{"id":3060,"date":"2015-06-15T13:25:00","date_gmt":"2015-06-15T13:25:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3060"},"modified":"2023-06-15T15:32:59","modified_gmt":"2023-06-15T15:32:59","slug":"lallontanamento-il-viaggio-o-la-fuga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3060","title":{"rendered":"L\u2019allontanamento Il viaggio o la fuga?"},"content":{"rendered":"\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p>Il tema del viaggio \u00e8 un contenuto della\nrealt\u00e0 extratestuale e dell\u2019immaginario (tanto dell\u2019autore quanto del lettore)\nche ritorna in opere diverse: si ripete dunque in forme riconoscibili pur\narticolandosi ogni volta in modi irripetibili all\u2019interno di costruzioni dotate\nognuna di una propria individualit\u00e0. Questo contenuto pu\u00f2 riguardare\npersonaggi, passioni, ambienti, eventi, immagini1 . Il viaggio \u00e8 un evento. In\ngenere si tratta di un accadimento che coinvolge due o pi\u00f9 persone: dopo un\npercorso (di una di esse o di tutte, non importa), esse entrano in contatto fra\nloro in modo volontario o involontario, programmato in partenza o del tutto\ncasuale2 . Nel 1993 Consolo ammette: I poli poi, per ragioni di vita e per\nscelta ideologica, si sono allontanati, sono diventati Palermo e Milano. E\nquesti due poli mi hanno fatto essere, oltre che laconico, scrittore scisso,\ndalla doppia anima, dal doppio accento. Ma forse no, forse allo storicismo del\nvecchio mondo palermitano ho sostituito lo storicismo dell\u2019attuale mondo\nmilanese3 . I lettori entrano nel mondo della narrazione consoliana attratti non\nda questa frase tradizionale \u201cC\u2019era una volta\u201d ma tramite un procedimento ben\ndiverso e cio\u00e8 l\u2019uso della congiunzione che apre la storia. E la chiar\u00eca\nscialba all\u2019oriente, di l\u00e0 di Sant\u2019Oliva e della Ferla, dall\u2019imo sconfinato\ndella terra sorgeva nel vasto cielo, si spandeva \u2014 ogni astro, ogni tempo\nrinasce alle scadenze, agli effimeri, ai perenti si negano i ritorni, siamo\nfigli del Crudele, pazienza. N, 5 E poi il tempo apre immensi spazi,\nindifferenti, accresce le distanze, separa, costringe ai commiati \u2014 le braccia\nlungo i fianchi, l\u2019ombra prolissa, procede nel silenzio, crede che un altro gli\ncammini accanto. SP, 11 Quando la voce del narratore inizia in questo modo, non\n\u00e8 difficile, come sostiene Remo Ceserani, \u201csospendere la sua vita normale, abbandonare\nil mondo in cui scorre la sua vita e trasferirsi, se si sente attirato dalla voce\ndel narratore e dall\u2019interesse delle vicende narrate [\u2026]\u201d4 . Il lettore subito\nsin dall\u2019inizio ha impressione di affrontare la continuazione della storia gi\u00e0\nraccontata. Consolo riesce a trasformare il passato, anche quello lontano, in\nuna realt\u00e0 somigliante agli eventi presenti. Il ciclo della narrativa\nconsoliana ammette la rappresentazione della Sicilia in varie fasi della sua storia.