{"id":2986,"date":"2006-10-20T08:01:54","date_gmt":"2006-10-20T08:01:54","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2986"},"modified":"2025-02-28T14:24:40","modified_gmt":"2025-02-28T14:24:40","slug":"antonello-da-messina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2986","title":{"rendered":"Antonello da Messina"},"content":{"rendered":"\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"800\" class=\"wp-image-2990\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2006\/10\/artwks-02-p8t9if-t500x500.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2006\/10\/artwks-02-p8t9if-t500x500.jpg 500w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2006\/10\/artwks-02-p8t9if-t500x500-300x300.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2006\/10\/artwks-02-p8t9if-t500x500-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><br> <em>Vincenzo Consolo<\/em><br><br><br> <em>Antonello d\u2019Antonio<\/em>, figlio di Giovanni, maczonus, mastro<br> scalpellino, e di Garita. Nato a Messina nel 1430 circa e ivi morto<br> nel 1479. Pittore. Ebbe un fratello, Giordano, pittore, da cui nacquero<br> Salvo e Antonio, pittori; una sorella, Orlanda, e un\u2019altra sorella,<br> di cui non si conosce il nome, sposata a Giovanni de Saliba,<br> intagliatore, da cui nacquero Pietro e Antonio de Saliba, pittori.<br> Antonello d\u2019Antonio spos\u00f2 Giovanna Cuminella ed ebbe tre figli,<br> Jacobello, pittore, Catarinella e Fimia.<br> Visse dunque solo quarantanove anni questo grande pittore<br> di nome Antonello, e, poco prima di morire di mal di punta, di<br> polmonite, dett\u00f2 il 14 febbraio 1479, al notaro Mangiante, il testamento,<br> in cui, fra l\u2019altro, disponeva che il suo corpo, in abito<br> di frate minore osservante, fosse seppellito nella chiesa di Santa<br> Maria del Ges\u00f9, nella contrada chiamata Ritiro. \u201cEgo magister<br> Antonellus de Antonej pictor, licet infirmus jacens in lecto sanus<br> tamen dey gracia mente\u2026 iubeo (dispongo) quod cadaver meum<br> seppeliatur in conventu sancte Marie de Jesu cum habitu dicti<br> conventus\u2026\u201d. E non possiamo qui non pensare al testamento<br> di un altro grande siciliano, di Luigi Pirandello, che suon\u00f2, allora,<br> nelle sue laiche disposizioni, come sarcasmo o sberleffo nei<br> confronti di quel Fascismo a cui aveva aderito nel 1924: \u201cMorto,<br> non mi si vesta. Mi s\u2019avvolga, nudo, in un lenzuolo. E niente fiori<br> sul letto e nessun cero acceso. Carro d\u2019infima classe, quello dei<br> poveri\u2026\u201d.<br> Ma torniamo al nostro Antonello. Fra scalpellini, intagliatori e<br> pittori, era, quella dei d\u2019Antonio e parenti, una famiglia di artigiani<br> e artisti. Ma Messina doveva essere in quella seconda met\u00e0<br> del Quattrocento, una citt\u00e0 piena d\u2019artisti, locali, come Antonino<br>  Giuffr\u00e8, che primeggiava nella pittura prima di Antonello, o venuti<br> da fuori. Dalla Toscana, per esempio. Ch\u00e9 Messina era citt\u00e0<br> fiorente, commerciava con l\u2019Italia e l\u2019Europa, esportava sete e<br> zuccheri nelle Fiandre, e il suo sicuro porto era tappa d\u2019obbligo<br> nelle rotte per l\u2019Africa e l\u2019Oriente. Una citt\u00e0 fortemente strutturata,<br> una dimora \u201cstorica\u201d, d\u2019alto livello e di sorte progressiva. E<br> certamente doveva essere meta di artigiani e artisti che l\u00ec volontariamente<br> approdavano o vi venivano espressamente chiamati.