{"id":2972,"date":"1991-09-02T12:10:48","date_gmt":"1991-09-02T12:10:48","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2972"},"modified":"2023-03-23T12:31:30","modified_gmt":"2023-03-23T12:31:30","slug":"vincenzo-consolo-catarsi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2972","title":{"rendered":"Vincenzo Consolo  Catarsi"},"content":{"rendered":"\n<p><strong><br> <\/strong><br> <strong>E<\/strong>rmetici suoni, versi bestiali o ululare <br> del vento fra picchi, gole o accordi<br> \u00a0d&#8217;arpa eolia, cembalo, siringa o il silenzio<br> \u00a0come il tuo di pietra, creatura mia, <br> solo questo \u00e8 degno, la tua cruda assenza,<br> \u00a0la tua afasia, la tua divina inerzia. <br> L\u00e0, per il cammino impervio e fatale,<br> \u00a0per il sentiero opposto, purgato d&#8217;ogni colpa,<br> \u00a0pena, tenter\u00f2 di sfiorare il tuo mistero. <br> lo che sar\u00f2 erba, fronda, uccello&#8230; <br> Io che sar\u00f2 cenere.<br> \u00a0Il silenzio o solo la parola vergine <br> del folle o del poeta. <br> \u201c t\u00f4n d\u00e8 m\u00e9son th\u00e9so kat&#8217;agh\u00e9nneta stoicheia <br> il fuoco e l&#8217;acqua e la terra e l&#8217;immenso culmine dell&#8217;aria, <br> che mai non hanno inizio n\u00e9 hanno termine alcuno,<br> \u00a0e l&#8217;astio rovinoso, da parte, e la concordia conciliatrice. <br> Di qui tutte le cose che furono e saranno, e le cose che sono:<br> \u00a0gli uomini e le fiere e i pesci e i virgulti;<br> \u00a0perch\u00e9 quanto esisteva prima, anche sussiste sempre; n\u00e9 mai <br> per causa di uno solo<br> d&#8217;entrambi, il tempo infinito rester\u00e0 deserto.<br> \u00a0all\u00e1, theoi&#8230;<br> \u00a0ek d&#8217;osion stom\u00e1ton kataren och e\u00fasate pegh\u00e9n&#8221; <br> Dico queste parole d&#8217;una lingua morta,<br> di corpo incenerito, priva delle scorie<br> \u00a0putride dello scambio, dell&#8217;utile <br> come la lingua alta, irraggiungibile,<br> \u00a0come la lingua altra, oscura,<br> \u00a0della Pizia o la Sibilla <br> che dall&#8217;antro libera al vento mugghii, foglie, <br> come la formula introversa, transustanziante,<br> dell&#8217;unto attore, del sacrificante. <br> Voglio opporre cos\u00ec, da questo treppiede <br> del vulcano, in quest&#8217;ultimo momento,<br> all&#8217;ermetismo osceno e violento, <br> all&#8217;afasia del potere immondo,<br> \u00a0il sacro ermetismo d&#8217;una lingua scritta.<br> \u00a0Come s&#8217;oppose a me, vile Agamennone,<br> \u00a0il fiore pi\u00f9 bello nato alla mia casa,<br> \u00a0la dolce Ifigenia ch&#8217;io, snaturato!,<br> \u00a0volli sacrificare alla lotta, all&#8217; intrigo, <br> alla vittoria mia per il comando. <br> S&#8217;oppose, col suo volo d&#8217;angelo<br> \u00a0a capofitto, col terribile silenzio, <br> la ritrazione in un&#8217;oscura lontananza, <br> con l&#8217;apparente morte, la paraplegia inumana. <br> Lo voglio dire qua, <br> a parole chiare e nette,<br> \u00a0lo voglio dire alle pietre e al fuoco, <br> al vento e a questa nuova alba nel cielo, all&#8217;aurora<br> \u00a0che urge appresso: mia figlia Delia <br> cos\u00ec di me s&#8217;\u00e8 giustamente vendicata.<br> \u00a0Vendicata? O non piuttosto ha voluto lasciare,<br> \u00a0con il suo precipitare nell&#8217;assenza,<br> \u00a0vuoto alla mia espansiva tracotanza,<br> \u00a0alla mia cieca, corposa violenza? <br> Perch\u00e9, o noi crudeli, \u00e8 cos\u00ec:<br> \u00a0chi muore per suo volere o d&#8217;altri<br> \u00a0\u00e8 la sacrificale vittima, l&#8217;agnello bianco<br> \u00a0sopra la dura pietra, sotto la lama<br> \u00a0della nostra sopravvivenza.<br> \u00a0Cos\u00ec ogni tempo, ogni societ\u00e0 ha ucciso<br> \u00a0il suo poeta: Vladimir tra i ghiacci e il fuoco<br> \u00a0d&#8217;un colpo di pistola; Federico<br> \u00a0tra gli ulivi e i cardi (splendeva,<br> \u00a0contro il nero dei fucili, dei colbacchi<br> \u00a0la sua camicia bianca, splendeva<br> \u00a0nella notte lo sciame nella lampada di lucciole);<br> \u00a0Pier Paolo tra l&#8217;immondizia e il fango<br> \u00a0d&#8217;un Getsemani, d&#8217;un desolato campo.