{"id":2982,"date":"2008-04-14T08:25:26","date_gmt":"2008-04-14T08:25:26","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2982"},"modified":"2023-03-28T09:52:39","modified_gmt":"2023-03-28T09:52:39","slug":"due-poeti-prigionieri-in-algeri-miguel-de-cervantes-e-antonio-veneziano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2982","title":{"rendered":"Due poeti prigionieri in Algeri: Miguel de Cervantes e Antonio Veneziano"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><em>VINCENZO CONSOLO<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAl Se\u00f1or Antonio Veneziani. Se\u00f1or mio: dichiaro alla Signoria Vostra, come cristiano, che sono tante le fantasticherie che mi affaticano, che non mi hanno permesso di portare a compimento come volevo questi versi che Le invio, in segno del desiderio che ho di servirla, gi\u00e0 che questo mi ha indotto a far vedere cos\u00ec presto i difetti del mio ingegno, fiducioso che l\u2019alto ingegno della Signoria vostra accoglier\u00e0 le mie scuse e mi animer\u00e0 affinch\u00e9 in tempi pi\u00f9 tranquilli non tralasci di celebrare come potr\u00f2 il cielo che cos\u00ec tristemente la trattiene su questa terra, dalla quale ci liberi Dio, e la porti in quella dove vive la vostra Celia. <br>Ad Algeri, il 6 Novembre del 1579 Della Signoria Vostra vero amico e servitore. Miguel de Cervantes\u201d. Questa lettera e le ottave a Antonio Veneziano, che essa accompagna, furono scoperte nel 1914, nella Biblioteca Nazionale di Palermo, dal professore Eugenio Mele. Lettera e versi entrarono quindi nelle Obras completas di Cervantes, a cura di Rodolfo Schevill e Adolfo Bonilla (Madrid, 1914-31). Questi alcuni versi delle Ottave a Antonio Veneziano: \u201cIl cielo, che contempla il vostro ingegno, ha voluto impiegarvi in queste cose, e segue i vostri passi perch\u00e9 aspira a innalzarvi, per Celia, sino al cielo: (\u2026) <br>Mi sorprende veder che quel divino ciel di Celia nasconde un vero inferno, e che la forza della sua potenza vi abbia costretto a piangere e a pensare\u201d. Chi era Antonio Veneziano a cui Cervantes indirizza quella lettera, piena di formale deferenza ma venata d\u2019ironia, e le Ottave? el 1894 la palermitana Societ\u00e0 di Storia Patria pubblica il fascicolo dedicato ad Antonio Veneziano per il 3\u00ba centenario della sua morte. Scrive il bibliotecario della Societ\u00e0 Giuseppe Lodi: \u201cDi Antonio Veneziano, l\u2019elegantissimo latinista, il pi\u00f9 rinomato poeta siciliano del secolo XVI, ricorreva nell\u2019Agosto del 1893 il terzo centenario della morte, avvenuta per lo scoppio di una polveriera, mentr\u2019egli era detenuto entro il forte di Castellamare. La ricorrenza di questo avvenimento non potea lasciarsi passare inosservata da una Societ\u00e0, come la nostra, la quale (\u2026) non trascura, all\u2019occorrenza di tener desti con solenni commemorazioni l\u2019amore e la riverenza per quanti hanno onorato con il loro ingegno e le loro opere questa non infima parte d\u2019Italia, questa nostra prediletta Sicilia\u201d. C\u2019era spesso nei membri di quelle Societ\u00e0 o Accademie un po\u2019 di ampollosit\u00e0, un po\u2019 di retorica. Retorica non vi \u00e8 invece in uno scienziato, un demopsicologo o etnologo: Giuseppe Pitr\u00e9. Scrive nel fascicolo: \u201cio imposi a me stesso l\u2019assoluto silenzio sulla sua vita. Me lo imposi, non per manco di ammirazione per l\u2019illustre poeta, ma per la ferma convinzione ch\u2019ebbi sempre, ed ora pi\u00f9 che mai ho, delle inesattezze e, lo dico senza reticenze, dei grossi errori che sono stati scritti