<br> E proprio parlando di Antonello d\u2019Antonio, lo storico messinese<br> Caio Domenico Gallo (Annali della citt\u00e0 di Messina, ivi 1758)<br> fu il primo ad affermare che \u201cil di lui genitore era di Pistoja\u201d. E<br> lo storico Gioacchino Di Marzo (Di Antonello da Messina e dei<br> suoi congiunti, Palermo, 1903), che cerc\u00f2 prove per far luce nella<br> leggendaria e oscura vita di Antonello (\u201c[\u2026] mi venne fatto d\u2019imbattermi<br> in un filone, che condusse alla scoperta di una preziosa<br> miniera di documenti riguardanti Antonello in quell\u2019Archivio Provinciale<br> di Stato [\u2026]\u201d) il Di Marzo dicevamo, che cos\u00ec ancora scrive:<br> \u201cL\u2019asserzione del Gallo, che il sommo Antonello sia stato figlio<br> di un di Pistoia, non pot\u00e9 andare a sangue ai messinesi cultori di<br> patrie memorie, fervidi sempre di vivo patriottismo, vedendo cos\u00ec<br> sfuggirsi il vanto ch\u2019egli abbia avuto origine da messinese casato<br> e da pittori messinesi ab antico\u201d. Che fecero dunque questi cultori<br> di patrie memorie o questi campanilisti? Tolsero dei quadri<br> ad Antonello e li attribuirono ai suoi fantomatici antenati, falsificando<br> date, affermando che gi\u00e0 nel 1173 e nel 1276 c\u2019erano stati<br> un Antonellus Messanensis e un Antonello o Antonio d\u2019Antonio<br> che rispettivamente avevano lasciato un polittico nel monastero<br> di San Gregorio e un quadro di San Placido nella cattedrale, pretendendo<br> cos\u00ec che la pittura si fosse sviluppata in Messina prima<br> che altrove, meglio che in Toscana\u2026<br> Il primo di questi fantasiosi storici fu Giovanni Natoli Ruffo,<br> che si celava sotto lo pseudonimo di Minacciato, cui segu\u00ec il prete<br> Gaetano Grano che forn\u00ec le sue \u201cinvenzioni\u201d al prussiano Filippo<br> Hackert per il libro Memorie dei pittori messinesi (Napoli, 1792),<br> e infine Giuseppe Grosso Cacopardo col suo libro Memorie dei<br>  pittori messinesi e degli esteri, che in Messina fiorirono, dal secolo<br> XII sino al secolo XIX, ornate di ritratti (Messina, 1821).<br> Strana sorte ebbe questo nostro Antonello, ch\u00e9 la sua pur breve<br> vita, gi\u00e0 piena di vuoti, di squarci oscuri e irricostruibili, \u00e8<br> stata campo d\u2019arbitrarii ricami, romanzi, fantasie. E cominci\u00f2 a<br> romanzare su Antonello Giorgio Vasari (Vite dei pi\u00f9 eccellenti<br> architetti, pittori e scultori italiani da Cimabue infino a\u2019 tempi nostri,<br> 1550-1568), il Vasari, di cui forse il nodo pi\u00f9 vero \u00e8 quell\u2019annotazione<br> d\u2019ordine caratteriale: \u201cpersona molto dedita a\u2019 piaceri e<br> tutta venerea\u201d, per cui Leonardo Sciascia ironicamente ricollega<br> l\u2019indole di Antonello agli erotomani personaggi brancatiani.<br> La breve vita di Antonello viene, per cos\u00ec dire, slabbrata ai<br> margini, alla nascita e alla morte, falsificata, dilatata: negli antenati<br> e nei discendenti, con l\u2019attribuzione di quadri suoi ai primi e<br> quadri dei secondi a lui. Ma sorte pi\u00f9 brutta ebbero le sue opere,<br> specie quelle dipinte in Sicilia, a Messina e in vari paesi, di cui<br> molte andarono distrutte o irrimediabilmente danneggiate o presero<br> la fuga nelle parti pi\u00f9 disparate del mondo. E l\u2019annotazione<br> meno fantasiosa che fa nella Introduzione alle Memorie dei pittori<br> messinesi\u2026 il Grosso Cacopardo \u00e8 quella della perdita subita<br> da Messina di una infinit\u00e0 di opere d\u2019arte