{"id":3189,"date":"2015-09-06T10:41:16","date_gmt":"2015-09-06T10:41:16","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3189"},"modified":"2023-09-06T11:07:44","modified_gmt":"2023-09-06T11:07:44","slug":"il-tema-dellingiustizia-come-violazione-del-tabu-lesigenza-dellimpegno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3189","title":{"rendered":"Il tema dell\u2019ingiustizia come violazione del tab\u00f9 L\u2019esigenza dell\u2019impegno"},"content":{"rendered":"<p>\u201eScrittore isolato, e solitario, sciolto cio\u00e8 da legami politici [quali crede] dovrebbero essere gli scrittori, liberi da impegni partitici, ma legati da impegni ideali, morali, storici\u201d. Con queste parole Salvatore Mazzarella definisce l\u2019atteggiamento ideologico di Consolo1 . Parlare dell\u2019ingiustizia, della sofferenza e dell\u2019umilt\u00e0 nella cultura occidentale significa addentrarsi in una zona pericolosa. Di solito questi argomenti vengono sviluppati in un discorso dedicato alle radici cristiane della nostra civilt\u00e0 e quando si espone la nozione di sofferenza in una dimensione universale. Il divieto, l\u2019esteticit\u00e0, l\u2019inopportunit\u00e0 e la convenzione \u2014 tutti i concetti indicati appaiono quando si parla del tab\u00f9. Esso diventa una sempre pi\u00f9 diffusa zona che interessa l\u2019esperienza morale al pari di quella concettuale e da cui l\u2019uomo di cultura si sente attratto e nello stesso tempo deluso. I critici e i lettori sono convinti che lo scrittore sia caratterizzato da \u201cuna profonda tensione etica che lo avvicina ai grandi moralisti del passato, tesi ed attenti al compito di descrivere l\u2019uomo nella sua mutevole, e pure,<br \/>\n<em>1 \u2002S. Mazzarella: Dell\u2019olivo e dell\u2019olivastro, ossia d\u2019un viaggiatore. \u201cNuove Effemeridi\u201d 1995, n. 29, p. 65. 38 <\/em><br \/>\n<em>eterna storia\u201d2 .<\/em><br \/>\nE non basta dire che lo scrittore \u00e8 propenso a fare del suo stile \u201cun mezzo di intervento e di rivolta, ma anche di proposta umanistica\u201d 3 . Per tale ragione, l\u2019esortazione a non fargli mancare \u201cl\u2019impegno per la giustizia e il risalto netto della voce dei deboli\u201d diventa l\u2019elemento fermo della sua narrativa 4 . Nati spesso dalla suggestione delle letture, degli incontri e delle polemiche dell\u2019attualit\u00e0, i dilemmi che muovono la riflessione del narratore siciliano relativo alla distinzione tra lo scrivere e il narrare si avvicinano nella loro forma e contenuto all\u2019esercizio scrittorio \u201ccapace di incidere sul reale in senso conoscitivo e trasformativo\u201d5 , ideati nei turbini della realt\u00e0 estranea e vergati su molteplici esperienze, fino a costruire una congerie omogenea e ordinata di sequenze. Dice Consolo: Dopo Hiroshima e Auschwitz, dopo Stalin e Sarajevo, dopo tutti gli orrori di oggi, quei mostri profetizzati da Kafka o da Musil, da Eliot, da Joyce o da Pirandello, sono diventati mostri della storia. Questi mostri credo che la letteratura, il romanzo abbia oggi l\u2019obbligo di affrontare. Altrimenti \u00e8 alienazione, fuga, colpevole assenza, se non complicit\u00e06 . Considerando la genesi della scrittura consoliana, \u00e8 necessario sottolineare lo stretto legame che intercorre fra la complessit\u00e0 delle cose e le vibrazioni affettive e razionali che costituiscono il tratto distintivo della sua scelta di scrittura.<br \/>\n<em>2 \u2002F. Di Legami: Vincenzo Consolo. La figura e l\u2019opera. Marina di Patti, Pungitopo, 1990, p. 28. 3 \u2002Ibidem, p. 6. 4 \u2002Cfr. C. Ternullo: Vincenzo Consolo: dalla Ferita allo Spasimo. Catania, Prova d\u2019Autore, 1998, p. 30. 5 \u2002F. Di Legami: Vincenzo Consolo\u2026, p. 6. 6 \u2002V. Consolo: Fuga dall\u2019Etna. La Sicilia e Milano, la memoria e la storia. Roma, Donzelli Editore, 1993, pp. 51\u201453.<\/em> (Dalla nota dell\u2019editore: l\u2019intervista a Vincenzo Consolo raccolta in questo volume \u00e8 stata effettuata il 25 giugno del 1993 a Roma. L\u2019incontro era stato organizzato dall\u2019Imes (Istituto meridionale di storia e scienza sociali), nall\u2019ambito di una iniziativa intitolata \u201cPercorsi di ricerca\u201d, tesa a indagare l\u2019interazione tra la vicenda umana e l\u2019itinerario intellettuale di alcune figure particolarmente significative della cultura del nostro tempo).<br \/>\nL\u2019esigenza dell\u2019impegno. \u00a0A ben vedere i tratti che segnano le opere consoliane sono caratterizzati da una propria articolazione della realt\u00e0 attraverso una comunicazione pi\u00f9 immediata e da una responsabilit\u00e0 etica e civile: la presenza di ci\u00f2 che ha contraddistinto la maggior parte della sua esistenza. Non sar\u00e0 un caso che all\u2019interno dell\u2019opera il pensiero sul ruolo della produzione letteraria si presenti con frequenza: accompagnato dal senso di una necessit\u00e0 naturale e spesso corretto da una speranza nella capacit\u00e0 della scrittura di mettere ordine e di \u201cportare armonia l\u00e0 dove c\u2019\u00e8 caos e quindi impossibilit\u00e0 di comunicare\u201d7 . Si pensi alla confessione dello scrittore stesso: \u201cLa mia ideologia o se volete la mia utopia consiste nell\u2019oppormi al potere, qualsiasi potere, nel combattere con l\u2019arma della scrittura, che \u00e8 come la fionda di David, o meglio come la lancia di Don Chisciotte, le ingiustizie, le sopraffazioni, le violenze, i mali e gli orrori del nostro tempo\u201d8 . Le allusioni a David e a Don Chisciotte mettono in rilievo la consapevolezza che la riflessione e la scrittura, e soprattutto una scrittura eticamente e politicamente impegnata, sono una missione. All\u2019atteggiamento di una tale consapevolezza sono dedicate tutte le narrazioni consoliane. Secondo Vincenzo Consolo la narrativa dovrebbe esprimere una responsabilit\u00e0 civile e prendere posizione davanti agli avvenimenti. L\u2019accostamento della scrittura e della responsabilit\u00e0 testimonia la sua personale forma di opposizione o di impulso verso qualcosa di migliore. Quello che conta nelle opere consoliane sono la verosimiglianza dell\u2019osservazione morale, la consapevolezza ritradotta in disincanto e in frustrazione delle speranze, la ribellione, e infine, l\u2019indagine. \u00c8 possibile comprendere pi\u00f9 a fondo le scelte espressive di Consolo confrontando il presente frammento: [\u2026] lo scrittore oggi ha il compito di dire, di narrare. Narrare oggettivamente in terza persona dei mostri, delle mostruosit\u00e0 che abbiamo creato, con cui, privi ormai di memoria, di rimorso, pri<br \/>\n<em>7 \u2002L. Canali: Che schiaffo la furia civile di Consolo. \u201cL\u2019Unit\u00e0\u201d 1998, il 7 ottobre, pp. 1, 19. 8 \u2002V. Consolo: Fuga dall\u2019Etna\u2026, p. 70. 