{"id":3208,"date":"2021-01-26T09:12:00","date_gmt":"2021-01-26T09:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3208"},"modified":"2023-09-26T12:51:42","modified_gmt":"2023-09-26T12:51:42","slug":"lopera-di-vincenzo-consolo-e-lidentita-culturale-del-mediterraneo-fra-conflitto-e-integrazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3208","title":{"rendered":"L\u2019opera di Vincenzo Consolo e l\u2019identit\u00e0 culturale del Mediterraneo, fra conflitto e integrazione"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Gianni Turchetta*<br>I<\/em>ntroduzione<br><\/p>\n\n\n\n<ol>\n<li>Siciliano e milanese<br>Il libro che avete fra le mani nasce da un Convegno internazionale tenutosi a Milano il 6 e 7 marzo 2019, presso l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano, nella prestigiosa Sala Napoleonica di Palazzo Greppi.<br>Tenevo molto alla realizzazione di questo Convegno e ora sono felice di aprire questo volume. Torner\u00f2 subito sull\u2019importanza di Consolo scrittore e intellettuale. Ma voglio anzitutto sottolineare fino a che punto il sicilianissimo Vincenzo Consolo, (nato a Sant\u2019Agata di Militello il 18 febbraio 1933), che per tutta la vita ha parlato e scritto quasi solo della Sicilia, avesse messo radici a Milano, dove ha vissuto dal 1\u00b0 gennaio 1968 (una data singolarmente simbolica) fino alla morte, avvenuta il 21 gennaio 2012. Questo volume esce anche ormai a ridosso del decennale della scomparsa, di cui intende aprire le celebrazioni. Come molti altri scrittori siciliani, Consolo si \u00e8 trasferito a Milano: e come non pochi altri, Vittorini in testa, c\u2019\u00e8 rimasto poi fino alla fine. \u00c8 vero anche per\u00f2 che, in non pochi momenti della sua vita, egli ha meditato seriamente sulla possibilit\u00e0 di andarsene, di tornare in Sicilia, o quanto meno al sud, per vari motivi: per nostalgia, forse per tutta la vita, ma fors\u2019anche mai<br>convintamente; perch\u00e9 il sud avrebbe avuto bisogno di una guida intellettuale (soprattutto all\u2019indomani della morte di Sciascia, tra fine anni Ottanta e inizio anni Novanta, anche per le sollecitazioni di Goffredo Fofi, a sua volta tornato da Milano a Napoli); perch\u00e9 deluso da un nord affarista e rapace, traditore della grande tradizione illuminista (si veda Retablo), politicamente sempre pi\u00f9 a destra (soprattutto all\u2019indomani dell\u2019elezione di Formentini a Sindaco di Milano, nel 1993), e poco dopo berlusconiano. Eppure, nonostante tutto, Consolo alla fine \u00e8 rimasto a Milano, per tante altre ragioni. E dunque non si fa certo una forzatura considerandolo, cos\u00ec come tanti altri meridionali diventati milanesi d\u2019adozione (mi ci metto anch\u2019io), non solo siciliano, ma anche milanese. Certamente Milano ha dato molto a Consolo. E d\u2019altro canto Consolo ha ricambiato con una fedelt\u00e0 profonda, pi\u00f9 di quanto potrebbe apparire a prima vista. Era dunque doveroso che Milano, finalmente, gli dedicasse un grande Convegno, e che questo Convegno non restasse solo un<br>evento, ma diventasse una tappa importante nella bibliografia critica consoliana, diventata ormai molto ampia e ricchissima di contributi di studiosi non italiani, o trasferiti da molto tempo in sedi estere. Prima di entrare nel merito dell\u2019argomento cui sono dedicati i saggi qui raccolti, voglio ancora fare due osservazioni preliminari. La prima riguarda la necessit\u00e0 di acquisire in pianta stabile Consolo alla percezione diffusa della letteratura italiana contemporanea, a quello che potremmo chiamare il senso comune o, se preferite, il canone. La pubblicazione delle opere di Vincenzo Consolo nei Meridiani Mondadori ne sancisce del resto definitivamente la statura di \u201cclassico\u201d, di scrittore destinato a restare. Sfruttando la prestigiosa auctoritas di Cesare Segre: \u00abConsolo \u00e8 stato il maggiore scrittore italiano della sua generazione\u00bb1, quella cio\u00e8 degli anni Trenta. Segre ha certo ragione, ma noi possiamo allargare anche di pi\u00f9 la sua affermazione, ribadendo, senza mezzi termini, che Consolo \u00e8 tout court uno dei massimi scrittori italiani del Secondo Novecento. La seconda osservazione ha a che vedere con la scelta di inquadrare Consolo in relazione all\u2019identit\u00e0 mediterranea, o piuttosto all\u2019intreccio inestricabile di identit\u00e0 che caratterizza il Mediterraneo. Guardare a Consolo da questa prospettiva significa certo, in prima approssimazione, ribadire la costanza e la profondit\u00e0 dei suoi discorsi sulla Sicilia: ma tenendo sempre presente che per Consolo<br>la Sicilia, come vedremo fra poco, \u00e8 fisicamente centro e simbolicamente luogo esemplare di una realt\u00e0 pi\u00f9 ampia e complessa: quella appunto del Mediterraneo. Lo testimonia, fra, le altre cose, anche l\u2019importante antologia in lingua inglese degli scritti di Consolo, Reading and writing the Mediterranean, curata da Norma Bouchard e Massimo Lollini2. Allo stesso tempo, leggere Consolo<br>sub specie Mediterranei ha significato collocarsi in una specola privilegiata, dalla quale egli appare fin dal primo momento in tutta la sua complessit\u00e0, di scrittore ma anche di intellettuale a tutto tondo, impegnato senza tregua anche sul piano politico-culturale. Sarei quasi tentato di parlare di una sorta di paradosso che governa il lavoro di Vincenzo Consolo: ma credo sia pi\u00f9 opportuno parlare di una tensione costitutiva, che fa del resto tutt\u2019uno con la sua straordinariet\u00e0. Sperimentalismo e eticit\u00e0: fra scrittura e militanza La scrittura consoliana nasce certo da una vocazione implacabile, tutta tesa verso un\u2019idea di letteratura come linguaggio speciale, tanto<br>denso da sfidare la concretezza stessa del reale. In questa prospettiva, Consolo assegna alla letteratura una missione insieme impossibile e necessaria, che ha una profonda valenza etica e politica. Dopo la fine della stagione dell\u2019engagement, Consolo chiede alla letteratura di essere pienamente, ferocemente letteratura, di distinguersi sempre dalle altre forme di comunicazione: comprese quella della quotidiana battaglia politico-culturale, condotta soprattutto sui quotidiani e in genere sui periodici a larga diffusione.