\nL\u2019azione del romanzo Nottetempo3, casa per casa si svolge a Cefal\u00f9, negli anni\ndel sorgere del fascismo. Non \u00e8 racconto di viaggio, o guida, tuttavia con un\nviaggio si onclude. Qui Petro vive una sua educazione sentimentale, politica,\nletteraria, scontando sulla propria pelle lo sforzo del rapporto con una realt\u00e0\nche sfugge ad ogni razionalit\u00e0, che si lascia dominare da quella \u201cbestia\ntrionfante\u201d che stravolge quel mondo, che sembra fargli perdere antichi\nequilibri e antichi profumi, e trova nel fascismo la sua pi\u00f9 compiuta\nincarnazione5 . C\u2019\u00e8 il risentimento verso una patria perduta e le persone che\nnon si accorgono della perdita. E qui non si parla solo di un confine\nsiciliano, ma di un oggi che comprende anche altri luoghi. Certo, il discorso\ndella lingua \u00e8 chiaro. Consolo ha sempre cercato di scrivere in un\u2019altra lingua\ned \u00e8 quello che ha sempre irritato i critici, il fatto di \u201cuscire dai codici,\ndi disobbedire ai codici\u201d6 .<br>\nIl viaggio di Nottetempo, casa per casa, \u00e8 la fuga di Petro da un mondo nel\nquale egli vede la civilt\u00e0 in via di travolgimento e per il quale avverte ormai\nodio, al punto da fargli maturare una condizione che egli non sa se, ed\neventualmente quando, vorr\u00e0 modificare, e quando eventualmente (\u201cNon so adesso\u201d\ndice, quasi come Fabrizio Clerici diceva dell\u2019itinerario che avrebbe potuto\nprendere l\u2019ulteriore sua peregrinazione) perch\u00e9 le ragioni dell\u2019odio sono per\nlui diverse da quelle che muovono l\u2019anarchico Schicchi, non politiche in senso stretto,\nnon di fazione: e tali ha scelto di mantenerle \u201cin attesa che passi la bufera\u201d,\nsenza fraintendimenti e perci\u00f2 nello stesso esilio vivendo scostato da\nSchicchi, nella cui prassi riconosce la stessa matrice che ha causato la sua\npartenza, \u201cla bestia dentro l\u2019uomo che si scatena ed insorge, trascina nel\nmarasma, la bestia trionfante di quel tremendo tempo, della storia, che\npartorisce orrori, sofferenze\u201d (N, 170)7 . La partenza di Petro assume un\nvalore emblematico, e in realt\u00e0, diventa aterritoriale. 5 &nbsp;Il romanzo Nottetempo, casa per casa contiene\nil numero maggiore di elementi raffiguranti la nozione di allontanamento:\nl\u2019allusione all\u2019inespresso, alla ritrazione, al rischio dell\u2019afasia, del\nsilenzio. Pervenuto in prossimit\u00e0 di Tunisi, rimasto solo sul ponte del\npiroscafo, Petro lascia cadere in mare un libro che l\u2019anarchico gli aveva posto\nin mano per alimento politico, e pensa ad un suo quaderno, sentendo che,\n\u201critrovata calma, trovate le parole, il tono, la cadenza, avrebbe raccontato,\nsciolto il grumo dentro, avrebbe dato ragione, nome a tutto quel dolore\u201d (N,\n171): un quaderno perci\u00f2 egli porta con s\u00e9 quale viatico dell\u2019esilio, dove\npotr\u00e0 da lontano nominare il dolore, e perci\u00f2 \u2014 comprendendolo \u2014 risolverlo, e\nquesto \u00e8 tutto il corredo che la sua scelta presuppone8 . Il protagonista di\nNottetempo, casa per casa \u00e8 un esiliato che rompe a un tratto la condizione di esilio\nattraverso la scrittura, diversamente dagli altri, dal padre, ad esempio, che\nnon pu\u00f2 farlo. Il libro si apre con una scena notturna in cui si disegna la\nfigura oggi rara della malinconia, desueta almeno, in cui la depressione si\nsvela nel rapporto con la luna piena: quella del licantropo. La cultura\npopolare ci ha tramandato vari frammenti intessuti su questa figura, dominata\nda un dolore insopportabile che equivale ad un esilio. Come dice l\u2019epigrafe\ndella Kristeva posta all\u2019inizio del libro, quel dolore equivale a vivere sotto\nun sole nero, che pu\u00f2 anche stare per l\u2019immagine della