40<\/em><br \/>\nvi dell\u2019assillo di raggiungere una meta, da alienati, felicemente conviviamo 9 . Per accrescere la forza espressiva della riflessione, Consolo aggiunge al generico e spoglio verbo \u201cnarrare\u201d l\u2019avverbio: \u201coggettivamente\u201d che non solo mostra la direzione dell\u2019accurato lavoro di chi scrive ma rivela la stretta connessione fra il messaggio e la responsabilit\u00e0 dell\u2019esistenza altrui. La preoccupazione dell\u2019avvenire, che interessa scarsamente l\u2019uomo mentre gode dei piaceri mondani, \u00e8 infatti sollecitata dall\u2019acre percezione del dolore subito nel passato. Il frammento sopraccitato indica il coinvolgimento degli intellettuali nell\u2019ordine etico, determinando gli accessibili modelli della presentazione. Molte volte viene sottolineato il fatto che quello che sconcerta il lettore \u00e8 che non vi \u00e8 stata giustizia in passato e non vi \u00e8 nemmeno nel presente. Fortunatamente esiste ancora chi non si arrende. Il protagonista del capolavoro consoliano Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, il barone Enrico Pirajno di Mandralisca dichiara la crisi irreversibile del suo ruolo di intellettuale organico alla classe dominante: la consapevolezza di una \u201cStoria come scrittura continua di privilegiati\u201d <em>(SIM, 112)<\/em>, di un\u2019impossibilit\u00e0 delle classi subalterne a far sentire la loro voce e il loro giudizio, si salda alla consapevolezza dei \u201cvizi\u201d e delle \u201cstorture\u201d che gravano sui pensieri e sulle parole degli stessi aristocratici e borghesi \u201ccosiddetti illuminati\u201d, dell\u2019oggettiva incapacit\u00e0 dei loro \u201ccodici\u201d a \u201cinterpretare\u201d i problemi delle masse oppresse10. Dunque l\u2019attaccamento all\u2019esperienza della giustizia deve affrontare continuamente il pensiero della frustrazione e con la temibile insidia della debolezza. Se il pensiero della sconfitta pu\u00f2 essere solo attenuato dal grido e dal pianto, sempre pronto a svelare gli indegni comportamenti umani, il rimedio all\u2019impotenza va cercato altrove. Si legga l\u2019ampio pensiero di Giuseppe Amoroso: Nella prosa di Vincenzo Consolo, quello che appare e percuote e grida e geme \u00e8 una presenza vera di lacrime e certezze e anche<br \/>\n<em>9\u2002Ibidem, p. 22. 10\u2002Cfr. G.C. Ferretti: L\u2019intelligenza e follia. \u201cRinascita\u201d 1976<\/em>, il 23 luglio. L\u2019esigenza dell\u2019impegno 41 un assiduo riprendere, del tempo, ci\u00f2 che si \u00e8 smarrito, non del tutto, non per sempre, portandosi dentro anche i gloriosi cascami della storia [\u2026], questa prosa mostra una solennit\u00e0 intangibile, pure dove si china sulle frange, sui refoli, sui margini, in cerca di colori e oggetti e riti di una volta11. Dopo aver constatato che l\u2019espressivit\u00e0 di questa prosa \u00e8 dovuta all\u2019argomento analizzato, Amoroso prosegue con la descrizione della scrittura consoliana marcata da una funzione inconfondibile. Il vuoto e l\u2019insoddisfazione dovuti all\u2019avanzare dell\u2019ingiustizia si placano nella convinzione che \u201cla letteratura, il romanzo abbia oggi l\u2019obbligo di affrontare i mostri creati dai potenti. Altrimenti \u00e8 alienazione, fuga, colpevole assenza, se non complicit\u00e0\u201d12. Tramite l\u2019analisi presentata il critico vuole decisamente sottolineare l\u2019atteggiamento spirituale piuttosto romantico dello scrittore e l\u2019espressione dei pensieri come studiata e ripensata. Nell\u2019insieme, la produzione consoliana, secondo Amoroso, ha una sua solida struttura, e fa presagire le future ampiezze di respiro lirico. I cinque romanzi sottoposti alla presente analisi sono stati scritti nell\u2019arco di oltre trent\u2019anni. La circostanza, ad avvalorare l\u2019immagine di instancabile ribelle che Consolo ha lasciato di s\u00e9, non manca di presentare traccia nella variet\u00e0 degli argomenti, e dei punti di vista che sono diventati i motivi costanti nella sua scrittura. Spesso si ha l\u2019impressione che l\u2019omogeneit\u00e0 della sua prosa risponda a un\u2019intima esigenza di impegno etico, civile, ideologico e sperimentale. Queste considerazioni, se non illustrano organicamente la poetica della sua prosa, meritano di essere tenute in conto per comprendere, se non altro, i tempi adombrati dai fantasmi delle oppressioni descritte dallo scrittore siciliano. Con Nottetempo, casa per casa in Consolo subentra una rimeditazione, una sosta pensosa sui fatti, sui luoghi, la denuncia. Il testo si basa sulla deliberata ricerca del clima apocalittico, preannunciato dal titolo, e sul resoconto mai banale della pena pi\u00f9 antica del tempo, della storia, dell\u2019esistere. Come con<br \/>\n<em>11\u2002G. Amoroso: Il notaio della Via Lattea. Narrativa italiana 1996\u20141998. Caltanissetta\u2014Roma, Salvatore Sciascia editore, 2000, pp. 464\u2014467. 12\u2002V. Consolo: Fuga dall\u2019Etna\u2026, pp. 51\u201453. 42<\/em><br \/>\nstata Antonio Grillo, abbiamo la forte affermazione della necessit\u00e0 di un impegno da parte degli scrittori13. E Consolo, parlando delle questioni di moralit\u00e0, vuole sensibilizzare la percezione dei lettori. Silvio Perella, accortosi di tale valenza etica, aggiunge: \u201cil fatto \u00e8 che, giustamente, l\u2019aspetto etico della sua letteratura sta molto a cuore a Consolo\u201d14. Sa bene lo scrittore che la forza e l\u2019incisivit\u00e0 del suo messaggio stanno nell\u2019immediatezza del comunicato espressa dalle narrazioni nei suoi frammenti pi\u00f9 drammatici. Il che costituisce, se non una prova del rivolgere la sua attenzione alle sorti degli emarginati, certo una riflessione eloquente sul bisogno di narrare, di raccontare le vecchie e le nuove pene. E nella torre ora, dopo le urla, il pianto, anch\u2019egli stanco, s\u2019era chetato. Si mise in ginocchio a terra, appoggi\u00f2 le braccia alla pietra bianca della macina riversa di quello ch\u2019era stato un tempo un mulino a vento, e cerc\u00f2 di scrivere nel suo quaderno \u2014 ma intinge la penna nell\u2019inchiostro secco, nel catrame del vetro, nei pori della lava, nei grumi dell\u2019ossidiana, cosparge il foglio di polvere, di cenere, un soffio, e si rivela il nulla, l\u2019assenza d\u2019ogni segno, rivela l\u2019impotenza, l\u2019incapacit\u00e0 di dire, di raccontare la vita, il patimento. N, 53<br \/>\nLa caratteristica principale di quest\u2019articolazione non \u00e8 la spontaneit\u00e0 peculiare piuttosto dei romantici, ma lo sforzo di trovare le parole pi\u00f9 adatte. Grazie al potere di nominare i fenomeni, precedentemente impossibili da esprimere, acquistano l\u2019esistenza, e in conseguenza la propria identit\u00e0. La forma lirica invece assume una responsabilit\u00e0 che rende possibile l\u2019esistenza di un soggetto e la cognizione di esso. L\u2019anticlimax: \u201ccatrame \u2014 lava \u2014 ossidiana \u2014 polvere \u2014 cenere \u2014 nulla\u201d sottolinea la vanit\u00e0 dello sforzo artistico nei confronti della prepotenza e del dolore che ostacolano il processo creativo. Vengono qui evidenziati, quindi, un appassionato attacco<br \/>\n<em>13\u2002Cfr. A. Grillo: Appunti su Odisseo e il suo viaggio nella cultura siciliana contemporanea: da Vittorini a Consolo e a Cattafi. In: Ulisse nel tempo. La metafora infinita. A cura di S. Nicosia. Venezia, Marsilio, 2000, pp. 593\u2014597. 