{"id":3111,"date":"1989-09-04T14:24:00","date_gmt":"1989-09-04T14:24:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3111"},"modified":"2023-07-05T07:49:56","modified_gmt":"2023-07-05T07:49:56","slug":"la-ferita-dellaprile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3111","title":{"rendered":"La ferita dell&#8217;aprile"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Introduzione<br> di Gian Carlo Ferretti<\/em><br> <br>Una voce di ragazzo irriverente, con un disincanto e un\u2019ironia (e sarcasmo) gi\u00e0 matura, racconta esperienze di umili affascinanti lavori presto vietati, di piccole e pi\u00f9 o meno innocenti avventure antistituzionali, di calde solidariet\u00e0 giovanili, all\u2019interno di una struttura educativa cattolica chiusa e repressiva. La realt\u00e0 narrata \u00e8 quella di un paese siciliano all\u2019indomani dell\u2019ultima guerra, con un passato e un presente di vita stenta, dolorosa: tra lavori duri, poveri svaghi, refezioni della San Vincenzo, e potenti locali, clientele, omaggi servili. \u00c8 questa la trama immediata ed esterna della Ferita dell\u2019aprile, pubblicato per la prima volta nel\u201963, nella collana mondadoriana del Tornasole diretta da Niccol\u00f2 Gallo e Vittorio Sereni. Una trama che potrebbe far pensare frettolosamente a un romanzo di ritardata tradizione neoverista. Mentre esso \u00e8 molto di pi\u00f9 e di diverso: anche nel senso che la linea narrativa isolana (De Roberto-Pirandello-Brancati-sciascia) cui Consolo sembra rifarsi, al tempo stesso con partecipazione e distacco critico, \u00e8 quella pi\u00f9 profondamente segnata dalla crisi e dal superamento della tradizione naturalista e verista; ma soprattutto nell\u2019altro senso, che in quella trama Consolo immette con forza fin dall\u2019inizio una carica problematica e sperimentale di non provvisoria modernit\u00e0 (che pu\u00f2 richiamare perci\u00f2, rispettivamente, Sciascia e Gadda). Riletto oggi, questo suo romanzo non si conferma soltanto come uno tra gli esordi pi\u00f9 promettenti degli ultimi decenni, ma altres\u00ec come l\u2019avvio di una ricerca (nel clima delle sterili dicotomie tradizione-avanguardia degli anni Sessanta) di grande futuro. Un romanzo, insomma, che affronta gi\u00e0 consapevolmente il problema del potere, considerato in tutte le sue pi\u00f9 vistose e sottili implicazioni: l\u2019insensatezza mascherata da formalismo (l\u2019Istituto con le sue regole), il privilegio e la privazione del sapere (gli \u00aballetterati \u00bb e gli altri, il Nord e il Sud), la carica liberatoria della diversit\u00e0 (soprattutto giovanile), e un impasto plurilinguistico sempre funzionale al discorso, tra una registrazione del parlato con intento deformante e caricaturale e un\u2019intensa contaminazione di dialettalismi e gergalismi (e detti popolari) siciliani. Mentre sembra addirittura preannunciarsi il motivo centrale di Lunaria: Il faro di Cefal\u00f9 guizzava come un lampo, s\u2019incrociava con la luna, la trapassava, lama dentro un pane tondo: potevano cadere sopra il mare molliche di luna e una barca si faceva sotto per raccoglierle: domani, alla pescheria, molliche di luna a duecento lire il chilo, il doppio delle sarde, lo sfizio si paga; correte, femmine, correte, prima che si squagliano. Nella Ferita dell\u2019aprile dunque, l\u2019Istituto, la funzione religiosa, il cappellano militare appena tornato dalla campagna di Russia, la veglia funebre, e via via le altre vicende e feste e cerimonie paesane vengono osservate e descritte con un atteggiamento irridente, insofferente e caricaturale, come proiezioni o rappresentazioni di un mondo adulto di vuoti e fastidiosi doveri, di rituali senza senso, di inerti faziosit\u00e0 e dogmatismi, di colpevoli ottusit\u00e0 e ipocrisie, che gi\u00e0 allude a un sistema di poteri e storture, subalternit\u00e0 e divieti ben pi\u00f9 diffuso e feroce. Consolo si avvale di una discriminante giovanile, fondata sulla disobbedienza demistificatoria o sull\u2019avventura trasgressiva, per impostare un discorso di ben pi\u00f9 alte ambizioni e obiettivi. Il rapporto tra adulti educatori e