{"id":3219,"date":"2015-10-17T08:58:00","date_gmt":"2015-10-17T08:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3219"},"modified":"2023-10-17T09:13:32","modified_gmt":"2023-10-17T09:13:32","slug":"la-sicilia-e-la-cultura-araba","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3219","title":{"rendered":"La Sicilia e la cultura araba"},"content":{"rendered":"\n<p><br><br>Si sa che, con la fine del latino, nel medioevo italiano, si \u00e8 imposto in letteratura, sulle altre realt\u00e0 linguistiche e regionali, il dialetto toscano. Questo \u00e8 avvenuto grazie ai tre grandi padri della letteratura italiana: Dante, Petrarca e Boccaccio. Ma si sa anche che il primo nucleo della nuova lingua italia-na, o volgare, come si chiam\u00f2, si form\u00f2 in Sicilia, che i primi poeti in lingua italiana furono siciliani, quei poeti della cosiddetta Scuola Poetica Siciliana che si trovarono raccolti nella palermitana corte dell&#8217;imperatore Federico II o che attorno ad essa ruotavano. E questo afferma Dante nel De vulgari eloquentia. In lingua siciliana poetavano in quella corte, in una lingua cio\u00e8 che era mistilinguismo, in cui vi erano echi anche della lingua araba. Ma arabo era soprattutto lo stile di quei poeti: uno stile lirico, un po&#8217; manieristico, nella costruzione di complicate metafore. Le rime, i sonetti, i contrasti di Cielo d&#8217;Alcamo, Jacopo da Lentini, Guido delle Colonne, Re Enzo, Pier delle igne, di altri, non molto si discostano dalle qaside dei poeti siculo-a-rabi che con l&#8217;avvento dei Normanni avevano lasciato l&#8217;isola. E basta ricordare tra tutti il siracusano Ibn Amdis. Dal suo esilio maghrebino cosi cantava:<br><br><em>\u00a0Ricordo la Sicilia, e il dolore ne suscita nell&#8217;anima il ricordo. Un luogo di giovanili follie ora deserto, animato un d\u00ec dal fiore di nobili ingegni. Se son stato cacciato da un paradiso, come posso io darne notizia? Se non fosse l&#8217;amarezza delle lacrime, le crederei i fiumi di quel paradiso&#8230; O mare, di l\u00e0 da te io ho un paradiso, in cui mi vestii di letizia, non di sciagura!&#8230;<\/em><br><br>La cultura araba ha lasciato nell&#8217;isola un&#8217;impronta tale che dal suo innestarsi nell&#8217;isola si pu\u00f2 dire che cominci la storia siciliana. &#8220;Indubbiamente gli abitanti dell&#8217;isola di Sicilia cominciano a comportarsi da siciliani dopo la conquista araba&#8221; dice Sciascia. Il quale, mutando da Am\u00e9rico Castro lo schema che il grande storico aveva applicato alla Spagna, chiama descrivibile la vita siciliana prima degli Arabi, narrabile quella sotto la dominazione araba, storicizzabi-le quella che viene dopo. Sciascia fa quindi iniziare quello che egli chiama il modo d&#8217;essere siciliano proprio dalla dominazione araba. La cultura araba ha inciso nell&#8217;isola soprattutto in quella parte occiden-tale che ha per vertici Mazara e Palermo. I segni arabi sono durati in quella parte per un millennio e pi\u00f9, nel carattere della gente, nelle fisionomie, nei costumi, nell&#8217;architettura, nella lingua, nella letteratura, popolare e no. Durati per un millennio fino a ieri. &#8220;Ci\u00f2 che non fecero i barbari fecero i Barberini&#8221;. E i Barberini questa volta, anche qui, in questa remota plaga dell&#8217;Italia e dell&#8217;Europa, sono i messaggi della civilt\u00e0 di massa che tendono a distruggere le vere, autentiche culture, per tutto livellare, miseramente omologare. Ma torniamo all&#8217;inizio della conquista musulmana di Sicilia. In una notte di giugno dell&#8217;827, una piccola fotta di musulmani (Arabi, Mesopotamici, Egi-ziani, Siriani, Libici, Maghrebini, Spagnoli), al comando del dotto giurista settantenne Asad Ibn al-Furt, partita dalla fortezza di Susa, nella odierna Tunisia, emirato degli Aghlabiti, attraversato il braccio di mare di poco pi\u00f9 di cento chilometri, sbarcava in un piccolo porto della Sicilia: Mazara (nella storia ci sono a volte sorprendenti incroci, ritorni: Mazar \u00e8 un toponimo di origine punica lasciato nell&#8217;isola dai Cartaginesi). Da Mazara quindi partiva la conquista di tutta la Sicilia, dall&#8217;occidente fino all&#8217;oriente, fino alla bizantina e inespugnabile Siracusa, dove si concludeva dopo ben settantacinque anni. Si form\u00f2 in Sicilia, dopo la conquista, un emirato dipendente formalmente dal califfato di Baghdad. I musulmani in