<br> \u00a0Cos\u00ec le creature che in esilio vanno sulla luna, <br> che hanno rotto ogni legame<br> \u00a0col nostro linguaggio marcio e insensato. <br> Aaaaaah! Aaaaaaah!<br> \u00a0Pesano le nostre colpe sulle spalle<br> \u00a0come una plumbea Terra!<br> \u00a0[&#8230;]<br> \u00a0Nell&#8217;et\u00e0 ferita e luminosa,<br> \u00a0fremente di lievito e di zagara,<br> \u00a0venni la prima volta a questo monte.<br> \u00a0Venni con la brigata d&#8217;allegria<br> \u00a0e di chiasso dei compagni,<br> \u00a0con il sorriso dolce di Pantea.<br> \u00a0Scendeva per la vallata<br> \u00a0il fiume rovinoso della lava,<br> \u00a0solenne piena di panico e d&#8217;incanto<br> \u00a0(torceva in un lamento, inceneriva<br> \u00a0la betulla, il cerro, il faggio,<br> \u00a0rovinava il muro a secco,<br> \u00a0la cisterna, la pergola,<br> \u00a0la casa tenera di rosa,<br> \u00a0giallo sopra quel mare nero.<br> \u00a0Torceva pel terrore il collo <br> e scalpitava il mulo,<br> \u00a0il cane si perdeva nei guaiti<br> \u00a0legato sotto il carro dei fuggenti).<br> Mi feci appresso a consolarla,<br> smarrita e tremula com&#8217;era <br> avanti allo spettacolo tremendo. <br> E avanti al fuoco, avvampando, <br> dissi del mio marasma, del mio fuoco. <br> Lei, dolce, si volse a consolarmi.<br> \u00a0Tutta una vita, Pantea amorosa,<br> \u00a0s&#8217;assume in un unico momento.<br> \u00a0La mia, in quell&#8217;antico,<br> \u00a0dolcissimo e solenne, di verit\u00e0 assoluta<br> \u00a0dentro la verit\u00e0 della natura<br> \u00a0Raccolsi e le offrii un verde<br> \u00a0tralcio di ginestra<br> \u00a0ch&#8217;ella conserv\u00f2 come segno<br> \u00a0e pegno d&#8217;un sacro giuramento.<br> \u00a0Pose quel ramo poi nella scatola<br> \u00a0di legno, bianco come avorio,<br> \u00a0scolpito da un pastore d&#8217;Eraclea, <br> che regal\u00f2, viatico e amuleto,<br> \u00a0a nostra figlia, a Delia, <br> nel giorno primo che divent\u00f2 fanciulla <br> E ancora sul vulcano, davanti a te,<br> \u00a0Demetra sigillata dentro il manto, <br> madre e donna offesa, <br> incenerito e privo di poesia,<br> \u00a0sono questa volta in cerca<br> \u00a0d&#8217;un castigo, d&#8217;una quiete. <br> Dell&#8217;ultima verit\u00e0, e indicibile.<br> \u00a0[&#8230;]<br> \u00a0Alla luce viola dell&#8217;estremo raggio,<br> \u00a0alla luce spenta, voglio dire addio<br> \u00a0alle arpe senza suono, alle creature senza accento: <br> al fiore straziato, pi\u00f9 che morto,<br> \u00a0al nardo, al gelsomino delicato<br> \u00a0reciso dalla mia, dalla furia del mondo; <br> alla madre tutta amore, alla madre tutta dolore.<br> \u00a0Io pago la mia follia, la mia fuga<br> \u00a0da voi, dal sacro accordo, dall&#8217;armonia.<br> \u00a0Quel tralcio di ginestra, fiore del deserto,<br> \u00a0che il deserto consola della vita,<br> \u00a0chiamatelo asfodelo, fiore della morte, <br> chiamatelo loto, fiore dell&#8217;oblio. <br> Dimenticatemi. Dimenticate l&#8217;Empedocle <br> feroce, l&#8217;Empedocle sacrilego.<br> \u00a0L&#8217;odio di me, di questo tempo odioso<br> \u00a0mi separa da voi, da voi gi\u00e0 separate.<br> \u00a0Io vado, Pantea, vado figlia mia, <br> nella notte d&#8217;assenza come la tua, <br> vado dove finisce questo monte, <br> dove finisce questa terra, <br> vado dove comincia il fuoco <br> ch&#8217;ogni male assolve, purifica ogni colpa. <br> E questo il solo, il degno modo,<br> \u00a0mie perse figlie, di trovarvi.<br> \u00a0Di ritornare nel giardino vago,<br> \u00a0nella casa vostra di pietra e onore,<br> \u00a0alla serena mensa degli affetti.