luna. \u00c8 un tentativo di\nliberazione dell\u2019angoscia attraverso l\u2019animalit\u00e0, la fuga, la corsa9 . La\ncoscienza del dolore proprio e altrui indica una prospettiva che rende\npossibile la riflessione su un altra persona. La sofferenza non \u00e8 qualcosa di\npeggiore che richiede il rimandere nascosti. Al contrario, \u00e8 necessario\nprenderla in considerazione quando si vogliono determinare i limiti del potere\numano. Consolo, indicando la sofferenza come l\u2019esperienza fondamentale\ndell\u2019esistenza, non si discosta dal discorso sempre pi\u00f9 urgente sulla\ncondizione degli emarginati nel mondo postmoderno. Cos\u00ec Petro fugge, come\nConsolo, e \u201cspariva la sua terra mentre egli se ne andava (N, 168).\nPetro \u00e8 spinto da una parte dalla forza\nirrazionale di un fascismo che prometteva giustizia e riscossa, specchietti\ndelle allodole delle dittature incipienti, dall\u2019altra \u00e8 attratto da quel\nsocialismo-anarchico la cui contestazione, per\u00f2, gli appare violenta e\ndrasticamente tragica. Decide per una \u201dfuga\u201d, che non \u00e8 disimpegno, ma scelta\nchiara, il che illustra la scena finale: \u201csi ritrov\u00f2 il libro dell\u2019anarchico,\napr\u00ec le mani e lo lasci\u00f2 cadere in mare\u201d (N, 171). La marginalit\u00e0 del gesto,\ntuttavia, non gli scongiura la necessit\u00e0 della fuga da Cefal\u00f9, dalla citt\u00e0 che\naveva amato nelle cose e nelle persone, e che ora gli era caduta dal cuore \u201cper\nquello ch\u2019era avvenuto, il sopravvenuto, il dominio che aveva presa la peggiore\ngente, la pi\u00f9 infame, l\u2019ignoranza, la violenza, la caduta d\u2019ogni usanza,\nrispetto, piet\u00e0\u2026\u201d (N, 166); e perci\u00f2 egli si spinge all\u2019esilio in Tunisia, dove\nsi reca partendo nottetempo da Palermo, su di un vapore che pure nasconde il\ncapo anarchico Paolo Schicchi (altro personaggio reale)10. Anche Consolo,\nquando si \u00e8 trasferito a Milano aveva intenzione di raccontare quella Milano\ndei contadini siciliani che diventano operai. Ben presto cap\u00ec che per farlo\naveva bisogno della distanza della metafora storica. \u00c8 quello che Cesare Segre\nacutamente ha sottolineato come peculiarit\u00e0 del suo modo di scrivere: \u201c\u00e8 il\ndistanziamento, il bisogno di distanziarsi, anche geograficamente\u201d11. Il motivo\ndel viaggio, nel primo lavoro: La ferita dell\u2019aprile, si svolge sul doppio\nversante del riportarsi all\u2019indietro dell\u2019io narrante al tempo della propria\nadolescenza, e di un attraversamento di diversi piani linguistici alla ricerca\ndi uno stile che si conquista una propria misura espressiva12. E per restituire\nalla storia il misterioso e l\u2019ignorato che \u00e8 nell\u2019uomo e nella collettivit\u00e0,\nConsolo sceglie fin da questo primo romanzo la dimensione della memoria e\nl\u2019idea del viaggio13. Il labirinto evidenzia cio\u00e8 nella sua stessa forma\nfigurale, in quanto metafora assoluta che si sostanzia di un retroterra\nreligioso e mitologico, la struttura del congetturare dialettico, di quel\nmirare alla fine 10 del processo ermeneutico come al proprio fine, implicito\nnel viaggioverso-il-centro e nel viaggio-di-ritorno di Teseo come in tutte le\nsuccessive varianti del mitologema14. In appendice ai capitoli di pi\u00f9 acuminato\nspessore del suo romanzo, Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, Consolo