su di lui\u201d. Grossi errori, come afferma il Pitr\u00e9, nati dalla leggenda popolare in cui il Veneziano era stato avvolto, a cui venivano attribuite vicende, spesso fantastiche o surreali, e rime che erano spesso di malaccorti epigoni. Un altro scritto del fascicolo \u00e8 del monrealese canonico Gaetano Millunzi. Che stende la prima documentata biografi a del Veneziano. Il poeta nasce nel 1543 da una ricca famiglia di origine veneziana, come denuncia il cognome, ma che \u00e8 ben assestata, gi\u00e0 dal Quattrocento, in quel di Monreale, all\u2019ombra della gran cattedrale dei re normanni. Il padre, Antonio, mastro notaro della Curia e pretore, ebbe ben tre mogli, un figlio dalla prima moglie, uno dalla seconda, e ben sette dalla terza, di nome Allegranza Azolina. Antonello, detto Antonio dopo la morte del padre, era il terzo di quest\u2019ultima nidiata. Ancora nella prima adolescenza fu mandato a Palermo per studiare nel collegio dei Gesuiti, quindi a Messina e infine a Roma. \u00c8 un periodo, questo del Veneziano, di severi studi: di filosofia e teologia, di lingua e letteratura italiana, latina, greca, ebraica. Nel Collegio Romano ha come professore Francesco Toleto, il quale, oltre a insegnare la filosofi a tomista, inizia gli allievi agli studi di giurisprudenza. Studi che saranno utili al Veneziano quando, lasciata la Compagnia di Ges\u00f9, ritorna a Monreale e inizia tutta una serie di cause civili contro fratelli e parenti per la divisione della roba, dell\u2019eredit\u00e0 paterna; e cause penali perch\u00e9 accusato non solo dell\u2019omicidio di un tal Polizzi, ma anche del rapimento di Franceschella Porretta, serva della terziaria domenicana suor Eufrigenia Diana. Per questo rapimento la madre lo disereda perch\u00e9 \u201cfiglio disubbidiente\u201d, come scrive nel testamento. \u201cViolento, sensuale, scialacquatore, carico di debiti, incostante negli affetti famigliari e negli amori, assolutamente sprovvisto di rispetto per le istituzioni e per gli uomini che le rappresentano\u201d. Scrive del Veneziano Leonardo Sciascia1. E pensa Sciascia, che questo carattere, questo maledettismo del poeta siano stati una reazione alle costrizioni dell\u2019educazione gesuitica. E, malgrado il carattere e la mala condotta, scrive, scrive, il Veneziano, scrive poesie in siciliano, in latino, in spagnolo, prose e composizioni in versi per gli archi di trionfo in onore dei vari vicer\u00e9 che s\u2019installano a Palermo. Ma scrive anche satire contro gli stessi vicer\u00e9, contro il potere politico, satire anonime <br>affisse sui muri. Sospettato quale autore di una di queste satire, un cartello, \u201cappizzato alla cantonera di don Pietro Pizzinga allo piano delli Bologni\u201d, contro il vicer\u00e9 conte di Albadeliste, definito uomo \u201cfatale\u201d, vale a dire jettatore, fi nisce nel carcere di Castellamare. Nell\u2019educazione presso i Gesuiti, nell\u2019accusa di omicidio, nella cultura e nelle composizioni poetiche per gli archi di trionfo, nel 1 Sciascia, L. (1967): \u201cIntroduzione a Antonio Veneziano\u201d, Ottave, Einaudi: Milano. continuo assillo per le difficolt\u00e0 economiche, nei disordini della famiglia paterna, nella varie incarcerazioni infine, non possiamo non vedere una curiosa specularit\u00e0 tra la vita di Cervantes e quella di Antonio Veneziano. Specularit\u00e0 che poi diviene immedesimazione nella comune condizione di schiavi nei bagni di Algeri. Il 1574 \u00e8 l\u2019anno in cui il Veneziano fa donazione di tutti i suoi beni ad Eufemia de Calogero, figlia di sua sorella Vincenza, la quale