{"id":3034,"date":"2023-02-02T08:56:28","date_gmt":"2023-02-02T08:56:28","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3034"},"modified":"2023-05-09T09:15:58","modified_gmt":"2023-05-09T09:15:58","slug":"loggetto-perduto-del-desiderio-archeologie-di-vincenzo-consolo-di-rosalba-galvagno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3034","title":{"rendered":"\u201cL\u2019OGGETTO PERDUTO DEL DESIDERIO. ARCHEOLOGIE DI VINCENZO CONSOLO\u201d DI ROSALBA GALVAGNO"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><\/h1>\n\n\n\n<p>Recensione di Ada Bellanova<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Uno scavo nello scavo: la seduzione delle archeologie consoliane<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Leggendo l\u2019introduzione a&nbsp;<em>L\u2019oggetto perduto del desiderio. Archeologie di Vincenzo Consolo&nbsp;<\/em>(Milella edizioni 2022), scopro che Rosalba Galvagno \u00e8 approdata alla passione per l\u2019opera di Consolo grazie alla lettura di&nbsp;<em>Retablo<\/em>. In particolare, \u00e8 stata la musica magica e melodiosa dell\u2019<em>incipit<\/em>&nbsp;a sedurla, a evocare in lei il profumo e l\u2019incanto della Sicilia e a spingerla allo studio di una vita.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 forse questo dato, in consonanza con il mio vissuto \u2013 anche la mia scoperta di Consolo ha avuto inizio con la fascinazione delle prime pagine del romanzo \u2013, a indurmi a una fruizione \u201camica\u201d. La lettura non smentisce le attese e i saggi mi permettono, poi, di \u201cripassare\u201d l\u2019opera consoliana, regalandomi alcune sorprese attraverso una prosa piacevole anche nelle pagine pi\u00f9 tecniche.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella scelta di ricordare il dato autobiografico della genesi dell\u2019interesse letterario, la studiosa offre da subito un\u2019indicazione importante al lettore, anche a quello meno esperto: a sedurre davvero \u00e8 la Sicilia, o meglio la trasfigurazione letteraria che Consolo ne propone. \u00c8 la Sicilia l\u2019oggetto perduto (sempre), e la scrittura scava e tenta di approssimarvisi, nei resti archeologici, nelle pietre, per sublimarlo, e goderne, \u00abma denunciandone anche la faccia orrida senza veli o mistificazioni\u00bb (p. 18). Ecco giustificato, dunque, il titolo del volume:&nbsp;<em>L\u2019oggetto perduto del desiderio<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima parte contiene due testi che indagano soprattutto&nbsp;<em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>. Nel primo in particolare, Galvagno va fino alle radici della scrittura di alcune pagine del romanzo e ne rintraccia ingredienti compositivi a volte molto nascosti, portando cos\u00ec alla luce interessanti allusioni, per esempio quelle a&nbsp;<em>Los desastres de la guerra<\/em>&nbsp;di Francisco Goya, che scandiscono, nella penna di Mandralisca, la descrizione dello spettacolo orrendo successivo alla rivolta di Alcara Li Fusi, e che contribuiscono anche a plasmare l\u2019immagine di frate Nunzio, nel celebre&nbsp;<em>Morti sacrata<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Galvagno evidenzia come corrispondenze e rimandi non siano fini a s\u00e9 stessi ma funzionali alla \u00abricostruzione poetica di una verit\u00e0 pi\u00f9 profonda e oscura che difficilmente si presenta allo sguardo del cronista o anche dello storico di professione\u00bb (p. 28): i riferimenti a Goya, in particolare le didascalie di chiara derivazione goyesca, permettono di \u00abdare immagine alla spaventosa scena altrimenti non rappresentabile\u00bb (p. 22). La pagina palinsestica, insomma, viene giustificata dalla necessit\u00e0 di scrivere l\u2019impossibile (<em>La scrittura dell\u2019impossibile<\/em>&nbsp;\u00e8, opportunamente, il