{"id":3204,"date":"2021-06-27T11:57:00","date_gmt":"2021-06-27T11:57:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3204"},"modified":"2023-09-12T13:21:47","modified_gmt":"2023-09-12T13:21:47","slug":"leggere-e-scrivere-il-mediterraneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3204","title":{"rendered":"LEGGERE E SCRIVERE IL MEDITERRANEO"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/245750973_10225611049973292_6274987258596655353_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"684\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/245750973_10225611049973292_6274987258596655353_n-1024x684.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3205\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/245750973_10225611049973292_6274987258596655353_n-1024x684.jpg 1024w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/245750973_10225611049973292_6274987258596655353_n-300x200.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/245750973_10225611049973292_6274987258596655353_n-768x513.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/245750973_10225611049973292_6274987258596655353_n-1536x1026.jpg 1536w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/245750973_10225611049973292_6274987258596655353_n.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p><br>di Ada Bellanova<br>   Fornire una definizione del Mediterraneo non \u00e8 un compito semplice. Mare \u2013 e contesto \u2013 in perenne trasformazione, come dimostra la sua storia ecologica, esso resiste ad ogni generalizzazione1 . Si pu\u00f2 certamente tentare la strada della determinazione strettamente geografica ma si deve riconoscere che a poco serve dire che si tratta di un mare semichiuso su cui si affacciano vari popoli, diversi tra loro eppure simili per la loro posizione e per la condivisione di problemi e risorse. Si deve poi ammettere che il cosiddetto ecosistema mediterraneo ha subito trasformazioni profonde nel corso dei millenni: eliminazione di boschi e foreste, aumento della popolazione, sfruttamento delle risorse, mutamenti climatici, cambiamenti di fauna e flora2 . Le trasformazioni, tra l\u2019altro, contraddistinguono anche la storia della rappresentazione. L\u2019idealizzazione del passato classico che ha sedotto innumerevoli viaggiatori non esiste pi\u00f9 e il Mediterraneo si rivela contesto dalle molte facce, non facilmente assimilabile al solo mondo europeo o occidentale3 . Perci\u00f2, come tentare una definizione? Cos\u2019\u00e8 veramente mediterraneo? Se la politica europea contemporanea ha ridotto la questione al problema della frontiera, al rischio di nuove invasioni barbariche4 , ragion per cui il mare \u00e8 diventato spazio delle indesiderate migra-<br><em>1 La complessit\u00e0 del Mediterraneo \u00e8 centrale nei recenti studi di Mediterranean ecocriticism. Si veda a proposito S. Iovino, Introduction: Mediterranean ecocriticism, or a Blueprint for Cultural Amphibians, in \u201cEcozon@\u201d, 4.2, 2013, pp. 1-14, in particolare a p. 4. 2 Ibidem. La Iovino propone il caso dell\u2019importazione di tutta una serie di piante e prodotti nel regno della vitis vinifera e dell\u2019olea europaea, con conseguente profondissime sulla<\/em><em> <\/em><em>cosiddetta dieta mediterranea (si pensi a pomodoro, riso, caff\u00e8 ecc.). 3 Ivi, p. 5. 4 Si veda a proposito il saggio di C. Resta, Geofilosofia del Mediterraneo, Mesogea, Messina 2012. Sul Mediterraneo come confine,<\/em> <em>frontiera anche A. Le-<\/em><br>zioni di masse di disperati, tra cui possono nascondersi pericolosi attentatori, e luogo di inevitabile sepoltura, un vero cimitero, di quanti non arrivano a compiere la traversata a bordo di gommoni e imbarcazioni di fortuna, gli intellettuali hanno mantenuto il Mediterraneo al centro di un vivace dibattito culturale. Dibattito che prova a mettere in discussione gli stereotipi. Rischiose sono infatti le immagini rassicuranti dell\u2019idillio naturalistico e della civilt\u00e0 dell\u2019accoglienza da una parte oppure, all\u2019estremo opposto, quelle fosche della violenza e della sopraffazione. Da una parte il paradiso turistico a buon mercato, le spiagge seducenti, l\u2019esotismo della porta accanto, dall\u2019altra quello della mafia, dell\u2019estorsione, della corruzione delle classi dirigenti, della mancanza di sicurezza, dell\u2019estremismo. L\u2019una e l\u2019altra immagine non sono che la faccia legale e quella illegale dell\u2019inserimento subalterno del Sud nel mondo dello sviluppo, ai suoi margini, \u201claddove i modelli seducenti proposti dalle capitali del Nord-ovest si decompongono fino a diventare deformi\u201d5 . Tali riduttive determinazioni trascurano la reale complessit\u00e0 del Mediterraneo, che, non a caso, Braudel tenta di definire nel segno della molteplicit\u00e0 e con l\u2019espressione \u201ccrocevia eteroclito\u201d6 . Questo spazio, quindi, non consiste soltanto in una teoria di paesaggi, addirittura non lo si pu\u00f2 dire neppure mare unico, perch\u00e9 esso \u00e8 piuttosto un insieme di mari. Nemmeno si esaurisce nell\u2019elenco di tanti popoli diversi perch\u00e9 essi sono entrati spesso in relazione, avvicendandosi su uno stesso spazio o su spazi confinanti, si sono mescolati, hanno plasmato il territorio, anche come spazio dell\u2019immaginazione, e continuano a farlo, rendendo impossibile una reductio ad unum. Ragion per cui Matvejevic pu\u00f2 affermare che non esiste una sola cultura mediterranea, ma ce ne sono invece molte, caratterizzate da tratti simili e da differenze, mai assoluti o costanti7 .<br>\u00a0<em>ogrande, La frontiera, Feltrinelli, Milano 2017, che indaga sulla condizione dei migranti. 5 F. Cassano, Il pensiero meridiano, Laterza, Bari 1996, pp. 3-4. 6 F. Braudel, Mediterraneo, in Id. (a cura di), Il Mediterraneo. Lo spazio la storia gli uomini le tradizioni, trad. it. di E. De Angeli, Bompiani, Milano 1987, pp. 7-8. 7 P. Matvejevic, Il Mediterraneo e l\u2019Europa, Garzanti, Milano 1998, p. 31. Si veda anche Id., Quale Mediterraneo, quale Europa?, in F. Cassano, D. Zolo (a cura di), L\u2019alternativa mediterranea, Feltrinelli Milano, 2007, p. 436<\/em><em>:<\/em><br>\u00a0L\u2019incontro ha sempre comportato delle criticit\u00e0, in primis una diffusa e pressoch\u00e9 costante conflittualit\u00e08 : come scrive Braudel, \u201cin tutto il Mediterraneo l\u2019uomo \u00e8 cacciato, rinchiuso, venduto, torturato\u201d9 . Ma il contesto mediterraneo non si configura solo come spazio di guerra: nei secoli le civilt\u00e0 dominanti non hanno potuto cancellare del tutto quelle sottomesse; si sono sempre attivati meccanismi di contaminazione, dialogo, stratificazione. Allora forse la sua \u201cessenza profonda\u201d10 sta nell\u2019esempio che esso pu\u00f2 offrire della convivenza tra culture differenti. Solo tale approccio all\u2019alterit\u00e0 pu\u00f2 permettere al Mediterraneo, \u201cmare tra le terre\u201d, di essere non confine, limite, ma luogo di relazione e di incontro11. Il problema \u00e8 anche di politica europea, o dovrebbe esserlo, non solo per il timore della violazione da parte dei migranti. Il legame tra Europa e Mediterraneo infatti esiste, sebbene venga sistematicamente messo in ombra dalla prevalente prospettiva mitteleuropea, ritenuta vincente dal punto di vista economico12. Considerare la \u201cvia\u201d mediterranea significa, secondo Franco Cassano, valorizzare le differenze, la variet\u00e0 che l\u2019ossessione di uno sviluppo a tutti i costi nega. Significa porsi il problema della gestione degli spazi, laddove gli spazi ospitano un patrimonio \u201cverticale\u201d, incredibilmente stratificato, e quello della cura dell\u2019ambiente e del paesaggio, impedendo che questi siano solo preda dell\u2019abusivismo selvaggio. Significa affrontare la questione dello scambio e della convivenza tra vecchi e nuovi abitanti. Ci\u00f2 va fatto, ed \u00e8 un\u2019opportunit\u00e0, non solo per \u201ccustodire forme d\u2019esistenza diverse da quella dominante\u201d ma anche per \u201ctutelare la stessa modernit\u00e0 dal suo avvolgimento in una spirale senza ritorno\u201d<br><em>13<\/em><em>. <\/em><em>\u201cl\u2019insieme mediterraneo \u00e8 composto da molti sottoinsiemi che sfidano o rifiutano le idee unificatrici\u201d. 8 P. Matvejevic, Mediterraneo. Un nuovo breviario, trad. it.di S. Ferrari, Garzanti, Milano 1993, p. 19. 9 F. Braudel, Civilt\u00e0 e imperi del Mediterraneo nell\u2019et\u00e0 di Filippo II, trad. it. di C. Pischedda, Einaudi, Torino 1976, pp. 921-922. 10 Id., Mediterraneo, cit., p. 9. 11 Ancora Braudel a proposito della definizione del Mediterraneo come grande strada per trasportare uomini e merci (Id., Storia, misura del mondo, cit. p. 105). 12 F. Cassano, Tre modi di vedere il Sud, Il Mulino, Bologna 2009, pp. 20-24. 13 Id., Il pensiero meridiano, cit., p. 7. Ma si veda anche Id., Paeninsula: l\u2019Italia da ritrovare, Laterza, Roma 1998, pp. 10-11<\/em><em>.