{"id":2966,"date":"1975-02-22T08:24:56","date_gmt":"1975-02-22T08:24:56","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2966"},"modified":"2023-03-20T08:46:26","modified_gmt":"2023-03-20T08:46:26","slug":"il-clamoroso-caso-letterario-di-uno-scrittore-siciliano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2966","title":{"rendered":"Il clamoroso caso letterario di uno scrittore siciliano."},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"685\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/s-l1600-685x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2967\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/s-l1600-685x1024.jpg 685w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/s-l1600-201x300.jpg 201w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/s-l1600-768x1147.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/s-l1600.jpg 1004w\" sizes=\"(max-width: 685px) 100vw, 685px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Un moderno Ulisse tra Scilla e Cariddi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Sfogliando il grande\nlibro (1300 pagine) di Stefano D\u2019Arrigo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Vent\u2019anni di lavoro,\ne tant\u2019attesa \u2013 \u00c8 l\u2019odissea di un marinaio reduce in Sicilia alla fine\ndell\u2019ultima guerra mondiale. <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Annotava Moravia da qualche parte che alla povert\u00e0 e\ninfelicit\u00e0 di una terra corrisponde ricchezza e felicit\u00e0 di letteratura, poesia\ne romanzo. E portava l\u2019esempio dell\u2019America Latina, con Borges e Marquez e\ntutti gli altri scrittori di quella vasta regione dove la letteratura (il\nromanzo) cresce ancora rigogliosa e splendida. Bisognerebbe, a questa di\nMoravia, aggiungere l\u2019osservazione che non di tutte le terre solamente povere \u00e8\nuna letteratura che si possa dire propria di una determinata regione, ma di\nquelle \u2013 come insegna Americo Castro \u2013 dove pi\u00f9 o meno s\u2019\u00e8 formato il \u201cmodo\nd\u2019essere\u201d, dove cio\u00e8 la realt\u00e0 da \u201cdescrivibile\u201d \u00e8 diventata \u201cnarrabile\u201d e\nquindi \u201cstoricizzabile\u201d. Com\u2019\u00e8 appunto della Spagna e dell\u2019America Latina. Ma:\ne il romanzo del Settecento in Inghilterra e quello dell\u2019Ottocento in Francia,\nche infelici non erano ma forse solo inquiete nella loro borghesia? E il romanzo\nrusso? E il romanzo americano? Restano solo domande, per noi che ci muoviamo\ndisarmati. Perch\u00e9 allora bisognerebbe affrontare il vastissimo discorso sulla\nletteratura, il romanzo: cos\u2019\u00e8 e perch\u00e9 nasce, che funzione e che destino ha.<\/p>\n\n\n\n<p>E questo lo lasciamo agli specialisti, a quelli che riescono\na spiegare le cose e le ragioni delle cose.<\/p>\n\n\n\n<p>A noi solo il piacere di goderle, quelle cose, il piacere di\nleggere un romanzo: Qui solo vogliamo dire che quell\u2019equazione\npovert\u00e0-infelicit\u00e0 e ricchezza letteraria cade bene anche per la Sicilia e per\nquella letteratura che si chiama siciliana.<\/p>\n\n\n\n<p>E quando una storia della letteratura dell\u2019isola si far\u00e0,\noltre alla stagione felice del Verga, Capuana, De Roberto, Pirandello, si dovr\u00e0\npure dire di un\u2019altra, quella di Brancati, Vittorini, Sciascia, Lampedusa,\nAddamo, Castelli, Bonaviri \u2026 ultimo, nel tempo, \u00e8 da ascrivere a questa\nanagrafe Stefano D\u2019Arrigo, scrittore messinese, di cui a giorni sar\u00e0 in\nlibreria il poderoso romanzo \u201cOrcynus Orca\u201d edito da Mondadori.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma torniamo per un momento a Castro per avanzare\nun\u2019ulteriore osservazione riguardo alla letteratura siciliana.