-romanzo-e-storia-storia-e-storie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3364","title":{"rendered":"Vincenzo Consolo: romanzo e storia. Storia e storie."},"content":{"rendered":"\n<p><br><strong><em>JEAN FRACCHIOLLA<\/em><\/strong><br>Dire che ogni scrittore vive di storie \u00e8 un po\u2019 un truismo. Che cosa fa in effetti qualsiasi narratore? Ci racconta delle storie: Sia delle storie che possono appartenere alla realt\u00e0 quotidiana dell\u2019epoca in cui ci trasporta il narratore, e allora si tratta di un romanzo realista, ci\u00f2 che Stendhal definisce, per riprendere<br>la sua celebre immagine, come \u00able miroir qu\u2019on prom\u00e8ne le long d\u2019un chemin\u00bb.  <br>Sia delle storie che si nutrono di miti radicati nell\u2019immaginario collettivo, e allora abbiamo a che fare con dei racconti che rasentano il meraviglioso, il fantastico, il lirico, l\u2019epico o il tragico\u2026 Come ogni romanziere Vincenzo Consolo non sfugge a questa regola: i suoi romanzi sono strapieni di storie, di racconti, <br>nonch\u00e9 di aneddoti, di notazioni, d\u2019impressioni, come quelle che ci presenterebbe uno scrittore viaggiatore. E qui apro subito una breve parentesi per fare una costatazione che mi sembra importante: tutte le sue opere sono fondate su una storia di viaggio o giocano con la metafora del viaggio. Tutte ci invitano ad un viaggio attraverso dei luoghi privilegiati, quasi sempre in Sicilia, il cui epicentro sembra essere la citt\u00e0 di Cefal\u00f9; ma torner\u00f2 pi\u00f9 avanti su questo punto. Per\u00f2 Vincenzo Consolo non \u00e8 un semplice romanziere realista che si accontenta di registrare e di descrivere la realt\u00e0 in cui vive (anche se questo gli capita, naturalmente, ad esempio quando egli denuncia il totale degrado in cui sono cadute oggi le grandi citt\u00e0 di Sicilia, come Palermo o Siracusa), ma in generale le storie di Consolo affondano le loro radici nella Storia, quella della Sicilia degli anni e dei secoli passati, cio\u00e8 di una Sicilia splendida nella bellezza dei suoi paesaggi e dei suoi siti ancora intatti, di una Sicilia pura e vergine nei suoi costumi non ancora corrotti, di una Sicilia mitica (che ci ricorda e rimanda a quella di Verga e Vittorini), di cui il nostro scrittore esprime continuamente la straziante e lacerante nostalgia. Per altro questo rapporto con la Storia caratterizza tutta la tradizione del romanzo italiano moderno, dal Manzoni, passando poi per Verga, De Roberto, Tomasi di Lampedusa, perfino Sciascia, tradizione nella quale s\u2019inserisce profondamente Vincenzo Consolo, ma in modo molto originale, come vedremo pi\u00f9 avanti. Tutti i romanzi e tutte le opere di Consolo si riferiscono alla storia pi\u00f9 o meno recente della Sicilia e se ne nutrono direttamente. Cos\u00ec La ferita dell\u2019aprile, il romanzo che, nel 1963, segna gli inizi letterari di Consolo, misto sapientemente dosato di autobiogafia e di storia, di quotidiano e di mito. La ferita dell\u2019aprile \u00e8 la storia di un adolescente e di un paese siciliano all\u2019indomani della seconda guerra mondiale. La storia di un adolescente che, alla fi ne di un itinerario fatto di entusiasmi e di delusioni, di gioie e di dolori, giunge alla conoscenza della solitudine e del carattere conflittuale dell\u2019esistenza. In effetti la \u00abferita\u00bb, alla quale allude il titolo, \u00e8 di sicuro la \u00abferita\u00bb della giovinezza, nella sua esperienza dolorosa di passaggio all\u2019et\u00e0 adulta; ma \u00e8 anche forse \u00abla ferita\u00bb politica delle elezioni del 18 aprile 1948, profondamente