Eufemia \u00e8 obbligata per contratto e rimanere nubile e a non farsi monaca. Questa donazione ha fatto sorgere il sospetto che ad Eufemia, la nipote, fossero indirizzate canzoni d\u2019amore della Celia, che fosse insomma, quella di Veneziano, una passione disdicevole, vergognosa. Canta:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDonna d\u2019auti biddizzi fatta \u2018n Celu,<\/p>\n\n\n\n<p>mandata pri ricchezza e gloria in terra,<\/p>\n\n\n\n<p>cu l\u2019occhi toi lu diu di l\u2019aureu telu<\/p>\n\n\n\n<p>fa quasi all\u2019universu ingiuria e guerra;<\/p>\n\n\n\n<p>si sa quanta npi tia m\u2019ardu e querelu,<\/p>\n\n\n\n<p>tempra, si poi, st\u2019arduri chi m\u2019atterra,<\/p>\n\n\n\n<p>ch\u2019in tanta estrema dogghia, affannu e jelu<\/p>\n\n\n\n<p>non dura lungamente omo di terra\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 25 aprile 1578, Veneziano s\u2019imbarca a Palermo sulla galea Sant\u2019Angelo, al seguito di don Carlo d\u2019Aragona, imbarcato a sua volta sulla galea detta Capitana. Al largo di Capri, vengono assalite, le due navi, da galee corsare. La Capitana riesce a fuggire, la Sant\u2019Angelo viene bloccata dai corsari. \u201cGagliardamente si combatte con mortalit\u00e0 d\u2019entrambe le parti, ma arrivate dopo l\u2019altre da fianchi, dandoli un terribile assalto di saette, e d\u2019archibugiate, furono astretti li difensori a buttare l\u2019armi, a rendersi vivi\u201d. Scrive il monaco cassinese Giovanni Tornamira. Antonio Veneziano viene dunque preso, insieme ad altri, chierici e frati soprattutto, e portato schiavo in Algeri. \u201cCervantes si trovava schiavo in Algeri da tre anni. Pu\u00f2 darsi avesse gi\u00e0 conosciuto il Veneziano durante il suo soggiorno a Palermo, nel 1574; certo \u00e8 che ad Algeri si trovarono (o si ritrovarono) e che tra loro nacque una qualche dimestichezza e un rapporto di reciproca estimazione letteraria, se non di amicizia\u201d. Scrive ancora Sciascia. Ne La nenia cos\u00ec lamenta il Veneziano: \u201c\u2026 <br><br> l\u2019alma in Sicilia, <br>gi\u00e0 temp\u2019\u00e8 cattiva,<br> in manu de la diva, <br>cinta di forti amurusa catina, <br>\u2026 e lu corpu in Algeri, <br>fattu di genti barbara suggettu <br>ch\u00ec, di lu gran rispettu <br>di st\u00e0 partenza e di gran pinseri <br>acerbamente offi su <br>era lu cori esanimatu estisu\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAi primi di settembre (1575) Cervantes, soldato aventajado (scelto), s\u2019imbarca a Napoli sulla galera El Sol. Comandata da don Gaspar Pedro de Villena, questa era una delle quattro navi costituenti la piccola fl otta agli ordini di don Sancho de Leiva, che si disponevano a fare rotta per Barcellona (\u2026) Assieme a Miguel, salgono a bordo, oltre al fratello Rodrigo e a qualche loro amico, diverse personalit\u00e0 di rilievo. (\u2026) In capo a qualche giorno la tempesta disperde le galere. Tre di esse riusciranno infi ne ad arrivare in porto; ma l\u2019ultima, El Sol, sar\u00e0 sorpresa dai corsari barbareschi, e i suoi passeggeri condotti come prigionieri ad Algeri\u201d. Cos\u00ec racconta Jean Canavaggio2 in Cervantes. In questo assalto dei corsari avr\u00e0 provato, il futuro autore del Don Chisciotte, le stesse ansie, le stesse paure dell\u2019archibugiere Miguel de Cervantes imbarcato sulla Marquesa in quel 7 ottobre del 1571; ma avr\u00e0 dimostrato lo stesso coraggio, coraggio che allora, nella battaglia di Lepanto, gli cost\u00f2 la perdita della mano sinistra. Sulla mano perduta, cos\u00ec risponder\u00e0 al falso Avellaneda, l\u2019autore della seconda parte apocrifa del Don Chisciotte, il quale l\u2019accusa d\u2019essere vecchio e monco e quindi incapace di scrivere la seconda parte del suo romanzo: \u201cCi\u00f2 di cui non ho potuto fare a meno di dolermi \u00e8 che mi si accusi d\u2019esser vecchio e monco, come se fosse stato in mio po- <br><em>2 CANAVAGGIO, J. (1986): Cervantes, biographie, Mazarine: Paris.