<\/p>\n\n\n\n<p>E pi\u00f9 che a Castro, a Sciascia, che adatta quello schema\nalla realt\u00e0 siciliana e dice \u201cstoricizzabile\u201d la Sicilia di dopo i normanni e\nda questo momento fa nascere il modo d\u2019essere siciliano.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, l\u2019isola, non sempre e non dappertutto ebbe uguale\nsorte. Gli arabi, per esempio, lasciarono il loro segno pi\u00f9 nella parte\noccidentale che in quella orientale; il feudo nel Val di Mazara e la piccola\npropriet\u00e0 nel Val Demone hanno fatto si che le popolazioni delle due zone\nfossero in qualche modo diverse.&nbsp; E\ndiverso \u00e8 il siciliano dell\u2019interno da quello della costa. Occidentale e\norientale, marino e dell\u2019interno, continentale, ha per noi significato riguardo\nagli scrittori, nella misura in cui essi rispecchiano nelle loro opere, nella\nmateria che assumono e esprimono, queste diversit\u00e0. Verga ci sembra Marino (e\nnon per via dei malavoglia), De Roberto continentale, come Pirandello e\nSciascia e Lampedusa. D\u2019Arrigo ci sembra autore marino (e non perch\u00e9 il suo\nromanzo si svolge sullo stretto).&nbsp;\nVogliamo dire che gli scrittori siciliani sono diversi (come diversi\nsono gli artisti: Greco o Migneco sono diversi da Guttuso) per la diversa\nrealt\u00e0 che esprimono, a seconda cio\u00e8 se quella realt\u00e0 si muove nel\ndescrivibile, nel narrabile o nello storicizzabile: se partecipa pi\u00f9 o meno al\nmodo d\u2019essere siciliano.&nbsp;&nbsp; Sciascia,\nsintetizzando Castro, dice che\u2019 descrivibile \u201cuna vita che si svolge dentro un mero\nspazio vitale\u201d.&nbsp; E ci soccorre anche\nAddamo scrivendo: \u201c \u2026 Nella prevalenza della natura c\u2019\u00e8 esattamente il limite\ndella storia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, le regioni, le citt\u00e0, le popolazioni che per varie\nragioni hanno dovuto fare i conti con la natura prima ancora che con la storia,\no a dispetto della storia, da esse, ci sembra, non possono venire fuori che\nscrittori, che opere i cui temi sono il mito, l\u2019epos, la bellezza, il dolore,\nla vita, la morte,\u2026 vogliamo dire che queste opere, quando sono vere opere, si\nmuovono dall\u2019universale al particolare e sono siciliane per accidente; mentre\nle altre, al contrario, partono dal particolare e vanno all\u2019universale e sono\nsiciliane per sostanza.&nbsp; Ma questa non \u00e8\nche una semplicistica classificazione, nella quale, come nel letto di procuste,\nla realt\u00e0 scappa da tutte le parti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Tuttavia: una citt\u00e0\ncome Messina, per esempio, al limite e al confine, distrutta, ricostruita e\nridistrutta da terremoti, ci sembra un luogo dove la vita tende a svolgersi\ndentro un mero spazio vitale.&nbsp; E\nfigurarsi poi la vita di quella citt\u00e0 invisibile e mobile che si stende sullo\nstretto, quella dei pescatori della costa calabra, e della costa siciliana, di\nScilla e Cariddi, Scill\u2019e Cariddi, anzi, arcaica e sempre uguale, vecchissima e\nsempre nuova, piccola e vastissima, come il mare. <em>\u201cLu mari \u00e8 vecchiu assai. Lu mari \u00e8 amaru. A lu mari voi truvari fumu?\u201d<\/em>\ndicono i pescatori. Ed \u00e8 qui, su questo mare, su queste acque che si svolge il\nromanzo di D\u2019Arrigo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La morte marina<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u201cOrcynus Orca\u201d \u00e8 un\nromanzo di 1257 pagine a cui l\u2019autore ha lavorato per circa vent\u2019anni.