<br>Questa duplicit\u00e0 gli consente di affiancare due operazioni molto diverse, se non antitetiche: denunciare le ingiustizie del mondo, da un lato, producendo parole che potrebbero, nonostante tutto, contribuire a cambiarlo; ma anche, da un altro lato, valorizzare senza sosta la bellezza e la ricchezza della vita. Non \u00e8 certo un caso che questa duplicit\u00e0 permei in profondit\u00e0 proprio la rappresentazione della Sicilia, come mostra esemplarmente, fra gli altri, un romanzoromanzo<br>come Retablo.<br>Se la scrittura propriamente letteraria \u00e8 protesa verso la mission impossibile di sfidare la densit\u00e0 delle cose e della realt\u00e0, d\u2019altro canto Consolo non smette di praticare senza sosta un\u2019idea<br>fortemente militante del lavoro intellettuale, mediante il quale lo scrittore, pur consapevole dei propri limiti, si batte per denunciare le ingiustizie del mondo, intervenendo senza soluzione di continuit\u00e0 nel dibattito culturale, in tutte le sedi disponibili. A fianco alla produzione propriamente letteraria, Consolo ha cos\u00ec realizzato un\u2019immensa produzione saggistica e giornalistica, ancora pochissimo studiata, e che \u00e8 necessario indagare. Egli ha infatti collaborato per decenni (dal 1966 al 2010) con numerosissime testate, fra le quali \u00abL\u2019Ora\u00bb, \u00abIl Messaggero\u00bb, \u00abLa Stampa\u00bb, il \u00abCorriere della Sera\u00bb, \u00abl\u2019Unit\u00e0\u00bb, \u00abil Manifesto\u00bb, \u00abRepubblica\u00bb, \u00abL\u2019Espresso\u00bb. Solo una piccola parte di questa produzione \u00e8 stata raccolta e ripubblicata in volume: il che equivale a dire che fra i lavori da fare ci sono non poche possibili nuove edizioni. Per ora in volume troviamo anzitutto i magnifici saggi, di impianto prevalentemente storico e letterario, raccolti in Di qua dal faro3, un libro che a sua volta riprende altri pi\u00f9 piccoli volumi precedenti. Gi\u00e0 questo volume affronta la storia, la cultura e la<br>letteratura siciliane in una prospettiva che si apre verso il Mediterraneo tutto, anticipando prospettive di studio oggi molto frequentate e ai quali certo il presente volume intende ricollegarsi.<br>Ma Di qua dal faro raccoglie solo una piccola parte della vasta produzione saggistica di Consolo. Sul versante giornalistico, possiamo leggere in volume anche un\u2019antologia degli articoli pubblicati sul quotidiano di Palermo \u00abL\u2019Ora\u00bb tra la fine degli anni Sessanta e la met\u00e0 degli anni Settanta4, durante la stagione straordinaria della direzione di Vittorio Nistic\u00f25. \u00c8 poi disponibile una scelta quasi completa dei suoi scritti sulla mafia6: dove, di nuovo, emergono l\u2019urgenza e la drammaticit\u00e0 di tematiche legate alla Sicilia e al Meridione d\u2019Italia, nella loro peculiarit\u00e0 ma anche nel loro pi\u00f9<br>ampio rapporto con i processi di modernizzazione della penisola. La maggior parte degli scritti saggistici e militanti di Consolo resta per\u00f2 sparpagliata nelle diverse sedi in cui \u00e8 uscita e in una piccola galassia di libretti di pressoch\u00e9 impossibile reperibilit\u00e0. Consolo ha svolto un\u2019attivit\u00e0 giornalistica di ampiezza e intensit\u00e0 davvero straordinarie: mi permetto di rimandare, a questo proposito, alla bibliografia da me curata per il Meridiano7, che nella sua (quasi) esaustivit\u00e0 consente di farsi un\u2019idea precisa e fondata. E pensare che alcuni critici hanno detto che Consolo era \u201cpigro\u201d: bibliografia alla mano, pare proprio difficile sostenerlo! \u00c8 vero solo, semmai, che egli ha scritto un numero relativamente limitato di libri propriamente di letteratura: questo \u00e8 avvenuto proprio perch\u00e9, quando scriveva \u00abletteratura\u00bb, costruiva delle macchine semiotiche ed espressive di natura assai diversa da quelle realizzate negli articoli e nei saggi, macchine che chiedevano una costruzione lentissima, sviluppata nel corso di anni interi. D\u2019altro canto, per tutta la vita, o per lo meno dagli<br>anni immediatamente successivi all\u2019esordio con La ferita dell\u2019aprile 8, la scrittura letteraria \u00e8 stata sempre affiancata da quella lato sensu giornalistica. Gi\u00e0 i volumi a nostra disposizione ci consentono di cogliere fino a che punto Consolo fosse presente con grande costanza nella vita pubblica e nella vita politica, sempre ben salvaguardando la sua specificit\u00e0 di intellettuale, secondo un modello che deriva dalla cultura francese, da \u00c9mile Zola e dallo stesso Jean-Paul Sartre (entrambi citati pi\u00f9 volte nei suoi scritti militanti). Consolo era, insomma, un intellettuale sempre pronto a parlare della realt\u00e0, del presente, della quotidianit\u00e0, spesso toccando temi caldi e problematici, con un coraggio e una spregiudicatezza mai disponibili al compromesso, segnati da un\u2019eticit\u00e0 rigorosissima, senza incrinature. Per dirla in modo un po\u2019 colloquiale: Consolo non le mandava mai a dire, e questo, non lo si dimentichi, gli ha procurato non poche ostilit\u00e0, delle quali si curava poco o nulla. Anche da questo punto di vista il suo esempio \u00e8 davvero ammirevole. Vorrei persino dire che, pur rifiutando sempre le non poche sollecitazioni a scendere in politica9, a suo modo Consolo ha sempre fatto politica, per quanto in maniera molto diversa e lontana da quella dei politici professionali.