giovani educati si vien configurando sempre pi\u00f9 come un conflitto tra repressori e ribelli tout court, in un crescendo di spietata e cupa durezza. Ecco allora che la rappresentazione ironico-divertita diventa via via deformazione comico-tragica, come nella pagina sulla camera ardente di Squillace padre, con il Seminara che si prende \u00abpure lui le condoglianze coi baci per lo sbaglio che il morto avesse un altro figlio\u00bb, e con \u00abla vecchia strologa\u00bb che provoca sinistri scoppi di ilarit\u00e0. I giochi non sono soltanto una discriminante tra piccoli e grandi, ma arrivano quasi a segnare una sorta di confine tra la vita, l\u2019allegria, e l\u2019immobilit\u00e0, la morte: \u00abun passovolante fermo, fa caso come un uomo allegro che muore d\u2019un solo colpo [\u2026], come un amico andato in seminario e lo ritrovi chiuso e distaccato\u00bb. Le fantasticherie ribelli e liberatorie dei ragazzi si fanno sottilmente vendicative, quasi perverse: fino a immaginare i superiori imprigionati per il collo da un tagliente filo d\u2019acciaio. Anche la politica, le elezioni del 18 aprile 1948 vengono sentite e rappresentate come \u201ccosa dei grandi\u201d, come esperienza fondamentalmente estranea rispetto alla discriminante giovanile della vera trasgressivit\u00e0 e libert\u00e0. Certo, Consolo manifesta una trasparente e intensa solidariet\u00e0 per i caduti di Portella della Ginestra, o per le umili vittime dell\u2019ingiustizia e sopraffazione proprietaria, ma tende a investire il livello istituzionale della lotta politica di una sostanziale sfiducia, all\u2019interno di una storia che gli appare immutabile e insensata, mentre la sua simpatia per i M\u00f9stica padre e figlio, comunisti emarginati, prefigura piuttosto il motivo di una diversit\u00e0 rintracciabile a tutti i livelli della vita sociale e intellettuale. Il M\u00f9stica figlio, del resto, \u00e8 l\u2019unico che non chiami \u00abzangl\u00e9\u00bb* Scavone (il protagonista e io narrante del romanzo), che non lo rifiuti in quanto diverso; viene scelto insieme a lui per la parte di selvaggio nella recita dell\u2019oratorio (\u00abdanzavamo il peana di morte per i preti legati ai tronchi di banano\u00bb) in una versione satirico-grottesca di quella diversit\u00e0 e di quella tensione vendicativa; \u00e8 l\u2019amico pi\u00f9 amato da Scavone e il principale suo compagno di avventure e di ribellione; e ne viene mitizzato come \u00abun condottiero, di quelli delle storie d\u2019Omero\u00bb. Dove Consolo riprende con tratti di nuova efficacia il motivo novecentesco del grande amico, ragazzo o adulto, ma caratterizzato sempre da una consapevolezza protettiva, intrinseca maturit\u00e0, spregiudicata saggezza. Non \u00e8 certo un caso che nel romanzo le eccezioni adulte riguardino personaggi in qualche modo anomali, e in quanto tali visti con simpatia: come lo zio-padre e convivente della madre vedova, o il prete-ragazzo don Barrajo, o la donna orba frequentata segretamente dal giovane M\u00f9stica figlio. Figure amorevoli o protettive nei confronti del mondo giovanile, e comunque estranee al mondo adulto del divieto e dell\u2019oppressione, se non addirittura trasgressive<br> esse stesse. Ma nel rapporto di forze, nella guerra mascherata tra adulti e ragazzi, educatori e educati, normali e diversi, si vien delineando una vulnerabilit\u00e0 di fondo dei secondi rispetto ai primi, una insidiosa inesorabile prevalenza del potere in sostanza rispetto ai suoi piccoli oppositori: Consolo spiega altrove che \u00abZangl\u00e8i erano chiamati [\u2026] gli abitanti di San Fratello \u00bb, e definisce \u00abil sanfratellano, l\u2019antico gallico o medio latino di quella colonia lombarda\u00bb (Le pietre di Pantalica, Mondadori, Milano 20129, pp. 122 e 121). Ero capace di sfuggire ai grandi, stare diffidente, muto, chiuso nel mio guscio e fare il morto come la tartaruga stuzzicata con la verga, ma poi, solo che uno mi parlava buono, mi faceva un sorriso, subito m\u2019aprivo, parlavo pi\u00f9 del giusto, col risultato amaro, costante, di pentirmene, rimproverarmi per aver parlato. Pi\u00f9 precisamente, l\u2019inevitabile