&nbsp; \u00c8 la storia d\u2019un Ulisse, \u2018Ndrja Cambria,\nmarinaio della fu regia marina, pescatore del faro, a Cariddi, che durante\nl\u2019ultima guerra, nell\u2019autunno del \u201943, a piedi percorre la costa della\nCalabria, da Amantea a Scilla, per tornare al suo paese. Quella lingua di mare,\nlo stretto, lo ferma.&nbsp; Tutto \u00e8 devastato,\ndistrutto, non ci sono pi\u00f9 ferribotti e n\u00e9 barche.&nbsp; Le femminote, le mitiche, arcaiche, libere e\nmatriarcali donne di Bagnara sono ferme anche loro per le coste, in attesa di\nriprendere, come prima, il loro contrabbando di sale.&nbsp; Ferme e in attesa sotto i giardini di aranci\ne bergamotti, in mezzo ai gelsomini, alle olivare e tra le dune delle spiagge.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo una d\u2019esse possiede una barca, la potente magara\nCiccina Circ\u00e8 che, impietosita e ammaliata, trasborda quel reduce, su un mare\nnotturno di cadaveri e di fere bestine.&nbsp;\nDopo tanta struggente nostalgia per la sua Itaca, all\u2019approdo, l\u2019isola\nappare al reduce sconvolta, diversa, avvilita, scaduta per causa della guerra,\nma anche per causa dello stesso ritorno che, come tutti i ritorni, \u00e8 sempre\ndeludente e atroce.&nbsp; Ritrova il vecchio\npadre, i compagni pescatori, i pellisquadre d\u2019una volta.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma qui, a Cariddi, sulla spiaggia della \u201cRicchia, compare\nimprovvisa l\u2019orca, l\u2019Orcynus Orca, com\u2019\u00e8 scritto sui libri di zoologia,\nl\u2019orcaferone\u201d\u2026 quella che d\u00e0 la morte, mentre lei passa per immortale: lei, la\nmorte marina, sarebbe a dire la morte, in una parola.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Solitario,\nterrificante scorritore di oceani e mari: puzza lontano un miglio, lo precede\nil terrore, lo segue il deserto e la devastazione.&nbsp; Il mostro arenato, scodato e irriso dalle\nfere, i feroci delfini dei due mari, il Tirreno e lo Jonio, muore spargendo\nfetore di cancrena. L\u2019enorme carogna verr\u00e0 trainata sulla spiaggia dagli\ninglesi e dai pellisquadre.&nbsp; Il viaggio\ndi ritorno di \u2018Ndrja Cambria diventa cos\u00ec viaggio verso un mondo alterato,\ncorrotto: viaggio verso la morte.&nbsp; Ma\nviaggio anche verso la verit\u00e0, l\u2019origine della vita.&nbsp; Orcynus \u00e8 anche orcio, grembo materno,\nliquido rifugio, mare, principio e fine della vita.&nbsp; \u2018Ndrja Cambria morir\u00e0, ucciso sul mare dello\nstretto, striscia di mare, profonda, abissale, canale e oceano, iato, rottura\n\u201cnaturale\u201d tra una terra e le altre, tra una \u201cstoria\u201d e le altre, ucciso da un\ncolpo d\u2019arma che lo raggiunger\u00e0 alla fronte<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u00c8 quasi impossibile\nriassumere questo vastissimo romanzo, magmatico, scandito in quarantanove\nepisodi, dove si muove un\u2019infinita schiera di personaggi e figure.&nbsp; Romanzo dentro il quale tuttora siamo\nimmersi, come in un\u2019avventura, un viaggio eccezionale e affascinante.&nbsp; E per poterne riferire in termini pacati e\nchiari bisogna prima uscirne, bisogna che cessi lo stupore&nbsp; e l\u2019incanto.&nbsp;\n\u201cVogliamo adesso soltanto riferire, accennare anche alla lingua usata\ndallo scrittore.&nbsp; Lingua che \u00e8 il\ndialetto proprio dei pescatori dello Stretto, gergo, suono e atteggiamento,\nassunti e reinventati dall\u2019autore con conoscenza e sapienza magistrale e resi\ncon ritmo e musicalit\u00e0, larga, polifonica.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Una lingua che \u00e8\nammiccante, allusiva, ora tenera e carezzante, ora dura e sentenziosa, che\nprocede circolarmente, per accumuli, e arriva fino al cuore delle cose.