Sicilia, dopo le depredazioni e le spoliazioni del Romani, dopo l&#8217;estremo abbandono dei Bizantini, l&#8217;accentramento del potere nelle mani della chiesa, dei monasteri, i musulmani trovano una terra povera, desertica, se pure ricca di risorse. Ma con i musulmani comincia per la Sicilia una sorta di rinascimento. L\u2019isola viene divisa amministrativamente in tre Valli: Val di Mazara, Val D\u00e8mone e Val di Noto; rifiorisce l&#8217;agricoltura grazie a nuove tecniche agricole, a nuovi sistemi di irrigazione, di ricerca e di convogliamento delle acque, all&#8217;introduzione di nuove colture (l&#8217;ulivo e la vite, il limone e l&#8217;arancio, il sommacco e il cotone&#8230;); rifiorisce la pesca, specialmente quella del tonno, grazie alle ingegnose tecniche della tonnara; rifiorisce l&#8217;artigianato, il commercio, l&#8217;arte. Ma il miracolo pi\u00f9 grande che si opera durante la dominazione musulmana e lo spirito di tolleranza, la convivenza fra popoli di cultura, razza, religione diverse. Questa tolleranza, questo sincretismo culturale erediteranno poi i Normanni, sotto i quali si realizza veramente la societ\u00e0 ideale, quella societ\u00e0 in cui ogni cultura, ogni etnia vive nel rispetto di quella degli altri. Di questa societ\u00e0 arabo-normanna, di cui ci daranno testimonianza viaggiatori come Ibn Giubayr, il geografo Idrisi, Ibn Hawqal, sono segni evidenti quelle chiese, quei monasteri, quelle cappelle, quelle residenze reali, quei giardini che ancora oggi si possono vedere a Palermo o in altre localit\u00e0 vicine. Cos\u00ec scrive Ibn Giubayr di Palermo: &#8220;In questa citt\u00e0 i musulmani conservano traccie di lor credenza; essi tengono in buono stato la maggior parte delle loro moschee e vi fanno la preghiera alla chiamata del muezzin&#8230; Vi hanno un qad\u00ec al quale si appellano nelle loro divergenze, e una moschea congregazionale dove si radunano per le funzioni, e in questo mese santo vi fanno grande sfoggio di luminarie. Le moschee ordinarie poi sono tante da non contarsi; la pi\u00f9 parte servono di scuola ai maestri del Corano&#8221;. Non voglio, n\u00e9 so fare qui tutta la storia del periodo musulmano di Sicilia. Voglio per\u00f2 qui rimandare a La Storia dei Musulmani di Sicilia scritta da un grande siciliano del secolo scorso: Michele Amari. Quest&#8217;apostolo della cultura e della libert\u00e0 (egli combatt\u00e9 contro la dominazione borbonica nell&#8217;Italia meridionale e per l&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia) scrisse questa monumentale opera in cinque volumi durante il suo esilio politico in Francia, a Parigi. Nelle biblioteche di quella citt\u00e0, dopo aver imparato l&#8217;arabo, Amari reper\u00ec e tradusse documenti storici, memorie, letteratura araba che riguardava la Sicilia. &#8220;La storia dei Musulmani di Sicilia \u00e8 una delle pi\u00f9 suggestive opere d&#8217;intenti storici che da un secolo circa siano state scritte in Europa&#8221; scrive Elio Vittorini. E aggiunge: &#8220;La storia dei Musulmani di Sicilia voleva essere, forse, solo un frammento della storia patria, ma sembra che abbia avuto per punto di partenza, da come \u00e8 scritta, una seduzione del cuore, qualche favolosa idea che l&#8217;Amari fanciullo si form\u00f2 del mondo arabo tra le letture dei vecchi libri e i ricordi locali&#8221;. E come poteva non scrivere con la &#8220;seduzione del cuore&#8221;, cio\u00e8 con rigore scientifico, ma anche con visionariet\u00e0 e poesia, Michele Amari, nato e cresciuto a Palermo, in quella Palermo che ancora nel secolo scorso conservava non pochi vestigi, non poche tradizioni, non poca cultura araba? Basti pensare al castello della Zisa (restaurato, sembra destinato ora a museo islamico), alla Favara, ai bagni di Cefal\u00e0 Diana, alla Cuba, alla Cubula, al quartiere della Kalsa, ai suq, ai mercati della Vucciria, di Ballar\u00f2 o dei Lattarini, a San Giovanni degli Eremiti, alla Martorana, alla stessa cattedrale&#8230; Ultimi splendori della Palermo araba dalle numerose moschee, dai giardini, dai bagni innumerevoli, con cui poteva stare a confronto soltanto Cordova. Dopo l&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia, dopo il 1860, Amari, nominato ministro della Pubblica Istruzione, non smise di coltivare i suoi studi di arabo. Cos\u00ec, oltre La storia dei Musulmani di Sicilia, ci ha lasciato una Biblioteca