14\u2002S. Perella: Tra etica e barocco. \u201cL\u2019Indice\u201d 1992, maggio.<\/em><br \/>\nall\u2019ingiustizia che assume valore universale, la contradditoria asistematicit\u00e0 di un ricerca esistenziale che non esita a dar voce anche alle pulsioni inconsce e persino alle pi\u00f9 inconfessabili, confermata nell\u2019elenco degli espedienti retorici che precedono direttamente l\u2019espressione finale dell\u2019impotenza di \u201craccontare la vita, il patimento\u201d. Si potrebbe dire che la scrittura si ponga piuttosto come terreno di conflitto che come luogo della sua soluzione. L\u2019esigenza di messaggio \u00e8 indubitabile15. La caustica riflessione dello scrittore sigla l\u2019amara ricognizione sulle cause della caduta delle forti e generose illusioni riguardanti le facolt\u00e0 comunicative. Infatti, in una delle sue interviste Consolo dichiara: \u00c8 necessario scrivere in una forma non pi\u00f9 dialogante e comunicativa, ma spostarsi sempre pi\u00f9 verso la parte poetica, perch\u00e9 la poesia \u00e8 un monologo e quindi ti riduci nella parte del coro dove non puoi che lamentare la tragedia del mondo. Per questo la mia prosa \u00e8 organizzata in senso ritmico, come se fossero dei versi16. Nottetempo, casa per casa \u00e8, in confronto al Sorriso dell\u2019ignoto marinaio, pi\u00f9 compatto, pi\u00f9 chiuso in una sua forma ritmica, densa di significati e piuttosto ermetica. E continua: Ho voluto scrivere una tragedia \u2014 niente \u00e8 pi\u00f9 tragico della follia \u2014 con scene-capitoli, con intermezzi del coro, che sono le frequenti digressioni lirico-espressive in cui il narrante s\u2019affaccia e commenta o fa eco in un tono pi\u00f9 alto, pi\u00f9 acceso. Perch\u00e9 questo compattare, perch\u00e9 l\u2019eliminazione della scena del messaggero, dell\u2019anghelos, del personaggio-autore che si rivolge agli spettatori-lettori e narra in termini non espressivi ma assolutamente comunicativi il fatto che \u00e8 avvenuto altrove, in un altro tempo?<br \/>\n<em>17 15\u2002Cfr. L. Canali: Che schiaffo\u2026, pp. 1, 19. 16 Intervista con Vincenzo Consolo. A cura di D. Marraffa e R. Corpaci. \u201cItalialibri\u201d 2001, www.italialibri.it (data di consultazione: il 28 dicembre 2006). 17\u2002Ibidem.<\/em><br \/>\nInfatti, lo spunto questa volta \u00e8 tragico; ma quell\u2019antica ispirazione malinconica diventa antitetica, forse per reminiscenze classiche di simile allegoria a sfondo politico. E specialmente nella sua espressione contiene l\u2019eco della giovinezza povera, triste, ma fiera e disperatamente fiduciosa. Sullo sfondo, per di pi\u00f9, \u00e8 impossibile non intravedere la forza di questo progetto. La presa di posizione dello scrittore a favore della poesia potrebbe essere interpretata come un attacco a un preciso bersaglio critico. Se la scienza fornisce un\u2019immagine del mondo in cui non c\u2019\u00e8 posto per le antiche credenze metafisiche, gli strumenti proposti attualmente si rivelano inutili, se non addirittura fuorvianti. L\u2019obbligo di dare ragione Nati sul filo della conversazione del passato con il presente, i romanzi consoliani sono intessuti di quella curiosit\u00e0 intellettuale che si pone l\u2019obiettivo di raccontare la realt\u00e0. Le narrazioni dello scrittore concorrono ad elaborare il comune problema delle vicende dell\u2019uomo di cultura nel quadro della societ\u00e0 odierna. Un compito arduo, tanto che molti scrittori di oggi assistono alla progressiva riduzione del proprio spazio in una societ\u00e0 che vive accanto, al di fuori delle loro possibilit\u00e0. Sembra concentrarsi all\u2019efficacia di testimonianza e di verifica e alla partecipazione dell\u2019individuo all\u2019esistenza comunitaria. Secondo Grazia Cherchi \u201cil narratore intellettuale del nostro tempo non ha altro scampo che la parodia\u201d18, e l\u2019autore \u00e8 d\u2019accordo con lei: lo scrivere in negativo, usare tutti gli abrasivi e corrosivi: l\u2019ironia, il sarcasmo testimoniano il valore delle opere19. Consolo stesso ammette:<br \/>\n<em>18\u2002G. Cherchi: Mille e una notte. \u201cL\u2019Unit\u00e0\u201d 1987, il 11 novembre. 19<\/em><br \/>\nCome verr\u00e0 verificato nelle analisi successive, Vincenzo Consolo valorizza la prospettiva intertestuale e la parodia come forma specifica di un dialogo tra i testi che \u00e8 diventata una delle sue tecniche preferite a cui ricorre. Lo scrittore nella maggior parte dei casi realizza questo \u2018dialogo\u2019 intertestuale riprendendo la voce altrui e reinterpretandola antiteticamente rispetto al testo di origine.<br \/>\n<em>Cfr. M. Billi:<\/em> Dialogo testuale e dialettica culturale. La parodia nel romanzo<br \/>\nCostruendo storie che erano una parodia della realt\u00e0, ma di una penetrazione e di una tale restituzione della verit\u00e0 che riuscivano ad anticipare lo svolgimento della realt\u00e0 stessa, ad essere profetiche. La stessa cosa fece Pasolini, fuori della finzione letteraria, della parodia, con i suoi interventi sui giornali, con la forza dei suoi j\u2019accuse, delle sue provocazioni e delle sue requisitorie, dei suoi Scritti corsari. Non li rimpiangeremo mai abbastanza questi due scrittori civili italiani. Nel mio pendolarismo tra la Sicilia e Milano c\u2019\u00e8, prima di tutto, la mia vicenda umana, la mia storia di vita, che poi forse diventa vicenda intellettuale e letteraria 20. Questa coscienza estetica e letteraria nell\u2019ambito della quale l\u2019autore cerca di delineare la funzione e il significato delle componenti della cosiddetta \u201cpoetica negativa\u201d21 si inscrive nella specificit\u00e0 della letteratura moderna. I protagonisti dei romanzi consoliani rappresentano un catalogo di atteggiamenti diversi orientati verso la lotta contro l\u2019ingiustizia: l\u2019angustia di Gioacchino Martinez ha accanimenti feroci: trovare un senso, placare un malessere, imboccare una \u201ccerchia confidente\u201d22, invece la presa di coscienza del Mandralisca, in realt\u00e0, manifesta la sua interna fecondit\u00e0 e incidenza a un livello diverso e anche pi\u00f9 profondo 23. Prende cos\u00ec corpo una vicenda romanzesca non organicamente distesa ma articolata in alcuni episodi emblematici, funzionali del protagonista: un aristocratico di provincia, sincero ma cauto patriota, innamorato dell\u2019arte e dell\u2019archeologia, dedito soprattutto agli studi di erudizione scientifica. Proprio a costui accade di trovarsi spettatore degli eccidi di Alcara Li Fusi; ed \u00e8 appunto la sua vocazione umanistica a consentirgli di capire la giustizia profonda contemporaneo di lingua inglese. In:<br \/>\n<em>Dialettiche della parodia. A cura di M. Bonafin. Alessandria, Edizioni dell\u2019Orso, 1997, p. 213. 