titolo del primo paragrafo del saggio). Dal desiderio della chiave perduta \u2013 quella logorata e per sempre persa al centro dell\u2019arco del carcere, ovvero la possibilit\u00e0 della letteratura di dire \u00abl\u2019essere, il sentire e il risentire\u00bb (V. Consolo,&nbsp;<em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>, Milano, Mondadori, 1976, p. 216) degli umili \u2013 scaturisce allora il messaggio finale del romanzo, nelle scritte del carcere. Nell\u2019interpretarle Galvagno riprende lo studio di Salvatore Trovato sulla presenza del sanfratellano e del Vasi (S. C. Trovato,&nbsp;<em>Valori e funzioni del sanfratellano nel pastiche linguistico consoliano del \u201cSorriso dell\u2019ignoto marinaio\u201d e di \u201cLunaria\u201d<\/em>, in&nbsp;<em>Dialetto e letteratura<\/em>, a cura di G. Gulino e E. Scuderi, Pachino, Assessorato ai Beni Culturali \u2013 Biblioteca Comunale \u201cDante Alighieri\u201d, 1989, pp. 113-144) per evidenziare che \u00abla voce che emana dall\u2019abisso [\u2026] \u00e8 quella di una fanciulla innamorata e separata dal suo amato\u00bb (p. 36). Il desiderio amoroso viene dunque iscritto nell\u2019ultima dichiarazione del carcere per esprimere, per\u00f2, la distanza da un altro oggetto perduto e tanto desiderato, ovvero la libert\u00e0, verso la quale il sanfratellano prigioniero nutre come gli altri una fame senza fine. Come fame senza fine \u00e8 quella dello scrittore per il senso profondo della realt\u00e0, il fondo della spirale.<\/p>\n\n\n\n<p>Al primo saggio il successivo&nbsp;<em>Il linguaggio del potere&nbsp;<\/em>si collega per l\u2019analisi della scelta consoliana di scavare e trovare la verit\u00e0, soprattutto verit\u00e0 sul potere: unica possibilit\u00e0 di combattere mali e orrori del tempo presente. Se Consolo sceglie un linguaggio complesso e articolato, lo fa dunque per opporsi al linguaggio con cui si esprime il potere: un potere libidico che, con violenza inaudita, stupra la verit\u00e0. Da qui il risalto che l\u2019autore sceglie di riservare al goyesco&nbsp;<em>Muri\u00f3 la verdad<\/em>, dove per l\u2019appunto la giovane donna morta e luminosa \u00e8 circondata da una folla sconvolta e confusa.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda sezione si concentra, invece, sulla rappresentazione della Sicilia e del Mediterraneo, e ruota dunque attorno al tema geografico. Trovo particolarmente utili, anche per i non esperti di Consolo,&nbsp;<em>Abitare il confine<\/em>, inedito, che si ricollega a un saggio del 2014, e&nbsp;<em>Il mondo delle meraviglie e del contrasto<\/em>, intervento al convegno milanese del 2019 (anche in&nbsp;<em>\u201cQuesto luogo d\u2019incrocio d\u2019ogni vento e assalto\u201d. Vincenzo Consolo e la cultura del Mediterraneo, fra conflitto e integrazione<\/em>, a cura di G. Turchetta, Milano-Udine, Mimesis, 2021, pp. 77-98). Il primo insiste sulla radice geografica dell\u2019ispirazione dello scrittore o, meglio, sulla \u00abricostruzione immaginaria\u00bb (p. 66) che egli fa delle sue origini; Galvagno si concentra sulla divisione tra le due Sicilie, sul valore del&nbsp;<em>limes<\/em>, del confine nella produzione di Consolo, per arrivare a presentare al lettore lo sconfinamento, la mescolanza \u2013 crogiolo \u2013 di Porta Venezia in cui l\u2019autore ama stare con \u00ablo sguardo solidale e compassionevole\u00bb (p. 73) di chi nell\u2019altro, nello straniero, vede s\u00e9 stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel&nbsp;<em>Mondo delle meraviglie e del contrasto<\/em>, che si apre con una citazione da&nbsp;<em>Di qua dal faro<\/em>&nbsp;a proposito del viaggio di Ibn Giubayr, citazione da cui il saggio prende il titolo, l\u2019attenzione si concentra sul ruolo centrale del Mediterraneo nella riflessione dello