{"id":3003,"date":"2015-04-19T10:57:00","date_gmt":"2015-04-19T10:57:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3003"},"modified":"2023-04-20T16:06:18","modified_gmt":"2023-04-20T16:06:18","slug":"vincenzo-consolo-essenza-della-sicilitudine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=3003","title":{"rendered":"Vincenzo Consolo \u2014 essenza della sicilitudine"},"content":{"rendered":"\n<p>  \u2014 Penso che vincere un premio come lo Strega possa essere, per uno scrittore serio, un\u2019assicurazione contro i faccendoni, e il dilagare della carta. \u2014 La carta seppellisce i libri. Una volta gli scrittori lavoravano con la speranza nel futuro1 . Senza troppa esagerazione si pu\u00f2 affermare che il tono essenziale della prosa consoliana rimane soprattutto riflessivo e didascalico. E se con questo ci si vuole riferire ad una remota disposizione che si ripresenti nelle opere degli scrittori siciliani, e cio\u00e8, una ricorrenza di quella peculiarit\u00e0, nominata da Leonardo Sciascia una \u201cspecie di follia\u201d. In questa zona discorsiva, acquista un rilievo massimo la figura di Luigi Pirandello atteggiata nell\u2019argomentativo e sofistico ritmo di un ragionatore e di un maestro tutto volto a spiegare e insegnare. Ma questa razionalizzante sicilitudine non \u00e8 da credere che s\u2019aggiri in una forma di cattedratica istruzione o di astratta lezione2 . Al contrario, la meditazione svolta dell\u2019autore, pur nei confini dello schema prestabilito si avvia di acute analisi e di fini notazioni psicologiche <br><em>1 \u2002F. Parazzoli: Il gioco del mondo. Dialoghi sulla vita, i sogni, le memorie [\u2026]. Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, 1998, p. 23. 2 \u2002Cfr. M. Tropea: Nomi, \u201eethos\u201d, follia negli scrittori siciliani tra Ottocento e Novecento. Caltanissetta, Edizioni Lussografica, 2000, p. 5. <\/em><br>essenza della sicilitudine che superano i consueti limiti del comune repertorio morale. Pirandello, nel modo pi\u00f9 autonomo, \u00e8 riuscito a collegare i motivi siciliani come: mania, follia e superstizioni e grandi temi dello smarrimento dell\u2019animo dell\u2019uomo. Si potrebbe dire, a titolo non solo di paradosso, che lo scrittore avverta la presenza della conoscenza della vita nella totalit\u00e0 dei suoi aspetti come il frutto di un\u2019esperienza non gradita e tendenzialmente rifiutata. Invece la liberazione dei sentimenti e dell\u2019invenzione dal peso del reale presuppone un\u2019intensa partecipazione ad esso, non un rifiuto, non un esilio, ma un\u2019accettazione contrastata e difficile. Ad una maggiore immediatezza d\u2019espressione si torna con l\u2019esperienza di Vitalino Brancati che distingue la cultura della Sicilia in due grandi suddivisioni: \u201c[\u2026] quella occidentale degli arabi, dei cavilli, delle sottigliezze, della malinconia, di Pirandello e di Giovanni Gentile e dei mosaici; e quella orientale dei Fenici, dei Greci, della poesia, della musica, del commercio, dell\u2019inganno, di Stesicoro, Verga, Bellini, San Giuliano\u201d3 . Con le opere di Brancati si rimane sempre nella stessa dimensione della poesia invasa dalla follia che forma la peculiarit\u00e0 dell\u2019anima e della cultura siciliana. Secondo Mario Tropea l\u2019esistenza di una \u201cletteratura siciliana\u201d costituisce una figurazione di una insularit\u00e0 affermata non solamente dal punto di vista storico e antropologico. Nella sua sostanza si conferma una tonalit\u00e0 narrativa della psicologia umana4 . Allo sguardo satirico di Brancati, l\u2019universo siciliano non appare come lo spazio di cui celebrare il fasto, n\u00e9 tanto meno la sede in cui si elaborano progetti politici; esso diviene piuttosto il bersaglio privilegiato di un processo di smascheramento, teso a mettere a nudo l\u2019incapacit\u00e0 dei rappresentanti del potere, l\u2019interesse dei cittadini e il loro stato di umiliante soggezione. In questo senso appare emblematico il punto di vista di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, pieno d\u2019ironia, pensata come sintesi di distacco aristocratico. Forse ha capito che allo scrittore non si chiede pi\u00f9 l\u2019eroismo di una classe feudale, ma la naturale mutevolezza di caratteri osservati nella <br><em>3 \u2002Ibidem, p. 6. 