per guerre, invasioni,<br> epidemie, ruberie, terremoti. Dei quali ultimi egli ricorda \u201cl\u2019orribile<br> flagello de\u2019 tremuoti del 1783, che rovesciando le chiese, ed<br> i palagi distrussero in gran parte le migliori opere di scultura e<br> di pennello\u201d. Non avrebbe mai immaginato, il Grosso Cacopardo,<br> che un altro e pi\u00f9 terribile futuro flagello, il terremoto del<br> 28 dicembre 1908, nonch\u00e9 distruggere le opere d\u2019arte, avrebbe<br> distrutto ogni possibile ricordo, ogni memoria di Messina. Due<br> testimoni d\u2019eccezione ci dicono del primo e del secondo terremoto:<br> Wolfgang Goethe e David Herbert Lawrence. Scrive Goethe<br> nel suo Viaggio in Italia, visitando Messina, tre anni dopo il<br> terremoto del 1783: \u201cUna citt\u00e0 di baracche\u2026 In tali condizioni si<br> vive a Messina gi\u00e0 da tre anni. Una simile vita di baracca, di capanna<br> e perfin di tende influisce decisamente anche sul carattere<br> degli abitanti. L\u2019orrore riportato dal disastro immane e la paura<br>  che possa ripetersi li spingono a godere con spensierata allegria<br> i piaceri del momento\u201d.<br> E Lawrence, nel suo Mare e Sardegna, cos\u00ec scrive dopo il terremoto<br> del 1908: \u201cGli abitanti di Messina sembrano rimasti al punto<br> in cui erano quasi vent\u2019anni fa, dopo il terremoto: gente che ha<br> avuto una scossa terribile e che non crede pi\u00f9 veramente nelle<br> istituzioni della vita, nella civilt\u00e0, nei fini\u201d.<br> E alle osservazioni di quei due grandi qui mi permetto di aggiungere<br> una mia digressione su Messina: \u201cCitt\u00e0 di luce e d\u2019acqua,<br> aerea e ondosa, riflessione e inganno, Fata Morgana e sogno,<br> ricordo e nostalgia. Messina pi\u00f9 volte annichilita. Esistono miti e<br> leggende, Cariddi e Colapesce. Ma forse vi fu una citt\u00e0 con questo<br> nome perch\u00e9 disegni e piante (di Leida e Parigi, di Merian e<br> Juvarra) riportano la falce a semicerchio di un porto con dentro<br> velieri che si dondolano, e mura, colli scanditi da torrenti e coronati<br> da forti, e case e palazzi, chiese, orti\u2026 Ma forse, dicono quei<br> disegni, di un\u2019altra Messina d\u2019Oriente. Perch\u00e9 nel luogo dove si<br> dice sia Messina, rimane qualche pietra, meno di quelle d\u2019Ilio o<br> di Micene. Rimane un prato, in direzione delle contrade Paradiso<br> e Contemplazione, dove sono sparsi marmi, calcinati e rugginosi<br> come ossa di Golgota o di campo d\u2019impiccati. E sono angeli mutili,<br> fastigi, blocchi, capitelli, stemmi\u2026 Tracce, prove d\u2019una solida<br> storia, d\u2019una civilt\u00e0 fiorita, d\u2019uno stile umano cancellato\u2026 Deve<br> dunque essere successo qualche cosa, furia di natura o saccheggio<br> d\u2019orde barbare. Ma a Messina, dicono le storie, nacque un<br> pittore grande di nome Antonio d\u2019Antonio. E deve essere cos\u00ec se<br> ne parlano le storie. Egli stesso poi per affermare l\u2019esistenza di<br> questa sua citt\u00e0, usava quasi sempre firmare su cartellino dipinto<br> e appuntato in basso, a inganno d\u2019occhio, \u201cAntonellus messaneus<br> me pinxit\u201d. E dipingeva anche la citt\u00e0, con la falce del porto, i<br> colli di San Rizzo, le Eolie all\u2019orizzonte, e le mura, il forte di Rocca<br> Guelfonia, i torrenti Boccetta, Portalegni, Zaera, e la chiesa di<br> San Francesco, il monastero del Salvatore, il Duomo, le case, gli<br> orti\u2026\u201d.