ha inserito,\ninfatti, un ventaglio di documenti storici che fanno corpo organico con la\nnarrazione, esplicitando ci\u00f2 che essa lascia nel margine dell\u2019intuitivo. Aldo\nM. Morace sostiene che cos\u00ec viene spezzata l\u2019unit\u00e0 tipica del racconto storico,\nma anche la finzione narrativa stessa, in modo da chiamare in causa il lettore,\nsecondo l\u2019esigenza brechtiana dello straniamento e secondo la suggestione\nadorniana circa la necessit\u00e0, per l\u2019opera d\u2019arte, di portare impresse nelle\nproprie strutture formali le stigmate della negativit\u00e0 rinunciando alla forma\ncompatta ed armoniosa che attesterebbe la conciliazione con la societ\u00e0\nesistente15. Se il romanzo, e in particolare il romanzo storico si esprime\nattraverso le tensioni formali, come sostiene Flora Di Legami16, la prosa di\nConsolo corrisponde pienamente a questa immagine. L\u2019autore introduce,\ntrasformato, il topos ottocentesco del manoscritto: esso non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019espediente\nnarrativo su cui costruire la trama del romanzo, ma un documento immaginario\ncapace di suffragare, con la sua verosimiglianza linguistica, l\u2019effettualit\u00e0\ndegli avvenimenti narrati. E cos\u00ec il Mandralisca, mosso dall\u2019ansia di\nverificare le affermazioni dell\u2019Interdonato, compie un viaggio in alcuni paesi\ndel messinese, che gli far\u00e0 conoscere le condizioni di miseria e sfruttamento\nin cui versano i contadini, ma soprattutto lo porter\u00e0 ad essere testimone\ndiretto dell\u2019insurrezione di Alcara contro i Borboni nel maggio 1860. Quello del\nMandralisca risulta un viaggio di tipo vittoriniano, di progressiva maturazione\ne di crescita etico-politica, ma anche di discesa del nostro tempo. Interviste\na Leonardo Sciascia, Vincenzo Consolo, Gesualdo Bufalino, Ignazio Buttita, dal\nprogramma radiofonico di Loredana Cacicia e Sergio Palumbo, prodotto e\ntrasmesso da Rai Sicilia nel 1991. Palermo, Officine Grafiche Riunite, 2013, p.\n52. L\u2019intellettuale\nal caff\u00e9. Incontri con testimoni e interpreti all\u2019interno\ndelle contraddizioni della storia e della ragione, di cui sperimenta\nl\u2019impotenza operativa17. Nel contesto della dominazione anche fisica delle\nnuove forze \u2014 come prova di contrapposizione ad esse \u2014 appare anche il problema\ndelle riflessioni morali che espongono solo la dimensione degli abusi. Consolo\nla rievoca tramite l\u2019introduzione della situazione di caos: accanto alle forze\nnaziste spuntano le proteste degli operai, crescono l\u2019incitazione intorno alla\nTarga Florio e infine la sconfitta degli anarchisti. Questo caos viene\npreceduto nella narrazione dal segnale riferito alla follia della famiglia\nMarano, il che suggerisce la conseguente spirale della perdita di senno. Solo\nla ragione si oppone al regime, al male atavico dell\u2019uomo, alla distruzione\ndella memoria e dei valori della terra e della societ\u00e018: Ora sembrava che un\nterremoto grande avesse creato una frattura, aperto un vallo fra gli uomini e\nil tempo, la realt\u00e0, che una smania, un assillo generale, spingesse ognuno\nnella sfasatura, nella confusione, nell\u2019insania. E corrompeva il linguaggio, stracangiava\nle parole, il senso loro, il pane si faceva pena, la pasta peste, la pace pece,\nil senno sonno. N, 140 Il