<br> \u00a0Addio. <br> <br> <em>Questi brani sono tratti dall&#8217;opera teatrale Catarsi, pubblicata dall&#8217;editore Sanfilippo di Catania e rappresentata nel 1989. La voce \u00e8 quella di Empedocle<\/em>. <br> <br><br><em>foto Giovanni Giovannetti<\/em><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1223\" class=\"wp-image-2973\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333116725_646028977283601_3429776189165954395_n.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333116725_646028977283601_3429776189165954395_n.jpg 1044w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333116725_646028977283601_3429776189165954395_n-196x300.jpg 196w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333116725_646028977283601_3429776189165954395_n-670x1024.jpg 670w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333116725_646028977283601_3429776189165954395_n-768x1174.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333116725_646028977283601_3429776189165954395_n-1005x1536.jpg 1005w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><br> <br><strong>Elogio della poesia <br> Intervista con Vincenzo Consolo<\/strong><br> <br> <em>Lei, in un&#8217;altra occasione, mi disse di provare una sorta di soggezione verso la poesia. Eppure la sua scrittura narrativa sembra costantemente alimentarsene.<\/em><br><br> Difatti \u00e8 cos\u00ec. Io intendevo soggezione nel senso di scrivere in versi. Anzi, io leggo pi\u00f9 poesia che prosa. Una volta la distinzione tra poesia e prosa non esisteva. I poemi narrativi, ad esempio, erano romanzo e poesia insieme. Il genere romanzo \u00e8 nato con la nascita della borghesia, con la laicizzazione del mondo. Il romanzo \u00e8, intendiamoci, un grande genere letterario. Basti pensare ai romanzi del Settecento e dell&#8217;Ottocento. Per\u00f2, oggi pi\u00f9 di ieri, credo che il narratore abbia bisogno di tornare alla poesia. In questo senso: questa scrittura laica che \u00e8 la prosa si \u00e8 enormemente impoverita e devitalizzata. I mezzi di comunicazione di massa ci spossessano sempre di pi\u00f9 della lingua e, con la lingua, anche dei sentimenti. Ecco perch\u00e9 lo scrittore non pu\u00f2 pi\u00f9 praticare lo stesso tino di prosa di una volta. Deve farsi pi\u00f9 guardingo, deve cercare di reagire. Credo che l&#8217;accento della prosa debba spostarsi sempre pi\u00f9 verso la poesia, in senso esterno e formale e in senso intimo, di contenuto. Penso che per salvare il romanzo, questo genere lemerario che sta morendo, lo scrittore debba nutrirsi di poesia. I poeti sono la nostra salvezza, la nostra risorsa. La scrittura \u00e8 sempre un fatto di linguaggio e nessuno pi\u00f9 dei poeti ce ne indica la funzione. <br><br><em>  La sua \u00e8 una scrittura precisa, prosciugata&#8230; Si tratta di una sorta di concentrazione che \u00e8 tipica della poesia.<\/em><br><br> La concentrazione viene\u00a0 dal ritmo che io impongo, perch\u00e9 concepisco pi\u00f9 di nella forma laica, distesa. Credo che sia giusto risacralizzare la scrittura, eliminando quel laicismo che oggi corrisponde esattamente a impoverimento e banalit\u00e0. Detto altrimenti: c\u2019\u00e8 bisogno di dare alla parola una dignit\u00e0 pi\u00f9 alta. Questa ce la pu\u00f2 dare soltanto la contaminazione con la poesia.<br> <br> <em>\u00a0Lei ha scritto Lunaria, un&#8217;opera dedicata a Lucio Piccolo, ai poeti lunari, ai poeti. Qui c&#8217;\u00e8 l&#8217;ombra della poesia..<br> <\/em><br> \u00a0Ha detto bene: l&#8217;ombra della poesia&#8230; E, in qualche caso, c&#8217;\u00e8 la forma se non la sostanza poetica. Il libretto mi pare significativo di questa crisi che sentivo della narrativa. Allora l&#8217;ho concepito in forma poetica e dialogica, approdando al teatro poetico. Il libro vuole essere polemico. La caduta della luna rappresenta l&#8217;allontanamento della poesia dal mondo. C&#8217;\u00e8 il tentativo di far rinascere questa luna caduta in luoghi che bisogna scovare. La contrada senza nome, l&#8217;ho chiamata. Un luogo insondato, sconosciuto. <br><br><em>Qual \u00e8 il rischio maggiore che corre la