20\u2002V. Consolo: La poesia e la storia. In: Gli spazi della diversit\u00e0. Atti del Convegno Internazionale. Rinnovamento del codice narrativo in Italia dal 1945 al 1992. Leuven \u2014 Louvain-la-Neuve \u2014 Namur \u2014 Bruxelles, 3\u20148 maggio 1993. Vol. 2. A cura di S. Vanvolsem, F. Musarra, B. Van den Bossche. Roma, Bulzoni, 1995, pp. 583\u2014586. 21\u2002R. Nycz: Literatura jako trop rzeczywisto\u015bci. Krak\u00f3w, Universitas, 2001, p. 17. 22\u2002G. Amoroso: Il notaio della Via Lattea\u2026, pp. 464\u2014467. 23\u2002Cfr. G.C. Ferretti:<\/em> L\u2019intelligenza e follia\u2026<br \/>\nche anima la rivolta contro una legge di oppressione 24. Degna di nota \u00e8, senza dubbio, l\u2019attenzione alla dimensione simbolica dei contenuti narrativi riguardanti gli atteggiamenti dei protagonisti, aspetto che lo scrittore non trascura, data la sua conoscenza delle questioni letterarie non solo dell\u2019et\u00e0 antica ma anche della moderna. Ma Consolo collega l\u2019aspetto simbolico e reale del problema nella convinzione che la letteratura dovrebbe conoscere il mondo e dare ragione e nome ai disastri dei nostri tempi. E secondo Giulio Ferroni dovremmo essergli grati \u201cdi questi lumi che vengono a rischiarare il nostro tempo cupo e notturno, la nostra notte fantasmagorica e telematica\u201d25. Anche nello studio del passato la curiosit\u00e0 ha un peso considerevole, tanto da costruire un originale canone. Secondo Andrea Zanzotto la narrazione in questo caso non \u00e8 un soliloquio, \u00e8 sempre un rivolgersi ai molti che sicuramente partecipano ad una passione; anzi \u00e8 quasi una preghiera rivolta a non si sa chi o che cosa, mormorata e insistente, interrotta da pause legate ad un loro tempo musicale, e in essa pare si salvaguardi almeno l\u2019unit\u00e0 dell\u2019io, di ogni \u201cio\u201d minacciato dall\u2019oscura follia che irrompe fin dal primo stralunante racconto 26. I romanzi consoliani danno degno compimento a un\u2019attivit\u00e0 vissuta all\u2019insegna della convinzione basata sul senso di giustizia, confermando quanto fosse ancor viva e inappagata nel loro autore la naturale propensione a parlare al posto altrui, al posto degli oppressi perch\u00e9 estranei al mezzo linguistico usato negli strati acculturati, il quale, precisa Christophe Charle \u201cnon permette loro di esprimere le proprie ragioni, e nemmeno le proprie speranze e la propria disperazione\u201d27. I romanzi di Consolo costituiscono una traversata dei luoghi dell\u2019impostura e cio\u00e8 delle istituzioni: chiesa, scuola, famiglia, amministrazioni della giustizia, partito. L\u2019argomento ricorrente \u00e8 quello di fare conti con le credenze imposte o che s\u2019impongono.<br \/>\n<em>24\u2002Cfr. V. Spinazzola: Un discorso facile e difficile. \u201cL\u2019Unit\u00e0\u201d 1976, il 4 luglio. 25\u2002G. Ferroni: La sconfitta della notte. \u201cL\u2019Unit\u00e0\u201d 1992, il 27 aprile. 26\u2002Cfr. A. Zanzotto: Vincenzo Consolo: \u2018Le pietre di Pantalica\u2019. In: Scritti sulla letteratura. Aure e disincanti nel Novecento italiano. Vol. 2. A cura di G.M. Villalta. Milano, Oscar Mondadori, 2001, pp. 308\u2014310. 27\u2002Per le idee di Consolo sull\u2019impegno letterario si veda la sua introduzione a C. Charle: Letteratura e potere. Palermo, Sellerio, 1979.<\/em><br \/>\nScrittore \u2014 testimone \u2014 osservatore \u00a0Scrittore \u2014 testimone \u2014 osservatore Senza dubbio gli scritti di Consolo continuano a evidenziare la tensione fra l\u2019autore e il testo, a sottolinearla, a tal punto che, tutta l\u2019opera sembra apparire come una metafora dell\u2019impossibilit\u00e0 di padroneggiare in modo assoluto del proprio testo. Questa inquietudine percorre l\u2019opera di Consolo e unifica i suoi aspetti tematici. Se si scorrono i romanzi consoliani non si tarda ad accorgersi dei frutti dolceamari dell\u2019esplorazione di larga parte della storia italiana. Nello sguardo mobile, accorto, pungente che lo scrittore volge al mondo contemporaneo c\u2019\u00e8 un relativismo prospettico, non nuovo nel suo pensiero, ma nutrito nello scrittore siciliano di affabile cultura e sostenuto da esperienze vissute. Nelle narrazioni di Consolo le funzioni di scrittore e di interprete si sono trovate accomunate nella medesima situazione. Non ci sono pi\u00f9 le garanzie che consentono un\u2019indipendenza e un\u2019autenticit\u00e0 alle funzioni indicate o se sia possibile il ritorno ad un loro ruolo spirituale e umanistico. La diretta esperienza dei variegati costumi umani aiuta a comprendere la labilit\u00e0 dei parametri di giudizio. Consolo ha sempre agito come una memoria attenta e sensibile del passato che viene accostato agli avvenimenti pi\u00f9 recenti di cui egli \u00e8 testimone e interprete. In Nottetempo, casa per casa Consolo stabilisce implicitamente un nesso tra l\u2019Italia degli anni Venti e quella degli anni Settanta, cos\u00ec come nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio tra il Risorgimento e gli anni Sessanta e nello Spasimo di Palermo tra gli anni Trenta e l\u2019inizio degli anni Novanta, con le morti di Falcone e Borsellino. Rossend Arqu\u00e9s parla direttamente delle fasi storiche, tutte segnate da successive cadute della societ\u00e0 isolana e continentale in un pozzo senza uscita e senza possibilit\u00e0 di riemersione 28. Ma \u00e8 proprio la prospettiva questo fattore decisivo da cui si guarda alle opinioni degli uomini a mettere in crisi le false certezze. La testimonianza di Consolo ha un significato particolare se inserita nel<br \/>\n<em>28\u2002Cfr. R. Arqu\u00e9s: Teriomorfismo e malinconia. Una storia notturna della Sicilia: \u201cNottetempo, casa per casa\u201d di Consolo. \u201cQuaderns d\u2019Itali\u00e0\u201d 2005, n. 10, p. 80. 48\u00a0<\/em><br \/>\ncoevo dibattito sull\u2019identit\u00e0 della cultura moderna e l\u2019importanza del contributo del passato. L\u2019oggettivit\u00e0 \u00e8 per lo scrittore un\u2019autentica misura dell\u2019impegno, in letteratura come nelle belle arti, e discrimina la percezione fenomenica e i processi cognitivi sottolineando la dimensione \u201cforte\u201d della letteratura. Questa convinzione trova la sua conferma nella constatazione consoliana secondo la quale lo scrivere diventa un confronto con la materia viva e la materia morta. Lo scrittore non vuole esclusivamente accettare l\u2019immagine convenzionale della realt\u00e0 conservata nelle abitudini e nei rituali. Tale punto di vista determina l\u2019obiettivo fondamentale che, secondo Consolo, si realizza solo nella scrittura come l\u2019unica possibilit\u00e0 di testimonianza, di protesta, e persino di riscatto. L\u2019artista, attraverso l\u2019arte della parola, registra la realt\u00e0 inafferrabile fino ai tempi odierni, mostrandone la forma e l\u2019importanza. L\u2019ibridazione dei generi e dei codici serve a moltiplicare i punti di