risentita dallo scrittore impegnato Consolo, che rimane solidale delle vittime di una storia che gli appare immutevole e insensata. Tra La ferita dell\u2019aprile e il suo secondo romanzo, Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio del 1976, dodici anni di silenzio, sui quali potremo chiedere dopo a Vincenzo Consolo qualche chiarimento. Poi viene Lunaria (1985), in cui Consolo tiene un discorso sottilmente politico e storico (notiamo anche, \u2018en passant\u2019, come nel nostro autore Storia e politica sono sempre strettamente legate). Lunaria ci presenta una Palermo del Settecento, in cui l\u2019autore<br>mette in scena un mito poetico, quello della luna contro il potere. La caduta della luna mette in luce \u00abla diversit\u00e0\u00bb di un vicere che non crede nel potere, il ch\u00e9 lo avviciner\u00e0 ai suoi sudditi (contadini e popolani), e lo aiuter\u00e0 a smascherare la falsa scienza ben diversa da quella vera scienza capace di audacia e di spirito concreto. Solo la gente umile, i poeti, i marginali saranno capaci di capire veramente la luna e la forza del suo mito. Ne La ferita dell\u2019aprile, rileviamo questa frase: \u201cIl faro di Cefal\u00f9 guizzava come un lampo, s\u2019incrociava con la luna, la trapassava, lama dentro un pane tondo: potevano cadere sopra il mare molliche di luna e una barca si faceva sotto per raccoglierle: domani, alla pescheria, molliche di luna a duecento lire il chilo, il doppio delle sarde, lo sfizio si paga; correte femmine, correte, prima che si squagliano\u201d1 . Questa frase annuncia gi\u00e0 Lunaria e ci rivela, in nuce, nel suo potente lirismo, due elementi essenziali della poetica di Consolo: <\/p>\n\n\n\n<p>da una parte il faro che invita al viaggio, un viaggio rituale<br>dall\u2019esistenza alla Storia, che invita quindi alla conoscenza del<br>mondo e di se stessi. Il faro, cio\u00e8 la luce, e quindi per Consolo la<br>ragione che attrae, che illumina in modo intermittente le tenebre;<br>il faro che simboleggia il tentativo umano, mai completamente<br>appagato, di penetrare il mistero dell\u2019esistenza. <\/p>\n\n\n\n<p>dall\u2019altra parte la luna, altro topos al quale il nostro autore<br>\u00e8 particolarmente legato, che rappresenta il bisogno assoluto di<br>immaginazione, di creazione poetica. Qui, in quei repentini bagliori del faro di Cefal\u00f9 che, con la sua luce, trafigge la luna e ne fa cadere le briciole, le molliche nel mare, possiamo rilevare<br>non soltanto una immagine intensamente poetica, ma anche una<br>prima e delicata immagine della \u00abviolazione\u00bb e della \u00abcaduta\u00bb della<br>luna che sono precisamente i temi centrali del racconto teatrale<br>Lunaria. <br> E qui vediamo anche come, da un\u2019opera all\u2019altra, si stabilisce una rete di corrispondenze e di echi interni. Anche Retablo (1987) \u00e8, a modo suo, un romanzo storico, ambientato nel Settecento, nella Sicilia occidentale, che per Consolo \u00e8 quella della Storia. Retablo si presenta come un racconto di viaggio -forma che ritroveremo ancora ne L\u2019olivo e l\u2019olivastro- quello del Cavaliere Clerici, pittore milanese, in cui, come avviene nei romanzi di avventure, gli episodi si susseguono senza legami necessari tra di loro. Attraverso la Sicilia del Settecento, sontuosa e misera, accecante e cupa, paradisiaca e infernale, deliziosa e squallida, si delinea e dispiega il conflitto tra \u2018avere\u2019 e \u2018essere\u2019, vale a dire tra i falsi valori (della ricchezza, la nobilt\u00e0 del nome, del potere) e i valori autentici, cio\u00e8 quelli che si affermano per s\u00e9 