scrittore. L\u2019opera di Consolo, infatti, pur trovando la propria radice nella Sicilia, comunica anche la necessit\u00e0 di un\u2019apertura al di qua del faro, al mare, come ha gi\u00e0 evidenziato Gianni Turchetta (in particolare nell\u2019introduzione al volume&nbsp;<em>Questo luogo d\u2019incrocio d\u2019ogni vento e assalto. Vincenzo Consolo e la cultura del Mediterraneo, fra conflitto e integrazione<\/em>, cit., pp. 7-24). In questo, sostiene Galvagno, l\u2019autore modifica il tradizionale ordine dello sguardo del lettore, invitandolo a riscoprire il Sud, quindi \u00abla Sicilia nel e del Mediterraneo\u00bb (p. 88). Nel suo essere mare degli incanti e dei disastri, il Mediterraneo \u00e8 espresso nelle pagine consoliane attraverso la figura dell\u2019antitesi: attraverso l\u2019analisi di alcuni testi paradigmatici \u2013 estremamente puntuale l\u2019esegesi della descrizione della citt\u00e0 di Milazzo \u2013, la studiosa mette in evidenza la visione doppia antitetica, di bellezza e insieme di orrore, di alcuni spazi consoliani.<\/p>\n\n\n\n<p>La terza parte riguarda la passione archeologica, ovvero l\u2019attenzione per i reperti, i siti antichi. L\u2019oggetto perduto del desiderio si identifica con le pietre, che recano in s\u00e9 la memoria del passato. Interessante \u00e8 il primo saggio che riguarda il \u201cromanzo di Selinunte\u201d nella vita e nella trasposizione letteraria di Consolo. Molte sono le occasioni in cui l\u2019autore non fa solo riferimento al sito archeologico, ma lo mette al centro della propria riflessione letteraria. Alla ricostruzione attenta della biografia e delle fonti non sfugge l\u2019errore di memoria di Consolo, che non ha scoperto Selinunte a 15 anni, come dichiara in&nbsp;<em>La grande vacanza orientale-occidentale<\/em>, bens\u00ec a 34. Prova ne \u00e8 il testo poetico che l\u2019autore compone per Sergio Spadaro che l\u2019accompagnava in quell\u2019occasione, testo che \u00e8 proposto al lettore nel saggio. La ricollocazione nel tempo \u2013 consapevole o no, forse risultato della sovrapposizione con la visita a Siracusa effettivamente svoltasi nella prima adolescenza dell\u2019autore \u2013 fa in ogni caso parte della mitopoiesi consoliana a proposito di Selinunte. D\u2019altronde, Consolo in un articolo (<em>In lettere d\u2019oro il romanzo di Selinunte<\/em>, in \u00abL\u2019Ora\u00bb, 13 marzo 1984) scrive: \u00abCiascuno di noi forse non ricorda pi\u00f9 il momento in cui ha visto per la prima volta le metope di Selinunte\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Della sezione intitolata&nbsp;<em>Metamorfosi dell\u2019oggetto del desiderio<\/em>&nbsp;mi preme segnalare le pagine dedicate a&nbsp;<em>Retablo<\/em>. L\u2019intero romanzo \u00e8 letto come una preghiera, una supplica all\u2019Altro: divinit\u00e0 (Asclepio, Demetra), ma soprattutto creatura femminile, nelle varie forme di donna, santa, antica divinit\u00e0 greca, ninfa. Questo giustifica la definizione di inno per il prologo, mentre Rosalia \u00e8 riconosciuta come la vera protagonista del romanzo. Nel saggio compare un\u2019attenta esegesi del passo da cui consegue la considerazione a proposito della natura assolutamente inedita di Rosalia, donna oggetto dello slancio d\u2019amore: \u00abAlle due donne \u2013 Venere celeste e Venere terrestre \u2013 celebrate da questa tradizione letteraria [italiana e europea] si sostituisce in&nbsp;<em>Retablo<\/em>&nbsp;una sola donna dalle molte sfaccettature, che \u00e8 al contempo idealizzata e concupita (sogno o incubo di ciascun uomo forse)\u00bb (p. 154). Ma non basta: Galvagno evidenzia come si assista nel testo consoliano a un\u2019ibridazione \u00abattraverso la coalescenza della corrente tenera e della corrente sensuale dell\u2019amore, che fa s\u00ec che i tratti ideali e i tratti erotici di questo oggetto femminile divengano interscambiabili\u00bb (p. 154).