<\/em> <\/p>\n\n\n\n<p>tere fermare il tempo perch\u00e9 non passasse per me, o come se l\u2019esser monco, mi fosse stato cagionato in qualche bettola e non nella pi\u00f9 illustre battaglia che abbiano visto i secoli passati e i presenti\u2026\u201d. \u00c8 il rinnegato albanese Arnaut Mami che porta schiavo in Algeri Cervantes e i suoi compagni. Miguel ha solo ventotto anni quando \u00e8 portato in catene ai bagni. Ci dice, Cervantes, di questa sua cattivit\u00e0 durata cinque anni, nel racconto del Prigioniero nella prima parte del Don Chisciotte, nelle commedie La vita ad Algeri e I bagni di Algeri. Ma una notizia della prigionia di Cervantes ce la d\u00e0 l\u2019inquisitore di Sicilia, e quindi arcivescovo di Palermo e presidente del Regno di Sicilia, Diego de Haedo, autore della Topographia e Historia general de Argel (Valladolid, 1612). L\u2019Haedo, raccogliendo notizie dagli schiavi cristiani riscattati, ci racconta tutto su Algeri, sui corsari, sui cristiani l\u00e0 prigionieri. Nel Dialogo secundo, il prigioniero capitan Geronimo Ramirez racconta al dottor Sosa del fallito tentativo di fuga da Algeri di Cervantes per il tradimento di un rinnegato di Melilla soprannominato El Dorador, dice che i turchi presero tutti i cristiani che stavano per fuggire, \u201cy particolarmente a Miguel Cervantes, un hidalgo principal de Halcal\u00e0 Henares, que fuera el autor deste negozio y era portanto mas culpado\u2026\u201d. Avrebbe dovuto essere punito, il nostro don Miguel, ma, ci racconta ancora il Prigioniero del Don Chisciotte: \u201cHassan Ag\u00e0 (il Saavedra) non lo baston\u00f2 mai, e neanche gli rivolse mai parole offensive; noi temevamo che sarebbe stato impalato ad ognuno dei suoi tentativi di fuga, cosa di cui lui stesso ebbe paura pi\u00f9 di una volta\u201d. E ci racconta ancora Diego de Haedo di Cervantes schiavo di Dali Mami, detto El Cojo, lo zoppo, quindi di Ramadan Pasci\u00e0 e infine del terribile Hassan Ag\u00e0, un rinnegato veneziano che divenne re di Algeri. Nell\u2019aprile del 1578, quando Antonio Veneziano finisce nel bagno di Algeri, Cervantes \u00e8 appena uscito dal quarto fallimento di evasione dalla prigione per la delazione del prete rinnegato Juan Blasco. Si conoscono l\u00e0 i due, Cervantes e Veneziano, o si riconoscono dopo il loro primo incontro a Palermo? I due, in carcere, ascoltano la cantilena in sabir, la lingua franca del Mediterraneo, che i ragazzi mori cantavano sotto le finestre dei bagni. <br><br>\u201cNon rescatar, non fugir<\/p>\n\n\n\n<p>Don Juan no venir<\/p>\n\n\n\n<p>ac\u00e0 morir\u2026\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Cantilena riportata da Cervantes in Vita ad Algeri e ne I bagni di Algeri. Tutti e due avranno avuto catene alle caviglie e saranno stati vestiti allo stesso modo, il modo come Cervantes descrive il Prigioniero che entra con Zoraide nella locanda, \u201c\u2026 il quale mostrava dagli abiti d\u2019essere un cristiano giunto recentemente da terra di mori, perch\u00e9 era vestito d\u2019una casacca di panno turchino, a falde corte, con mezze maniche e senza collo; anche i calzoni erano di tela turchina, e il berretto dello stesso colore\u201d. Antonio Veneziano giunge in Algeri infiammato