stessi e che caratterizzano un\u2019umanit\u00e0 umile, marginale, diversa, vale a dire quella dei pastori, dei poeti, dei nobili vegliardi, dei briganti generosi o dei mercanti disinteressati. \u00c8 con questi umili che simpatizza ovviamente il Cavaliere Clerici (come il vicere di Lunaria di cui costituisce un\u2019eco), intellettuale illuminato del secolo dei lumi, eco anche lui del barone Mandralisca e di Giovanni Interdonato de Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio. Le Pietre di Pantalica (1988), non pi\u00f9 romanzo ma raccolta di novelle, conservano un legame molto stretto con la storia della Sicilia. L\u2019opera si dipana su un arco di tempo che va dal periodo della liberazione fi no ai conflitti sociali del dopoguerra, dal \u00abboom\u00bb economico degli anni\u201960, ai problemi, ai danni e al degrado causati da questo \u00abboom\u00bb nella Sicilia e nell\u2019Italia contemporanea. Siccome la Sicilia e i mali siciliani sono spesso, per non dire sempre, una metafora dell\u2019Italia e dei mali italiani, ritroviamo, ne Le pietre di Pantalica, la critica contro la cultura dei privilegi e del potere; ritroviamo il rapporto-contrasto tra la razionalit\u00e0 e la follia, il \u00abmale misterioso ed endemico\u00bb di una Sicilia emblematica; ritroviamo la visione di una storia immobile ed immutevole nelle sue prevaricazioni, i suoi inganni e le sue menzogne, nelle sue ingiustizie e le sue esclusioni. Le pagine emblematiche del penultimo racconto, intitolato appunto \u201cLe pietre di Pantalica\u201d, ci offrono un ritratto terrificante delle citt\u00e0 che una volta furono tra le pi\u00f9 belle della Sicilia, si vuol parlare naturalmente di Siracusa e di Palermo: \u201cSono tornato a Siracusa dopo pi\u00f9 di trent\u2019anni, ancora come spettatore di tragedia. Allora, in quel teatro greco, nel momento in cui Ifi genia faceva il suo terribile racconto del suo sacrificio in Aulide, \u2026 o nel momento in cui il coro cantava\u2026 in questi alti momenti e in altri, nel teatro greco di Siracusa era tutto un clamore di clacson di automobili, trombe di camion, fischi di treni, scoppiett\u00eco di motorette, sgommate, stridore di freni\u2026 Attorno al teatro, dietro la scena, dietro il fondale di pini e cipressi il paesaggio sonoro di Siracusa era orribile, inquinato, selvaggio, barbarico, in confronto al quale, il fragore del mare Inospitale contro gli scogli della Tauride era un notturno di Chopin\u2026 E, usciti dal teatro, che cosa si vede? La distruzione e lo squallore: un paesaggio di ferro e di fuoco, di maligni vapori, di pesanti caligini. Le raffinerie di petrolio e le industrie chimiche di Melilli e Priolo, alle porte di Siracusa, hanno corroso, avvelenato la citt\u00e0. Nel centro storico, nell\u2019isola di Ortigia, lo spettacolo \u00e8 ancora pi\u00f9 deprimente. La bellissima citt\u00e0 medievale, rinascimentale e<br>barocca, la citt\u00e0 ottocentesca e quella dell\u2019inizio del Novecento \u00e8 completamente degradata: una citt\u00e0 marcia, putrefatta\u201d2 . E pi\u00f9 avanti: \u201cPalermo \u00e8 fetida, infetta. In questo luglio fervido, esala odore dolciastro di sangue e gelsomino, odore pungente di creolina e olio fritto. Ristagna sulla citt\u00e0, come un\u2019enorme nuvola compatta, il fumo dei rifiuti che bruciano sopra Bellolampo\u2026 Questa citt\u00e0 \u00e8 un macello, le strade sono \u2018carnezzerie\u2019 con pozzanghere, rivoli di sangue coperti da giornali e lenzuola. I morti ammazzati, legati mani e piedi come capretti, strozzati, decapitati, evirati, chiusi dentro neri sacchi di plastica, dentro i