<br>  Gli orti\u2026 E la luce, la luce del cielo e del mare dello Stretto,<br> dietro finestre d\u2019Annunciazioni, sullo sfondo di Crocifissioni e<br> di Piet\u00e0. E i volti. Volti a cuore d\u2019oliva, astratti, ermetici, lontani;<br> carnosi, acuti e ironici; attoniti e sprofondati in inconsolabili<br> dolori; e corpi, corpi ignudi, distesi o contorti, piagati o torniti<br> come colonne. Tanta grandezza, tanta profondit\u00e0 e tali vertici<br> non si spiegano se non con una preziosa, spessa sedimentazione<br> di memoria. Ma di memoria illuminata dal confronto con altre<br> realt\u00e0, dopo aver messo giusta distanza tra s\u00e9 e tanto bagaglio,<br> giusto equilibrio tra caos e ordine, sentimento e ragione, colore<br> e geometria.<br> E\u2019apprendista a Napoli, alla scuola del Colantonio, in quella<br> Napoli cosmopolita di Renato d\u2019Angi\u00f2 e Alfonso d\u2019Aragona, dove<br> s\u2019incontra con la pittura dei fiamminghi, dei provenzali, dei catalani,<br> di Van Eyck e di Petrus Christus, di Van der Weyden, di Jacomar<br> Ba\u00e7o, di altri. E soggiorna poi a Venezia, \u201calla grand\u2019aria\u201d,<br> come dice Verga, in quella citt\u00e0, dove s\u2019incontra con altra pittura,<br> altra luce e altri colori, altra \u201cprospettiva\u201d; incontra la pittura di<br> Piero della Francesca, Giovanni Bellini\u2026 Ed il ritorno poi in Sicilia,<br> nell\u2019ultimo scorcio della sua vita, dove dipinge pale d\u2019altare, e<br> gonfaloni, ritratti, a Messina, a Palazzolo Acreide, a Caltagirone,<br> a Noto, a Randazzo e, noi crediamo, a Lipari. Ma molte, molte<br> delle opere di Antonello in Sicilia si sono perse, per incuria, vendita,<br> distruzione. Su Antonello era calato l\u2019obl\u00eco. Vasari, s\u00ec, aveva<br> tracciato una biografia fantasiosa e, dietro di lui altri, come quei<br> correttori di date che avevano attribuito i suoi quadri a fantomatici<br> antenati.<br> Fu per primo Giovambattista Cavalcaselle, un critico e storico<br> dell\u2019arte, a riscoprire Antonello da Messina, a far comprendere la<br> distanza fra l\u2019Antonello delle fonti e l\u2019Antonello dei dipinti. Era<br> esule a Londra, il Cavalcaselle, fuoruscito per ragioni politiche.<br> Aveva partecipato alla rivoluzione di Venezia del 1848, e quindi,<br> nelle file mazziniane e garibaldine, alla difesa della Repubblica<br> Romana contro l\u2019assalto dei francesi. Rischioso e temerario dunque<br> il suo ritorno in Italia, il suo viaggio clandestino che parte<br>  dal Nord e arriva fino al Sud, alla Sicilia. \u201cCome Antonello, con il<br> suo complesso iter, aveva abbattuto barriere regionali e nazionali,<br> cos\u00ec per riscoprirlo era necessario fare un\u2019operazione culturale affine:<br> essa \u00e8 svolta proprio dai molteplici interessi del Cavalcaselle\u201d,<br> scrive la giovane studiosa Chiara Savettieri nel suo Antonello<br> da Messina: un percorso critico.<br> Cavalcaselle giunge a Palermo nel marzo del 1860 (l\u201911 aprile<br> di quello stesso anno Garibaldi sbarcher\u00e0 con i suoi Mille a<br> Marsala) e, dopo le tappe intermedie, fatte a dorso di mulo, di<br> Termini Imerese, Cefal\u00f9, Milazzo, Castrogiovanni, Catania, giunger\u00e0<br> a Messina, da dove scrive al suo amico inglese Joseph Crowe,<br> assieme al quale firmer\u00e0 il libro Una nuova storia della pittura in<br> Italia dal II al XVI secolo: \u201cCaro mio, credo sia pura invenzione<br> del Gallo tutte le opere date al Avo, al Zio, al padre d\u2019Antonello,<br> ed abbia di suo capriccio inventato una famiglia di pittori, mentre<br> quanto rimane delle opere attribuite a quei pittori sono di chi ha<br> tenuto dietro Antonello e non di chi lo ha preceduto\u201d.