<\/em><br><br><em>1. Lo spazio mediterraneo per Consolo<br><\/em><br>La scelta di Norma Bouchard e Massimo Lollini di seguire il criterio della mediterraneit\u00e0 nell\u2019antologia del 200614 riflette la centralit\u00e0 dell\u2019interesse di Consolo per la \u201clettura e la scrittura\u201d dello spazio mediterraneo15. Andando oltre gli stereotipi, la linea interpretativa e rappresentativa dell\u2019autore evidenzia tormento e ricchezza di un contesto complesso, che rifugge qualunque generalizzazione. Parlare della questione e dello spazio mediterraneo significa per Consolo parlare del Sud e, in particolare, della Sicilia. La riflessione sulla complessit\u00e0 del Mediterraneo si innesta dunque sulle considerazioni a proposito della variet\u00e0 e della molteplicit\u00e0 che caratterizzano la storia, l\u2019ambiente, il patrimonio siciliani. Estremamente significativo appare nell\u2019isola il flusso incessante di energie umane e culturali16, che hanno condizionato e condizionano il paesaggio, accostando e sovrapponendo pi\u00f9 identit\u00e017. Allo stesso modo l\u2019intero Mediterraneo \u00e8 amalgama, crocevia di popoli differenti, non solo territorio della conflittualit\u00e0 ma anche patrimonio ricchissimo, possibilit\u00e0 della relazione e dello scambio18: s\u00ec scenario di devastazione, dove la tecnologia ha perso la sua funzione antropologica e ha generato mostri che distruggono le antiche citt\u00e0, trasformandole in<br>\u00a0<em>14 V. Consolo, Reading and Writing the Mediterranean, a cura di N. Bouchard e M. Lollini, University of Toronto Press, Toronto-Buffalo-London 2006). Si veda il chiarimento nel saggio introduttivo: N. Bouchard, M. Lollini, Introduction: Vincenzo Consolo and His Mediterranean Paradigm, pp. 3-48, a p. 14. Sull\u2019interesse di Consolo per il Mediterraneo si veda anche N. Bouchard, Vincenzo Consolo\u2019s Mediterranean Journeys: From Sicily to the Global South(s), cit. 15 Sul tema anche l\u2019antologia postuma, V. Consolo, Mediterraneo. Viaggiatori e migranti, Edizioni dell\u2019Asino, Roma 2016. 16 C. Gallo, Cultural crossovers in the Sicily of Vincenzo Consolo, in \u201cUS-China Foreign Language\u201d, gennaio 2016, vol. 14, n.1, pp. 49-56. 17 Emblematico Uomini e paesi dello zolfo, in Di qua dal faro, pp. 981-982: \u201cOra qui, per inciso, vogliamo notare che la storia, la storia siciliana, abbia come voluto imitare la natura: un\u2019infinit\u00e0, un campionario di razze, di civilt\u00e0, sono passate per l\u2019isola senza mai trovare tra loro amalgama, fusione, composizione, ma lasciando ognuna i suoi segni\u201d. 18 Tale visione \u00e8 centrale anche nella riflessione di F. Cassano (i gi\u00e0 citati Paeninsula, Il pensiero meridiano, Tre modi di vedere il Sud). Non a caso la scrittura di Consolo e quella di Cassano affiancate espongono il punto di vista italiano per \u201cRappresentare il Mediterraneo\u201d, collana Mesogea (V. Consolo, F. Cassano, Rappresentare il Mediterraneo, cit.)<\/em><em>.<\/em><br>moderne metropoli, luoghi di intolleranza politica, religiosa e razziale, ma allo stesso tempo archivio di eredit\u00e0 preziose19. Dunque olivastro e olivo insieme. Ed \u00e8 per tutelare \u2018l\u2019olivo\u2019 che Consolo procede in direzione di un ripensamento dei consolidati effetti della globalizzazione20. L\u2019imposizione dell\u2019economia ritenuta vincente e l\u2019emarginazione dei vari sistemi tradizionali producono inevitabilmente l\u2019aberrante negazione della molteplicit\u00e0 che caratterizza l\u2019identit\u00e0 mediterranea e la rottura degli utili equilibri preesistenti. L\u2019autore dunque riflette sulla gestione degli spazi e della cultura e legge il fenomeno migratorio non come superamento di un limite ma come occasione di scambio che trasforma e vivifica. Nell\u2019ottica di un recupero delle tradizioni e della molteplicit\u00e0 a rischio vanno guardate le scelte linguistiche che recuperano frammenti della Sicilia greca, bizantina, araba, normanna, ovvero le impronte delle lingue parlate un tempo nel Mediterraneo. L\u2019imperativo della salvezza di linguaggi e dialetti dall\u2019oblio si traduce in un plurilinguismo in cui non ci sono parole inventate ma parole scoperte e riscoperte, in un\u2019operazione di riscatto della memoria e, quindi, di ricerca delle radici, dell\u2019identit\u00e021. Se la rappresentazione del Mediterraneo risulta ambivalente, anche Ulisse, l\u2019eroe mediterraneo per eccellenza, ha una natura duplice. Il personaggio omerico, associato da Consolo all\u2019uomo contemporaneo, non \u00e8 l\u2019eroe del ritorno, \u00e8 piuttosto il migrante: il n\u00f3stos gli \u00e8 costantemente negato, perch\u00e9 nell\u2019approdo all\u2019isola egli scopre il sovvertimento, incontra le macerie di Troia anzich\u00e9 il palazzo di Itaca, ed \u00e8 condannato perci\u00f2 ad un esilio senza fine. La sua peregrinazione lo porta a contatto con le varie forme di violenza della modernit\u00e0 nei confronti di piccoli e grandi luoghi, in Sicilia e fuori dalla Sicilia. In ci\u00f2 il viaggio diventa meditazione sulle proprie responsabilit\u00e0: insieme all\u2019ansia di scoperta e conoscenza,<br>\u00a0<em>\u00e8 19 N. Bouchard, M. Lollini, Introduction: Vincenzo Consolo and His Mediterranean Paradigm, cit., pp. 3-48, a p. 18. 20 Si veda l\u2019intervista con A. Prete (Il Mediterraneo oggi: un\u2019intervista, in \u201cGallo Silvestre\u201d, 1996, p. 63). 21 G. Traina, Vincenzo Consolo, cit., p. 130. F. Cassano in Rappresentare il Mediterraneo parla di recupero da parte di Consolo di un\u2019antica dimensione sacra della lingua, mediante lo scavo nel passato del Mediterraneo (V. Consolo, F. Cassano, Rappresentare il Mediterraneo, cit., p. 57)<\/em><em>.<\/em><br>evidenziato il senso di colpa e il rimorso per l\u2019abuso della tecnologia che distrugge patrimoni e vite umane22. Le tappe del viaggio cantato da Omero, a loro volta, come gi\u00e0 evidenziato, diventano tessere per comporre l\u2019immagine del mondo contemporaneo. Il mito ha avuto un suo innegabile ruolo nella costruzione dell\u2019identit\u00e0 mediterranea23 perch\u00e9, sorto da una radice geografica, ha a sua volta modificato e condizionato la percezione collettiva dello spazio, confluendo nel patrimonio di tutti, come \u00e8 accaduto nei casi esemplari di Scilla e Cariddi o dell\u2019Etna. Ma racconti e leggende antichi legati al territorio possono dire qualcosa di nuovo, possono mettere in luce la stortura: questa \u00e8 l\u2019operazione a cui si dedica Consolo, ribadendo il legame tra la piana delle vacche del Sole e la Milazzo dell\u2019esplosione o evidenziando l\u2019associazione tra regno dei Lestrigoni e area industriale siracusana. Proprio proponendo il mito originale, allora, enfatizzandone alcuni aspetti, l\u2019autore \u00e8 capace di trasmettere una denuncia che lamenta la profonda metamorfosi subita dai luoghi: riesce cio\u00e8 a produrre un\u2019immagine critica dello spazio contemporaneo.<br><br>\u00a0<em>1.1 Nel segno della variet\u00e0 del mare<br><br><\/em>\u00a0Consolo si sente figlio della variet\u00e0, dei passaggi, degli incroci di popoli che si sono avvicendati sulla sua terra. Perci\u00f2, nella straniante Milano, cerca il conforto dell\u2019umanit\u00e0 colorata, varia, di corso Buenos Aires. A Nord egli cerca il suo Mediterraneo e lo trova negli arabi, nei tunisini, negli egiziani, nei marocchini, negli altri africani, lo trova nel \u201cbruno meridionale\u201d: in questa \u201condata di mediterraneit\u00e0\u201d si immerge e si riconcilia, ci si distende come in una spiaggia di sole del Sud24.<br>\u00a0<em>22 Sulla figura di Ulisse e il suo rapporto con il Mediterraneo nell\u2019opera di Consolo si vedano alcune riflessioni di M. Lollini (M. Lollini, Intrecci mediterranei. La testimonianza di Vincenzo Consolo moderno Odisseo, cit, pp. 24-43 o anche l\u2019introduzione, scritta con N. Bouchard, all\u2019antologia Reading and Writing the Mediterranean, N. Bouchard, M. Lollini, Introduction: Vincenzo Consolo and His Mediterranean Paradigm, cit., pp. 19-21). Ma si vedano anche le affermazioni dello stesso Consolo in Fuga dall\u2019Etna, cit., pp. 50-52. 23 B. Westphal (a cura di), Le rivage des mythes. Une g\u00e9ocritique m\u00e9diterran\u00e9enne. Le lieu et son muthe, Pulim, Limoges 2001. 24 \u201cIo che sono di tante razze e che non appartengo a nessuna razza, frutto dell\u2019estenuazione bizantina, del dissolvimento ebraico, della ritrazione ara-<\/em><em><br><\/em>La similitudine esalta la presenza della variet\u00e0 umana con tutta la sua gamma di neri e bruni qualificandola come occasione, in una Milano grigia al di l\u00e0 dello stereotipo, di sperimentare la mediterraneit\u00e0. L\u2019accostamento \u00e8 significativo perch\u00e9 l\u2019esperienza della \u201cspiaggia al primo tiepido sole\u201d \u00e8 molto mediterranea, tanto pi\u00f9 per Consolo, nato e cresciuto in una localit\u00e0 di mare. La vita a Sant\u2019Agata di Militello, \u201cpaese marino\u201d, \u201cborgo in antico di pescatori\u201d25 gli ha permesso di avere una precoce familiarit\u00e0 con la spiaggia26. \u201cLa visione costante del mare\u201d ha scandito l\u2019infanzia, di giochi, bagni e gite sui gozzi. Sulla riva di una contrada poco nota sono approdati guerra e cadaveri della grande Storia27. Perci\u00f2 lo spazio mediterraneo non pu\u00f2 che configurarsi, sulla base dell\u2019esperienza personale, come \u201cmare\u201d. Il tempo del mito che contraddistingue la percezione del mare delle Eolie viene poi superato nella frequentazione di altre coste, altri porti, altri arcipelaghi: il Mediterraneo non \u00e8 pi\u00f9 quello della giovinezza, non solo perch\u00e9 sono mutati i toponimi, le coordinate, ma anche perch\u00e9 a guardarlo ora \u00e8 un adulto, con una prospettiva nuova, di cronista e narratore, e perch\u00e9 sempre pi\u00f9 ristretto \u00e8 lo spazio della bellezza, e delusione e amarezza nascono dalla coscienza di un patrimonio a rischio di estinzione, vampirizzato dall\u2019indu,<br><em>del seppellimento etiope, io, da una svariata commistione nato per caso bianco con dentro mutilazioni e nostalgie. Mi crogiolavo e distendevo dentro questa umanit\u00e0 come sulla spiaggia al primo, tiepido sole del mattino\u201d, Porta Venezia, in La mia isola \u00e8 Las Vegas, pp. 112-113. Nello stesso testo (p. 114) gli eritrei che, ai tavoli di un ristorante, mangiano tutti con le mani da uno stesso grande piatto centrale il tipico zichin\u00ec gli ricordano l\u2019uso delle famiglie contadine siciliane di una volta. Anche nell\u2019osservazione di questo gesto c\u2019\u00e8 il conforto del recupero di un\u2019identit\u00e0, specialmente nel confronto con un Nord tanto diverso. Poco pi\u00f9 avanti anche la musica, in un bar egiziano, suggerisce legami, suscita l\u2019evocazione dell\u2019identit\u00e0 mediterranea (Ivi, p. 115). 25 Il mare, in La mia isola \u00e8 Las Vegas, p. 220. 