4 \u2002Cfr. ibidem. <\/em><br>realt\u00e0 quotidiana. L\u2019ottica dall\u2019interno con cui il mondo della Sicilia \u00e8 narrato compare nella presenza di nozioni dell\u2019ironia e della storia. L\u2019isola ha una sua storia che la genera e rigenera. Nella scelta di una narrazione mimetica l\u2019insularit\u00e0 diventa una propriet\u00e0 imprescindibile. Consolo non inventerebbe l\u2019isola se non vi fosse venuto al mondo, se nella vita, nella scrittura non fosse venuto incontro ad esso e se non l\u2019avesse raccontato tramite le vicissitudini dei compaesani. Pubblicando i suoi scritti, Consolo ha salvato dall\u2019oblio inerente all\u2019oralit\u00e0 le storie dolorose e fragili. Sembra che, simbolicamente, lo scrittore abbia saldato un debito nei confronti degli interlocutori del paese natio. Non si tratta, in questa analisi, di propugnare uno scavalcamento delle gerarchie n\u00e9 di rinnegare gli interessi degli scrittori; invano si cercherebbe in queste opere un progetto di riforma della societ\u00e0 in base a nuovi valori. Mondo insulare e mondo della penisola sembrano impermeabili. Eclettico Capuana non tanto lontano dalla realt\u00e0 del naturalismo di Verga rappresenta la follia proprio tramite uno studio \u201cclinico\u201d. Nella poetica che sembra quella di un generico realismo, Consolo varca la soglia della finzione e recupera le forme testuali della verit\u00e0 quasi documentaria: struttura e tono del reportage, appendici forniti dalla storia, narrazione in terza persona. Un\u2019idea di narrazione polimorfica potrebbe risultare una necessit\u00e0 di inquadrarsi all\u2019interno di una prospettiva di moderno umanesimo delle contraddizioni. Ferruccio Parazzoli ha ammesso di sentirsi come Ismaele \u2014 il protagonista di Moby Dick. Invece, per\u00f2 di andarsene per mare, lo studioso si accontenta di svolgere la ricerca tra gli amici5 . In Mondadori, la sua casa editrice, Consolo viene considerato uno dei pi\u00f9 ascoltati scrittori italiani. \u201cQuando dice fa opinione\u201d \u2014 ricorda Parazzoli6 . Se lo scrittore si riferisce alla quotidianit\u00e0 politica, lo fa direttamente come nella constatazione rapportata alla situazione del settembre del 1994: \u201cIo credo che chi ci governa sia affetto da una grave malattia mentale. [\u2026] Tutti i suoi gesti, tutte le sue azioni, tutti <br><em>5 \u2002Cfr. F. Parazzoli: Il gioco del mondo\u2026, p. 54. 6 \u2002Ibidem. <br>gli ordini, tutto quanto lui dispone \u00e8 all\u2019insegna dell\u2019irrazionalit\u00e0 e della follia\u201d7 . <\/em><br>Prendendo le mosse dal mito sul Cavallo inventato da Ulisse, Consolo cerca di individuare un\u2019ipotesi fondamentale dell\u2019illusione vissuta dall\u2019Italia dopo la seconda guerra mondiale; l\u2019illusione dell\u2019Itaca e cio\u00e8 dell\u2019armonia, della storia e degli affetti. Dopo le tragedie subite c\u2019era bisogno di razionalit\u00e0 e di ordine che potevano essere visti come tappe di un possibile recupero della ragione. Va poi sottolineato, sul piano delle corrispondenze fra la ragione e la follia che questa oscillazione \u00e8 diventata una costante della storia dell\u2019Italia. Consolo dichiara decisamente il desiderio di testimoniare il senso storico del suo tempo. In questo caso la testimonianza riguardante la situazione del paese \u00e8 un espediente narrativo esemplare della tecnica della trasformazione che si gioca su capovolgimenti. La generazione di Consolo ha conosciuto un mondo che era la civilt\u00e0 contadina \u00e8 che poi ha cominciato a sostituire la vita con le cose, con la merce. In conseguenza \u00e8 accaduto lo spostamento della centralit\u00e0 dell\u2019essere e la sua sostituzione con l\u2019avere. La rapidit\u00e0 di questo processo ha lesionato anche le altre sfere dell\u2019attivit\u00e0 umana. Secondo Consolo il movimento delle masse contadine ha portato alla distruzione della cultura popolare. Anche un discorso svolto dallo scrittore sui colpevoli di questo stato di cose indica chiaramente i politici un primo luogo e poi gli intellettuali. Questa idea di responsabilit\u00e0 sopravvive nella coscienza letteraria consoliana, specialmente quanto il narratore sottolinea la propria provenienza siciliana. In questo paesaggio dell\u2019Italia corrotta e arrettrata, Milano \u00e8 cominciata ad essere considerata come la citt\u00e0 dell\u2019utopia, senza sopraffazione e violenza. Non \u00e8 quindi per un caso nemmeno da questo punto di vista, in fondo, che Vincenzo Consolo come Verga e Vittorini, approd\u00ec a Milano. Con il passare di tempo nasce la delusione. La cosa da notare subito \u00e8 la convinzione di Consolo della responsabilit\u00e0 maggiore della Milano moderna, siccome pi\u00f9 dotata nel campo di lavoro e di cultura, della digradazione e dell\u2019avvilimento.