<br> Cavalcaselle legge e autentica i quadri di Antonello, quindi,<br> due studiosi, il palermitano Gioacchino di Marzo e il messinese<br> Gaetano La Corte Cailler, rinvengono nell\u2019Archivio Provinciale di<br> Stato di Messina documenti riguardanti Antonello, dai contratti di<br> committenze fino al suo testamento.<br> Pubblicheranno, i due, quei documenti, nei loro rispettivi libri<br> (Di Antonello da Messina e dei suoi congiunti \u2013 Antonello da<br> Messina. Studi e ricerche con documenti inediti) pubblicheranno<br> nel 1903, salvando cos\u00ec quei preziosi documenti dal disastro del<br> terremoto di Messina del 1908.<br> Dopo Cavalcaselle, Di Marzo e La Corte Cailler, gli studiosi<br> finalmente riscoprono e studiano Antonello. E sono Bernard Berenson,<br> Adolfo e Lionello Venturi, Roberto Longhi, Stefano B\u00f2ttari,<br> Jan Lauts, Cesare Brandi, Giuseppe Fiocco, Giorgio Vigni,<br> Fernanda Wittengs, Federico Zeri, Rodolfo Pallucchini, Fiorella<br> Sricchi Santoro, Leonardo Sciascia, Gabriele Mandel e tanti, tanti<br> altri, fino a Mauro Lucco, che ha curato nel 2006 la straordinaria<br> mostra di Antonello alle Scuderie del Quirinale, in Roma, fino<br> alla giovane studiosa Chiara Savetteri, che mi ha fatto scoprire,<br> leggendo il suo libro Antonello da Messina (Palermo, 1998)<br> l\u2019incontro, a Cefal\u00f9, nel 1860, tra Cavalcaselle ed Enrico Pirajno<br> di Mandralisca, il possessore del Ritratto d\u2019ignoto, detto popolarmente<br> dell\u2019ignoto marinaio, di Antonello. E scriver\u00e0 quindi il<br> Cavalcaselle a Mandralisca: \u201c[\u2026] il solo Antonello da me veduto<br> fino ad ora in Sicilia \u00e8 il ritratto ch\u2019ella possiede\u201d. Dicevo che la<br> Savettieri mi ha fatto scoprire, nel 1996, l\u2019incontro tra il barone<br> Mandralisca, malacologo e collezionista d\u2019arte, e il Cavalcaselle.<br> Scopro -di questo incontro che sarebbe stato sicuramente un altro<br> capitolo del mio romanzo Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio (Torino,<br> 1976)- di cui \u00e8 protagonista Enrico Pirajno di Mandralisca<br> e il cui tema portante \u00e8 appunto il Ritratto d\u2019ignoto di Antonello,<br> che io chiamo dell\u2019Ignoto marinaio. Il marinaio mi serviva nella<br> trama del romanzo, ma \u00e8 per primo l\u2019Anderson che d\u00e0 questo<br> titolo al ritratto ch\u2019egli fotografa nel 1908, raccogliendo la tradizione<br> popolare.<br> Il primo capitolo apparve su \u00abNuovi Argomenti\u00bb. L\u2019avevo mandato<br> prima a \u00abParagone\u00bb, la rivista di Roberto Longhi e Anna<br> Banti, perch\u00e9 il tema che faceva da leitmotiv era il ritratto di<br> Antonello. Longhi, in occasione della mostra del \u201953 a Messina<br> di Antonello aveva scritto un bellissimo saggio dal titolo Trittico<br> siciliano. Nessuno mi rispose. Mel \u201969 venne a Milano Longhi per<br> presentare la ristampa del suo Me pinxit e quesiti caravaggeschi.<br> Lo avvicinai \u00abMi chiamo Consolo\u00bb gli dissi \u00abho mandato un racconto<br> a Paragone\u2026\u00bb. Mi guard\u00f2 con severit\u00e0, mi rispose: \u00abS\u00ec, s\u00ec mi<br> ricordo benissimo. Non discuto il valore letterario, per\u00f2 questa<br> storia del ritratto di Antonello che rappresenta un marinaio deve<br> finire!