vista. Uno sguardo nostalgico alla memoria dei linguaggi in via d\u2019estinzione vuole sottolineare una relazione tra stabilit\u00e0 e movimento, tra parola e immagine, tra superficialit\u00e0 e profondit\u00e0 simbolica. Il segno distintivo di un vero artista \u00e8 proprio la facolt\u00e0 di cambiare la parola in un elemento pi\u00f9 sostanziale, pi\u00f9 tangibile. Dunque la scrittura per Consolo pu\u00f2 assumere diverse funzioni, anche quella confortativa, come nel caso di Petro, protagonista del romanzo Nottetempo, casa per casa. \u201cUuuhhh\u2026\u201d ulul\u00f2 prostrato a terra \u201cuuhh\u2026 uhm\u2026 um\u2026 umm\u2026 umm\u2026 umm\u2026\u201d e in quei suoni fondi, molli, desiderava perdersi, sciogliere la testa, il petto. Sent\u00ec come ogni volta di giungere a un limite, a una soglia estrema. Ove gli era dato ancora d\u2019arrestarsi, ritornare indietro, di tenere vivo nella notte il lume, nella bufera. E s\u2019aggrapp\u00f2 alle parole, ai nomi di cose vere, visibili, concrete. Scand\u00ec a voce alta: \u201cTerra. Pietra. S\u00e8nia. Casa. Forno. Pane. Ulivo. Carrubo. Sommacco. Capra. Sale. Asino. Rocca. Tempio. Cisterna. Mura. Ficodindia. Pino. Palma. Castello. Cielo. Corvo. Gazza. Colomba. Fringuello. Nuvola. Sole. Arcobaleno\u2026\u201d scand\u00ec come a voler rinominare, ricreare il mondo. Ricominciare dal momento in cui nulla era accaduto, nulla perduto ancora, la vicenda si svolgea serena, sereno il tempo. <em>N, 38\u201439<\/em><br \/>\nScrittore \u2014 testimone \u2014 osservatore<br \/>\nQuesto frammento parla del grido, o meglio dell\u2019urlo della Sicilia dolente che soffre di un male antico, raccolto da sempre da Consolo, tenuto sempre dentro, prima fatto vedere, ora esploso irrimediabilmente, anche se momentaneamente stemperato, alla fine del frammento, da questo chiasmo \u201cla vicenda si svolgea serena, sereno il tempo\u201d29. L\u2019espressione artistica che trova la realizzazione nella scrittura diventa nella narrativa consoliana la testimonianza di una realt\u00e0 che non \u00e8 pi\u00f9 trasparente e che di conseguenza genera una sensazione di incertezza e di mancanza di stabilizzazione. Il conforto \u00e8 sempre la scrittura: raccontare pu\u00f2 essere cedimento, debolezza, mentre ritirarsi in se stesso e tacere forse pi\u00f9 vale. \u00c8 la parallela alla lontananza geografica che a Petro sembra essere necessaria per avere dentro s\u00e9 la chiarezza del dolore, e per riuscire a raccontarne30. Una forte credenza nell\u2019ordine nascosto dei valori rende la scrittura consoliana responsabile ed eticamente stabile. Grazie a questa denotazione assiologica delle sue narrazioni, Consolo viene considerato lo scrittore dei campi esclusi dalla realt\u00e0 non solo storica ma anche presente. I momenti delle narrazioni che riflettono sulle vicende umane evocano la pluralit\u00e0 delle circostanze in cui si verificano diversi atti abusivi. Il ridimensionamento della dignit\u00e0 umana imposto dagli sconvolgenti avvenimenti degli ultimi due secoli \u00e8 analizzato con lo sguardo limpido e disincantato dell\u2019uomo di ragione: il permanere di una giustizia-fiducia insiste nel fatto stesso dello scrivere, che colma, secondo Andrea Zanzotto, fa spazio, fa riapparire radici e racconta di una realt\u00e0 siciliana divenuta, nonostante le molte sue luci, sempre pi\u00f9 emblematica di una delle pi\u00f9 devastanti malattie della societ\u00e0 e della storia31. Ma l\u2019intellettuale che spoglia l\u2019universo del fascino della sicurezza superficiale pare consapevole dell\u2019irreparabile perdita delle \u201cfavole antiche\u201d. Nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio il punto di vista narrante nonch\u00e9 la voce etico-politica sono affidati non ad un personaggio del popolo ma ad un nobile siciliano, il barone Enrico Pirajno di 29<br \/>\n<em>C. Ternullo: Vincenzo Consolo\u2026, p. 56. 30\u2002Cfr. S. Mazzarella: Dell\u2019olivo e dell\u2019olivastro\u2026, p. 64. 31\u2002Cfr. A. Zanzotto: Vincenzo Consolo\u2026, pp. 308\u2014310.<\/em><br \/>\nMandralisca. Questi, pur essendo un aristocratico, non \u00e8 \u201cun pazzo allegro o un imbecille\u201d, n\u00e9 tantomeno un intellettuale scettico e malinconico come, per esempio, il principe di Salina nel Gattopardo. Consolo polemizza idealmente con il modello proposto da Tomasi di una cultura \u201cdella crisi\u201d. Flora Di Legami aggiunge che anche il barone di Mandralisca \u00e8 animato da un criticismo smagato, ma non rinuncia alla fiducia in possibili trasformazioni sociali a favore degli oppressi32. Consolo, come autore moderno, \u00e8 autonomo e il suo sapere non lo si pu\u00f2 staccare dalle sue primarie condizioni linguistiche, culturali, empiriche e soggettive. Rendendosi conto delle conseguenze di questa dislocazione, lo scrittore cerca di stabilire il nesso tra il ruolo dell\u2019intellettuale e l\u2019importanza della cognizione. Rimanendo dunque ben conscio della variet\u00e0 delle impressioni umane e della loro incongruenza Consolo, attraverso la narrazione dei fatti esclusi dalla versione ufficiale della storia del Risorgimento italiano, vuole mettere in rilievo l\u2019importanza del fondamento gnoseologico e dei principi della conoscenza. Per precisare la definizione dell\u2019atteggiamento ideologico di Consolo, vale la pena rievocare la constatazione di Linda Hutcheon che la sua \u201c\u00e8 una riscrittura consapevole e autoriflessiva della scrittura storiografica tradizionale\u201d33. A ribadire questa sembra valido ricorrere a Vittorio Spinazzola che rievoca Consolo stesso: \u201cNon siamo innocenti, questo \u00e8 certo; si cerca di evitare, per quanto possibile, la malafede e la menzogna\u201d. Sarebbe difficile non essere d\u2019accordo con Sebastiano Addamo, che vede in Consolo la continuazione di una preminente direzione verso l\u2019esterno, verso il mondo e l\u2019uomo, dato che il suo punto di partenza \u00e8 una fede disperata, \u201cuna fede a onta di tutto e nonostante tutto\u201d34. Per\u00f2 \u00e8 altrettanto vero che, anche se lo scrittore usa la terza persona per narrare, si immedesima con i suoi protagonisti parlando dei problemi del mondo attuale 35.<br \/>\n<em>32\u2002Cfr. F. Di Legami: Vincenzo Consolo\u2026, pp. 23\u201424. 33\u2002Cfr. L. Hutcheon: A Poetics of Postmodernism, History, Fiction, Theory. London, Routledge, 1988. 34\u2002S. Addamo: Linguaggio e barocco in Vincenzo Consolo. In: Idem: Oltre le figure. Palermo, Sellerio, 1989, pp. 121\u2014125. 35\u2002Ibidem.