<br> <em>7 \u2002Ibidem, p. 25. <\/em><br> Si capisce ancora meglio, cos\u00ec, perch\u00e9 sia proprio quest\u2019inclinazione a renderci pi\u00f9 coscienziosi e pi\u00f9 sensibili ai problemi della realt\u00e0 circostante. Esaminando il percorso dello sviluppo del romanzo politico, Consolo pronuncia apertamente la sfortuna di Sciascia e di Pasolini. Il primo \u00e8 stato dimenticato, il secondo invece, \u00e8 stato imbalsamato in una nicchia di santit\u00e0 laica. Nelle sue narrazioni ci si rivolge come un\u2019ultima volta a uno spazio e a un tempo che stanno per svanire definitivamente. Attingendo ai maestri come Verga, Pirandello, Vittorini, Consolo vuole mettere in evidenza una realt\u00e0 che si pu\u00f2 raccontare. Non consumata dall\u2019informazione, dalla televisione o dai giornali ma capace di far sopportare e di capire la realt\u00e0. Una delle caratteristiche di questo modo robusto di narrare \u00e8 quel ricorso frequente alla parola \u201carmonia\u201d che \u00e8 diventata una parola chiave nel suo vocabolario di scrittore. Si scopre cos\u00ec che, correntemente alla sua essenza patetica, questa parola, come specchio e rappresentazione dello sguardo che lo affronta, pu\u00f2 diventare un espediente che render\u00e0 pi\u00f9 facile il conciliarsi con la vita e con la realt\u00e0. \u00c8 altrettanto importante mettere in evidenza un\u2019altra costante della produzione letteraria consoliana e cio\u00e8, la volont\u00e0 di decifrare un passato remoto. L\u2019atteggiamento di protesta contro la dissacrazione del nostro tempo. Gli elementi della materia che diventano veri e propri protagonisti della memoria di Consolo sono tra l\u2019altro: le pietre, le piante e il mare. La loro capacit\u00e0 di ipostatizzare lo sguardo che li contempla e di oggettivarlo in una forma visibile, non si trasforma mai in pura contemplazione ma cambia nell\u2019esperienza interiore. La memoria del mondo ormai dimenticato e trascurato diventa anche il modo per salvarlo. Con questo espediente lo scrittore vuole opporsi al senso della precariet\u00e0 del mondo moderno. Nella prefazione al saggio di Basilio Reale lo scrittore constata: Ho sempre pensato la letteratura siciliana (e non solo la letteratura, ma la pittura, la scultura, la musica: l\u2019arte insomma) svolgersi su due crinali, su due filoni o temi distinti: quello della storia e quello dell\u2019esistenza (o della natura, o del mito)8 . <br><em>8 \u2002V. Consolo: Prefazione. In: B. Reale: Sirene siciliane. L\u2019anima esiliata in \u201cLighea\u201d di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Bergamo, Moretti &amp; Vitali Editori, 2001, p. 15. <\/em><br> La memoria di quel mondo viene conservata anche nella dimensione di fuga dal paese. La fuga che \u00e8 possibile forse solo in letteratura. La letteratura come possibilit\u00e0 di staccarsi dalla Sicilia, pur restando in Sicilia: l\u2019esilio dall\u2019interno. Molto legato ai valori come l\u2019orgoglio, l\u2019umilt\u00e0 e il pudore, Consolo constata che la mancanza di pudore che ormai fa parte di ogni settore dell\u2019attivit\u00e0 umana, lo disorienta e offende. La paragona a una forma di violenza, come nei teatri anatomici quando si squadernavano i corpi. Parlando dell\u2019importanza della memoria, lo scrittore rievoca la testimonianza di Pirandello, vissuta a circa due anni e legata ad un\u2019eclisse solare che diventa un autentico archetipo della scrittura pirandelliana e un\u2019ipostasi che \u00e8 presente anche nella narrativa di Consolo9 . La prova di ricostruire questa memoria storica riguarda un mondo in cui la memoria sta per annullarsi. Ne rimangono solo delle apparenze e degli stereotipi. Per salvare questa realt\u00e0 acquisisce soprattutto una forza dell\u2019espressione linguistica, il richiamo alla lingua: unico segno realmente distintivo e significativo di appropriazione del mondo nelle possibilit\u00e0 di narrarlo, il che vuol dire per Consolo di ricrearlo narrativamente. Non a caso Giulio Ferroni riconosce allo scrittore il merito di essersi mosso alla ricerca di un linguaggio capace di unire in s\u00e9 \u201cla curiosit\u00e0 storica e razionale di Sciascia e il violento plurilinguismo di Gadda\u201d10. Per Consolo la forza stilistica e inventiva diventa simbolo dell\u2019aspirazione barocca a inglobare i diversi aspetti del reale in un complesso eterogeneo, ma organizzato. Le stesse ansie e inquietudini che, come si \u00e8 visto, stanno a fondamento della ricerca dello scrittore siciliano, permeano altrettanto la prosa di diversi autori legati alla loro terra, alla loro regione, al loro quartiere. Il rapporto con il nichilismo del Novecento, la crisi di valori, la redifinizione dell\u2019identit\u00e0, i temi fondamentali non solo dell\u2019opera di Consolo non solo hanno volto l\u2019attenzione di molti su <br>\u2002<em>9\u2002Consolo, questa prosa, la nomina \u201cla memoria di un\u2019eclisse\u201d, cfr. F. Parazzoli: Il gioco del mondo\u2026, p. 29. 