<\/p>\n\n\n\n<p>Sull\u2019antitesi ritorna anche l\u2019ultima sezione. L\u2019analisi puntuale della presenza della poesia bucolica del Meli in&nbsp;<em>Retablo<\/em>&nbsp;per esempio si chiude con alcune considerazioni interessanti a proposito della presenza nel romanzo sia della poesia bucolica, che \u00abincarna un\u2019etica pastorale basata innanzitutto sul canto amoroso e armonico, quindi sull\u2019ospitalit\u00e0, sull\u2019arte medica coniugata con la poesia, sull\u2019umilt\u00e0, sul lavoro ecc.\u00bb (p. 228), sia della figura del poeta libertino e lascivo sedotto dalla bellezza del corpo femminile. Il termine \u201cchiar\u00eca\u201d invece, parola poetica ripresa proprio dal Meli, gi\u00e0 in bocca al pastore Nino Alaimo in&nbsp;<em>Retablo<\/em>, divenuto parte dell\u2019<em>incipit<\/em>&nbsp;di&nbsp;<em>Nottetempo, casa per casa&nbsp;<\/em>e in forza della memoria letteraria veicolata, esprime l\u2019insanabile contrasto tra l\u2019Arcadia utopica e armoniosa e il disforico paesaggio notturno e, proprio in questa contrapposizione, dice l\u2019angoscia indicibile del personaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Significativa \u00e8 la scelta di porre in appendice il testo della Conferenza di Consolo, tenuta all\u2019Accademia di Belle Arti di Perugia il 23 maggio 2003 (alle pp. 251-65), prezioso inedito dono di Caterina Pilenga a Rosalba Galvagno, in cui l\u2019autore definisce il proprio lavoro di archeologo, che cerca di disseppellire parole da lingue dimenticate, in difesa della memoria, e parla di una \u00abpoesia delle rovine, delle vestigia del nostro passato che ci commuovono ogni volta che le vediamo\u00bb (p. 263).<\/p>\n\n\n\n<p>Riposto il libro, dopo la bella postfazione di Sebastiano Burgaretta (<em>Con Consolo per antiche pietre<\/em>, pp. 269-79), in cui il racconto di alcuni episodi autobiografici di esperienze vissute con Consolo conferma la passione archeologica dell\u2019autore \u2013 \u00absembra retorico, ma non lo \u00e8: sono emozionato a vedere tutto questo\u00bb (pp. 272-73), le sue parole davanti alle rovine di Eloro \u2013, pi\u00f9 forte mi sembra la traccia offerta dal titolo della raccolta: ciascuno di questi saggi, infatti, indaga l\u2019oggetto perduto del desiderio consoliano. Ma ancora pi\u00f9 significativa mi sembra l\u2019espressione&nbsp;<em>Archeologie di Vincenzo Consolo<\/em>, accostata a&nbsp;<em>L\u2019oggetto perduto del desiderio.<\/em>&nbsp;Essa infatti finisce con l\u2019inquadrare, s\u00ec, la passione dello scrittore per le rovine e il suo scavo nelle pietre e nella lingua, ma anche la direzione e le modalit\u00e0 dello studio di Galvagno. Anche la studiosa, insomma, \u00e8 impegnata in un lavoro \u201carcheologico\u201d, in uno scavo al quadrato, nelle pagine dense di strati \u2013 e di reperti non sempre facilmente identificabili \u2013 dell\u2019opera di Consolo. L\u2019esito \u00e8 la testimonianza felice dei ritrovamenti. Vi persistono il profumo e la musica di quella prima lettura incantatrice.<\/p>\n\n\n\n<p>(fasc. 47, 25 febbraio 2023)<br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"1091\" class=\"wp-image-3035\" style=\"width: 700px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/9788833290980_0_424_0_75.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/9788833290980_0_424_0_75.jpg 424w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/9788833290980_0_424_0_75-192x300.jpg 192w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Recensione di Ada Bellanova Uno scavo nello scavo: la seduzione delle archeologie consoliane Leggendo l\u2019introduzione a&nbsp;L\u2019oggetto perduto del desiderio. 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