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; E riferire vogliamo\nanche dello scrittore, di Stefano D\u2019Arrigo. Nato ad Al\u00ec nel 1919, passa subito\na Messina. Ragazzo, navigava per le Eolie.&nbsp;\nSar\u00e0 entrato nelle celle delle acque saline e calde delle terme di San\nCalogero, dentro bocche, crateri spenti; si sar\u00e0 imbattuto nelle necropoli\ndegli uomini antichi, venuti dal mare, nelle olle, negli orci, nei giaroni in\ncui rannicchiati come nel grembo materno seppellivano i morti, la testa a\noriente, verso il sole.&nbsp; Si sar\u00e0\nincantato davanti a tutto quanto dal mare si fa schiuma, conchiglia, roccia,\nterra, e in tutto che si sfalda e ritorna al mare. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019incontro con Vittorini<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; A Messina,\nall\u2019universit\u00e0, fa un giornale murale. D\u2019Arrigo scriveva a un suo amico, Felice\nCanonico, disegnava.&nbsp; Vittorini, chiss\u00e0\nper quali vie, da Milano sa di questo giornale e scrive perch\u00e9 vuole vederlo,\nvuole leggerlo.&nbsp; Gli mandano un numero\ncon un interessante articolo di D\u2019Arrigo, \u201cLa crisi della civilt\u00e0\u201d.&nbsp;&nbsp; \u00c8 il 1946.&nbsp;\nLaureatosi in lettere con una tesi su Hoederlin (\u201cDoveva forse sembrarmi\ndi scorgere in lui, malgrado lui, qualcosa di quel conflitto tra poesia e\nfollia, tra civilt\u00e0 e barbarie che fa la Germania e in cui alla fine soccombono\ncivilt\u00e0 e poesia\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Nel 1947 parte per\nRoma.&nbsp; Qui si occupa d\u2019arte.&nbsp; Suoi amici sono Guttuso (e in certe pagine di\nD\u2019Arrigo c\u2019\u00e8 quell\u2019aura dei quadri di Guttuso, dei quadri dei pescatori del\nperiodo di Scilla), Mazzullo, Canonico, ma anche Zavattini, De Sica, Ungaretti,\nCiarletta.&nbsp; Nella soffitta dello scultore\ndi Graniti, Peppino Mazzullo, si riuniscono, mettono ogni sera un tanto a\ntesta, e mangiano panibi e bevono vino.&nbsp;\nIl pittore Felice Canonico se ne torna a Messina ed \u00e8 a lui che poi\nD\u2019Arrigo si rivolge per sapere tutto sulla fera dello Stretto, sul\ndelfino.&nbsp; Canonico va dal direttore\ndell\u2019istituto talassografico di Messina e cos\u00ec pu\u00f2 avere trattati scientifici,\nstorie antiche sul delfino, leggende. &nbsp;E\nfa anche per D\u2019Arrigo un bel disegno del pesce, un disegno scientifico, a\ninchiostro di china, come quelli che faceva il durer dei granchi, dei cetacei.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Nel 1957 D\u2019Arrigo\npubblica un libro di versi, \u201cCodice siciliano\u201d presso l\u2019editore Scheiwiller di Milano.\nMa \u00e8 nel 1960 che D\u2019Arrigo viene conosciuto: Vittorini pubblica sulla rivista\n\u201cMenab\u00f2 3\u201d due parti, cento pagine, de \u201cI giorni della Fera\u201d, come si chiamava\nprima il romanzo.&nbsp; Scrisse allora\nVittorini sulla rivista:&nbsp; \u201cQuanto qui ora\npubblichiamo di lui non \u00e8 opera compiuta. Fa parte di un \u201cWork in progress\u201d\nch\u2019io non sono riuscito ad appurare in che anno, e come, e perch\u00e9, sia stata\niniziata, e come sia andata avanti finora ma che ritengo possa restare soggetta\na mutamenti e sviluppi anche per un decennio.&nbsp;\nDi impegno complesso, estremamente ingenuo e estremamente letterario ad\nun tempo, \u00e8 di quel genere di lavori cui una volta, fino a met\u00e0 circa dello\nscorso secolo, accadeva di vedere dedicare tutta un\u2019esistenza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Impegno totale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; La rivista di Vittorini\nera uscita nell\u2019agosto del \u201960. Nel settembre di quell\u2019anno conobbi D\u2019Arrigo a\nMessina stupefatta e sciroccosa come i fondali dei quadri d\u2019Antonello, alla\nlibreria di Giulio D\u2019Anna, sul viale San Martino.