10\u2002G. Ferroni: Storia della letteratura italiana. Milano, Einaudi, 1991, p. 129. <\/em><br>questi problemi ma sono anche stati oggetto di analisi di vari critici11. Joanna Ugniewska, nella parte conclusiva del saggio di Matteo Collura ci ricorda che l\u2019autore, attingendo al modello vittoriniano del viaggio orientato verso i luoghi dell\u2019isola d\u2019infanzia e di origine, definisce la propria narrazione come il percorso verso luoghi dove la memoria \u00e8 stata imprigionata12. Nel corso del Novecento la critica aveva riesaminato con accenti pi\u00f9 serrati il ruolo degli autori siciliani. Alcuni di loro come Elio Vittorini e Leonardo Sciascia e un po\u2019 pi\u00f9 tardi Giuseppe Tomasi di Lampedusa sono stati premiati con il Nobel per la letteratura, gli altri hanno goduto un notevole successo editoriale. Nel quadro di questo pensiero siciliano non sar\u00e0 luogo d\u2019azione a sancirne il suo carattere originale. \u00c8 vero che le narrazioni consoliane sono ambientate nella Sicilia, ma accade che le opere degli autori rievocati presentino i contesti geografici pi\u00f9 neutri e generici. Da questo punto di vista, dunque, la provenienza potrebbe risultare un mero dato anagrafico. Ma in effetti la personalit\u00e0 consoliana era lungi dal limitarsi a tale rapporto tra la terra di nascita e le scelte future, tra l\u2019aspirazione e i contrasti della vita, rapporto in certo modo risolto nella posizione dello scrittore di estrema apertura verso il reale, quale era propria di una scrittura che avverte in s\u00e9 il continuo bisogno di nuovi orizzonti e di nuove situazioni. Se si volesse configurare la letteratura d\u2019arte come perenne conflitto di \u201crappresentazione\u201d e di \u201cintellettualit\u00e0\u201d, si dovrebbe tornare mentalmente allo Stilnovismo, ma la presenza del momento intellettualistico \u00e8 percepibile anche nell\u2019arte moderna. Nel suo saggio dedicato agli scrittori siciliani del Novecento, Massimo Naro constata che l\u2019atteggiamento intellettuale degli scrittori isolani si innesta sulla loro provenienza, non solo nel senso anagrafico o geografico, ma molto pi\u00f9 profondamente, con le implicazioni etiche come antichi modi <br><em>11\u2002Cfr. G. Pellegrino: Lotta, memoria e responsabilit\u00e0: Eraldo Affinati. In: Scrittori in corso. Osservazioni sul racconto contemporaneo. A cura di L.A. Giuliani, G. Lo Castro. Soveria Mannelli, Rubbettino, 2012, p. 155. 12\u2002Cfr. M. Collura: Na Sycylii. Prze\u0142. J. Ugniewska. Warszawa, Fundacja Zeszyt\u00f3w Literackich, 2013, p. 158. <\/em><br>di percepire il mondo a partire dalla terra di nascita13. L\u2019esperienza siciliana diventa una specie di prospettiva nella quale gli autori contrappongono l\u2019isola ad ogni terraferma. Pi\u00f9 netti sono i contorni dell\u2019isola, pi\u00f9 il mondo fa da sfondo, diventa il miraggio. Cos\u00ec, quando lo sguardo degli scrittori entra \u201cdentro\u201d l\u2019isola, la descrizione della concretezza fisica dello spazio non perde mai di vista gli elementi \u201cstrutturali\u201d della Sicilia stessa. Una concretezza descrittiva che non trascura la peculiarit\u00e0 funzionale di questa scrittura, di esprimerne la gratitudine e la nostalgia. Questa caratteristica dell\u2019ottica siciliana viene confermata fortemente nell\u2019analisi del titolo dell\u2019opera di Antonio Di Grado Finis Siciliae14 svolta da Anna Tylusi\u0144ska-Kowalska nella parte introduttiva al volume dedicato alla produzione artistica di Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino, Vincenzo Consolo, Luisa Adorno e Matteo Collura15. Nel commentare il titolo del libro citato del Di Grado e il contenuto del proprio volume, la studiosa sottolinea la funzione del diversificato paesaggio siciliano da cui scaturisce il mito della tradizione, del legame con la terra di nascita e della storia non sempre felice. Pirandello ha gi\u00e0 definito le caratteristiche di questa specie di ottica, usando il termine \u201craziocinare\u201d per questo modo di esaminare: volutamente pi\u00f9 lento, pi\u00f9 pacato, meno calcolante e pi\u00f9 poetico, ma sempre capace di focalizzare l\u2019attenzione sulle questioni problematiche e urgenti del tempo. Le cose hanno un volto diverso nel senso che qui sono appunto gli scrittori a porsi delle domande che nelle altre parti del mondo si pongono dei filosofi: sull\u2019esistenza, sulla verit\u00e0, sulla giustizia e sul potere. Gli echi dello stesso dibattito sorgono nei pensieri di Gesualdo Bufalino che si chiedeva se ci\u00f2 che l\u2019uomo sperimenta sia conclusivo o provvisorio, reale o illusorio? Nelle sue <br><em>13\u2002Cfr. Sub specie typographica. Domande radicali negli scrittori siciliani del Novecento. A cura di M. Naro. Caltanissetta\u2014Roma, Salvatore Sciascia Editore, 2003, p. 6. 