ingresso del ragazzo nel mondo adulto sottintende la sconfitta di ogni ribellione e trasgressivit\u00e0, la fatale caduta di ogni specificit\u00e0 e diversit\u00e0 (gli stessi adulti anomali scompaiono silenziosamente dalla scena, dopo pi\u00f9 o meno brevi apparizioni: quasi figure transeunti e sconfitte anch\u2019esse). \u201cDiventare grande\u201d, insomma, nonostante tutto significa snaturarsi in un mondo estraneo e nemico. Il passaggio coincide con l\u2019uscita dall\u2019Istituto, che segna appunto la fine della giovinezza e al tempo stesso l\u2019abbandono di un luogo nel quale era pur possibile battersi e disobbedire, mentre nel mondo di fuori la discriminante giovanile-trasgressiva non avr\u00e0 n\u00e9 senso n\u00e9 forza: anzi, si svuoter\u00e0 di fatto.<br>Dice infatti il protagonista narrante, dopo la cacciata del M\u00f9stica dall\u2019Istituto e la partenza di Vittorio Seminara per il seminario: Ancora un altro aveva varcato il cancello ed era uscito sulla strada per non tornare mai pi\u00f9 all\u2019Istituto. E non pensavo, no, che guardando sul portone quel vestito grigio che spariva a palmo a palmo per la scalinata, dopo Filippo e Vittorio sarei stato io a lasciare l\u2019Istituto: cos\u00ec carusi ancora, la vita ci tracciava gi\u00e0 le vie. Il titolo del romanzo allora, pi\u00f9 che riferirsi alla emblematica \u201cferita\u201d politica del 18 aprile, sembra alludere alla ferita della giovinezza come esperienza vulnerabile nel suo necessario passaggio alla maturit\u00e0, o invece come ferita aperta dal mondo giovanile nel mondo istituzionale adulto, ma ben presto rimarginata e cancellata. Il finale \u00e8 dunque segnato dal pessimismo e dalla sconfitta. Consolo riaprir\u00e0 il discorso all\u2019interno stesso del mondo adulto e al di l\u00e0 di una discriminante giovanile oggettivamente sconfitta (con un processo di approfondimento e superamento, anche, di un certo autobiografismo). Il discorso sul potere e sulle sue implicazioni, anzi, andr\u00e0 ben oltre, fino a investire alle radici il rapporto tra insensatezza e ragione, normalit\u00e0 e diversit\u00e0, privilegio e privazione del sapere: in una rivisitazione (dopo il secondo dopoguerra novecentesco della sua opera prima e il Risorgimento ottocentesco del Sorriso dell\u2019ignoto marinaio) di quel secolo dei lumi nel quale nascono alcune di queste fondamentali contraddizioni, e in un sottile ritornante contrasto con alcune fasi di facile ottimismo collettivo degli ultimi decenni. Il leitmotiv del suo successivo romanzo del \u201976 \u00e8 quello del sorriso \u00abpungente, ironico, fiore d\u2019intelligenza e sapienza \u00bb dell\u2019Ignoto di Antonello da Messina, nel quale si specchiano sia l\u2019intelligenza e azione rivoluzionaria del fuoruscito quarantottesco Interdonato, tornato in Sicilia a combattere<br> i Borboni, sia l\u2019intelligenza divisa del barone di Mandralisca, liberale cospiratore e al tempo stesso cultore di studi scientifici del tutto disinteressati, trasgressore della sua classe e al tempo stesso accomunato<br> a essa da rituali vuoti e segrete follie. Proprio nel Mandralisca matura ed esplode (coinvolgendo poi lo stesso Interdonato) la crisi di una razionalit\u00e0 <br> e cultura nonostante tutto privilegiata, anche quando si schiera dalla parte degli oppressi e analfabeti, e la consapevolezza di una sostanziale impotenza dell\u2019intellettuale aristocratico-borghese illuminato a interpretare i loro problemi e bisogni. Rispetto ai quali perci\u00f2, il sorriso dell\u2019Ignoto rivela un distacco tanto profondo e incolmabile, da somigliare addirittura<br> a quello degli oppressori, da trasformarsi cio\u00e8 in un ghigno \u00abgrave, sardonico, maligno\u00bb. Il privilegio e la privazione della scrittura diventano cos\u00ec, inevitabilmente, esercizio del potere ed esclusione delle masse subalterne. Il processo investe lo stesso livello linguistico ed espressivo del romanzo. <br> Il sorriso lucidamente ironico, parodistico, sarcastico esercitato da Consolo su una ricchissima gamma di sperimentazioni e acquisti, in una rifusione<br> di straordinaria