26 La grande vacanza orientale-occidentale, in La mia isola \u00e8 Las Vegas, pp. 163-169, a p. 165. Molte le dichiarazioni a proposito di una vita \u201canfibia\u201d, vissuta cio\u00e8 a stretto contatto con l\u2019acqua. \u201cSono stato un bambino anfibio,<\/em><em> <\/em><em>vissuto pi\u00f9 nell\u2019acqua che nella terraferma\u201d (La Musa inquieta, in \u201cL\u2019Espresso\u201d, 15 aprile 1991). 27 Il mare, in La mia isola \u00e8 Las Vegas, pp. 220-221; La grande vacanza orientale-occidentale, in La mia isola \u00e8 Las Vegas, pp. 164-165. Nella caratterizzazione del Mediterraneo, a partire dal paese natale, si intrecciano memorie personali e dati della storia ufficiale: lo scorrere del tempo plasma i luoghi, oggettivamente e nella ricezione personale dell\u2019autore.<\/em><br>\u00a0-strializzazione selvaggia, o dello scenario di nuove guerre, nuove violenze, nuova morte. \u00c8 negato l\u2019idillio della vita libera e bella con la vista costante delle isole del dio, e risulta stravolto orrendamente anche il lavoro dell\u2019uomo: i pescatori non tirano pi\u00f9 nelle reti il pesce azzurro, bens\u00ec cadaveri di clandestini28.<br><br><em>1.2 Tra olivo e olivastro: il patrimonio e la violenza<\/em><br><br>Pur consapevole della variet\u00e0 e della complessit\u00e0 che lo caratterizzano, Consolo percepisce lo spazio mediterraneo come un mondo unico e vi rintraccia caratteri ricorrenti, corrispondenze e somiglianze. Memoria di paesaggi noti, conoscenze geografiche, storia della rappresentazione si intrecciano nel proporre associazioni relative al patrimonio naturalistico, considerazioni sulle fragilit\u00e0 degli spazi urbani e sui problemi ecologici. A permettere, in Arancio sogno e nostalgia, la definizione del Mediterraneo come regno solare degli aranci, \u00e8 l\u2019esperienza della pervasivit\u00e0 di una coltivazione, che caratterizza fortemente il paesaggio, dalla Sicilia alla Grecia, dal Maghreb alla Spagna. Riconosciuto come traccia artistica, segno di civilt\u00e0, ma anche come straordinario catalizzatore di gratificanti percezioni sensoriali \u2013 il colore vibrante dei frutti e delle foglie, l\u2019odore e il sapore \u2013, l\u2019arancio \u00e8 per Consolo, al di l\u00e0 del facile e consolidato stereotipo di un Sud di agrumi e sole capace di attirare i viaggiatori stranieri, sogno di un Eden perduto, simbolo cio\u00e8, nel confronto con coordinate geografiche stravolte dall\u2019industrializzazione, come nel caso della Conca d\u2019oro palermitana, di un\u2019integrit\u00e0 ecologica e culturale, di uno spazio sano in cui piante odorose possono ancora fare mostra di s\u00e9 accanto alle rovine del passato29.<br>\u00a0Della tipica vegetazione mediterranea conserva notazioni il diario del viaggio in Jugoslavia: i pini piegati fino al mare, gli ulivi, i fichi, le vigne non segnano solo il paesaggio balcanico, ma anche quello greco, siciliano, turco, e si pu\u00f2 inferire che anche il gesto<br><em>28 Il mare, in La mia isola \u00e8 Las Vegas, pp. 221-222. 29 Arancio, sogno e nostalgia, in \u201cSicilia Magazine\u201d, dicembre 1988, pp. 35-46, ora in La mia isola \u00e8 Las Vegas, pp. 128-133. La citazione \u00e8 alle pp. 128-129<\/em><em>.<br><\/em>della donna che stende i frutti ad essiccare richiami ricordi di altre geografie pi\u00f9 familiari30.<br>Nel resoconto della visita in Palestina nel 2002 poi Consolo scrive di \u201cun paesaggio [\u2026] di colline rocciose e desertiche, che somiglia all\u2019altopiano degli Iblei in Sicilia\u201d31. Ma oltre al profilo fisico del territorio, a suggerire accostamenti sono gestualit\u00e0 e dolore delle donne per i combattenti morti: nei movimenti e nel lamento si colgono i tratti della tragedia greca, la cerimonia funebre di tutto il Mediterraneo32.<br>Citt\u00e0, anche distanti, sono accomunate dalla difficolt\u00e0 di reggersi sul proprio passato, dalla fatica nella gestione della verticalit\u00e0, della stratificazione, dal segno della decadenza a contatto con la modernit\u00e0. Il paesaggio urbanistico mediterraneo risulta perci\u00f2 inserito nella riflessione ecologica sullo spazio siciliano. Le case semicrollate nel reticolo delle viuzze della Casbah di Algeri evocano l\u2019immagine del centro storico di Palermo33 e quasi topos diventano la crescita disordinata e veloce, l\u2019invasione dei nuovi palazzi, il traffico, nel paesaggio urbano siracusano o in quello di Salonicco34. In L\u2019olivo e l\u2019olivastro dalla meditazione sulla decadenza della citt\u00e0 di Siracusa, gi\u00e0 accostata ad altre citt\u00e0 del Mediterraneo, Atene, Argo, Costantinopoli, Alessandria35, scaturisce il racconto di<br><em>\u00a0<\/em><em>30 Ma questa \u00e8 Sarajevo o Assisi?, in \u201cL\u2019Espresso\u201d, 30 ottobre 1997. Si tratta del racconto del viaggio fatto a Sarajevo con altri intellettuali italiani per restituire la visita di un anno prima da parte di otto membri del Circolo 99 (di Sarajevo). 31 Madre Coraggio, in La mia isola \u00e8 Las Vegas, p. 196. Il testo, uscito per la prima volta in italiano in V. Consolo et al., Viaggio in Palestina, Nottetempo, Roma 2003, ma gi\u00e0 apparso precedentemente online, anche in francese, \u00e8 il resoconto del viaggio in Palestina in qualit\u00e0 di membro del Parlamento internazionale degli scrittori. 32 Madre Coraggio, in La mia isola \u00e8 Las Vegas, p. 197. Consolo si riferisce alla cerimonia funebre mediterranea cos\u00ec com\u2019\u00e8 codificata in Morte e pianto rituale di E. De Martino che infatti ricorda. Ivi, p. 199. 33 Orgogliosa Algeri tra mitra e coltello, in \u201cIl Messaggero\u201d, 20 settembre 1993. 34 Ne abbiamo gi\u00e0 parlato per Siracusa. Si veda invece quello che Consolo scrive di Salonicco in Ner\u00f3 metallic\u00f3: \u201ccitt\u00e0 moderna, piena di luci, di insegne, di manifesti pubblicitari, di quartieri appena costruiti come d\u2019una citt\u00e0 che \u00e8 stata invasa da immigrati, che in poco tempo ha moltiplicato i suoi abitanti. E piena di traffico\u201d (Ner\u00f3 metallic\u00f3, in Il corteo di Dioniso, La Lepre edizioni, Roma 2009, p. 9). 35 L\u2019olivo e l\u2019olivastro, p. 820<\/em><em>.<\/em><br>una visita lungo la costa africana, a Ustica36. Il ricordo si sofferma in particolare sulle rovine e, a sorpresa, sul basilico profumato che cresce in abbondanza tra le pietre e i mosaici. Quello che \u00e8 apparentemente un particolare senza importanza serve per\u00f2 a definire un patrimonio di piccole cose, comune a tutto il Mediterraneo37. L\u2019Ustica di Consolo \u00e8 rovine e basilico. Ma tutto il Mediterraneo in qualche modo \u00e8 Ustica. Tutto il Mediterraneo \u00e8 fatto di \u201cpiccoli luoghi antichi e obliati\u201d come Ustica, in cui la natura si intreccia con la memoria del passato38. Ma il rischio della dimenticanza \u00e8 in agguato, l\u2019incuria \u00e8 gi\u00e0 realt\u00e0, e il ricordo diventa occasione di meditazione amara: nell\u2019enumerazione di antiche citt\u00e0, nell\u2019anafora del verbo \u201cricordare\u201d, Consolo si trasforma in un \u201cpresbite di mente\u201d tutto rivolto verso il passato, si trasforma in \u201cinfimo Casella\u201d tutto proteso verso qualcosa che non c\u2019\u00e8 pi\u00f939. Se l\u2019anima del musico appena giunta sulla spiaggia del Purgatorio mostra ancora un grande attaccamento alla vita terrena, tanto da slanciarsi verso Dante, memore dell\u2019antico affetto, e la stessa canzone dantesca da lui intonata \u00e8 all\u2019insegna della nostalgia, il riferimento evidenzia proprio il legame che Consolo sente con il passato, con ci\u00f2 che non esiste pi\u00f9, come la vita terrena per le anime purganti. Ma la sovrapposizione non \u00e8 perfetta: il richiamo alla canzone Amor che ne la mente mi ragiona \u00e8 immediatamente contraddetto dal \u201cNon pi\u00f9, odia ora\u201d e il canto non ha nulla della dolcezza del regno del Purgatorio, ma <em>piut36 Ivi, p. 836. 37 Ibidem. 38 I mosaici e il basilico di Utica sono gi\u00e0 ricordati in un passo di Malophoros, in un elenco di caratteristici e rapidi ritratti di piccoli luoghi carichi di passato, dalla Sicilia alla Grecia al Nord Africa: Malophoros, in Le pietre di Pantalica, pp. 574-575. Dello stesso tono la precedente osservazione sulle \u201cstazioncine solitarie remote, di luoghi antichi, sacri, come quella di Segesta, di Cartaghe-Hannibal, di Pompei o di Olimpia\u201d che sanno essere \u201ccommoventi, hanno ormai anche loro qualcosa di antico, di sacro\u201d (p. 574). Omaggio ai \u201cpiccoli luoghi antichi e obliati\u201d sono per lo pi\u00f9 gli interventi apparsi su \u201cL\u2019Espresso\u201d tra il 1981 e il 1982, dedicati a centri poco noti, come Miraglia, Valverde, Galati o Filosofiana. Il tono di questi <\/em>articoli \u00e8 per\u00f2 di solito <em>quasi giocoso, un invito al godimento delle bellezze e delle ricchezze sconosciute, anche gastronomiche. Luogo antico e fuori dai soliti canali turistici (non segnalata sulla \u201cGuide Bleu\u201d) \u00e8 anche Dion, stesa nella pianura ai piedi del Monte Olimpo a cui sono dedicate alcune pagine in Ner\u00f3 Metallic\u00f3 (Il corteo di Dioniso, cit., pp. 19-20). 39 L\u2019olivo e l\u2019olivastro, p. 837.