{"id":2977,"date":"1966-04-16T17:52:46","date_gmt":"1966-04-16T17:52:46","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2977"},"modified":"2023-05-15T10:02:19","modified_gmt":"2023-05-15T10:02:19","slug":"per-un-po-derba-al-limite-del-feudo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2977","title":{"rendered":"Per un po&#8217; d&#8217;erba al limite del feudo"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"729\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/334869836_672602418206988_6931401978360828063_n-729x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2978\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/334869836_672602418206988_6931401978360828063_n-729x1024.jpg 729w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/334869836_672602418206988_6931401978360828063_n-214x300.jpg 214w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/334869836_672602418206988_6931401978360828063_n-768x1079.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/334869836_672602418206988_6931401978360828063_n-1094x1536.jpg 1094w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/334869836_672602418206988_6931401978360828063_n.jpg 1458w\" sizes=\"(max-width: 729px) 100vw, 729px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Via del Sole\nscende stretta tra il muro laterale del Pa\u00adlazzo e una ringhiera di ferro sul\ndirupo. Era in ombra a quell\u2019ora. Il sole batteva invece sulle pietre di via\nMuro\u00adrotto e sul portale d\u2019arenaria ricamata del Palazzo. La ringhiera di ferro\ndi via del Sole era quella d\u2019un terrazzo sospeso, navigante. <\/p>\n\n\n\n<p>Il vecchio\ncon lo scialle sporse nel vuoto il braccio e con l\u2019indice a corno percorreva la\nlinea ondulata che dise\u00adgnavano nel cielo terso i monti tutti attorno, dalle\nspalle del paese fino al mare. <\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Motta \u2013 diceva\nfermando il dito su un punto bian\u00adcastro lungo la costa dei monti. E poi \u2013 Pettineo,\nCastel\u00adluzzo, Mistretta, San Mauro&#8230; \u2013 Pos\u00f2 lo sguardo sul mare, ripieg\u00f2 il\nbraccio, si tir\u00f2 sulla spalla lo scialle scozzese che gli era scivolato. Stesi\nio il braccio nel vuoto oltre la rin\u00adghiera e indicai il mare. \u2013 Quelle macchie\nazzurre sono isole, Alicudi, Filicudi, Salina&#8230; Pi\u00f9 in l\u00e0 c\u2019\u00e8 Napoli, il Con\u00adtinente,\nRoma\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Roma \u2013\nripet\u00e9 il vecchio. Volse le spalle al mare e continu\u00f2 a indicare le montagne,\nora con un breve cenno del capo: \u2013 Cozzo San Pietro, Cozzo Favara, Fulla, Fo\u00adieri\u2026\n<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ulivo,\nfitto ai piedi dei monti, diradava, spariva verso l\u2019alto. Poi vi erano costole\nnude, scapole, e qua e l\u00e0 ciuffi di sugheri, di castagni.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vecchio\nsedette sulla panchina di pietra e, la fac\u00adcia tra due sbarre della ringhiera,\nappunt\u00f2 gli occhi sullo spiazzo erboso sotto il dirupo. Ragazzi vi giocavano,\ntra pecore al pa\u00adscolo, piccoli, appiattiti sul prato, silenziosi. Uccelli con\nlarghe ali planavano sulla valle. La strada a serpentina, grigia di fango\nrappreso, partiva dalle prime case del paese, passava tra alberi d\u2019eucalipto e\nd\u2019acacia, circondava il prato, accostava una vasca d\u2019acqua stagnante e finiva\nin un cancello di lamiera arrugginita. Il sole di questo primo pomeriggio era\ntutto ammassato nella tenera valle, su\u00adscitava tremuli vapori.