modernit\u00e0 e vivezza (il romanzo ottocentesco e la divagazione erudita, il canto dialettale e la citazione latina, e in generale<br> il discorso popolare e colto), alla fine del romanzo smuore, di fronte alle povere scritte sgrammaticate di denuncia e di collera contro i padroni. L\u2019\u00aballetterato\u00bb insomma sembra tacere e interrogarsi sulla \u00abstoria vera\u00bb raccontata dall\u2019oscuro semianalfabeta, e sembra approdare al rifiuto nei confronti dell\u2019ufficialit\u00e0 insensata della \u00abStoria\u00bb, e all\u2019autocritica nei confronti della propria scrittura privilegiata. Anche in Lunaria (1985) Consolo conduce un discorso di sottile politicit\u00e0, sviluppando con nuovi apporti la sua sperimentazione plurilinguistica, tra tenerezza evocativa<br> e contemplazione incantata, gioco parodistico e finzione oratoria, all\u2019interno di una favola allegorica dialogata che tende a farsi struttura poetica e riaffermazione di un mito poetico, la luna, contro il potere. In una Palermo dai tratti settecenteschi in sostanza, la caduta della luna evidenzia la diversit\u00e0 di un vicer\u00e9 che non crede nel potere, lo avvicina ai villani suoi sudditi e smaschera la falsa scienza rispetto alla scienza capace di audacia<br> e concretezza, e rispetto alle generazioni di poeti e di umili diversi capaci <br> di capire veramente la luna e la forza del suo mito. C\u2019\u00e8 dunque la negazione di ogni menzognero privilegio del potere e del sapere, e l\u2019affermazione di un sapere comune nel segno di una disarmata eppur vincente diversit\u00e0. <br> E c\u2019\u00e8, in generale, la valorizzazione di tutte le presenze marginali, dimesse, malinconiche, umbratili, notturne, dentro un universo di ufficialit\u00e0 vistosa, presuntuoso ottimismo, sfacciata solarit\u00e0. Con Retablo (1987) Consolo torna al romanzo, esercitando la sua sperimentazione, la sua passione storico-erudita e il suo gusto figurativo su un intreccio serrato di scoperte e avventure, meraviglie e pericoli. In particolare, attraverso una Sicilia settecentesca sontuosa e miserabile, abbagliante e cupa, paradisiaca e infernale, deliziosa e sordida, si viene delineando un radicale conflitto tra l\u2019avere e l\u2019essere, tra le pretese virt\u00f9 e valori che si fondano sulle ricchezze, sul nome e sul potere, e quelle che si affermano per se stesse, e che si possono ritrovare negli umili campioni di una diversit\u00e0 gentile o rude: pastori poeti o nobili vegliardi, briganti generosi o mercanti disinteressati. Con i quali simpatizza il cavalier Clerici, intellettuale illuminista e illuminato, soprattutto trovando un ideale compagno nel facchino Isidoro: entrambi innamorati sfortunati di due donne vittime dell\u2019avere, prigioniere della ricchezza e dello status. Tornano perci\u00f2 i temi dell\u2019insensatezza di una storia nata sotto il segno della ragione, delle attive potenzialit\u00e0 dei diversi, del rapporto tra intellettuale privilegiato (e illuminato) e mondo subalterno. Ma c\u2019\u00e8 qui anche, da parte di Consolo, l\u2019elaborazione quasi teorizzata di un impasto di forme linguistiche alte, colte, preziose, e basse, dialettali, gergali, le une e le altre intatte dall\u2019usura della corporazione e del mercato letterari; la costruzione cio\u00e8 di un romanzo che si proponga e affermi come autentica letteratura dell\u2019essere contro le oscurit\u00e0 interessate e le banalit\u00e0 rumorose dell\u2019avere. La raccolta di racconti e ritratti pubblicata con il titolo Le pietre di Pantalica copre un arco storico che va dalla Liberazione ai conflitti sociali del dopoguerra, dal boom degli anni Sessanta ai veleni e guasti del degrado di oggi. Vi si ritrova fra l\u2019altro, la critica alla cultura del privilegio e<br> del potere, che si manifesta anche nella contrapposizione polemica tra la \u00abpoesia\u00bb di maniera sul fascino selvaggio del latifondo e le nude, schiaccianti cifre sul \u00abregime fondiario\u00bb; e ancora il rapporto-contrasto tra la razionalit\u00e0 e la follia, il \u00abmale misterioso e endemico\u00bb di una Sicilia<br> emblematica. E vi si ritrova