bagagliai delle auto, dall\u2019inizio di quest\u2019anno, sono pi\u00f9 di settanta\u2026\u201d3<br>Queste pagine annunciano ci\u00f2 che diventer\u00e0 il leitmotiv di un\u2019opera successiva di Consolo, cio\u00e8 L\u2019olivo e l\u2019olivastro, pubblicata nell\u2019agosto del 1994. L\u2019olivo e l\u2019olivastro \u00e8 una specie di odissea,<br>di ritorno nella patria natale; \u00e8 un\u2019immagine desolata, corrotta, apocalittica della Sicilia, quella che ci offre la prosa lirica e barocca di Consolo. Anche qui ritroviamo il tema del viaggio che costituiva la struttura portante di Retablo; per\u00f2 tutto quello che il poeta vede \u00e8 soggetto a un paragone che oppone la Sicilia mitica di una volta, la Sicilia eterna, superba, splendida attraverso i suoi siti, la sua natura ed i suoi monumenti, alla Sicilia attuale che non \u00e8 altro che squallore e abbrutimento.<br>Bisognerebbe citare tutte le pagine che segnano questa trasformazione, quella di Caltagirone, di Gela di cui Consolo ci presenta un ritratto terrificante per non dire raggelante, quella di Segesta, di Mazzara ed infine di Gibellina che si offre come l\u2019ultimo esempio, in quest\u2019opera, di un\u2019antica, nobile e magnifica civilt\u00e0, sacrificata agli dei di un modernismo dello scandalo e dell\u2019orrore.<br>L\u2019olivo e l\u2019olivastro, a parer nostro, costituisce, nel percorso letterario di Vincenzo Consolo, un\u2019opera-somma in cui s\u2019incrociano e si rispondono tutti i temi maggiori della poetica consoliana, e un\u2019opera in cui l\u2019uomo, il romanziere ed il poeta, gridano la loro indignazione ed il loro sgomento di fronte ai templi della bruttezza architettonica e morale di quel che si \u00e8 soliti chiamare la civilt\u00e0 moderna. L\u2019olivo e l\u2019olivastro \u00e8 un libro-chiave per capire tutta l\u2019opera di Consolo. Occorrerebbe poterne citare tutte le pagine, in particolare quelle in cui Consolo rivela al lettore il significato profondo della sua scoperta di Cefal\u00f9, ma sarebbe ovviamente troppo lungo, perci\u00f2 ci accontenteremo di citarne un breve passo: \u201cSi ritrov\u00f2 cos\u00ec a Cefal\u00f9\u2026 Ricorda che lo meravigliava, man mano che s\u2019appressava a quel paese, l\u2019alzarsi del tono di ogni cosa, nel paesaggio, negli oggetti, nei visi, nei gesti, negli accenti; il farsi il tono pi\u00f9 colorito e forte, pi\u00f9 netto ed eloquente, pi\u00f9 iattante di quello che aveva lasciato alle sue spalle. Aspra, scogliosa era la costa, con impennate montuose di scabra e aguzza roccia, fi no alla gran rocca tonda sopra il mare -Kefa o Kefal\u00e8-, al capo che aveva dato nome e protezione dall\u2019antico a Cefal\u00f9\u2026 Alti, chiari, dai capelli colore del frumento erano gli abitanti, o scuri e crespi, camusi, come se, dopo secoli, ancora distinti, uno accanto all\u2019altro miracolosamente scorressero i due fi umi, l\u2019arabo e il normanno, siccome accanto e in armonia stavano il gran Duomo o fortezza o castello di Ruggiero e le casipole con archi, altane e finestrelle del porto saraceno, del Vascio o la Giudecca. S\u2019innamor\u00f2 di Cefal\u00f9. Di quel paese che sembrava anticipare nella Rocca il monte Pellegrino, nel porto la Cala, nel Duomo il Duomo, nel Cristo Pantocratore la cappella Palatina e Monreale, nell\u2019Osterio Magno lo Steri chiaramontano, nei quartieri Crucilla e Marchiafava la Kalsa e il Borgo, anticipare la grande capitale. Abit\u00f2 a Cefal\u00f9 nell\u2019estate. Gli sembrava, ed era, un altro mondo, un mondo pieno di segni, di messaggi, che volevano essere letti, interpretati\u201d4 .