\u00bb. Longhi, nel suo saggio, polemizzava con la tradizione<br> popolare che chiamava il ritratto del museo di Cefal\u00f9 \u00abdell\u2019ignoto<br> marinaio\u00bb, sostenendo, giustamente, che Antonello, come gli altri<br> pittori allora, non faceva quadri di genere, ma su commissione,<br> e si faceva ben pagare. Un marinaio mai avrebbe potuto pagare<br> Antonello. Quello effigiato l\u00ec era un ricco, un signore.<br> Lo sapevo, naturalmente, ma avevo voluto fargli \u00ableggere\u00bb il<br> quadro non in chiave scientifica, ma letteraria. Mandai quindi il<br> racconto a Enzo Siciliano, che lo pubblic\u00f2 su \u00abNuovi Argomenti\u00bb.<br> Mi scriveva da Genova, in data 13 novembre 1997 il professor<br> Paolo Mangiante, discendente di quel notaro Mangiante che<br> nel 1479 stese il testamento di Antonello. Scriveva: \u201cAccludo anche<br> alcune schede del catalogo della Mostra su Antonello da<br> Messina che credo possano rivestire un certo interesse per lei,<br> riguardano rogiti di un mio antenato notaro ad Antonello per il<br> suo testamento e per commissioni di opere pittoriche. Particolare<br> interesse potrebbe rivestire il rogito del notaro Paglierino a certo<br> Giovanni Rizo di Lipari per un gonfalone, perch\u00e9 si potrebbe<br> ipotizzare che il suddetto Rizo sia il personaggio effigiato dallo<br> stesso Antonello e da lei identificato come l\u2019Ignoto marinaio. Del<br> resto, a conciliare le sue tesi con le affermazioni longhiane sta<br> la constatazione, dimostrabile storicamente, che un personaggio<br> notabile di Lipari, nobile o no, non poteva non avere interessi<br> marinari, e in base a quelli armare galere e guidare lui stesso le<br> sue navi come facevano tanti aristocratici genovesi dell\u2019epoca,<br> nobili s\u00ec talora, ma marinai e pirati sempre\u201d.<br> Il movimento di Cavalcaselle, ho sopra detto, \u00e8 da Londra al<br> Nord d\u2019Italia, fino in Sicilia, sino a Cefal\u00f9; il mio, \u00e8 di una dimensione<br> geografica molto, molto pi\u00f9 piccola (da un luogo a un<br> altro di Sicilia) e di una dimensione culturale tutt\u2019affatto diversa.<br> E qui ora voglio dire del mio incontro con Antonello, con il mio<br> Ritratto d\u2019ignoto.<br> In una Finisterre, alla periferia e alla confluenza di province,<br> in un luogo dove i segni della storia s\u2019erano fatti labili, sfuggenti,<br> dove la natura, placata -immemore di quei ricorrenti terremoti<br> dello Stretto, immemore delle eruzioni del vulcano, dell\u2019Etna- la<br> natura qui s\u2019era fatta benigna, materna. In un villaggio ai piedi<br> dei verdi N\u00e8brodi, sulla costa tirrenica di Sicilia, in vista delle<br> Eolie celesti e trasparenti, sono nato e cresciuto.<br>  In tanta quiete, in tanto idillio, o nel rovesciamento d\u2019essi, ritrazione,<br> malinconia, nella misura parca dei rapporti, nei sommessi<br> accenti di parole, gesti, in tanta sospensione o iato di natura e<br> di storia, il rischio era di scivolare nel sonno, perdersi, perdere il<br> bisogno e il desiderio di cercare le tracce intorno pi\u00f9 significanti<br> per capire l\u2019approdo casuale in quel limbo in cui ci si trovava. E<br> poich\u00e9, sappiamo, nulla \u00e8 sciolto da causa o legami, nulla \u00e8 isola,<br> n\u00e9 quella astratta d\u2019Utopia, n\u00e9 quella felice del Tesoro, nella viva<br> necessit\u00e0 di uscire da quella stasi ammaliante, da quel confine,<br> potevo muovere verso Oriente, verso il luogo del disastro, il cuore<br> del marasma empedocleo in cui s\u2019erano sciolti