<\/em><br \/>\nIn questa riflessione, oltre che un rifiuto alle deduzioni spesso ostentate dai critici di professione, vi \u00e8 percepibile anche la fiducia nelle risorse della facolt\u00e0 autocritica. Lo conferma la constatazione seguente di Vittorio Spinazzola, tale da indurre a un sensibile ottimismo sulla disponibilit\u00e0 emotiva degli intellettuali illuminati a schierarsi dalla parte del proletariato 36. Nella prosa consoliana vi \u00e8 un aspetto edificante privo dell\u2019amarezza provocatoria peculiare degli scrittori siciliani. Lo spostamento verso il Nord costituisce la condizione indispensabile dell\u2019avventura culturale di Consolo, necessaria all\u2019acquisizione e alla comunicazione del sapere. Il motivo dello spostamento nei suoi romanzi si rivela, allora, il luogo privilegiato per raccogliere testimonianze sulla relativit\u00e0, l\u2019incongruenza, la sproporzione, la fragilit\u00e0 delle categorie umane nel tempo circoscritto. Elena Germano osserva acutamente che la Sicilia rappresentata nel primo romanzo di Consolo, intitolato La ferita dell\u2019aprile non \u00e8 \u201cuna dimensione geografica: essa \u00e8 soprattutto la dimensione morale che caratterizza l\u2019esistenza dei personaggi di questa storia, che ne condiziona i rapporti con la realt\u00e0 e le reazioni\u201d37. Il relativismo prospettico in cui Consolo si mostra esperto non impedisce, dunque, di stabilire un rapporto fra le discordanze, perch\u00e9 dal parallelo e dalla comparazione nasce la curiosit\u00e0, la conoscenza e la comprensione. I testi consoliani diventano strumenti della critica della modernit\u00e0, delle sue illusioni e della cultura moderna. Tale poetica pu\u00f2 riprendere la problematica dell\u2019esperienza sia esteriore che interiore servendosi della metafora dello sguardo. L\u2019osservazione dei costumi e degli stereotipi del carattere regionale si congiunge alla massima efficacia espressiva in alcuni frammenti della prosa consoliana. La pratica degli uomini, l\u2019interesse per l\u2019esplorazione e gli scambi si organizzano in sequenze collegate fra loro come nelle parti dedicate alle dolorose sorti dei protagonisti, e una ricca panoramica delle scoperte di diverse abitudini. Giusta<br \/>\n<em>36\u2002Cfr. V. Spinazzola: Un discorso facile e difficile\u2026 37\u2002E. Germano: Politica e Mezzogiorno, I, 2 (aprile\u2014giugno 1964). In: A.M. Morace: Orbite novecentesche. Napoli, Edizioni Scolastiche Italiane, 2001, p. 193.<\/em><br \/>\nmente si accorge di questa caratteristica Elena Germano: \u201cLa seduzione della scrittura consoliana agisce soprattutto sull\u2019aspetto visivo, gioca con l\u2019immagine, lo stimolo ottico38\u201d. Consolo pone al centro del suo secondo romanzo Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, una rinnovata inchiesta sul rapporto potere\u2014 classi subalterne e sul conseguente nodo fra scrittura e oralit\u00e0, che egli presenta come espressione di un divario sociale. Flora Di Legami constata addirittura che all\u2019acutezza della ragione, esemplata metaforicamente nell\u2019ironico sguardo dell\u2019ignoto marinaio, il narratore affida il compito di denunciare le \u201cimposture\u201d della storia39. In un osservatore cos\u00ec acuto e aggiornato \u00e8 forte la consapevolezza dell\u2019integrazione esistente ormai fra i mondi diversi, tale da creare persino una certa conformit\u00e0 nell\u2019atteggiamento mentale. Nel suo primo romanzo, La ferita dell\u2019aprile lo sguardo memoriale del narratore e quello reale dell\u2019adolescente che osserva e filtra la realt\u00e0 degli adulti (con i suoi problemi e contrasti), conferiscono alla narrazione un timbro favoloso e insieme vivido40. Il mese di aprile, ferito e dolente, diventa metafora di una giovinezza difficile e sofferente. Questo espediente retorico della \u201cnatura che sente\u201d non \u00e8 originale, dato che l\u2019hanno gi\u00e0 adottato i romantici e poi, tra gli altri, Eliot a cui Consolo ha attinto direttamente41. L\u2019obiettivo principale era quello di conserva<br \/>\nSi veda ad esempio il contributo gi\u00e0 citato di Geerts sui sapori della cucina consoliana e i numerosi passi del romanzo dedicati ai piaceri culinari (fra l\u2019altro, pp. 45, 51, 56\u201457). <em>Cfr. W. Geerts: L\u2019euforia a tavola. Su Vincenzo Consolo. In: Soavi sapori della cultura italiana. Atti del XIII Congresso dell\u2019A.I.P.P., Verona\/ Soave, 27\u201429 agosto 1998. Ed. B. Van den Bossche. Firenze, Cesati, 2000. 39\u2002Cfr. F. Di Legami: Vincenzo Consolo\u2026, p. 22. 40\u2002Ibidem, p. 14. 41\u2002Oltre al titolo del romanzo di debutto La ferita dell\u2019aprile, pure nell\u2019ultimo romanzo Lo spasimo di Palermo vi \u00e8 evidente una forte presenza della poetica di T.S. Eliot: \u201cLet us go then, You and I, \/ When the evening is spread out against the sky\u2026\u201d [Allora andiamo, tu ed io, Quando la sera si stende contro il cielo\u2026] (T.S. Eliot: Il canto d\u2019amore di J. Alfred Prufrock. In: Idem: Opere 1904.1939. Milano, Bompiani, 2001, pp. 277\u2014285).<\/em><br \/>\nConsolo introduce, nell\u2019originale inglese, il verso eliotiano alla fine del quinto capitolo del romanzo per mettere in rilievo la scomparsa di ogni speranza, la mancanza della ragione e la conclusione del n\u00f2stos (non vi mancano i riferimenti al capolavoro omerico), del ritorno alla terra di origine. 53 l\u2019influsso della natura di cui parlava anche Walter Benjamin42. Tale esperienza poetica ammette il fenomeno della \u201creciprocit\u00e0 sensuale\u201d e trasgredisce i limiti di una semplice antropomorfizzazione e tende a rovesciare la prospettiva e la percezione. L\u2019uomo viene percepito da un punto di vista non pi\u00f9 umano, tuttavia non \u201cdisumano\u201d. Le descrizioni penetranti si realizzano grazie alla lingua che non parla ma guarda e con l\u2019occhio ammassa diversi elementi componendone un mosaico variopinto. Angelo Guglielmi costata che i romanzi di Consolo assomigliano a una sorta di magazzino che non conserva esemplari scelti o in qualche modo preziosi ma semplici cose gravi di tutta la materialit\u00e0 del quotidiano43. A paragone di molte osservazioni di costume, sfruttate dallo scrittore per la sua indagine morale, non sono poche nei romanzi le descrizioni di paesaggi legati alla memoria autobiografica, come ad esempio quella presente nel romanzo intitolato Retablo che \u00e8 un autentico elogio della Sicilia, terra di nascita dello scrittore. Questo testo \u00e8 permeato dalla presenza di chi apprezza la bellezza e le sue rappresentazioni nelle arti figurative. La retorica dello sguardo, e in particolare lo sguardo del pittore, legge la realt\u00e0 nel corso del viaggio. Il protagonista del romanzo \u00e8 un pittore, che vede uomini, palazzi, rovine e paesaggi con spiccata sensibilit\u00e0 visiva e professionale. Dato che non si tratta di un pittore immaginario ma di uno dei pi\u00f9 vivaci esponenti del surrealismo e della pittura metafisica e visionaria italiana contemporanea, Fabrizio Clerici, fatto rivivere indietro nel tempo, per virt\u00f9 fantastorica, in un\u2019et\u00e0 carica di accensioni barocche e romantiche, la narrazione assume una dimensione pi\u00f9 verosimile44. Attento osservatore dei costumi, Consolo dedica un\u2019ampia parte della sua narrazione alla riflessione sulla natura umana. piamento eseguito da Consolo tra il protagonista e la voce narrante interrompe il necessario distacco perch\u00e9 possa instillare l\u2019autobiografia intellettuale nella finzione romanzesca.