<\/em><br>tosto una rabbia infernale, un tono che pretenderebbe \u201crime aspre e chiocce\u201d:<br><br><em>No, non pi\u00f9. Odia ora. Odia la sua isola terribile, barbarica, la sua terra di massacro, d\u2019assassinio, odia il suo paese piombato nella notte, l\u2019Europa deserta di ragione. Odia questa Costantinopoli saccheggiata, questa Alessandria bruciata, quest\u2019Atene, Tebe, Milano, Orano appestate, questa Messina, Lisbona terremotate, questa Conca d\u2019oro coperta da un sudario di cemento, il giardino delle arance insanguinate. Odia questo teatro dov\u2019\u00e8 caduta la piet\u00e0, questa scena dov\u2019\u00e8 stata sgozzata Ifigenia, quest\u2019Etna, questa Tauride di squadracce dove si consumano merci e vite, si svende onore, decenza, lingua, cultura, intelligenza&#8230;<\/em>40<br><br>\u00a0Dai toni nostalgici Consolo passa a quelli indignati di un coro antico e professa odio prima nei confronti della sua Sicilia, diventata \u201cterribile, barbarica, terra di massacro\u201d, una Tauride percorsa da \u201csquadracce\u201d, poi verso l\u2019Europa e verso l\u2019intero Mediterraneo. Il dramma in atto ha proporzioni gigantesche e il riferimento ai simboli della tragedia euripidea ne sancisce la gravit\u00e0: sulla cavea \u00e8 stata sgozzata Ifigenia, si \u00e8 prodotto cio\u00e8 il sacrificio dei sacrifici, la morte della sacerdotessa che Artemide aveva voluto salva, la morte dell\u2019esiliata e, con lei, la morte di ogni forma di giustizia, cultura, rispetto. Il presente \u00e8 una Tauride senza speranza. All\u2019attentato nei confronti del patrimonio naturalistico e culturale si accompagna la violenza contro la vita umana, in svariate forme: il Mediterraneo \u00e8, per Consolo, spazio della conflittualit\u00e0. La Palermo di Le pietre di Pantalica, in preda alle lotte di mafia, \u00e8 come Beirut41: le bombe, i kalashnikov, gli efferati omicidi, il sangue sparso dai killer lasciano tra le strade siciliane il disastro dei campi di battaglia e spingono all\u2019associazione con quell\u2019altra violenza, in atto dall\u2019altra parte dello stesso mare, della guerra che porta alla distruzione della capitale libanese. Comiso, poi, coi suoi missili Cruise, rappresenta la minaccia costante della violenza tra popoli a cui neppure le proteste dei pacifisti, bloccate brutalmente, possono opporsi. Nel racconto eponimo di Le pietre di Pantalica, mentre il paese \u201cfolgorato dal sole\u201d, quasi fosse \u201cuno di quei vuoti gusci dorati di cicala\u201d, \u00e8 tutto ripiegato nel suo torpore estivo,<br>40 Ibidem. 41 Le pietre di Pantalica, in Le pietre di Pantalica, p. 625.<br>poco pi\u00f9 in l\u00e0 l\u2019aeroporto, nella campagna deserta, accoglie i lavori per l\u2019installazione. Alla sola vista del cancello con la scritta \u201cZona militare-Divieto d\u2019accesso\u201d emerge la tremenda apocalittica considerazione: \u201cNon rester\u00e0 di noi neanche una vuota, dorata carcassa, come quella della cicala scoppiata nella luce d\u2019agosto. Non rester\u00e0 compagna, figlio o amico; ricordo, memoria; libro, parola\u201d42. Quasi a dire che troppo in l\u00e0 \u00e8 andato l\u2019uomo. Nel testo successivo, che porta nel titolo il toponimo, le cicale \u2013 ancora loro \u2013 che cantano nel sole estivo enfatizzano la pace e la fiacca che prelude alla carica delle forze dell\u2019ordine sui dimostranti43. Di fronte al degrado della violenza \u2013 guerra per difendere la possibilit\u00e0 di fare la guerra \u2013 e di fronte alla speculazione edilizia e all\u2019inquinamento, l\u2019unica consolazione possibile viene a Consolo dalle rovine immerse nella natura, ovvero dal valore di un patrimonio naturalistico e culturale. Come ad Utica e ancor di pi\u00f9 che ad Ustica, negli Iblei a Cava d\u2019Ispica, a poca distanza da Comiso: qui ci sono \u201cle migliaia di grotte scavate dall\u2019uomo, le abitazioni, le chiese, le necropoli della preistoria, della storia pi\u00f9 antica dei Siculi, dei Greci, dei Romani, dei Bizantini, di quelli di pochi anni passati\u201d, qui c\u2019\u00e8 \u201cun cammino bordato dai bastoni fioriti delle agavi, dagli ulivi, dai fichi, dai pistacchi, dai carrubi\u201d44. E fuori dalla Sicilia? Una serie di articoli scritti a partire dagli anni Novanta denuncia una violenza connaturata in numerosi luoghi del Mediterraneo. Teatro del nascente integralismo \u00e8 il Maghreb, l\u2019Algeria in particolare, dove Consolo nel maggio 1991<br>\u00a0<em>42 Ivi, p. 623. 43 Pi\u00f9 tardi, nell\u2019atto unico Pio La Torre, Consolo accenna al coinvolgimento della mafia siciliana e americana nell\u2019affare dei missili (Pio La Torre, cit., p. 65) e offre un\u2019immagine amara della nuova Comiso, che contrasta con il passato nell\u2019offesa dell\u2019inquinamento selvaggio e della minaccia di una guerra (Ivi, p. 77). 44 Comiso, in Le pietre di Pantalica, pp. 637-638. Il testo si chiude con una visita alla necropoli bizantina di Cava d\u2019Ispica. C\u2019\u00e8 la luna e, guardandola, Consolo ricorda la preghiera della Norma belliniana: \u201cCasta diva, che inargenti \/ queste sacre, antiche piante&#8230;\u201d. Dichiara di non sapere il motivo del ricordo. In realt\u00e0 la memoria ha a che fare, pi\u00f9 o meno volutamente, con Zanzotto, nella cui opera la presenza della Norma \u00e8 significativa: in pi\u00f9 di un\u2019occasione il poeta, riferendosi alla luna, allude alle parole della sacerdotessa (un esempio su tutti l\u2019Ipersonetto: \u201cCasta diva\u201d o \u201csembiante\u201d, A. Zanzotto, Tutte le poesie, cit., p. 571)<\/em><em>.<\/em><br>scorge il rischio che \u201cil mistico linguaggio della preghiera\u201d si stravolga nel \u201cmortale linguaggio delle armi\u201d45. Uno \u201cscenario apocalittico, sconvolgente\u201d46 caratterizza poi la Sarajevo del 1997. Il \u201cpaesaggio di macerie\u201d che si mostra allo sguardo mano a mano che gli italiani in visita si inoltrano nell\u2019entroterra, con la guida di Matvejevic, impressiona ancor di pi\u00f9 per il contrasto con il quieto profilo mediterraneo della costa, dove non c\u2019\u00e8 traccia di guerra e dove Consolo ritrova la vegetazione della sua terra. La citt\u00e0 distrutta evoca le dure immagini del Trionfo della morte di Bruegel o quelle di Los desastres de la guerra di Goya47; i suoi resti, accostati a quelli di Assisi appena colpita dal terremoto, si fanno ammonimento, metafora \u201cdel nostro scadimento\u201d: \u201csiamo scivolati sul ciglio della voragine paurosa della natura\u201d, ovvero \u00e8 scomparsa la civilt\u00e0. Infernale \u00e8 infine la Palestina, visitata da Consolo con altri membri del PIE nel 2002 48. Nella descrizione del tragitto che da Tel Aviv conduce a Ramallah, l\u2019accostamento del paesaggio a quello siciliano si rompe all\u2019apparizione dei check point e delle mitragliatrici, e sempre pi\u00f9 nel procedere verso la striscia di Gaza si moltiplicano i segni di rovina e lutto, pur nella prorompente vitalit\u00e0 dei \u201cnugoli di bambini dagli occhi neri\u201d49, al punto che il percorso in direzione dei villaggi di Khan Yunus<br><em>45 Quei parabolizzati che sognano l\u2019Italia, in \u201cCorriere della sera\u201d, 20 giugno 1991; Orgogliosa Algeri tra mitra e coltello, cit. Si veda anche la prefazione al libro di poesie di Mokthar Sakhri (Poesie, Libro italiano, Ragusa 2000). L\u2019esperienza giornalistica ritorna nel romanzo Lo Spasimo di Palermo (pp. 903-905): Chino Martinez nel giardino della moschea di Parigi ripensa allo sciopero di Algeri, al mitra e al Corano degli integralisti. Sui fondamentalismi nel Mediterraneo si veda anche l\u2019intervista con A. Prete, Il Mediterraneo oggi: un\u2019intervista, cit., pp. 65-66. Sul fondamentalismo di matrice islamica e in particolare sull\u2019attacco alle torri gemelle, Consolo si esprime manifestando un\u2019accesa critica nei confronti di Oriana Fallaci, evidenziando da una parte che non serve reagire con la violenza e che molti sono i vantaggi dell\u2019incrocio tra culture, come insegna la storia siciliana (l\u2019intervista a cura di G. Caldiron, Lo scrittore siciliano Vincenzo Consolo risponde a Oriana Fallaci \u201cParole che conducono alla violenza\u201d, in \u201cLiberazione\u201d, 2 ottobre 2001). 46 Ma questa \u00e8 Sarajevo o Assisi, cit. 47 Sempre a proposito della guerra in Jugoslavia il riferimento all\u2019opera di Goya compare in La morte infinita, in \u201cIl Messaggero\u201d, 6 febbraio 1994. 48 Madre Coraggio, in La mia isola \u00e8 Las Vegas, pp. 195-200.<\/em><em> <\/em><em>49 Ivi, p. 197<\/em><em>.<br><\/em>e Rafah pare \u201cuna discesa nei gironi infernali\u201d50. L\u2019immagine pi\u00f9 forte, quasi un simbolo, \u00e8 per\u00f2 quella della resistenza eroica di una madre: ad aprire e chiudere il resoconto del viaggio \u00e8 la figura della donna di Ramallah51, \u201cimponente, dalla faccia indurita\u201d, che vende nepitella raccolta nei luoghi selvatici e che di certo abita nel campo profughi, forse ha figli che combattono.<br><em><br>1.3 Mediterraneo come spazio di migrazioni<\/em><br><br>\u00a0Nella rappresentazione offerta da Consolo l\u2019immagine del Mediterraneo come spazio di migrazioni appare fondamentale e questo, oltre che per una chiara consapevolezza storica, per un\u2019attenta lettura della contemporaneit\u00e0. Divenuto, nei fatti, confine, limite, addirittura cimitero a causa della grande quantit\u00e0 di morti rimasti imprigionati nelle \u201ccarrette\u201d, il mare potrebbe essere, invece, occasione di arricchimento in virt\u00f9 dello scambio tra popoli. \u00c8 un\u2019immagine ideale, eppure realizzabile, quella che Consolo propone, insistendo su una storia di civilt\u00e0, quella siciliana in particolare, che ha la radice della sua grandezza proprio nell\u2019incontro tra le differenze: ora che l\u2019isola \u00e8 divenuta luogo di approdo dei migranti che provano a sfuggire alla guerra, alla persecuzione o alla povert\u00e0, non si deve dimenticare che il progresso, quello vero, \u00e8 sempre figlio dell\u2019arricchimento che proviene dall\u2019alterit\u00e0. Lo dimostrano gli straordinari effetti della dominazione araba in Sicilia, a cui Consolo riconosce, sulla base di un ricco corredo di fonti e seguendo l\u2019opinione di Sciascia, addirittura un valore fondante in termini di identit\u00e0: i tratti tipici della sicilianit\u00e0, ovvero lingua, letteratura, arte, agricoltura, cucina e persino fisionomia, risentono tutti del passato arabo52. Non<br><em>50 Ivi, p. 199. 51 Ivi, p. 195 e 200. 