14\u2002A. Di Grado: Finis Siciliae. Scrittura nell\u2019isola tra resistenza e resa. Acireale\u2014 Roma, Bonanno, 2005. 15\u2002Cfr. Literacki pejza\u017c Sycylii. Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino, Vincenzo Consolo, Luisa Adorno, Matteo Collura. Red. A. Tylusi\u0144ska-Kowalska. Warszawa, Wydawnictwo DiG, 2011, p. 9. <\/em><br> opere l\u2019isola diventa metafora della teatralizzazione della vita16. Vale ancora aggiungere che nella sua ricerca appare chiara la volont\u00e0 di valutare questa \u201cqualit\u00e0 interrogante\u201d della letteratura siciliana. Questo capitolo, di carattere esclusivamente introduttivo, si limita a considerare alcuni nomi e testi esemplari di questa lunga e complessa storia letteraria. La problematicit\u00e0 della letteratura siciliana si comprende nell\u2019antirazionalit\u00e0 della poesia di Bartolo Cattafi, nell\u2019opposizione tra certezza e dubbio nei libri di Giuseppe Antonio Borgese, nella contrapposizione tra fede e follia nei testi di Lucio Piccolo e Carmelo Samon\u00e0 nella rappresentazione della dignit\u00e0 umana nelle opere di Elio Vittorini, nella ricerca del senso della vita in Francesco Lanza o in Nino Savarese, nella felicit\u00e0 perduta in Ercole Patti, nel nichilismo esistenziale in Sebastiano Addamo, nel dramma dell\u2019emigrazione nella poesia di Stefano Vilardo, nell\u2019impegno intellettuale di Vincenzo Consolo, nella protesta contro le violenze quotidiane di Dacia Maraini, nell\u2019angoscia esistenziale nella narrativa di Gianni Riotta, Giosu\u00e8 Calaciura e Roberto Alajmo. Consolo si realizza nella sua coscienza dell\u2019intellettuale, egli misura costantemente la propria sorte d\u2019uomo di cultura. Allude in questo modo alla tradizione l\u2019iniziatore della quale viene considerato Dante \u2014 il primo intellettuale in senso moderno. Il sapere ritrovato \u00e8 tutto orientato in senso \u201cmorale\u201d e la reintegrazione della cultura nel destino dell\u2019uomo segno un punto fermo nella storia della civilt\u00e0 letteraria17. La caratteristica che unisce ambedue i personaggi \u00e8 la coscienza \u201cmilitante\u201d. Alla letteratura siciliana \u00e8 stato quindi assegnato il privilegio di colmare un ritardo, a sua volta necessario per riflettere sul valore e sulla ragione dell\u2019esistenza umana. Giulio Ferroni denuncia la tendenza ad apparizione degli scrittori impegnati su altri terreni. Lo scrittore si pone cio\u00e8 di fronte a un mondo passato e la sua continuit\u00e0 nel mondo postmoderno con gli strumenti mentali e catalogatori con cui aveva sempre osservato la<br> <em>16\u2002Cfr. J. Ugniewska: O zaletach peryferyjno\u015bci, czyli jak mo\u017cna by\u0107 Sycylijczykiem. W: Literacki pejza\u017c Sycylii\u2026, p. 37. 17\u2002Cfr. S. Battaglia: Mitografia del personaggio. Milano, Rizzoli Editore, 1968, p. 516. <\/em><br><em> <\/em>resistenza della Sicilia continuamente decrescente18. Di qui il richiamo ad un rapporto difficile ma molto efficace tra memoria storica e ricerca linguistica, alle quali Consolo riconosce di essere \u201ca livello d\u2019indagine\u201d. Un \u201clivello\u201d situato evidentemente nell\u2019aver stabilito un nuovo rapporto con la realt\u00e0 in cui appaiono mutati i fattori stessi del passato. Alla narrativa ha assegnato il dovere di confrontare la violenza del passato e quella del presente e provare la presenza della stessa continuit\u00e0 di un modo di soffrire e di cercare la via di salvezza. L\u2019interesse per questi scrittori, che, con precisa terminologia, sono stati definiti siciliani, non \u00e8 un fatto recente, ma ancora in fase di sistemazione critica. Nell\u2019ottica della ricezione che esprime l\u2019orizzonte dell\u2019opera letteraria, si scorge negli scrittori siciliani la coscienza di un dramma e di un dissidio psicologico e quindi la profonda seriet\u00e0 morale dell\u2019ispirazione. L\u2019indagine pi\u00f9 recente, mentre respinge l\u2019interpretazione che fa degli autori siciliani le figure periferiche, accetta