linguaggio, trasgressivo e straniato, arcaicizzante e\nartificioso, nasce da una spinta molto forte, cos\u00ec da richiedere una strategia\ndi difesa e di allontanamento, e una immersione nella vita \u201cnel suo infinito\nvariare\u201d. \u00c8 un linguaggio che diviene canto, sonante e alto, fatto di cadenze e\nritmi poetici (per esempio, di ben individuabili, ossessivamente presenti,\nendecasillabi: \u201cE la chia-r\u00ec-a scial-ba all\u2019- or-ien-te \/ di l\u00e0 di\nSant\u2019-O-li-ve-del-la Fer-la\u201d)19. Consolo ha spesso affermato di sentirsi parte\ndi una linea della letteratura italiana che proviene dalla Sicilia e che\ncomprende Verga, Pirandello, Vittorini, Brancati, Tomasi di Lampedusa,\nSciascia, ma nello stesso tempo ribadisce17 la provenienza da una zona\nperiferica d\u2019Italia. La sua narrazione diventa la testimonianza della credenza\nnella possibilit\u00e0 dei contributi innovativi alla cultura da quella isolana20. L\u2019abbandono\ndella predominanza del senso della vista a favore dell\u2019abilit\u00e0 del parlare\nimplica la riduzione della distanza rispetto all\u2019oggetto dell\u2019analisi. La\nfacolt\u00e0 di parlare richiede la mancanza di dominazione e indica invece l\u2019impegno\ndei processi cognitivi nelle differenti prospettive degli interlocutori. La\nSicilia attraversata da Clerici \u00e8 quella storica del primo Settecento, afflitta\nda povert\u00e0, ignoranza e violenza; e tuttavia i vari paesi diventano contrade dell\u2019anima\ndove pensieri ed emozioni balzano in primo piano, e i personaggi incontrati\nhanno sempre consistenza reale e favolosa, come i ladri delle terme segestane.\nSono luoghi in cui il narratore sospende il tempo della narrazione per\nabbandonarsi all\u2019incanto del mondo favoloso e lontano. Lo spazio sociale con i\nsuoi conflitti non \u00e8, in questo romanzo, il centro palpitante; lo percorre\ninvece una vibrata inquietudine ed un febbrile desiderio di lontananza21. Nel\nromanzo Lo spasimo di Palermo l\u2019autore legge una vicenda personale e\ncollettiva, partendo da un tempo che apre immensi spazi. In principio \u00e8 la\nlontananza, la terra straniera e il distacco che \u201ccostringe ai commiati\u201d22. Nel\ncaso del protagonista del romanzo menzionato, lo scrittore Gioacchino Martinez,\ncupo e angosciato eroe che vuole rappresentare la realt\u00e0 senza incanto, che era\nquello di un sogno infantile, e smuovere altri ricordi. Sono proprio i ricordi\nche lo devastano e nello stesso tempo lo mantengono in vita: il protagonista torna\nin Sicilia, da dove se ne era fuggito, per l\u2019impossibilit\u00e0 di opporsi alla\nviolenza, all\u2019ingiustizia. \u00c8 un affondo nel rammarico, nei dolori della\nmemoria: l\u2019adolescenza nel dopoguerra siciliano, l\u2019amato zio studioso di\nbotanica, l\u2019adorata Lucia che poi sposer\u00e0 e perder\u00e0 con strazio, il rifugio in\nuna Milano ritenuta proba, antitesi al ma <\/p>\n\n\n\n<p>rasma 20, gli anni del terrorismo e la pena per il figlio compromesso. Piero Gelli parla direttamente del risveglio di un\u2019illusione: la citt\u00e0 civile di Porta, Verri e Beccaria, di Gadda e Montale non esiste pi\u00f9, sommersa dalle acque infette dell\u2019intolleranza e dalla melma della corruzione23. Se si prende per esempio la descrizione dell\u2019albergo che sebbene non sia un luogo sotterraneo, rivela tutta la sua angustia: \u201cLa