<br>Cos\u00ec quindi Cefal\u00f9, centro del mondo di Consolo, sorta di Aleph borgesiano, citando Borg\u00e8s: \u201cin cui si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti sotto tutti i punti di vista\u201d, Cefal\u00f9 \u00e8 per Consolo la citt\u00e0 d\u2019incontro e di scoperta, la citt\u00e0 che diventer\u00e0 la citta-simbolo di un intero universo.<br>E quale migliore transizione di Cefal\u00f9 per parlare dei due romanzi senz\u2019altro pi\u00f9 compiuti e tra i pi\u00f9 importanti di Consolo, e di cui volutamente non si \u00e8 parlato finora, cio\u00e8 Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio (1976) -cronologicamente il secondo di Consolo- e Nottetempo, casa per casa (1992 -Premio Strega 1992). Cefal\u00f9, alfa e omega di Vincenzo Consolo, terra di ogni scoperta e ogni delizia, Cefal\u00f9 col suo faro, Cefal\u00f9 e la sua cattedrale, che di opera in opera sono, come i ciottoli seminati da Pollicino, i punti di riferimento di Consolo, Cefal\u00f9 caput mundi (kefal\u00e8=testa), Cefal\u00f9 \u00e8 il luogo privilegiato di questi due romanzi, romanzi storici per antonomasia, che costituiscono come ama a ricordarlo il loro autore: \u00abIl dittico di Cefal\u00f9\u00bb. Con Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, pubblicato integralmente nel 1976, Consolo si tuffa letteralmente nella storia, quella del Risorgimento a Cefal\u00f9 e in Sicilia, per tentare di capire le ragioni del fallimento parziale degli ideali di uguaglianza e di giustizia che avevano attraversato tutta la prima met\u00e0 dell\u2019Ottocento, per concretizzarsi momentaneamente nella data dell\u2019undici maggio 1860, giorno dello sbarco di Garibaldi in Sicilia. Il protagonista della prima parte del romanzo, quella di Cefal\u00f9, \u00e8 Enrico Piraino, barone di Mandralisca, malacologo e archeologo, intellettuale impegnato a favore del nuovo corso della storia. Consolo ne fa il portavoce della propria ideologia, delle proprie convinzioni sull\u2019idea di propriet\u00e0 e delle ingiustizie che da essa derivano. Mandralisca va paragonato al Cavaliere Clerici di Retablo e al Vicere di Lunaria. Consolo \u00e8 rimasto affascinato dalla statura morale di questo personaggio, decisamente pi\u00f9 generoso del principe Salina ne Il Gattopardo di Lampedusa, e personaggio in cui egli sente, per via dell\u2019amore comune che nutrono tutti e due per il viaggio (reale o metaforico), un fratello di elezione. Nei numerosi spostamenti del barone \u201cda Lipari a Cefal\u00f9, dal mare alla terra, dall\u2019esistenza alla storia\u201d, come lo dice lui stesso, Consolo ha trovato un antecedente storico al proprio viaggio-scoperta-iniziazione, dalla regione di Messina dove \u00e8 nato ed ha vissuto la propria infanzia (a Sant\u2019Agata di Militello), e che rappresenta per lui il mondo della natura e del quotidiano, verso la regione di Palermo che rappresenta invece, tramite la tappa intermedia di Cefal\u00f9, autentica porta del mondo, la cultura e la Storia.<br>Mandralisca \u00e8 l\u2019intellettuale che si pone in modo problematico di fronte alla storia per cercare di capirne il corso e gli sviluppi. \u00c8 lui peraltro che ha comprato il \u00abRitratto d\u2019ignoto\u00bb d\u2019Antonello da<br>Messina il cui sorriso e sguardo enigmatici, nel contempo complici e distanti, ironici e aristocraticamente benevoli, ci dicono a che punto quest\u2019uomo la sa lunga sulla vita e i suoi segreti. D\u2019altronde questo sorriso enigmatico dell\u2019uomo misterioso dipinto da Antonello, Consolo lo fa rivivere sul viso di un altro personaggio importante del romanzo, il democratico Giovanni Interdonato, latore di tutti i valori positivi del cambiamento sperato: quello di una Sicilia migliore, in cui il lavoro e la capacit\u00e0 di sacrificio dei suoi abitanti potranno far regnare, alla luce della ragione e dello spirito (la cui sede \u00e8 il capo, cio\u00e8 Cefal\u00f9 \/ kefal\u00e8), una maggiore giustizia. Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio ci offre, per lo meno nella sua prima parte, una visione allegra dell\u2019esistenza, che Consolo ci comunica mediante parole che attingono la loro bellezza nella poesia dei luoghi descritti, nel lirismo dei gesti quotidiani, offerti al lettore senza compiacimento paternalistico, ma piuttosto attraverso un\u2019estasi poetica profonda. La seconda parte del dittico, Nottetempo casa per casa (marzo 1992), arriva dopo anni di approfondimenti tematici e di sperimentazioni linguistiche molto personali: l\u2019agonia della poesia in Lunaria, il tema e la metafora del viaggio, il rapporto scritturavita e le riflessioni esacerbate sull\u2019alienazione della nostra epoca (Retablo e Le pietre di Pantalica). Nottetempo casa per casa \u00e8 storicamente ambientato negli anni 20 del Novecento, scelta naturalmente non affatto casuale. Consolo stabilisce un parallelo implicito tra quel periodo ed il nostro, si serve del passato e della storia per parlarci meglio del presente: in effetti il clima di violenza e d\u2019intolleranza, che s\u2019instaura in Italia con l\u2019avvento del fascismo, trova degli echi nella follia e l\u2019oltraggiosa disconoscenza della dignit\u00e0 umana che regnano oggigiorno. Cefal\u00f9, come la Sicilia di Sciascia, diventa in questo romanzo metafora di una realt\u00e0 generale non solo problematica e contraddittoria, ma anche, per certi aspetti, stretta e volgare. Per tutte queste ragioni, Petro Marano, il protagonista del romanzo, \u00e8 naturalmente sconcertato -come lo \u00e8 lo scrittore- davanti a questa realt\u00e0 che perde la propria consistenza, che si sfrangia e si sfi laccia sotto i colpi dei movimenti irrazionalistici che sembrano fare dei proseliti anche tra i suoi compatrioti: \u201cSentiva d\u2019esser legato a quel paese, pieno di vita, storie, trame, segni monumenti. Ma pieno soprattutto, piena la sua gente, della capacit\u00e0 di intendere e sostenere il vero, d\u2019essere nel cuore del reale, in armonia con esso. Fino a ieri. Ora sembrava che un terremoto grande avesse creato una frattura, aperto un vallo tra gli uomini e il tempo, la realt\u00e0, che una smania, un assillo generale spingesse ognuno nella sfasatura, nella confusione, nell\u2019insania\u201d5 . Mentre ne Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio i luoghi di Cefal\u00f9 erano le contrade dell\u2019utopia, della speranza appassionata di un cambiamento storico e sociale, in Nottetempo casa per casa gli stessi luoghi diventano come le regioni del disincanto, dell\u2019assenza di ragione, della scomparsa temporanea della luce del faro, del<br>\u00abchiarore della lanterna\u00bb. Allora la scrittura di Consolo in Nottetempo casa per casa si mette in posizione di attesa, pur rimanendo costruttiva poich\u00e9 continuare a scrivere, a raccontare, significa per Consolo denunciare la notte della ragione, ma anche continuare a sperare, non abbandonarsi al pessimismo pi\u00f9 tetro che genera l\u2019afasia, l\u2019impossibilit\u00e0 di creare e d\u2019inventare. A Cefal\u00f9 Consolo ha compiuto un \u00abrito di passaggio\u00bb, di cui lui stesso ha abbondantemente parlato, che gli ha permesso di fare emergere, dal suo magma interno, l\u2019altra parte