alcune conclusioni critiche precedenti, ma le integra con una nuova serie di proposte e di riconoscimenti. Vincenzo Consolo vive nella tradizione segnata dagli studiosi quasi esclusivamente per il fatto che fu l\u2019amico, l\u2019ammiratore e l\u2019ereditario letterario di Leonardo Sciascia. Ma accanto a questa immagine esiste un\u2019altra figurazione civica di Consolo, quella del letterato enciclopedico, che fa sentire nelle sue opere, con l\u2019ardore della scoperta e l\u2019ansia di comunicarla, tutto l\u2019amore della scienza, della storia e della cultura. E non \u00e8 da dimenticare il contegno civile di Vincenzo Consolo. Anche se opera nell\u2019ambiente milanese, in uno stadio di involuzione pi\u00f9 profonda, non \u00e8 lontano dall\u2019atteggiamento di partecipazione. Anzi, risulta propenso a stabilire fra la letteratura e la vita quotidiana un legame, in cui si celebri la nuova teorizzata libert\u00e0 e dignit\u00e0 del letterato. La letteratura che prende avvio dalla Sicilia \u00e8 caratterizzata dalla straordinaria pluralit\u00e0 e variet\u00e0 delle voci in cui si esprime 18\u2002<br><em>Cfr. G. Ferroni, A. Cortellessa, I. Pantani, S. Tatti: Storia della letteratura italiana. La letteratura nell\u2019epoca del postmoderno. Verso una civilt\u00e0 planetaria 1968\u20142005. Vol. 17. Milano, Mondadori, 2005, p. 87. <\/em><br>31 il sentimento di una cultura letteraria assai pi\u00f9 complessa e insieme obbediente a molte sollecitazioni. Una letteratura di transizione, segnata da parecchie fortissime personalit\u00e0 di orgogliosi cantori della propria terra e capostipiti della civilt\u00e0 antica, e da una propensione ai tentativi e agli esperimenti, in cui si rispecchia la vita difficile, contradditoria, irta di delusioni e di utopie, di un mondo che si dibatte nella travagliosa ricerca di un nuovo ordine politico, morale ed intellettuale. Esperienza intima e reale \u00e8 quella che Consolo invera nelle sue opere e che egli fa conoscere distinguendo, su un fondamento assiologico due cose: il valore metaforico di vicende individuali nelle quali ciascuno pu\u00f2 ritrovare le proprie passioni e il valore universale dei fatti della storia siciliana con le loro proiezioni ed interpretazioni. Bisogna quindi accostarsi alle opere consoliane come a una cronaca, i cui personaggi rappresentano una specie di dramatis personae, capaci di facilitare il passaggio dalla confessione e dall\u2019indagine psicologica e antropologica ai processi della conoscenza di una pi\u00f9 profonda e pi\u00f9 complessa realt\u00e0, quella che non vive costretta nei limiti di questo, cio\u00e8, isolano, spazio. Il significato che assumono gli eventi riportati da Consolo nelle narrazioni, per esempio la strage che conclude il suo ultimo romanzo, risulta assai vasto. Lo spasimo di Palermo sembra una sconfitta della ragione di fronte alla violenza, invece secondo il messaggio metaforico pu\u00f2 assumere il valore della presa di coscienza della societ\u00e0 civile rinata. Nei romanzi consoliani vi \u00e8 presente un\u2019immensa esperienza di vita, ed \u00e8 presente come pu\u00f2 esserla a chi non solo la contempla ma anche a chi si mescola fra la vita. I flashback che illuminano l\u2019infanzia difficile dei protagonisti consoliani, la fuga dall\u2019isola e il deludente soggiorno a Milano sono raccontati come il dramma umano che appartiene all\u2019universale travaglio. Questa prosa ci offre, alle soglie della civilt\u00e0 postmoderna, un\u2019ampia documentazione di fatti e di figure, un quadro mobile e profondo delle societ\u00e0 e delle storie diverse. Non sorprende affatto, quindi, che in polemica con l\u2019esistenza e la funzione del confine gli scrittori siciliani non abbandonassero il carattere della loro terra, indicando come correlato della sua consi &#8211; 32 Capitolo I: Vincenzo Consolo \u2014 essenza della sicilitudine stenza non la limitatezza causata dal mare, ma la fermezza della vicinanza del continente. Nell\u2019immaginario degli autori siciliani l\u2019isola risulta dunque un paesaggio percepito prima staticamente (da lontano) e poi dinamicamente (dall\u2019interno), in una dialettica giustapposta tra \u201cdentro\u201d e \u201cfuori\u201d, tra spazio guardato e spazio vissuto che corrisponde alla duplice essenza dell\u2019isola stessa, che \u00e8 per definizione un luogo d\u2019accesso posto al confine con mare, uno spazio in cui si abita in uno spazio in cui si viaggia. Per i siciliani le relazioni di spostamento seguono questa fenomenologia lineare di inoltramento (varcare il confine, passare