d\u2019amore, pazzo d\u2019amore: per la nipote Eufemia o per una bella e irraggiungibile signora? Signora che sarebbe stata, secondo gli studiosi Caterina e Giuseppe Sulli (Antonio Veneziano, Palermo, 1982), Felice Orsini Colonna, moglie di Marc\u2019Antonio Colonna, il comandante della fl otta veneziana nella battaglia di Lepanto, allora vicer\u00e9 di Sicilia, al cui figlio, Ascanio, Cervantes, dedica La Galatea. Ad avanzare l\u2019ipotesi della passione del Veneziano verso la viceregina c\u2019\u00e8 una ottava del poeta che cos\u00ec termina:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPirchi\u2019 mi tratti comu li \u2018nnimici?<\/p>\n\n\n\n<p>Rimedia cu lu meghiu modu c\u2019hai,<\/p>\n\n\n\n<p>Filici, fi licissima, Filici\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u00e0, nel bagno di Algeri, il Veneziano avrebbe scritto La Celia. E l\u00e0, nel bagno, sembra che Cervantes abbia scritto Vita ad Algeri e incominciato la stesura de La Galatea. Inimmaginabili sono gli incroci della storia, nonch\u00e9 della poesia. Nel 1650, un gruppo di nobili siciliani congiurava contro il vicer\u00e9 don Giovanni d\u2019Austria, vagheggiando di porre sul trono di un regno indipendente di Sicilia don Giuseppe Branciforti, conte di Mazarino e principe di Butera. La congiura falliva per la delazione del prete Simone Rao e per la confessione dello stesso Branciforti. Sei dei congiurati furono giustiziati. Il Branciforti lasciava quindi Palermo e si ritirava a Bagheria, tra la fenicia S\u00f2lunto e la greca Imera, si faceva l\u00e0 costruire una villa e si chiudeva in quella sua dimora che era fortezza, castello, tomba non di libri e di salme come l\u2019Escorial, ma di orgoglio umiliato e di rimorso. Sull\u2019arco d\u2019ingresso della villa faceva incidere un emistichio del Tasso, O corte a Dio, e oltre, sopra un altro arco, questi versi in spagnolo:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cYa la esperanza es perdida<\/p>\n\n\n\n<p>Y un solo bien me consuela<\/p>\n\n\n\n<p>Que el tiempo que pasa y buela<\/p>\n\n\n\n<p>Llever\u00e0 presto la vida\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>E sono i versi questi che recita Teolinda nel Libro primo de La Galatea di Cervantes. Ma ritorniamo al bagno di Algeri, ai due poeti l\u00e0 rinchiusi, Cervantes e Veneziano. Il monrealese, preso com\u2019\u00e8 dal \u201cvendaval er\u00f3tico\u201d, come lo defi nisce Am\u00e9rico Castro, dalla bufera d\u2019amore per la nipote Eufemia o per Felice Orsini, scrive l\u00e0 La Celia, e Cervantes (anche lui forse in quel momento nella bufera d\u2019amore, se nel personaggio di Lauso de La Galatea dobbiamo riconoscere lo stesso autore), e Cervantes scrive l\u00e0 le Ottave per Antonio Veneziano. Veneziano viene riscattato nel 1579, e il cronista Ortolani cos\u00ec scrive:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cFu fatta festa in Palermu pillu ricattu e ritornu di lu\ncelebri<\/p>\n\n\n\n<p>poeta Veneziano\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Morir\u00e0 poi, il povero poeta, il 19 agosto 1593, come sappiamo, per l\u2019incendio (doloso, sembra) e lo scoppio della polveriera nel carcere di Castellamare. E morir\u00e0, in quello scoppio, anche Egisto Giuffredi, l\u2019autore di Avvertimenti cristiani. Cervantes, riscattato, lasciava Algeri il 24 ottobre 1580. Dice ancora il Prigioniero del Don Chisciotte: \u201cNon c\u2019\u00e8 sulla terra, secondo il mio parere, gioia che eguagli quella di conseguire la libert\u00e0 perduta\u201d. E sar\u00e0, quella di Cervantes, una vita libera, ma, come quella di prima della