altres\u00ec la visione di una storia immobile e immutabile nelle sue prevaricazioni e inganni, ingiustizie ed esclusioni:<br> i \u00abbaroni, proprietari e alletterati\u00bb che vanno incontro agli americani liberatori (e vincitori) \u00abper aver grazie, giovamenti, e soprattutto per fottere i villani\u00bb; e i pastori e contadini che assistono \u00abindifferenti\u00bb da secoli a guerre e liberazioni estranee e incomprensibili: E sembrava che la loro vera guerra fosse un\u2019altra, millenaria e senza fine, contro quella terra d\u2019altri, feudi di baroni e soprastanti, avara ed avversaria, contro quel cielo impassibile e beffardo. Anche le pagine che raccontano di lotte combattute o di contestazioni organizzate sono segnate da questo senso di immutabilit\u00e0 della storia.<br> Tipico il testo intitolato Comiso, nel quale si pu\u00f2 seguire il passaggio quasi inavvertibile, come da un punto all\u2019altro di uno stesso quadro unitario, dalla manifestazione pacifista alla repressione poliziesca al paesaggio archeologico-naturale. Ma si dovr\u00e0 ricordare a questo proposito anche un saggio del 1985 dove, attraverso la storia dello zolfo, delle zolfare e degli zolfatari, Consolo ricostruisce una lunga vicenda di sopraffazioni e di lotte che non arriva mai a modificare i rapporti di fondo: La Regione siciliana, l\u2019Ente minerario siciliano, assumendole, s\u2019incaricava di liquidare e smantellare le zolfare. Mettendo la parola fine su questa realt\u00e0 economica, sociale siciliana, che tanti morti era costata, tanta pena, tanto strazio. Altrove, lontano, in altri paesi gli zolfatari, i loro figli avrebbero continuato la loro fatica, la loro pena. Si pu\u00f2 concludere, parafrasando una dichiarazione dello stesso Consolo, che in tutta la sua produzione egli (come il vicer\u00e9 di Lunaria), proprio perch\u00e9 non crede nel potere e non accetta la logica del privilegio, \u00abriesce a vedere pi\u00f9 degli altri una realt\u00e0 di degradazione e di sopruso [\u2026] al di sotto dell\u2019ottuso livello\u00bb di esibita vitalit\u00e0 della societ\u00e0 contemporanea. Perch\u00e9 \u00e8 sempre all\u2019oggi che Consolo mira, sia che parli di intellettuali illuministi o di analfabeti ottocenteschi, e perch\u00e9 \u00e8 tanto \u00abnotturno, malinconico, innocente\u00bb quanto ostinato, acuto, impietoso nei suoi dolenti e vivaci disvelamenti.<br> <br> settembre 1989<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1067\" class=\"wp-image-3117\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/41Gq-PxYPnL.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/41Gq-PxYPnL.jpg 375w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/41Gq-PxYPnL-225x300.jpg 225w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><br><br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Introduzione di Gian Carlo Ferretti Una voce di ragazzo irriverente, con un disincanto e un\u2019ironia (e sarcasmo) gi\u00e0 matura, racconta esperienze di umili affascinanti lavori presto vietati, di piccole e pi\u00f9 o meno innocenti avventure antistituzionali, di calde solidariet\u00e0 giovanili, all\u2019interno di una struttura educativa cattolica chiusa e repressiva. La realt\u00e0 narrata \u00e8 quella di &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3111\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">La ferita dell&#8217;aprile<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[121],"tags":[86,84,318,246,77,1693,1382,423,117,358,775,200,35,19,32,90,185,57,1383,30,647,38,154,745,459,196,29,18,342,646],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3111"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3111"}],"version-history":[{"count":17,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3111\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3129,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3111\/revisions\/3129"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3111"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3111"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3111"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}