narrativa? <\/em><br><br>\u00c8 il rischio della mercificazione. Avverto, in questi nostri anni, con la morte di una generazione di narra-tori, un mutamento grave: si vuol fare apparire come letteratura qualcosa che letteratura non \u00e8. Che, al massimo, somiglia alla letteratura. \u00c8 un segno che lascia presagire un futuro terribile per la narrativa. Prima esisteva il livello commerciale, di consumo, della narrativa e quello letterario. Oggi si cerca di operare una mistificazione, facendo convergere i due livelli. La poesia, in questo senso, non \u00e8 mercificabile, perch\u00e9 \u00e8 irriducibile Si diceva prima che Lunaria \u00e8 dedicata a Lucio Piccolo. C&#8217;\u00e8 un capitolo, bellissimo, de Le pietre di Pantalica, in cui si ricorda, in termini indimenticabili, questo poeta. <br><br><em>Lei \u00e8 d&#8217;accordo se dico che Piccolo \u00e8 il poeta pi\u00f9 importante che la Sicilia ci abbia dato in questo secolo? <\/em><br><br>Sono d&#8217;accordo. A rileggere insieme, ad esempio, Piccolo e Salvatore Quasimodo, credo che il vantaggio, se cos\u00ec possiamo dire, vada tutto per il primo. Piccolo ha avuto un solo torto: ha scritto poco. \u00c8 morto relativamente giovane, ha esordito tardi, \u00e8 stato molto critico verso le cose che scriveva. Se ne avesse avuto il tempo, egli ci avrebbe dato cose ancor pi\u00f9 straordinarie. Per me, quest\u2019uomo \u00e8 stato importante. Mi ha insegnato a capire che cos&#8217;\u00e8 la letteratura, la poesia. lo ho sempre ricordato che sono stati impor-tanti, mentre stavo in Sicilia, in questo luogo che sembra un deserto (ma dove, come in ogni deserto, ci sono le oasi), Piccolo e Leonardo Sciascia. Piccolo mi seduceva nei confronti della poesia, Sciascia nei confronti della prosa e della ragione. Io ho sempre cercato di oscillare tra questi due poli: quello orientale, barocco, e quello occidentale, illuminista.<br> <br> \u00a0<em>Come mai Piccolo fa cos\u00ec fatica a essere accettato e studiato? E un poeta poco letto, la sua opera non \u00e8 stata pi\u00f9 ristampata da molti anni.<\/em><br> <br> \u00a0\u00c8 vero. C&#8217;\u00e8 stata, dal momento della sua scomparsa, una specie di cancellazione di questo grande poeta. Lo dico a disdoro della critica italiana. Quando Montale scopr\u00ec Piccolo e se ne occup\u00f2, da parte di molti si credette a una beffa del futuro Nobel a danno degli altri poeti. Poi, quando lo lessero e si accorsero che si trattava di un poeta vero e grande, non gli perdonarono, lui periferico (Piccolo abitava in una frazione di un minuscolo centro siciliano, il massimo della solitudine e dell&#8217;isolamento), di essere stato scelto da Montale. Anche critici eminenti e rispettabili, penso a Gianfranco Contini, fecero di tutto per cancellarlo. La societ\u00e0 letteraria italiana (che io ormai preferisco chiamare azienda) penalizza chi considera periferico.<br> <br> <em>L&#8217;immagine vincente, allora, resta ancora quella di Quasimodo? <br> <\/em><br> Certo. Quasimodo era pi\u00f9 facile, pi\u00f9 &#8216;esotico, nel senso che dava al mondo un&#8217;immagine della Sicilia che il mondo gi\u00e0 credeva di conoscere. Ad esempio, quella grecit\u00e0 di maniera che gli svedesi amavano e concepivano. Che \u00e8 del tutto falsa, finta. La grecit\u00e0 in Sicilia non esisteva pi\u00f9 neanche ai tempi di Quasimodo. Esisteva, piuttosto, la violenza dei baroni. Pi\u00f9 che di grecit\u00e0, allora, bisognerebbe parlare di infamie storiche di tipo spagnolesco. I fanciulli lasciamoli ai nobili tedeschi. Detto questo, naturalmente, bisogna aggiungere che Ouasimodo ha scritto alcune belle poesie.<br> <br> \u00a0<em>Per restare in un ambito siciliano, mi piacerebbe conoscere il suo parere su Bartolo Cattafi.