52 Estremamente rappresentativa appare a proposito la sezione Sicilia e oltre in Di qua dal faro e, in particolare, il saggio introduttivo, La Sicilia e la cultura araba. Il saggio si apre con alcune considerazioni sul legame tra la poesia della scuola siciliana e le qaside dei siculo-arabi, ancora attivi nell\u2019isola sotto i Normanni (La Sicilia e la cultura araba, in Di qua dal faro, pp. 1187- 1192, a p. 1187) e riflette poi su diversi aspetti dell\u2019influenza araba, ad esempio sulla rinascita economica e sullo spirito di tolleranza (p. 1189). Significativi nel testo i rimandi a Sciascia (in particolare alle pp. 1188-1189). Ricordo che il<\/em> <em>rapporto tra Sciascia e il mondo arabo costituisce un ambito ricco di spunti suggestivi. Significativa \u00e8 la conclusione del saggio di apertura de La corda<\/em><br>\u00a0a caso l\u2019insistenza sulla presenza degli Arabi nell\u2019isola si traduce nella frequente celebrazione delle innovazioni in ambito agricolo, tecnico, delle trasformazioni in ambito artistico-culturale. Di \u201crinascimento\u201d parla Consolo, non perdendo occasione per evidenziare i lasciti, le tracce ancora vive nella contemporaneit\u00e0 siciliana. La lussureggiante Palermo, ad esempio, non avrebbe chiese-moschee, castelli, palazzi e giardini seducenti, non avrebbe aranceti se non ci fossero stati gli Arabi. Lo spazio insomma risulta segnato profondamente da questa \u201cmigrazione\u201d. Sorprendenti riescono ad essere poi \u2013 afferma Consolo \u2013 gli incroci della storia, e Mazara, che ridiventa araba nel Novecento per il massiccio arrivo dei tunisini, aveva gi\u00e0 nel momento del primo approdo dell\u2019827 l\u2019Africa nel suo nome, Mazar, traccia dell\u2019antica presenza cartaginese. Come a dire che \u00e8 sempre stato normale per i popoli spostarsi, il mare non \u00e8 di nessuno, non pu\u00f2 essere veramente limite, e la terra non reca un marchio di possesso ma molti strati di identit\u00e0 che il tempo e i popoli plasmano, partendo, arrivando. Se innumerevoli sono le eredit\u00e0, anche visibili, tangibili, sebbene a rischio, del passato arabo, scomparsa del tutto risulta per Consolo la scelta della tolleranza e della convivenza tra culture, confermata anche dai normanni che non vollero eliminare la civilt\u00e0 che li aveva preceduti, ma la integrarono e la valorizzarono. Perci\u00f2 l\u2019immagine del Mediterraneo come spazio di equilibrio e coesistenza tra le alterit\u00e0 non \u00e8 solo parentesi del passato ma anche un\u2019aspirazione, un esempio positivo da opporre a quanti insistono sui rischi dello scontro tra culture53.<br><em>\u00a0<\/em><em>Che l\u2019arrivo di nuovi popoli produca progresso \u00e8 poi testimoniato per l\u2019autore anche da migrazioni pi\u00f9 antiche come dimostra pazza (1970), Sicilia e sicilitudine, in cui l\u2019autore traccia un collegamento ideale tra Salvatore Quasimodo e un poeta arabo di otto secoli precedente, Ibn Hamdis, siciliano di Noto, accomunati dai toni con cui hanno fatto poesia della pena profonda dell\u2019esilio (L. Sciascia, Sicilia e sicilitudine, in Id. La corda pazza, cit., pp. 11-17). Sulla questione particolarmente interessanti risultano anche le osservazioni contenute in uno degli scritti del Canton Ticino, su Tomasi di Lampedusa, apparso su \u201cLibera Stampa\u201d il 27 gennaio 1959, ora raccolto in Troppo poco pazzi (L. Sciascia, Marx Manzoni eccetera e il Gattopardo, in R. Martinoni, a cura di, Leonardo Sciascia nella libera e laica Svizzera, Olschki, Firenze 2011, pp. 102-104 alle pp. 102-103). 53 Nell\u2019ultima intervista Consolo riflette proprio sull\u2019ignoranza di chi solleva lo scontro di civilt\u00e0 e accosta integralismo e islam (V. Pinello, op. cit.).<\/em><br>l\u2019entusiastica rappresentazione della Sicilia come museo a cielo aperto, che accoglie rovine antiche, citt\u00e0 greche, elime, puniche. Ma numerosi sono anche i riferimenti alla nascita delle colonie, a volte molto precisi, con indicazione dell\u2019ecista, del territorio di origine, degli sviluppi della vicenda coloniale54, sulla base dei dati forniti da fonti antiche, come l\u2019opera di Tucidide55, o su testi pi\u00f9 recenti che rinviano per\u00f2 alla storiografia greca. E ci\u00f2 non solo nei testi saggistici: anche le prove narrative offrono una rappresentazione della Sicilia e del Mediterraneo che ne valorizza l\u2019aspetto di crocevia di popoli. Concentrandosi sulle migrazioni dell\u2019antichit\u00e0, i testi impostano un implicito confronto con gli spostamenti di oggi, riconoscendovi ragioni identiche o simili, ovvero guerra, fame, difficolt\u00e0 economiche. In particolare, ne L\u2019olivo e l\u2019olivastro56, Consolo si sofferma sull\u2019emigrazione megarese verso la parte orientale dell\u2019isola. La visita ai resti di Megara Hyblaea, oggetto dell\u2019amorevole culto del giovane Salvo e dei suoi, mentre \u00e8 in corso l\u2019assedio della cannibalica civilt\u00e0 industriale del polo siracusano, suscita un\u2019entusiastica rievocazione dell\u2019opera dell\u2019ecista Lamis, dell\u2019idea di uguaglianza e progresso dei coloni, della fertilit\u00e0 e della geometria nella suddivisione del terreno in lotti57. All\u2019enfasi sulla fondazione Consolo<br>\u00a0<em>54 Ad esempio, Che non consumi tu tempo vorace, cit., p. 12; I muri d\u2019Europa, in L. Restuccia, G.S. Santangelo, Scritture delle migrazioni: passaggi e ospitalit\u00e0, Palumbo, Palermo 2008, p. 25. 55 L\u2019archaiologhia siceliota del VI libro si apre con una sintesi storica a proposito dei pi\u00f9 antichi popoli locali, a partire dai misteriosi Lestrigoni e Ciclopi, cui segue un quadro preciso delle migrazioni dalla Grecia e delle successive fondazioni. Consolo rinvia a Tucidide per la fondazione di Messina, l\u2019antica Zancle (Vedute dallo stretto di Messina, in Di qua dal faro, p. 1045) e infatti il dato \u00e8 rintracciabile in Tuc. VI 4,5. Ricava probabilmente dallo storico greco anche il dato relativo alla fondazione di Siracusa da parte dell\u2019ecista Archia (Tuc. VI 3), ricordato in La dimora degli Dei (cit., p. 14). Oltre alla fonte tucididea si pu\u00f2 riconoscere anche quella di Diodoro Siculo, esplicitata per la colonizzazione greca delle Eolie (Isole dolci del dio, cit., p. 21). 56 L\u2019olivo e l\u2019olivastro, p. 783. 57 Tucidide parla dell\u2019arrivo dei Megaresi (Tuc. VI 4, 1-2) ma non riporta quest\u2019ultimo dato della lottizzazione, che invece si ricava dai rilievi archeologici. A proposito si veda H. Tr\u00e9ziny, De M\u00e9gare Hyblaea \u00e0 S\u00e9linonte, de Syracuse \u00e0 Camarine: le paysage urbain des colonies et de leurs sous-colonies, in M. Lombardo, F. Frisone (a cura di), Atti del convegno Colonie di colonie: le fondazioni subcoloniali greche tra colonizzazione e colonialismo, Lecce, 22-24 giugno 2006, Congedo editore, Galatina-Martina Franca, 2009,<\/em><em><br><\/em>\u00a0aggiunge il plauso per le capacit\u00e0 che i Megaresi, scacciati dai Corinzi di Siracusa, dimostrarono, affrontando l\u2019ignoto della Sicilia occidentale dove fondarono Selinunte. Le sue parole trasfigurano il neutro dato storico di Tucidide (VI 4, 2) attribuendo all\u2019opera dei coloni i tratti di una straordinaria epopea58. I resti della civilt\u00e0 greca di Megara e Selinunte, dunque, risultano monito contro lo straniamento che viene dalla degenerazione economica e culturale. La coscienza dell\u2019identit\u00e0 trascurata dello spazio e della civilt\u00e0 che l\u2019ha costruita, originariamente straniera, immigrata, ma secondo le fonti storiche \u201cprogredita\u201d, costringe l\u2019attenzione sul rischio della perdita in termini di biodiversit\u00e0 culturale, e l\u2019interesse per gli antichi coloni greci diventa traccia ecocritica. Ha a che fare con la volont\u00e0 di valorizzare il passato greco dell\u2019isola anche il ricorso al mito. Oltre al viaggio di Ulisse, Consolo ama ricordare la vicenda di Demetra, la madre disperata che, in cerca di sua figlia Kore, vaga per il Mediterraneo59, leggenda molto siciliana, in virt\u00f9 dei luoghi coinvolti: ad Enna c\u2019era l\u2019antica sede della dea60, e proprio l\u00ec si svolse il rapimento di Kore, mentre poco pi\u00f9 a<br><em>\u00a0<\/em><em>pp. 163-164; M. Gras, H. Tr\u00e9ziny, M\u00e9gara Hyblaea: le domande e le risposte, in Alle origini della magna Grecia, Mobilit\u00e0 migrazioni e fondazioni, Atti del cinquantesimo convegno di studi sulla Magna Grecia, Taranto 1-4 ottobre 2010, Stampa Sud, Mottola 2012, pp. 1133-1147. 58 L\u2019olivo e l\u2019olivastro, pp. 783-784, ma anche Retablo, p. 432; La Sicilia passeggiata, pp. 94-95; Malophoros, in Le pietre di Pantalica, p. 578. 59 Pi\u00f9 volte Consolo esibisce citazioni dall\u2019Inno a Demetra (nella traduzione di F. Cassola del 1975). In Retablo ad esempio (Retablo, p. 409) i primi due versi (\u201cDemetra dalle belle chiome, dea veneranda, io comincio a cantare, \/ e con lei la figlia dalle belle caviglie, che Aidoneo \/ rap\u00ec\u201d) sono esempio di suprema poesia per Clerici che sta sperimentando, nell\u2019esperienza sublime dell\u2019accoglienza da parte di Nino Alaimo, tra l\u2019altro dedito al culto di una Grande Madre mediterranea, una sorta di possessione divina. La Sicilia passeggiata (p. 7) si apre con un\u2019epigrafe tratta dall\u2019Inno (Inno a Demetra, vv. 401-403) che pone l\u2019attenzione sull\u2019esito felice della vicenda, ovvero sul momento del ricongiungimento delle dee e sul ritorno della primavera; pi\u00f9 avanti nel testo invece (La Sicilia passeggiata, p. 57) leggiamo anche i vv. 305-311 che descrivono l\u2019amarezza di Demetra dopo la perdita della figlia e le conseguenze nefaste per gli uomini. In L\u2019olivo e l\u2019olivastro (p. 843) i versi 40-44 inquadrano i luoghi come scenario del vagabondaggio sofferente di Demetra. 