Arabo-Sicula, Epigrafi, Sulwan al-mut\u00e0 di lbn Zafir, Tardi studi di storia arabo-mediterranea. Per lui, nel suo esempio e per suo merito, si sono poi tradotti in Italia scrittori, memorialisti, poeti arabi classici. Per lui e dopo di lui \u00e8 venuta a formarsi in Italia la gloriosa scuola di arabisti o orientalisti che ebbe le sue eminenti figure in Ignazio e Michelangelo Guidi, Giorgio Levi Della Vida, Leone Caetani, Carlo Alfonso Nallino, Celestino Schiaparelli, Umberto Rizzitano e il famoso Francesco Gabrieli. Il quale ultimo, idealmente continuando l&#8217;opera di Michele Amari, pubblicava nel 1980, in collaborazione con altri, un poderoso e documentatissimo volume dal titolo Gli Arabi in Italia. E scriveva, nel 1983, nel volume collettivo Rasa\u2019il, in onore di Umberto Rizzitano, un capitolo dal titolo Attraverso il canale di Sicilia (Italia e Tunisia). Capitolo in cui fa la storia dei rapporti fra i due paesi, dall&#8217;antichit\u00e0 e fino a oggi. Ma pi\u00f9 che della Tunisia con l&#8217;Italia, della Tunisia con la Sicilia, cos\u00ec vicine le due, geograficamente e culturalmente, cos\u00ec uguali. E ricordava Gabrieli, che gi\u00e0 sul finire della dominazione araba in Sicilia, il grande letterato tunisino Ibn Rash\u00eeq faceva in tempo a venire a chiudere la sua vita a Mazara, mentre sull&#8217;opposta sponda tunisina, a Monastir, s&#8217;innalzava un mausoleo al giureconsulto mazarese, all&#8217;Ima\u00e0m al-M\u00e0zari. E ancora: &#8220;Nella scuola di lingue Bu Rqiba, i nostri giovani studenti dell&#8217;arabo e dell&#8217;Isl\u00e0m han trovato da molti anni il pi\u00f9 efficiente centro di iniziazione linguistica, in un diretto contatto con la terra dell&#8217;Isl\u00e0m ispirato da puro interesse scientifico e spirituale&#8221;. Per merito di questi valorosi arabisti italiani si sono tradotti i classici arabi, a partire da una splendida edizione, curata proprio da Gabrieli, de Le mille e una notte. Ma della letteratura, del romanzo e della poesia maghrebina contemporanea gli editori italiani solo da qualche anno han cominciato a pubblicare qualcosa. Negli anni &#8217;50 si svolse a Roma un convegno di scrittori arabi in cui si esaminarono i mezzi per una migliore diffusione delle loro opere in Italia. Questa non pu\u00f2 avvenire che attraverso le traduzioni e quindi di una maggiore diffusione della lingua araba. In questi anni ci\u00f2 \u00e8 avvenuto, la lingua araba \u00e8 sempre pi\u00f9 studiata. Riallacciandoci allo scritto di Francesco Gabrieli, ripartiamo da quel porticciolo siciliano che si chiama Mazara in cui sbarc\u00f2 la flotta musulmana di Asad Ibn alFur\u00e0t. Partire da l\u00ec per dire, in uno con quelli letterari o oltre essi, anche di altri sbarchi, di siciliani nel Maghreb e di maghrebini in Sicilia.<br><br>Vincenzo Consolo<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"531\" class=\"wp-image-3220\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/CCI_000014-scaled.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/CCI_000014-scaled.jpg 2560w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/CCI_000014-300x199.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/CCI_000014-1024x680.jpg 1024w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/CCI_000014-768x510.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/CCI_000014-1536x1020.jpg 1536w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/CCI_000014-2048x1359.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/CCI_000018.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"678\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/CCI_000018-678x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3216\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/CCI_000018-678x1024.jpg 678w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/CCI_000018-199x300.jpg 199w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/CCI_000018-768x1160.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/CCI_000018-1017x1536.jpg 1017w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/CCI_000018.jpg 1265w\" sizes=\"(max-width: 678px) 100vw, 678px\" \/><\/a><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si sa che, con la fine del latino, nel medioevo italiano, si \u00e8 imposto in letteratura, sulle altre realt\u00e0 linguistiche e regionali, il dialetto toscano. 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