<br \/>\n<em>Cfr. W. Benjamin: O kilku motywach u Baudelaire\u2019a. Prze\u0142. B. Surowska. \u201ePrzegl\u0105d Humanistyczny\u201d 1970, z. 6, p. 113. 43\u2002Cfr. A. Guglielmi: A cuore freddo. \u201cL\u2019Ora\u201d 1978, il 12 maggio. 44\u2002Cfr. R. Ceserani: Vincenzo Consolo. Retablo. \u201cBelfagor\u201d [Firenze] 1988, anno XLIII, p. 233. 54\u00a0<\/em><br \/>\nMentre andavo, al vespero, per la strada Aragona, col mio passo spedito, sudato per il cammino lungo e per il peso grave delle bisacce, le campane della Magione sonarono l\u2019Avemaria. M\u2019impuntai e dissi l\u2019orazione. Quando, alla croce, mi sentii chiamare: \u201cFrate monaco, frate monaco, pigliate\u201d. E vidi calare da una finestra un panaro con dentro \u2018na pagnottella e un pugno di cerase. \u201cPe\u2019 l\u2019anima purgante del mio sposo\u201d. Alzai gli occhi e vidi nel riquadro, ah, la mia sventura!, la donna che teneva la funicella del panaro e accanto una fanciulla di quindici o sedici anni, la mantellina a lutto sulla testa che lei fermava con graziosa mano sotto il mento. E gli occhi tenea bassi per vergogna, ma da sotto il velario delle ciglia fuggivan lampi d\u2019un fuoco di smeraldo. Mai m\u2019ero immaginato, mai avevo visto in vita mia, in carne o pittato, un angelo, un serafino come lei. R, 21 La descrizione del primo incontro del frate Isidoro con Rosalia assume caratteri antitetici e ugualmente positivi. Due sono le indicazioni che si possono trarre dal raffronto presentato nel frammento scelto. Da un lato, l\u2019osservazione morale muove da una persuasa e matura consapevolezza delle contraddizioni e dei limiti dell\u2019uomo. Il frate rimane assorto nelle preghiere e dedito alla sua vocazione fino al momento in cui vede, per un istante solo, una bellissima fanciulla. Le sue qualit\u00e0 riferite a quelle di un angelo rievocano un modo di paragonare peculiare per gli stilnovisti. Dall\u2019altro, Consolo \u00e8 portato a credere che le qualit\u00e0 morali si manifestino con maggiore chiarezza e in modo positivo solo nell\u2019interazione sociale. L\u2019abbandono del servizio spirituale a favore di quello secolare, mostra la figura di Isidoro nella sua umanistica pienezza. Se fra i romanzi si prendono in esame i momenti in cui si riflette sugli ambiti morali, sui sentimenti e sui comportamenti umani, s\u2019impone con evidenza una costante significativa: il ricorso al linguaggio della pittura e a formule enciclopediche per esprimere i risultati dell\u2019analisi etica. Il che, naturalmente, non stupisce in uno scrittore cos\u00ec intimamente permeato dalla forma mentis logica, ma indica quanto sia importante conservare uno sguardo limpido e rigoroso nell\u2019osservare anche i fenomeni morali. Quanto pi\u00f9 Consolo concepisce come ambigua, volubile e sfuggente la psiche umana, tanto pi\u00f9 prova a definirla con l\u2019aiuto di immagini semplici, essenziali, analitiche.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/41SInQwPKYL._SX303_BO1204203200_.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-3190\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/41SInQwPKYL._SX303_BO1204203200_-183x300.jpg\" alt=\"\" width=\"183\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/41SInQwPKYL._SX303_BO1204203200_-183x300.jpg 183w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/41SInQwPKYL._SX303_BO1204203200_.jpg 305w\" sizes=\"(max-width: 183px) 100vw, 183px\" \/><\/a><br \/>\nSi pensi al paragone fra le propriet\u00e0 dell\u2019elenco naturalistico e le facolt\u00e0 dei fenomeni uditivi: \u201cmare che valica il cancello\u201d, visivi: \u201cnel cielo appare la sfera d\u2019opalina\u201d, olfattivi: \u201cspande odorosi fiati, olezzi\u201d e infine tattili: \u201cche m\u2019ha punto, ahi!\u201d, presenti nel brano seguente: Rosalia. Rosa e lia. Rosa che ha inebriato, rosa che ha confuso, rosa che ha sventato, rosa che ha r\u00f3so, il mio cervello s\u2019\u00e8 mangiato. Rosa che non \u00e8 rosa, rosa che \u00e8 datura, gelsomino, b\u00e0lico e viola; rosa che \u00e8 pomelia, magnolia, z\u00e0gara e cardenia. Poi il tramonto, al vespero, quando nel cielo appare la sfera d\u2019opalina, e l\u2019aere sfervora, cala misericordia di frescura e la brezza del mare valica il cancello del giardino, scorre fra colonnette e palme del chiostro in clausura, coglie, coinvolge, spande odorosi fiati, olezzi, distillati, balsami grommosi. Rosa che punto m\u2019ha, ahi!, con la sua spina velenosa in su nel cuore. R, 17 A tale esigenza di chiarezza si presta particolarmente la struttura logico-espressiva dei paragoni, che \u00e8 modello molto frequente nella narrativa di Consolo. Come nel caso del protagonista del romanzo intitolato Retablo, Fabrizio Clerici: la sconfinata facolt\u00e0 visionaria, la capacit\u00e0 di fare esplodere attraverso lo strumento linguistico, ogni dato della realt\u00e0 in fantasia diventa il mezzo diretto della rappresentazione della realt\u00e045. \u201cAll\u2019artista non rimane che guardare da lontano\u201d \u2014 come afferma in Retablo don Gennaro, maestro di canto: \u201cStiamo ai margini, ai bordi della strada, guardiamo, esprimiamo, e talvolta con invidia, con nostalgia struggente allunghiamo la mano per toccare la vita che ci scorre per davanti\u201d (R, 197). Non \u00e8 la prima volta che Consolo sceglie un quadro per dare l\u2019avvio a un romanzo: nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio si trattava di un dipinto di Antonello da Messina, qui, al centro della vicenda si trova il dipinto a scomparti, a scene,<br \/>\n<em>45\u2002Cfr. L. Sciascia: Cruciverba. Milano, Adelphi Edizioni, 1998, p. 43. 56<\/em><br \/>\nquesto quadro delle meraviglie che incanta i popolani e che \u00e8 poi una citazione da Cervantes. Come la parola stessa \u201cretablo\u201d suona misteriosamente, cos\u00ec anche i quadri dipinti da Fabrizio Clerici risultano misteriosi perch\u00e9 sembra che rappresentino sogni e incubi. In questo contesto bisogna essere d\u2019accordo con Paolo Mauri, secondo cui, in effetti, il pittore diventa narratore di un\u2019altra realt\u00e046. Sotto lo splendore del clima barocco \u00e8 molto visibile la trama drammatica dell\u2019amore insoddisfatto. Basta affinare lo sguardo e osservare senza pregiudizi l\u2019intreccio per comprendere le reali motivazioni dell\u2019agire, le ragioni o i torti della morale. La scrittura per quadri, per scene successive, facilita all\u2019occhio indagatore una penetrazione ai margini dei fatti che costituiscono la vera e propria prassi della narrazione. L\u2019adottata da Consolo retorica dello sguardo viene rafforzata dal procedimento straniante. Nel frammento sopraccitato il richiamo all\u2019atteggiamento distante enfatizza le inconciliabili: \u201cinvidia\u201d e \u201cnostalgia\u201d. Sintomo