&nbsp; Ci trovammo, non ricordo bene come, a parlare,\na chiacchierare. Io avevo appena finito di leggere le sue pagine sul \u201cmenab\u00f2\u201d e\nne avevo ricevuto una grande impressione.&nbsp;\nD\u2019Arrigo, pi\u00f9 che rispondere alle mie, mi fece lui\ndelle domande, domande a non finire, su quello che lui aveva pubblicato e io\navevo letto, voleva su tutto la mia impressione di lettore \u201cmessinese\u201d: sul\nlinguaggio, il ritmo, i personaggi\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Lo incontrai l\u2019anno\ndopo, sempre a Messina, casualmente per la strada. Mi disse che era venuto gi\u00f9\nda Roma per verificare, a Sparta, ad Acqualatroni, alcuni modi di dire dei\npescatori, parole, frasi.&nbsp; Era pieno di\nfervore, di vita.&nbsp; Si capiva che il\nlavoro lo teneva in una forma di frenesia, di entusiasmo creativo.&nbsp; E lo rividi poi ancora a Roma nel 1964. Andai\na trovarlo a casa, a Monte Sacro.&nbsp; Era\ngi\u00e0 cominciato il suo completo isolamento. Lavorava dalla mattina alla sera. Il\nlibro era l\u00e0 nel suo studio, in bozze.&nbsp;\nBozze sulla scrivania, sulle sedie, attaccate al muro e con lunghe\nstrisce di carta scritte a mano incollate al margine inferiore del foglio e che\narrivavano fino al pavimento. <\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019Arrigo era diverso da quello che avevo conosciuto a\nMessina.&nbsp; Era tutto calato dentro il suo\nlibro, nel lavoro duro, massacrante, totale che richiedeva il libro.&nbsp; Mi disse che soffriva di cattiva circolazione\nalle gambe per la vita sedentaria che faceva, lui che aveva giocato da\nattacante nella squadra di calcio del Messina.&nbsp;\nSono passati anni.&nbsp; Di tanto in\ntanto leggevo, come tutti, di lui sui giornali, brevi note che annunciavano\nl\u2019imminente pubblicazione del libro presso l\u2019editore Mondadori.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Nel \u201973 sono ancora\nandato a trovare D\u2019Arrigo a Roma.&nbsp; Mi\napre la porta e rimane sorpreso, impacciato per la visita improvvisa. Non vede\nnessuno ormai da anni.&nbsp; Dopo un lungo\ntempo di silenzio, seduti l\u2019uno di fronte all\u2019altro, D\u2019Arrigo comincia a\nsciogliersi a parlare, in un flusso straripante di racconto, dove c\u2019\u00e8 tutto,\nmemoria, progetto, speranza ma soprattutto sentimento e risentimento.&nbsp; Mi parla della moglie Jutta (\u00e8 assente perch\u00e9\nal lavoro), che per tanti anni ha accettato questo calvario accanto a lui,\nsenza mai lamentarsene, stancarsi, sfiduciarsi, sempre spronandolo, con\nsperanza intatta e chiara.&nbsp; \u201cA Jutta, che\nmeriterebbe di figurare in copertina con il suo Stefano\u201d c\u2019\u00e8 scritto ora sul\nfrontespizio del libro.&nbsp; Parla degli\namici che se ne sono andati, quelli morti&nbsp;\n(Niccol\u00f2 Galo, Vittorini) e quelli allontanatisi, scomparsi in una citt\u00e0\ngrande, caotica e lontanissima che si chiama Roma.&nbsp; E parla di Messina, della sua Messina, della\nSicilia.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; &#8211; Perch\u00e9 un giorno\nnon ce ne torniamo tutti laggi\u00f9? \u2013 mi dice \u2013 e cacciamo via tutti i\npoliticanti, gli affaristi, i mafiosi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; &#8211; E poi, dopo una\nlunga pausa: &#8211; Ma no, non \u00e8 possibile \u2013 dice \u2013 \u00e8 un\u2019utopia. <\/p>\n\n\n\n<p>Ma del libro non parla e io non oso fargli domande.