60 La Sicilia passeggiata, p. 58; L\u2019olivo e l\u2019olivastro, p. 822. Al tradizionale luogo del culto di Demetra Consolo si riferisce anche nella prefazione al<\/em><br>Sud, nell\u2019area dello zolfo, la tradizione colloca il regno di Plutone61. La scelta autoriale chiama in causa le dinamiche di rappresentazione del Mediterraneo, ma anche l\u2019identit\u00e0 profonda degli spazi geografici, evidentemente compromessa con il mito. Immaginario collettivo e prospettiva razionalizzante si intrecciano, nell\u2019evidenziare il legame esistente tra Sicilia e Grecia, tra due differenti rive di uno stesso mare. Il culto e il mito, infatti, sarebbero conseguenza della colonizzazione greca62.<br>Nel mito personale di un mondo antico vivace, fatto di intrecci e incroci alla presenza greca si aggiunge quella cartaginese o quella elima. La vicenda di quest\u2019ultimo popolo, in bilico tra storia e mito, ha a che fare, gi\u00e0 secondo Tucidide (VI 2), con l\u2019arrivo in Sicilia dei Troiani: lo storico riferisce che la migrazione, successiva al crollo di Ilio, ebbe come effetto lo stanziamento in territori prossimi a quelli dei Sicani e tale vicinanza port\u00f2 alla denominazione unica di Elimi per i due popoli; i centri pi\u00f9 importanti di questa nuova civilt\u00e0 furono Segesta e Erice. Consolo, pur conoscendo sicuramente il dato riportato dallo storico, \u00e8 pi\u00f9 sensibile in questo caso alla fonte poetica virgiliana. In La Sicilia passeggiata, ad esempio, il mistero sull\u2019origine di Segesta \u2013 o Egesta \u2013 richiama i versi 755-758 del V libro dell\u2019Eneide che proprio alla ktisis fanno riferimento63. La quale ktisis si conclude con la fondazione del tempio della dea Venere sulla vetta del monte Erice, com\u2019\u00e8 ricordato dai vv. 759-760 del V libro virgiliano che Consolo sceglie di citare in La Sicilia passeggiata (\u201cPoi vicino alle stelle, in vetta all\u2019Erice, fondano \/ un tempio a Venere Idalia\u201d)64, quasi invitando a seguire nell\u2019area occiden<br><em>volume di F. Fontana dedicato a Morgantina (V. Consolo, Che non consumi tu tempo vorace, cit., p. 11-13) 61 Consolo ricorda questa associazione tra mito e luogo geografico in La Sicilia passeggiata, p. 62; Uomini e paesi dello zolfo, in Di qua dal faro, p. 985. 62 Molti gli studi sulla questione che evidenziano la difficolt\u00e0 di definire la reale provenienza del culto di Demetra e Kore. Si veda ad esempio P. Anello, Sicilia terra amata dalle dee, in T. Alfieri Tonini (a cura di), Mythoi siciliani in Diodoro, Atti del seminario di studi, Universit\u00e0 degli studi di Milano, 12-13 febbraio 2007 = in \u201cAristonothos, scritti per il mediterraneo antico\u201d, 2, 2008, pp. 9-24. 63 La Sicilia passeggiata, p. 106. 64 Ivi, p. 108. Consolo precisa il dato poetico aggiungendo che in realt\u00e0 il tempio \u00e8 antecedente all\u2019arrivo dei Troiani: parla infatti di un sacello sicano, elimo o fenicio gi\u00e0 dedicato al culto della dea dell\u2019amore. Si fa riferimento al tempio anche in Retablo (Retablo, p. 458) e in L\u2019olivo e l\u2019olivastro (L\u2019olivo e l\u2019olivastro, p. 860), dove ritroviamo la citazione dei versi dell\u2019Eneide. In L\u2019olivo e l\u2019olivastro sono ricordati \u201cil bosco e la spiaggia del funerale,<br><\/em>\u00a0tale dell\u2019isola le orme del passaggio di Enea, sulla base delle indicazioni fornite dall\u2019Eneide: un cammino attento potrebbe permettere di scoprire non solo l\u2019area sacra ericina ma anche il bosco consacrato ad Anchise, la spiaggia dei sacrifici e delle gare65. La scelta di citare proprio i versi del rito di fondazione \u00e8 interessante perch\u00e9 evidenzia la fusione tra popolazione straniera migrante, i Troiani, e popolazione locale, gli Elimi66. Da tutto ci\u00f2 risulta evidente per Consolo che gli incontri, gli scambi tra popoli di culture diverse sono stati da sempre causa del cammino della civilt\u00e0, e che la chiusura, il rifiuto dell\u2019ignoto che arriva da fuori, \u00e8 perdita, regressione67. Perci\u00f2, egli, servendosi di una frase di Zanzotto, \u201cCi troviamo oggi tra un mare di catarro e un mare di sperma\u201d, descrive il vecchio continente come perennemente arroccato nelle sue posizioni. \u201cVecchia\u201d davvero \u00e8 l\u2019Europa, vecchia l\u2019Italia, non solo per l\u2019et\u00e0 media della popolazione, ma per una cecit\u00e0 di fronte all\u2019arrivo delle masse disperate dei profughi che non riconosce la ricchezza dell\u2019accoglienza e addirittura produce morboso attaccamento ai privilegi, difesi con pericolosi atteggiamenti xenofobi68. All\u2019imperativo dell\u2019accoglienza umanitaria, a cui implicitamente alludono nell\u2019articolo Gli ultimi disperati del canale di Sicilia le immagini tremende del mare-cimitero (\u201cbare di<br><em>delle gare in onore d\u2019Anchise\u201d (Ivi, p. 861), menzionati anche in Lo spazio in letteratura (Di qua dal faro, p. 1241). Al mito dell\u2019arrivo dei Troiani in Sicilia si riferisce anche in Retablo l\u2019onomastica relativa al fiume \u201cCriniso o Scamandro\u201d (p. 415). 65 Virgilio narra che Enea, fermatosi presso Drepano \u2013 l\u2019attuale Trapani \u2013 dopo la parentesi di Cartagine, viene ospitato da Aceste e, con lui e i suoi, celebra gli onori funebri in onore di Anchise, l\u00ec seppellito un anno prima. Alla ospitalit\u00e0 gi\u00e0 ricevuta da parte di Aceste si riferisce Aen. I 195. La morte di Anchise<\/em><em> <\/em><em>invece \u00e8 accennata in Aen. III 707-710. Gli onori funebri in suo onore e i giochi successivi sono al centro del V libro (vv 42-103 e 104-603). 66 Dopo che le donne, istigate da Giunone, hanno dato fuoco alle navi (Aen. V 604-699), l\u2019eroe, ispirato dalla visione di suo padre, decide di fondare una nuova citt\u00e0 che sar\u00e0 abitata da una parte del suo seguito e dai troiani dell\u2019isola. Aceste e i suoi, infatti, che sono gi\u00e0 in Sicilia (Aen. V 30 e 35-41) appartengono ad un\u2019antica stirpe troiana. 67 Quando i Lombardi emigrarono in Sicilia, in \u201cCorriere della Sera\u201d, 4 maggio 1991. 68 Gli ultimi disperati del canale di Sicilia, in \u201cLa Repubblica\u201d, 18 settembre 2007. La frase di Zanzotto \u00e8 ripresa da A. Zanzotto, In questo progresso scorsoio. Conversazione con M. Breda, cit., pp. 68-69. Il poeta la usa per commentare la situazione dell\u2019Italia, sospesa tra \u201cun\u2019Europa invecchiante e le esplosioni demografiche vicine\u201d.<br><\/em>ferro nei fondali del mare\u201d) e dell\u2019orrenda pesca dei morti (\u201ci corpi degli annegati nelle reti dei pescatori siciliani\u201d), si accompagna nella prospettiva autoriale l\u2019invito ad una valutazione delle possibilit\u00e0 economiche e culturali che derivano dai flussi di migranti69. Estremamente significativo nel dibattito risulta per Consolo il caso della doppia migrazione da e verso il Maghreb. C\u2019\u00e8 stato un tempo lontano in cui il braccio di mare tra la Sicilia e le coste africane non era \u201cfrontiera, barriera fra due mondi, ma una via di comunicazione e di scambio\u201d70, un tempo in cui era normale per i lavoratori di Sicilia, di Calabria o di Sardegna cercare fortuna nelle terre degli \u201cinfedeli\u201d. Tale familiarit\u00e0 tra i due mondi \u00e8 stata confermata dall\u2019emigrazione ottocentesca, intellettuale e borghese prima, poi anche di braccianti dell\u2019Italia meridionale, verso le coste nordafricane71. Si tratta di un fenomeno che sta molto a cuore a Consolo72. Non a caso egli lo accoglie nella narrazione di Nottetempo, casa per casa.<br><em>\u00a0<\/em><em>69 Negli stimoli offerti dall\u2019emigrazione contemporanea Consolo scorge una possibilit\u00e0 di rinascita anche letteraria: cos\u00ec nell\u2019intervista con A. Bartalucci (A. Bartalucci, op. cit., pp. 201-204, a p. 204). 70 Il ponte sul canale di Sicilia, in Di qua dal faro, p. 1193. Consolo si \u00e8 soffermato prima sulla seconda novella della quinta giornata del Decameron di Boccaccio che propone il tranquillo soggiorno di pescatori cristiani, trapanesi, nella musulmana Tunisia. Ma si veda anche in Retablo l\u2019incontro di Clerici, accompagnato dal fido Isidoro e dal brigante, con Spelacchiata e i suoi compagni barbareschi, che si traduce in uno scambio di cerimonie (Retablo, pp. 438-440). L\u2019episodio tiene conto dell\u2019affinit\u00e0 culturale e della consuetudine dei rapporti tra paesi mediterranei. A proposito del valore della \u201crotta per Cartagine\u201d, ovvero dell\u2019attenzione consoliana per le relazioni storiche di contiguit\u00e0 e vicinanza tra Sicilia e Nord Africa, P. Montefoschi, Vincenzo Consolo: ritorno a Cartagine, in Id., Il mare al di l\u00e0 delle colline. Il viaggio nel Novecento letterario italiano, Carocci, Roma 2012, pp. 54-60; specificamente sull\u2019episodio di Spelacchiata in Retablo, p. 55. 71 A proposito dell\u2019emigrazione italiana in Tunisia si veda lo studio di F. Blandi: F. Blandi Appuntamento a La Goulette, Navarra Editore, Palermo 2012. 72 Del fenomeno Consolo fornisce dati precisi in diverse occasioni. Si veda in particolare Il ponte sul canale di Sicilia, in Di qua dal faro, pp. 1195-1196; Il Mediterraneo tra illusione e realt\u00e0, integrazione e conflitto nella storia e in letteratura, in G.<\/em> <em>Interlandi (a cura di), La salute mentale nelle terre di mezzo. Per costruire insieme politiche di inclusione nel Mediterraneo, Atti del Convegno di Psichiatria Democratica, Caltagirone, 12-13 marzo 2009, numero monografico di \u201cFogli di informazione\u201d, terza serie, 13-14, gennaio-giugno 2010, pp. 5-7.<\/em><br>La fuga di Petro, nuovo Enea73, si inserisce proprio nel contesto storico della migrazione verso l\u2019Africa settentrionale. La sua vicenda non \u00e8 eccezionale, se non forse per le motivazioni, ma rientra nella normalit\u00e0 di un flusso migratorio consolidato74. La stessa presenza del personaggio storico di Paolo Schicchi, con cui Petro ha un breve colloquio sulla nave, obbedisce alla storicit\u00e0 del fenomeno. L\u2019anarchico siciliano, infatti, non fu il solo a cercare rifugio in Tunisia per ragioni politiche: esisteva sulla sponda sud del Mediterraneo una nutrita comunit\u00e0 di antifascisti e addirittura una vera e propria comunit\u00e0 anarchica siciliana a Tunisi75.