delle ambivalenze radicate nella morale \u00e8 anche l\u2019uso disinteressato dell\u2019espressione: \u201cai margini, ai bordi della strada\u201d. La distanza che domina in questo caso il comportamento conduce a conseguenze paradossali: secondo la convinzione comune l\u2019artista, e specialmente il pittore dovrebbe avvicinarsi all\u2019oggetto, qui invece la meta risulta inafferrabile. Per questa ragione Consolo, studioso e appassionato divulgatore di pittura, cerca di conciliare le argomentazioni della \u201clogica comune\u201d con i procedimenti delle \u201carti figurative\u201d, accreditando ad ambedue la propria fiducia. Invece nel quadro tracciato dal romanzo intitolato Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio la doppiezza della morale e l\u2019inautenticit\u00e0 della vita risaltano con netta evidenza grazie all\u2019espediente formale della sproporzione, nuovamente fondata sullo snodo del paragone nel frammento seguente: Entr\u00f2 nello studio assieme a Interdonato e chiuse la porta dietro le spalle. [\u2026] \u201cSto solo attendento adesso a un\u2019opera che riguarda la generale malacologia terrestre e fluviatile della Sicilia che da parecchio tempo m\u2019impegna fino in fondo e mi procura 46<br \/>\n<em>Cfr. P. Mauri: Consolo: sognando il passato. In: Idem: L\u2019opera imminente. Diario di un critico. Torino, Einaudi, 1998.<\/em><br \/>\naffanno\u2026\u201d spieg\u00f2 il Mandralisca buttandosi a sedere come stanco sopra la sedia dietro la scrivania. \u201cE voi pensate, Mandralisca, che in questo momento siano tutti l\u00ec ad aspettare di sapere i fatti intimi e privati, delle scorze e delle bave, dei lumaconi siciliani?\u201d \u201cNon dico, non dico\u2026\u201d disse il Mandralisca un po\u2019 ferito. \u201cMa io l\u2019ho promesso, gi\u00e0 da quindici anni, dal tempo della stampa della mia memoria sopra la malcologia delle Madonie\u2026\u201d \u201cMa Mandralisca, vi rendete conto di tutto quello che \u00e8 successo in questi quindici anni e del momento che viviamo?\u201d \u201cIo non vi permetto!\u2026\u201d scatt\u00f2 il Mandralisca. SIM, 43 Al centro del dialogo, che procede in toni acri e pungenti, \u00e8 il contrasto tra una cultura aristocratica e separata, \u201cla malacologia terrestre e fluviatile\u201d, di cui il barone siciliano si sentiva fiero e pago, e un\u2019attualit\u00e0 di eventi (i moti risorgimentali del \u201956 a Cefal\u00f9 e poi l\u2019insurrezione di Alcara nel \u201960) rispetto ai quali non si poteva non prendere posizione. Qui la frase pronunciata dal barone si sostanzia di un paragone con la moderna ottica, per sottolineare l\u2019illusoriet\u00e0 degli studi se rimangono distanti dalle questioni ordinarie della realt\u00e0. Al modello di necessit\u00e0 ed obbligo si affiancano alcune riflessioni di diverso tono, che correggono l\u2019eccesso di autocritica del protagonista e incitano a seguire l\u2019impulso delle passioni. L\u2019inclinazione verso l\u2019approfondimento del sapere e il fascino dell\u2019avventura possono unirsi, in effetti, con l\u2019attrazione per la giustizia e la dominazione della ragione. Attraverso il discorso del Mandralisca con l\u2019Interdonato Consolo esibisce una convinzione morale rilevata dal rapido ammonimento e nello stesso tempo dalla domanda retorica. La lezione di Consolo va qui al di l\u00e0 dell\u2019esempio stilistico: si tratta di un\u2019affinit\u00e0 nell\u2019indagare l\u2019uomo con acume e ironia. Seguendo ottica adottata, con lo stesso spregiudicato realismo psicologico Consolo sostiene che nessun\u2019azione \u00e8 veramente pura, disinteressata e schietta allo sguardo di chi con la luce della mente vede addentro le cose. \u00c8 il caso del padre di Petro, protagonista del romanzo Nottetempo, casa per casa sofferente di licantropia che attraverso questa forma di teriomorfismo rappresenta il dolore universale. Si spalanc\u00f2 la porta d\u2019una casa e un ululare profondo, come di dolore crudo e senza scampo, il dolore del tempo, squarci\u00f2 il silenzio di tutta la campagna. Un\u2019ombra rotol\u00f2 sotto la luna, tra i rovi e le rocce di calcare. Corse, uomo o bestia, come inseguito, assillato d\u2019altre bestie o demoni invisibili. Ed eccit\u00f2 col suo lamento, col suo latrar dolente, uccelli cani capre. Fu un concerto allor di pigolii di guaiti di belati quale al risveglio del mondo sull\u2019aurora o al presentimento, per onde d\u2019aria o il vibrare sommesso della terra, d\u2019un diluvio rovinoso, d\u2019un tremuoto. N, 6 Il padre del protagonista diventa vittima di forze incontrollabili causate da uno stato di depressione permanente e l\u2019espressione terrificante del lato scuro della sua psiche viene accompagnato da una facolt\u00e0 di ipersensibilit\u00e0 che gli permette di vedere e sentire le cose in un modo ben pi\u00f9 profondo. Seguendo le ricerche di Julia Kristeva in merito, si pu\u00f2 azzardare la constatazione che il depresso sia un osservatore lucido, che vigila notte e giorno sulle sue sventure e sui suoi malesseri, e l\u2019ossessione di vigilanza lo lascia perennemente dissociato dalla sua vita affettiva nel corso dei periodi \u201cnormali\u201d che separano gli attacchi melanconici47. Cos\u00ec assegnando allo sguardo un ruolo demiurgico, Consolo crede nell\u2019efficacia dei buoni ammaestramenti e non dubita che il senso della vista possa indirizzare alla giusta percezione. Dall\u2019accostamento fra morale e pittura risulta pi\u00f9 chiara l\u2019esigenza di consolidare la \u201cpurezza\u201d e la \u201cforza\u201d di un\u2019azione con la \u201clibert\u00e0\u201d e la \u201cdisinvoltura\u201d della libera creazione. Un atteggiamento morale di natura pu\u00f2 derivare da un\u2019assidua applicazione che solo nell\u2019uomo veramente abile si muta in una seconda natura.<br \/>\n<em>47\u2002Cfr. J. Kristeva: Sole nero. Depressione e melanconia. Milano, Feltrinelli, 1998, pp. 52\u201453<br \/>\n<a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/217188054o.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-3191\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/217188054o-219x300.jpg\" alt=\"\" width=\"233\" height=\"319\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/217188054o-219x300.jpg 219w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/217188054o.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 233px) 100vw, 233px\" \/><\/a><br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201eScrittore isolato, e solitario, sciolto cio\u00e8 da legami politici [quali crede] dovrebbero essere gli scrittori, liberi da impegni partitici, ma legati da impegni ideali, morali, storici\u201d. Con queste parole Salvatore Mazzarella definisce l\u2019atteggiamento ideologico di Consolo1 . Parlare dell\u2019ingiustizia, della sofferenza e dell\u2019umilt\u00e0 nella cultura occidentale significa addentrarsi in una zona pericolosa. 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