<br><\/li>\n\n\n\n<li>\u201cIo non so che voglia sia questa\u201d: l\u2019ossessione della Sicilia Cominciamo a dirlo con le sue parole:<br>Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e girare, di percorrere ogni lato, ogni capo della costa, inoltrarmi all\u2019interno, sostare in citt\u00e0 e paesi, in villaggi e luoghi sperduti, rivedere vecchie persone, conoscerne nuove. Una voglia, una smania che non mi lascia star fermo in un posto. Non so. Ma sospetto sia questo una sorta d\u2019addio, un volerla vedere e toccare prima che uno dei due sparisca.<em>10<\/em><br>Consolo ha sempre in mente la Sicilia, ne parla sempre. Un po\u2019 la vuole, e un po\u2019 per\u00f2 \u00e8 lui il primo a non volerci tornare: la ama e non la sopporta, la desidera e gli ripugna. Rappresentare la Sicilia da<br>lontano ha significato per lui anche vivere l\u2019ossessione della Sicilia nei termini, consapevolmente contraddittori di necessit\u00e0 del ritorno, ma anche di impossibilit\u00e0 del ritorno. Significativamente, egli ha reinventato il mito di Ulisse alla sua maniera, parlandoci di un Ulisse che non ha pi\u00f9 un\u2019Itaca dove tornare, della qu\u00eate ormai impossibile di una patria e di un\u2019origine che ormai non esistono pi\u00f9. Consolo \u00e8 ossessionato da questa sua patria che non \u00e8 pi\u00f9 quella di prima, che non \u00e8 pi\u00f9 patria: ma parlando della Sicilia parla con ogni evidenza di tutto un mondo dove la perdita delle radici \u00e8 la regola, dove non \u00e8 pi\u00f9 possibile affidarsi a un\u2019appartenenza originaria, che rischia di essere mistificata e mistificatoria. Ma che Sicilia \u00e8 la Sicilia di Consolo? Ancora una volta la contraddizione \u00e8 vitale: da un lato \u00e8 una Sicilia costruita con un\u2019attenzione documentaria rigorosa. Da questo punto di vista, Consolo si comporta in molti casi quasi come uno specialista, uno storiografo di professione. Frequentando a lungo le sue carte ho potuto vedere bene in che modo egli arrivasse a costruire i suoi testi letterari, quasi sempre raccogliendo documenti e materiali vari per anni. Nel caso del Sorriso dell\u2019ignoto marinaio (la cui costruzione ha richiesto tredici anni di lavoro) Consolo narra della cruenta rivolta contadina di Alc\u00e0ra Li Fusi, del maggio 1860, poi repressa con violenza. Per ricostruirla non solo studia libri di storia, ma va in archivio, cercando le carte di quella vicenda: si procura, per<br>esempio, i certificati di morte dei rivoltosi condannati alla fucilazione. Quando infatti, alla fine del Sorriso, leggiamo proprio un certificato di morte, quello del bracciante Peppe Sirna, non siamo davanti a un\u2019invenzione, ma a un documento autentico, che certo ha anche la funzione simbolica di farci percepire il contrasto terribile fra la nuda povert\u00e0 di un certificato di morte, delle sue poche, gelide, burocratiche parole, che sono un quasi-nulla, e la vigorosa intensit\u00e0 della vita in corso, in particolare quella che avevamo percepito nel cap. V, dove la rappresentazione passa proprio attraverso il punto di vista di Peppe Sirna, messo in scena nelle sue fatiche, nelle sue percezioni e nei suoi pensieri. Consolo lavora cos\u00ec in molte occasioni: raccoglie i materiali come uno storiografo e si confronta con la documentazione, nella sua oggettivit\u00e0. Ma al tempo stesso non smette di mostrarci la soggettivit\u00e0 di ogni punto di vista e la prospetticit\u00e0 di ogni visione del mondo. La Sicilia che egli rappresenta \u00e8 del resto s\u00ec concretissima, ma pu\u00f2 essere anche sottoposta a una torsione mitizzante che la rende persino fiabesca, come accade soprattutto in Lunaria, ma anche in Retablo. In ogni caso, la sua Sicilia \u00e8, come dire?, una Sicilia-Sicilia, fedele alla propria identit\u00e0, ma al tempo stesso non<br>cessa di essere anche \u201caltro\u201d, di funzionare come una metafora ad alta densit\u00e0, dotata di una energica tensione generalizzante. Anche la Sicilia di Consolo, com\u2019era accaduto alla Lucania di Carlo Levi, si fa intensa rappresentazione del Sud del mondo e dei processi di modernizzazione che distruggono il mondo contadino: li vediamo all\u2019opera in Italia, ma anche in tante altre nazioni, soprattutto extraeuropee. Anche se ci parla di come i processi di modernizzazione stiano distruggendo molte civilt\u00e0, in Consolo non c\u2019\u00e8 mai un atteggiamento nostalgico, la facile retorica sui bei tempi andati. \u00c8 necessario ricordare, a questo proposito, come lo stesso plurilinguismo consoliano nasca dall\u2019intenzione di conservare, attraverso la letteratura, parole che rischiano di perdersi, e, attraverso le parole, le culture, i punti di vista sul mondo, i modi di vita che esse portano<br>in s\u00e9. Nella scrittura di Consolo vi \u00e8 insomma una grande preoccupazione antropologica, oltre che storica, coerentemente con la sua costante attenzione alla longue dur\u00e9e. Parlando della Sicilia Consolo ci racconta una storia drammatica, anche perch\u00e9 molte volte i cambiamenti sono parsi offrire delle possibilit\u00e0 di rinnovamento, di liberazione, che poi per\u00f2 sono andate perdute e hanno deluso. Al di qua e al di l\u00e0 della Storia, per Consolo la Sicilia \u00e8 per\u00f2 anche una densa metafora dell\u2019ambivalenza della vita. In fondo in Sicilia c\u2019\u00e8 tutto quello che si potrebbe desiderare per<br>essere felici: una cultura millenaria, con straordinari monumenti, dalla protostoria alla Magna Grecia, dalla romanit\u00e0 al Medioevo, al Barocco, al Liberty; una natura rigogliosa e varia; una cultura stratificata e ricchissima; anche, perch\u00e9 no?, una cucina tra le pi\u00f9 raffinate del mondo. Detto in due parole, la Sicilia potrebbe forse essere il migliore dei mondi possibili. Eppure per molti versi \u00e8 quasi il<br>contrario: \u00e8 un mondo tragicamente violento e corrotto, pieno di orrori, tanto da rendersi persino proverbiale, visto che