il mare), che si accorda a un\u2019inclinazione all\u2019esplorazione delle direzioni ben determinate come: l\u2019America, l\u2019Italia e l\u2019Europa occidentale. Nell\u2019intreccio di queste istanze antitetiche ancora pi\u00f9 nitido sembra il capovolgimento della situazione siciliana, che affonda in complesse dinamiche sociali e antropologiche. La Sicilia, dall\u2019essere terra di emigrazione, \u00e8 diventata la terra di immigrazione. La sintesi pi\u00f9 valida del ribaltamento avvenuto, la dobbiamo a Leonardo Sciascia che nel suo racconto intitolato Il lungo viaggio presenta la partenza dei clandestini da una spiaggia tra Gela e Licata in cui adesso approdano gli immigrati dal Nordafrica. Un\u2019attenzione pi\u00f9 dettagliata al rapporto fra la letteratura e la storia viene espressa molte volte nei libri degli scrittori siciliani contemporanei. All\u2019efficacia della storia reinterpretata dalla scrittura non si pu\u00f2 non accostare quella della produzione letteraria sempre pi\u00f9 florida che spesso coincide con la prima. L\u2019attenzione per la scrittura siciliana \u00e8 un fenomeno rilevante e procede di pari passo con le vere esplorazioni delle presenze letterarie che si compiono sempre pi\u00f9 sistematicamente. Accanto agli autori e ai temi di massima rappresentativit\u00e0, vi si trovano quelli pi\u00f9 recenti che completano l\u2019artistico panorama siciliano. Tra gli argomenti narrati quelli pi\u00f9 frequenti riguardano l\u2019espatrio (in America, in Africa, in Germania) e l\u2019attuale condizione della penisola siciliana. Non di rado gli scrittori siciliani tendono a rappresentarsi in questo luogo in cui si concretizza la loro invenzione. Del ritorno in Sicilia scrivono dunque: D\u2019Arrigo, Brancati, Vittorini, Consolo. Secondo Ignazio Romeo: \u201cTornare significa infatti anche, metaforicamente, Vincenzo Consolo \u2014 essenza della sicilitudine 33 scavare in se stessi e nella propria storia, cercare l\u2019estraneo in quello che si \u00e8 familiare: guardare, insomma, in profondit\u00e0 e a distanza\u201d19. Ma \u00e8 vero anche che da questo spazio limitato fisicamente si aprono i grandi percorsi della cultura e della fantasia.  Sono due elementi fondamentali che reggono l\u2019asse assiologico della letteratura siciliana, il primo riguardante il dibattito relativo all\u2019attuale e storica esistenza umana e il secondo relativo alla letteratura stessa e il suo ruolo nella nostra modernit\u00e0. Non si tratta di due realt\u00e0 distintive che finiscono con lo scontrarsi ma di due componenti che complementandosi occupano un posto considerevole nel panorama letterario non solo siciliano o italiano. La forza dell\u2019autoriflessione letteraria degli scrittori siciliani finisce nella maggior parte dei casi come il metadiscorso. Le domande sul senso dell\u2019arte, poste da Verga e Pirandello \u2014 i primi esploratori di tale problematica, hanno un carattere ben definito. Una specie di slittamento metonimico da una fase di lotta per la ricchezza ad uno stadio di lotta per la parola, il contrasto essere\/apparire, la permanenza del binomio vita\/teatro diventano motivi costanti di chi vuole autointerrogarsi. Non meraviglia dunque il fatto che tutto ci\u00f2 che Pirandello nomina nei Quaderni di Serafino Gubbio operatore \u201dil tumulto della civilt\u00e0\u201d trae l\u2019ispirazione dalla figura leopardiana del poeta \u201cinattuale\u201d che ha provocato la discussione sulla relazione tra la scrittura e la lettura, l\u2019autore e il pubblico20. Si radica ai nostri occhi l\u2019opinione che la Sicilia sia soltanto il simbolo, l\u2019espediente che consente di stabilire un contatto tra l\u2019uomo e la sua identit\u00e0. Vincenzo Consolo si dedica alla stesura delle sue opere ricorrendo alla pluralit\u00e0 linguistica che caratterizza la sua espressione letteraria. Accanto all\u2019uso del lessico dell\u2019italiano comune, il prosatore si serve del dialetto siciliano con delle variet\u00e0 di re19\u2002I. Romeo: Passare il mare. Dall\u2019emigrazione all\u2019immigrazione: cento anni di memorie e racconti nelle pagine degli scrittori siciliani. Palermo, Regione Siciliana, Assessorato dei beni culturali ed ambientali e della pubblica istruzione, Dipartimento dei beni culturali, ambientali e dell\u2019educazione permanente, 2007, p. 12. 20\u2002Cfr. L. Fava Guzzetta: Dalle domande della scrittura alle domande sulla scrittura. La coscienza letteraria dei siciliani. Caltanissetta, Sciascia, 2003, p. 11. 