dixi\u00e8me muse era il nome dell\u2019albergo. L\u2019angusto ingresso, il buio corridoio\u2026\u201d (SP, 11). Spostandosi all\u2019indietro nei ricordi assomigliava ai rifugi antiaerei o alle cantine. Dopo il bombardamento all\u2019oratorio Chino \u201dtorn\u00f2 affannato nell\u2019androne, attravers\u00f2 il cavedio, discese nel catoio\u201d (SP, 16). \u00c8 significativo anche che cupi, nascosti ed in profondit\u00e0 siano i luoghi in cui si consuma la relazione fra il padre di Gioacchino e la siracusana. Quindi colpa e menzogna da cui Chino fugge sempre, in modo antonimico, seguendo il percorso contrario, verso la luce e la superficie. \u00c8 la fuga da una realt\u00e0 che non vuole conoscere. Una tana sar\u00e0 anche il luogo prediletto dal ragazzo per i suoi giochi e le sue fughe: \u201cCorse al marabutto, al rifugio incognito e sepolto dal terriccio\u201d (SP, 19). A un certo momento del libro il protagonista parla cos\u00ec: \u201cNon so adesso\u2026 Adesso odio il paese, l\u2019isola, odio questa nazione disonorata, il governo criminale, la gentaglia che lo vuole\u2026 odio finanche la lingua che si parla\u201d. Mai come adesso la scrittura si ritaglia come il luogo di una distanza difficilmente colmabile in cui non ci sono luoghi cui dedicare una presunta fedelt\u00e0: \u201cDietro queste parole scopertamente riferite all\u2019oggi c\u2019\u00e8 il risentimento personale di chi scrive verso un luogo che ha dovuto lasciare\u201d24. Una soluzione pi\u00f9 simile al concetto di viaggio si pu\u00f2 da ricavare nel romanzo Retablo. La seconda sezione del libro, quella centrale o la pi\u00f9 distesa, \u00e8 il diario di viaggio che Clerici scrive per Teresa Blasco, la donna amata, da cui cerca di allontanarsi compiendo la sua \u201cperegrinazione\u201d attraverso la Sicilia. \u00c8 solo attraverso il \u201ccollaudato23 contravveleno della distanza\u201d, infatti, che Clerici riesce a ritrovare quell\u2019\u201caura irreale o trasognata\u201d che gli consente di dedicarsi alla scrittura e alla pittura (R, 87). E per ottenere il necessario &nbsp;estraniamento, analogo a quello operato dallo scrittore di Sant\u2019Agata di Militello con il trasferimento a Milano, fungono spesso da testimoni o il cavaliere e l\u2019artista lombardo Clerici, o il mistificatore inglese: Crowley. Lo stile barocco, fitto di sicilianismi, fornisce il coinvolgente e inconfondibile colore locale25.<br> <br> <strong>Title: Rompere il silenzio : i romanzi di Vincenzo Consolo Author: Aneta Chmiel Citation style: Chmiel Aneta. (2015). Rompere il silenzio : i romanzi di Vincenzo Consolo. Katowice : Wydawnictwo Uniwersytetu \u015al\u0105skiego.<\/strong><br> <br> ***<br> <br> 1 \u2002F. Orlando: Costanti tematiche, varianti estetiche e precedenti storici. In: M. Praz: La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica. Firenze, Sansoni, 2003 [1996], p. VII. 2 \u2002R. Luperini: L\u2019incontro e il caso. Narrazioni moderne e destino dell\u2019uomo occidentale. Roma\u2014Bari, Editori Laterza, 2007, pp. 4\u20148. 168 Capitolo V: L\u2019allontanamento V. Consolo: La poesia e la storia. In: Gli spazi della diversita. Atti del Convegno Internazionale. Rinnovamento del codice narrativo in Italia dal 1945 al 1992. Leuven \u2014Louvain-la Neuve\u2014Namur\u2014Bruxelles, 3\u20148 maggio 1993. Vol. 2. A cura di S. Vanvolsem, F. Musarra, B. Van den Bossche. Roma, Bulzoni, 1995, pp. 583\u2014 586.4 \u2002A. Bernardelli, R. Ceserani: Il testo narrativo. Istruzioni per la lettura e l\u2019interpretazione. Bologna, Il Mulino, 2013, p. 135. Il viaggio o la fuga? 169 G. Ferroni: La sconfitta della notte. \u201cL\u2019Unit\u00e0\u201d 1992, il 27 aprile. 