della verit\u00e0, l\u2019altro colore dell\u2019esistenza, l\u2019emisfero nascosto della luna. Questo viaggio, senza alcun dubbio, pi\u00f9 che un viaggio spaziale vero e proprio, ha un valore piuttosto simbolico di conoscenza e d\u2019iniziazione. Cefal\u00f9, \u00abrito di passaggio\u00bb, unisce strettamente i due romanzi. D\u2019altronde Consolo fa notare che nessun critico aveva notato che i due libri hanno lo stesso incipit: il primo, Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, inizia cos\u00ec: \u201cE ora si scorgeva la grande isola. I fani sulle torri della costa erano rossi e verdi, vacillavano e languivano, riapparivano vivaci\u201d6 . Inizia quindi con una congiunzione, \u00abE\u00bb, e un\u2019aurora. In altri termini \u00e8 un libro augurale ed aurorale, \u00e8 un libro diurno e solare, perch\u00e9 si tratta del romanzo della speranza. il secondo invece, con un effetto di simmetria oppositiva,<br>inizia con una congiunzione, \u00abE\u00bb, e un notturno: <br>\u201cE la chiar\u00eca scialba all\u2019oriente\u2026 Sorgeva l\u2019algente luna\u201d7 .<br>Inizia con il sorgere della luna, con l\u2019apparizione di un personaggio inquietante, anche lui notturno, il padre di Petro Marano, notturno perch\u00e9 soffre di licantropia. Se Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio era il libro della speranza, Nottetempo casa per casa \u00e8 il libro della disperazione e del dolore. Lascio ora la parola a Consolo che citer\u00f2 lungamente: \u201cHo voluto rappresentare il dolore\u2026 e questo libro \u00e8 stato da me concepito proprio come una tragedia: la scansione in capitoli del libro \u00e8 proprio quella delle scene di una tragedia greca\u2026 Mi \u00e8 stato soprattutto rimproverato da un critico, per altro molto acuto, che io cerco consolazione in un genere ormai scaduto, nel romanzo. L\u2019ho trovato offensivo. La letteratura non \u00e8 scaduta, essa \u00e8 stata avvilita. Credo che la funzione della letteratura sia ancora quella di essere testimone del nostro tempo. Petro Marano \u00e8 questo. Di fronte al fallimento dell\u2019utopia politica, di fronte alla follia della storia e alla follia privata, alla sua follia esistenziale, al dolore che lui si porta dentro, capisce che il suo compito \u00e8 quello dell\u2019anghelos, del messaggero che nella tragedia greca ad un certo punto arrivava sulla scena e raccontava ci\u00f2 che si era svolto altrove. Ecco, la funzione dello scrittore, di Petro Marano \u00e8 quella di fare da anghelos, da messaggero. Nei momenti in cui cadono tutti i valori, la funzione della letteratura \u00e8 di essere testimone non soltanto della storia, ma anche del dolore dell\u2019uomo. \u00c8 l\u2019unica funzione che la letteratura pu\u00f2 avere. La politica si preoccupa delle sorti immediate dell\u2019uomo, la letteratura, invece, va al di l\u00e0 del tempo contingente. Di una letteratura, parlo di narrativa, quanto mai minacciata, oggi, da quella che \u00e8 la mercificazione di questo genere letterario. \u00c8 per questo che ho concepito il mio impegno letterario, non soltanto per un fatto di propensione verso il lirismo ma anche ideologicamente devo dire, come difesa dello spazio letterario. <br>Ho cercato di allontanarmi sempre di pi\u00f9 da quel linguaggio senza memoria, insonoro, che i mezzi di comunicazione di massa oggi ci impongono e che ormai ha invaso tutti i settori della nostra vita. Il settore pi\u00f9 minacciato, dicevo, \u00e8 quello della narrativa. Credo che l\u2019unica salvezza per questo genere fortemente appetito dai produttori dell\u2019industria culturale -appunto perch\u00e9 \u00e8 mercificabile- rimanga quella di avvicinare la narrazione alla poesia\u201d. Ho tenuto a riferire lungamente le parole di Vincenzo Consolo perch\u00e9, da sole, costituiscono un\u2019ottima conclusione ai miei propositi di oggi. Propositi un po\u2019 brevi e lapidari per una materia cos\u00ec ricca, sulla quale ci sarebbe ancora molto da dire. Ma il mio intento e la mia ambizione erano solo quelli d\u2019introdurre un dibattito con l\u2019autore in persona.