34 Capitolo I: Vincenzo Consolo \u2014 essenza della sicilitudine gistri e di toni dal domestico familiare al lirico-volgare21. Giuseppe Bellia, analizzando il modo di scrivere consoliano, parla dell\u2019autonomo sviluppo del filone gaddiano rafforzato dalla ricerca costante di linguaggi antichi, di tradizioni locali e di ritualit\u00e0 arcaiche. E nell\u2019affermato gusto barocco dello scrittore riconosce il meccanismo di un reperimento o di un ritrovamento della parola e non della sua invenzione22. Rifiuta le parole e i pensieri comuni, cerca con accuratezza quelle che rinchiudono il pi\u00f9 d\u2019accessori, esimio soprattutto nella scelta degli epiteti e dei verbi. Mira ad esprimere molto in poco. Ha l\u2019idolatria della parola, non solo come espressione dell\u2019idea, ma staccata, presa in s\u00e9 come suono, attento a separare le parole nobili dalle plebee, le poetiche dalle prosaiche, ed raccontare tutto con sincerit\u00e0. Anche nell\u2019uso delle parole poetiche Consolo segue l\u2019ultimo Verga che invade lo strato sintattico introducendo le formule dubitative. Con questo procedimento lo scrittore ha dichiarato l\u2019allontanamento dal centro ed ha espresso la mancanza di una univocit\u00e0 dei significati23. La prosa consoliana manifesta un\u2019inquietudine uguale causata dall\u2019assenza dell\u2019interlocutore immediato inscrivendosi nell\u2019attuale discorso sulla comunicazione letteraria. Lia Fava Guzzetta nomina Consolo \u201cun intellettuale meridionale, consapevole di una \u2018ferita\u2019, di una esclusione e di uno sradicamento\u201d24 che si applica allo studio profondo del passato troppo facilmente rifiutato dalla societ\u00e0 odierna. La difficolt\u00e0 sta nell\u2019impossibilit\u00e0 dell\u2019abbinare la parola di oggi alla rappresentazione della Sicilia di una volta. La narrazione che avviene per frammenti viene paragonata a volte alla dimensione del reportage giornalistico. Anche Giuseppe Traina nel suo saggio dedicato allo scrittore siciliano mette in rilievo l\u2019importanza di questo genere destinato da Consolo alla testimonianza degli avvenimenti accaduti negli ultimi anni come, per esempio, i funerali dello studente Walter Rossi, militante della sinistra extraparlamentare ucciso <br><em>21\u2002Cfr. G. Passarello: Un\u2019isola non abbastanza isola. Palermo, Palumbo, 2007, p. 136. 22\u2002Cfr. G. Bellia: L\u2019obliquo percorso della memoria. La scrittura di Vincenzo Consolo tra storia, ritualit\u00e0 e sdegno. In: Sub specie typographica\u2026<br> 23\u2002Cfr. L. Fava Guzzetta: Dalle domande della scrittura\u2026, p. 15. 24\u2002Ibidem, p. 19.<\/em><br>35 dai neofascisti25. Perci\u1f78, per evitare l\u2019ambiguit\u00e0 del discorso, Consolo ricorre pi\u00f9 volte ad un referente diverso dalla scrittura, appartenente invece al campo delle arti figurative, come i quadri di Antonello, di Caravaggio e di Raffaello, i dipinti di Clerici. Il romanzo Lo spasimo di Palermo vuole essere infatti la manifestazione della forza stilistica orientata verso la ricreazione di una speranza di giustizia e di razionalit\u00e0 nel modo in cui dominano oppressione e terrore anche se la sospensione della comunicazione tra un padre e un figlio espressa tramite il motivo di una lettera rimane una tra le scene pi\u00f9 suggestive di questo romanzo che tratta dell\u2019impossibilit\u00e0 della continuazione di scrivere. Consolo \u00e8 cosciente delle conseguenze della postmodernit\u00e0 cos\u00ec come lo era George Steiner che nel Linguaggio e silenzio parla dell\u2019esaurimento dell\u2019era verbale e del dominio delle forme \u201cpostlinguistiche\u201d e addirittura del silenzio parziale26.<br> <em>25\u2002Cfr. G. Traina: Vincenzo Consolo. Fiesole, Cadmo, 2001, p. 21. 26\u2002Cfr. G. Steiner: Linguaggio e silenzio. Milano, Garzanti, 2001, p. 56.  <\/em><br><br><br><em><strong> Aneta Chmiel<\/strong><\/em> &#8221; <em>Rompere il silenzio I romanzi di Vincenzo Consolo<\/em>&#8220;<br><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"960\" class=\"wp-image-3004\" style=\"width: 700px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/217188054o.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/217188054o.jpg 500w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/217188054o-219x300.jpg 219w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u2014 Penso che vincere un premio come lo Strega possa essere, per uno scrittore serio, un\u2019assicurazione contro i faccendoni, e il dilagare della carta. \u2014 La carta seppellisce i libri. Una volta gli scrittori lavoravano con la speranza nel futuro1 . 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