<\/em> <br> <br> Non ho amato molto Cattafi. Aveva qualcosa di turgido, di urgente, di incontrollato, di non castigato che mi disturbava. Mi disturbava anche la sua concezione della, vita, il nichilismo, il superomismo. Come persona era piacevolissima, bench\u00e9 ricalcasse troppo certi schemi da signore di campagna. Era una persona gentile.<br> <br> <em>Quali sono i poeti che ha amato e che ama di pi\u00f9?<\/em><br> <br> Dante, innanzitutto, il Dante pi\u00f9 petroso, pi\u00f9 linguistico. Leopardi, la sua parola incandescente, nuda, terribile. Leopardi si \u00e8 scarnificato fino in fondo nella propria scrittura. Poi amo Pascoli perch\u00e9 ci ha fatto scoprire la grandezza della poesia umile e quotidiana. Non era mai generico nel nominare l&#8217;oggetto, l&#8217;animale, la pianta. \u00c8 stato un grande sperimentatore, sapientissimo. E poi Pasolini, Montale, Amelia Rosselli, Zanzotto. Proprio nel suo petel, nei suoi balbettii, si posa la splendida oscurit\u00e0 della poesia. E non voglio dimenticare Giorgio Caproni e Mario Luzi.<br> <br> \u00a0<em>Che tipo di rapporto pensa di aver avuto con la neoavanguardia? <\/em><br> <br> lo andai a Palermo a seguire il celebre incontro del Gruppo 63. Per curiosit\u00e0, innanzitutto. Allora, abitavo ancora in Sicilia. Andai, dunque, ma me ne ritrassi immediatamente. Quella sorta di azzeramento che loro tendevano a operare mi ripugnava un poco. I pensavo di praticare la letteratura dentro la tradizione letteraria. Amavo la sperimentazione di Gadda e di Pasolini. Per me, poi, il pi\u00f9 grande sperimentatore del romanzo italiano \u00e8 stato Giovanni Verga. Spesso le parole che ci giungono sono come svuotate, prive di senso, consumate. Come bisogna reagire? Noi riceviamo materiali che molto spesso subiamo passivamente. L&#8217;atteggiamento passivo nei confronti delle parole significa anche passivit\u00e0 morale. Non ci chiediamo mai da dove ci vengano le parole e perch\u00e9 ci giungano in quel modo e in quel contesto. Il compito dello scrittore \u00e8 di aprire queste parole e di vedere che cosa c&#8217;\u00e8 dentro e quali sono le incrostazioni esterne. Gadda le faceva esplodere, ci metteva dentro la dinamite. La poesia, in questo senso, lo ripeto, ci potr\u00e0 essere di grande aiuto. <br> <br> a cura di <strong>Enzo Di Mauro<br> <\/strong><br> \u00a0<strong><em>Vincenzo Consolo<\/em><\/strong><em> \u00e8 nato a Sant&#8217;Agata di Militello, in provincia di Messina, nel 1933. Ha pubblicato: La ferita dell&#8217;aprile (Mondadori 1963 &#8211; Einaudi 1977), Il sorriso dell&#8217;ignoto marinaio (Einaudi 1976 Mondadori 1987), Lunaria (Einaudi 1985), Retablo (Sellerio 1987), Le pietre di Pantalica (Mondadori 1988).<\/em> <br><br><em>Foto Giovanni Giovannetti<\/em><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"541\" class=\"wp-image-2974\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333490907_538847844905117_9035299372080204385_n-scaled.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333490907_538847844905117_9035299372080204385_n-scaled.jpg 2560w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333490907_538847844905117_9035299372080204385_n-300x203.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333490907_538847844905117_9035299372080204385_n-1024x693.jpg 1024w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333490907_538847844905117_9035299372080204385_n-768x519.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333490907_538847844905117_9035299372080204385_n-1536x1039.jpg 1536w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/333490907_538847844905117_9035299372080204385_n-2048x1385.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><br> <br> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ermetici suoni, versi bestiali o ululare del vento fra picchi, gole o accordi \u00a0d&#8217;arpa eolia, cembalo, siringa o il silenzio \u00a0come il tuo di pietra, creatura mia, solo questo \u00e8 degno, la tua cruda assenza, \u00a0la tua afasia, la tua divina inerzia. 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