<br>\u00a0Il romanzo si chiude proprio con l\u2019arrivo dall\u2019altra parte del mare: i colori, le architetture, la vegetazione e gli uccelli sanciscono l\u2019approdo ad un nuovo inizio, proprio come accadeva a coloro che emigravano in Tunisia76. Il nuovo spazio su cui si affaccia la nave si carica di attese, di possibilit\u00e0, innesca un confronto con il passato, con la terra abbandonata, accende speranze, suscita decisioni. Petro lascia significativamente cadere in mare il libro che l\u2019anarchico Schicchi gli ha consegnato durante il viaggio, a sancire il suo rifiuto per ogni forma di violenza, la sua volont\u00e0 di essere \u201csolo come un emigrante, in cerca di lavoro, casa, di rispetto\u201d77.<br>La prospettiva di chi guarda e vive il passaggio ad un nuovo spazio definisce e ridefinisce i contorni della realt\u00e0, quella che ha lasciato e quella a cui va incontro. La Tunisia non \u00e8 per Petro un luogo neutro e nemmeno lo \u00e8 la Sicilia. Allo stesso modo la terra di partenza e la Milano dell\u2019arrivo vengono ridiscusse nell\u2019esperienza<br><em>73 Non a caso il capitolo finale reca l\u2019epigrafe virgiliana Longa tibi exilia et vastum maris aequor arandum (Aen. II 780) che permette di associare la Sicilia in preda all\u2019alba fascista ad una Ilio in rovina e Petro in fuga all\u2019eroe costretto a cercare una nuova terra. 74 Nottetempo, casa per casa, p. 752. Nell\u2019intervista con Gambaro (F. Gambaro, V. Consolo, op. cit., p. 102) Consolo evidenzia l\u2019importanza degli scambi tra le due rive del Mediterraneo, proprio a partire della vicenda degli italiani emigrati, perch\u00e9 essi permettono un arricchimento culturale e letterario. 75 Nottetempo, casa per casa, pp. 753-754. A proposito della comunit\u00e0 italiana in Tunisia si veda lo studio di Marinette Pendola (Gli italiani di Tunisia. Storia di una comunit\u00e0 (XIX-XX secolo), Ed. Umbra, \u201cI Quaderni del Museo dell\u2019emigrazione\u201d, Foligno, 2007), curatrice anche del sito www.italianiditunisia.com, denso di informazioni storiche. 76 Nottetempo, casa per casa, p. 755. 77<\/em><em> <\/em><em>Ibidem<\/em><em>.<\/em><br>di migrazione che conduce i meridionali, negli anni del miracolo economico, alla volta del Nord. Come accade, d\u2019altronde, allo stesso Consolo che, sebbene non si muova per fame ma per realizzazione intellettuale, sperimenta il passaggio, vive una ridefinizione dei luoghi. L\u2019insistenza dell\u2019autore sulla presenza significativa degli italiani in Maghreb e sugli innumerevoli scambi avvenuti tra l\u2019una e l\u2019altra riva del mare fin dal Medioevo va considerata in relazione al suo interesse per quell\u2019emigrazione africana in Italia che ha avuto origine negli anni Sessanta e che non si \u00e8 pi\u00f9 arrestata. Le riflessioni a tal proposito sono estremamente lucide e inquadrano precocemente la questione. I primi lavoratori tunisini, forniti del semplice passaporto con il visto turistico e sprovvisti di quell\u2019autorizzazione che permetteva un regolare contratto di lavoro, giungevano in Sicilia nel 1968. La presenza di questi primi immigrati, costretti a ritornare in patria alla scadenza del visto turistico, rispondeva alla domanda di lavoro a buon mercato da parte di proprietari terrieri e di armatori, per i quali reclutare questa manodopera e sfruttarne la condizione abusiva era senza dubbio un vantaggio. Ai primi immigrati si aggiunsero allora parenti e amici e il fenomeno si allarg\u00f278. \u201cL\u2019emigrazione in Italia dei poveri del Terzo Mondo\u201d79 ha inizio a Mazara, proprio l\u00ec dove il 17 giugno 827 \u2013 ricorda Consolo citando Amari \u2013 sbarcavano i musulmani, citt\u00e0 splendida e prestigiosa secondo il geografo Idrisi80. A distanza di secoli, scomparsa la bellezza del passato, dopo che miseria e crollo avevano generato quell\u2019altra migrazione, \u201cdi pescatori, muratori, artigiani, contadini di l\u00e0 dal mare, a La Goulette di Tunisi, nelle campagne di Soliman, di Sousse, di Biserta\u201d81, il miracolo economico degli anni Sessanta attivava di nuovo la rotta dal Nord Africa82.<br><em>78 Sul fenomeno si veda A. Cusumano, Il ritorno infelice, Sellerio, Palermo 1978. Consolo lo cita in diverse occasioni, ad esempio, Il ponte sul canale di Sicilia, Di qua dal faro, p. 1197. 79 L\u2019olivo e l\u2019olivastro, p. 865. 80 Ivi, p. 864. 81 Ivi, p. 865. 82 Ibidem. Si veda anche Il ponte sul canale di Sicilia, in Di qua dal faro, pp. 1197-1198. Molti gli articoli sul caso di Mazara, ad esempio I guasti del miracolo, cit.; Morte per acqua, cit; \u201cCi hanno dato la civilt\u00e0\u201d, cit. Ancora precedente l\u2019articolo uscito su \u201cSans fronti\u00e8res\u201d nel 1980 che si sofferma sulla storia di Mazara prima di concentrarsi sulla quarta guerra punica o guerra<\/em><br>L\u2019inversione di rotta, di cui Consolo evidenzia la specularit\u00e0 rispetto a quella italiana, va a riempire i vuoti lasciati dall\u2019altro flusso migratorio, quello dei meridionali verso il Nord, e, anche se il caso di Mazara ha una sua indiscussa esemplarit\u00e0, il fenomeno, come si \u00e8 detto, gi\u00e0 all\u2019origine riguarda un po\u2019 tutto il trapanese: una terra che ha pi\u00f9 di un tratto in comune con la regione di partenza83. Ma mentre, accennando alla somiglianza geografica e culturale delle due rive del Mediterraneo, riporta l\u2019attenzione sulla vicinanza tra i popoli e sui risvolti positivi dello scambio del passato, Consolo lascia emergere la stortura del presente e individua in questa nuova migrazione l\u2019inizio di una lunga serie di episodi di xenofobia e persecuzione84. Gli immigrati maghrebini, infatti, a Mazara in maniera significativa, ma anche altrove, divennero presto oggetto di sfruttamento, divennero strumento di speculazione politica, furono vittime di razzismo, caccia, di rimpatrio coatto. Nel 1999, in Di qua dal faro Consolo gi\u00e0 lamenta l\u2019assenza di previsioni, progettazioni, di accordi tra governi85. La vicenda dei tunisini del trapanese e quella di tutti coloro che hanno attraversato e attraversano le acque del Mediterraneo \u2013 ma in alcune pagine il discorso si estende al mondo intero \u2013 alla ricerca di una nuova vita sono parte di un\u2019unica drammatica storia scandita dalle tragedie quotidiane di corpi senza vita86.<br><em>del pesce i cui protagonisti erano proprio i tunisini immigrati della casbah: Quatri\u00e8me guerre punique, in \u201cSans fronti\u00e8res\u201d, 30 settembre 1980. 83 Alla somiglianza tra Italia meridionale e Nord Africa Consolo fa riferimento in\u201cCi hanno dato la civilt\u00e0\u201d, cit.. Sulla questione anche un articolo del 1981, Immigration africaine en Italie (\u201cSans fronti\u00e8res\u201d, 3 gennaio 1981): l\u2019Italia \u00e8 la prima tappa dei migranti per necessit\u00e0 geografiche ma anche perch\u00e9 \u00e8 una terra non veramente straniera. 84 L\u2019olivo e l\u2019olivastro, p. 865; Il ponte sul canale di Sicilia, in Di qua dal faro, p. 1197. Nel precedente I guasti del miracolo (cit.) Consolo rileva lo scandalo del dopo terremoto di Mazara (7 giugno 1981): ai tunisini vengono negate le tende, perch\u00e9 stranieri e perch\u00e9 non votanti e quindi ininfluenti nelle imminenti elezioni regionali. 85 Il ponte sul canale di Sicilia, in Di qua dal faro, pp. 1197-1198. 86 Uomini sotto il sole, in Di qua dal faro, p. 1202. In particolare l\u2019espressione \u201cd\u2019altri, scoperti, gettati in pasto ai pescecani\u201d allude ad un episodio specifico, gi\u00e0 tema del racconto Memoriale di Basilio Archita (Le pietre di Pantalica, pp. 639-646): nel maggio 1984, l\u2019equipaggio della nave Garyfallia, che al comando di Antonis Plytzanopoulos era salpata dal porto di Mombasa da poche ore, si rese colpevole della morte, in mare aperto, proprio in pasto ai<\/em><em><br><\/em>L\u2019ombra del mito antico si affaccia a rappresentare il destino dei migranti: essi ripetono l\u2019esilio di Ulisse, ma soprattutto sono Enea in fuga da una terra in fiamme, oppure sono Troiane, fatte schiave e costrette ad allontanarsi dalla propria patria87.<br>La condizione degli esseri umani nel mare nostrum sembra cos\u00ec trovare una sintesi nella citazione da Braudel \u2013 \u201cin tutto il Mediterraneo l\u2019uomo \u00e8 cacciato, rinchiuso, venduto, torturato\u201d88\u2013, originariamente riferita all\u2019et\u00e0 di Filippo II. Ma ancor di pi\u00f9 i versi eliotiani di Morte per acqua, che ritornano con frequenza sorprendente nei testi giornalistici e nelle prove narrative, riescono a parlare della realt\u00e0 contemporanea. Gi\u00e0 in Retablo l\u2019episodio in cui la statua dell\u2019efebo di Mozia si perde nel mare suscita la riflessione su un\u2019altra perdita, che \u00e8 ben pi\u00f9 grave, quella delle vite umane che in ogni tempo si sono spente e si spengono nell\u2019acqua, \u201csciolte nelle ossa\u201d come Phlebas il fenicio89. In L\u2019olivo e l\u2019olivastro la citazione si lega esplicitamente alla memoria di un fatto di cronaca: nel 1981 il giovane Bugawi, vittima del naufragio del Ben Hur di Mazara, rimane in fondo al mare e \u201cuna corrente sottomarina \/ gli spolp\u00f2 le<br><em>\u00a0<\/em><em>pescecani, di un gruppo di clandestini. I migranti non vengono sacrificati solo nel Mediterraneo: la vicenda, infatti, come ricorda anche la voce narrante del racconto, il siciliano Basilio Archita, si svolge al largo delle coste del Kenia. I responsabili sono un \u201cmanipolo di orribili greci, dai denti guasti e le braccia troppo corte, mostri assetati di sangue e di violenza\u201d (S. Giovanardi, Imbroglio siciliano, in \u201cLa Repubblica\u201d, 2 novembre 1988; Id., Le pietre di Pantalica, in S. Zappulla Muscar\u00e0, Narratori siciliani del secondo dopoguerra, cit., pp. 179-182), insomma non hanno niente a che fare con i valori dell\u2019antica Grecia. E anche la citazione di Kavafis, in bocca ad uno di loro, stride nel confronto con il terribile delitto. 