<\/p>\n\n\n\n<p>Al di l\u00e0 del\ncancello, dentro, il cerchio del muro, nel tabuto fresco di vernice, era\nCarmelo Battaglia, il sin\u00adda\u00adcalista di Tusa ammazzato su una trazzera, una mat\u00adtina\ndi marzo, con due colpi a lupara, e messo in ginoc\u00adchioni, con la faccia per\nterra. La valle declinava dolce fino alla balza d\u2019Alesa (le sue mura massicce,\nl\u2019agor\u00e0, i cocci d\u2019an\u00adfora e le colonne spezzate affioranti tra gli ulivi, la\nbianca Demetra dal velo incollato sul ventre abbondante). In fondo, Tusa Marina,\ncol suo castello sull\u2019acqua sma\u00adgliante e triangoli di vele sui merli. <\/p>\n\n\n\n<p>Nel ventitr\u00e8\nammazzarono il padre Battaglia, con colpi a lupara, su una trazzera, e gli\nriempirono la bocca di pietre e di fango. Il vecchio s\u2019era tirato fin sulla\nnuca e gli orecchi lo scialle scozzese, avevachiuso gli occhi e recli\u00adnato il mento sul petto. <\/p>\n\n\n\n<p>Il piano\ndella Piazza era tagliato a rettangoli e tra\u00adpe\u00adzi di luce. La torre medievale,al centro,\nmassiccia, qua\u00addra\u00adta, avevadue\nfacce illuminate. Uccelli neri, con lievefruscio, facevano la spola tra la Matrice e la torre. Via Pier delle\nVigne si perdeva tra vecchiecase.\nVia Matteotti, dall\u2019ogiva dell\u2019antica porta, scendevaripida e larga versole case nuove. Un vecchio cantavanella piazza, seduto al sole davanti alla porta\ndella societ\u00e0 Agricola. Un altro vec\u00adchio stavaimmobile dall\u2019altra parte; e altri tre dentro, nel vanointerrato della societ\u00e0,\nimmobili attorno a un piccolo tavolosu cui battevail\nsole. Il vecchio sulla porta cantavacon gli occhi in cielo e un sorriso sulle labbra. Cantava<em>: <\/em>\u2013 Al natio fulgente\nsol \/ qual destino ti fur\u00f2 \u2013; e poi dac\u00adcapo: \u2013 Qual destino ti fur\u00f2 \/ al natio\nfulgente sol \u2013; sempre avanti e indietro su quelle parole. <\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019automobile\nnera venne gi\u00f9 da viaAlesina,\nattra\u00advers\u00f2 la Piazza e scese per viaMatteotti. Vi era dentro un ufficiale dei Carabinieri con le stelle\nd\u2019argento sulle spalle e altri signori col cappello. Il vecchio interruppe il\nsuo can\u00adto e poi riprese. <\/p>\n\n\n\n<p>Via Alesina\nera tutta in ombra, stretta e lunga, tra alte case, dalla Piazza fino al\nBelvedere. I vicoli verticali erano assolati. Cespi di b\u00e0lico fiorito, viola e\ngiallo, spun\u00adtavano dalle crepe delle case e ficodindia da sopra i tetti. Da un\nbalcone del vicolo penzolava la testa d\u2019un asi\u00adno, pensosa nel sole. Il\nmunicipio e la cooperativa Risve\u00adglio Alesino. Sul portone del municipio era\nscolpito lo stem\u00adma della citt\u00e0: un grosso cane muscoloso sopra una torre, le\nzampe posteriori contratte, sul punto d\u2019avven\u00adtarsi, i denti scoperti (1860:\n\u00abIn pi\u00f9 luoghi, come a Bronte, a Tusa e al\u00adtro\u00adve, i Consigli municipali,\ncostituiti dai Go\u00advernatori di\u00adstret\u00adtuali, erano composti di elementi della\ngrossa borghe\u00adsia o dell\u2019aristocrazia di proprietari terrieri, avversi alle\nrivendicazioni contadine e ai fautori e capi del movimento per la divisione\ndelle terre demaniali\u00bb). <\/p>\n\n\n\n<p>Una giovane\nbellissima, dietro i vetrid\u2019una\npiccola finestra, ricamava<em>. <\/em>Divenne\nviva,apr\u00ec la finestra,\nsi sporse, allung\u00f2 il braccio bianco e fece segno che dovevoancora andare avanti e poi salire per il vicolo<em>.