e persi i nomi<br> antichi e chiari di Messina, di Catania, muovere verso la natura,<br> l\u2019esistenza. Ma per paura di assoluti ed infiniti, di stupefazioni e<br> gorgoneschi impietrimenti, verghiani fatalismi, scelsi di viaggiare<br> verso Occidente, verso i luoghi della storia pi\u00f9 fitta, i segni pi\u00f9<br> incisi e affastellati: muovere verso la Palermo fenicia e saracena,<br> verso Ziz e Panormo, verso le moschee, i suq e le giudecche, le<br> tombe di porfido di Ruggeri e di Guglielmi, la reggia mosaicata<br> di Federico di Soave, il divano dei poeti, il trono vicereale di<br> corone aragonesi e castigliane, all\u2019incrocio di culture e di favelle<br> pi\u00f9 diverse. Ma verso anche le piaghe della storia: il latifondo e<br> la conseguente mafia rurale.<br> Andando, mi trovai cos\u00ec al suo preludio, la sua epifania, la<br> sua porta magnifica e splendente che lasciava immaginare ogni<br> Palermo o Cordova, Granata, Bisanzio o Bagdad. Mi trovai cos\u00ec<br> a Cefal\u00f9. E trovai a Cefal\u00f9 un uomo che molto prima di me, nel<br> modo pi\u00f9 simbolico e pi\u00f9 alto, aveva compiuto quel viaggio dal<br> mare alla terra, dall\u2019esistenza alla storia, dalla natura alla cultura:<br> Enrico Pirajno di Mandralisca. Recupera, il Mandralisca, in una<br> spezieria di Lipari, il Ritratto d\u2019ignoto di Antonello dipinto sul<br> portello di uno stipo.<br> Il viaggio del Ritratto, sul tracciato d\u2019un simbolico triangolo,<br> avente per vertici Messina, Lipari e Cefal\u00f9, si caricava per me allora<br> di vari sensi, fra cui questo: un\u2019altissima espressione di arte e di<br> cultura sbocciata, per mano del magnifico Antonello, in una citt\u00e0<br> fortemente strutturata dal punto di vista storico qual era Messina<br> nel XV secolo, cacciata per la catastrofe naturale che per molte<br> volte si sarebbe abbattuta su Messina distruggendola, cacciata in<br> quel cuore della natura qual \u00e8 un\u2019isola, qual \u00e8 la vulcanica Lipari,<br> un\u2019opera d\u2019arte, quella di Antonello, che viene quindi salvata<br> e riportata in un contesto storico, nella giustezza e sicurezza di<br> Cefal\u00f9. E non \u00e8 questo poi, tra terremoti, maremoti, eruzioni di<br> vulcani, perdite, regressioni, follie, passaggi perigliosi tra Scilla e<br> Cariddi, il viaggio, il cammino tormentoso della civilt\u00e0?<br> Quel Ritratto d\u2019uomo poi, il suo sorriso ironico, \u201cpungente e<br> nello stesso tempo amaro, di uno che molto sa e molto ha visto,<br> sa del presente e intuisce del futuro, di uno che si difende dal<br> dolore della conoscenza e da un moto continuo di piet\u00e0\u201d, quel Ritratto<br> era l\u2019espressione pi\u00f9 alta, pi\u00f9 compiuta della maturit\u00e0, della<br> ragione. Mandralisca destiner\u00e0 per testamento la sua casa della<br> strada Badia, i suoi libri, i suoi mobili, la sua raccolta di statue<br> e vasi antichi, di quadri, di conchiglie, di monete, a biblioteca e<br> museo pubblico.<br> Fu questo piccolo, provinciale museo Mandralisca il mio primo<br> museo. Varcai il suo ingresso al primo piano, non ricordo pi\u00f9<br> quando, tanto lontano \u00e8 nel tempo, varcai quella soglia e mi trovai<br> di fronte a quel Ritratto, posto su un cavalletto, accanto a una<br> finestra. Mi trovai di fronte a quel volto luminoso, a quel vivido<br> cristallo, a quella fisionomia vicina, familiare e insieme lontana,<br> enigmatica: chi era quell\u2019uomo, a chi somigliava, cosa voleva significare?