6 \u2002R. And\u00f2: Vincenzo Consolo: La follia, l\u2019indignazione, la scrittura. \u201cNuove Effemeridi\u201d 1995, n. 29, p. 11. 7 \u2002S. Mazzarella: Dell\u2019olivo e dell\u2019olivastro, ossia d\u2019un viaggiatore. \u201cNuove Effemeridi\u201d 1995, n. 29, p. 63. 170 Capitolo V: \u201d (N, 168). Petro \u00e8 spinto da una parte dalla for8 \u2002Ibidem, pp. 63\u201464. 9 \u2002R. And\u00f2: Vincenzo Consolo\u2026, pp. 8\u20149. S. Mazzarella: Dell\u2019olivo e dell\u2019olivastro\u2026, pp. 62\u201463. 11\u2002V. Consolo: Fuga dall\u2019Etna. La Sicilia e Milano, la memoria e la storia. Roma, Donzelli editore, pp. 9\u201410. 12\u2002F. Di Legami: Vincenzo Consolo. La figura e l\u2019opera. Marina di Patti, Pungitopo, 1990, p. 12. 13\u2002Ibidem, pp. 7\u20149. 172 Capitolo V: , 14\u2002Cfr. K. Ker\u00e9nyi: Nel labirinto. Torino, Bollati Boringhieri, 1983, p. 9. 15\u2002Cfr. A.M. Morace: Orbite novecentesche. Napoli, Edizioni Scolastiche Italiane, 2001, pp. 212\u2014213. 16\u2002Cfr. F. Di Legami: Cfr. F. Di Legami: Vincenzo Consolo\u2026, pp. 24\u201425. 18\u2002Cfr. C. Ternullo: Vincenzo Consolo: dalla Ferita allo Spasimo. Catania, Prova d\u2019Autore, 1998, p. 58. 19\u2002R. Ceserani: Vincenzo Consolo. \u201cRetablo\u201d. \u201cBelfagor\u201d 1988, anno XLIII, Leo S. Olschki, Firenze, pp. 233 \u2014 234. 174 Capitolo V: L\u2019allontanamento cfr. A. Bartalucci: L\u2019orrore e l\u2019attesa. Intervista a Vincenzo Consolo. \u201cAllegoria. Rivista quadrimestrale\u201d 2000, anno XII, nn. 34\u201435, gennaio\u2014agosto, 21\u2002Cfr. F. Di Legami: Vincenzo Consolo\u2026, p. 40. 22\u2002G. Amoroso: Il notaio della Via Lattea. Narrativa italiana 1996\u20141998. Caltanisetta\u2014Roma, Salvatore Sciascia Editore, 2000, p. 464. Cfr. P. Gelli: Epitaffio per un Inferno. La rabbia e la speranza di Consolo. \u201cL\u2019Unit\u00e0\u201d 1998, il 12 ottobre, p. 3. 24\u2002R. And\u00f2: Vincenzo Consolo\u2026, p. 11. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"676\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/CCI_000179-676x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3061\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/CCI_000179-676x1024.jpg 676w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/CCI_000179-198x300.jpg 198w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/CCI_000179-768x1164.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/CCI_000179-1014x1536.jpg 1014w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/CCI_000179-1351x2048.jpg 1351w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/CCI_000179.jpg 1641w\" sizes=\"(max-width: 676px) 100vw, 676px\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il tema del viaggio \u00e8 un contenuto della realt\u00e0 extratestuale e dell\u2019immaginario (tanto dell\u2019autore quanto del lettore) che ritorna in opere diverse: si ripete dunque in forme riconoscibili pur articolandosi ogni volta in modi irripetibili all\u2019interno di costruzioni dotate ognuna di una propria individualit\u00e0. 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