nel mondo intero \u00e8 proprio una parola siciliana, mafia, a indicare tutte le forme<br>di criminalit\u00e0 organizzata. Rispetto alla rappresentazione dell\u2019ambivalenza della Sicilia, Retablo11 \u00e8 un testo esemplare: vi troviamo deliziosi incontri tra amici e nuove amicizie che nascono; ma al tempo stesso assistiamo alla rappresentazione di un orrore innominabile, senza fine. Si pensi, fra le altre, alla scena delle prostitute a cui per punizione viene tagliato il naso12. Una violenza atroce, quella delle mutilazioni come pena legale, che si praticava nel mondo passato, certo (e dunque\u2026 come idealizzarlo?): ma che continua ad accadere ancora oggi in non poche parti del mondo\u2026<br>La Sicilia appare dunque in Consolo come un luogo in cui vi \u00e8 tutto il male e tutto il bene, ed \u00e8 di conseguenza anche per questo un\u2019immagine della vita tutta, un luogo \u00abbellissimo e tremendo\u00bb, per<br>riprendere un\u2019espressione di Consolo stesso<em>13<\/em>. La Sicilia si fa insomma metafora della vita, della sua bellezza straordinaria e della sua terribile violenza, che convivono. D\u2019altro canto, Consolo non<br>cade mai in un vizio tipico dei letterati: quello di collocare tutto in \u00abun tempo senza tempo\u00bb, di parlare di ogni violenza e di ogni tristezza come di qualcosa di eterno, segno di un destino immodificabile e senza scampo. Non a caso del resto Consolo polemizza duramente con chi, come Tomasi di Lampedusa, pensa che la Storia sia inesorabilmente uguale a se stessa, che in essa \u00abcambia tutto\u00bb perch\u00e9 \u00abnon cambi niente\u00bb. Tutt\u2019al contrario, Consolo ci ricorda in continuazione che i cambiamenti sono storicamente determinati: e che quindi bisogna continuare a combattere per provare a cambiare. \u201cNon un paesaggio ma innumerevoli paesaggi\u201d: il mosaico Mediterraneo<br>Se la Sicilia funziona come chiave per la lettura del mondo tutto, questo avviene anche e proprio perch\u00e9 la Sicilia \u00e8 per Consolo una sorta di sintesi del Mediterraneo, cio\u00e8 di un\u2019area talmente ricca sul piano storico e culturale da poter valere come equivalente del mondo tutto: Perch\u00e9 \u00e8 da qui che vogliamo partire, per un nostro viaggio, per una nostra ricognizione della Sicilia, per inventarci, liberi come siamo da confini di geografia, da limiti d\u2019epoca storica o da barriere tematiche, un modo, tra infiniti altri, per conoscere quest\u2019isola al centro del Mediterraneo, questo luogo d\u2019incrocio d\u2019ogni<br>vento e assalto, d\u2019ogni dominio e d\u2019ogni civilizzazione.14 L\u2019ambiguit\u00e0 sintattica, che permette di interpretare sia la Sicilia sia il Mediterraneo come il \u201cluogo d\u2019incrocio d\u2019ogni vento e assalto, d\u2019ogni dominio e d\u2019ogni civilizzazione\u201d finisce per ribadire sul piano semantico la possibilit\u00e0 che la Sicilia sia una sorta di equivalente del Mediterraneo tutto, con le sue caratteristiche di molteplicit\u00e0 e, di pi\u00f9,<br>di totalit\u00e0. Gi\u00e0 i saggi contenuti in Di qua dal faro15 vanno del resto, fin dal titolo, in una direzione apertamente mediterranea. Il titolo infatti evoca polemicamente un modo di dire dei Borboni, che con l\u2019espressione \u00abDi l\u00e0 dal faro\u00bb designavano appunto la Sicilia, vista dal continente, e pi\u00f9 specificamente da Napoli, come la parte del loro regno collocata al di l\u00e0 del faro di Messina: una regione a cui guardavano evidentemente con sufficienza e distacco. La prospettiva opposta, quella \u00abdi qua dal faro\u00bb, implica invece uno sguardo partecipe, ma al tempo stesso, mentre sottolinea la<br>centralit\u00e0 della Sicilia, intende sottolineare proprio la necessaria apertura verso il Mediterraneo tutto: la Sicilia, dunque, come mondo \u201caltro\u201d, ma emblematico di un mondo pi\u00f9 vasto. Quanto ricco sia il<br>Mediterraneo di Consolo verr\u00e0 mostrato con ampiezza e profondit\u00e0 dai saggi qui raccolti. E voglio ricordare anche la recente uscita di un\u2019importante monografia di Ada Bellanova su La rappresentazione degli spazi nell\u2019opera di Vincenzo Consolo, un volume che indaga ampiamente la mediterraneit\u00e0 di Consolo16. La dimensione mediterranea dell\u2019opera di Consolo chiama in causa, come accennato poco sopra, un\u2019identit\u00e0 che va declinata su una profondit\u00e0 storica straordinaria, plurimillenaria, di longue dur\u00e9e. In questa chiave, la storia si fa antropologia, anche perch\u00e9 chiama in<br>causa gesti antichi, azioni che fondano le comunit\u00e0 umane: la raccolta e la produzione dei cibi, la produzione di oggetti, l\u2019acquisizione delle risorse, e, in generale, quelle che potremmo chiamare le azioni del lavoro umano. Non a caso, in Di qua dal faro si trovano tante \u201cstorie\u201d (straordinarie) che ci parlano direttamente di queste azioni, di questi gesti: si pensi alle ricostruzioni della storia dell\u2019estrazione dello zolfo, una grande vicenda economica e antropologica della storia italiana, o della pesca del tonno17. Certo il Mediterraneo \u00e8 uno spazio fortemente identitario. Ma si tratta di<br>un\u2019identit\u00e0 caratteristicamente plurale, perch\u00e9 composta da un mosaico complessissimo di tempi lingue culture etnie. Il Mediterraneo \u00e8 un piccolo mare, certo, ma che tocca in un piccolo spazio tre continenti, in un\u2019area segnata da una storia tanto antica da configurarsi per molti aspetti come la culla non di una, ma di molte civilt\u00e0. Ce lo ricordano, fra molte altre, le parole di uno dei pi\u00f9<br>grandi esperti di tutti i tempi della storia mediterranea, Fernand Braudel: Che cos\u2019\u00e8 il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civilt\u00e0, ma una serie di civilt\u00e0 accatastate le une sulle altre. Viaggiare nel Mediterraneo significa incontrare il mondo romano in Libano, la preistoria in Sardegna, le citt\u00e0<br>greche in Sicilia, la presenza araba in Spagna, l\u2019Islam turco in Iugoslavia. Significa profondare nell\u2019abisso di secoli, fino alle costruzioni megalitiche di Malta o alle piramidi d\u2019Egitto. Significa incontrare realt\u00e0 antichissime, ancora vive, a fianco dell\u2019ultramoderno: accanto a Venezia, nella sua falsa immobilit\u00e0, l\u2019imponente agglomerato industriale di Mestre; accanto alla barca del pescatore, che \u00e8 ancora quella di Ulisse, il peschereccio devastatore dei fondi marini o le enormi petroliere.