&nbsp; E il libro \u00e8 l\u00ec, sempre in bozze sparse, sul tavolo\ne anche sul divano.&nbsp; E c\u2019\u00e8 anche la prima\npagina, la controcopertina col titolo.&nbsp;\n\u201cOrcynus orca\u201d si chiama ora e non pi\u00f9&nbsp;\n\u201cI giorni della fera\u201d.&nbsp; E poi di\nDante \u2013 \u00e8 grande in tutte le dimensioni \u2013 dice \u2013 \u00e8 iperbolico.&nbsp; La Divina Commedia \u00e8 il mio libro De\nChevet.&nbsp; Mi \u00e8 servito molto, soprattutto\nper la lingua. Quello che mi scandalizza sempre \u00e8 il Manzoni, col suo \u201cBagno\u201d\nin Arno.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Al momento che devo\npartire, non vuole lasciarmi andar via, vuole ancora parlare e parlare con me,\nin quel suo flusso di ricordi, di sentimenti e risentimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Certo, D\u2019Arrigo,\nrappresenta un caso, una eccentricit\u00e0, un fenomeno&nbsp; di impegno totale alla letteratura, alla\npoesia, che non si riscontra forse pi\u00f9 nel mondo d\u2019oggi.&nbsp; Non si sa ancora che ripercussioni avr\u00e0 il\nsuo libro nei lettori, nei critici. <\/p>\n\n\n\n<p>Il rischio pi\u00f9 grosso in cui potr\u00e0 incorrere \u00e8 quello di essere chiuso, cristallizzato nel fenomeno, nel personaggio.\u00a0 E questo lui lo sa e lo teme.\u00a0 Ma ha anche temuto fino a ieri, soprattutto, portare a termine il libro, distaccarsene, non lavorarci pi\u00f9, consegnare col \u201cva bene, si stampi\u201d, quelle mille e duecento pagine di bozze all\u2019editore.\u00a0 Perch\u00e9, quando opere come \u201cOrcynus Orca\u201d possono dirsi concluse?\u00a0 Quando si pu\u00f2 dire conclusa una vita, la vita, anche se minacciata dall\u2019orca atomica, dall\u2019orca tecnologica, dall\u2019orca della disumanizzazione?<br><br>Vincenzo Consolo  L&#8217;Ora 22 febbraio 1975<br><br><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-2968\" style=\"width: NaNpx;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/photo6041846193568463437.pdf\" alt=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1035\" class=\"wp-image-2969\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/photo_2023-03-20_09-35-46.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/photo_2023-03-20_09-35-46.jpg 612w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/photo_2023-03-20_09-35-46-232x300.jpg 232w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un moderno Ulisse tra Scilla e Cariddi Sfogliando il grande libro (1300 pagine) di Stefano D\u2019Arrigo Vent\u2019anni di lavoro, e tant\u2019attesa \u2013 \u00c8 l\u2019odissea di un marinaio reduce in Sicilia alla fine dell\u2019ultima guerra mondiale. Annotava Moravia da qualche parte che alla povert\u00e0 e infelicit\u00e0 di una terra corrisponde ricchezza e felicit\u00e0 di letteratura, poesia &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2966\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Il clamoroso caso letterario di uno scrittore siciliano.<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2,144],"tags":[660,622,1154,86,1559,743,336,1557,318,77,578,58,860,358,710,202,982,761,356,1513,229,167,32,801,90,485,99,1561,873,1556,291,203,18,342],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2966"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2966"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2966\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2970,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2966\/revisions\/2970"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2966"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2966"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2966"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}