<br> \u201cApparve la figura di un uomo a mezzo busto. Da un<br> fondo scuro, notturno, di lunga notte di paura e incomprensione,<br> balzava avanti il viso luminoso [\u2026] L\u2019uomo era in quella giusta<br> et\u00e0 in cui la ragione, uscita salva dal naufragio della giovinezza,<br> s\u2019\u00e8 fatta lama d\u2019acciaio, che diverr\u00e0 sempre pi\u00f9 lucida e tagliente<br> nell\u2019uso ininterrotto. [\u2026] Tutta l\u2019espressione di quel volto era fissata,<br> per sempre, nell\u2019increspatura sottile, mobile, fuggevole dell\u2019ironia,<br> velo sublime d\u2019aspro pudore con cui gli esseri intelligenti<br> coprono la piet\u00e0\u201d.<br> Ragione, ironia: equilibrio difficile e precario. Anelito e chimera<br> in quell\u2019Isola mia, in Sicilia, dov\u2019\u00e8 stata da sempre una caduta<br> dopo l\u2019altra, dove il sorriso dell\u2019Ignoto si scompone e diviene<br> sarcasmo, pianto, urlo. Diviene Villa dei Mostri a Bagheria, capriccio,<br> locura, pirandelliano smarrimento dell\u2019io, sonno, sogno,<br> ferocia. Diviene disperata, goyesca pinturas negras, Quinta del<br> Sordo.<br> Ma \u00e8 dell\u2019Isola, della Sicilia che dice il Ritratto di Antonello o<br> dice del degradato Paese che \u00e8 l\u2019Italia, dice di questo nostro tremendo<br> mondo di oggi?<br><br><br> Milano, 20 ottobre 2006<br><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1035\" class=\"wp-image-1619\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/antonello-da-messina-ritratto-duomo-1465-ca-museo-della-fondazione-mandralisca-cefalc3b9.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/antonello-da-messina-ritratto-duomo-1465-ca-museo-della-fondazione-mandralisca-cefalc3b9.jpg 1400w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/antonello-da-messina-ritratto-duomo-1465-ca-museo-della-fondazione-mandralisca-cefalc3b9-232x300.jpg 232w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/antonello-da-messina-ritratto-duomo-1465-ca-museo-della-fondazione-mandralisca-cefalc3b9-768x993.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/antonello-da-messina-ritratto-duomo-1465-ca-museo-della-fondazione-mandralisca-cefalc3b9-792x1024.jpg 792w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vincenzo Consolo Antonello d\u2019Antonio, figlio di Giovanni, maczonus, mastro scalpellino, e di Garita. Nato a Messina nel 1430 circa e ivi morto nel 1479. Pittore. Ebbe un fratello, Giordano, pittore, da cui nacquero Salvo e Antonio, pittori; una sorella, Orlanda, e un\u2019altra sorella, di cui non si conosce il nome, sposata a Giovanni de Saliba, &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2986\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Antonello da Messina<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2014,5,7,144,4],"tags":[86,205,1594,111,246,1591,1587,77,423,1466,694,1592,1596,639,1590,1597,808,1595,1599,1593,208,32,180,90,1588,99,57,85,2100,252,696,38,1598,189,459,29,209,800,627,219,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2986"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2986"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2986\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3678,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2986\/revisions\/3678"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2986"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2986"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2986"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}