<br>Significa immergersi nell\u2019arcaismo dei mondi insulari e nello stesso tempo stupire di fronte all\u2019estrema giovinezza di citt\u00e0 molto antiche, aperte a tutti i venti della cultura e del profitto, e che da secoli sorvegliano e consumano il mare.<em>18<\/em> Lettore attento di Braudel, con ogni evidenza anche Consolo colloca il Mediterraneo sotto il segno della pluralit\u00e0, che ritroviamo in tutti gli studi pi\u00f9 autorevoli sul mare nostrum. Mi verrebbe persino da dire che la stessa scrittura consoliana, cos\u00ec programmaticamente plurale, intende in qualche modo echeggiare proprio quella pluralit\u00e0.<br>Spazio millenario di intensi scambi e di ricchissima produzione culturale, nel Mediterraneo culture diversissime si sono mescolate, integrandosi prodigiosamente (si pensi alla civilt\u00e0 arabo-sicula, o a<br>un fenomeno linguistico come il sabir, la lingua franca dei porti del Mediterraneo, che mescola lingue romanze e lingue semitiche) o tragicamente scontrandosi e combattendosi. Le scritture di Consolo evocano continuamente lo spessore storico delle vicende che hanno attraversato il Mediterraneo, proiettandole in modo sistematico sull\u2019attualit\u00e0, e mostrando come la straordinaria ricchezza multilinguistica e multi-culturale del Mediterraneo possa costituire un punto di riferimento per l\u2019interpretazione della realt\u00e0 contemporanea e per l\u2019individuazione di strategie di integrazione.<br>La forza del riferimento all\u2019identit\u00e0 mediterranea sta anche nel fatto che lo spazio del Mediterraneo rende problematiche molte opposizioni che siamo soliti dare per scontate, a cominciare da quelle, insieme geografiche e metaforiche, di nord vs sud e est vs ovest. Ragionare in termini di mediterraneit\u00e0 significa cos\u00ec, di necessit\u00e0, fare sempre riferimento a un\u2019identit\u00e0 composita, che nega<br>ogni semplificazione identitaria: proprio quel tipo di semplificazione da cui derivano le elementari, forzatissime e opportunistiche narrazioni sovraniste e populiste. Per sua stessa costituzione,<br>proprio l\u2019identit\u00e0 mediterranea ci chiede continuamente di essere di nuovo decifrata, ci impone di non smettere mai di fare i conti con qualcosa che \u00e8 sempre stata problematica, e che, per sovrapprezzo, gli ultimi anni hanno, drammaticamente, reso ancora pi\u00f9 problematica e conflittuale. A questo proposito, \u00e8 difficile trovare parole pi\u00f9 esatte di quelle di un altro gigante degli studi mediterranei, Predrag Matvejevi\u0107: l\u2019Europa, il Magreb e il Levante; il giudaismo, il cristianesimo e l\u2019Islam; il Talmud, la Bibbia e il Corano; Gerusalemme, Atene e Roma; Alessandria, Costantinopoli,<br>Venezia; la dialettica greca, l\u2019arte, la democrazia; il diritto romano, il foro e la repubblica; la scienza araba; il Rinascimento in Italia, la Spagna delle varie epoche, celebri e atroci; gli Slavi del sud sull\u2019Adriatico e molte altre cose ancora. Qui popoli e razze per secoli hanno continuato a mescolarsi, fondersi e contrapporsi gli uni negli altri, come forse in nessuna ragione di questo pianeta. Si<br>esagera evidenziando le loro convergenze e somiglianze, e trascurando invece i loro antagonismi e le differenze.<em>19<\/em> Fra conflitto e integrazione, appunto, come nel nostro titolo. Parlare di Mediterraneo, non a caso, significa cos\u00ec anche denunciare la violenza che in questo spazio \u00e8 stata e continua a essere esercitata. Ce lo ricorda ancora Braudel, in un passo che Consolo ha non a caso citato pi\u00f9 di una volta: \u201cIn tutto il Mediterraneo l\u2019uomo \u00e8 cacciato, rinchiuso, venduto, torturato, e vi conosce tutte le miserie, gli orrori e le santit\u00e0 degli universi concentrazionari\u201d20. Consolo \u00e8 stato, non per caso, uno dei pi\u00f9 lucidi e tempestivi nel cogliere le nuove direzioni della violenza nel Mediterraneo, a cominciare da quella esercitata sui migranti, su cui torneremo fra pochissimo. Pochi come lui hanno capito subito, fin dagli anni Ottanta, che Il Mediterraneo oggi, forse per la prima volta nella propria storia millenaria vede intaccato il mito che costantemente lo ha accompagnato, quello della culla delle culture, delle civilt\u00e0, delle tre grandi religioni monoteistiche, per vederlo sostituire da un mito sommario, cumulativo, a grappolo, quasi, ed \u00e8 quello che presenta il Mediterraneo come un mare pericoloso <em>21<\/em> La vibrata, lucida polemica di Andrea Gialloreto, Sre\u0107ko Juri\u0161i\u0107, Eliana Moscarda Mirkovi\u0107 ci riporta, dolorosamente, a un contesto odierno dove purtroppo il confitto sembra prevalere sull\u2019integrazione. Non sono pochi gli scenari in cui il peggioramento e il degrado sono<br>tragicamente evidenti, \u00e8 fin troppo facile ricordarli: a cominciare dalla Siria, per proseguire con l\u2019Algeria, la Libia, l\u2019Egitto. Caterina Consolo ricordava con rimpianto gli anni in cui lei e Vincenzo potevano viaggiare da soli in vari paesi del Magreb, semplicemente noleggiando una macchina e girando in tutta tranquillit\u00e0. Difficile immaginare oggi qualcosa di simile. Certo, il degrado dell\u2019oggi<br>rimanda a tanti altri momenti e luoghi in cui sono prevalse la violenza e la conflittualit\u00e0. A