<\/em> <\/p>\n\n\n\n<p>Bussai e\nvenne ad aprire una donna in nero. Mi fece strada per uno stretto corridoio\nceleste che sbucava in una grande stanza celeste. \u00c8 il celeste, abbagliante per\nle mo\u00adsche, latte di calce mischiato con l\u2019azolo. Sei donne tutte nere erano\nattorno alla ruota della conca: la figlia, la moglie, due sorelle e altre due\nparenti di Carmelo. Parlava la giovane figlia, il fazzoletto nero annodato\nsotto il mento e ancora il velo nero che le scendevaper le spalle, gestiva con le sue mani guantate\ndi nero. La madre, accanto, non parlava perch\u00e9 muta, muta e paralitica. Solo\ngli occhi ave\u00advavivi. <\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 S\u00ec, fece\nil soldato e, finita la guerra, venne a piedi da Trieste. Pass\u00f2 lo Stretto su\nuna barca e, a Messina, pri\u00adma che attraccassero, si butt\u00f2 in acqua per toccare\nprima la Sicilia, ma non sapevanuotare.\nIl pescatore calabrese lo dovetteafferrare\nper i capelli per salvarlo. Rideva molto quan\u00addo raccontava questo. Dicevache allora, a\nvent\u2019anni, era sventatocome\nun caruso. <\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Sempre\nl\u2019ha avutaquesta idea\nsocialista, ma di pi\u00f9 quando torn\u00f2 dalla guerra. Dicevache i contadini, i bovari sono sempre state malebestie.\nSempre a limosinare un palmo di terra o un po\u2019 d\u2019erba al limite del feudo. Ma\nnon parlava molto in casa, avevale\nparole giuste, contate. Questa di mia madre era una pena forte che portava in\ncuore: venti anni che \u00e8 allogo, un male di nervi. <\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Partiva\nalle quattro, alle cinque, secondo la sta\u00adgio\u00adne, col mulo, per il feudo. A voltesi restaval\u00e0 e si por\u00adtava un\npoco di pasta e una boatta di salsina. Questa voltado\u00advevarestarci per due giorni. <\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 S\u00ec, voglio\nche si scopra al pi\u00f9 presto l\u2019assassino. Voglio conoscerlo. Voglio vedere in\nfaccia questo che in\u00adsulta i morti, che li mette in ginocchioni. <\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 No, neanche\ni vivi s\u2019insultano. Ma di pi\u00f9 i morti, specie se in vita sono stati sempre\nlatini, diritti, cava\u00adlieri.<\/p>\n\n\n\n<p>La madre\nmugol\u00f2 e cominci\u00f2 a piangere. La figlia le prese le mani, se le port\u00f2 sulle\ngambe e, tenendovi sopra le sue, si mise a cullargliele. <\/p>\n\n\n\n<p>La stanza\nera piena di penombra. C\u2019era solo la luce rossa di un lumino davanti alla\nfotografia di Carmelo ve\u00adstito da soldato, sopra il com\u00f2. Le donne stavano\ntutte chiuse nei loro scialli e mute. Una prese la paletta di rame e rimest\u00f2 la\nbrace nella conca. <\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Nessun\ndesiderio, nessun progetto. L\u2019unica sua idea era quella di aggiustare questa\ncasa\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p>Il sole era\ntramontato e, all\u2019uscita del paese, sopra un muretto della strada, erano seduti\nun prete grosso e un prete magro. Quello magro, scuro, era venuto da Cesar\u00f2 per\npredicare il quaresimale. Quello grosso, chiaro, era del paese. <\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Un uomo\nbuono, benvoluto da tutti. Parlava po\u00adco ma spartano. No, in chiesa mai. Ci\nandavo io a casa sua, una volta al mese, per confessare e comunicare la moglie.\nPoveretta, mi scriveva i peccati su un foglio di carta. <\/p>\n\n\n\n<p>Passavano i\ncontadini per la strada, tornavano a grup\u00adpi dal lavoro, gli uomini sul mulo e\nle donne a piedi. \u2013 Vos\u00adsia benedica \u2013 salutavano. <\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Benedetto\n\u2013 rispondeva il prete. <\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Tra loro,\nsi ammazzano, tra loro bovari.