87 Gli ultimi disperati del canale di Sicilia, cit., o in I muri d\u2019Europa, cit., p. 25. Entrambi i testi si aprono con citazione dalle Troiane di Euripide (vv. 45-47) e dall\u2019Eneide di Virgilio (II 707-710). 88 Ad esempio a conclusione di Il ponte sul canale di Sicilia, in Di qua dal faro, p. 1198; Il mare, in La mia isola \u00e8 Las Vegas, p. 222; Gli ultimi disperati del canale di Sicilia, cit.; I muri d\u2019Europa, cit., p. 30; nel discorso al convegno per Psichiatria democratica, Il Mediterraneo tra illusione e realt\u00e0, integrazione e conflitto nella storia e in letteratura, cit. La citazione \u00e8 tratta da F. Braudel, Civilt\u00e0 e imperi del Mediterraneo nell\u2019et\u00e0 di Filippo II (F. Braudel, Civilt\u00e0 e imperi del Mediterraneo nell\u2019et\u00e0 di Filippo II, cit., pp. 981-982). 89 Retablo, p. 453.<\/em><br>ossa in sussurri\u201d90. Ma anche i naufraghi di Scoglitti91 sono Phlebas il fenicio, e lo sono tutti i morti del Mediterraneo, tutti quelli che le carrette stracariche e le responsabilit\u00e0 umane hanno lasciato affogare92. Dal 2002 in poi Consolo interviene in maniera decisa e con la consueta indignazione sull\u2019intensificarsi del fenomeno migratorio e sulle responsabilit\u00e0 della politica. Gi\u00e0 un testo del \u201890 evidenzia l\u2019ampliamento smisurato del braccio di mare tra Sicilia e Nord Africa, ovvero, la distanza economica creatasi tra i due mondi93. Ancora di pi\u00f9 gli articoli successivi, suscitati in particolare dalla legge Bossi Fini, si concentrano sul contrasto evidentissimo, soprattutto a Lampedusa e nelle altre Pelasgie, tra l\u2019opulenza del turismo nella natura incontaminata e la disperazione dell\u2019approdo dei migranti94. Il procedimento antifrastico con cui Consolo si finge sostenitore delle ragioni dei ricchi vacanzieri contro gli sbarchi invadenti degli stranieri evidenzia lo stridere dei due mondi: \u201cMa l\u00ec, a Lampedusa, inopinatamente vi giungono anche, mannaggia, gli emigranti clandestini\u201d95. Cos\u00ec la bella Lampedusa diventa nuovamente scenario di guerra contro l\u2019infedele, come nel poema ariostesco. Se la Lipadusa del Furioso, \u201cpiena d\u2019umil mortelle e di ginepri \/ ioconda solitudi<br><em>90 L\u2019episodio \u00e8 rievocato, con citazione da Eliot, in L\u2019olivo e l\u2019olivastro, pp. 865-866. Nel giugno del 1981 appena dopo il terremoto che aveva colpito Mazara, gli armatori ebbero fretta di rimandare in acqua le navi. Nel naufragio del Ben Hur morirono cinque mazaresi e due tunisini. L\u2019identit\u00e0 di questi rimase ignota per diversi giorni: un indizio della condizione di sfruttamento e illegalit\u00e0 in cui lavoravano gli stranieri. Sullo stesso episodio, sempre con riferimento a Phlebas il fenicio, si veda il gi\u00e0 citato Morte per acqua, cit., o \u201cCi hanno dato la civilt\u00e0\u201d, cit. 91 Dedicato ai morti per acqua, in \u201cL\u2019Unit\u00e0\u201d, 29 settembre 2002. La citazione dei versi di Eliot chiude l\u2019articolo e, che mi risulti, \u00e8 l\u2019unico caso in cui il passo \u00e8 riportato per intero. Consolo si riferisce a quanto avvenuto il 24 settembre 2002: uno scafista abbandona a 300 metri dalla spiaggia di Scoglitti il suo carico di <\/em>migranti; le onde impediscono l\u2019approdo, muoiono 14 persone. 92 Gli ultimi disperati del canale di Sicilia, cit., o in I muri d\u2019Europa, cit., p. 29. Meno esplicito il riferimento a Eliot in Immigrati avanzi del mare, in \u201cL\u2019Unit\u00e0\u201d, 18 giugno 2003, dove \u00e8 l\u2019aggettivo \u201cspolpato\u201d (\u201cqualche corpo gonfio o spolpato finisce nelle reti dei pescatori\u201d) che allude a Phlebas il fenicio. 93 Cronache di poveri venditori di strada, cit. 94 Il mondo di Bossi Fini stupido e spietato, in \u201cL\u2019Unit\u00e0\u201d, 29 agosto 2002. 95 Ibidem.<br>ne e remota \/ a cervi, a daini, a caprioli, a lepri\u201d96, ospita il triplice duello di Orlando, Brandimarte e Oliviero contro i saracini Gradasso, Agramante e Sobrino, nel Duemila l\u2019isola, divenuta da \u201cremoto scoglio\u201d, \u201cmeta ambitissima del turismo esclusivo\u201d, \u00e8 luogo d\u2019approdo di pescherecci e gommoni che rovesciano il loro carico di clandestini: \u201ci nuovi turchi, i nuovi invasori saracini\u201d97. E \u2013 ancora \u00e8 dominante l\u2019antifrasi \u2013, se non ci sono gli antichi paladini a combatterli e neppure le navi militari auspicate da Bossi, c\u2019\u00e8 per\u00f2 il mare \u201cquel fascinoso mare azzurro e trasparente che d\u2019improvviso s\u2019infuria e travolge ogni gommone o peschereccio\u201d98. Tanto pi\u00f9 assurde si rivelano le leggi per gestire gli arrivi e, se gi\u00e0 prima della Bossi Fini, Consolo lamentava la violazione sistematica dei diritti dell\u2019uomo, dopo il 2002 \u00e8 ancora pi\u00f9 duro. Bersaglio polemico sono le nuove normative, pi\u00f9 rigide di quelle previste dalla legge Martelli o dalla Turco-Napolitano: le nuove disposizioni prevedono che le carrette siano bloccate in acque extraterritoriali, \u201cforse anche speronate e affondate. Con tutto il loro carico umano\u201d99. Bersaglio polemico sono i centri di prima accoglienza che \u2013 scrive \u2013 non meriterebbero questo nome, perch\u00e9 piuttosto di lager si tratta, luoghi atroci, di violenza e umiliazione100. Bersaglio polemico \u00e8 la diffusione di sentimenti xenofobi, suscitati dalla politica nella mentalit\u00e0 comune, ben rappresentata dall\u2019io narrante del racconto eponimo di La mia isola \u00e8 Las Vegas che invoca la costruzione di muri d\u2019acciaio per arrestare la marea dei migranti101. In quest\u2019ottica di critica alla nuova legge e all\u2019inadempienza del dovere morale verso i migranti va letta la netta opposizione di Consolo al progetto di un museo della migrazione a Lampedusa, promosso nel 2004 dalla deputata regionale dell\u2019Udc Giusy Savarino. A lei l\u2019autore si rivolge pubblicamente dalle pagine di \u201cLa<br><em>96 Ariosto, Orlando Furioso, XL 45 vv. 3-4. Il passo \u00e8 ricordato da Consolo in Lampedusa \u00e8 l\u2019ora delle iene, \u201cL\u2019Unit\u00e0\u201d, 28 giugno 2003. Ma si veda anche Isole dolci del dio, cit., pp. 33-35. 97 Lampedusa \u00e8 l\u2019ora delle iene, cit. 98 Ibidem. 99 Il mondo di Bossi Fini stupido e spietato, cit. 100 Ibidem ma anche Immigrati avanzi del mare, cit. 101 La mia isola \u00e8 Las Vegas, in La mia isola \u00e8 Las Vegas, p. 217<\/em>.<br>Repubblica\u201d, accusando l\u2019ipocrisia profonda di una tale iniziativa102 e riflettendo su quanto sia irrimediabilmente compromessa l\u2019identit\u00e0 dello spazio mediterraneo. Che cosa rimane del mare di miti e storia? Che cosa della mirabile convivenza tra culture diverse? Il monito dei reperti archeologici, delle narrazioni risulta poca cosa di fronte al mutamento dello sguardo collettivo sancito da leggi xenofobe e lager mascherati da centri di accoglienza: il mare si \u00e8 fatto frontiera, confine, che gli altri, gli stranieri, non devono superare. Ed \u00e8 contemporaneamente cimitero, spazio del sacrificio, della tragedia. Perci\u00f2 il progetto di un museo a Lampedusa, l\u2019isoletta dell\u2019ariostesca lotta contro l\u2019infedele, \u00e8, per Consolo, strumento di una retorica ipocrita, che non \u00e8 giusto appoggiare: che senso avrebbe un monumento all\u2019emigrazione, quando proprio i migranti vengono combattuti, respinti, lasciati morire in mare? Ma, d\u2019altra parte, \u00e8 il mondo intero ad aver subito una metamorfosi: si \u00e8 mutato agli occhi dell\u2019autore in un \u201cim-mondo\u201d, ovvero negazione di se stesso, perch\u00e9 preda della follia. La ripetizione dell\u2019aggettivo \u201cnostro\u201d, associato sia allo spazio stravolto che alla massa di cadaveri, assume, nel testo in versi Frammento, toni accusatori, richiamando gli esseri umani alle proprie responsabilit\u00e0 nei confronti della morte di innocenti.<br><br><em>Nostri questi morti dissolti<br>nelle fiamme celesti,<br>questi morti sepolti<br>sotto tumuli infernali,<br>nostre le carovane d\u2019innocenti<br>sopra tell di ceneri e di pianti.<br>Nostro questo mondo di follia.<br>\u00a0Quest\u2019im-mondo che s\u2019avvia&#8230;<\/em><em>103<\/em><em><br><\/em><br><em>102 Solo un monumento per gli immigrati, in \u201cLa Repubblica\u201d, 21 agosto 2004. Sulla questione Consolo si era gi\u00e0 espresso qualche giorno prima: Perch\u00e9 non voglio quel museo, in \u201cLa Repubblica\u201d, 19 agosto 2004. 103 Frammento, in Per una Carta \u201cvisiva\u201d dei Diritti civili, Viennepierre, Milano 2001, anche in \u201cMicroprovincia\u201d, 48, gennaio-dicembre 2010, p. 5.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/IMG_20210608_0003.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"678\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/IMG_20210608_0003-678x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2227\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/IMG_20210608_0003-678x1024.jpg 678w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/IMG_20210608_0003-199x300.jpg 199w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/IMG_20210608_0003-768x1160.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/IMG_20210608_0003-1017x1536.jpg 1017w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/IMG_20210608_0003-1356x2048.jpg 1356w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/IMG_20210608_0003.jpg 1501w\" sizes=\"(max-width: 678px) 100vw, 678px\" \/><\/a><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Ada Bellanova Fornire una definizione del Mediterraneo non \u00e8 un compito semplice. 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