questo proposito, \u00e8 opportuno ricordare che la tesi di laurea in Giurisprudenza di Consolo, discussa il 18 giugno 1960, si intitolava La crisi attuale dei diritti delle persone <em>22<\/em>. Una volta di pi\u00f9, la prospettiva consoliana si mostra acutissima, sempre lucida davanti alla realt\u00e0 presente. Per vari aspetti risulta impressionante, per la sua tempestivit\u00e0, l\u2019insistenza di Consolo nel segnalare il dramma dei migranti africani e la frequenza delle tragedie in mare legate ai loro flussi attraverso il Mediterraneo, fin dagli anni Ottanta: si pensi a un racconto come il Memoriale di Basilio Archita <em>23<\/em>, scritto addirittura nel 1984, una data incredibilmente precoce. Gi\u00e0 allora, Consolo intuiva quanto Ian Chambers oggi pu\u00f2 affermare senza incertezze: Il migrante moderno \u00e8 colui che pi\u00f9 intensamente delinea questa costellazione [attuale dell\u2019ordine planetario]. Sospeso nell\u2019intersecarsi di un\u2019espropriazione<br>economica, politica e culturale, \u00e8 colui\/colei che porta le frontiere dentro di s\u00e9. [\u2026] Il\/la migrante non \u00e8 puramente un sintomo storico della modernit\u00e0; piuttosto \u00e8 l\u2019interrogazione condensata dell\u2019identit\u00e0 vera e propria del soggetto politico moderno.<em>24<\/em> Va aggiunto peraltro che Consolo ha dato anche costante attenzione alla pluri-direzionalit\u00e0 e periodicit\u00e0 dei flussi migratori. Si pensi, in particolare, ai suoi ripetuti riferimenti all\u2019emigrazione dei siciliani in Tunisia: ancora oggi un quartiere di Tunisi si chiama \u201cPetite Sicile\u201d. Proprio in Tunisia emigra, fra gli altri, il protagonista Petro Marano al termine di Nottetempo, casa per casa25. Vi proporr\u00f2 ora, per avviarmi al termine del mio percorso, un esempio molto caratteristico della capacit\u00e0 di Consolo di leggere lucidamente, criticamente la realt\u00e0, e insieme per\u00f2 di fondere la lettura del presente con la possibilit\u00e0 di attribuirgli, tramite la tensione espressiva e la forza mitizzante della letteratura, una pi\u00f9 ampia dimensione simbolica: cos\u00ec da far convivere metafora e storia, sperimentazione e tensione etica, poesia e politica, in una miscela che non smette di essere rarissima. Certo, oggi abbiamo tutti<br>presente ci\u00f2 che sta succedendo in Europa e nel mondo: dove migliaia, centinaia di migliaia, milioni di persone migrano, si spostano e spesso muoiono nel tentativo di emigrare. Moltissimi, lo sappiamo, soccombono tragicamente nel canale di Sicilia e al largo delle coste dell\u2019Egeo, uccisi \u201cdall\u2019acqua\u201d. In tempi molto lontani Consolo ha cominciato a cogliere questo movimento che oggi \u00e8 sotto gli occhi di tutti e che ha preso proporzioni cos\u00ec ampie da diventare uno degli argomenti centrali in discussione nell\u2019agenda politica dell\u2019Unione Europea. Se ne parla tutti i giorni, e ci si scontra su questo: i muri, le quote, i soldi alla Turchia e i ricatti di Erdogan, gli imbarazzi politici<br>della Merkel e di Macron, le polemiche di Salvini e di Meloni. Come abbiamo visto, Consolo ha capito prestissimo la rilevanza del fenomeno. \u00c8 chiaro: egli guarda al presente, alla storia, al Meridione nostro e al Meridione del mondo, cogliendo il suo e nostro presente con rara tempestivit\u00e0 e profondit\u00e0, prima di tanti altri. Ma se consideriamo questa sua percezione da un altro lato, ci<br>accorgeremo che, ben da molto prima, Consolo d\u00e0 corpo anche a un\u2019ossessione letteraria, ben pi\u00f9 antica, che lo rincorre fin dai primissimi racconti (si veda Un sacco di magnolie, 195726) e poi<br>ricorrer\u00e0 per tutta la sua carriera di scrittore: l\u2019immagine del morto in acqua e \u201cper acqua\u201d. Ben prima che le migrazioni nel Mediterraneo diventassero cronaca quotidiana, Consolo riprende infatti pi\u00f9 e pi\u00f9 volte l\u2019immagine della Death by water della Waste Land di Thomas Stearns Eliot, sezione IV, con la figura di Phlebas il fenicio, morto nell\u2019affondamento della sua nave. La forza mitizzante di lungo<br>periodo della letteratura diventa cos\u00ec a sua volta uno strumento privilegiato per cogliere la realt\u00e0 presente. Una volta di pi\u00f9, metafora e storia si incontrano: cos\u00ec che l\u2019ossessione letteraria fa tutt\u2019uno con la profondit\u00e0 e la lucidit\u00e0 nello scandaglio del reale. La grandezza di Consolo sta anche qui.<br>I saggi raccolti nel presente volume concentrano l\u2019attenzione su un amplissimo ventaglio tematico relativo all\u2019emergere, in molteplici forme, delle questioni mediterranee in tutta l\u2019opera di Consolo, sia<br>nelle opere propriamente letterarie, sia nelle prose saggistiche e giornalistiche. Ma \u00e8 noto che uno dei tratti caratteristici della scrittura di Consolo sta anche nel rimescolare generi e stili. La ricchezza<br>della proposta interpretativa qui proposta vuole rispondere anche e proprio sia alla pluralit\u00e0 cos\u00ec caratteristica della dimensione mediterranea, sia alla pluralit\u00e0 che caratterizza costitutivamente la<br>scrittura di Consolo, e anche, pi\u00f9 largamente, la sua fisionomia intellettuale e umana. In pochi rapidi cenni, ricorder\u00f2 ora che Dominique Budor (Universit\u00e9 Sorbonne Nouvelle), con \u201cGli inverni della storia\u201d e le patrie immaginarie, approfondisce il ruolo dell\u2019immagine di Milano, \u201cpatria immaginaria\u201d, da un lato, e della Francia da un altro. Sebastiano Burgaretta, con L\u2019illusione di Consolo tra metafora e realt\u00e0, mette a fuoco soprattutto la produzione saggistica di Consolo dedicata alla Sicilia (includendovi anche un testo peculiare per genere e per tono come La Sicilia passeggiata), nell\u2019ottica privilegiata del discorso sul Mediterraneo di cui la Sicilia \u00e8 centro e crocevia. Miguel \u00c1ngel Cuevas (Universidad de Sevilla), in Della natura equorea dello Scill\u2019e Cariddi: testimonianze consoliane inedite su Stefano D\u2019Arrigo, ripercorre il rapporto profondo e per certi aspetti portante fra Consolo e l\u2019autore di Hocynus Orca, indagandone diramazioni letterarie e linguistiche. Rosalba Galvagno (Universit\u00e0 degli Sudi di Catania), con Il \u00abmondo delle meraviglie e del contrasto\u00bb. Il Mediterraneo di Vincenzo Consolo, delinea un denso e intenso ritratto del Mediterraneo consoliano, che diventa una chiave privilegiata per delineare \u201cil destino, cio\u00e8 il senso\u201d della sua scrittura. Salvatore Maira, in Parole allo specchio, ci regala un intenso, vivo ricordo, legato soprattutto alla scrittura condivisa della sceneggiatura cinematografica derivata da Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio: vicenda che diventa la specola per guardare a Consolo da un punto di vista originale. Nicol\u00f2 Messina (Universitat de Val\u00e8ncia) costruisce un\u2019attenta Cartografia delle migrazioni in Consolo: una questione cruciale, come abbiamo visto, che Messina indaga a partire da un censimento pressoch\u00e9 completo delle occorrenze della parola Mediterraneo e dei suoi derivati. Facendo perno sull\u2019antitesi fra conflitto e integrazione, Messina mette a fuoco appunto \u201cl\u2019idea di un\u2019identit\u00e0 del Mediterraneo, esaltata proprio dalle migrazioni e dai suoi attori\u201d27. Daragh O\u2019Connell (University College Cork), in La notte della ragione:<br>Nottetempo, casa per casa fra poetica e politica, studia nel dettaglio, nella chiave qui proposta, il ruolo del secondo romanzo storico consoliano, strategico anche perch\u00e9, come ebbe a dire l\u2019autore, nato da \u201cun sentimento nuovo di responsabilit\u00e0 all\u2019indomani del vuoto lasciato da Sciascia nel panorama della letteratura europea e italiana\u201d28. Marina Paino (Universit\u00e0 degli Sudi di Catania), in La scrittura e l\u2019isola, indaga in profondit\u00e0 soprattutto le relazioni fra la scrittura di Consolo, \u201ci miti mediterranei del nostos e dell\u2019isola\u201d e \u201cla scrittura o meglio gli autori siciliani\u201d29. Carla Riccardi (Universit\u00e0 degli Studi di Pavia), con Da Lunaria a Pantalica: fuga e ritorno alla storia?, costruisce un denso percorso fra alcune opere consoliane, lette come una \u201cricerca su come afferrare la realt\u00e0, la storia con tutta la strumentazione che si vale di parole\u201d30, in una fascinosa variet\u00e0 di generi e stili. Irene Romera Pintor (Universitat de Val\u00e8ncia), in All\u2019ombra di Vincenzo Consolo: esperienze a confronto, rende conto felicemente delle molte sfide poste dalla traduzione in spagnolo di<br>Consolo, nella consapevolezza dell\u2019importanza delle traduzioni per comunicare al pubblico del presente e del futuro l\u2019\u201cimmensa ricchezza culturale, linguistica e umana\u201d31 della Sicilia, e del mondo, che lo scrittore santagatese ha voluto trasmettere. Corrado Stajano, con Un grande amico, ci offre un lucido e insieme toccante ricordo delle tappe cruciali di una grande, profonda, amicizia, durata tutta una vita, nelle sue complesse vicissitudini. Infine Giuseppe Traina (Universit\u00e0 degli Sudi di Catania), in Per un Consolo arabomediterraneo, interpreta in modo articolato e persuasivo i diversi<br>modi, fra loro intrecciati, in cui Consolo ci parla della presenza araba: quello \u201cmemoriale, di marca geografico-artistica\u201d32; quello storico-sociologico; quello pi\u00f9 marcatamente letterario; quello politico. Per finire, il quadro che emerge ci mostra, se ce ne fosse stato ancora bisogno, fino a che punto la scrittura di Consolo continui a interrogare il nostro presente. Nei suoi testi balena del resto, con grande forza, una percezione della Storia molto vicina a quella di un altro autore a lui molto caro, Walter Benjamin: \u201cLa storia \u00e8 oggetto di una costruzione il cui luogo non \u00e8 il tempo omogeneo e vuoto, ma quello pieno di \u00abattualit\u00e0\u00bb\u201d33. Che scriva romanzi storico-metaforici, testi dalla problematica identit\u00e0 di genere (come Lunaria o L\u2019olivo e l\u2019olivastro), saggi o articoli di quotidiano, Consolo continua comunque a mettere in questione il nostro presente, e a ricordarci che la Storia \u00e8 sempre adesso.<br><br><em>Ringraziamenti<br>Grazie all\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano, che ha ospitato il<br>Convegno, e concesso i fondi di ricerca che hanno consentito la<br>pubblicazione del presente volume. Grazie al Rettore Elio Franzini,<br>ai colleghi Paola Catenaccio e Dino Gavinelli, che sono intervenuti<br>all\u2019apertura del Convegno. Un ringraziamento speciale all\u2019amico<br>Stefano Raimondi, che ha voluto con forza la collana in cui il volume<br>esce, e a Francesca Adamo, che con la consueta perizia ne ha<br>curato la redazione. Grazie di cuore a tutti i relatori, e anche ai non<br>pochi colleghi che avrebbero voluto partecipare al Convegno: non<br>era possibile invitare tutti, ma anche il desiderio di esserci \u00e8 una<br>bella testimonianza dell\u2019ammirazione e della passione che<br>circondano Consolo, in Sicilia, a Milano, e in molti altri paesi.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<ul>\n<li><em>Universit\u00e0 degli Studi di Milano<br>1 C. SEGRE, Un profilo di Vincenzo Consolo, in V. CONSOLO, L\u2019opera completa,<br>a cura e con un saggio introduttivo di G. Turchetta e uno scritto di C. Segre,<br>Mondadori, Milano 2015, p. XI.<br>2 V. Consolo, Reading and writing the Mediterranean. Essays by Vincenzo<br>Consolo, a cura di N. Bouchard e M. Lollini, University of Toronto Press,<br>Toronto-Buffalo-London 2006.<br>3 V. Consolo, Di qua dal faro, Milano, Mondadori, 1999; ora in Id., L\u2019opera<br>completa, cit., pp. 977-1260.