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Benedetto.\n<\/p>\n\n\n\n<p>Le montagne\nl\u00e0 di fronte erano diventate viola, di un viola tenero sfumato. <\/p>\n\n\n\n<p>Questi\nNebrodi, alti di fronte al mare, sono di una bellezza impareggiabile. Ora, con\nle prime ombre della se\u00adra, si udivano per la campagna ringhiare e abbaiare i\nprimi cani: quei cani orbi, bastardi, che si avventano feroci non appena li\nsfiora l\u2019odore della carne d\u2019un cristiano.<br><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ednref1\">[i]<\/a> \u00abL\u2019Ora\u00bb, 16 aprile 1966, p. 6. Stesso testo, col titolo: <em>Per un po\u2019 d\u2019erba al limite del feudo<\/em>, in L. Sciascia e S. Gu\u00adgliel\u00admino (a cura di), <em>Narratori di Sicilia<\/em>, Milano: Mursia, 1967, pp. 429-434. Il testo del 1966 \u00e8 ripreso tal quale \u2013 sotto forma di \u00abPrima appendice del curatore\u00bb, con fonte: L\u2019Ora, 16 aprile 1966 (p. 6), autore: Vincenzo Consolo, occhiello e titolo: <em>Tra cronaca e racconto un giorno a Tusa. Un filo d\u2019erba ai margini del feudo<\/em>, sottotitoletti redazionali in\u00adfram\u00admezzati: <em>Il tabuto fre\u00adsco di<\/em> <em>vernice<\/em>, <em>Sei donne tutte nere <\/em>\u2013 in Mario Ovaz\u00adza, <em>Il caso Battaglia. Pascoli e mafia sui Nebrodi<\/em>, a cura di Fernando Cia\u00adramitaro, Palermo: Centro Studi e iniziative culturali Pio La Torre, 2008, pp. 124-126 <br><br>Acquaforte di Liliana Conti Cammarata<br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1206\" class=\"wp-image-2979\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/337457698_6166089046767332_4720119660754074001_n.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/337457698_6166089046767332_4720119660754074001_n.jpg 1358w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/337457698_6166089046767332_4720119660754074001_n-199x300.jpg 199w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/337457698_6166089046767332_4720119660754074001_n-679x1024.jpg 679w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/337457698_6166089046767332_4720119660754074001_n-768x1158.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/337457698_6166089046767332_4720119660754074001_n-1019x1536.jpg 1019w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>.\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Via del Sole scende stretta tra il muro laterale del Pa\u00adlazzo e una ringhiera di ferro sul dirupo. Era in ombra a quell\u2019ora. Il sole batteva invece sulle pietre di via Muro\u00adrotto e sul portale d\u2019arenaria ricamata del Palazzo. La ringhiera di ferro di via del Sole era quella d\u2019un terrazzo sospeso, navigante. Il vecchio &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2977\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Per un po&#8217; d&#8217;erba al limite del feudo<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[1574,1005,1572,318,74,77,1576,1382,1568,1575,167,119,32,1577,1567,57,1495,1383,252,116,38,1571,959,1569,1253,1573,459,29,120,1570,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2977"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2977"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2977\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2980,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2977\/revisions\/2980"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2977"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2977"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2977"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}