<br>Quindi, per concludere, in Consolo narrativa e Storia sono intimamente legate. La Storia costituisce la trama intima del tessuto romanzesco. Ma Consolo non \u00e8 uno storico e non \u00e8 semplicemente, direi, un romanziere storico. \u00c8 anche e soprattutto, per via di ci\u00f2 che la sua prosa ha di lussureggiante, colorato, colto, prezioso, spesso barocco e lirico, \u00e8 anche quindi un poeta della storia e del romanzo. La lettura di alcuni brani citati lo dimostra. I suoi legami e la sua dimestichezza di spirito e di penna con alcuni dei pi\u00f9 grandi poeti contemporanei, quali Montale e soprattutto Lucio Piccolo, il grande poeta siciliano che fu amico di Consolo, lo attestano. Ma questo aspetto del nostro scrittore potrebbe essere oggetto di un\u2019altra presentazione e di un altro dibattito. <br><br><br><em>1 CONSOLO, V. (1989: 31).<\/em> <em>2CONSOLO, V. (1988: 165-6).<br>3CONSOLO, V. (1988: 170).<\/em> <em>4 CONSOLO, V. (1994: 123-4).5 CONSOLO, V. (1992: 144). 6 CONSOLO, V. [(1976) ma 1997: 12].<\/em> <em>7 CONSOLO, V. (1992: 5).<\/em><br><em>BIBLIOGRAFIA:<br>CONSOLO, V. (1988): Le pietre di Pantalica, Milano: Mondadori.<br>CONSOLO, V. (1989): La ferita dell\u2019aprile, Milano: Mondadori.<br>CONSOLO, V. (1992): Nottetempo, casa per casa, Milano: Mondadori.<br>CONSOLO, V. (1994): L\u2019olivo e l\u2019olivastro, Milano: Mondadori.<br>CONSOLO, V. (1997): Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, Milano: Mondadori<br>(\u00abScrittori italiani\u00bb) [1 ed. 1976, Torino: Einaudi].<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/617hfxzWvyL._SL1500_.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"661\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/617hfxzWvyL._SL1500_-661x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3365\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/617hfxzWvyL._SL1500_-661x1024.jpg 661w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/617hfxzWvyL._SL1500_-194x300.jpg 194w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/617hfxzWvyL._SL1500_-768x1190.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/617hfxzWvyL._SL1500_.jpg 968w\" sizes=\"(max-width: 661px) 100vw, 661px\" \/><\/a><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>JEAN FRACCHIOLLADire che ogni scrittore vive di storie \u00e8 un po\u2019 un truismo. 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Storia e storie.<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[144,4],"tags":[622,86,336,318,246,77,1382,58,423,215,117,358,202,356,200,1859,32,73,185,707,57,1383,1830,518,20,38,459,196,29,59,209,627,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3364"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3364"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3364\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3374,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3364\/revisions\/3374"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3364"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3364"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3364"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}