<br>4 V. Consolo, Esercizi di cronaca, a cura di S. Grassia, Prefazione di S.S.<br>Nigro, Sellerio, Palermo 2013.<br>5 Di cui possiamo leggere il lucido e appassionato racconto in V. Nistic\u00f2,<br>Accadeva in Sicilia. Gli anni ruggenti dell\u2019\u00abOra\u00bb di Palermo, Sellerio, Palermo<br>2001.<br>6 V. Consolo, Cosa loro, a cura di N. Messina, Bompiani, Milano 2017.<br>7 Bibliografia, Opere di Vincenzo Consolo, in V. Consolo, L\u2019opera completa,<br>cit., pp. 1481-1517.<br>8 La ferita dell\u2019aprile, Milano, Mondadori, 1963; poi Torino, Einaudi, 19772; poi<br>Milano, Mondadori 19893 (con introduzione di G. C. Ferretti); ora in Consolo,<br>V., L\u2019opera completa, cit., pp. 3-122.<br>9 In particolare nel 1988-1989, quando Consolo venne sollecitato a candidarsi<br>come indipendente nelle liste del PCI per le elezioni europee da Aurelio<br>Grimaldi prima, e poi dallo stesso Segretario del Partito Achille Occhetto; cfr.<br>G. Turchetta, Cronologia, in V. Consolo, L\u2019opera completa, cit., p. CXXXIII.<br>10 V. Consolo, Comiso, in Le pietre di Pantalica, Milano, Mondadori, 1988;<br>19902 (a cura e con introduzione di G. Turchetta, G.); ora in V. CONSOLO,<br>L\u2019opera completa, cit., p. 632.<br>11 V. Consolo, Retablo, Palermo, Sellerio, 1987; ora a in V. CONSOLO, L\u2019opera<br>completa, cit., pp. 365-475.<br>12 Ivi, p. 400.<br>13 V. Consolo, Viaggio in Sicilia, in Id., Di qua dal faro, Milano, Mondadori,<br>1999; poi in Id., L\u2019opera completa, cit., p. 1224.<br>14 V. Consolo, La Sicilia passeggiata, ERI, Torino, 1991; poi con Prefazione di<br>G. Turchetta, Mimesis, Sesto San Giovanni (MI) 2021, p. 18.<br>15 Id. Di qua dal faro, Milano, Mondadori, 1999; ora in V. CONSOLO, L\u2019opera<br>completa, cit., pp. 987-1260.<br>16 A. Bellanova, Un eccezionale Baedeker. La rappresentazione degli spazi<br>nell\u2019opera di Vincenzo Consolo, Mimesis, Sesto San Giovanni (MI) 2021.<br>17 Un uomo di alta dignit\u00e0, Introduzione a \u2018Nfernu veru. Uomini &amp; immagini dei<br>paesi dello zolfo, a cura di A. Grimaldi, Edizioni Lavoro, Roma 1985, pp. 9-<br>32, poi col titolo Uomini e paesi dello zolfo, in Di qua dal faro, cit., pp. 981-<br>1006; La pesca del tonno in Sicilia, in La pesca del tonno in Sicilia, con saggi<br>di R. Lentini, F. Terranova ed E. Guggino; schede di S. Scim\u00e8; glossario di M.<br>Giacomarra, Sellerio, Palermo 1986, pp. 13-30; poi in Di qua dal faro, cit., pp.<br>1007-1039.<br>18 F. Braudel, Il Mediterraneo. Lo spazio, la storia, gli uomini, le tradizioni<br>(1985), trad. it. di E. De Angeli, Bompiani, Milano 1987, 20193, pp. 5-6.<br>19 P. Matvejevi\u0107, Breviario mediterraneo (1987), trad. ital. di S. Ferrari,<br>Garzanti, Milano 1991, 20062, pp. 18-19.<br>20 F. Braudel, Civilt\u00e0 e Imperi del Mediterraneo nell\u2019et\u00e0 di Filippo II (1949), trad.<br>it. di C. Pischedda, Einaudi, Torino 1976, vol. I, pp. 921-922.<br>21 A. Gialloreto, S. Juri\u0161i\u0107, E. Moscarda Mirkovi\u0107, Introduzione, in Oceano<br>Mediterraneo. Naufragi, esili, derive, approdi, migrazione e isole lungo le rotte<br>mediterranee della letteratura italiana, a cura di Id., Franco Cesati, Firenze<br>2020, p. 9.<br>22 Per ulteriori dettagli si veda G. Turchetta, Cronologia, in V. Consolo, L\u2019opera<br>completa, cit., p. CV.<br>23 Uscito per la prima volta con il titolo Il capitano ordin\u00f2 \u201cbuttateli agli squali\u201d,<br>\u00abL\u2019Espresso\u00bb, 3 giugno 1984, pp. 55-64, venne poi inserito con il titolo<br>Memoriale di Basilio Archita in Le pietre di Pantalica, cit., pp. 639-646. Per<br>ulteriori dettagli si veda G. Turchetta, Note e notizie sui testi, in V. Consolo,<br>L\u2019opera completa, cit., pp. 1371-1372 e 1383.<br>24 I. Chambers, Mediterranean Crossings. The Politics of an Interrupted<br>Modernity (2007), trad. ital. di S. Marinelli, Le molte voci del Mediterraneo,<br>Raffaello Cortina Editore, Milano 2007, p. 7.<br>25 V. Consolo, Nottetempo, casa per casa, Milano, Mondadori, 1992; ora in V.<br>CONSOLO, L\u2019opera completa, cit., p. 755.<br>26 Ora in V. Consolo, La mia isola \u00e8 Las Vegas, a cura di N. Messina,<br>Mondadori, Milano 2012, pp. 7-10.<br>27 Cfr. infra, p. 109.<br>28 Cfr. infra, p. 134.<br>29 Cfr. infra, p. 156.<br>30 Cfr. infra, p. 167.<br>31 Cfr. infra, p. 197.<br>32 Cfr. infra, p. 209.<br>33 W. Benjamin, Tesi di filosofia della Storia (1940), Tesi n. 14, in Id., Angelus<br>Novus. Saggi e frammenti (1955), trad. e introduzione di R. Solmi, Einaudi,<br>Torino, 1962, 19813, p. 83<\/em>.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/i__id12353_mw600__1x.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"900\" src=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/i__id12353_mw600__1x.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3209\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/i__id12353_mw600__1x.jpg 600w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/i__id12353_mw600__1x-200x300.jpg 200w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gianni Turchetta*Introduzione<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1,121,144,4],"tags":[1766,852,1770,336,632,318,23,77,44,466,1768,1382,585,1155,996,17,493,25,208,1047,35,119,954,19,32,636,145,881,1383,116,64,260,20,1726,110,1767,583,637,584,459,642,196,29,1771,203,1769,709,633,1772,1361,627,635,1164,18,616],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3208"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3208"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3208\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3213,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3208\/revisions\/3213"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3208"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3208"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3208"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}