prigionia in Algeri, una vita molto tribolata. Nulla per\u00f2 gli impedir\u00e0 di concepire (nel carcere di Siviglia o in quello di Castro del Rio -1592) e di scrivere quindi le avventure dell\u2019ingegnoso hidalgo, di don Alonso Quijana, ribattezzatosi Don Chisciotte della Mancia, e del suo fi do scudiero Sancio Panza. Don Chisciotte, il primo grande romanzo della storia letteraria, uno dei grandi capolavori dell\u2019umanit\u00e0. Nel 2005 ricorreva il quarto centenario della prima pubblicazione del romanzo. E, nell\u2019aprile di quell\u2019anno, ad Alcal\u00e0 de Henares, nella casa natale-museo di Cervantes, si inaugurava la mostra delle prime edizioni del Quijote, in cui compariva l\u2019edizione del 1610, stampata a Milano \u201cpor el Heredero de Pedromartir Locarni y Juan Bautista Bidello\u201d, e dedicata dal Cervantes, questa edizione, non pi\u00f9 al conte di Bejar, ma \u201cAll\u2019Ill.mo Se\u00f1or el Sig. Conde Vitaliano Vizconde\u201d. Abbiamo voluto sin qui raccontare della prigionia in Algeri di due poeti, Cervantes e Veneziano. Ma abbiamo anche voluto signifi care, soprattutto attraverso Cervantes, la terribile vita che si svolgeva allora, nel \u2018500, tra le sponde del Mediterraneo, in questo spazio dove si svolge il grande poema omerico e dove sono nate le prime grandi civilt\u00e0 della storia umana. Terribile vita allora, nel \u2018500, tra le sponde del Mediterraneo. E terribile di nuovo oggi, dopo cinque secoli, per le tragedie quasi quotidiane che tra queste sponde si consumano. Tragedie di poveri infelici che fuggono da luoghi di guerra, di malattia e di fame e che cercano salvezza in questo nostro mondo di opulenza e di alienazione. Infelici che spesso trovano la morte per acqua, come l\u2019eliotiano Phlebas il Fenicio, naufragano presso le sponde di Sicilia e di Spagna. E con dolore dunque possiamo ripetere le parole di Fernand Braudel, riferite all\u2019et\u00e0 di Filippo II: \u201cIn tutto il Mediterraneo l\u2019uomo \u00e8 cacciato, rinchiuso, venduto, torturato, e vi conosce tutte le miserie, gli orrori e le santit\u00e0 degli universi concentrazionari <br><br> <em>03\/11\/2005\u00a0&#8211; La prigione dei destini incrociati: Miguel de Cervantes e Antonio Veneziano nei bagni di Algeri<br>Instituto Cervantes Napoli<br><br>14\/04\/2008 Universitat de Valencia. Spagna.La pasi\u00f3n por la lengua: VINCENZO CONSOLO<\/em><br><br><br><em>Antonio Veneziano e <\/em> Miguel de Cervantes<\/p>\n\n\n\n<p><em> <\/em><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"650\" class=\"wp-image-2983\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Antonio-Veneziano.jpeg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Antonio-Veneziano.jpeg 983w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Antonio-Veneziano-300x244.jpeg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Antonio-Veneziano-768x624.jpeg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"726\" class=\"wp-image-2984\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1024px-Juan_de_Jauregui_-_Retrato_de_Miguel_de_Cervantes.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1024px-Juan_de_Jauregui_-_Retrato_de_Miguel_de_Cervantes.jpg 1024w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1024px-Juan_de_Jauregui_-_Retrato_de_Miguel_de_Cervantes-300x272.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1024px-Juan_de_Jauregui_-_Retrato_de_Miguel_de_Cervantes-768x697.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>VINCENZO CONSOLO \u201cAl Se\u00f1or Antonio Veneziani. 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